{"id":29474,"date":"2015-07-28T09:39:00","date_gmt":"2015-07-28T09:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/altro-che-bardo-ottimista-del-progresso-jules-verne-mise-in-guardia-da-una-scienza-diabolica\/"},"modified":"2015-07-28T09:39:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:39:00","slug":"altro-che-bardo-ottimista-del-progresso-jules-verne-mise-in-guardia-da-una-scienza-diabolica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/altro-che-bardo-ottimista-del-progresso-jules-verne-mise-in-guardia-da-una-scienza-diabolica\/","title":{"rendered":"Altro che bardo ottimista del progresso: Jules Verne mise in guardia da una scienza diabolica"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;immagine di Jules Verne comunemente accreditata presso il vasto pubblico dei suoi lettori e ammiratori, e anche presso gran parte della critica letteraria, \u00e8 quella di un cantore ottimista e bonario, forse appena un po&#8217; ingenuo, ma sostanzialmente fiducioso, del progresso scientifico e tecnologico, perfettamente a suo agio nel clima del trionfante positivismo, quando ferrovie e navi a vapore, telegrafo e persino ipotesi di viaggi spaziali accedevano la fantasia e davano alla borghesia di fine Ottocento una meravigliosa sensazione di sicurezza e quasi di onnipotenza, quasi che il segreto della pace universale e del benessere per tutti fossero ormai a portata di mano.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che a pensarla cos\u00ec sono quanti hanno letto solamente alcuni libri del Nostro, certo i pi\u00f9 famosi, ma non necessariamente i pi\u00f9 significativi del suo itinerario narrativo e della sua personale riflessione sul significato e sulla direzione della scienza moderna; invece chi abbia letto anche alcuni romanzi meno conosciuti, specialmente quelli scritti negli ultimi anni (ma anche alcuni del primo periodo, a testimonianza di una sostanziale coerenza di fondo), inevitabilmente non pu\u00f2 ritrovarsi in questa immagine-cartolina dello scrittore francese.<\/p>\n<p>Sorge il sospetto che un cos\u00ec grosso equivoco non sia frutto soltanto della naturale tendenza dei lettori (e della critica) a inquadrare, etichettare e &quot;normalizzare&quot; un autore entro uno stampo pi\u00f9 o meno definitivo, pi\u00f9 o meno rassicurante (non tanto nel senso del suo messaggio, quanto nel senso di credere d&#8217;averlo compreso una volta per tutte), ma che vi sia dell&#8217;altro: una vera e propria operazione mirata, da parte dell&#8217;editoria, ma anche della critica, e in generale dell&#8217;establishment culturale, volta a fare di Verne, &quot;bon gr\u00e9, mal gr\u00e9&quot;, una icona irrinunciabile dell&#8217;ottimismo scientista, un pilastro fondamentale di quel processo di penetrazione della mentalit\u00e0 scientista nell&#8217;opinione pubblica, nella scuola, nell&#8217;informazione, nell&#8217;universit\u00e0, che \u00e8 uno dei tratti pi\u00f9 caratteristici &#8212; e, a nostro parere, dei pi\u00f9 inquietanti, anche per il suo carattere subdolo &#8211; della fase storica che stiamo vivendo.<\/p>\n<p>Eppure, Verne \u00e8 stato chiaro. Basta leggersi uno dei romanzi considerati, a torto, &quot;minori&quot;, \u00abLes 500 millions de la B\u00e9gum\u00bb, pubblicato nel 1879, e che si pu\u00f2 considerare come il suo testamento spirituale, per vedere quanto il candido cantore del progresso tecnico e scientifico si fosse ricreduto e fino a che punto si fosse letteralmente spaventato per la piega che quello sviluppo, nella realt\u00e0 dei fatti, stava prendendo, minacciando l&#8217;integrit\u00e0 umana sia dall&#8217;esterno, sia, per cos\u00ec dire, dall&#8217;interno, cio\u00e8 modificando la sfera etica e spirituale dell&#8217;uomo; e come la sua principale preoccupazione, ormai, fosse divenuta quella di mettere in guardia, di allertare le sentinelle, di lanciare un grido d&#8217;allarme contro le possibili conseguenze di uno sviluppo sempre pi\u00f9 incontrollato della grande macchina tecno-scientifica, cui l&#8217;Europa e il mondo &#8211; molto, troppo fiduciosamente &#8211; avevano demandato il compito di redimere l&#8217;umanit\u00e0 da ogni suo male e di assicurare un futuro di pace e di sempre maggiore benessere.<\/p>\n<p>Sorge inevitabile la domanda: \u00e8 lecito fraintendere e manipolare un autore fino a tal segno? Per fare un paragone, sarebbe come sostenere che l&#8217;&quot;autentico&quot; Verga non \u00e8 quello verista, quello del ciclo dei vinti, ma quello dei romanzi precedenti, romantico-sentimentali. Nel caso di Verne la forzatura, se possibile, \u00e8 ancora pi\u00f9 grave e, forse, fraudolenta: perch\u00e9 mentre in Verga vi \u00e8 stata una evoluzione interna, dal pre-verismo al verismo (e anche al post-verismo, se \u00e8 per questo: ma anche ci\u00f2, sovente, vien passato sotto silenzio, o messo fra parentesi), in Verne vi \u00e8 stata una disillusione, una retromarcia, un implicito &quot;mea culpa&quot;: \u00abnon credete a quel che dicevo nei miei primi romanzi, credete a quel che dico adesso, perch\u00e9 il velo mi \u00e8 caduto dagli occhi\u00bb. Pertanto, minimizzare e quasi cercar di nascondere il &quot;secondo Jules Verne&quot; rappresenta un vero e proprio tradimento nei suoi confronti: equivale ad imporgli una maschera di comodo, al solo scopo di preservare l&#8217;immagine del fiducioso cantore delle &quot;magnifiche sorti e progressive&quot; della tecno-scienza.<\/p>\n<p>Uno dei pi\u00f9 convinti sostenitori della falsit\u00e0 del clich\u00e9 comunemente accreditato di Jules Verne \u00e8 stato il poeta, scrittore e saggista francese Michel Butor, classe 1926, fautore della necessit\u00e0 di rovesciare in maniera radicale il senso dell&#8217;opera e del messaggio del grande pioniere della letteratura fantascientifica. La cosa \u00e8 parsa eccessiva ad alcuni critici, fra i quali l&#8217;italiano Giansiro Ferrata (il quale, nel 1926, era stato uno dei fondatori della rivista \u00abSolaria\u00bb), che, recependo, ma solo in parte, l&#8217;interpretazione di Butor, preferisce parlare di una &quot;profonda ambivalenza&quot; del pensiero di Verne e del suo atteggiamento verso il progresso tecnico e scientifico.<\/p>\n<p>La cosa, a nostro avviso, somiglia pericolosamente a un gioco di parole: quel che importa, al di l\u00e0 delle espressioni che si vogliono adoperare, \u00e8 stabilire se sia giusto continuare a leggere solo certe opere di Verne, e interpretarlo solo, o principalmente, alla maniera tradizionale, cio\u00e8 in chiave di ottimismo positivista; oppure se questa interpretazione debba essere pressoch\u00e9 radicalmente rivista e modificata, nel senso che sopra abbiamo detto. Ora, secondo il nostro parere, \u00e8 giusta la seconda alternativa: per cui, con buona pace della prudenza, che rischia di essere eccessiva, e dell&#8217;esagerato rispetto nei confronti di quanto detto in precedenza sul senso complessivo dell&#8217;opera di Verne dalla maggior parte dei critici e degli storici della letteratura, e di quanto \u00e8 stato recepito dal grosso pubblico dei suoi lettori, ci sembra doveroso proclamare chiaro e forte che Verne non \u00e8 stato il bardo acritico e fiducioso di una scienza illimitata, o lo \u00e8 stato &#8212; se pure lo \u00e8 stato &#8212; solo in una fase iniziale; per poi rendersi conto di quanto quella scienza stesse diventando pericolosa, perfino diabolica, e si sia fatto interprete di un disagio, anzi, di uno spavento sempre pi\u00f9 esplicito e sempre pi\u00f9 forte verso di essa.<\/p>\n<p>Ha scritto, dunque, Giansiro Ferrata nella sua \u00abIntroduzione a Verne\u00bb (in: J. Verne, \u00abMichele Strogoff\u00bb, Milano, Mondadori, 1971, pp. XIII-XVI):<\/p>\n<p>\u00abMa non \u00e8 incauto vedervi oggi [nei romanzi di Verne] singolari pregi moderni?Non \u00e8 cosa d&#8217;altri tempi l&#8217;umanesimo tra positivistico e romantico-idealista, cui lo scrittore pare dar tante volte la rappresentanza conclusiva di un suo spirito amico delle scienze, alle nuove risorse della tecnica e alla &quot;ragione ragionante&quot; in ogni campo, ma assai pi\u00f9 fiducioso nei buoni sentimenti, nelle vere energie morali, nella lealt\u00e0 verso gli altri e se stessi? Fino al punto, Verne, da risolvere quasi tutte le proprie ampie costruzioni narrative in vittorie finali dei Personaggi Buoni, con aspetti fortunosi da un lato e che, da altri, lascerebbero credere all&#8217;intervento in extremis di qualche Provvidenza.<\/p>\n<p>Nel ciclo di romanzi da cui \u00e8 meglio rappresentato come artista (&quot;I figli del capitano Grant&quot;, &quot;Ventimila leghe sotto i mari&quot; e &quot;l&#8217;isola misteriosa&quot;) egli d\u00e0 anche la maggior chiarezza al senso positivo di tutto questo. Bisogna dunque riconoscere, nelle sue opere principali e in molte altre, la &quot;presenza&quot; di un messaggio ottimistico, di una visione infine &quot;bonariamente ottocentesca&quot;, pur fra le drammatiche o spesso tragiche \u00a0peripezie da lui immaginate? Saremmo tutt&#8217;altro che vicini alle esperienze aspre ed amare della storia del &#8216;900, ai criteri, alle ideologie che sentiamo oggi far parte necessaria della realt\u00e0 moderna.<\/p>\n<p>Ecco De Amicis, infatti, il buon Edmondo De Amicis \u00a0definire a questo modo l&#8217;arte di Verne, in un articolo-intervista del 1895 subito notissimo in Italia:<\/p>\n<p>&quot;&#8230; Facile ed amabile, colorita d&#8217;un raggio mite di poesia, che lascia nell&#8217;animo un sentimento sano della vita, un ardor di moto e di lavoro, un amore studioso della vita e l&#8217;ammirazione della scienza combattente e intrepida e un concetto alto e consolante dei destini dell&#8217;uomo.&quot;<\/p>\n<p>In parte, si pu\u00f2 essere d&#8217;accordo. Ma aggiungo senza intervallo che la questione \u00e8 molto meno semplice, pochissimo &quot;consolante&quot;alla maniera deamicisiana.<\/p>\n<p>Sentiamo, per esempio, Michel Butor [&#8230;] Percorrendo, dice Butor, &quot;l&#8217;itinerario che va dall&#8217;&quot;Isola misteriosa&quot; all&#8217;&quot;Eterno Adamo&quot; (un racconto che usc\u00ec \u00a0nel volume &quot;Hier et demain&quot; &#8211; &quot;Ieri e domani&quot;, del 1910), &quot;si rimane colpiti dall&#8217;incupimento progressivo che lo caratterizza&quot;. Vi si scorge fra l&#8217;altro che per l&#8217;ultimo Verne &quot;la scienza rappresenta un pericolo demoniaco. E nel gi\u00e0 accennato &quot;I 500 milioni della &#8216;Begum&#8217;, apparso nel 1879, cinque anni dopo &quot;L&#8217;isola misteriosa&quot;, Butor pu\u00f2 identificare facilmente i sintomi di quanto poi vede aver estremo rilievo. Ben chiaramente li offre &quot;Stahlstadt&quot;, costruita dal tedesco professor Schultze per distruggere France-Ville, illuministico e umanitario prodotto del coerede dei milioni della &#8216;Begum&#8217;, dottor Sarrasin, in un&#8217;attigua localit\u00e0 americana&#8230; Citt\u00e0 del Cannone ovvero &quot;labirinto attorno a un cannone&quot;, Butor chiama l&#8217;accennato capolavoro industriale-criminale di herr Schultze: il cannone \u00e8 quella specie preliminare di Grosse Bertha (dell&#8217;arma puntata non solo idealmente nel 1918 su Parigi) che dovrebbe appunto nei &quot;500 milioni della Begum&quot; distruggere France-Ville, in base ai furori teutonici dell&#8217;eccellente scienziato e tecnologo Schultze. La faccenda interpretata da Butor come un primo segno del !&quot;terrore&quot; intimo, da un certo punto in l\u00e0, al pensiero di Verne sulla scienza moderna. Ed \u00e8 facile darne altri esempi progressivi &quot;in atrocit\u00e0 e pessimismo&quot; (incalza Butor) non strettamente a livello delle nuove risorse tecnico-scientifiche, quanto invece di un futuro in generale: dove la Scienza, la Tecnica, modificando profondamente con il loro sviluppo i vecchi rapporti umani di tipo etico-religioso e affettivo contribuiscano a far esplodere gli istinti pi\u00f9 violenti Le &quot;citt\u00e0 del delitto&quot;, i &quot;superuomini&quot; scatenati in orridi tentativi di egemonia mondiale, altre vicende risolte in terrorismo o massacro impegnano, effettivamente, da ultimo la fantasia del romanziere. Fin quando nell&#8217;&quot;Eterno Adamo&quot;, \u00e8 la Terra stessa a farsi strumento naturale di un delitto quasi plenario contro l&#8217;umanit\u00e0, obbligando i pochi scampati da un enorme cataclisma a rifugiarsi su un&#8217;isola che il mare circonda da ogni parte&quot;, su tutto il globo. C&#8217;\u00e8 come un rovescio dell&#8217;&quot;Isola misteriosa&quot;, in questo estremo racconto di Verne, nel quale la segregazione su un ultimo territorio libero dalle acque degrada, abbrutisce via via i sopravvissuti, talmente che una civilt\u00e0 risorga solo dopo migliaia di anni. Nel racconto lo scrittore ha messo un buon numero di richiami al testo del suo vecchio capolavoro, facendone la disperata eco di un mondo perduto, fin o alle argomentazioni conclusive del personaggio narrante su &quot;un eterno ricominciare delle cose&quot;. Non solo Edgar Poe &#8212; una tra le favorite letture di Verne &#8211; ma indubbiamente anche Nietzsche prendeva parte alle sue tragiche ispirazioni finali. (Che ne avrebbe detto De Amicis, se informato da qualcuno?)<\/p>\n<p>Stando a Butor, sarebbe questa spietata tragicit\u00e0 il messaggio in cui davvero si concludono i &quot;Viaggi straordinari&quot;&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Va detto, comunque, che i furori dell&#8217;eccellente scienziato e tecnologo herr Schultze non sono soltanto furori nazionalisti, come del resto non li avevano solo i Tedeschi, ma anche gli altri popoli, Francesi compresi, anzi, Francesi in prima fila; e il punto non \u00e8, o non \u00e8 solo, stabilire se i cannoni della citt\u00e0 dell&#8217;acciaio costruita nel romanzo di Verne, avvolta in una nube di vapori sulfurei, siano o no i legittimi precursori della Grande Bertha che, nel 1918, fece piovere i suoi proiettili sulla capitale francese (disturbando, fra gli altri, i circoli di pederasti cos\u00ec ben descritti da uno che li conosceva bene: il Proust della \u00abRecherche\u00bb). Verne non era anti-tedesco, o non lo era pi\u00f9 della maggioranza dei suoi connazionali, semmai di meno, tanto \u00e8 vero che ha fatto di due tedeschi, il dottori Lindebrock e suo nipote, i simpatici protagonisti di uno dei suoi libri pi\u00f9 avvincenti e giustamente famosi, \u00abViaggio al centro della terra\u00bb; e il problema della scienza distruttiva non era una questione di nazionalismo, perch\u00e9 il nazionalismo esasperato e aggressivo non era, per lui, che una delle forme in cui si esprimevano l&#8217;eterna aggressivit\u00e0 e distruttivit\u00e0 umane, le quali, paradossalmente, proprio nella scienza incontrollata e &quot;mostruosa&quot; &#8211; perch\u00e9 non sorretta, n\u00e9 accompagnata da un vero sviluppo etico e spirituale &#8212; trovavano un potentissimo accumulatore.<\/p>\n<p>Questo, per Verne, era il pericolo: che una scienza cosiffatta, sottratta al dominio dell&#8217;etica (come gi\u00e0, da Machiavelli almeno, lo era divenuta la politica), potesse fungere da cassa di risonanza e da amplificatore alla naturale violenza e all&#8217;istintiva distruttivit\u00e0 dell&#8217;uomo. Questo timore nasceva in lui, evidentemente, da un certo grado di pessimismo antropologico e rivela, in controluce, la dimensione &quot;religiosa&quot; del suo animo (e della sua scrittura): infatti, a differenza degli scientisti di allora e di sempre, sentiva sia il senso del limite umano, sia quello del mistero profondo del reale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;immagine di Jules Verne comunemente accreditata presso il vasto pubblico dei suoi lettori e ammiratori, e anche presso gran parte della critica letteraria, \u00e8 quella di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[184],"class_list":["post-29474","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-jules-verne"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29474","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29474"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29474\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29474"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29474"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29474"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}