{"id":29471,"date":"2016-06-28T07:36:00","date_gmt":"2016-06-28T07:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/28\/la-verita-e-vedere-noi-stessi-come-dio-ci-vede\/"},"modified":"2016-06-28T07:36:00","modified_gmt":"2016-06-28T07:36:00","slug":"la-verita-e-vedere-noi-stessi-come-dio-ci-vede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/28\/la-verita-e-vedere-noi-stessi-come-dio-ci-vede\/","title":{"rendered":"La verit\u00e0 \u00e8 vedere noi stessi come Dio ci vede"},"content":{"rendered":"<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 caratterizzanti della civilt\u00e0 moderna \u00e8 il suo atteggiamento nei confronti della verit\u00e0: che \u00e8 passato, nel corso del tempo, da un senso di euforia, e quasi d&#8217;onnipotenza, tipico della fase iniziale (dalla rivoluzione scientifica all&#8217;illuminismo) ad una condizione di dubbio sempre pi\u00f9 forte, a un crescente scetticismo, poi alla negazione e al rifiuto; per giungere, da ultimo, a una specie di odio contro la verit\u00e0, un odio che si esprime rabbiosamente, o con ironia, o con derisione, o con disprezzo, ogni qual volta ci si trova in vicinanza di essa, per esempio quando si vede qualcuno che la antepone ad ogni altra cosa e che, per essa, appare pronto a qualunque sacrificio, compreso quello della vita.<\/p>\n<p>In simili casi, l&#8217;atteggiamento complessivo della nostra societ\u00e0, a cominciare dai cosiddetti intellettuali, ondeggia fra l&#8217;incredulit\u00e0, il sarcasmo e il compatimento, come se ci trovasse alle prese con un povero demente, o con un ingenuo presuntuoso, oppure con un fanatico, potenzialmente assai pericoloso. Ciascuno si fa queste domande: <em>Come osa, costui, affermare che la verit\u00e0 esiste e che essa \u00e8 conoscibile dall&#8217;uomo? Chi si crede di essere? Pensa, forse, di essere migliore di tutti gli altri, dal momento che la verit\u00e0 &#8211; \u00e8 cosa nota &#8211; o non esiste, oppure, se anche esistesse, sarebbe molto al di l\u00e0 della nostra portata?<\/em><\/p>\n<p>Infatti, i seguaci e i fautori del soggettivismo esasperato e del relativismo radicale, i due macigni che ostruiscono il nostro cammino verso la verit\u00e0, ci hanno quasi persuasi che le cose stanno come affermano loro: che non esiste una verit\u00e0 assoluta, ma che ciascuno ha il diritto di coltivare la sua piccola verit\u00e0 personale, e che non esistono certezze o valori forti, perch\u00e9 tutto \u00e8 relativo, tutto dipende da come lo si guarda e da come lo si interpreta.<\/p>\n<p>Questa, ovviamente, \u00e8 una filosofia che pu\u00f2 adattarsi solamente a dei folli, ma dei folli che siano anche disperati: perch\u00e9 solo un folle disperato pu\u00f2 pensare davvero di vivere in un mondo siffatto, dove non esistano n\u00e9 la verit\u00e0, n\u00e9 la certezza di poterla trovare: folle, perch\u00e9 vivere in una simile maniera diventa, alla lettera, impossibile; disperato, perch\u00e9 equivale alla perdita totale della speranza.<\/p>\n<p>Se fossero coerenti, quei signori la smetterebbero di intronarci gli orecchi con le loro litanie e cambierebbero mestiere; rinuncerebbero spontaneamente alle loro comode poltrone e alle loro prestigiose cattedre universitarie; la smetterebbero di scrivere articoli e libri, di partecipare a <em>talk-show<\/em> televisivi, di prestarsi a rilasciare interviste, a tenere conferenze, a presentare l&#8217;ultimo parto editoriale dell&#8217;amico, o dell&#8217;amico degli amici; se fossero coerenti, si ritirerebbero in campagna, a coltivare fagioli e pomodori, e le loro considerazioni le loro perle di saggezza le regalerebbero, tutt&#8217;al pi\u00f9, a pochissimi intimi, oralmente e quasi di nascosto, con un senso i pudore, se non proprio di vergogna.<\/p>\n<p>Quale saggezza, infatti, sar\u00e0 mai possibile, in un mondo totalmente abbandonato dalla speranza, ove non esistono n\u00e9 la verit\u00e0, n\u00e9 la certezza di poterla trovare? No: se si vuole esser coerenti, dopo aver proclamato che il mondo \u00e8 una nave dei folli, bisogna mettersi in capo il berretto coi campanelli ed unirsi, volonterosamente e con la massima convinzione, alla follia generale; bisogna fare come i dadaisti o i surrealisti, e scrivere commedie dell&#8217;assurdo, o dipingere quadri senza senso, o costruire strade che non portano da nessuna parte, o gettare ponti fra due isole deserte, o varare navi con un pescaggio maggiore del bacino di collaudo, o costruire aerei con le ali di piombo, o tenere conferenze ai cani e ai gatti, o candidare al Nobel per la pace il pi\u00f9 grande criminale della storia. Queste son le cose da fare (e alcune, in effetti, sono state fatte, o almeno tentate) se davvero si vuol essere coerenti;e abbandonarsi a pazzie tali che l&#8217;<em>Elogio della follia<\/em> di Erasmo da Rotterdam, al confronto, appaia come uno scherzo da bambini.<\/p>\n<p>Lo ripetiamo: la civilt\u00e0 attuale non si limita a negare la verit\u00e0 e a dichiarare impossibili, o fasulle, tutte le certezze; si \u00e8 spinta molto pi\u00f9 avanti: essa ha dichiarato guerra contro la verit\u00e0, l&#8217;ha presa in odio, la combatte con accanimento ovunque se ne offra l&#8217;occasione. Strano comportamento: se la verit\u00e0 non esiste, se fosse fatta &#8212; per usare un&#8217;immagine di Shakespeare &#8212; della stessa sostanza dei sogni, dovrebbe essere sufficiente ignorarla, anzi, non parlarne e non pensarci neppure, perch\u00e9 gi\u00e0 il solo fatto di parlarne e di pensarci, sia pure per dichiararla inesistente, le conferirebbe una qualche forma di esistenza, e sia pure fantastica e soggettiva. In un certo senso, l&#8217;atteggiamento della cultura e della societ\u00e0 attuali nei confronti della verit\u00e0 \u00e8 analogo a quello che esse dimostrano nei confronti di Dio: non ci credono, per\u00f2 lo considerano un nemico pericoloso; lo negano, per\u00f2 non desistono dal combatterlo accanitamente, o dal combatterne la credenza; ridono di Lui e di tutti coloro che ci credono, per\u00f2 scattano in piedi, pronti a menare fendenti a destra e a manca, non appena sembra loro di udire dei passi nella stanza che ha lasciato vuota e deserta, come se, in fondo al cuore, temessero di vederne uscire un fantasma, e quel pensiero trasmettesse loro una paura tremenda che, per dispetto, per non darla vinta al Dio defunto, camuffano in furore.<\/p>\n<p>Ma che cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0? <em>La verit\u00e0<\/em> &#8212; non possiamo procedere senza darne una definizione, e ci sembra che quella classica sia sempre valida &#8212; <em>\u00e8 l&#8217;accordo del giudizio con la cosa<\/em>. Se il giudizio \u00e8 in accordo con la cosa, siamo nella verit\u00e0; se \u00e8 in disaccordo con essa, siamo nell&#8217;errore. Tuttavia, vi \u00e8 differenza fra dire che cosa \u00e8 la verit\u00e0 e come la si posa definire; nel secondo caso, stiamo gi\u00e0 ragionando non sulla verit\u00e0, ma su quel che la verit\u00e0 appare a noi, o su quella parte di verit\u00e0 che \u00e8 a noi accessibile. Ecco, dunque, che le parole acquistano un peso determinante: dare una definizione della verit\u00e0 non equivale forse ad ammettere che altro \u00e8 la cosa in s\u00e9, altro ci\u00f2 che della cosa noi possiamo dire? Probabilmente s\u00ec; per\u00f2 questo accade a proposito di qualunque enunciato, anche se il carattere paradossale di ci\u00f2 emerge con pi\u00f9 forza quando si parla della verit\u00e0, perch\u00e9 la verit\u00e0, per definizione (appunto), fornisce il criterio di discriminazione necessario a qualsiasi discorso, su qualsiasi argomento. Se non si definisce cosa sia la verit\u00e0, non si pu\u00f2 parlare n\u00e9 di geometria, n\u00e9 di chimica, n\u00e9 di giurisprudenza, n\u00e9 di finanza; nondimeno, <em>definire<\/em> la verit\u00e0 significa anche un po&#8217; tradirla, perch\u00e9 la definizione fissa dei paletti, traccia dei confini, mentre la verit\u00e0, come e pi\u00f9 di qualunque altra cosa, non sopporta di essere limitata a priori, la sua vera dimensione eccede sempre le nostre categorie, i nostri concetti e le nostre parole.<\/p>\n<p>Cercheremo di essere ancora pi\u00f9 chiari. La verit\u00e0 ultima, la Verit\u00e0 che regge tutte le altre verit\u00e0, o tutto quel che ci appare come vero, \u00e8 una sola: Dio. Dio solo \u00e8 vero per se stesso; Dio solo garantisce la verit\u00e0 delle cose che noi constatiamo essere vere; Dio solo vede ogni cosa con verit\u00e0 (cio\u00e8 con amore e con giustizia), per cui, se noi pure vogliamo rendere limpido il nostro sguardo, e cercare la verit\u00e0 delle cose, dobbiamo adeguare la nostra vista a quella di Dio. Questo, umanamente parlando, \u00e8 impossibile: ed \u00e8 proprio qui che inizia il cammino della fede. La fede diviene possibile e necessaria laddove la ragione ha condotto a termine il suo percorso: essa non \u00e8 una negazione della ragione, ma una prosecuzione del cammino da quella intrapreso. La fede non nega la ragione, ma le d\u00e0 la possibilit\u00e0 di portare a compimento quel che essa aveva incominciato, ma non \u00e8, n\u00e9 sar\u00e0 mai capace di concludere.<\/p>\n<p>La ragione umana cerca la verit\u00e0; non questa o quella piccola verit\u00e0, ma la Verit\u00e0 assoluta; quindi, anche se non lo sa, essa cerca Dio. Trovare Dio \u00e8 la stessa cosa che trovare la Verit\u00e0; non trovarlo, o non cercarlo, \u00e8 la stessa cosa che voler travasare tutta l&#8217;acqua del mare in una piccola buca scavata nella sabbia, presso la riva. Ecco perch\u00e9 l&#8217;anima ha sete di Dio: perch\u00e9 la mente dell&#8217;uomo ha sete di verit\u00e0, e non ha pace, n\u00e9 riposo, fino a quando non l&#8217;abbia trovata. Per\u00f2 non la trover\u00e0 mai, se non la cerca l\u00e0 dove essa si trova: trover\u00e0 solo delle mezze verit\u00e0, delle false verit\u00e0, delle ombre, o larve, o fantasmi di verit\u00e0: e li scambier\u00e0 ogni volta per la verit\u00e0 intera, si illuder\u00e0 e poi rester\u00e0 atrocemente delusa. Di delusione in delusione, l&#8217;anima dell&#8217;uomo moderno ha dichiarato che la verit\u00e0 non esiste. Per\u00f2, la sete di essa non si estingue per il fatto di dichiararla inesistente; ed ecco la radice dell&#8217;odio, tutto moderno, contro la verit\u00e0. L&#8217;anima moderna odia la Verit\u00e0 perch\u00e9 si sente delusa e tradita in un suo bisogno fondamentale; e, soggettivamente parlando, ha ragione di sentirsi cos\u00ec, delusa e tradita, e perci\u00f2 anche arrabbiata. Solo che non si rende conto di essere lei stessa la causa della propria delusione e del proprio senso di tradimento e di abbandono: e continua a prendersela non con se se stessa, che \u00e8 la vera responsabile della propria infelicit\u00e0, ma con la verit\u00e0, per la &quot;colpa&quot; di non esistere. Di fatto, \u00e8 impossibile prendersela con qualcuno che non c&#8217;\u00e8, che nemmeno esiste: allora, inevitabilmente, un po&#8217; alla volta, si finisce per trasferire la propria rabbia e la propria disperata ribellione contro questa o quella cosa, poi contro altre cose, e, alla fine, contro tutte.<\/p>\n<p>L&#8217;anima moderna \u00e8 come in preda a una possessione demoniaca, perch\u00e9 odia il mondo, odia la vita e, soprattutto, odia se stessa, senza rendersi conto di ci\u00f2 che realmente prova, e, in ogni caso, dirigendo la sua aggressivit\u00e0 verso il bersaglio sbagliato. Come l&#8217;idrofobo anela alla frescura dell&#8217;acqua, per\u00f2, nello stesso tempo, la detesta e se ne tiene lontano, cos\u00ec l&#8217;anima moderna anela al possesso della verit\u00e0, per\u00f2 non sa avvicinarsi ad essa, non lo vuole, e preferisce illudersi che le piccole verit\u00e0 parziali &#8212; quelle della scienza, ad esempio; o quelle che le suggeriscono l&#8217;edonismo, il relativismo e l&#8217;indifferentismo &#8212; potranno placare la sua sete. Ma rimane ogni volta delusa, e, ogni volta, afflitta da un pi\u00f9 grave senso di frustrazione e di vuoto.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 evidente che la verit\u00e0 pi\u00f9 importante, per l&#8217;uomo, \u00e8 quella relativa a se stesso; e non gi\u00e0 una verit\u00e0 astratta e generica, bens\u00ec la verit\u00e0 concreta e vitale di ciascun singolo individuo, come giustamente insegnava Kierkegaard. A che cosa mi servirebbe conoscere mille verit\u00e0 lontane, se ignoro la verit\u00e0 del mio stesso io, se sono nell&#8217;ignoranza riguardo a me stesso? Infatti, dalla conoscenza di me, potr\u00f2 poi procedere alla conquista di altre verit\u00e0, e, alla fine, giungere alle soglie della Verit\u00e0 ultima; mentre il cammino inverso risulta praticamente impossibile. Ma eccomi di nuovo preso in trappola: come giungere alla verit\u00e0 di me stesso, se io, come parte in causa, non posso, per definizione, innalzarmi a un punto di vista superiore, e vedermi cos\u00ec come sono, cio\u00e8 come sono veramente, e non come appaio a me stesso, probabilmente in maniera illusoria e ingannevole? Chi o cosa mi dar\u00e0 la forza d&#8217;innalzarmi al di sopra di me stesso, per uscire al di fuori di me stesso, e guardarmi con sguardo veritiero, cio\u00e8 con sguardo realmente oggettivo? \u00c8 evidente che questa forza non me la posso dare da solo; e Nietzsche, che sosteneva esattamente questo, in realt\u00e0 stava indulgendo a un sofisma, del tutto simile a quello del Barone di M\u00fcnchhausen allorch\u00e9, sprofondato nella palude con tutto il cavallo, se ne trasse fuori afferrandosi e tirandosi in su per i capelli. Solo da Dio mi pu\u00f2 venire questa forza, che si chiama Grazia; ma, per poterla ricevere, devo essere disposto ad accoglierla, e, pertanto, devo riconoscermi debole e privo di quel che mi occorre. Il segreto della fede \u00e8 tutto qui: essa resiste agli orgogliosi e ai superbi, proprio come ha detto Ges\u00f9, mentre Dio la dona ai semplici e agli umili di cuore. Lui solo, infatti, ci vede come siamo realmente, sino in fondo; Lui solo ci conosce in maniera veritiera, perch\u00e9 siamo opera Sua. Di nostro, possiamo metterci solo la possibilit\u00e0 di dire <em>no<\/em> a Lui, e quindi alla verit\u00e0. Ma se ci facciamo umili e diciamo <em>s\u00ec<\/em>, abbandonandoci a Lui, allora noi saremo, anzi, noi resteremo uniti alla Verit\u00e0, dalla quale abbiamo avuto origine, cos\u00ec come ha avuto origine tutto ci\u00f2 che esiste. In fondo, la cosa \u00e8 abbastanza semplice: siamo noi stessi, con i nostri vani ragionamenti, con i nostri sofismi e con le nostre fumisterie, che abbiamo reso tutto cos\u00ec terribilmente complicato. Essere in Dio, vuol dire essere nella verit\u00e0: e chi \u00e8 nella verit\u00e0, non s&#8217;inganna e non costruisce nel vuoto. Non ha bisogno di fare il buffone, di mettersi il cappello con i sonagli e di costruire strade che non portano da nessuna parte. La sua vita acquista una profonda seriet\u00e0, perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 una cosa seria; acquista un valore e una direzione, perch\u00e9 fuori dalla verit\u00e0 non ci sono valori di sorta, n\u00e9 mete da raggiungere, ma solo emozioni fuggevoli, ed un vagabondare capriccioso e insensato. Questo vagabondare, \u00e8, in termini cristiani, il peccato: un oziare lontano da Dio, un voltargli le spalle.<\/p>\n<p>Ha scritto padre Livio Fanzaga (in: <em>La confessione. Dove il cuore trova pace<\/em>, Milano, Sugarco, 2008, p. 71): <em>Che cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0? Nel nostro caso \u00e8 vedere noi stessi come Dio ci vede. Infatti noi siamo nella realt\u00e0 non come noi pensiamo di essere, ma come Dio ci guarda e ci giudica. Quando siamo immersi nelle tenebre del peccato non vediamo la nostra vita cos\u00ec com&#8217;\u00e8. Siamo ciechi e non ci rendiamo conto della nostra miseria e del pericolo che incombe sulla nostra esistenza mentre siamo lontani da Dio e chiusi alla sua grazia.<\/em> Che altro \u00e8 il peccato, se non essere al buio, lontani dalla verit\u00e0? E che altro \u00e8 la verit\u00e0, se non tornare a Dio, ove la sete si placa e il cuore trova la pace?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 caratterizzanti della civilt\u00e0 moderna \u00e8 il suo atteggiamento nei confronti della verit\u00e0: che \u00e8 passato, nel corso del tempo, da un senso<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[263],"class_list":["post-29471","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29471","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29471"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29471\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29471"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29471"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29471"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}