{"id":29455,"date":"2011-08-11T09:17:00","date_gmt":"2011-08-11T09:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/08\/11\/non-vengono-da-noi-cercando-liberta-e-democrazia-ma-semplicemente-frigoriferi-pieni\/"},"modified":"2011-08-11T09:17:00","modified_gmt":"2011-08-11T09:17:00","slug":"non-vengono-da-noi-cercando-liberta-e-democrazia-ma-semplicemente-frigoriferi-pieni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/08\/11\/non-vengono-da-noi-cercando-liberta-e-democrazia-ma-semplicemente-frigoriferi-pieni\/","title":{"rendered":"Non vengono da noi cercando libert\u00e0 e democrazia, ma semplicemente frigoriferi pieni"},"content":{"rendered":"<p>Bench\u00e9 sia profondamente decaduta, l&#8217;Europa non perde mai il suo antico vizio: quello del narcisismo.<\/p>\n<p>Un narcisismo quasi patetico, che la porta a illudersi di esercitare ancora un potere di attrazione basato sui suoi valori, sulla sua moderna cultura politica, sulla sua &quot;civilt\u00e0&quot;; e sarebbe per inseguire tali beni immateriali, secondo molti nostri ineffabili intellettuali, che milioni e milioni di diseredati verrebbero da noi, provenienti da ogni parte della Terra.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8, invece, molto pi\u00f9 prosaica.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui l&#8217;Europa fungeva da calamita mondiale a motivo della sua cultura, della sua arte, della sua filosofia e a motivo del clima di libert\u00e0 che in essa si respirava, a paragone dei numerosi potentati orientali, a cominciare dall&#8217;Impero ottomano, dove lo sport nazionale era la caccia all&#8217;Armeno, per finire con il Celeste impero, dove il trattamento abituale del dissenso era la decapitazione mediante lo spadone.<\/p>\n<p>Ma quel tempo \u00e8 passato, irrimediabilmente.<\/p>\n<p>Da quando l&#8217;Europa ha rinunciato ad essere se stessa e si \u00e8 fatta, volontariamente, una semplice provincia dell&#8217;Impero americano, essa non esercita alcun potere di attrazione sul piano culturale, morale, spirituale.<\/p>\n<p>Tutto quello che essa pu\u00f2 offrire, non \u00e8 che una copia sbiadita dell&#8217;originale, cio\u00e8 di quanto un Africano, un Asiatico, un Latino-Americano, per non parlare degli stessi Europei, possono trovare in una universit\u00e0 statunitense, in un centro di ricerche statunitense, in un laboratorio scientifico statunitense, in una produzione cinematografica statunitense. E allora, perch\u00e9 accontentarsi della copia e non risalire direttamente all&#8217;originale?<\/p>\n<p>Una sola cosa \u00e8 rimasta all&#8217;Europa, che possa fungere da elemento di attrazione nei confronti del Sud della Terra: i suoi negozi ben forniti, le sue strade intasate di belle automobili, i suoi frigoriferi pieni di cibi e di bevande.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, nel Sud della Terra, queste cose non esistono, o meglio, esistono solo oltre la barriera dei sogni: ed \u00e8 per cercarle, e non per un senso di ammirazione verso la nostra libert\u00e0 e la nostra democrazia, che milioni di straneri si riversano, ogni anno, legalmente e illegalmente, per mare e per terra, con biglietto aereo regolare oppure a bordo di barche e zattere stracariche di disperati, al di qua delle nostre frontiere.<\/p>\n<p>Per i nostri frigoriferi pieni e non per altro: questa \u00e8 la verit\u00e0, la semplice e cruda verit\u00e0, che non piace al nostro orgoglio, ma di ci\u00f2 non si preoccupa affatto.<\/p>\n<p>\u00c8 inutile che continuiamo a darci arie da gran signori, i quali, dall&#8217;alto della loro saggezza e benevolenza, accolgono generosamente tutte le anime assetate di libert\u00e0 e di giustizia, immaginando se stessi ancora al centro del mondo, motore immobile della storia; non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>L&#8217;unica cosa che di noi appare ancora appetibile per queste enormi masse in movimento dal Sud della Terra, per questa moderna V\u00f6lkerwanderung o Migrazione dei popoli, \u00e8 il nostro tenore di vita: di noi che, intanto, facciamo a stento ancora un figlio alla volta, mentre loro ne fanno tre, cinque, sette.<\/p>\n<p>Se la matematica non \u00e8 un&#8217;opinione, allora nel giro di poche alte generazioni noi saremo sommersi, l&#8217;Europa sar\u00e0 sommersa e sparir\u00e0 del tutto: voce del verbo &quot;sparire&quot;.<\/p>\n<p>Non \u00e8 detto che sia una tragedia; forse aveva ragione Spengler a pensare che la scena della storia appartiene ai popoli giovani, alle civilt\u00e0 in ascesa; per quelli che hanno imboccato il viale del tramonto, \u00e8 questione di togliere il disturbo senza fare tanti drammi.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, \u00e8 un processo che si sta svolgendo sotto i nostri occhi e con il nostro assenso, se non addirittura con la nostra fattiva collaborazione.<\/p>\n<p>Tutti i nostri economisti, uomini politici e giornalisti ci dicono e ci ripetono che noi abbiamo bisogno di manodopera straniera e che, in cambio, abbiamo da offrire le meraviglie della nostra libert\u00e0 e della nostra democrazia: discorsi che non sono soltanto assurdi e fuori della realt\u00e0, ma anche fatti in malafede, perch\u00e9 loro sanno bene che le cose stanno altrimenti.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, una volta che la valanga si \u00e8 messa in movimento e che le sue vittime si sono mostrare entusiaste di essa, chi potrebbe pensare di fermarla?<\/p>\n<p>E poco importa che la valanga si sia messa in moto sulla base di un grosso equivoco: perch\u00e9 quel benessere materiale che gli immigrati inseguono, esiste quasi solo nella celluloide dei film e soprattutto delle pubblicit\u00e0 televisive che li hanno attirati come orsi sul miele.<\/p>\n<p>La crisi sta erodendo quel poco di benessere che ancora rimaneva all&#8217;Europa &#8211; crisi speculativa, non dimentichiamolo mai: crisi pilotata dai pescecani che gi\u00e0 hanno molto e che vogliono ancora di pi\u00f9, sempre di pi\u00f9, a spese della collettivit\u00e0 &#8211; e i nostri frigoriferi sono ormai colmi pi\u00f9 di debiti che di buone cose da mangiare.<\/p>\n<p>Gli immigrati, queste cose non le sanno: non sanno che tante belle automobili sono ormai acquistate, sempre pi\u00f9 spesso, per mezzo di lunghissimi pagamenti rateali; che molte persone, per farsi una settimana o due di ferie, vendono a prezzi da usuraio gli ori di famiglia; che molti altri, pur avendo un mestiere regolare o una pensione, arrivano alla fine del mese con il portafogli e il frigorifero vuoti entrambi, e che si recano ai mercati generali, nelle ore di chiusura, per portar via la frutta e la verdura semiguaste, rimaste invendute.<\/p>\n<p>Per\u00f2, bisogna ammetterlo: la nostra povert\u00e0 \u00e8 pur sempre una povert\u00e0 da ricchi, in confronto a quella dei disperati del Sud della Terra; le nostre stesse discariche, i nostri bidoni della spazzatura, sono stracolmi di ogni ben di Dio, a confronto di ci\u00f2 che costituisce la razione quotidiana di calorie per un abitante povero di Calcutta, di Rabat, di Rio de Janeiro.<\/p>\n<p>Una cosa va osservata, per\u00f2, a questo punto: non tutto l&#8217;Occidente applica la politica suicida dell&#8217;accoglienza indiscriminata.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti d&#8217;America pongono pesantissime limitazione all&#8217;ulteriore afflusso di immigrati ispanici e hanno perfino costruito una rete ininterrotta al confine con il Messico, sorvegliata da torrette, poliziotti e cani da guardia: una specie di versione moderna del Vallo di Adriano o del Vallo di Antonino.<\/p>\n<p>L&#8217;Australia, poi, \u00e8 ancora pi\u00f9 rigida: immigrati asiatici non ne vuole, assolutamente, per nessun motivo al mondo; se, per caso e avventura, una modesta zattera con qualche indonesiano a bordo giunge fin presso le sue coste, la sua guardia costiera la respinge in alto mare, proteste o non proteste umanitarie; e se qualche disgraziato, nonostante tutto, ce la fa a toccare terra, lo spediscono nei campi dell&#8217;interno, nel deserto, e nessuno ne sente pi\u00f9 parlare.<\/p>\n<p>Stessa politica da parte della Gran Bretagna, nei numerosi territori che ancora essa controlla, direttamente o indirettamente, tra quanti facevano parte del suo immenso impero: tolleranza zero, nessuno pu\u00f2 entrare per nessuna ragione, buona o cattiva che sia.<\/p>\n<p>Solo l&#8217;Europa ha deciso di spalancare le sue frontiere indiscriminatamente, a chiunque, accordando lo status giuridico di profugo a chiunque ne faccia richiesta.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso dei recenti arrivi dal Nordafrica a Lampedusa: tutti profughi dalla guerra, si dice; dunque, tutti con diritto di accoglienza (diritto che poi ripagano ribellandosi, devastando le propriet\u00e0 dello Stato che li ha accolti e sfamati, perfino prendendo in ostaggio delle persone e interrompendo le linee stradali e ferroviarie).<\/p>\n<p>Eppure, se la parola &quot;profugo&quot; ha un senso, bisognerebbe distinguere i profughi DELLA Libia dai profughi DALLA Libia. I primi sono cittadini libici che fuggono dalla guerra; gli altri, sono stranieri residenti in Libia, che dovrebbero essere rimpatriati nei rispettivi Paesi di provenienza: perch\u00e9 una Patria ce l&#8217;hanno, e non \u00e8 in guerra.<\/p>\n<p>Pensiamo a come l&#8217;Italia tratt\u00f2, al termine della seconda guerra mondiale, i suoi stessi profughi dalle regioni orientali: quei 350.000 suoi fratelli che dovettero fuggire dalle meraviglie del socialismo di Tito, dopo aver lasciato molti loro parenti e amici nelle foibe, senza una lapide n\u00e9 un nome; e dopo aver dovuto abbandonare le loro case, le loro propriet\u00e0, tutto quello che avevano costruito con il duro lavoro di innumerevoli generazioni (perch\u00e9 loro non erano stranieri: e quella era la loro terra, da sempre).<\/p>\n<p>Chi appartiene a quella gente sfortunata lo sa, come vennero trattati: peggio delle bestie; e, per soprammercato, insultati dai ferrovieri comunisti, che giunsero a fermare i treni che li rimpatriavano, al coro di \u00abFascisti, banditi\u00bb; n\u00e9 hanno mai visto una lira o un euro di risarcimento per quanto venne loro confiscato.<\/p>\n<p>E lo stesso discorso si potrebbe fare, gi\u00e0 che ci siamo, a proposito dei nostri connazionali che Gheddafi (ancora lui!) cacci\u00f2 dalla Libia nel 1969, non senza averli prima ripuliti di ogni avere e certo senza sognarsi di ringraziare per le ottime strade, le scuole, gli ospedali, i campi dissodati nel deserto: quello stesso Gheddafi che il buon Berlusconi ha recentemente imbottito di milioni di euro a titolo di &quot;risarcimento&quot; per i danni inflitti al popolo libico dal colonialismo italiano brutto e cattivo.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, giunta al suo crepuscolo, ha imboccato la strada dell&#8217;autodistruzione; ma lo fa con il riso sulle labbra, stordendosi con gli ultimi riflessi e con gli ultimi bagliori di quello che fu il suo invidiatissimo benessere materiale.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 gi\u00e0 nato, in qualche suburbio londinese o parigino, lo Spartaco che impugner\u00e0 il vessillo della rivolta dei moderni schiavi; forse \u00e8 gi\u00e0 nato anche l&#8217;Odoacre che scaccer\u00e0 l&#8217;ultima ombra di potere sovrano europeo e che imporr\u00e0 il suo dominio sul vecchio, stanco continente che non ama pi\u00f9 la vita e non ama pi\u00f9 se stesso, come testimoniano milioni di culle vuote e innumerevoli aborti quotidiani.<\/p>\n<p>Certo, anche noi stiamo assaporando le meraviglie della crisi mondiale: ma non abbiamo la forza coriacea degli immigrati stranieri; certo, anche i nostri figli sono in balia della disoccupazione: ma non hanno mai dovuto fare i conti con la fame, la fame quella vera, quella che ti urla dal profondo dei visceri e che non vuol sentir ragioni, vuol solo essere tacitata, imperiosamente, a qualsiasi costo e con qualunque mezzo.<\/p>\n<p>Noi, e i nostri figli meno ancora di noi, non siamo capaci di sopportare gli stessi sacrifici che sopportano gli stranieri i quali, in massa, si stanno riversando sull&#8217;Europa: siamo vissuti troppo ben pasciuti, abbiamo perso le unghie e i denti, necessari per lottare; ci siamo infrolliti correndo dietro a mille futili capricci: siamo pronti per cadere in servit\u00f9 del primo venuto.<\/p>\n<p>Difficile pensare che non vi sia un disegno, dietro a tutto questo.<\/p>\n<p>Il colpo di grazia verr\u00e0 quando l&#8217;Unione europea accoglier\u00e0 nel proprio seno la Turchia ed Israele, come tanto desidera l&#8217;amministrazione statunitense, al punto di premere senza posa perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga nel pi\u00f9 breve tempo possibile.<\/p>\n<p>Quando ottanta milioni di Turchi saranno liberi di spostarsi da un paese all&#8217;altro dell&#8217;Europa, senza dover chiedere alcun permesso, come gi\u00e0 lo sono Romeni e Polacchi; e quando il governo d&#8217;Israele potr\u00e0 insediarsi ai vertici del potere politico, economico e finanziario dell&#8217;Unione, allora sar\u00e0 veramente la fine: la fine della identit\u00e0 europea da un verso, e la fine dell&#8217;indipendenza europea dall&#8217;altro.<\/p>\n<p>Diventeremo una colonia altrui, esposti al volere del pi\u00f9 forte, come lo fu l&#8217;Italia del Rinascimento, dopo la discesa di Carlo VIII, che svel\u00f2 al mondo il grande segreto della nostra immensa ricchezza e della nostra immensa debolezza.<\/p>\n<p>Peccato che il posto della nostra civilt\u00e0 non verr\u00e0 preso da forze giovani e fresche, come accadde al tempo delle migrazioni germaniche entro l&#8217;Impero romano d&#8217;Occidente; ma da una moltitudine frammentata, senza radici, senza coesione, senza obiettivi comuni.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 se da tanta rovina e da tanta confusione potr\u00e0 sorgere ancora l&#8217;alba di un mondo nuovo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bench\u00e9 sia profondamente decaduta, l&#8217;Europa non perde mai il suo antico vizio: quello del narcisismo. 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