{"id":29468,"date":"2009-05-03T07:59:00","date_gmt":"2009-05-03T07:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/03\/la-verita-cui-tendiamo-non-e-un-dato-razionale-ma-una-pace-vivente-ove-lanima-si-ritrova\/"},"modified":"2009-05-03T07:59:00","modified_gmt":"2009-05-03T07:59:00","slug":"la-verita-cui-tendiamo-non-e-un-dato-razionale-ma-una-pace-vivente-ove-lanima-si-ritrova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/03\/la-verita-cui-tendiamo-non-e-un-dato-razionale-ma-una-pace-vivente-ove-lanima-si-ritrova\/","title":{"rendered":"La verit\u00e0 cui tendiamo non \u00e8 un dato razionale, ma una \u00abpace vivente\u00bb ove l&#8217;anima si ritrova"},"content":{"rendered":"<p>\u00abChe cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0?\u00bb, domanda Ponzio Pilato a Ges\u00f9 Cristo; e non attende nemmeno la risposta, tanto \u00e8 sicuro che si tratti di un interrogativo privo di soluzione.<\/p>\n<p>Da allora, e da duemila anni, non abbiamo mai smesso di porci quella domanda, nel tentativo di superare lo scetticismo del procuratore romano; e, a partire dall&#8217;avvento della modernit\u00e0, si direbbe proprio che i nostri MA\u00ceTRES \u00c0 PENSER siano giunti a una conclusione di cui paiono particolarmente soddisfatti, a dispetto del nichilismo avanzante, giorno dopo giorno, a ondate limacciose e tipico della societ\u00e0 post-moderna. La verit\u00e0, essi dicono, \u00e8 una sola ed unica cosa con la VALIDIT\u00c0 SCIENTIFICA: quello che la scienza convalida, \u00e8 vero; dunque (esempio clamoroso di falso sillogismo), anche tutto ci\u00f2 che \u00e8 vero, deve essere scientificamente valido.<\/p>\n<p>Il guaio \u00e8 che la scienza moderna, affermatasi con il paradigma galileiano e cartesiano, \u00e8 &#8211; essenzialmente &#8211; una scienza QUANTITATIVA e DESCRITTIVA: nulla ha da dirci intorno all&#8217;essenza delle cose (il \u00ab\u00abnoumeno\u00bb di Kant), ma solo intorno a quei fenomeni che sono misurabili, verificabili, riproducibili. Ebbene, la vita reale, la vita vera, non quella che i filosofi idealisti e i fanatici scientisti raffigurano in generale e in astratto, non \u00e8 niente affatto misurabile, verificabile, riproducibile, perch\u00e9 LA VITA VERA \u00c8 UN TUTT&#8217;UNO CON NOI CHE LA STIAMO VIVENDO, e non esiste alcuna distanza fra l&#8217;io che la osserva e l&#8217;io che la vive e che \u00e8 immerso in essa, parte di essa, fatto della sua stessa sostanza.<\/p>\n<p>La conseguenza di tutto questo \u00e8 che la scienza moderna non ha nulla da dirci sulla verit\u00e0 della nostra vita; e che la maggior parte della filosofia moderna, ridottasi ad ancella della scienza, non si trova in condizioni migliori. Dunque, l&#8217;uomo moderno &#8211; e, a maggior ragione, l&#8217;uomo postmoderno &#8211; versa in uno stato di analfabetismo totale, proprio riguardo a ci\u00f2 che sopra ogni altra cosa lo riguarda e lo dovrebbe interessare: la verit\u00e0 di cui \u00e8 depositario e di cui, al tempo stesso, l&#8217;Essere lo ha fatto partecipe, in quanto collaboratore della creazione.<\/p>\n<p>Sembra un paradosso e perfino uno scherzo di dubbio gusto, ma le cose stanno proprio cos\u00ec: gli uomini moderno conoscono, grazie allo sviluppo del paradigma tecnoscientifico, una quantit\u00e0 sterminata di nozioni, ma continuano ad ignorare la cosa essenziale, cui Socrate invitava i suoi contemporanei duemilaquattrocento anni fa: la verit\u00e0 che giace in fondo ad essi, che \u00e8 tutt&#8217;uno con essi, che rende significativa e oltremodo preziosa la loro vita.<\/p>\n<p>Che cosa siamo noi, che cosa saremmo noi infatti &#8211; spogliati della verit\u00e0 che ci fa uomini, spogliati della verit\u00e0 che pervade il nostro essere e che costituisce il nostro destino e la nostra ultima, ineludibile meta? L&#8217;uomo senza la verit\u00e0 \u00e8 meno di nulla: una promessa mancata, un tralcio senza grappoli, una spiga senza frutti, un rivo senz&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Eppure, obietta una legione di pensatori post-moderni, sostenitori del \u00abpensiero debole\u00bb e delle sue flebili acquisizioni, la verit\u00e0 non \u00e8 alla nostra portata, non \u00e8 cibo per i nostri palati; non possediamo penne per volare cos\u00ec in alto (parafrasando Dante). Addirittura, aspirare al perseguimento della verit\u00e0 sarebbe &#8211; a sentire costoro &#8211; un atto di arroganza intellettuale, se non addirittura una manifestazione di imperialismo speculativo.<\/p>\n<p>\u00c8 abbastanza evidente che, nel sostenere simili tesi, essi giocano su una ambiguit\u00e0 di fondo, mescolando il concetto della verit\u00e0, cui l&#8217;uomo tende per sua natura e alla quale eternamente aspira, con intatta nostalgia, se vuol restare fedele alla sua propria natura; e il concetto di possesso della verit\u00e0, come se quest&#8217;ultima fosse qualche cosa di esteriore e di oggettivamente misurabile. Ma l&#8217;unica verit\u00e0 che si pu\u00f2 possedere \u00e8 la verit\u00e0 dell&#8217;anima: verit\u00e0 che si fa tutt&#8217;uno con la nostra vita interiore, con il nostro vero essere.<\/p>\n<p>In altre parole, la verit\u00e0 non \u00e8 un cosa, ma un come; non \u00e8 un oggetto, ma un soggetto; non \u00e8 un dato, ma uno stato dell&#8217;anima. La verit\u00e0 non \u00e8 altro da noi; non \u00e8 un evento a noi esterno; non \u00e8 una definizione o un enunciato: la verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>E poich\u00e9 noi siamo parte dell&#8217;Essere, siamo immersi nell&#8217;Essere, siamo un tutt&#8217;uno con l&#8217;Essere, allora ne consegue che noi siamo fatti della stessa sostanza della verit\u00e0 &#8211; anche se non lo sappiamo, o ce ne dimentichiamo cos\u00ec spesso.<\/p>\n<p>Commentando la concezione della verit\u00e0 del filosofo Gabriel Marcel, impropriamente definito esponente dell&#8217;esistenzialista cristiano, Enrico Piscione ha scritto (in: \u00abAntropologia e apologetica in Gabriel Marcel\u00bb, Reggio Emilia, Citt\u00e0 Armoniosa, 1980, pp. 27-30):<\/p>\n<p>\u00abUna corretta impostazione del problema antropologico non pu\u00f2 non tener conto del problema gnoseologico, quale, da Cartesio a Kant, e da questi fino ad oggi attraverso l&#8217;idealismo, \u00e8 stato formulato nella storia della filosofia moderna.<\/p>\n<p>Marcel ne ebbe lucida coscienza: nella misura in cui volle indagare non sull&#8217;uomo in generale, pura finzione inventata da un certo razionalismo, ma sui suoi fratelli e su se stesso, non pot\u00e9 non interrogarsi sul significato e sui limiti della conoscenza scientifico-matematica. Ci\u00f2 accade nei primi anni del nostro secolo proprio quando la filosofia francese, in tutte le sue correnti, da L\u00e9on Brunschvigc, nutrito da Spinoza e da Kant, ad un modernista come Eduard Le Roy, discepolo cattolico di H. Bergson, era orientata, come scrive il Prini, &quot;dalle coordinate massime del principio d&#8217;immanenza e del principio d&#8217;oggettivit\u00e0, cio\u00e8 dalla identificazione dell&#8217;essere con i contenuti dela coscienza e dalla riduzione del sapere ala formalit\u00e0 logico-matematica.<\/p>\n<p>Il principio di immanenza (come ci ricorda Marcel nel saggio &quot;Valore e immortalit\u00e0 di Homo viator&quot;) veniva presentato come una legge irrefutabile dello spirito, e perci\u00f2 della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Alla stessa stregua principio della oggettivit\u00e0 gnoseologica, dopo le ricerche dei pensatori della scuola di Marburgo, sembrava ormai un fatto assodato: la verit\u00e0 \u00e8 solo ci\u00f2 che \u00e8 riducibile alla coerenza del sapere matematico, e il pensiero, quando si esercita nella sua pienezza (si sosteneva da parte di questi neokantiani) ha il diritto e il dovere di astrarsi dalla concretezza della condizione umana e dalle dimensioni che le sono proprie, e che sono irriducibili ad ogni astratto sapere.<\/p>\n<p>Contro questo soffocante e cupo razionalismo (alle cui spalle stavano cartesio e Kant) Marcel, gi\u00e0 fra gli anni 1906-08, si sentiva di lottare tenacemente, probabilmente incoraggiato dal tentativoi anti-intellettualistico di Hneri Bergson, che proprio in quegli anni andava elaborando la sua filosofia dell&#8217;\u00c9LAN VITAL e dell&#8217;INTUITION.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 il Marcel del primo &quot;Giornale metafisico&quot; (1915-23), che avvertiva una strana calamitazione per la trascendenza, si rendeva conto lucidamente dei limiti di ogni sapere analitico. L&#8217;epistemologia, come gi\u00e0 si \u00e8 accennato, sostituisce alla verit\u00e0 classicamente intesa come &quot;adaequatio rei et intellectus&quot;, il criterio della verifica, che si esprime nella peretta coerenza del sistema con se stesso.<\/p>\n<p>La funesta dualit\u00e0, in cui cade una gnoseologia cos\u00ec concepita, consiste, da un lato, nella svalutazione che questa opera di tutto ci\u00f2 che non \u00e8 riducibile al sapere matematico e, dall&#8217;altro, nell&#8217;abbandonare alla psicologia e alla sociologia gli elementi residuali dell&#8217;uomo, che paiono al filosofo idealista essere refrattari alle norme costitutive di ogni verit\u00e0 L&#8217;epistemologia razionalista sostituisce (l&#8217;abbiamo gi\u00e0 detto) alla verit\u00e0 nel senso forte del termine, il criterio del valido.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Marcel si esprime nel suo primo manifesto metodologico, &quot;Esistenza e oggettivit\u00e0&quot; (1927): &quot;Il cogito ci introduce in un sistema di affermazioni di cui garantisce la validit\u00e0; esso si tiene nella soglia del valido, e soltanto identificando il valido e il reale,. Si pu\u00f2 parlare, come si \u00e8 fatto spesso senza prudenza, di un&#8217;immanenza del reale rispetto all&#8217;atto di pensare&quot;.<\/p>\n<p>Inoltre, le categorie del pensiero logico-matematico, che appaiono come una specie di immensa ed inflessibile contabilit\u00e0, non riescono, perch\u00e9 costituzionalmente sorde ad ogni &quot;esprit de finesse&quot;, ad aprirsi ai ritmi particolarissimi ed irripetibili dell&#8217;esistenza umana.. Marcel ribadisce con forza questa affermazione nel solco di una larga protesta anti-idealistica.<\/p>\n<p>L&#8217;esistenza, dunque, in ci\u00f2 che ha di pi\u00f9 profondo, sfugge all&#8217;ingenua pretesa di onnicomprensivit\u00e0, tipica dell&#8217;analitica logico-matematica, che ignora (e peraltro non saprebbe cogliere) le espressioni pi\u00f9 tipiche di una coscienza credente che si apre all&#8217;esperienza religiosa, attraverso l&#8217;esperienza della fede, della speranza e della comunione con gli altri.<\/p>\n<p>Fra l&#8217;idealismo (in qualsiasi formulazione esso venga proposto) e una filosofia che tenta di non ignorare il morso del reale, voi \u00e8 dunque un implacabile dissidio. Non possiamo ammettere &#8211; scrive Marcel &#8211; che l&#8217;idealismo coincida con la filosofia, che in esso si risolva l&#8217;intera attivit\u00e0 speculativa&quot;. Ci\u00f2 che rende l&#8217;idealismo una malattia improponibile \u00e8 proprio &quot;il divario sempre crescente che si manifesta tra un simile modo di pensare e l&#8217;intera esperienza umana nella sua vita palpitante e tragica&quot;.<\/p>\n<p>Constatato questo insuperabile divario fra l&#8217;idealismo e l&#8217;esistenza, l&#8217;istanza costruttiva del pensatore francese si attesta nella ricerca della verit\u00e0, che sia rispettosa della concretezza della condizione umana. Non si tratta, come egli lucidamente scrive, di contrapporre, alle verit\u00e0 particolari, una verit\u00e0 in generale, che poi inevitabilmente rischierebbe di apparire priva di contenuto.<\/p>\n<p>Marcel, facendo suo un termine proprio del pensiero religioso e della predicazione, preferisce parlare di spirito della verit\u00e0, che anche una sommaria analisi fenomenologica mostra con chiarezza essere irriducibile &quot;a ci\u00f2 che comunemente si chiama l&#8217;intelligenza o la ragione; se quest&#8217;ultima &#8211; incalza l&#8217;autore &#8211; possiede la funesta facolt\u00e0 di staccarsi totalmente dal reale.<\/p>\n<p>Proseguendo in questa analisi si intende facilmente come lo spirito di verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;atto mediante il quale si mette fine a quell&#8217;eterna e superba illusione umana che \u00e8 l&#8217;autocompiacimento. &quot;In relazione a questa illusione &#8211; scrive Marcel, con toni che non possono ricordarci le famose parole del capitolo XXIX del &quot;De Vera Religione&quot; di Agostino, &quot;lo spirito di verit\u00e0 si presenta come trascendente, e tuttavia, sembra che la sua funzione consista nel restituirmi a me stesso; alla sua luce scopro che, adulandomi, io tradivo me stesso&quot;.<\/p>\n<p>Marcel, insomma, riprende, con palpitante partecipazione personale, due grandi scoperte agostiniane: innanzitutto quella che lo Sciacca, felicemente, chiama L&#8217;INTERIORIT\u00c0 OGGETTIVA, ovvero il principio secondo cui &quot;veritas habitat in interiore homine&quot;; in secondo luogo la riaffermazione, fondamentale per un&#8217;autentica filosofia cristiana, che non \u00e8 possibile essere nella verit\u00e0, cio\u00e8 amare Dio, se non si \u00e8 capaci di superare il proprio egocentrismo, &quot;usque ad contemptum sui&quot;.<\/p>\n<p>Queste conclusioni teoretiche non fanno per nulla (e lo andremo riaffermando pi\u00f9 avanti) di Marcel un irrazionalista un fideista. La metodologia marceliana ha un suo intimo rigore, che non \u00e8 per\u00f2 quello della logica deduttiva e della verificazione scientifica: si tratta, bens\u00ec, di un rigore che si misura con la concretezza della vita, e nella quale la verit\u00e0 non \u00e8 mai un astratto principio, ma uno spirito.<\/p>\n<p>Solo adesso possiamo capire fino la definizione, brevissima ma pur densa di significato, che Marcel d\u00e0 della verit\u00e0: &quot;Lo spirito di verit\u00e0 va definito in relazione alla nostra condizione&quot;. La verit\u00e0, lungi dall&#8217;identificarsi col principio della validit\u00e0 scientifica, attende di essere incarnata dall&#8217;uomo vivente, che sia disposto, attraverso il faticoso itinerario di questo mondo, a conquistare quella PACE VIVENTE in cui si identifica la salvezza cristiana.\u00bb<\/p>\n<p>La verit\u00e0, dunque, per Gabriel Marcel, non \u00e8 un principio astratto, una parola morta inscritta in qualche misterioso Iperuranio; ma \u00e8 verit\u00e0 vivente e palpitante, il cui cuore batte all&#8217;unisono con il nostro, e fatta della sua stessa sostanza.<\/p>\n<p>LA VERIT\u00c0 \u00c8 VIVA: scoperta straordinaria, di fondamentale importanza per la nostra vita e per il suo intimo significato. Non la si pu\u00f2 circoscrivere all&#8217;interno di formule; non la si pu\u00f2 consegnare a una definizione o a una categoria; non \u00e8 cosa che si possa imbalsamare ed esporre in qualche museo del sapere, magari appiccandola a un espositore, come la farfalla dalle ali colorate che una mano insensibile ha trafitto con uno spillone e posto dietro una lastra di cristallo.<\/p>\n<p>In genere, arrivati a questo punto, l&#8217;obiezione dei \u00abrealisti\u00bb \u00e8 che la verit\u00e0 non pu\u00f2 essere una verit\u00e0-per-me, poich\u00e9, in tal caso, essa perderebbe il suo carattere di necessit\u00e0 e oggettivit\u00e0; che la verit\u00e0 DEVE essere superiore alla coscienza dei singoli individui, pena la sua retrocessione allo statuto di semplice \u00abd\u00f2xa\u00bb, opinione.<\/p>\n<p>Rispondiamo che la verit\u00e0 oggettiva, in quanto tale, \u00e8 al di fuori della nostra portata, almeno sul piano logico-razionale; ma che il concetto di verit\u00e0-per-me deve essere sgombrato da possibili equivoci: infatti, non si tratta di fabbricarsi ciascuno una propria versione della verit\u00e0 ad uso personale, quanto, piuttosto, di raggiungere quel grado di persuasione che, solo, rende una verit\u00e0 non solo probante, ma anche convincente.<\/p>\n<p>Cerchiamo di spiegarci meglio. Esiste un tipo di verit\u00e0 che schiaccia, ma non convince; che s&#8217;impone con la sua forza dimostrativa, con il suo rigore logico, ma non penetra nelle profondit\u00e0 dell&#8217;anima, perch\u00e9 l&#8217;anima non si risolve a darvi il suo assenso, ad aderirvi con tutta se stessa. Questo tipo di verit\u00e0 \u00e8 proprio delle verit\u00e0 parziali, delle verit\u00e0 dimostrative o descrittive; ossia delle verit\u00e0 che informano circa un determinato evento, o un determinato concetto (rispettivamente, le verit\u00e0 di fatto e le verit\u00e0 di principio).<\/p>\n<p>Ma la verit\u00e0 assoluta, la verit\u00e0 senza altra determinazione, trascende questo genere di verit\u00e0 parziali; le quali, per quanto legittime, e perfino utili, nei singoli ambiti della vita, non arrivano a coinvolgere l&#8217;intima essenza dell&#8217;anima, non giungono a \u00abimpegnare\u00bb la coscienza in maniera radicale e irrinunciabile.<\/p>\n<p>Il modo in cui la verit\u00e0 assoluta irrompe nella nostra coscienza ordinaria \u00e8 misterioso, ma non per questo lo si pu\u00f2 negare o mettere in dubbio. Vi sono verit\u00e0 che traspaiono all&#8217;anima con perfetta evidenza, anche se indimostrabili a filo di logica; ebbene, la verit\u00e0 totale si rivela alla stessa maniera, sfruttando sentieri dei quali il Logos razionale nulla conosce, dei quali &#8211; anzi &#8211; non sospetta neppure l&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Ma esistono, perch\u00e9 sappiamo che taluno \u00e8 giunto in vetta.<\/p>\n<p>Questo solo fatto taglia il nodo di ogni possibile obiezione. \u00c8 ridicolo sostenere che nessun sentiero porta alla vetta della montagna, dal momento che qualche ardimentoso \u00e8 giunto in cima: \u00e8 stato visto, \u00e8 stato ammirato da coloro che si trovavano in basso. Dunque, una via per salire deve esistere: il fatto che non vi sia un sentiero tracciato sulla carta topografica, non autorizza a negare che esso esista realmente e che, a determinate condizioni, sia percorribile.<\/p>\n<p>Forse sarebbero in molti a potercela fare; forse sarebbero tutti: ma, ovviamente, dovrebbero prima disfarsi di tutta la zavorra inutile che rende cos\u00ec incerto e faticoso il loro cammino. Poi, dovrebbero imparare a osservare meglio il terreno, a studiare con pi\u00f9 attenzione ogni minimo appiglio fornito dalla roccia; provando e riprovando, senza scoraggiarsi tanto facilmente.<\/p>\n<p>Non che sia questione di tecnica. Al contrario, \u00e8 essenzialmente questione di intuito, esattamente come nella creazione artistica. Un momento c&#8217;\u00e8 solo una parete perpendicolare di nuda roccia, senza il minimo appiglio per le mani o per i piedi; un momento dopo, il terreno rivela chiaramente la via da seguire, con la stessa sicurezza che se fosse tracciata da mani umane.<\/p>\n<p>\u00c8 questione d&#8217;illuminazione.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, le verit\u00e0 delle scienza e quelle della logica ci possono venire ripetute all&#8217;infinito, senza mai trovare il varco che le faccia divenire delle verit\u00e0-per-noi. Poi, di colpo, ecco che il muro si apre, e un soffio possente d&#8217;aria fresca irrompe nella stanza chiusa: l&#8217;anima ha visto la luce, come in un lampo, con la stessa sicurezza con cui l&#8217;alpinista tenace ha individuato il passaggio idoneo per aprirsi la via fino alla vetta.<\/p>\n<p>E quella verit\u00e0, che l&#8217;anima ha visto con chiarezza indubitabile, \u00e8 anche &#8211; come dice Marcel &#8211; il luogo della pace; il luogo, cio\u00e8, dove le contraddizioni si placano e gli assillanti interrogativi si distendono, cedendo il posto a una ritrovata armonia dell&#8217;anima con se stessa.<\/p>\n<p>L&#8217;anima, infatti, \u00e8 la verit\u00e0; per cui, quando la verit\u00e0 le si rivela, l&#8217;anima ritrova se stessa, rientra pienamente nella sua dimora.<\/p>\n<p>E l&#8217;Essere, dal quale proviene e al quale aspira a ritornare, si pone quale supremo garante della verit\u00e0 che l&#8217;anima ha cos\u00ec ritrovato, della sua bont\u00e0, della sua bellezza; si pone quale supremo garante della sua fedelt\u00e0 a se medesima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>../../../../u00abChe cos_25E2_2580_2599/u00e8 la verit/u00e0@_2Fu00bb, domanda Ponzio Pilato a Ges_2Fu00f9 Cristo; e non attende nemmeno la risposta, tanto _2Fu00e8 s0BC19F3D0D\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[173,232,263],"class_list":["post-29468","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-immanuel-kant","tag-renato-cartesio","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29468","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29468"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29468\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29468"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29468"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29468"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}