{"id":29490,"date":"2021-04-11T11:37:00","date_gmt":"2021-04-11T11:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/04\/11\/vi-sono-due-modi-di-conoscere-il-segreto-e-unirli\/"},"modified":"2021-04-11T11:37:00","modified_gmt":"2021-04-11T11:37:00","slug":"vi-sono-due-modi-di-conoscere-il-segreto-e-unirli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/04\/11\/vi-sono-due-modi-di-conoscere-il-segreto-e-unirli\/","title":{"rendered":"Vi sono due modi di conoscere: il segreto \u00e8 unirli"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono due modi di conoscere la realt\u00e0: razionale\/discorsivo e intuivo\/affettivo. Il primo \u00e8 proprio della matematica e della filosofia; il secondo \u00e8 proprio della poesia, dell&#8217;arte e della religione. Non vi \u00e8 una superiorit\u00e0 <em>intrinseca<\/em> dell&#8217;uno rispetto all&#8217;altro, tanto pi\u00f9 che non bisogna considerarli in opposizione reciproca, bens\u00ec complementari, come avviene, per esempio, nella musica, in cui sono entrambi presenti ed entrambi necessari: il fatto tecnico e razionale e l&#8217;elemento poetico e spirituale. Vi \u00e8 tuttavia una superiorit\u00e0 del secondo rispetto al primo <em>quanto all&#8217;oggetto<\/em>: perch\u00e9 \u00e8 col secondo che si giunge alla contemplazione della realt\u00e0 ultima, ed \u00e8 il secondo che sostiene il primo, allorch\u00e9 si pone alla ricerca della realt\u00e0 ultima. La teologia integra la filosofia e la fede integra la teologia, completando il cammino verso la conoscenza delle realt\u00e0 superiori. La scienza invece, e sia detto senza alcuna sfumatura di disprezzo, si occupa delle realt\u00e0 inferiori, vale a dire delle realt\u00e0 del mondo fisico; mentre la tecnica, compresa la tecnica medica, si pone un gradino ancora pi\u00f9 in basso (sempre in senso metaforico e niente affatto dispregiativo), perch\u00e9 si occupa di applicare in maniera empirica le verit\u00e0 individuate dal metodo scientifico.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 si comprende quale completo capovolgimento di valori e quale stravolgimento della giusta prospettiva si verifichi in una situazione in cui la scienza, e ancor pi\u00f9 la medicina, pretendono di decidere tutta la linea da adottare in presenza di una minaccia, vera o supposta, individuata nei confronti dell&#8217;umanit\u00e0 dagli scienziati, o meglio da una parte di essi (una parte stranamente caratterizzata da un plateale conflitto d&#8217;interessi, in quanto tenuta a libro paga dalle grandi case farmaceutiche) e dai tecnici (o una parte di essi), laddove le decisioni complessive riguardanti l&#8217;insieme della vita sociale dovrebbero spettare evidentemente a chi guarda alle cose dal punto di vista delle realt\u00e0 superiori. Prima infatti viene il bene &#8211; sia a livello sociale che a livello individuale &#8211; considerato nell&#8217;ordine spirituale, poi quello presente nell&#8217;ordine materiale: e non viceversa, come sta accadendo in questi lunghi mesi di pretesa pandemia e di supposta emergenza sanitaria, il tutto secondo la decisione insindacabile dei &quot;tecnici&quot; e nel silenzio assordante dei politici, ridotti a fare da passacarte, nonostante la politica sia, in quanto scienza del bene comune, un ramo della filosofia e dunque avrebbe diritto a far pesare primariamente le proprie decisioni (in realt\u00e0 sappiamo bene che le decisioni <em>vere<\/em> non le prendono n\u00e9 i politici, n\u00e9 gli scienziati, n\u00e9 i medici, ma il grande potere finanziario, che ormai li controlla tutti come cagnolini ammaestrati).<\/p>\n<p>Dunque, due modi di conoscere. Questo significa che esistono due realt\u00e0, una che viene rivelata dalla ragione e un&#8217;altra che ci si offre per mezzo dell&#8217;intuizione mistica, poetica, spirituale? Niente affatto: la realt\u00e0 \u00e8 una, e quindi anche la verit\u00e0 \u00e8 una; cambia la prospettiva da cui la si guarda, ma non cambia la sua essenza, che \u00e8 unitaria e immutabile. Del modo di conoscenza razionale abbiamo parlato pi\u00f9 volte, specialmente trattando l&#8217;approccio filosofico di san Tommaso d&#8217;Aquino, che a nostro giudizio, e ovviamente non solo nostro, rappresenta un perfetto esempio di rigore intellettuale che nulla concede a ipotesi non dimostrate o a speculazioni generiche, fantasiose e puramente soggettive. Ora ci soffermeremo brevemente sull&#8217;altro modo di conoscenza, quello intuitivo\/affettivo; e, per prima cosa, diremo che non vi \u00e8 alcuna contraddizione fra l&#8217;oggettivit\u00e0 del metodo logico-matematico e l&#8217;apparente soggettivit\u00e0 di quello poetico e spirituale. Infatti, \u00e8 vero che quest&#8217;ultimo si manifesta in maniera soggettiva ai singoli individui, mentre l&#8217;altro parla un linguaggio totalmente oggettivo (due pi\u00f9 due fa sempre quattro, e una mela \u00e8 e resta sempre una mela, non un&#8217;arancia o un pomodoro); tuttavia, a ben riflettere, il linguaggio della poesia, dell&#8217;arte e della spiritualit\u00e0 \u00e8 ancora pi\u00f9 universale di quello della matematica e della logica, perch\u00e9 va dritto al cuore delle persone e si rivela con una tale chiarezza da superare d&#8217;un balzo ogni barriera di lingua, di tempo, di luogo, di cotesto storico. Un capolavoro di Piero della Francesca o una fuga di Bach parlano una lingua che \u00e8 universalmente intesa da tutti, ma proprio tutti (anche se la fruizione, e quindi l&#8217;intimo godimento, sono proporzionati al grado di conoscenza specifica di quei linguaggi sotto il profilo tecnico), mentre il discorso logico-razionale incontra ostacoli nel fatto che sia delle singole persone (e specificamente i bambini), sia intere culture, possono risultare impermeabili ai suoi presupposti, e quindi insensibili alla sua forza di persuasione.<\/p>\n<p>Prendiamo, a titolo d&#8217;esempio, l&#8217;<em>incipi<\/em>t di uno dei pi\u00f9 soavi e delicati racconti giovanili di F\u00ebdor Dostoevskij, <em>Le notti bianche<\/em> (<em>Belye<\/em> No\u010di, 1848, nella traduzione di Elsa Mastrocicco, insieme a <em>Il giocatore<\/em>, Milano, Fabbri, 1991, p. 15):<\/p>\n<p><em>Era una notte meravigliosa, una di quelle notti che forse esistono soltanto quando si \u00e8 giovani, mio caro lettore. Il cielo era cos\u00ec stellato, cos\u00ec luminoso che, guardandolo, ci si chiedeva istintivamente: \u00e8 mai possibile che sotto un simile cielo vivano uomini collerici e capricciosi? Anche questa, caro lettore, \u00e8 una domanda da giovani, molto da giovani&#8230; Voglia Iddio farla nascere speso nell&#8217;animo vostro&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Bench\u00e9 Dostoevskij, quando scrisse questa pagina, fosse un giovane di soli ventisei anni e fosse ancora ben lontano dalla sua prodigiosa maturit\u00e0 artistica e filosofica, che ne avrebbe fatto il massimo scrittore russo &#8212; insieme Tolstoj &#8212; del XIX secolo, qui gi\u00e0 si sente, fin dal primo periodo, fin dal primo rigo, il soffio possente del genio letterario e una prodigiosa capacit\u00e0 intuitiva e di penetrazione psicologica. Le notti sono meravigliose non solo quando il cielo \u00e8 particolarmente limpido e trapunto di stelle, ma quando si \u00e8 giovani: questa \u00e8 una scoperta straordinaria, superiore a ogni elogio: la bellezza non \u00e8 solo nelle cose, ma nell&#8217;occhio che le guarda. E l&#8217;occhio che guarda le cose con stupore, con meraviglia, come fanno i bambini e, a volte, i giovani (il protagonista, che \u00e8 l&#8217;io narrante del racconto, \u00e8 appunto un giovane sognatore), possiede la capacit\u00e0 di afferrarle in tutta la loro misteriosa essenza, di penetrare la cosa in s\u00e9, andando ben oltre il fenomeno, ossia l&#8217;apparenza. Quel bambino, quel giovane, una volta divenuti adulti non vedranno mai pi\u00f9 delle notti cos\u00ec meravigliose: questo almeno \u00e8 ci\u00f2 che accade alla maggioranza delle persone; crescendo, subentra in esse il disincanto del mondo, e le cose riacquistano i colori opachi e le forme banali della realt\u00e0 prosaica di tutti i giorni. La seconda intuizione geniale di Dostoevskij \u00e8 che esiste un legame essenziale, bench\u00e9 misterioso, fra la bont\u00e0 e la bellezza: la bellezza si manifesta ai buoni, mentre le persone colleriche e capricciose restano insensibili ad essa. Non la vedono affatto: e, non vedendola, non ne subiscono i benefici effetti. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente evidente nel caso della musica. Un vecchio accordatore di pianoforti ci disse una volta che le persone amanti della musica sono quasi sempre di animo buono (e non parliamo, evidentemente, di ci\u00f2 che musica non \u00e8, come il rock satanico <em>et similia<\/em>). Hans Frank, soprannominato &quot;il boia della Polonia&quot;, durante il processo di Norimberga confid\u00f2 allo psicologo americano che vistava i prigionieri nazisti di aver compreso i propri errori e di dover pagarne il prezzo ben prima del processo, ascoltando la <em>Passione secondo Matteo<\/em> di Bach; una voce interiore gli aveva detto: e tu vorresti presentarti davanti all&#8217;Onnipotente macchiato di simili colpe? Ma allora, potrebbe chiedere qualcuno, se la bellezza non \u00e8 nelle cose, ma nello sguardo che le coglie, hanno ragione Cartesio, Kant, e tutti gli antimetafisici: ci\u00f2 vuol dire che la realt\u00e0 \u00e8 quella che noi percepiamo, e nulla si pu\u00f2 dire della realt\u00e0 in s\u00e9. Se questo fosse vero, allora ne deriverebbe che la forma di conoscenza intuitiva \u00e8 soggettiva, se non addirittura illusoria; uno pu\u00f2 vedere bella una cosa che in realt\u00e0 \u00e8 brutta, e viceversa: solo il conoscere logico-razionale ci darebbe una vera nozione del reale. Rispondiamo che la conclusione, in questo ragionamento, \u00e8 maggiore della premessa. Noi non abbiamo detto che la bellezza non sia nella cosa, ma che non sia <em>solamente<\/em> in essa; per coglierla, per apprezzarla, per goderne, bisogna possedere un particolare orientamento dell&#8217;animo e una particolare sensibilit\u00e0 spirituale. Le cose in se stesse, quelle animate e quelle inanimate, <em>sono<\/em> belle, perch\u00e9 sono perfettamente adeguate ciascuna al proprio fine: un fiore per l&#8217;impollinazione, una nuvola per la pioggia, un&#8217;alba per irradiare la luce. Ma per coglierne la bellezza, \u00e8 necessario che vi sia un&#8217;anima che si pone sulla lunghezza d&#8217;onda del bello. Ora, abbiamo detto che vi \u00e8 un legame essenziale fra la bellezza e la bont\u00e0: dunque la condizione primaria per cogliere la bellezza delle cose \u00e8 un animo puro, sgombro da vizi e gravi colpe, come quello dei fanciulli. Chi possiede un tale animo, non offuscato, n\u00e9 appesantito dalle passioni disordinate, ma libero e aperto davanti al mistero dell&#8217;essere, coglie tale bellezza e ne gode intensamente, come nel caso di San Francesco che parla agli animali, ammira il sole, la luna, il fuoco e l&#8217;acqua, e ammansisce perfino un lupo feroce (s\u00ec, cari signori razionalisti: noi prendiamo il racconto del lupo di Gubbio sul serio, cio\u00e8 alla lettera, e non metaforicamente, come voi fate; del resto \u00e8 provato che altri grandi santi, come Serafino di Russia con gli orsi, possedevano la capacit\u00e0 di ammansire le bestie feroci). Perch\u00e9 i bambini sono affascinati dalle storie, dalle fiabe, da qualsiasi <em>racconto<\/em>? Perch\u00e9 il loro animo \u00e8 sgombro dalla pesantezza dell&#8217;ego che sempre vuole e brama e teme qualcosa; \u00e8 come un foglio bianco, e il bambino si cala nelle storie che gli vengono raccontate, vi s&#8217;immerge senza residui, le vive, proprio come fa quando si abbandona al gioco, e in quel momento non vive nella realt\u00e0 ordinaria, ma nel tempo e nel luogo che il suo gioco richiede. E, a proposito: qualcuno si \u00e8 chiesto perch\u00e9 la maggior parte delle apparizioni mariane ha per protagonisti dei fanciulli, preferibilmente dei fanciulli incolti e abituati alla vita all&#8217;aria aperta, a contatto con la natura? A Lourdes, a La Salette, a Fatima, ma anche a Ghiaie di Bonate e in molti altri casi, lo schema \u00e8 sempre questo: dei bambini di campagna, provenienti da famiglie rurali, vedono ci\u00f2 che agli adulti rimane nascosto; da dove proviene un tale privilegio, se non dal fatto che il loro animo \u00e8 puro, sgombro di malizia e pieno di stupore?<\/p>../../../../n_3Cp>Ricapitolando. Vi sono due modi per conoscere la realt\u00e0: quello logico e discorsivo, che procede una tappa dopo l&#8217;altra, un ragionamento dopo l&#8217;altro, esaminando le obiezioni e confutandole una per una; e quello intuitivo e affettivo, che l&#8217;afferra in un solo colpo d&#8217;occhio, e che \u00e8 reso possibile da una particolare disposizione dell&#8217;animo, mentre nel primo caso chiunque pu\u00f2 impegnarsi, seguendo i criteri della logica (principio d&#8217;identit\u00e0, principio di non contraddizione, ecc.) che sono validi per tutti, universali e necessari. La sola via logica e razionale ha tuttavia un limite: non sa cogliere, di per s\u00e9, la bellezza; mentre la bellezza \u00e8 una componente essenziale della realt\u00e0. Il mondo esiste perch\u00e9 \u00e8 bello: se non fosse bello, non esisterebbe. Quasi tutti i filosofi moderni e perfino molti poeti e artisti moderni sono fortemente pessimisti perch\u00e9, imbevuti di materialismo e ateismo, non sanno vedere la bellezza che c&#8217;\u00e8 nel modo; e non vedendola, credono che non ci sia. Ma il problema \u00e8 nel loro occhio, non nelle cose. Il loro occhio \u00e8 torbido e miope, perch\u00e9 non sa cogliere il presupposto di ogni vera conoscenza, che \u00e8 l&#8217;amore. Essi odiano il modo perch\u00e9 odiano la vita; anche quando, a parole, esaltano oltre misura le magnifiche capacit\u00e0 dell&#8217;uomo, il suo potere di auto-determinarsi, sono divorati interiormente da una costante angoscia, da una tristezza infinita: pensano che non ci sia speranza, che la morte sia l&#8217;ultima parola di ogni cosa e quindi che la realt\u00e0 sia assurda e il mondo, un luogo ostile e incomprensibile, dunque brutto per definizione. Il caso di Leopardi \u00e8 un po&#8217; diverso: egli sapeva vedere la bellezza, ma la sua prospettiva filosofica era stata intossicata dal veleno della cultura illuminista: fra lui e la realt\u00e0 si frapponeva, come accade a moltissime persone comuni, che non praticano n\u00e9 la filosofia, n\u00e9 la poesia, il diaframma opaco di un razionalismo nichilista, scettico e distruttivo. In questo senso abbiamo detto pi\u00f9 volte che la modernit\u00e0 \u00e8 <em>la<\/em> malattia: gli uomini moderni sono malati perch\u00e9 hanno introiettato una percezione malata del mondo. Non vedono la bellezza, cos\u00ec come non comprendono la bont\u00e0: pensano che la bont\u00e0 e la bellezza siano dei lussi inutili e che vive meglio chi se ne sbarazza, badando unicamente al proprio interesse pratico.<\/p>\n<p>Concludendo. Per giungere alla vera conoscenza, si deve percorrere sia la via logica e razionale, sia quella intuitiva e affettiva. La vera conoscenza ha per oggetto Dio, causa prima e causa finale di tutto ci\u00f2 che esiste. San Tommaso d&#8217;Aquino, quando non riusciva a trovare la soluzione di un problema filosofico, scendeva in chiesa e pregava intensamente, abbracciando il tabernacolo e supplicando Dio d&#8217;illuminarlo: perfetta sintesi del giusto atteggiamento di colui che desidera conoscere. E non basta chiedere: bisogna anche avere l&#8217;animo sgombro dal vizio, perch\u00e9 le passioni impediscono di porsi nella giusta prospettiva e nascondono la bellezza. Quando l&#8217;anima \u00e8 in grazia di Dio, si trova in un atteggiamento di apertura, trasparenza, stupore e gratitudine, e il mondo si svela in tutto il suo splendore. Il mondo \u00e8 bellissimo, perch\u00e9 scaturito dalla somma Sapienza e dal sommo Amore, che vi hanno trasfuso la propria magnificenza. Come dice Dante: <em>Colui che move il sole e l&#8217;altre stelle&#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono due modi di conoscere la realt\u00e0: razionale\/discorsivo e intuivo\/affettivo. 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