{"id":29456,"date":"2018-11-05T11:57:00","date_gmt":"2018-11-05T11:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/05\/veniamo-al-sodo\/"},"modified":"2018-11-05T11:57:00","modified_gmt":"2018-11-05T11:57:00","slug":"veniamo-al-sodo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/05\/veniamo-al-sodo\/","title":{"rendered":"Veniamo al sodo"},"content":{"rendered":"<p>Da giovani si \u00e8 impazienti perch\u00e9 non si sa quasi nulla della vita, e quel poco che si crede di sapere \u00e8 sbagliato: come bambini viziati, si vuole tutto e subito. Da vecchi si diventa impazienti perch\u00e9 si \u00e8 capito che il tempo \u00e8 prezioso: non nel senso volgare che il tempo \u00e8 denaro e quindi bisogna far tante cose, ma nel senso che il tempo sprecato non torner\u00e0 indietro, e la nostra vita \u00e8 fatta di tempo. Tempo che ci \u00e8 dato per capire e per fare, non per cincischiarci o per declamare belle formule. Sono perci\u00f2 due specie completamente diverse d&#8217;impazienza, quasi due sentimenti diversi. Il giovane \u00e8 impaziente perch\u00e9 \u00e8 ancora immaturo, il vecchio \u00e8 impaziente perch\u00e9 si sta avvicinando al traguardo e sa che non ha ancora capito, n\u00e9 messo in pratica, l&#8217;essenziale. Capire e mettere in pratica sono due facce della stessa medaglia, ma questo il giovane non lo sa: crede che capire sia la chiave di tutto, e che basti aver capito per risolvere qualsiasi problema. Il &#8217;68 \u00e8 stato il trionfo dei giovani, la loro vacanza, la loro festa: parlavano, parlavano, non la finivano pi\u00f9 di dissertare, credevano di aver capito tutto, e non concludevano nulla. Logico: per concludere, bisogna sapere quel che si vuole; ma loro non lo sapevano. Sapevamo solo, figli di una generazione bruciata, quello che non volevano. Non volevano essere giudicati (Caterina Caselli); non volevano sentirsi dire di no dai genitori (Moravia, Dacia Maraini e gli psicanalisti); non volevano rispettare le regole borghesi (Marx, Lenin, ecc.); non volevano essere guastati dalla societ\u00e0 brutta e cattiva (Rousseau); non volevano riconoscere un Dio che sta Lui al centro (svolta antropologica della teologia); non volevano lavorare (<em>hippies<\/em>); non volevano essere interrogati dai professori (sei politico) e tanto meno essere bocciati (don Milani); non volevano i manicomi, n\u00e9 ammettere che esiste la malattia mentale (Foucault, Basaglia e, qualche anno dopo, <em>Qualcuno vol\u00f2 sul nido del cuculo<\/em>); non volevano religione, stato, famiglia (<em>Imagine<\/em> di John Lennon); non volevano e basta (Montale). I loro maestri erano Caterina Caselli, Alberto Moravia (anche se poi lo fischiavano), la Maraini, Freud, Marx, Lenin, Che Guevara, Karl Rahner, Jack Kerouac e Bob Dylan, don Milani, Foucault, Basaglia, John Lennon e i <em>Beatles<\/em> (e, tramite loro, Aleister Crowley col suo <em>Fa&#8217; ci\u00f2 che vuoi<\/em>), Sartre e gli esistenzialisti e tutti i poeti tristi e piagnoni, purch\u00e9 di sinistra (Ezra Pound?, un fascista: che altro?). Insomma, la sagra del velleitarismo, il carnevale dell&#8217;inconcludenza e il trionfo della chiacchiera pi\u00f9 sfrenata. Raccoglieva pi\u00f9 applausi chi le sparava pi\u00f9 grosse; e ciascuno faceva a gomitate per superare gli altri. A sinistra, si capisce.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra differenza fra l&#8217;impazienza dei giovani e quella dei vecchi \u00e8 che la prima non ha un oggetto determinato, o, se lo ha, viene presto a noia e viene rimpiazzato da un altro, perch\u00e9 l&#8217;importante non \u00e8 il cosa, ma l&#8217;atto in se stesso, naturalmente l&#8217;atto del rifiuto: il rifiuto dei padri, della tradizione, ecc.; perch\u00e9 l&#8217;atto in positivo richiede che si sappia quel che si vuole, e i giovani raramente lo sanno. Invece quella dei vecchi \u00e8 dovuta al fastidio di vedere dilungarsi il raggiungimento della meta: che per loro \u00e8 un oggetto ben definito, raggiungibile, e che sta a noi raggiungere. L&#8217;impazienza dei giovani nasce dalla noia, dal bisogno di fare qualcosa, qualsiasi cosa, magari il contrario di quel che si faceva e si diceva ieri; quella dei vecchi nasce dalla paura di non riuscire a fare quel che si deve, a raggiungere la meta che comincia a mostrarsi. Stiamo parlando, sia chiaro, dei giovani moderni, che sono una categoria particolare dell&#8217;uomo moderno: una categoria nella quale appaiono con pi\u00f9 evidenza i tratti costitutivi della modernit\u00e0 e specialmente gli sfregi e le devastazioni che il modo di vivere moderno ha recato alla struttura antropologica. Il parlare a vanvera dei giovani d\u00e0 fastidio ai vecchi, perch\u00e9 quel parlare serve solo a mascherare l&#8217;assenza di idee, il disimpegno sostanziale mascherato da impegno politico, sociale, ecc.; il loro agitarsi li fa sorridere o li rattrista, perch\u00e9 somiglia a un marciare sul posto, a un camminare in circolo. Non c&#8217;\u00e8 progresso, in compenso c&#8217;\u00e8 un grande, debordante narcisismo: la malattia dell&#8217;io che sovrasta ogni cosa, che blocca ogni evoluzione.<\/p>\n<p>Quando si arriva a una certa et\u00e0, diciamo verso i sessanta, si comincia finalmente a pensare in modo concreto. Alcuni lo fanno gi\u00e0 prima, ma sono pochi; di solito si diventa concreti all&#8217;et\u00e0 in cui si potrebbe diventare nonni. E questo \u00e8 particolarmente vero nella societ\u00e0 moderna, che, essendo improntata ad una pseudo pedagogia buonista e permissiva, tende a ritardare oltre misura l&#8217;assunzione di responsabilit\u00e0 da parte degli individui. In pratica, oggi si comincia a sviluppare significativamente la propria maturit\u00e0 dopo i trent&#8217;anni, o magari anche pi\u00f9 tardi, intorno ai quaranta; fino a due generazioni fa, ci\u00f2 accadeva intorno ai venti. E parliamo di responsabilit\u00e0 in modo generico, ma estremamente concreto: saper stare al mondo; sapersela sbrogliare da soli; non scaricare sugli altri la colpa dei propri insuccessi; e, soprattutto, la cosa pi\u00f9 importante di tutte: imparare dai propri errori, dalle proprie disattenzioni, dai propri peccati. Oggi la regola \u00e8 quella della totale impermeabilit\u00e0 alle esperienze significative, specialmente se di segno negativo: vengono vissute come fatalit\u00e0, come eventi imponderabili, scorrono via e non insegnano nulla. Non insegnano la prudenza, n\u00e9 la saggezza, n\u00e9 il senso della misura. Non insegnano a essere realistici, a non fare il passo pi\u00f9 lungo della gamba, a non tentare il destino, a non scherzare con la sorte. Colui che ha fatto un incidente con l&#8217;automobile perch\u00e9 guidava in stato di ebbrezza, non smette di bere e non smette di mettersi al volante in condizioni precarie: tanto, le sanzioni sono talmente lievi&#8230; E colui che \u00e8 stato salvato mentre stava per annegare, non impara a prendere certe precauzioni quando si tuffa, a evitare di farlo dopo aver mangiato, o quando il mare \u00e8 mosso, o quando \u00e8 troppo freddo, ecc.; e colui che si \u00e8 rotto una gamba, o l&#8217;ha rotta qualcun altro, perch\u00e9 faceva lo spiritoso a sciare fuori pista, non desiste dalla sua cattiva abitudine e rinnova le proprie prodezze ogni volta che ne ha l&#8217;occasione. Ciascuno tira la corda del destino, ciascuno si espone a situazioni di rischio che potrebbe evitare. Il fumatore cronico che ha l&#8217;enfisema polmonare non smette di fumare, e il diabetico non smette di mangiare dolci, e il cardiopatico non smette di imitare i giovanotti nel fare sforzi fisici o nel fare all&#8217;amore. La gente non impara pi\u00f9 niente, sia perch\u00e9 \u00e8 troppo concentrata sul telefonino, sul computer, sulla televisione, e praticamente vive in un altrove virtuale, dove non contano le condizioni concrete del <em>qui e ora<\/em>; sia perch\u00e9 trova sempre il paracadute aperto, il pap\u00e0 o la mamma o la maestra o il prete o l&#8217;amico o l&#8217;assistente sociale o il poliziotto o il magistrato, che lo tolgono dai guai nei quali s&#8217;\u00e8 cacciato per sua colpa e imbecillit\u00e0. I genitori avevano sconsigliato la loro figlia dal fidanzarsi con quel ragazzo violento, che gi\u00e0 un paio di volte le aveva fatto un occhio nero; ma lei niente: ha voluto andarci a vivere insieme, e un bel giorno chiama disperata i carabinieri perch\u00e9 lui vuole ammazzarla di botte. E magari non fa in tempo a chiamarli, perch\u00e9 lui l&#8217;ammazza per davvero. \u00c8 stata una disgrazia? Niente affatto: \u00e8 stata una tragedia annunciata e, in un certo senso, voluta. Pi\u00f9 un suicidio che una disgrazia. Oppure i genitori avevano sconsigliato a quell&#8217;altra di sposare un islamico proveniente da una famiglia molto rigida, ma lei niente: poi, per\u00f2, si accorge di essere in prigione, deve portare il velo, non pu\u00f2 uscire, n\u00e9 vedere le amiche, deve solo tacere e obbedire, e un giorno scopre che i bambini, andati col pap\u00e0 a trovare i nonni nel Pakistan, non tornano pi\u00f9 a casa, perch\u00e9 lui ha deciso cos\u00ec. Allora viene mobilitata la stampa, la magistratura, l&#8217;ambasciata e il ministero degli Esteri, forse anche le Nazioni Unite; allora bisogna che il mondo intero si faccia carico del suo problema. Ma il suo problema, quella ragazza, se l&#8217;\u00e8 cercato e se l&#8217;\u00e8 voluto: era stata messa in guardia, ma ha disprezzato i consigli. Perch\u00e9? Perch\u00e9 la gente non impara pi\u00f9 nulla, crede di sapere gi\u00e0 tutto, di non aver bisogno di niente e di nessuno. La gente vuol fare da sola, rivendica la propria libert\u00e0, il proprio diritto all&#8217;autonomia. Benissimo. Poi, per\u00f2, se le cose si mettono male, ben pochi hanno la dignit\u00e0 di sbrigarsela da soli, con le loro forze: vorrebbero che tutti quanti gli altri si facessero carico del loro problema. Colui che si \u00e8 costruito la casa abusiva a pochi metri dalla sponda del fiume, se viene l&#8217;alluvione e si porta via la casa, e magari anche la sua famiglia, poi pretende che lo Stato o aiuti, che la regione lo aiuti, che il Comune lo aiuti; \u00e8 pronto a fare causa in tribunale, vorrebbe denunciare questo e quest&#8217;altro. Paradossale: li denuncia perch\u00e9 gli hanno lasciato costruire la casa abusiva, perch\u00e9 non gliel&#8217;hanno buttata gi\u00f9 con le ruspe. E se non riesce a ottenere &quot;giustizia&quot;, cio\u00e8 un congruo risarcimento che lo sistemi per tutta la vita, \u00e8 pronto ad andare alla televisione, a spiegare a milioni di telespettatori come e perch\u00e9 gli \u00e8 stato fatto un torto gravissimo, ha subito un&#8217;ingiustizia imperdonabile. E via di questo passo.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 deriva dal fatto che la societ\u00e0 moderna insegna e imbottisce la testa della gente coi diritti, ma non parla quasi mai dei doveri, e pochissimo delle responsabilit\u00e0. \u00c8 sempre il <em>proibito proibire<\/em> di sessantottesca memoria che imperversa, e continua a fare disastri: disastri ai quali devono cercar di rimediare, per una vera e propria nemesi, quei genitori, oggi settantenni, che allora, ragazzi di venti, gridavano per le strade e nelle aule universitarie. Comunque, la conseguenza pi\u00f9 grave di tutta questa situazione \u00e8 lo scollamento dalla realt\u00e0, la pretesa di risolvere i problemi della vita a forza di parole, di slogan, di formule, di citazioni, di petizioni di principio. Abbiamo creato una sotto cultura parolaia dove la gente, soddisfatta delle parole, smette di rimboccarsi le maniche per affrontare, e possibilmente risolvere, i problemi veri. La gente ha troppe parole in testa, ha troppe idee astratte, troppe velleit\u00e0 ideologiche. Crede che l&#8217;uomo sia fondamentalmente buono e vorrebbe abolire il carcere, la pena di morte, le forze armate e la guerra. Cos\u00ec, d&#8217;ufficio. Ma chi ha raggiunto una certa et\u00e0, si rende conto che questo atteggiamento \u00e8 sterile e anche intellettualmente disonesto, perch\u00e9, in ultima analisi, scarica sempre l&#8217;essenza della questione su qualcun altro. L&#8217;essenza della questione \u00e8 capire quel che si deve fare nella vita, come la si deve vivere, a quali valori e principi bisogna ispirarsi. Tutte le vuote chiacchiere sul pluralismo, sul relativismo, sullo scetticismo, sono solo servite a ritardare la maturazione della societ\u00e0, come l&#8217;iper-protezione dei genitori serve solo a ritardare la maturazione dei figli. A una generazione di adulti-bambini corrisponde una societ\u00e0 bambina, o bambinesca, dove nessuno si prende le sue responsabilit\u00e0, perch\u00e9 nessuno osa dare torto ai postulati edonisti e iper-individualisti sui quali si regge il nostro stile di vita. Non abbiamo pi\u00f9 il coraggio di guardarci allo specchio e riconoscere che gran parte delle nostre disgrazie ce le siamo tirate addosso. Il destino non c&#8217;entra niente: dipende sempre dall&#8217;uomo il modo in cui decide di affrontare i problemi che si presentano. Da quelle scelte scaturiscono diversi effetti: che certe cose siano inevitabili non lo si pu\u00f2 dire, se non dopo essersi impegnati al massimo per farle andare cos\u00ec come dovrebbero andare, secondo ragione e secondo giustizia. Non si pu\u00f2 bluffare con la vita, n\u00e9 si pu\u00f2 raccogliere pi\u00f9 di quel che si \u00e8 seminato. Se si \u00e8 dato venti, non si pu\u00f2 ricevere cento: questa \u00e8 la legge della vita, e non fa sconti a nessuno. Se pare che li faccia, prima o poi arriver\u00e0 il conto da pagare, e sar\u00e0 salatissimo, perch\u00e9 ci saranno dentro tutti gli arretrati, fino all&#8217;ultimo centesimo. Fra parentesi, questa \u00e8 la ragione per cui il sistema economico che abbiamo costruito, basato sullo strapotere della finanza, \u00e8 un sistema assurdo, malato, che ci porter\u00e0 fatalmente al disastro: perch\u00e9 la speculazione si basa appunto sulla pretesa di guadagnare molto, ma molto pi\u00f9 di ci\u00f2 che si \u00e8 investito.<\/p>\n<p>In buona sostanza, il compito che la vita ci assegna \u00e8 quello di realizzare le nostre potenzialit\u00e0 superiori, cio\u00e8 di realizzare il meglio di cui \u00e8 suscettibile un essere umano in quanto tale, ossia dotato di ragione, volont\u00e0 e sentimenti, non in quanto membro della famiglia animale. E per realizzarlo, bisogna cercare instancabilmente la verit\u00e0 e bisogna cercarla in maniera onesta, umile, paziente e tenace. Se si pretende di saper gi\u00e0 tutto, non s&#8217;impara mai nulla. Se non s&#8217;impara mai dai propri errori, si \u00e8 condannati a ripeterli, restando fermi sempre allo stesso punto. Se non ci si prende le proprie responsabilit\u00e0, si rimane degli eterni bambocci. E se si predica il relativismo, non ci si deve poi meravigliare d&#8217;incontrare qualcuno che ci calpesta, che ci sfrutta, che si sevizia: perch\u00e9 il relativismo insegna che tutte le verit\u00e0 si equivalgono, e allora perch\u00e9 la verit\u00e0 del prepotente o del sadico dovrebbero valere meno di quella di chiunque altro? Se nostro figlio di otto anni viene brutalizzato da un orco, con quali argomenti sosterremo che la verit\u00e0 del mostro, sfogare i suoi istinti perversi sulla prima creatura che gli capita a tiro, non ha diritto di cittadinanza? Quanta ipocrisia, quale chilometrica coda di paglia nasconde la cultura progressista, che parla sempre e solo dei diritti di questo e di quello, ma si rifiuta di stabilire i corrispettivi doveri e di sanzionare con severit\u00e0 i trasgressori della civile convivenza. L&#8217;altro giorno, a Treviso, un sedicente profugo nigeriano \u00e8 stato beccato con un grosso quantitativo di droga: era lui a rifornire i piccoli spacciatori. Il magistrato non ha ritenuto di tenerlo in prigione neanche per una notte, e ha deciso che il denaro confiscato gli venisse restituito, perch\u00e9 non \u00e8 provato che quel denaro venisse dalle sue attivit\u00e0 illecite. Ecco: questa \u00e8 la cultura del permissivismo; questi sono i frutti del relativismo. Liberi tutti: che bello. E allora veniamo al sodo: la vita \u00e8 una cosa seria; basta ciance: \u00e8 tempo di essere adulti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da giovani si \u00e8 impazienti perch\u00e9 non si sa quasi nulla della vita, e quel poco che si crede di sapere \u00e8 sbagliato: come bambini viziati,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[185,250,269],"class_list":["post-29456","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-karl-marx","tag-sigmund-freud","tag-vladimir-ilyich-lenin"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29456","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29456"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29456\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29456"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29456"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29456"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}