{"id":29472,"date":"2009-10-18T08:29:00","date_gmt":"2009-10-18T08:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/18\/se-la-verita-e-una-relazione-della-mente-con-la-realta-allora-che-cose-la-realta\/"},"modified":"2009-10-18T08:29:00","modified_gmt":"2009-10-18T08:29:00","slug":"se-la-verita-e-una-relazione-della-mente-con-la-realta-allora-che-cose-la-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/18\/se-la-verita-e-una-relazione-della-mente-con-la-realta-allora-che-cose-la-realta\/","title":{"rendered":"Se la verit\u00e0 \u00e8 una relazione della mente con la realt\u00e0, allora che cos&#8217;\u00e8 la realt\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0?<\/p>\n<p>Platone, nel \u00abCratilo\u00bb (385, b), afferma: \u00abVero \u00e8 il discorso che dice le cose come sono, falso quello che le dice come non sono\u00bb. Gi\u00e0: ma come sono, le cose?<\/p>\n<p>Aristotele, da parte sua, nella \u00abMetafisica\u00bb (IV, 7, 1011 b 26 sgg.) sostiene: \u00abnegare quello che \u00e8 e affermare quello che non \u00e8, \u00e8 il falso, mentre affermare quello che \u00e8 e negare quello che non \u00e8, \u00e8 il vero\u00bb. Ma, di nuovo: chi stabilisce quello che \u00e8 e quello che non \u00e8?<\/p>\n<p>Sant&#8217;Agostino (\u00abSolil. \u00bb, II, 5) definisce il vero \u00abci\u00f2 che \u00e8 cos\u00ec, come appare\u00bb. Ma, ai sensi &#8211; per esempio -, appare che il Sole si muova e la Terra stia ferma: mentre sappiamo che ci\u00f2 \u00e8 falso.<\/p>\n<p>Infine San Tommaso, nella \u00abSumma Theologiae\u00bb (I q., 16 a 2) definisce la verit\u00e0 come \u00abl&#8217;adeguazione dell&#8217;intelletto e della cosa\u00bb. Tale definizione, divenuta classica, classica si basa sull&#8217;idea che la verit\u00e0 sia un accordo fra il giudizio della mente e la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Questa definizione, tuttavia &#8211; con tutto rispetto per il tomismo, che \u00e8 una filosofia seria; molto pi\u00f9 seria d tante pseudo-filosofie moderne, destinate a lasciare il tempo che trovano -, ci sembra che presenti almeno due punti deboli.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 dovuto al fatto che essa sembra implicare che la verit\u00e0 sia essenzialmente, se non pure esclusivamente, un fatto razionale, dimostrabile con le sole categorie della logica e della matematica; mentre tutti sappiamo che vi sono delle verit\u00e0 che noi conosciamo intuitivamente, per via extra razionale, e tuttavia assolutamente certe e incontrovertibili.<\/p>\n<p>Il filosofo Gabriel Marcel, in proposito, ha condotto una critica molto pertinente a questa concezione ristretta della verit\u00e0, come ha osservato Enrico Piscione (in: \u00abAntropologia e apologetica in Gabriel Marcel\u00bb, Reggio Emilia, Citt\u00e0 Armoniosa, 1980, pp. 27-30):<\/p>\n<p>\u00abIl principio di immanenza (come ci ricorda Marcel nel saggio &quot;Valore e immortalit\u00e0 di Homo viator&quot;) veniva presentato come una legge irrefutabile dello spirito, e perci\u00f2 della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Alla stessa stregua principio della oggettivit\u00e0 gnoseologica, dopo le ricerche dei pensatori della scuola di Marburgo, sembrava ormai un fatto assodato: la verit\u00e0 \u00e8 solo ci\u00f2 che \u00e8 riducibile alla coerenza del sapere matematico, e il pensiero, quando si esercita nella sua pienezza (si sosteneva da parte di questi neokantiani) ha il diritto e il dovere di astrarsi dalla concretezza della condizione umana e dalle dimensioni che le sono proprie, e che sono irriducibili ad ogni astratto sapere.<\/p>\n<p>Contro questo soffocante e cupo razionalismo (alle cui spalle stavano Cartesio e Kant) Marcel, gi\u00e0 fra gli anni 1906-08, si sentiva di lottare tenacemente, probabilmente incoraggiato dal tentativo anti-intellettualistico di Henri Bergson, che proprio in quegli anni andava elaborando la sua filosofia dell&#8217;\u00c9LAN VITAL e dell&#8217;INTUITION. [&#8230;]<\/p>\n<p>La funesta dualit\u00e0, in cui cade una gnoseologia cos\u00ec concepita, consiste, da un lato, nella svalutazione che questa opera di tutto ci\u00f2 che non \u00e8 riducibile al sapere matematico e, dall&#8217;altro, nell&#8217;abbandonare alla psicologia e alla sociologia gli elementi residuali dell&#8217;uomo, che paiono al filosofo idealista essere refrattari alle norme costitutive di ogni verit\u00e0 L&#8217;epistemologia razionalista sostituisce (l&#8217;abbiamo gi\u00e0 detto) alla verit\u00e0 nel senso forte del termine, il criterio del valido.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Marcel si esprime nel suo primo manifesto metodologico, &quot;Esistenza e oggettivit\u00e0&quot; (1927): &quot;Il cogito ci introduce in un sistema di affermazioni di cui garantisce la validit\u00e0; esso si tiene nella soglia del valido, e soltanto identificando il valido e il reale,. Si pu\u00f2 parlare, come si \u00e8 fatto spesso senza prudenza, di un&#8217;immanenza del reale rispetto all&#8217;atto di pensare&quot;.[&#8230;]<\/p>\n<p>[Per Marcel] lo spirito di verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;atto mediante il quale si mette fine a quell&#8217;eterna e superba illusione umana che \u00e8 l&#8217;autocompiacimento. &quot;In relazione a questa illusione &#8211; scrive Marcel, con toni che non possono ricordarci le famose parole del capitolo XXIX del &quot;De Vera Religione&quot; di Agostino, &quot;lo spirito di verit\u00e0 si presenta come trascendente, e tuttavia, sembra che la sua funzione consista nel restituirmi a me stesso; alla sua luce scopro che, adulandomi, io tradivo me stesso&quot;.<\/p>\n<p>Marcel, insomma, riprende, con palpitante partecipazione personale, due grandi scoperte agostiniane: innanzitutto quella che lo Sciacca, felicemente, chiama L&#8217;INTERIORIT\u00c0 OGGETTIVA, ovvero il principio secondo cui &quot;veritas habitat in interiore homine&quot;; in secondo luogo la riaffermazione, fondamentale per un&#8217;autentica filosofia cristiana, che non \u00e8 possibile essere nella verit\u00e0, cio\u00e8 amare Dio, se non si \u00e8 capaci di superare il proprio egocentrismo, &quot;usque ad contemptum sui&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec che il filosofo francese giunge a definire il concetto della verit\u00e0 come pace vivente, che prende dimora nel cuore dell&#8217;uomo (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abLa verit\u00e0 cui tendiamo non \u00e8 un dato razionale, ma una &quot;pace vivente&quot; ove l&#8217;anima si ritrova\u00bb (consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice, dalla data del 04\/05\/2009),<\/p>\n<p>Il secondo punto debole della definizione della verit\u00e0 come accordo fra la mente e la realt\u00e0, \u00e8 che esso sembra dare per scontato che la mente possa cogliere la \u00abrealt\u00e0\u00bb (sempre per via logico-razionale) ed esprimere un giudizio veridico su di essa: ma ci\u00f2 \u00e8, appunto, quello che andrebbe prima dimostrato.<\/p>\n<p>In altre parole, qui, o siamo in presenza di un gioco di parole (\u00abla verit\u00e0 \u00e8 la percezione veritiera della realt\u00e0, che la mente pu\u00f2 cogliere in quanto tale, ossia in quanto veritiera\u00bb), oppure non \u00e8 altro che una empirica constatazione a posteriori, di tipo meramente tautologico (\u00abosservato che una cosa \u00e8 vera, perch\u00e9 in accordo con ci\u00f2 che colgo come la realt\u00e0, io affermo che essa \u00e8 vera\u00bb).<\/p>\n<p>Ma con quale criterio io posso decidere cosa sia la realt\u00e0?<\/p>\n<p>Mentre sto sognando, ad esempio, le cose e le situazioni in cui mi trovo immerso sono, per me, la realt\u00e0: e chi mi garantisce che sia o non sia cos\u00ec?<\/p>\n<p>\u00c8 noto l&#8217;apologo del filosofo taoista Chuang Tzu: un giorno un uomo sognava di essere una farfalla che volava su un prato fiorito; il sogno era cos\u00ec realistico che, al risveglio, egli si chiese se era un uomo che aveva sognato di essere una farfalla, oppure se era una farfalla che, ora, stava sognando di essere diventata un uomo.<\/p>\n<p>Evidentemente, non basta affermare che la realt\u00e0 \u00e8 l&#8217;esperienza dei sensi, supportata dalla ragione; perch\u00e9 i sensi possono ingannarci, e la ragione esprime giudizi che risultano validi solo all&#8217;interno del proprio sistema di riferimento. Ad esempio, la ragione pu\u00f2 dirmi che una determinata cosa \u00e8 vera, ma ci\u00f2 non basta ad assicurarmi che quella cosa sia anche reale.<\/p>\n<p>Non bisognerebbe sopravvalutare n\u00e9 la potenza del pensiero logico-razionale, n\u00e9 la sua capacit\u00e0 di cogliere la realt\u00e0 come essa \u00e8, oggettivamente e veridicamente.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il primo aspetto, si pensi al concetto di infinito e a quello del rapporto logico esistente fra la parte e il tutto. Secondo la logica, la parte \u00e8 minore del tutto; tuttavia, se pensiamo alla serie dei numeri dispari, ci troviamo in serio imbarazzo ad estendere il principio test\u00e9 formulato: perch\u00e9 la serie dei numeri pari, ad esempio, \u00e8, evidentemente, una parte dell&#8217;insieme di tutti i numeri naturali, per\u00f2 non si pu\u00f2 affermare che essa sia minore di quella, perch\u00e9, essendo infinita, non \u00e8 minore di niente.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il secondo aspetto, se per \u00abrealt\u00e0\u00bb intendiamo la cosa in s\u00e9, il \u00abnoumeno\u00bb kantiano, allora dobbiamo riconoscere che noi non possediamo gli strumenti per coglierla in quanto tale, ma solamente cos\u00ec come ci appare: all&#8217;interno della nostra mente, non fuori di essa. Come diceva Berkeley, \u00abesse est percipi\u00bb, essere \u00e8 l&#8217;essere percepito.<\/p>\n<p>La questione della verit\u00e0 \u00e8 stata cos\u00ec posta da Peter Dempsey, gi\u00e0 membro dell&#8217;Associazione Psicologica Americana, nel suo libro \u00abPsicologia per tutti\u00bb (titolo originale: \u00abPsychology for all\u00bb, The Mercier Press, Cork, Eire; traduzione italiana di E. Roncoroni, Roma, Edizioni Paoline, 1985, pp. 130-132):<\/p>\n<p>Pensate per un momento alle attivit\u00e0 dell&#8217;intelletto. Con esso io posso apprendere forme che noni si materializzerebbero mai, numeri irrazionali, per esempio, o altre entit\u00e0 che non nessun mezzo potrebbero essere ridotti al processo mentale. Posso pensare a un&#8217;idea astratta non limitata n\u00e9 dallo spazio n\u00e9 dal tempo, non definita in quantit\u00e0, immateriale, indipendente dalle circostanze particolari sebbene realizzabile, o, per cos\u00ec dire, incarnata in loro. Non ho mai visto n\u00e9 vedr\u00f2 mai la giustizia con gli occhi del corpo, ma la visione della mia mente pu\u00f2 essere cos\u00ec chiara e bella che posso sacrificarle la vita affinch\u00e9 venga una forza nella mente degli uomini. Con la mia intelligenza, che opera sui dati forniti dalla sensazione e dalla immaginazione, poso cogliere le idee universali. La sensazione e l&#8217;immagine non mi daranno mai qualcosa al di l\u00e0 del contorno fenomenico di una cosa particolare. Ma la bianca fiamma dell&#8217;intellezione pu\u00f2 scartare gli elementi individuali e impossessarsi della segreta natura, della nascosta forma essenziale comune a tutti gli individui della stessa specie. Questo concetto o idea \u00e8 qualcosa di pi\u00f9, qualcosa di fondamentalmente superiore alla forma fenomenica (Gestalt); non \u00e8 un prodotto del cervello che \u00e8 condizione e non causa del pensiero. \u00c8 essenzialmente diverso da una sensazione o da un&#8217;immagine, libero da ogni particolare carattere determinante., applicabile agli individui in ogni tempo e in ogni luogo, indipendente dal tempo e dallo spazio. &quot;La mente &#8211; dice Chesterton &#8211; \u00e8 come uno specchio&quot;. \u00c8 come uno specchio perch\u00e9 \u00e8 in realt\u00e0 una cosa che riflette. \u00c8 come uno specchio perch\u00e9 in lei sola tutte le altre forme possono essere viste come ombre splendenti in una visione. .L&#8217;intelligenza, ed essa sola, pu\u00f2 discernere la natura, la forma essenziale delle cose, di tutte le cose, semprech\u00e9 la sua capacit\u00e0 sia sufficiente. L&#8217;intelletto strappa al mondo il suo significato e, quanto pi\u00f9 saggi si diviene, tanto pi\u00f9 completa e unitaria sar\u00e0 questa conoscenza. Come la mente si sviluppa, spiegazioni sempre pi\u00f9 fondamentali incominciano ad apparirle e armonie sempre pi\u00f9 alte le si fanno udire. &quot;Allora &#8211; per citare M. C. D&#8217;Arcy &#8211; parole come bellezza e verit\u00e0, che dapprima erano astrazioni senza interesse, si rivestono di luce ed illuminano i grandi altipiani del mondo&quot;. Diversamente da ogni senso, l&#8217;intelletto \u00e8 capace di una conoscenza sempre \u00e8 pi\u00f9 universale, e quanto pi\u00f9 grande \u00e8 la sua conoscenza e pi\u00f9 intensa la sua attivit\u00e0, tanto pi\u00f9 profonda \u00e8 la gioia di un uomo. I sensi sono presto appagati, ma non c&#8217;\u00e8 fine al rapimento dell&#8217;intelligenza nel possesso della verit\u00e0.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 una relazione della mente con la realt\u00e0, una corrispondenza fra il giudizio della mente e ci\u00f2 che \u00e8. Se, per esempio, io affermo che il tutto \u00e8 pi\u00f9 grande della parte, asserisco una relazione di corrispondenza fra l&#8217;operazione della mia mente e la realt\u00e0. Nello stesso istante dell&#8217;affermazione vedo con gli occhi della mente che quanto ho detto deve essere cos\u00ec e non pu\u00f2 essere altrimenti. So che ci\u00f2 che asserisco \u00e8 vero, deve essere vero, non pu\u00f2 essere che vero: aprendo e consento alla verit\u00e0 necessaria. C&#8217;\u00e8, indipendente da me, una realt\u00e0 che costringe il mio intelletto ad assentire. Non \u00e8 materiale, non definita in quantit\u00e0, sebbene io parli di interi e di met\u00e0; \u00e8 una realt\u00e0 immateriale, e questa verit\u00e0, questo ente invisibile, questa cosa spirituale, \u00e8 il cibo del mio intelletto. Sono entrato in un regno in cui la materia e il senso non hanno parte alcuna: il regno della mente, delle realt\u00e0 spirituali..<\/p>\n<p>Questa mia mente \u00e8, per cos\u00ec dire, luminosa:; pu\u00f2 vedere e considerare se stessa. L&#8217;anima pu\u00f2 giudicare, discriminare, lodare e biasimare. Posso scostarmi da me stesso e tornare a me con un atto che sdegna la distanza. Sono il mio proprio sorvegliante, custode e giudice.. Nei pi\u00f9 riposti luoghi della terra, un uomo, anche se solo, pu\u00f2, perch\u00e9 uomo, arrossire di vergogna. Questo perch\u00e9 pu\u00f2 rendersi conto della colpevole sproporzione fra i suoi atti umani e i suoi ideali spirituali.<\/p>\n<p>Ora se \u00e8 vero che come ogni cosa \u00e8 cos\u00ec agisce, deve anche essere vero che le attivit\u00e0 rivelano la natura del principio che \u00e8 alla loro origine. Ma le attivit\u00e0 razionali sono ESSENZIALMENTE indipendenti dalla materia, dalla condizione del corpo e dalla immaginazione, superiori al tempo e allo spazio. Dunque l&#8217;anima, che di tali attivit\u00e0 \u00e8 il principio, sopravvive alla dissoluzione del corpo.\u00bb<\/p>\n<p>Si sar\u00f2 notato che la posizione del cattolico Dempsey \u00e8 essenzialmente tomista, poich\u00e9 anche per lui \u00abla verit\u00e0 \u00e8 una relazione della mente con la realt\u00e0, una corrispondenza fra il giudizio della mente e ci\u00f2 che \u00e8.\u00bb<\/p>\n<p>Tuttavia, a parte le obiezioni di ordine logico, cui abbiamo gi\u00e0 accennato in precedenza (ad esempio, il classico esempio della relazione logico-matematica fra la parte ed il tutto), rimane il fatto che egli si muove in una prospettiva psicologista, ossia interna alla mente del soggetto giudicante. E, in una tale prospettiva &#8211; come nel sogno di Chuang Tzu &#8211; \u00e8 impossibile esprimere un giudizio motivato sulla verit\u00e0 delle cose, perch\u00e9 il giudizio stesso \u00e8 valido solo all&#8217;interno di quel certo sistema di riferimento: il quale, per quel che ne sappiamo, potrebbe anche essere illusorio o ingannevole.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, abbiamo pi\u00f9 sopra affermato che la mente non pu\u00f2 penetrare la cosa in s\u00e9; e, dunque, che aveva ragione Berkeley a ridurre l&#8217;essere alla percezione di esso. Parrebbe, quindi, che non esistano strumenti razionali per superare un tale solipsismo.<\/p>\n<p>Come si esce da questo apparente vicolo cieco?<\/p>\n<p>A nostro avviso, solo ammettendo che la verit\u00e0 sia un modo dell&#8217;essere che trascende i singoli enti, e dunque le singole menti; e che essa possieda la virt\u00f9 di illuminare, per via extra razionale o sopra razionale, questi ultimi, circa il giudizio che si formano intorno alla supposta realt\u00e0 &#8211; che, in se stessa, \u00e8 sempre sfuggente e inafferrabile.<\/p>\n<p>In altre parole: la mente &#8211; o l&#8217;intelletto di San Tommaso -, non pu\u00f2 uscire da se stessa, se per \u00abmente\u00bb e \u00abintelletto\u00bb vogliamo intendere l&#8217;insieme delle nostre facolt\u00e0 razionali; e la \u00abrealt\u00e0\u00bb, qualunque cosa essa sia (e ci proponiamo di tornare altra volta su una questione cos\u00ec decisiva), se giace al di fuori di essa, si trova anche al di l\u00e0 delle nostre possibilit\u00e0 di comprensione; se, invece, \u00e8 all&#8217;interno, resta da spiegare come essa si generi da se medesima.<\/p>\n<p>E allora?<\/p>\n<p>Queste difficolt\u00e0 vengono superate, se si ammette che la realt\u00e0 non pu\u00f2 essere descritta in termini di \u00abdentro\u00bb o \u00abfuori\u00bb rispetto alla mente; e che la mente stessa non deve essere concepita come separata e indipendente dall&#8217;unica Mente universale, la Mente, per cos\u00ec dire, dell&#8217;Essere, principio fondamentale e necessario dell&#8217;intera realt\u00e0.<\/p>\n<p>Il concetto dell&#8217;Essere \u00e8 troppo grande per poterlo ridurre alle nostre grossolane categorie di spazio, tempo e quantit\u00e0: tutta la costruzione logica e razionale, della quale andiamo tanto orgogliosi (troppo, forse, specialmente da Cartesio in poi!), \u00e8 uno strumento semplicemente inadeguato per rapportarsi ad un mistero cos\u00ec immenso.<\/p>\n<p>I mistici, tuttavia &#8211; sia quelli d&#8217;Oriente, che di Occidente &#8211; sanno, da sempre, che esistono altre vie di accesso al mistero della realt\u00e0, e che esso passa non attraverso il potenziamento delle facolt\u00e0 razionali della mente, ma, ben al contrario, attraverso lo svuotamento di quest&#8217;ultima ed il suo superamento, mediante quel \u00abvuoto\u00bb o quel \u00abnulla\u00bb che danno accesso alla realt\u00e0 intima dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Si tratta di abbandonarsi; di rinunciare al paracadute del Logos strumentale e calcolante, che ci d\u00e0 quell&#8217;illusorio senso di sicurezza, e di gettarsi nel vuoto con fiducia, certi che solo cos\u00ec troveremo quello che andiamo cercando con tanto desiderio: la certezza della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che la verit\u00e0 cessa di presentarsi a noi come l&#8217;accordo della mente con il reale, per assumere piuttosto il profilo di ci\u00f2 che sta oltre i ristretti orizzonti della mente finita: un libero cielo sconfinato, ove tutte le menti sono in relazione reciproca con tutto quello che \u00e8, che \u00e8 stato e che sar\u00e0, con tutto quello che potrebbe essere ora, con tutto quello che avrebbe potuto essere in passato o che potr\u00e0 essere in futuro: in breve, dove il tempo e lo spazio cessano di costituire una frontiera, e persino l&#8217;essere e il non essere ci si riveleranno come le due facce di un&#8217;unica medaglia: la Realt\u00e0, appunto, nella sua vivida e luminosa essenza, non manifestata e non condizionata da alcun elemento materiale.<\/p>\n<p>Come dice la sapienza antichissima dell&#8217;India: \u00abtat tvam Asi\u00bb, \u00abtu sei Quello\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0? 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