{"id":29436,"date":"2009-11-19T05:49:00","date_gmt":"2009-11-19T05:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/11\/19\/nel-pensiero-di-giulio-cesare-vanini-lannunzio-di-un-mondo-senza-dio-e-senza-legge\/"},"modified":"2009-11-19T05:49:00","modified_gmt":"2009-11-19T05:49:00","slug":"nel-pensiero-di-giulio-cesare-vanini-lannunzio-di-un-mondo-senza-dio-e-senza-legge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/11\/19\/nel-pensiero-di-giulio-cesare-vanini-lannunzio-di-un-mondo-senza-dio-e-senza-legge\/","title":{"rendered":"Nel pensiero di Giulio Cesare Vanini l&#8217;annunzio di un mondo senza Dio e senza legge"},"content":{"rendered":"<p>La filosofia di Giulio Cesare Vanini presenta ancor oggi, a quasi quattro secoli dalla sua tragica morte, problemi d&#8217;interpretazione piuttosto complessi: l&#8217;Illuminismo ha voluto farne un precursore ed un martire della libert\u00e0 di pensiero, ma tale lettura del suo pensiero deve essere considerata sicuramente come una semplificazione eccessiva e, in parte, come una vera e propria deformazione interessata.<\/p>\n<p>Scrive Voltaire nel suo \u00abDizionario filosofico\u00bb (traduzione italiana a cura di Mario Bonfantini, Torino, Einaudi, 1955, e Milano, Mondadori, 1962, 1977, ecc., pp. 92-95):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;infelice morte di Vanini non ci mosse a indignazione e piet\u00e0 come quella di Socrate, perch\u00e9 Vanini non era che un pedante stranieri senza gran meriti; ma egli non era per nulla ateo come si volle far credere: era anzi esatamente il contrario.<\/p>\n<p>Era un povero prete napoletano, predicatore e teologo di professione, bravissimo a disputare sulle quiddit\u00e0 e sugli universali, &quot;et utrum chimera bominans in vacuo possit comedere secundas intentiones&quot;.<\/p>\n<p>Ma non v&#8217;era in lui nemmeno una particella di ateismo. La nozione che egli aveva di Dio si rif\u00e0 alla teologia pi\u00f9 sana e approvata: &quot;Dio \u00e8 principio e fine di se stesso, padre dell&#8217;una cosa e dell&#8217;altra, e non abbisogna n\u00e9 dell&#8217;una n\u00e9 dell&#8217;altra; eterno senza essere nel tempo; presente ovunque senza essere in nessun luogo. Non c&#8217;\u00e8 per lui n\u00e9 passato n\u00e9 futuro; egli \u00e8 in ogni cosa e nn risiede in nessuna cosa, tutto regge e tutto ha creato, immutabile, infinito e indivisibile; il suo potere \u00e8 il suo volere&quot;, ecc ecc.<\/p>\n<p>Vanini voleva rinnovare quel bel pensiero di Platone che rinnovato da Averroes: che Dio abbia creato una catena di esseri dal pi\u00f9 piccolo al pi\u00f9 grande, il cui ultimo anello la collega al trono eterno, idea in verit\u00e0 pi\u00f9 sublime che esatta,, ma tanto lontana dall&#8217;ateismo quanto \u00e8 l&#8217;essere dal non essere. Egli si mise a viaggiare per far fortuna disputando. Ma sventuratamente per lui, la via delle dispute \u00e8 diametralmente opposta a quella della fortuna: ci si fa altrettanti nemici mortali quanti sono i sapienti o i pedanti contro i quali si viene a discutere. La disgrazia di Vanini non ebbe altra fonte: il suo calore e la sua rudezza nel disputare gli attirarono l&#8217;odio di certi teologi; ed essendo venuto a lite con un certo Francon, o Franconi, questo tale, amico dei suoi nemici, non manc\u00f2 d&#8217;accusarlo d&#8217;essere un ateo che diffondeva l ateismo.<\/p>\n<p>Quando Francon o Franconi, con l&#8217;appoggio di qualche testimone, ebbe la barbarie di sostenere in giudizio l&#8217;accusa ch&#8217;egli aveva lanciata. Vanini, interrogato su quanto pensasse dell&#8217;esistenza di Dio, rispose che egli adorava come prescrive la Chiesa un Dio in tre persone: e, raccogliendo da terra una pagliuzza, disse: &quot;Basterebbe questa pagliuzza per provare che esiste un creatore; e pronunci\u00f2 un bellissimo discorso sulla vegetazione e sul moto, e sulla necessit\u00e0 di un Essere supremo, senza il quale non sarebbero possibili n\u00e9 &#8216;una n\u00e9 l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Il presidente Grammont , che si trovava alora a Tolosa, riferisce questo discorso nella sua &quot;Storia di Francia&quot;, opera notevole oggi dimenticata; e questo stesso Grammont, con mentalit\u00e0 inconcepibile, pretende che Vanini dicesse tutto ci\u00f2 &quot;per vanit\u00e0, o per timore, piuttosto che per una intima persuasione&quot;.<\/p>\n<p>Su che poteva essere fondato questo giudizio temerario e atroce del presidente Grammont? \u00c8 chiaro che, sulla risposta di Vanini, egli doveva venire assolto senz&#8217;altro. Che accadde invece? Quell&#8217;infelice prete si occupava anche di medicina: si trov\u00f2 un grosso rospo vivo, ch&#8217;egli conservava in casa sua in un vaso, e su ci\u00f2 si sostenne che egli era stregone. Ci fu chi disse che quel rospo era il Dio che egli adorava; si diedero interpretazioni empie a molti passi dei suoi libri (cosa facile e comune), scambiando le obiezioni per affermazioni dell&#8217;autore, interpretando malignamente qualche frase ambigua, e travisando il senso di alcune espressioni innocentissime. Infine, la fazione che lo odiava riusc\u00ec a strappare ai giudizi la sentenza che condannava quell&#8217;infelice alla morte.<\/p>\n<p>Per giustificare questa pena, bisognava accusare lo sciagurato delle cose pi\u00f9 orribili. Ed ecco l&#8217;infimo scribacchino Mersenne spingere la demenza fino a far stampare che Vanini &quot;era partito da Napoli con dodici suoi apostoli, per convertire tutte le nazioni all&#8217;ateismo&quot;. Che miseria! E in qual modo un poverissimo prete potrebbe avrebbe potuto avere al suo seguito dodici persone? O come avrebbe potuto persuadere dodici napoletani a mettersi in viaggio con lui a loro spese per andare a diffondere tale abominevole e repellente dottrina, col rischio della vita? Un re sarebbe forse tanto potente da riuscire a stipendiare dodici predicatori di ateismo? Nessuno, prima del padre Mersenne, aveva mai lanciato una simile assurdit\u00e0; eppure dopo di lui ci fu chi la ripet\u00e9; se ne riempirono i giornali, i dizionari storici, e il mondo, che ama le cose romanzesche, accett\u00f2 a occhi chiusi questa favola.<\/p>\n<p>Lo stesso Bayle, nei suoi &quot;Pensieri diversi&quot;, parla di Vanini come di un ateo, e lo prende come esempio per sostenere il suo paradosso che &quot;una societ\u00e0 di atei potrebbe sussistere&quot;. Egli assicura che Vanini fu un uomo di ottimi costumi, e che fu martire della propria opinione filosofica. Ma s&#8217;ingann\u00f2 sull&#8217;una cosa e sull&#8217;alta; il prete Vanini ci dice lui stesso, in certi suoi &quot;Dialoghi&quot; fatti a imitazione di Erasmo, d&#8217;aver avuto un&#8217;amica di nome Isabella; egli fu libero nella sua condotta come nei suoi scritti; ma non era per nulla ateo. Un secolo dopo la sua morte, lo studioso La Croze, e colui che prese il nome di Philalete, hanno voluto riabilitare il Vanini; ma siccome nessuno si interessa alla memoria di questo povero napoletano, che fu anche un mediocrissimo scrittore, ,auasi nessuno ha letto quelle apologie.\u00bb<\/p>\n<p>Come al solito pi\u00f9 brillante che profondo, pi\u00f9 corrosivo che scrupoloso, Voltaire in questo breve ritratto, che compare sotto la voce \u00abAteo, ateismo\u00bb, commette almeno due grossi errori di fatto: Vanini non era napoletano e non era prete.<\/p>\n<p>Era nato a Taurisano, in provincia di Lecce, nel 1585; aveva studiato dapprima legge a Napoli, indi teologia a Padova. Era entrato nell&#8217;ordine carmelitano nel 1603 e ne era fuggito, insieme a un confratello, percorrendo l&#8217;Italia e la Germania e approdando in Inghilterra, ove, nel 1612, aveva abiurato la fede cattolica e abbracciato quella anglicana, il tutto alla presenza di una gran folla e del filosofo Francis Bacon.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi si era stabilito definitivamente in Francia, ove aveva pubblicato le sue due opere pi\u00f9 importanti: l&#8217;\u00abAmphiteatrum eternae providentia\u00bb, a Lione, nel 1615, e il \u00abDe admirandis naturae reginae deaeque mortalium arcanis\u00bb, a Parigi, nel 1616. Arrestato a Tolosa dall&#8217;Inquisizione, nel 1618, sotto l&#8217;accusa di ateismo ed eresia, processato e condannato, nel 1619 venne infine mandato al rogo.<\/p>\n<p>Vanini fu uno dei pi\u00f9 tipici rappresentanti del libertinismo del XVII secolo. A Padova aveva subito profondamente l&#8217;influsso dell&#8217;aristotelismo di Averro\u00e9, di Pietro Pomponazzi e di Girolamo Cardano, sulla cui base condusse una critica distruttiva di tutte le religioni rivelate, abbracciando una forma di panteismo radicale, simile a quello di Spinoza: per lui, Dio e la natura sono una sola e medesima cosa. Inoltre, nella Repubblica veneta era entrato in contatto con il circolo del servita Paolo Sarpi, il quale aveva difeso le ragioni della Serenissima contro il papa all&#8217;epoca dell&#8217;interdetto e, poi, si era poi accostato agli ambienti protestanti, per il tramite dell&#8217;ambasciatore inglese, vagheggiando una radicale riforma della Chiesa cattolica.<\/p>\n<p>Come si vede, \u00e8 certo che gli argomenti con i quali Vanini si difese dall&#8217;accusa di ateismo e profess\u00f2 di credere agli insegnamenti della Chiesa cattolica, erano dettati unicamente dal desiderio di proteggersi da una probabile condanna. Il deista Voltaire non sa o non pu\u00f2 cogliere la differenza e si ostina a negare che Vanini fosse un ateo, mentre \u00e8 certo che al filosofo italiano non interessava l&#8217;aspetto positivo del divino insito nella natura, ma solo l&#8217;aspetto negativo della impossibilit\u00e0 di un Dio spirituale e trascendente.<\/p>\n<p>Vanini non solo negava la teologia, ma anche l&#8217;idea, tipicamente tomista, di un ordine o di una legge insita nella natura: al contrario, per lui la natura \u00e8 disordine, e l&#8217;uomo deve adeguare ad essa la propria regola di vita: vale a dire, non avere alcuna legge morale, al di fuori di quella del puro istinto. Questo, almeno, per quanto riguarda i pochi individui che hanno compreso l&#8217;inganno delle religioni; mentre la massa del popolo \u00e8 giusto che langua nelle pi\u00f9 oscure superstizioni, perch\u00e9 essa non \u00e8 degna di un destino migliore che servire e obbedire.<\/p>\n<p>Voltaire, insomma, cerca di fare di Vanini un campione della libert\u00e0, ma si guarda bene dal soffermarsi sulla doppia morale che egli predicava, una per i signori, l&#8217;altra per il volgo; e, soprattutto, travisa deliberatamente i fatti, allorch\u00e9 si accalora a negare che Vanini fosse un ateo o un ribelle agli insegnamenti della Chiesa. Qualsiasi persona dotata di senso morale non pu\u00f2 non provare raccapriccio davanti al destino di Vanini, cos\u00ec come a quello di Giordano Bruno; ma non \u00e8 lecito deformarne la figura per farne qualcosa di diverso da ci\u00f2 che egli fu.<\/p>\n<p>Per Vanini, i dogmi della religione rivelata devono essere interpretati in chiave razionale; e, quanto ai miracoli, per ognuno di essi vi \u00e8 una spiegazione naturale, che non contraddice le leggi del mondo fisico. Per completare il quadro, egli nega fermamente &#8211; sulle tracce di Aristotele &#8211; che il mondo abbia avuto origine da un atto creativo di Dio; afferma, averroisticamente, che lo spirito \u00e8 di sostanza materiale, e che l&#8217;anima umana, come gi\u00e0 avevano insegnato Epicuro e Lucrezio con il loro atomismo, \u00e8 anch&#8217;essa mortale.<\/p>\n<p>Vanini appartiene alla prima fase del movimento libertino, quella del libertinismo radicale, tipica de primi decenni del Seicento, e rappresentata in modo esemplare dal poeta Th\u00e9pihile de Viau; la seconda, che si pu\u00f2 definire del libertinismo erudito, si colloca qualche anno dopo, e riesce a crearsi una nicchia all&#8217;ombra della corte, ove \u00e8 al sicuro dalle persecuzioni della Chiesa e realizza quella alleanza tra filosofo e classi dirigenti che era gi\u00e0 stata, ma invano, nei disegni di Vanini. Del resto, verso la met\u00e0 del Seicento il clima \u00e8 ormai cambiato, e Cyrano de Bergerac pu\u00f2 fare aperta professione di ateismo, senza incorrere nei rigori dell&#8217;Inquisizione.<\/p>\n<p>Il filosofo Franz Borkenau (Vienna, 1900- Zurigo, 1957), esponente eterodosso della Scuola di Francoforte, nel suo bel libro \u00abLa transizione dall&#8217;immagine feudale all&#8217;immagine borghese del mondo. La filosofia nel periodo della manifattura\u00bb (titolo originale: \u00abDer \u00dcbergang von feudalen zum b\u00fcrgenlichen Weltbild. Studien zur Geschichte der Philosdophie der Manufakturperiode\u00bb, Paris, 1934, e Darmstadt, 1971; traduzione italiana di Gabriella Bonacchi, Bologna, Societ\u00e0 Editrice Il Mulino, 1984, pp. 204-07), svolge una acuta riflessione sul significato complessivo della filosofia di Vanini:<\/p>\n<p>\u00abDalle idee di Vanini si pu\u00f2 capire che senso avesse il libertinismo per la nobilt\u00e0 di corte e la &quot;boh\u00e8me&quot;. Si sarebbe tentati di ascrivere Vanini, il cui tema principale \u00e8 l&#8217;ateismo, alla filosofia naturale del Rinascimento. Ci\u00f2 sarebbe per\u00f2 frutto di un equivoco. I panteisti e i materialisti del Rinascimento italiano tendevano alla creazione di una immagine unitaria della natura. Di ci\u00f2 non v&#8217;\u00e8 traccia in Vanini. I suoi scritti sono dominati da un forte interesse NEGATIVO: la volont\u00e0 di abolire ogni spiegazione spiritualistica dei fenomeni naturali. Ampie sezioni sono dedicate all&#8217;esame e alla confutazione punto per punto delle azioni immateriali come gli oracoli, gli indemoniati, le immagini degli d\u00e8i presso i pagani, i veggenti, le guarigioni miracolose. Tutto deve procedere, si dice, per vie &quot;naturali&quot;, cio\u00e8 non immateriali. Ma per i processi naturali in s\u00e9 non solo non c&#8217;\u00e8 alcuna spiegazione, ma neanche un vero interesse. Nell&#8217;opera di Vanini manca ogni seria indagine: proprio come in Epicuro, una volta sconfitta la paura degli d\u00e8i, il resto non ha pi\u00f9 alcun interesse. I fenomeni naturali possono essere spiegati in vari modi, non importa quali: ora sono le stelle, ora il calore, ora gli influssi di qualit\u00e0 occulte. Insomma ,&#8217;intero variopinto repertorio del Rinascimento, privo per\u00f2, a differenza del pensiero rinascimentale (e, per converso, analogamente a Bacone) di ogni tentativo di sistematizzazione. Si capisce il rimprovero mosso da Bossuet ai libertini di non aver apportato proprio nessun contenuto nuovo al pensiero umano. Questa considerazione puramente negativa della filosofia della natura ha esclusivamente lo scopo di spianare la strada ad un&#8217;arte del tutto irreligiosa di vivere, altrettanto negativa della filosofia della natura. Come sempre, i concetti di ordine naturale e di ordine morale sono, anche qui, inscindibilmente legati. Anche Vanini vuole rilevare dalla natura le norme dell&#8217;agire umano. Una filosofia naturale puramente negativa, che non si pone neanche il problema delle leggi, non pu\u00f2 condurre ad alcuna norma morale; anzi, il suo unico senso non pu\u00f2 che essere la negazione delle leggi morali. Di qui la lotta accanita di Vanini non solo contro ogni teologia, ma anche contro ogni idea di ordine razionale della natura. Lungi dall&#8217;essere perfetto, il mondo ha in ogni sua componente il principio della corruzione. Figlia del suo tempo, anche la teoria di Vanini culmina nella constatazione della corruzione del mondo. Questa \u00e8 infatti la base comune, il dato da cui non pu\u00f2 prescindere il pensiero antropologico dell&#8217;epoca. Da questo dato, Vanini trae per\u00f2 una conclusione opposta a quella di Calvino. In luogo di inchinarsi dinanzi alla corruzione come mistero religioso, egli si limita a constatare la malvagit\u00e0 del mondo e a prescrivere l&#8217;adeguamento ad essa come regola di condotta.<\/p>\n<p>Non che Vanini sostenga la possibilit\u00e0 di una vita completamente amorale: la natura, la vera divinit\u00e0, ha scolpito nel cuore dell&#8217;uomo una legge di condotta. In che cosa consiste questa legge? A differenza di quelle fin qui analizzate, la legge di Vanini \u00e8 l&#8217;esatto contrario di tutte le leggi umane, che sono sempre frutto della truffa e dell&#8217;inganno dei signori o dei preti a caccia di ricchezze e di onori. La legge di natura \u00e8 l&#8217;istinto naturale in contraddizione con ogni ordine sociale. Esso soltanto \u00e8 divino. Questa interpretazione potrebbe apparire azzardata. Ma non mancano le conferme. Cos\u00ec, si afferma, il mucchio ignorante viene tenuto in schiavit\u00f9 con la paura di un Dio che si pretende onniveggente. Ma la religione (egli parla qui di quella romana, ma intende quella cristiana) esiste solo per la massa che si lascia facilmente ingannare, &quot;non per i grandi e i filosofi&quot;. Del tutto giusta \u00e8, quindi, l&#8217;interpretazione della religione avanzata da Lucrezio. Questo passo non va interpretato come un invito rivoluzionario alle masse a liberarsi dalla religione: Vanini ha per il &quot;mucchio&quot; accenti di supremo disprezzo e ritiene del tutto logico che esso venga mantenuto in uno stato di schiavit\u00f9 religiosa. Ma ci\u00f2 che \u00e8 un abile stratagemma educativo al servizio di principi intelligenti, diventa caccia agli onori e alle ricchezze quando i preti pretendono di far accettare a TUTTI le loro formulette magiche. Poich\u00e9 NON \u00e8 per &quot;i grandi e i filosofi&quot; che esiste la religione. Alla stupida massa spettala schiavit\u00f9 fisica e psichica, ma ai vertici della societ\u00e0 compete la libert\u00e0 da ogni vincolo. La formula &quot;i grandi e i filosofi&quot; dice chiaramente chi siano questi vertici. Il disprezzo di Vanini colpisce tanto la pia borghesia che i contadini devoti. Soli i grandi della corte e il loro seguito hanno il diritto di liberarsi da ogni legge umana e di vivere liberi secondo natura. Questa \u00e8 dunque la forma in cui l&#8217;epicureismo fece la sua prima comparsa come fenomeno di massa.\u00bb<\/p>\n<p>Il pensiero di Giulio Cesare Vanini costituisce, da un lato, un prolungamento di alcune tendenze della filosofia naturalistica del Rinascimento italiano, da Telesio a Bruno a Campanella, e, al tempo stesso, una esaltazione della dignit\u00e0 e autonomia dell&#8217;uomo; e, dall&#8217;altro, un preannuncio di alcuni aspetti dell&#8217;Illuminismo, primi fra tutti il razionalismo e il materialismo, nonch\u00e9 la polemica dura, incessante, implacabile, contro le religioni rivelate e particolarmente contro l&#8217;etica ad esse sottesa, nonch\u00e9 contro ogni forma di credenza nel soprannaturale.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo aspetto, anzi, riveste una parte centrale nel pensiero di Vanini, accanto a quello della doppia morale: quella della plebe, sfruttata dal clero e dai potenti, e quella dei filosofi e dei grandi, che si sono emancipati, mediante l&#8217;esercizio della ragione, da ogni timore e da ogni illusione riguardo a Dio e alla supposta immortalit\u00e0 dell&#8217;anima. Paradossalmente, si tratta di una doppia morale che appare speculare rispetto a quella dei pi\u00f9 intransigenti rappresentanti della Riforma cattolica (o, come si usava dire e ancora molti dicono, della Controriforma), i Gesuiti: ma, nella storia del pensiero, \u00e8 una circostanza piuttosto frequente che due posizioni estreme finiscano per assomigliarsi, tanto nelle forme, quanto negli stessi contenuti.<\/p>\n<p>Vanini sembra essere stato alla ricerca di una alleanza tra l&#8217;intellettuale ateo e la classe dirigente dell&#8217;assolutismo seicentesco, un po&#8217; sulla falsariga della filosofia di Machiavelli e sul suo realismo amorale e disincantato, capace di servirsi cinicamente anche del sentimento religioso popolare quale \u00abinstrumentum regni\u00bb.<\/p>\n<p>Sotto questo punto di vista, la sua vicenda presenta alcuni tratti analoghi a quella di Giordano Bruno, altro ex frate incessantemente in movimento per tutta l&#8217;Europa, sia cattolica che protestante, di corte in corte, sino alla fatale decisione di rientrare in Italia e di cercare protezione e mezzi di sostentamento presso un gentiluomo veneziano. Ma Vanini, meno conosciuto di Bruno e di lui assai meno dotato come filosofo, non arriv\u00f2 mai, come era giunto quello, fino alla cerchia di qualche sovrano europeo; il suo dramma \u00e8 quello dell&#8217;intellettuale iconoclasta che non trova protettori n\u00e9 interlocutori, e che finisce per soccombere davanti alla reazione che le sue tesi, sempre pi\u00f9 audaci e sovversive dell&#8217;ordine stabilito, hanno inevitabilmente suscitato.<\/p>\n<p>Il suo fallimento testimonia il fatto che i tempi non erano ancora maturi per un attacco frontale contro la religione e contro l&#8217;ordine sociale da essa garantito, perch\u00e9 l&#8217;assolutismo del XVII secolo non era in grado, n\u00e9 lo voleva, di lanciare un attacco frontale alla Chiesa in quanto tale, ma solo di condurre una battaglia giurisdizionalista che ne limitasse fortemente la presenza nella sfera secolare. Il destino di Pietro Giannone, pi\u00f9 tardi, avrebbe mostrato che anche in quella battaglia la figura dell&#8217;intellettuale eversivo non poteva immaginarsi esente da rischi personali non lievi, nella misura in cui non avesse saputo agire con prudenza e rendersi indispensabile al potere monarchico \u00abilluminato\u00bb.<\/p>\n<p>Sul terreno propriamente filosofico, il significato dell&#8217;opera di Vanini va al di l\u00e0 di quello di un \u00abponte\u00bb ideale fra Rinascimento e Illuminismo, perch\u00e9, pur essendo priva di spunti di vera profondit\u00e0 e originalit\u00e0, persegue nondimeno con estrema determinazione l&#8217;obiettivo di scalzare definitivamente l&#8217;ordine soprannaturale dall&#8217;orizzonte del pensiero europeo e di sostituirvi un materialismo radicale e intransigente, che sembra precorrere, per taluni aspetti, la politica della cosiddetta scristianizzazione, nella fase giacobina della Rivoluzione francese (peraltro osteggiata da Robespierre), fra il 1792 e il 1794.<\/p>\n<p>Ma la sua persuasione che solo al filosofo e al signore spettino l&#8217;indipendenza morale assoluta e il diritto di seguire unicamente l&#8217;istinto come norma di vita, lasciando il volgo nelle tenebre dell&#8217;ignoranza e della sottomissione, ne fa tutt&#8217;altro che un pensatore egualitario: il suo libertinismo si potrebbe, semmai, definire superomistico, ma non tanto nel senso di Nietzsche, quanto in quello di Sade, specialmente per l&#8217;accento posto sulla sfida deliberata all&#8217;ordine morale stabilito e alla sua totale assenza di implicazioni politiche e sociali.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 si vede quanto sia inesatto e fuorviante voler fare di Vanini, come ha tentato di fare Voltaire, una sorta di antesignano e di campione misconosciuto del libero pensiero, nel senso moderno del termine. La libert\u00e0 di pensiero da lui perseguita, infatti, non \u00e8 neanche lontanamente democratica, ma fortemente elitaria e, si direbbe, aristocratica nel peggiore senso del termine.<\/p>\n<p>Quanto alla sua filosofia, la negazione non solo del divino, ma anche della legge, presuppone un pessimismo ontologico che spoglia il mondo di ogni provvidenzialit\u00e0 e la natura, di ogni ordine e di qualunque armonia, creando i presupposti per un&#8217;antropologia darwiniana \u00abante litteram\u00bb, dove i pi\u00f9 astuti affermano il proprio diritto ad una vita libera e piena, mentre gli altri soccombono all&#8217;oppressione spirituale e materiale.<\/p>\n<p>Nessun senso di solidariet\u00e0 umana pervade e ingentilisce questo mondo feroce, popolato da individui egoisti e insensibili alle sofferenze del prossimo, guidati unicamente da una Ragione fredda e inesorabile. Nessuna compassione spinge gli esseri umani a chinarsi l&#8217;uno sulle piaghe e sulle miserie dell&#8217;altro: il pessimismo antropologico sfocia in una morale aristocratica che fa dell&#8217;edonismo la sua sola norma di comportamento.<\/p>\n<p>Strano secolo, il Seicento: pervaso da intuizioni potenti e grandiose, ma anche immiserito da scaltrezze di bassa lega e da opportunismi cos\u00ec sfrontati, da superare ogni limite di decenza.<\/p>\n<p>Secolo contraddittorio, dove un filosofo come Gassendi si muove assurdamente in bilico fra cristianesimo e atomismo epicureo, e dove Vanini sale il patibolo per affermare l&#8217;ideale di un libertinismo tanto inumano quanto distruttivo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La filosofia di Giulio Cesare Vanini presenta ancor oggi, a quasi quattro secoli dalla sua tragica morte, problemi d&#8217;interpretazione piuttosto complessi: l&#8217;Illuminismo ha voluto farne un<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[117,141,236],"class_list":["post-29436","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-dio","tag-filosofia","tag-sacerdozio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29436","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29436"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29436\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29436"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29436"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29436"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}