{"id":29491,"date":"2022-08-25T03:56:00","date_gmt":"2022-08-25T03:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/08\/25\/vi-e-corrispondenza-fra-pensiero-linguaggio-e-realta\/"},"modified":"2022-08-25T03:56:00","modified_gmt":"2022-08-25T03:56:00","slug":"vi-e-corrispondenza-fra-pensiero-linguaggio-e-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/08\/25\/vi-e-corrispondenza-fra-pensiero-linguaggio-e-realta\/","title":{"rendered":"Vi \u00e8 corrispondenza fra pensiero, linguaggio e realt\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>La disputa sugli universali, la famosa <em>quaestio de universalibus<\/em>, \u00e8 stata, come si sa, la pi\u00f9 accesa e prolungata discussione filosofica e teologica che ha travagliato la Scolastica, occupando gran parte del XII e del XIII secolo e creando una irrimediabile spaccatura fra &quot;realisti&quot; e &quot;nominalisti&quot;, cio\u00e8 fra coloro i quali sostenevano l&#8217;esistenza autonoma dei concetti di genere e specie (ad esempio il genere animale e la specie uomo), anche al di fuori degli individui (i singoli uomini) e coloro che la negavano e riducevano i concetti a puri nomi e nel caso estremo, quello di Roscellino, a suoni o emissioni della voce.<\/p>\n<p>Non staremo qui a ripercorrerla, perch\u00e9 troppo nota, n\u00e9 ad esporre le soluzioni &quot;mediatrici&quot; e in particolare quella di san Tommaso d&#8217;Aquino, ispirata al suo realismo moderato, secondo il quale gli universali esistono sia prima delle cose stesse, nella mente di Dio, sia nelle cose, come loro essenza, sia dopo le cose, come idee della mente. Ci soffermeremo invece a valutare quale fosse la reale posta in gioco e perch\u00e9 i padri della scolastica si affannarono tanto su una tale questione, che a noi moderni, di primo acchito, potrebbe apparire astrusa e perfino un po&#8217; oziosa, tanto che alcuni storici della filosofia, scrollando le spalle, l&#8217;hanno giudicata qualcosa d&#8217;incomprensibile, se non addirittura il risultato d&#8217;un malinteso linguistico.<\/p>\n<p>E invece si \u00e8 trattato di tutt&#8217;altro che una disputa astratta e oziosa, buona per gente che non aveva di meglio per occupare il proprio tempo: i padri della scolastica hanno visto benissimo che si trattava di un nodo assolutamente decisivo, non solo per la fede, ma per la ragione stessa; e quindi una questione che andava chiarita sia per le sue conseguenze a livello teologico, sia per stabilire l&#8217;indirizzo futuro del pensiero filosofico. Il fatto che la disputa si sia placata praticamente insieme al tramonto della scolastica, e la sostanziale vittoria &#8212; non tanto nella questione degli universali, ma nel complesso della filosofia scolastica &#8212; delle nuove tendenze che si esprimono in Guglielmo di Ockham, fautore di un empirismo e un sensismo radicali e d&#8217;un nominalismo estremo, conferma che si tratt\u00f2 di tutt&#8217;altra cosa che un dibattuto ozioso o, peggio, un malinteso linguistico; che erano veramente in gioco questioni essenziali.<\/p>\n<p>Ci piace a questo punto riportare una pagina del noto manuale di Abbagno e Fornero <em>Il &quot;nuovo&quot; Protagonisti e testi della Filosofia<\/em> a cura di Giovanni Fornero (Paravia, 2006, vol. 1 B, <em>Dall&#8217;Ellenismo alla Scolastica<\/em>, pp. 598-599):<\/p>\n<p><em>Di fronte a queste soluzioni di compromesso [cio\u00e8 quella di s. Tommaso d&#8217;Aquino e pi\u00f9 ancora quella di Duns Scoto], nelle quali l&#8217;apparente opposizione sembra risolversi in una sostanziale conciliazione, ottenuta tramite una graduazione armonica delle diverse posizioni, alcuni storici (si pensi ad esempio a Guido De Ruggiero) sono giunti a considerare la &quot;lotta&quot; tra realisti e nominalisti come un semplice &quot;equivoco&quot; di cui sarebbero responsabili gli stessi dottori medievali. Questi, infatti, avrebbero unilateralmente accentuato, secondo il loro gusto platonico o aristotelico, questa o quella tesi, trascurando di porla in relazione con le altre. In realt\u00e0, un&#8217;ipotesi interpretativa di questo tipo tradisce una grave incomprensione della strutturale inconciliabilit\u00e0 tra la via realistica e quella nominalistica, le quali, al di l\u00e0 dei tentativi di giustapposizione, partono non solo da DIFFERENTI PRESUPPOSTI TEORICI (platonico-aristotelici da un lato e cinico-stoici dall&#8217;altro), ma conducono anche a RISULTATI PROFONDAMENTE DIVERSI. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Quella che all&#8217;inizio pu\u00f2 sembrare un&#8221;innocua questione linguistico-grammaticale relativa ai termini generali [cio\u00e8 la disputa scolastica sugli universali], si rivel\u00f2 ben presto un problema di notevole portata gnoseologica, logica e metafisica, tanto da investire (&#8230;) il valore e il fondamento della conoscenza stessa. Esso, inoltre, port\u00f2 a una serie di conseguenze inaspettate anche nel campo pi\u00f9 strettamente teologico.<\/em><\/p>\n<p><em>Come sappiamo, sul piano gnoseologico e logico la soluzione dominante della FILOSOFIA GRECA era stata quella di tipo realistico, basata sul presupposto secondo cui il pensiero \u00c8 LA RIPRODUZIONE DELL&#8217;ESSERE, O DELLA REALT\u00c0. Solo la linea sofistico-scettica aveva radicalmente messo in discussione tale postulato, ma nel mondo antico non aveva avuto molta fortuna. Tant&#8217;\u00e8 vero che la nuova filosofia cristiana aveva continuato per secoli a pensare in un ORIZZONTE TOTALMENTE REALISTICO.<\/em><\/p>\n<p><em>Il problema degli universali tornava dunque ad agitare la vecchia questione sollevata per la prima volta dai sofisti: IL PENSIERO E IL LINGUAGGIO HANNO DAVVERO LA PREROGATIVA DI RISPECCHIARE L&#8217;ESSERE E LE SUE STRUTTURE REALI? I nostri concetti e i nostri termini sono davvero la controparte logico-linguistica delle essenze metafisiche delle cose?<\/em><\/p>\n<p><em>Ovviamente, un problema di questo genere aveva un&#8217;inevitabile ripercussione anche in campo ontologico-metafisico, poich\u00e9 il realismo, sottintendendo un sostanziale parallelismo tra &quot;voces&quot; e &quot;res&quot;, ovvero una stretta corrispondenza tra pensiero, linguaggio e realt\u00e0, implicava la possibilit\u00e0, da parte del pensiero, di porsi come &quot;fotografia&quot; della realt\u00e0, ovvero di coglierne le forme o strutture, e quindi di far metafisica. Al contrario, il nominalismo, rifiutando la sostanzialit\u00e0 delle forme e assimilando i concetti generali a simboli astratti di realt\u00e0 puramente individuali, sottintendeva un potenziale divorzio fra il pensiero e la realt\u00e0, destinato a mettere in forse la validit\u00e0 dello stesso discorso metafisico.<\/em><\/p>\n<p><em>Analogamente, mentre il realismo, grazie ai concetti di sostanza, specie, atto ecc., si prestava a giustificare filosoficamente sia il dogma trinitario sia il discorso teologico nella sua globalit\u00e0, il nominalismo sembrava minare entrambe le cose. La portata antimetafisica e antiteologica del nominalismo diventer\u00e0 esplicita soprattutto nella tarda Scolastica, allorquando Ockham, riducendo il pensiero astratto a pura catalogazione dell&#8217;esperienza e anteponendo alla ragione la conoscenza sensibile (empirismo), finir\u00e0 per minare la possibilit\u00e0 di qualsiasi discorso meta-empirico, cio\u00e8 condotto oltre i limiti dell&#8217;esperienza immediatamente accessibile.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutto ci\u00f2 port\u00f2 l&#8217;antagonismo tra realismo e nominalismo, o tra la &quot;via antica&quot; e la &quot;via moderna&quot;, a tradursi ben presto, al di l\u00e0 della sottigliezza delle dispute e della consapevolezza degli stessi autori, in un ANTAGONISMO DI FONDO capace di far &quot;saltare&quot; qualsiasi tentativo di composizione. Infatti, mentre le componenti realistiche della scolastica continuarono a difendere la tradizionale concezione metafisica e teologica del mondo, quelle nominalistiche finirono per schierarsi contro la metafisica e contro la teologia, pervenendo in alcuni casi anche a concezioni ardite, che costituirono l&#8217;annuncio, o la preparazione, delle concezioni rinascimentali e moderne. In conclusione, la posta in gioco nella disputa sugli universali si rivel\u00f2, a lungo andare, la sopravvivenza della scolastica stessa.<\/em><\/p>\n<p>E dunque, la vera posta in gioco &#8211; e forse qualcuno lo vide e lo compreso subito, qualcun altro pi\u00f9 tardi, e infine ci fu senza dubbio anche chi non lo vide, n\u00e9 lo comprese affatto &#8211; \u00e8 niente di meno che il valore della conoscenza, e prima ancora del linguaggio, quale fedele riproduzione del mondo oggettivo. In altre parole, quando noi vediamo un animale a quattro zampe, dal lungo collo ornato da una criniera, che corre su un prato, e diciamo: <em>Questo \u00e8 un cavallo<\/em>, facendo astrazione dal colore del suo mantello, dalla sua razza e da tutto ci\u00f2 che gli appartiene solo in via accidentale, stiamo effettivamente descrivendo qualche cosa di reale, o stiamo solo dando forma intelligibile ad una nostra idea ricavata dall&#8217;esperienza sensibile? Stiamo concettualizzando qualcosa di reale o qualcosa di astratto? S\u00ec, abbiamo fatto astrazione dalle caratteristiche specifiche e individuali di quel cavallo, cio\u00e8 da quel che lo fa essere se stesso e non un altro, ad esempio in mezzo ad un branco di cavalli: ma ci\u00f2 che rimane dopo tale operazione mentale \u00e8 ancora un ente reale, o \u00e8 solo un ente logico, da noi creato per ragioni di comodit\u00e0 pratica, e in particolare per esprimere percezioni e pensieri, cio\u00e8 per comunicare? Perch\u00e9, se cos\u00ec fosse, dovremmo necessariamente trarre la conclusione che noi poco o nulla sappiamo del mondo esterno, che &#8212; si suppone &#8211; \u00e8 fatto di cose esistenti indipendentemente da noi; e tutto ci\u00f2 che crediamo di vedere, di sapere, di capire e di comunicare, altro non \u00e8 che qualcosa di mentale e di convenzionale, qualcosa che si trova nella nostra mente e non fuori di essa.<\/p>\n<p>Su questa linea di pensiero, che in un certo senso comincia con Guglielmo di Ockham e il suo empirismo radicale, fatalmente si arriva al soggettivismo e al dualismo di Cartesio, alla rinuncia alla cosa in s\u00e9 di Kant, e all&#8217;inversione di ruoli fra essere e pensiero di Hegel. In altre parole, una volta abbracciata la tesi nominalista, la storia del pensiero \u00e8 decisa: non si arriva per caso a Cartesio, Kant ed Hegel: la filosofia europea non avrebbe potuto essere diversa da come \u00e8 stata, perch\u00e9 da quelle premesse non possono che discendere tali conseguenze. E dunque anche il nichilismo, figlio dello scetticismo radicale, doveva per forza di cose rappresentare la reazione e l&#8217;esito finale di una simile linea di pensiero: da Berkeley a Hume, da Nietzsche a Heidegger, si tratta di un percorso pressoch\u00e9 obbligato, poich\u00e9 i binari sono quelli e non \u00e8 pensabile una differente stazione d&#8217;arrivo, n\u00e9 una diversa direzione di marcia.<\/p>\n<p>Di pi\u00f9. Se il pensiero \u00e8 impotente a cogliere la realt\u00e0 vera delle cose, la loro <em>essenza<\/em> (un vocabolo che, peraltro, \u00e8 stato letteralmente espunto dalla filosofia moderna, e si capisce bene perch\u00e9), e se il linguaggio non serve pi\u00f9 a definire, esprimere e comunicare cose, ma solamente idee di cose e, in ultima analisi, i loro nomi (<em>il nome della rosa!<\/em>), che a questo punto sono semplicemente nomi di idee e non di oggetti concreti e reali, allora tutto quel che credevamo di sapere del mondo \u00e8 illusorio e ci troviamo nella stessa condizione di Sigismondo ne <em>La vita \u00e8 sogno<\/em>, il figlio del re di Polonia, cresciuto lontano dagli uomini e divenuto perci\u00f2 incapace di distinguere realt\u00e0 e immaginazione, veglia e sogno (una condizione significativamente analoga a quella di Cartesio immerso nel dubbio radicale, contemporaneo di Pedro Calder\u00f3n de la Barca). In tal caso noi saremmo delle creature crepuscolari, sospese in una zona incerta e indefinita fra la realt\u00e0 oggettiva (del tutto ipotetica) e il nostro universo mentale (solipsistico); e si dissolve come nebbia al sole ogni nostra ambizione di agire da soggetti razionali e capaci di esercitare liberamente la nostra azione nel mondo. A rigore, non sappiamo neppure se c&#8217;\u00e8 un mondo, l\u00e0 fuori; non solo: non siamo del tutto sicuri nemmeno che esista un io. E perch\u00e9 dovrebbe esistere, dopotutto? Guglielmo di Ockham ci ha insegnato a non moltiplicare &quot;inutilmente&quot; gli enti, e l&#8217;io sembra proprio uno di quegli enti di cui si pu\u00f2 fare a meno. Al suo posto, possiamo ipotizzare un complesso mutevole di stati di coscienza e operazioni mentali; la psicologia del profondo, da parte sua, insiste sul fatto che in noi, qualunque cosa si possa intendere con l&#8217;espressione &quot;noi&quot;, vi \u00e8 una pluralit\u00e0 di voci, di forze, di tendenze, insomma tutta un orchestra, talvolta armoniosa e intonata, pi\u00f9 spesso discorde e caotica, e non gi\u00e0 un esecutore solista. Infatti, a ben guardare, che cosa ci autorizza ad asserire che in &quot;noi&quot; esiste un io, quando constatiamo cos\u00ec spesso che la nostra coscienza \u00e8 il campo di battaglia fra istinti e volont\u00e0 diversi e non di rado contrapposti, cos\u00ec come la nostra mente \u00e8 il campo di battaglia fra idee, concezioni e valori diversi e conflittuali, fra i quali fatichiamo assai ad orientarci e a risolverci per una scelta univoca e coerente?<\/p>\n<p>E questo, invero, \u00e8 forse il male pi\u00f9 grande cui ci ha condotti l&#8217;affermazione del principio nominalistico (si noti che il materialismo, o realismo grossolano, non \u00e8 realmente l&#8217;opposto di esso, ma l&#8217;altra faccia della stessa cosa: infatti, nella storia del pensiero, materialismo e immaterialismo s&#8217;incontrano a mezza strada, impegnati nella comune battaglia contro il senso comune, che si \u00e8 una forma moderata di realismo e non nega che vi sia dell&#8217;altro nelle cose, oltre ci\u00f2 che si rivela in modo evidente e le caratterizza. Andando contro l&#8217;evidenza del senso comune, che altro non \u00e8 se non la sana ragione naturale nella sua espressione immediata, il pensiero moderno \u00e8 sceso in guerra contro il principio di realt\u00e0, impegnandosi nella folle impresa, perseguita con tenacia degna di una miglior causa, di modificare la realt\u00e0 per non dover ammettere il proprio errore. E quanto pi\u00f9 il pensiero, che recentemente \u00e8 divenuto la linea ideologica delle classi dirigenti di gran parte del mondo, entra in conflitto con la realt\u00e0 e vi trova resistenza, tanto pi\u00f9 si accanisce e incattivisce, e raddoppia i suoi sforzi per &quot;normalizzare&quot; la realt\u00e0 secondo i propri schemi astratti. Eterogenesi dei fini: tutto proteso a cambiare la realt\u00e0 per rendere il mondo un luogo pi\u00f9 comodo e pi\u00f9 sicuro, il pensiero moderno produce politiche e strategie economiche, tecnologiche, culturali, le quali vanno a colpire al cuore l&#8217;umanit\u00e0 dell&#8217;uomo e lo rendono schiavo d&#8217;una progettualit\u00e0 velleitaria e delirante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La disputa sugli universali, la famosa quaestio de universalibus, \u00e8 stata, come si sa, la pi\u00f9 accesa e prolungata discussione filosofica e teologica che ha travagliato<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30162,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[141],"class_list":["post-29491","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-gnoseologia","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-gnoseologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29491","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29491"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29491\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30162"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29491"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29491"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29491"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}