{"id":29439,"date":"2015-01-27T05:41:00","date_gmt":"2015-01-27T05:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/01\/27\/nel-vaticano-ii-si-e-consumato-un-colpo-di-mano-della-minoranza-cattolica-progressista\/"},"modified":"2015-01-27T05:41:00","modified_gmt":"2015-01-27T05:41:00","slug":"nel-vaticano-ii-si-e-consumato-un-colpo-di-mano-della-minoranza-cattolica-progressista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/01\/27\/nel-vaticano-ii-si-e-consumato-un-colpo-di-mano-della-minoranza-cattolica-progressista\/","title":{"rendered":"Nel Vaticano II si \u00e8 consumato un colpo di mano della minoranza cattolica \u201cprogressista\u201d?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;amletico dilemma in cui si dibatteva Paolo VI, nelle ultime fasi del Concilio e subito dopo la sua conclusione, \u00e8 stato efficacemente rievocato dal giornalista Vittorio Gorresio: una rievocazione tanto pi\u00f9 significativa, per restituire il clima di quegli anni, in quanto proveniente da un laicista fazioso e malevolmente orientato verso il cattolicesimo &quot;tradizionale&quot;, che non si prende affatto la briga di fingere neppure un&#8217;ombra di imparzialit\u00e0 mentre pubblica il suo &quot;pamphlet&quot;, spacciato per resoconto, all&#8217;indomani dello &quot;scandaloso&quot; discorso del novembre 1972, in cui i Papa aveva parlato della presenza reale e personale del Demonio nel mondo (in: V. Gorresio, \u00abIl Papa e il Diavolo\u00bb, Milano, Rizzoli, 1973, pp. 26-30):<\/p>\n<p>\u00abSi pu\u00f2 parlare di un timore, non del tutto infondato, che paolo VI aveva di non riuscire a controllare il corso del Concilio ecumenico, e perci\u00f2 di non poterne prevedere gli sbocchi e soprattutto le conseguenze. Egli si sgomentava per le divergenze di linguaggio fra i padri della Chiesa che gli apparivano tra loro tanto lontani non solo come uomini di nazioni diverse, ma separati e resi incomunicabili da secoli di esperienze dissimili. Tra i cardinali Alfredo Ottaviani e Agostino Bea &#8212; di curia ambedue &#8212; sarebbe stato per esempio impossibile trovare un solo punto di perfetta identit\u00e0 di vedute su una data materia, pastorale o teologica.<\/p>\n<p>Spaventato dal Concilio, Paolo VI decise di seguire i lavori della quarta e ultima sessione anche pi\u00f9 assiduamente di quanto prima avesse usato. [&#8230;]<\/p>\n<p>[Paolo Vi volle presenziare personalmente alla quarta sessione, presentandosi, dice Gorresio, come un &quot;primus inter pares&quot;]. L&#8217;autorit\u00e0, per\u00f2, gi stava a cuore non meno che a ciascuno dei suoi recenti predecessori. Appena chiuso il Concilio Vaticano II, il 15 dicembre 1965 nel corso di un&#8217;udienza generale condann\u00f2 quanti gli sembravano pretendere un &quot;Concilio permanente&quot;, cio\u00e8 coloro che &quot;vorrebbero mettere in discussione continua verit\u00e0 e leggi ormai stabilite e prolungare il processo dialettico del Concilio, attribuendosi la competenza e l&#8217;autorit\u00e0 di introdurre criteri innovativi propri, o sovvertitori&quot;. Se una tendenza simile, che una volta si chiamava &quot;conciliarismo&quot;, avesse dovuto estendersi e prevalere, lo spirito e la forma della Chiesa cattolica ne sarebbero stati affatto snaturati, diceva Paolo VI.<\/p>\n<p>Chiuso il Concilio, si affannava a spiegare che esso non aveva autorizzato mai nessuno a dare personali interpretazioni delle verit\u00e0 di fede, e tanto meno aveva ammesso che &quot;nella scuola filosofica, teologica e scritturale della Chiesa entri l&#8217;arbitrio, l&#8217;incertezza, la servilit\u00e0, la desolazione, che caratterizzano tante forme del pensiero religioso moderno, quando \u00e8 privo del&#8217;assistenza del magistero ecclesiastico&quot;: sono parole che egli pronunci\u00f2 nell&#8217;udienza generale del 12 gennaio 1966, festa di san Probo, ma ancora il 2 settembre, giorno di san Mansueto, si tenne in obbligo di rivendicare la propria autorit\u00e0 che temeva minata dal Concilio. [&#8230;]<\/p>\n<p>Per tutta la durata del Concilio Paolo VI si era dibattuto fra le incertezze. A gesti da &quot;liberal&quot; alternava discorsi di tono pesante, come quando, nel mese di luglio 1965, si disse nettamente contrario allo &quot;spirito di critica e perfino di insofferenza e ribellione&quot; da cui egli vedeva pervasa la Chiesa in tempi di Concilio. Il mese dopo, agosto, deprec\u00f2 le strane e confuse voci&quot; che gli arrivavano anche &quot;dai ranghi pi\u00f9 alti del popolo di Dio&quot; &#8212; presumibilmente dai vescovi &#8212; e che ripetevano &quot;errori antichi e moderni&quot; tali da mettere in questione &quot;principi, basi e tradizioni alle quali la Chiesa \u00e8 fermamente ancorata&quot; e che sembravano proporre &quot;revisioni radicali di tutto il lavoro apostolico&quot;.<\/p>\n<p>A cosiffatto radicalismo Paolo VI si professava contrario, come era nel suo diritto, oltre che ovvio. Ma \u00e8 da notare che con candore egli ammetteva di non aver capito bene le conclusioni del Concilio ecumenico: &quot;Come faremo per capire qualche cosa?&quot;, ci disse durante l&#8217;udienza generale di mercoled\u00ec 27 aprile 1966. Passati due mesi, il 22 di giugno torn\u00f2 al medesimo concetto: &quot;Noi andiamo cercando di capire qualche cosa della grande e profonda dottrina che il Concilio ecumenico ha proclamato&quot;. Le udienze generali sono per Paolo VI l&#8217;occasione per aprire il suo cuore ed \u00e8 istruttivo assistervi.<\/p>\n<p>A Castelgandolfo il 17 agosto, san Giacinto, gli accadde di ammettere che &quot;\u00e8 pi\u00f9 grave e laborioso il periodo che segue il Concilio, che non quello della sua celebrazione&quot;. Tradotto in termini politici, ci\u00f2 sta a significare che tutti i problemi che so dibattono durante una campagna elettorale sono assai meno impegnativi di quelli che si presentano post-elezioni, quando si tratta di dedurre e concludere. Questo era appunto il problema di paolo, spente che furono le luci del Concilio ecumenico Vaticano II. Egli \u00e8 talmente coscienzioso e attento che suole dire compiacendosi, dato che \u00e8 lui che tocca decidere: &quot;Tacere non possiamo; parlare \u00e8 un bel problema; e nel decidere siamo soli&quot;.<\/p>\n<p>Proprio solo non \u00e8; egli ha probabilmente la Grazia e lo Spirito Santo dalla sua. Per\u00f2, per umilt\u00e0, resta indeciso; e quando vede le velleit\u00e0 dispersive di una parte della Chiesa e di tanta parte dell&#8217;odierna umanit\u00e0, religioso come \u00e8 si pone un dubbio che lo tormenta: &quot;Lo Spirito soffia dove vuole. Spiritus ubi vult spirat&quot;. Ci pensa molto, e prega. Ma poi arriva, generalmente, a una conclusione pragmatica: &quot;Il ministero della gerarchia visibile non sar\u00e0 magari indispensabile per la misericordia di Dio, la quale pu\u00f2 effondersi come a Dio piace; ma \u00e8 NORMALMENTE indispensabile per noi&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Ora, a parte la continua, gratuita ironia e l&#8217;irrisione beffarda con cui Gorresio commenta e condisce le affermazioni di Paolo VI (giungendo ad accusarlo d&#8217;ipocrisia, falsa modestia e ambizione di potere), a quanto pare non lo sfiora nemmeno l&#8217;idea che siano proprio le sue categorie interpretative a non essere adeguate per comprendere il pensiero e la posizione del Pontefice (eppure questo dovrebbe essere, precisamente, il compito di un giornalismo serio): come quando pretende di &quot;tradurre&quot;, come niente fosse, le parole di Paolo VI in termini politici, paragonando il Concilio a una campagna elettorale, al termine della quale i candidati devono passare alla fase operativa delle loro promesse.<\/p>\n<p>Proprio questa similitudine tradisce il pregiudizio mentale e ideologico e l&#8217;errata metodologia ermeneutica con cui intellettuali come Gorresio si avvicinavano, e tuttora si avvicinano, al fenomeno religioso, anche nelle sue manifestazioni storiche (e figuriamoci cosa succede quando si occupano della sostanza teologica). Per loro, che sanno ragionare solo in termini politici a sfondo dualistico (&quot;destra&quot; , &quot;sinistra&quot;, e, al massimo, &quot;centro&quot;), non c&#8217;\u00e8 nulla di strano nel trasferire un simile approccio al fenomeno Chiesa; e, naturalmente, come vuole la Vulgata illuminista e neo-illuminista, &quot;buoni&quot; sono i cattolici progressisti, &quot;cattivi&quot; sono i conservatori: perch\u00e9 la storia va nella direzione del Progresso, essa DEVE andare nella direzione del Progresso, trattandosi del dogma fondamentale della modernit\u00e0, della chiave di volta di tutto l&#8217;edificio. Se si toglie quello, cade tutto l&#8217;edificio: e dunque bisogna &#8212; se necessario &#8212; dare torto ai fatti, piuttosto che mettere in dubbio la sacra legge su cui si regge l&#8217;universo mondo.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, \u00e8 vero che esistevano delle posizioni diversissime fra i padri conciliari, probabilmente non solo sulle questioni disciplinari, ma anche su quelle dogmatiche; e che, per esempio, vi era una distanza incolmabile fra quelle del cardinale Ottaviani e quelle del cardinale Bea. Fu proprio questa enorme differenza di vedute su tutto ci\u00f2 che era materia del Concilio, unita al fatto che il Concilio stesso si riuniva, per la prima volta (con la sola eccezione del Concilio di Trento, che venne convocato in circostanze eccezionali), non per dirimere e chiarire un singolo punto della disciplina o della dottrina, ma la totalit\u00e0 del cattolicesimo nei suoi pi\u00f9 vari aspetti e specialmente nel suo modo di rapportarsi al &quot;mondo&quot;, che suscit\u00f2 tanta apprensione in Paolo VI e lo costrinse a correre ai ripari, spiegando, in ogni possibile occasione, che non bisognava forzarne le interpretazioni, che non era lecito tirarlo da una parte o dall&#8217;altra per portarne gli effetti verso posizioni che esso non aveva mai sostenuto, n\u00e9 ratificato: ad esempio, che fosse abolita la Messa secondo l&#8217;antica liturgia, o che tutti i catechismi pre-conciliari delle varie Conferenze episcopali si dovessero considerare automaticamente superati e abrogati. Ed era stata proprio quella preoccupazione, dovuta alla conoscenza di quanto fossero distanti le posizioni dei cardinali sulle questioni principali della disciplina e dello stesso dogma, e al rischio evidente di porre sul tappeto la totalit\u00e0 delle questioni relative alla Chiesa e al cattolicesimo, che aveva trattenuto dal convocarlo il prudente Pio XII, timoroso di vedersi sfuggire le cose di mano.<\/p>\n<p>Soffiava un vento d&#8217;impazienza, all&#8217;epoca, nei seminari, nelle parrocchie, tra il clero e i fedeli e perfino nelle sedi episcopali e cardinalizie: contagiati dalla caratteristica impazienza del mondo profano, molti cattolici ardevano dal desiderio di cambiare tutto e subito, sentivano come intollerabili molti retaggi della tradizione, percepivano come un peso o come una vuota pompa molti aspetti dell&#8217;insegnamento e molte forme liturgiche. In breve, volevano rifare tutto daccapo, ora o mai pi\u00f9: il mondo stava cambiando in fretta, quasi da un giorno all&#8217;altro, e loro temevano di rimanere indietro, di apparire irresoluti o superati, di non essere all&#8217;altezza del momento.<\/p>\n<p>Era il tempo, o stava per venire, dei preti-operai, della contestazione dal basso (come per l&#8217;Isolotto di Firenze), della pedagogia ribellistica di don Milani: tempi in cui molti, forse, si sentivano profeti e molti, forse troppi, pensavano, come lo avrebbero pensato gli studenti parigini del maggio 1968, che \u00abla bellezza \u00e8 nella strada\u00bb. Le antiche certezze parevano tremare sin dalle fondamenta, le venerande autorit\u00e0 venivano guardate con diffidenza e sospetto, qualche volta con ostilit\u00e0 e disprezzo. Anche nella Chiesa era entrato lo spirito nuovo, fatto d&#8217;insofferenza e voglia di cambiamento radicale; al concetto di carit\u00e0 si preferiva quello di giustizia, ed il semplice fare del bene appariva, improvvisamente, non solo insufficiente, ma come una forma d&#8217;ipocrisia borghese, di tartufesca dissimulazione. C&#8217;era un mondo intero, l\u00e0 fuori: fuori dai seminari, fuori dalle chiese, fuori dalla tradizione; un mondo che aspettava di essere lievitato e rivitalizzato e al quale bisogna affrettarsi a partecipare, prima che il cambiamento avvenisse per conto suo, per altre strade e con altri protagonisti; prima di rimaner tagliati fuori dal corso della storia, di mummificarsi, di seppellirsi. E invece che cosa faceva la Chiesa cattolica? Si trastullava ancora nel solco di pratiche superate, di verit\u00e0 obsolete ed auto-referenziali; insegnava ancora ai bambini il Catechismo di Pio X, che aveva una risposta bella e pronta per ogni quesito, confezionata dall&#8217;alto: mentre invece, come insegnava don Milani, la verit\u00e0 andava cercata personalmente, senza fidarsi di nessuno, senza delegare il proprio orientamento a nessuno, senza fare sconti a insegnamenti tramandati pi\u00f9 per abitudine e forza d&#8217;inerzia, che per autentica e sentita adesione.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0, forse Giovanni XXIII ritenne di fare la cosa giusta, o almeno la cosa migliore, affrontando il pericolo e pigliando il toro per le corna; forse immagin\u00f2 che le forze sane del rinnovamento, vedendosi spalancate le porte, e incoraggiate al dialogo, si sarebbero potute orientare nel senso pi\u00f9 costruttivo e avrebbero saputo disciplinarsi e bilanciarsi da s\u00e9, una volta che si fossero persuase di non dover vedere nella Gerarchia soltanto un custode geloso di forme cristallizzate e contenuti autoritari. E forse fu per questo che diede un cos\u00ec largo spazio ai teologi, laici ed ecclesiastici; e, per la prima volta, permise che fossero loro a imporre il ritmo di marcia del Concilio, un po&#8217; come i tecnici, in una societ\u00e0 industriale, impongono il loro passo a tutti quanti. Eppure, il rischio era altissimo e, per chi avesse avuto occhi e orecchi, non era possibile ignorarne la portata e le possibili conseguenze. Era un certo stile che stava per essere archiviato, ma, con esso, anche un certo spirito: lo stile della sobriet\u00e0, della discrezione, della prudenza, della carit\u00e0 fraterna; al quale subentrava, sovente, lo spirito della polemica, del gesto eclatante, del singolo che si erge a giudice implacabile e infallibile, dell&#8217;intransigenza rivestita dell&#8217;abito progressista invece che di quello conservatore. Dimenticando l&#8217;ammonimento di San Paolo, adesso erano in dieci, in cento, in mille a rivendicare, ciascuno per s\u00e9 solo, l&#8217;interpretazione legittima del Vangelo, spesso esulando alquanto dall&#8217;ambito propriamente religioso e investendo la politica, l&#8217;economia, la scuola, la cultura. Si voleva rifare il mondo, e subito: come se il Cristianesimo fosse solo una delle tante ideologie di matrice libertaria&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;amletico dilemma in cui si dibatteva Paolo VI, nelle ultime fasi del Concilio e subito dopo la sua conclusione, \u00e8 stato efficacemente rievocato dal giornalista Vittorio<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30144,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[83],"tags":[109,262],"class_list":["post-29439","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concilio-vaticano-ii","tag-chiesa-cattolica","tag-vaticano-ii"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-concilio-vaticano-ii.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29439","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29439"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29439\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30144"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29439"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29439"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29439"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}