{"id":29452,"date":"2011-12-20T12:16:00","date_gmt":"2011-12-20T12:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/20\/vendicare-lonore-di-romilda-gli-storici-alle-prese-con-la-cavalleria-verso-le-donne\/"},"modified":"2011-12-20T12:16:00","modified_gmt":"2011-12-20T12:16:00","slug":"vendicare-lonore-di-romilda-gli-storici-alle-prese-con-la-cavalleria-verso-le-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/20\/vendicare-lonore-di-romilda-gli-storici-alle-prese-con-la-cavalleria-verso-le-donne\/","title":{"rendered":"Vendicare l\u2019onore di Romilda? Gli storici alle prese con la cavalleria verso le donne"},"content":{"rendered":"<p>Nel 610 gli Avari invadono il Friuli, sconfiggono i Longobardi e uccidono il duca Gisulfo II, che cade in battaglia nel vano tentativo di difendere il suo territorio; subito dopo pongono l&#8217;assedio alla capitale, Cividale, sulle rive del fiume Natisone.<\/p>\n<p>A Cividale si sono rifugiati la vedova del duca, Romilda, e un certo numero di persone non combattenti, soprattutto donne e bambini; le speranze di resistere sono poche, stante la schiacciante superiorit\u00e0 del nemico; per cui ben presto la duchessa decide di intavolare trattative e di addivenire a una resa patteggiata, forse con la promessa di risparmiare il saccheggio alla citt\u00e0 e la riduzione in schiavit\u00f9 degli abitanti.<\/p>\n<p>Invece gli Avari, una volta entrati in Cividale, non risparmiarono n\u00e9 cose, n\u00e9 persone; rubano tutto ci\u00f2 che trovano, incendiano la sventurata citt\u00e0 e conducono via, schiavi, perfino i figli di Romilda, quattro maschi e quattro femmine; i primi riusciranno poi a fuggire dalla Pannonia e a tornare in Friuli, le seconde si sottraggono allo stupro con un&#8217;astuzia.<\/p>\n<p>La loro madre, comunque, subisce la sorte peggiore: dopo essere stata torturata e violentata, a turno, da ben dodici guerrieri, viene impalata alla presenza del re nemico, Cacano, il quale, dopo averla posseduta per una notte, non si trattiene dallo schernirla con parole insultanti, mentre la condanna al tremendo supplizio.<\/p>\n<p>A raccontarci la tragica conclusione dell&#8217;assedio \u00e8 lo storico longobardo Paolo Diacono, nel quarto capitolo della sua celebre \u00abHistoria Langobardorum\u00bb, nostra fonte principale per la conoscenza di quel periodo; il quale, forse sulla scorta di una tradizione relativa a disastrosi &quot;inviti&quot; femminili nei confronti del nemico (valga per tutti il caso della principessa Onoria, figlia di Galla Placidia e sorella di Valentiniano III, al re unno Attila, perch\u00e9 la sposasse e pretendesse come dote la met\u00e0 dell&#8217;Impero Romano), precisa che Romilda apr\u00ec le porte di Cividale agli Avari spinta unicamente da una infame libidine nei confronti del re nemico, del quale si era invaghita e dal quale avrebbe ottenuto l&#8217;ingannevole promessa di sposarla.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, mentre veniva atrocemente suppliziata, l&#8217;infelice duchessa si sarebbe sentita apostrofare dal re avaro con queste raccapriccianti parole, riferite al palo sul quale venne infilzata: \u00abTalem te dignum est maritum habere!\u00bb, ossia: \u00abQuesto \u00e8 il marito degno di te!\u00bb.<\/p>\n<p>Riportiamo l&#8217;intera vicenda nel racconto di Paolo Bosio, il quale si rif\u00e0, appunto, alla cronaca di Paolo Diacono e vi aggiunge qualche riflessione storica in chiave critica (in: L. Bosio, \u00abCividale del Friuli, la storia\u00bb, Casamassima Editore, Udine, 1977, pp. 58-60):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Gli Avari poi, scorso l&#8217;intero Friuli e messo a fuoco e a ruba ogni cosa, strinsero d&#8217;assedio la citt\u00e0 di Cividale, cercando con tutte le loro forze di espugnarla,. Ora avvenne che, mentre il loro re Cacano girava con gran seguito di armati intorno alle mura, per esplorare il sito e per vedere da che parte potesse pi\u00f9 facilmente attaccare la citt\u00e0, Romilda lo adocchiasse dall&#8217;alto delle mura; e, vedendo, quell&#8217;infame bagascia, ch&#8217;egli era nel fiore dell&#8217;et\u00e0 giovanile, da libidine accesa, gli mand\u00f2 a dire, tramite un messaggero, che, se avesse acconsentito a prenderla in moglie, ella gli avrebbe consegnato la citt\u00e0 con tutti quelli che v&#8217;erano dentro. Ci\u00f2 udito, il re barbaro, con un malizioso inganno, non solo promise, ma addirittura giur\u00f2 di secondarla e di farla sua sposa; ond&#8217;ella, senza frapporre indugi, apr\u00ec le porte della citt\u00e0 e, per disgrazia sua e di tutta la gente ivi raccolta, fece entrare il nemico. Entrarono gli Avari con il loro re e devastarono e rubarono tutto ci\u00f2 che riuscirono a trovare: e poi, data la citt\u00e0 stessa alle fiamme, trascinarono schiavi quanti ivi presero, falsamente promettendo ai medesimi, tuttavia, che li avrebbero riportati nei territori della Pannonia donde erano usciti (&quot;Hist. Lang.&quot;, IV, 38). Il racconto di paolo continua con il ritorno degli Avari alle loro sedi e con il disegno di uccidere tutti i maschi maggiorenni. Accortisi di ci\u00f2, i quattro figli di Gisulfo, che erano fra i prigionieri, riuscirono a fuggire. Il piccolo Grimoaldo per\u00f2 fu raggiunto da un Avaro e ripreso:;il giovinetto non si perse d&#8217;animo, uccise il suo carceriere e riusc\u00ec a riunirsi ai fratelli. Ma fu Romilda, sempre secondo lo storico longobardo, a pagare pi\u00f9 di tutti e in modo feroce e barbaro per il suo tradimento. Il re degli Avari, dopo aver trascorsa una notte con lei, la lasci\u00f2 alle voglie di dodici dei suoi e quindi &quot;fatto piantare u palo in mezzo al campo, comand\u00f2 che fosse infilzata per la punta del medesimo aggiungendo inoltre queste ingiuriose parole: &quot;Ecco il marito che fa per te!&quot;. Cos\u00ec la malvagia traditrice della patria s&#8217;ebbe questa fine, lei, che pens\u00f2 piuttosto alla propria libidine che alla salvezza dei cittadini e dei famigliari&quot; (&quot;Hist. Lang.&quot;, IV, 38). Ma le figlie di Romilda seppero riscattare l&#8217;onore delle donne longobarde, sottraendosi alle cupidigie degli Avari con uno strattagemma: nascosero, sotto le vesti, della carne che, putrefatta dal caldo, cominci\u00f2 ad emanare un tale fetore da tener lontano ilo pretendente pi\u00f9 acceso.<\/p>\n<p>Dobbiamo credere a tutto quello che qui racconta Paolo Diacono e le cose sono proprio andate in questo modo? Non vi \u00e8 dubbio che la distruzione della citt\u00e0 da parte degli Avari fu completa. Ovunque si scavi oggi nel centro storico, si incontra sopra lo strato romano una larga fascia combusta di 40-60 centimetri, che chiaramente parla di incendio e di rovina. Invece mi sento di sollevare molti dubbi sul tradimento di Romilda e sui motivi che lo determinarono. La duchessa, lo dice Paolo, aveva otto figli, dunque non doveva essere proprio giovanetta; inoltre aveva perduto da pochi giorni il marito e si trovava con la sua gente tagliata fuori da ogni aiuto. Le cose poi non dovevano andare troppo bene a Cividale, presa alla sprovvista dall&#8217;improvvisa incursione degli Avari, tanto che Gisulfo era riuscito a raccogliere solamente pochi dei suoi. Infine, con che forze si poteva difendere la citt\u00e0 e quanto era possibile resistere all&#8217;assediante? Questi pensieri certo dovettero passare per la mente di Romilda che probabilmente fu portata a scegliere il male minore: arrendersi al nemico a discrezione chiedendogli clemenza per s\u00e9 e per i suoi. Gli Avari accettarono il patto, diedero la parola che poi non mantennero e fu la distruzione per la citt\u00e0, la fine per gli abitanti e per Romilda.<\/p>\n<p>Viste cos\u00ec le cose, il tradimento della duchessa e soprattutto il motivo che lo determin\u00f2 diventano assai discutibili, anzi molto improbabili. Ed allora perch\u00e9 questa recisa presa di posizione di Paolo nei confronti di Romilda? Lo storico si riferisce molto probabilmente a quel &quot;ciclo di leggendari racconti&quot;, come dice il Leicht, che aveva ascoltato quand&#8217;era ancor ragazzo, aggiungendovi qualcosa di suo, almeno la dura riprovazione e il commento. E questi racconti con il tempo dovevano aver snaturata la realt\u00e0 dei fati, anche perch\u00e9 questi offrivano diversi punti oscuri sulla condotta degli stessi Longobardi che, nel momento del pericolo, si erano rifugiati nei &quot;castra&quot;, abbandonando al loro destino il duca e la capitale e mettendo in tal modo in dubbio la tanto esaltata fierezza del loro popolo. Cos\u00ec si trov\u00f2 la scusa del disastro e del poco onorevole comportamento di tanti Longobardi nella passione peccaminosa di Romilda ed il tradimento giustific\u00f2 la sconfitta, come accade da sempre. Paolo Diacono dovette far sua questa posizione sia perch\u00e9 longobardo, sia perch\u00e9 direttamente interessato alla faccenda:il suo antenato Lopichis si trovava fra gli assediati di Cividale. Naturalmente egli si preoccup\u00f2 di opporre alla disonest\u00e0 della madre il coraggio dei figli e la verecondia delle figlie e questo ristabil\u00ec l&#8217;onore longobardo, condannando per\u00f2 per sempre la malcapitata Romilda.\u00bb<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 perfettamente vero: il racconto di Paolo Diacono convince poco, \u00e8 scarsamente verosimile; e, come se non bastasse, esistono ragioni per pensare che egli lo abbia gonfiato, se non addirittura inventato di sana pianta, per un interesse personale, ossia per riscattare la memoria di un suo antenato coinvolto nella ingloriosa caduta di Cividale sotto i colpi degli Avari.<\/p>\n<p>Queste considerazioni, tuttavia, sono sufficienti per escludere totalmente che quanto narrato nella \u00abHistoria Langobardorum\u00bb sia la verit\u00e0 o, almeno, una buona approssimazione di essa?<\/p>\n<p>Qui ci sono sul tappeto almeno due questioni di ordine generale, con le quali la storiografia deve fare i conti, per quanto scomode possano apparire e, soprattutto, per quanto risultino imbarazzanti e politicamente scorrette.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 se un evento storico attestato dalle fonti, per quanto poco verosimile, debba essere scartato a priori, solamente perch\u00e9 non si accorda con l&#8217;idea che noi moderni ci siamo fatta di ci\u00f2 che \u00e8 probabile e di ci\u00f2 che non lo \u00e8; questione, dunque, che ha a che fare con il razionalismo ormai imperante nella nostra societ\u00e0 e nella nostra cultura.<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 se un evento che mette in cattiva luce il membro di una comunit\u00e0 o di un gruppo sociale che ha subito a lungo delle discriminazioni, debba essere &quot;assolto&quot; a priori da accuse che sembrano scaturire appunto dalla mentalit\u00e0 dominante, responsabile, a suo tempo, di quelle discriminazioni.<\/p>\n<p>Ebbene, se si riflette in maniera spassionata su entrambe le questioni, non si pu\u00f2 che rispondere negativamente sia all&#8217;una, che all&#8217;altra; e tanto peggio per la verosimiglianza, o per ci\u00f2 che a noi sembra verosimile, nonch\u00e9 per gli stereotipi culturali, o meglio per ci\u00f2 che a noi sembra nascere unicamente da stereotipi culturali.<\/p>\n<p>Vogliamo dire che un evento non pu\u00f2 essere escluso in partenza solo perch\u00e9 ci sembra poco probabile, oltretutto quando si tratti di un evento passato, inscrivibile in un paradigma culturale diverso dal nostro (in cui diverso, evidentemente, era anche il concetto di ci\u00f2 che \u00e8 verosimile e di ci\u00f2 che \u00e8 probabile). Per esempio, non si pu\u00f2 escludere che le streghe siano esistite, e magari che siano state capaci di manifestare dei poteri preternaturali, solo perch\u00e9 ci piace pensare che la caccia alle streghe in Europa, essendo stata inumana, sia stata anche fondata sul nulla, cio\u00e8 su reazioni puramente isteriche a delle calamit\u00e0 naturali o, peggio, sulla deliberata ricerca di un capro espiatorio sul quale scaricare la tensione sociale.<\/p>\n<p>E vogliamo anche dire che, allo stesso modo, un evento non pu\u00f2 essere escluso a priori solo perch\u00e9 sembra confermare certi stereotipi culturali, dal momento che pu\u00f2 succedere che, una volta tanto, gli stereotipi culturali coincidano con la realt\u00e0 dei fatti. Per esempio, non si pu\u00f2 affatto escludere, in via di principio, che alcuni gruppi di Ebrei praticassero il sacrificio rituale a danno di bambini cristiani, solo perch\u00e9, avendo gli Ebrei molto sofferto a causa dell&#8217;antisemitismo, ci piace pensare che tutte le accuse loro rivolte fossero sempre e comunque il frutto di esagerazioni, di pregiudizi, di ignoranza o, peggio, di una criminale volont\u00e0 di far loro tutto il male possibile, ad ogni occasione che si presentasse.<\/p>\n<p>Opinare diversamente, significherebbe cadere nella forma mentale pi\u00f9 antistorica che si possa immaginare: quella ideologica, secondo la quale sono i fatti a doversi accordare con le teorie, e non queste ultime a dover scaturire da un esame spassionato dei fatti.<\/p>\n<p>E adesso veniamo a Romilda. Che avesse superato l&#8217;et\u00e0 in cui si provano robusti appetiti sessuali, solo perch\u00e9 aveva avuto otto figli, \u00e8 una sciocchezza. A quel tempo le nobildonne longobarde, e non loro soltanto, si sposavano molto giovani, anche a quattordici anni, dopo di che le gravidanze si succedevano a distanza ravvicinata; per cui Romilda poteva avere avuto benissimo otto figli e nondimeno essere ancora piuttosto giovane, magari sotto la trentina. E poi, quale squinternato psicologo si \u00e8 mai sognato di affermare che, passata una certa et\u00e0, \u00e8 una legge di natura che il desiderio sessuale scenda in caduta libera e scompaia addirittura?<\/p>\n<p>Certo, si fa fatica a pensare che la duchessa abbia tradito i suoi concittadini e i suoi stessi familiari solo per darsi a un nemico, intravisto dall&#8217;alto delle mura di Cividale; e questo appena pochi giorni dopo che le avevano ammazzato il marito.<\/p>\n<p>Tuttavia, per le ragioni appena esposte, che si faccia fatica ad accettare certi fatti passati i quali ci sono stati narrati da altri, \u00e8 un problema nostro, non della storia; cos\u00ec come \u00e8 un problema degli scienziati quello di non poter ammettere che delle impronte di piedi umani siano state rinvenute su alcune rocce antiche di milioni di anni, solo perch\u00e9 il nostro attuale paradigma scientifico afferma che l&#8217;uomo, a quella data, non esisteva affatto.<\/p>\n<p>Ricordiamo, ancora una volta, l&#8217;aurea massima dell&#8217;autentico ricercatore della verit\u00e0: sono le teorie che devono accordarsi ai fatti; coi fatti non si litiga, mai; bisogna soltanto riuscire a interpretarli nel modo giusto, per\u00f2 senza forzarli e, soprattutto, senza far finta di non vedere quelli che non si accordano con le nostre idee.<\/p>\n<p>Certo, ci sembra pi\u00f9 accettabile l&#8217;idea che Romilda abbia pensato anche, e soprattutto, alla salvezza della citt\u00e0, o che abbia pensato a quella solamente: ma come escludere che, dopo la resa, sia entrata in intimit\u00e0 con il re degli Avari, magari da lui costretta, e che se ne sia invaghita? Sono cose che succedono; abbiamo visto, anche dalle cronache recenti, che, talvolta, la vittima di un rapimento si innamora del proprio carceriere. Ma pu\u00f2 succedere anche di pi\u00f9: per esempio, come narrato da Liliana Cavani nel film \u00abIl portiere di notte\u00bb, che la vittima di una estrema violenza, come quella che \u00e8 stata perpetrata nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale, si innamori perdutamente del suo carnefice e rimanga a lui legata, per la vita e per la morte, anche quando la guerra \u00e8 finita da moltissimo tempo e, con essa, le circostanze eccezionali che li avevano messi l&#8217;una di fronte all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Ma, si obietta, Paolo Diacono aveva le sue buone ragioni, sia di stirpe che familiari, per gettare su Romilda una luce del tutto negativa: vendicare l&#8217;orgoglio ferito dei Longobardi e proteggere la memoria del suo avo Lopichis. Inoltre, aggiungono le solite femministe (dare un&#8217;occhiata a Internet per rendersene conto), il suo racconto \u00e8 sin troppo conforme alla bieca mentalit\u00e0 maschilista del &quot;buio&quot; e &quot;incivile&quot; Medioevo, cos\u00ec scandalosamente digiuno in fatto di diritti dell&#8217;uomo, della donna, delle minoranze, degli omosessuali e chi pi\u00f9 ne ha, pi\u00f9 ne metta.<\/p>\n<p>Insomma, gira e rigira, torniamo sempre l\u00ec: al pregiudizio ideologico; al \u00abnon pu\u00f2 essere vero, perch\u00e9 non mi piace\u00bb; o, peggio ancora, alla freudiana cultura del sospetto, al \u00abdeve esserci sotto qualcosa, sicch\u00e9 le cose devono stare al contrario di come appaiono\u00bb.<\/p>\n<p>Sembra quasi che gli storici (uomini), in casi come questo, si sentano in colpa verso il sesso femminile e vogliano farsi perdonare le passate prepotenze esercitate sulle donne da parte degli uomini, per cui si fanno in quattro ad escludere, a negare, a contestare; e, in ci\u00f2, entra pure un elemento caratteristico della nostra cultura: il ricatto morale e la dittatura invisibile esercitata dalle vittime, o magari dai loro lontanissimi discendenti, nei confronti degli altrettanto lontani discendenti dei carnefici di quelle stesse vittime.<\/p>\n<p>Ma la storia \u00e8 ricerca del vero, puramente e semplicemente; se ne infischia dei nostri sensi di colpa, pi\u00f9 o meno giustificati, cos\u00ec come dei nostri ricatti morali e di tutte le storture psicologiche e culturali che caratterizzano il nostro tempo.<\/p>\n<p>Lo storico non ha amici ma, in compenso, innumerevoli nemici; non guarda in faccia a nessuno, va dritto per la sua strada.<\/p>\n<p>Con questo, vogliamo solo dire che non possiamo escludere che, nel caso di Romilda, e in alcuni altri casi, le cose siano andate proprio come ci sono state tramandate, per quanto ci\u00f2 possa fare a pugni con quello che noi riteniamo verosimile e, magari, moralmente giusto; ma non siamo neppure in grado di affermarlo con certezza.<\/p>\n<p>E qui cade un altro grosso mito della sedicente scienza storica: quello di poter conoscere con un sufficiente grado di certezza la verit\u00e0 degli eventi, per quanto lontani nel tempo, per quanto attestati da fonti scarse, avare e, per giunta, tutt&#8217;altro che obiettive e rigorose.<\/p>\n<p>Poco sappiamo e molto crediamo di sapere, questo \u00e8 il fatto; dovremmo imparare un po&#8217; pi\u00f9 di umilt\u00e0, specialmente quando studiamo la storia di molti secoli fa.<\/p>\n<p>Che Romilda ci perdoni e che ci perdonino tutte le anime belle che vorrebbero sempre innocenti le vittime, e sempre razionali le vicende umane.<\/p>\n<p>Forse ella fu davvero innocente del crimine di tradimento verso la sua gente; o forse ebbe realmente la debolezza di innamorarsi del nemico, dal quale sperava di ricevere un trattamento umano e di veder mitigata la sorte dei suoi familiari: ma certo non \u00e8 vero che una donna non sia capace di tradire le cose pi\u00f9 sacre, tanto quanto lo \u00e8 un uomo, compresi i suoi figli.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 poco cavalleresco, ma vogliamo ricordare ugualmente il gesto e le parole di Caterina Sforza assediata in Forl\u00ec, cui i sudditi ribelli minacciavano di uccidere i sei figli, presi prigionieri: alzando le gonne dall&#8217;alto delle mura e mostrando i genitali, ella grid\u00f2 in faccia ai nemici: \u00abUccideteli pure; ho qui lo stampo per farne degli altri!\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 610 gli Avari invadono il Friuli, sconfiggono i Longobardi e uccidono il duca Gisulfo II, che cade in battaglia nel vano tentativo di difendere il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30185,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[64],"tags":[149],"class_list":["post-29452","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-medievale","tag-friuli-venezia-giulia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-medievale.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29452","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29452"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29452\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30185"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29452"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29452"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29452"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}