{"id":29445,"date":"2012-03-27T11:52:00","date_gmt":"2012-03-27T11:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/27\/vedere-le-stelle-a-mezzogiorno\/"},"modified":"2012-03-27T11:52:00","modified_gmt":"2012-03-27T11:52:00","slug":"vedere-le-stelle-a-mezzogiorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/27\/vedere-le-stelle-a-mezzogiorno\/","title":{"rendered":"Vedere le stelle a mezzogiorno"},"content":{"rendered":"<p>Filosofo, diceva Platone, \u00e8 colui che sa vedere l&#8217;intero; mentre chi non ne \u00e8 capace, ma sa vedere solo la singola parte, non lo \u00e8.<\/p>\n<p>Ne consegue che il vero filosofare \u00e8 saper vedere la parte nascosta della realt\u00e0, la parte che si cela dietro le apparenze, la parte che rinvia al tutto e non \u00e8 fine a se stessa.<\/p>\n<p>La persona comune vede solo quel che ha di fronte o, al massimo, \u00e8 quella che riflette, di volta in volta, su ci\u00f2 che si vede venire incontro nel corso della propria vita; il filosofo \u00e8 colui che pensa alla morte prima che essa venga a bussare alla sua porta; che respira il profumo della primavera, quando ancora regnano i geli dell&#8217;inverno; che ammira lo spettacolo commovente del cielo stellato, con i pianeti e la Via Lattea, ben prima che il sole abbia iniziato a declinare.<\/p>\n<p>Questa, e soltanto questa, \u00e8 la differenza tra chi \u00e8 filosofo, e chi non lo \u00e8; questa, e soltanto questa, \u00e8 la ragione per cui il vero filosofo non \u00e8 colui che ripete le cose gi\u00e0 dette da altri filosofi, le approva, le critica, perdendosi sovente in un mare di chiacchiere; ma colui che si mete in cammino tutto solo, col bastone e un piccolo zaino contenente appena lo stretto indispensabile, alla ricerca della verit\u00e0, la cui nostalgia gli morde il cuore.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la ragione per cui il filosofo \u00e8 un solitario, un amante del silenzio e delle altitudini, dove l&#8217;aria \u00e8 talmente rarefatta che solo chi possiede ampi polmoni e un particolare adattamento alla respirazione in alta quota, conquistato giorno per giorno, pu\u00f2 inoltrarsi; mentre l&#8217;uomo comune \u00e8 l&#8217;abitante dei luoghi bassi e afosi, sovraffollati e rumorosi, dove le verit\u00e0 si vendono al mercato, al prezzo di poche monete ciascuna, e magari con uno sconto generoso per l&#8217;acquirente che ne faccia incetta all&#8217;ingrosso.<\/p>\n<p>Molti, di questi tempi, si spacciano per filosofi: si direbbe un titolo talmente inflazionato e talmente alla portata di tutti, da suscitare ormai poco interesse, come cosa ordinaria e come titolo culturale che non si nega pi\u00f9 a nessuno, nemmeno a quei poveracci che, nella vita, non sono stati capaci di fare assolutamente niente di interessante o di originale; nemmeno a quella legione di piccoli conformisti che non accettano di guardarsi allo specchio e riconoscersi per quello che sono, ma che pretendono di vedersi e di essere considerati delle teste pensanti e libere, delle personalit\u00e0 fuori dal gregge.<\/p>\n<p>La verit\u00e0, al contrario, \u00e8 che di filosofia ce n&#8217;\u00e8 in giro pochissima, e che gli autentici filosofi bisogna andare a cercarli con il lanternino in pieno giorno, come faceva il buon vecchio Diogene: perch\u00e9 il vero filosofo \u00e8 un uomo nel senso pi\u00f9 integrale della parola, un uomo che calcola meno di zero le verit\u00e0 preconfezionate e, insieme ad esse, l&#8217;omaggio servile, interessato o meno, reso al Pensiero Unico oggi imperante pi\u00f9 che in altre epoche della storia, pur tanto vituperate: come il &quot;buio&quot; e &quot;intollerante&quot; Medioevo, che tanto bio e tanto intollerante non deve poi essere stato, o non pi\u00f9 del presente, visto che ha prodotto dei giganti come San Tommaso, Dante, Giotto, mentre ai nostri giorni quelli che spiccano in altezza sono pur sempre dei nani in confronto a quelli, a dispetto di tutte le nostre superbe illusioni di Scienza e di Progresso.<\/p>\n<p>Il vero filosofo \u00e8 un ricercatore esigente della verit\u00e0, esigente in primo luogo con se stesso; egli vive la dimensione della ricerca con tutto se stesso, ama la verit\u00e0 e non la chiacchiera, come l&#8217;esercito di professori di filosofia che, attualmente, intasa i nostri licei e le nostre universit\u00e0, annegandole in un mare di ciance; e tale esigenza fa s\u00ec che egli sia il pi\u00f9 severo dei giudici verso se stesso, non perdoni nessuna delle proprie debolezze e pigrizie intellettuali, sia costantemente proteso oltre l&#8217;orizzonte delle verit\u00e0 parziali, che oggi vanno di moda e imperano con la forza dogmatica di altrettante religioni, ma domani saranno dimenticate e sostituite da nuove verit\u00e0, altrettanto contingenti e altrettanto presuntuose; che sia proteso verso l&#8217;unica Verit\u00e0 perenne, che \u00e8 continua e faticosa conquista, incessante cammino, pericolosa navigazione fra gli scogli.<\/p>\n<p>Saper vedere le stelle a mezzogiorno ed il sole a mezzanotte, dunque: tale \u00e8 l&#8217;abito mentale del vero filosofo, di colui che cerca ci\u00f2 che \u00e8 nascosto, che non si appaga del reale &quot;cos\u00ec com&#8217;\u00e8&quot;, o meglio come appare; anche se tutti gli altri se ne accontentano, anche se tutti gli altri hanno la spiccata tendenza a lodare e magnificare l&#8217;esistente cos\u00ec com&#8217;\u00e8, semplicemente perch\u00e9 \u00e8 &quot;la realt\u00e0&quot;, con la stessa disinvoltura con cui loderebbero e magnificherebbero una realt\u00e0 completamente diversa, se tale fosse quella esistente.<\/p>\n<p>Si tratta di un atteggiamento di apertura, di stupore, di autentica libert\u00e0 di sguardo, per cui il reale viene accolto nella sua complessit\u00e0, analizzato nelle sue diverse componenti, compreso in ci\u00f2 che esso ha di perenne, e rifiutato e combattuto, eventualmente, in ci\u00f2 che esso ha di transitorio, di effimero, di inautentico, di menzognero; un atteggiamento che, comunque, non antepone mai il giudizio alla comprensione, non scambia mai la parte per il tutto, n\u00e9 s&#8217;immagina che il &quot;mondo&quot; sia solo ci\u00f2 che si vede dal finestrino del proprio gabinetto.<\/p>\n<p>\u00c8 anche, e soprattutto, un atteggiamento di umilt\u00e0: esso nasce, infatti, dalla consapevolezza di quanto sia imperfetta la nostra vista a causa della umana piccolezza, e di come essa sia resa, sovente, ancor pi\u00f9 imperfetta dal pesante e un po&#8217; ridicolo bagaglio di pregiudizi che molti di noi, per conformismo e per pigrizia, si portano dietro, convinti nondimeno di preservare la propria &quot;purezza&quot; ideologica, filosofica, religiosa e cos\u00ec via, mentre invece \u00e8 solo il frutto di una mancanza di coraggio, di lealt\u00e0 e di trasparenza verso se stessi.<\/p>\n<p>\u00c8 sempre pi\u00f9 comodo, infatti, andarsi a prendere le idee gi\u00e0 belle e pronte nei grandi magazzini del consumo intellettuale; e se, cos\u00ec facendo, ci si avvilisce in quanto soggetti pensanti, e ci si appiattisce tutti sulle medesime frasi fatte, poco male: in un mondo di ciechi, difficilmente si viene accusati di avere cattiva vista e perfino quelli orbi di un occhio fanno un figurone e vengono soprannominati &quot;occhio di lince&quot;; cos\u00ec come in un mondo di servili adulatori, che se ne vanno in giro con la schiena curva a forza di far le riverenze, nessuno viene accusato di leccare gli stivali al potere di turno, perch\u00e9 non si vede mai alcuno che sappia tener la schiena dritta.<\/p>\n<p>Il vero filosofo se ne va in giro con la schiena ben dritta: senza superbia, ma anche senza soggezione nei confronti di chiunque; la sola soggezione ch&#8217;egli prova, e che non nasce da calcolo o da innato servilismo, ma dalla consapevolezza della realt\u00e0, \u00e8 quella nei confronti dell&#8217;Assoluto; e da essa derivano l&#8217;umilt\u00e0, il senso del limite e il senso del mistero, per cui egli non mai viene sfiorato dall&#8217;idea di essere, o di potersi fare, un piccolo dio; e sempre, invece, si ricorda ed \u00e8 cosciente della propria condizione creaturale, finita, circoscritta.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, egli sa che al fondo della natura umana non vi \u00e8 la finitezza, ma l&#8217;infinito, perch\u00e9 la natura umana \u00e8 una delle manifestazioni del divino, e chi sa riconoscere la presenza del divino in tutte le cose, pu\u00f2 anche valicare, sia pure per dei brevi istanti di stupefatto splendore, i limiti e le sbarre della propria condizione finita, per intravedere orizzonti sconfinati di libert\u00e0, bellezza e radiosa beatitudine.<\/p>\n<p>Il vero filosofo, dunque, \u00e8 un uomo dalla doppia cittadinanza: per un lato egli \u00e8 un cittadino di questo mondo, con un corpo soggetto alle malattie, alla vecchiaia e alla morte, e con un&#8217;anima che desidera, che spera, che teme incessantemente, e si esalta e si affligge a seconda delle circostanze, anche se in maniera meno impulsiva, meno inconsapevole, meno grossolana degli altri; dall&#8217;altro lato egli \u00e8 gi\u00e0 qui, fin d&#8217;ora, un cittadino della patria eterna, dell&#8217;Essere da cui tutti veniamo e cui tutti siamo destinati a fare ritorno.<\/p>\n<p>Tutti gli esseri umani, in verit\u00e0, possiedono tale doppia cittadinanza; la differenza fra chi \u00e9 filosofo e chi non lo \u00e8, consiste nel fatto che il primo \u00e8 consapevole di essa e si sforza costantemente di adeguare la propria prospettiva terrena, limitata e contingente, alla prospettiva eterna ed assoluta dell&#8217;Essere; mentre il secondo si lascia continuamente influenzare e confondere dalle cose apparenti e contingenti, concede loro un grande potere su se stesso, si avvilisce nel timore di esse e si inebria ingenuamente allorch\u00e9 esse volgono il suo cuore alla speranza: non \u00e8 saldo in se medesimo, non fa perno sul proprio centro permanente, perch\u00e9 non \u00e8 consapevole che al centro di noi stessi non vi \u00e8 il piccolo io, capriccioso e narcisista, ma lo splendore dell&#8217;Essere; e che il centro dell&#8217;essere \u00e8 in ogni luogo ed in nessuno, e noi con esso.<\/p>\n<p>Per questi vi \u00e8 bisogno della filosofia: perch\u00e9 il mondo ha bisogno di non perdere di vista l&#8217;essenziale, di non lasciarsi confondere e fuorviare da ci\u00f2 che \u00e8 accessorio e impermalente; ha bisogno di essere richiamato alla luce dell&#8217;Essere, alla voce del Maestro interiore, che parla nel silenzio delle anime, se queste sono capaci di mettere a tacere gli inutili rumori.<\/p>\n<p>La nostra vita \u00e8 piena di inutili rumori, di stupido cicaleccio, di insulso arrabattarsi qua e l\u00e0, inseguendo continuamente miraggi di bene che si rivelano illusori e fallimentari, ma nei quali gli uomini sprecano il meglio delle loro energie, delle loro risorse, del loro tempo, restando poi sempre a corto di capacit\u00e0 visiva e di coraggio per ci\u00f2 che \u00e8 essenziale.<\/p>\n<p>Semplicemente, la maggior parte degli esseri umani non riescono a vedere le cose importanti, anche se vi passano accanto; sono sempre protesi verso qualche oggetto pi\u00f9 o meno irraggiungibile, che ha questo di caratteristico: non mantiene mai ci\u00f2 che sembrava promettere, ossia la pace e la serenit\u00e0 dell&#8217;anima, ma \u00e8 continuamente causa di affanni, di noie, di delusioni, di amarezze.<\/p>\n<p>E questo avviene non tanto per un difetto dell&#8217;oggetto in se stesso, ma per un difetto della vista di chi lo ha cercato, inseguito, spasmodicamente desiderato; un difetto per cui le cose sono state rivestite di una bellezza e di una pienezza che non possedevano; mentre, nel medesimo tempo, veniva trascurato o ignorato del tutto ci\u00f2 che \u00e8 essenziale e ci\u00f2 che solo potrebbe farci stare bene con noi stessi: l&#8217;amore della verit\u00e0, a cominciare dalla nostra verit\u00e0 interiore.<\/p>\n<p>Avere una cattiva vista significa non amare la verit\u00e0, non essere capaci di vedere gli enti per ci\u00f2 che sono, nel loro giusto ordine gerarchico, e non essere capaci nemmeno di guardare se stessi con un minimo di onest\u00e0 e di trasparenza; come meravigliarsi, poi, se la nostra vita non \u00e8 che un continuo susseguirsi di agitazioni, di disillusioni, di ferite immedicabili? Si riceve quel che si d\u00e0: si d\u00e0, agli altri ed a se stessi, inautenticit\u00e0, e si riceve inautenticit\u00e0; si d\u00e0 falsa apparenza, e si riceve falsa apparenza; si d\u00e0 egoismo, ed egoismo si riceve, con i suoi frutti amari.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la legge della vita: ogni albero d\u00e0 i frutti che possiede; e i frutti che possiede non sono un risultato del caso, ma il risultato del modo in cui si sono nutrite le radici. Nessun albero che si nutra di sostanze velenose potr\u00e0 mai dare frutti buoni, e nessun albero che si nutra di sostanze buone potrebbe mai offrire dei frutti velenosi.<\/p>\n<p>Quello che noi chiamiamo il caso, quello che l&#8217;uomo inconsapevole attribuisce alla fortuna o alla sfortuna, \u00e8 solo il risultato di un corto vedere e di un insufficiente comprendere. Chi sa vedere un po&#8217; oltre le apparenze e chi riesce a comprendere, almeno in parte, penetrando l&#8217;essenza del reale, sa bene che le cose stanno altrimenti e che esiste, nel mondo, una giustizia superiore, le cui vie sono spesso misteriose, ma che scaturisce in primo luogo dal livello di consapevolezza degli esseri umani.<\/p>\n<p>Per la persona totalmente inconsapevole, che si compiace del male, il male \u00e8 premio e castigo, nello stesso tempo, al suo agire; e cos\u00ec chi cerca il bene, trova il premio del bene anche nel male contingente, perch\u00e9 riesce a scorgere il bene che si va preparando nell&#8217;ombra, cos\u00ec come dal buio della terra che ha accolto il seme nascer\u00e0 la luce della nuova pianta.<\/p>\n<p>Tale \u00e8, appunto, la via del filosofare: riuscire a scorgere la futura pianticella, anche nel deserto del presente; e lavorare con pazienza, con umilt\u00e0 e con buona volont\u00e0, a piantare alberi, sapendo che altri siederanno alla loro ombra e riposeranno al loro fresco, non lui.<\/p>\n<p>Ma che importa?<\/p>\n<p>Tutti siamo nell&#8217;Essere, anche se spesso ne siamo inconsapevoli: perci\u00f2 piantare un albero, di cui godranno le generazioni future, \u00e8 cosa giusta e necessaria: in fondo, non abbiamo goduto anche noi dell&#8217;ombra di alberi che altri avevano piantato, con fede ed umilt\u00e0, prima di noi, anzi, persino prima che nascessero i nostri genitori?<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 uno, tutti siamo uno: e la luce meravigliosa dell&#8217;Essere brilla al fondo di ciascuno, magari nascosta sotto strati numerosi di fango e di detriti.<\/p>\n<p>A questo serve il cammino del filosofo: a mostrare agli altri il diamante che giace nascosto in fondo alla sporcizia, nei recessi pi\u00f9 dimenticati dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>\u00c8 un compito quanto mai necessario, come lo \u00e8 quello del timoniere a bordo di una nave. Ma se il timoniere dorme o si ubriaca, chi mai porter\u00e0 la nave in salvo, in mezzo alle nebbie della notte?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Filosofo, diceva Platone, \u00e8 colui che sa vedere l&#8217;intero; mentre chi non ne \u00e8 capace, ma sa vedere solo la singola parte, non lo \u00e8. 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