{"id":29465,"date":"2021-09-30T01:53:00","date_gmt":"2021-09-30T01:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/30\/veri-e-falsi-operai-nella-vigna-del-signore\/"},"modified":"2021-09-30T01:53:00","modified_gmt":"2021-09-30T01:53:00","slug":"veri-e-falsi-operai-nella-vigna-del-signore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/30\/veri-e-falsi-operai-nella-vigna-del-signore\/","title":{"rendered":"Veri e falsi operai nella vigna del Signore"},"content":{"rendered":"<p>Ogni cattolico \u00e8 chiamato dalla sua stessa vocazione ad essere un operaio nella vigna del Signore (cfr. <em>Gv<\/em> 15,1-8); e il sacerdote cattolico, il quale ha ricevuto una vocazione pi\u00f9 intensa e precisa, ed \u00e8 stato consacrato per tutta la vita, \u00e8 chiamato ad esserlo pi\u00f9 che mai, e a dare il buon esempio ai suoi fratelli, vale a dire alle pecorelle che gli sono state affidate nell&#8217;ambito della sua parrocchia e della sua diocesi, ma anche in qualsiasi altro luogo o circostanza possano presentarsi. Il sacerdote ha una funzione soprattutto: predicare il Vangelo, battezzare e insegnare le verit\u00e0 della fede, secondo il retto Magistero della Chiesa. Per questo Ges\u00f9 lo ha chiamato e non per altro; se poi \u00e8 un buon psicologo e sa ascoltare e consigliare la gente, bene; se \u00e8 una persona sensibile alla giustizia sociale e partecipa con simpatia alle giuste rivendicazioni dei suoi parrocchiani, benissimo; se possiede anche una spiccata sensibilit\u00e0 ecologica e soffre per la minaccia contro l&#8217;ambiente causata dallo sfruttamento selvaggio delle risorse del pianeta, bene anche questo. Nessuna di tali cose, per\u00f2, viene prima del Vangelo; e nessuna, per alcuna ragione, pu\u00f2 sostituirsi ad esso.<\/p>\n<p>Fatta questa premessa, ricordiamoci &#8212; perch\u00e9 nel clima odierno specialmente i giovani potrebbero non saperlo &#8212; com&#8217;erano i veri operai nella vigna del Signore, ad esempio quelli che appartenevano a congregazioni con sedi sparse in tutto il modo e che quindi viaggiavano dall&#8217;una all&#8217;altra, affrontando fatiche e pericoli. Prendiamo a titolo d&#8217;esempio la figura di don Paolo Albera (None, Torino, 6 giugno 1845-Torno, 29 ottobre 1921), il secondo successore di san Giovanni Bosco dopo Michele Rua alla guida dei Salesiani, i quali avevano creato missioni nei luoghi pi\u00f9 sperduti e selvaggi. Riportiamo alcuni episodi dei viaggi di don Albera alle missioni salesiane nel Nuovo Mondo, tratti dal libro di don Guido Favini: <em>Don Paolo Albera, \u00abLe petit Don Bosco\u00bb<\/em> (Torino, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, 1975, pp. 119-120; 128; 135-136; 137-138):<\/p>\n<p><em>Sul piroscafo &quot;Yorkshire&quot; poco pulito ma tanto robusto da sostenere una tremenda burrasca di tre giorni, prima dell&#8217;ingresso nello Stretto di Magellano. Il fatto pose in trepidazione i salesiani di Puntarenas in ansiosa attesa. I passeggeri che solevano far spesso quel tragitto dicevano di non aver mai visto una tempesta simile. Arrivarono con due giorni di ritardo, e le accoglienze furono pi\u00f9 che mai commoventi. Don Albera attribuiva carattere provvidenziale anche a quell&#8217;incidente perch\u00e9 aveva potuto grazie al coraggioso intervento di una cugina del santo salesiano Don Camillo Ortuzar, celebrare la S. Messa per passeggeri, la domenica di sessagesima [del 1900]. La chiesa di Puntarenas, l&#8217;unico edificio in pietra voluto da Mons. Fagnano dopo l&#8217;ultimo incendio di quella di legno, sorgeva gi\u00e0 bella come l&#8217;aveva architettata il salesiano Don Barnab\u00e9 e come l&#8217;avevano costruita valenti fratelli muratori. Quantunque non ancora consacrata, Don Albera volle celebrarvi la santa Messa a cui accorsero numerosi coloni inglesi, tedeschi, francesi, austriaci, italiani confusi con la scarsa popolazione cilena, di cui era parroco Don Borgatello. La sera del 14 febbraio proseguiva per l&#8217;isola Dawson su un piccolo vapore che ammassava passeggeri e bestiame e giungeva alla baia Harros dove era la missione S. Raffaele con otto ore di ritardo, grazie a quindici ore di un&#8217;altra spaventosa tempesta nel cuor della notte. Don Albera pianse di commozione all&#8217;affettuosa accoglienza degli Indi. La breve sosta pass\u00f2 in una sintonia di cuori ineffabile specialmente alla santa Messa durante la quale egli parl\u00f2 proprio col cuore intenerendosi al fervore della loro fede e dell&#8217;amore a Ges\u00f9 Sacramentato, trasparente mentre si accostavano all&#8217;Eucaristia. Dall&#8217;isola Dawson Don Albera pass\u00f2 all&#8217;isola Grande per raggiungere la missione della Candelara. Ma dovette di nuovo attraversare lo Stretto di Magellano e piegare a destra, dando il giro quasi a met\u00e0 dell&#8217;isola, donde in 27 ore riusc\u00ec a sbarcare sull&#8217;isola Grande. Ventisette ore d&#8217;inferno! \u00abFu la prima volta che il mare non ci lasci\u00f2 dire la Messa &#8212; scrisse il segretario &#8212; e, non contento, ci ha prostrati all&#8217;eccesso\u00bb (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La traversata della Cordigliera [partendo da Mendoza, nel nord-ovest dell&#8217;Argentina] fu dura per Don Albera, gi\u00e0 anziano di et\u00e0, malandato in salute, non avvezzo al cavallo. Ma ce la fece, grazie soprattutto alle attenzioni di Mons. Costamagna che la conosceva a palmo a palmo e l&#8217;aveva fatta perfino sfidando metri di neve tre mesi prima, aprendosi il passaggio a forza di braccia. Ne parlarono i giornali con grande ammirazione. Don Albera ebbe la pelle della faccia bruciata in parte dal gelo. Gran sollievo, quando giunsero a Los Andes, poter ospitarsi dal parroco, pulirsi e rifocillarsi e poi prendere il treno per Santiago del Cile. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Don Fusarini li accompagn\u00f2 poi per un buon tratto attraverso le foreste [dell&#8217;Ecuador], bellissime ma popolate di serpenti, per monti scoscesi, passando sull&#8217;orlo di orrendi precipizi, per guadi di fiumi profondi e di pantani che li inzuppavamo fino al ginocchio. Dovette per\u00f2 lasciarli presto per ritornare sulla sua via verso l&#8217;occidente. Pi\u00f9 di una volta, giungendo ai tambo (luoghi di sosta pei missionari) Don Albera lo si doveva toglier di peso da cavallo e deporre su una sedia o qualcosa di simile perch\u00e9 le gambe non lo reggevano. Dove l&#8217;indio di stanza era stato preavvisato vi trovavano un po&#8217; di acqua calda salata e al pi\u00f9 impoltigliata di farina di meliga, di patate o di yucca. Spesso l&#8217;unico piatto che trovavano era un po&#8217; di granturco, neppur sufficientemente salato. Era l&#8217;epoca delle piogge, quindi con disagi tali da dissuadere chiunque dal proseguire. Eppure dovettero proseguire sinch\u00e9 il cavallo, nella salita all&#8217;Auzay, non scivol\u00f2 sbalzando Don Albera di sella sulla roccia con un piede impigliato nella staffa. Per grazia di Dio, si ferm\u00f2, l&#8217;indio accorse a tenerlo fermo e Don Gusmano gli pot\u00e9 liberare il piede dalla staffa. Poteva essere un&#8217;avventura fatale! (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il percorso era anche pi\u00f9 ostacolato dagli alberi schiantati dal diluvio dei giorni precedenti. Impiegarono ugualmente tre giorni per tornare a Cuenca, ove si fermarono il puro necessario per ricambiare visite di dovere; quindi presero la direzione di Riobamba e vi giunsero in quindici giorni, valicando il terribile Azuay. La guida non seppe poi imbroccare la direzione verso la casa di un cooperatore e dovettero girare per precipizi spaventosi finch\u00e9 giunsero a una casa abbandonata dove passarono il resto della notte accovacciati su un assito, coprendosi con quanto avevano sul dorso dei cavalli, per cuscino le selle. Al far del giorno, la guida era sparita e dovettero cercarsi un altro indio nei dintorni che si adatt\u00f2 a malincuore, perch\u00e9 si dovevano affrontare tratti ancor pi\u00f9 pericolosi per lastre di pietra appena scheggiate, su cui i cavalli sdrucciolavano e si rialzavano a stento. La mula di Don Gusmano tent\u00f2 tre o quattro volte un&#8217;arrampicata con le ginocchia sanguinanti, finch\u00e9 scivol\u00f2 e il segretario fece appena in tempo a svincolarsi dalle staffe e lanciarsi a terra.<\/em><\/p>\n<p>Ora prendiamo un altro esempio e facciamo un salto in avanti fino ai nostri giorni. In Amazzonia c&#8217;\u00e8 un sacerdote di origini austriache ma naturalizzato brasiliano, Erwin Kr\u00e4utler, classe 1939, il quale \u00e8 stato nominato vescovo di Xingu da Giovanni Paolo II, e lo \u00e8 rimasto per sette lustri, dal 1981 (dal 1980 come coadiutore) al 2015, quando ha chiesto di essere sollevato dall&#8217;incarico per raggiunti limiti di et\u00e0 (75 anni). \u00c8 giunto nel bacino del Xingu nel 1965 e dunque vive fra gli indigeni da cinquantasei anni. In tutto questo tempo \u00e8 sempre stato all&#8217;avanguardia nelle lotte a favore degli indios e dei lavoratori agricoli pi\u00f9 poveri, per la difesa dell&#8217;ambiente, e contro lo sfruttamento sessuale dei piccoli indigeni; lotte che gli sono valse alcune minacce di morte da parte dei proprietari terrieri e degli speculatori finanziari, e il coinvolgimento in un sospetto incidente automobilistico che avrebbe potuto costagli la vita. Tutto questo gli fa onore e merita il nostro profondo rispetto. Se per\u00f2 si passa dall&#8217;ambito delle lotte sociali ed ecologiste a quello pastorale, si resta sconcertati da quel che ha fatto, o meglio che non ha mai fatto, secondo le sue stesse affermazioni. Non ha mai cercati di convertire nessuno; non ha mai battezzato un solo indigeno in quarant&#8217;anni di attivit\u00e0 &quot;missionaria&quot;. Ci si domanda se la parola <em>missionario<\/em> abbia cambiato significato nel corso di una notte, senza che noi ne venissimo informati da chi di dovere. Che significa essere missionario? La Chiesa cattolica deve essere missionaria, oppure \u00e8 arrivato un contrordine e adesso la parola <em>convertire<\/em> e la parola <em>battezzare<\/em> hanno acquistato un&#8217;accezione negativa, indicando qualcosa di anacronistico, da evitarsi assolutamente? Eppure Ges\u00f9 Cristo ha detto chiaramente &#8212; Ges\u00f9 Cristo, non un Papa, o un dottore della Chiesa, o un teologo (<em>Mc<\/em> 16,15-16): <em>Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi creder\u00e0 e sar\u00e0 battezzato sar\u00e0 salvo, ma chi non creder\u00e0 sar\u00e0 condannato.<\/em> A noi, almeno, sembra piuttosto chiaro; per qualcun altro non lo \u00e8? O meglio, non lo \u00e8 pi\u00f9? Perch\u00e9 la Chiesa ha sempre fatto questo: predicare il Vangelo a ogni creatura e battezzare per la salvezza eterna. Questa \u00e8 la sua ragion d&#8217;essere: per questo \u00e8 stata fondata da Ges\u00f9 stesso, per questo esiste, per questo migliaia di martiri hanno dato la loro testimonianza di sangue, nel corso di duemila anni. Ma adesso arriva il vescovo Kr\u00e4utler e viene a dirci che \u00e8 sbagliato, che la Chiesa non deve predicare il Vangelo, n\u00e9 battezzare. Chi sta sbagliando, chi s&#8217;inganna: Ges\u00f9 Cristo o Erwin Kr\u00e4utler? Se poi si viene a sapere che quest&#8217;ultimo \u00e8 stato personaggio di spicco nel recente, famigerato sinodo dell&#8217;Amazzonia (quello che ha coinciso con l&#8217;intronizzazione della Pachamama in Vaticano); che \u00e8 stato ricevuto personalmente e complimentato dal signor Bergoglio; che ha contribuito in prima persona alla redazione della enciclica <em>Laudato si&#8217;<\/em>, scrivendone un intero capitolo, il primo, dedicato alla difesa dell&#8217;ambiente, il quadro si fa ancora pi\u00f9 chiaro.<\/p>\n<p>Questo signore che dice di essere un missionario, ma non ha mai fatto il missionario; che dice di essere un vescovo, ma non ha mai convertito n\u00e9 battezzato una sola anima; che dice di essere un sacerdote di Santa Romana Chiesa, ma non ha mai predicato il Vangelo allo scopo di confermare nella fede, \u00e8 stato lui stesso a convertirsi ad altri idoli: all&#8217;ambiente, al clima, alla foresta, agli indigeni e ai loro culti, stregoni e sacrifici compresi (perch\u00e9 la Pachamama, per chi non lo sapesse, si nutriva di sacrifici umani e, anche se il suo culto proviene dalle Ande e non dall&#8217;Amazzonia, \u00e8 divenuta il simbolo di questo indigenismo estremo pseudo cattolico). \u00c8 lui che si \u00e8 fatto convertire da quelli che avrebbe dovuto convertire: si \u00e8 talmente innamorato di loro e del loro sistema di vita, da scordarsi la ragione per cui, giovane prete, ha lasciato il suo Paese e l&#8217;Europa ed \u00e8 venuto a vivere nel cuore della foresta sudamericana. \u00c8 rimasto abbagliato, affascinato da quel luogo, da quella gente: e va bene, questo pu\u00f2 accadere; ma si \u00e8 scordato chi \u00e8, e cosa deve essere un sacerdote cattolico. Un sacerdote cattolico non \u00e8 un etnologo o un antropologo; non \u00e8 un sindacalista o un agitatore politico: la sua funzione non \u00e8 quella di sostenere le lotte sociali e ambientali, anche se pu\u00f2 legittimamente condividerle e simpatizzare per esse; la sua ragion d&#8217;essere \u00e8 la salute eterna delle anime, il che per un cattolico significa la piena e integrale adesione del Vangelo di Ges\u00f9 Cristo. Piena e integrale adesione vuol dire che non si pu\u00f2 credere al Vangelo <em>ma anche<\/em> alla Pachamama; non si pu\u00f2 crede ai Novissimi, al Paradiso e all&#8217;Inferno cristiani, ma anche alle pseudo religioni indigene basate sul culto degli spiriti e delle forze della natura. Questo lo fanno gli stregoni; ma un sacerdote cattolico, un vescovo cattolico, non hanno niente a che fare con gli stregoni. Non credono all&#8217;acqua e al vento e al fuoco e alle stelle e alla madre terra, ma solo e unicamente a Dio, Padre Onnipotente, purissimo spirito (e non il cosmo in divenire, come per l&#8217;eretico Teilhard de Chardin), che si \u00e8 incarnato in Ges\u00f9 Cristo e che poi ha mandato il Consolatore fra gli uomini, lo Spirito Santo, che agisce incessantemente nelle anime e nell&#8217;intero corso della storia universale. In queste cose crede un qualsiasi cattolico, e non in altre. Non si pu\u00f2 credere al Vangelo di Ges\u00f9 Cristo, ma anche alle idolatrie indigene: le quali, con tutto rispetto, hanno a che fare col Vangelo non pi\u00f9 di quanto i sassi del torrente o la sabbia del fiume abbiano a che fare con l&#8217;oro purissimo. Se poi si vene a sapere che Erwin Kr\u00e4utler, il vescovo che si vanta di non aver mai battezzato un solo indigeno, ha ricevuto una quantit\u00e0 di premi, onorificenze e perfino lauree <em>honoris causa<\/em> da tutta una serie d&#8217;istituzioni laiche e laiciste, come il Right Livelihood Award, per i suoi meriti nella lotta per i diritti umani e per la tutela dei valori ambientali, il quadro diventa ancor pi\u00f9 chiaro. Come Bergoglio, questo signore \u00e8 molto amato dai poteri oligarchici, dietro i quali agiscono tali istituzioni: le stesse che mentre versano una lacrimuccia per la sorte della foresta pluviale, scatenano una pandemia per instaurare il Nuovo Ordine Mondiale; e mentre fingono di preoccuparsi per il destino di alcune migliaia d&#8217;indigeni amazzonici, progettano l&#8217;asservimento e lo sterminio di centinaia di milioni di esseri umani in tutto il pianeta.<\/p>\n<p>No, cos\u00ec non va. Questi non sono operai della vigna santa. E se non sono da Dio, da chi sono allora?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni cattolico \u00e8 chiamato dalla sua stessa vocazione ad essere un operaio nella vigna del Signore (cfr. 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