{"id":29429,"date":"2010-06-13T09:34:00","date_gmt":"2010-06-13T09:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/06\/13\/la-vallonea-la-quercia-sacra-a-giove-un-autentico-poema-della-natura\/"},"modified":"2010-06-13T09:34:00","modified_gmt":"2010-06-13T09:34:00","slug":"la-vallonea-la-quercia-sacra-a-giove-un-autentico-poema-della-natura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/06\/13\/la-vallonea-la-quercia-sacra-a-giove-un-autentico-poema-della-natura\/","title":{"rendered":"La vallonea, la quercia sacra a Giove: un autentico poema della natura"},"content":{"rendered":"<p>La vallonea, \u00abQuercus macrolepis\u00bb, detta anche quercia greca, \u00e8 una pianta arborea appartenente alla famiglia delle Fagacee (genere Quercus, sezione Cerris), caratterizzata da una cupola molto grande che \u00e8 il prodotto pi\u00f9 tipico della pianta, utilizzato nell&#8217;industria conciaria e nella fabbricazione di inchiostri e tinte.<\/p>\n<p>Ci serviamo, per la sua presentazione generale, della descrizione che ne fanno Romano Gellini e Paolo Grossoni nella \u00abEnciclopedia Agraria Italiana\u00bb (Roma, Ramo Editoriale degli Agricoltori, 1985, vol. XII, p. 883).<\/p>\n<p>\u00c8 un albero imponente, che generalmente raggiunge i 10-15 metri d&#8217;altezza ma che, in alcuni esemplari secolari, pu\u00f2 superrare di molto queste dimensioni; la sua chioma globosa, inoltre, ne fa una specie dal portamento superbo, rispetto alla quale pochi altri alberi europei possono reggere il confronto.<\/p>\n<p>L&#8217;apparato radicale \u00e8 molto sviluppato, tuttavia si espande poco in profondit\u00e0. I rametti sono tomentosi (ossia ricoperti da una fine peluria), di colore giallo-bruno da giovani, che poi, nella maturit\u00e0, diventano glabri e tendenti al grigio.<\/p>\n<p>Le gemme sono ovoidi con apice ottuso; le perule apparenti sono embriciate (cio\u00e8 disposte come le spine di un pesce o come le tegole di un tetto), tomentoso-pubescenti e di colore bruno, talvolta circondate da brevi stipole.<\/p>\n<p>Le figlie sono alterne, con un picciolo lungo da 2 a 3 centimetri,lobate per 3-6 paia di lobi piuttosto grandi e di forma triangolare; da giovani sono decisamente pelose, mentre in seguito il loro aspetto cambia in maniera radicale, poich\u00e9 diventano glabre e lisce nella pagina superiore, mentre in quella inferiore rimangono tomentose.<\/p>\n<p>Una caratteristica singolare di questo albero \u00e8 che la defogliazione avviene in epoca molto tardiva, e cio\u00e8 nel periodo del germoglia mento, vale a dire in piena estate (anche se \u00e8 vero che, trapiantata al di fuori del suo areale, la vallonea anticipa la caduta delle foglie all&#8217;inizio dell&#8217;inverno); e la si deve al fatto che, nei climi caldi ai quali si \u00e8 adattato, \u00e8 l&#8217;estate non l&#8217;inverno il momento pi\u00f9 impegnativo per la sue funzioni vitali.<\/p>\n<p>La vallonea \u00e8 una specie monoica (cio\u00e8 in cui le parti fertili maschili e femminili sono portate dallo stesso individuo) con fioritura primaverile; la maturazione, di norma, \u00e8 biennale, anche se pu\u00f2 talvolta avvenire in un solo anno.<\/p>\n<p>La ghianda \u00e8 grosso (infatti pu\u00f2 raggiungere 4 x 2 centimetri), ombelicata; l&#8217;endocarpo (la porzione pi\u00f9 interna del frutto, quella che racchiude il seme) \u00e8 finemente vellutato; essa, inoltre,. \u00c8 quasi completamente avvolta da una cupola emisferica che, come si \u00e8 detto, \u00e8 di notevoli dimensioni, con un diametro che varia da 4,5 a 6 centimetri e con squame tomentose.<\/p>\n<p>Il suo areale \u00e8 la Penisola Balcanica, le isole del Mare Egeo e l&#8217;Asia Minore.<\/p>\n<p>In Italia \u00e8 stata introdotta &#8211; forse dai Saraceni, forse dai monaci basiliani &#8211; nei secoli del Medioevo ed \u00e8 localizzata, con un numero relativamente modesto di esemplari, in una piccola zona della Penisola Salentina, in Puglia, specialmente nel bosco di Tricase, dove il Fiori ha segnalato un individuo colossale, alto 24 metri e con una circonferenza di 3,45. La chioma ha un\u00ec&#8221;ampiezza di ben trentacinque metri e ci\u00f2 le ha recato il nome di quercia dei cento cavalieri&quot;, una autentica meraviglia della natura.<\/p>\n<p>La sua et\u00e0 dovrebbe aggirarsi sui settecento anni; dunque quest&#8217;albero straordinario, nato nel XII secolo, era gi\u00e0 grande e robusto al tempo in cui Dante scriveva i versi della \u00abDivina Commedia\u00bb e si deve considerare come uno dei pi\u00f9 antichi esseri viventi d&#8217;Italia.<\/p>\n<p>La vallonea \u00e8 una specie eliofita, cio\u00e8 amante del sole e timorosa dell&#8217;ombra (dal greco: \u00abh\u00e9lios\u00bb e \u00abfil\u00e8in\u00bb), poco esigente verso il terreno e molto xerofila, cio\u00e8 adatta a vive in periodi di prolungata siccit\u00e0 o in terreni aridi e semidesertici. Resiste bene al caldo, ma non sopporta temperature inferiori ai 18\u00b0 centigradi sotto lo zero, dunque non resiste agli inverni delle aree continentali o delle zone di montagna.<\/p>\n<p>La vallonea cresce spesso associata al mirto, al lentisco e al cerro; in Grecia, che \u00e8 il suo ambiente tipico &#8211; da cui la demoni nazione popolare -, cresce di preferenza nel &quot;Lauretum&quot; caldo, insieme ad oleandri, pini domestici, carrubi e ginepri (precisiamo che il &quot;Lauretum&quot; \u00e8 la zona fitoclimatica pi\u00f9 calda nello schema di classificazione di Mayr-Pavari e prende il nome dell&#8217;alloro o \u00ablaurum nobilis\u00bb).<\/p>\n<p>Tuttavia, anche se di preferenza si associa ad altre specie arboree, la vallonea pu\u00f2 anche costituire dei piccoli popolamenti autonomi.<\/p>\n<p>Il legno di quest&#8217;albero \u00e8 duro e trova le medesime applicazioni di quello del rovere: vale a dire che \u00e8 uno dei pi\u00f9 pregiati e viene usato per costruire pavimentazioni, mobili, biotti d&#8217;invecchiamento di vini e liquori e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Scrivono Fabio Cassola e Franco Tassi nella enciclopedia naturalistica \u00abConoscere la natura d&#8217;Italia\u00bb (Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1983-85, vol. 9, p. 127):<\/p>\n<p>\u00abTra le cinquecento diverse specie di querce che, dal livello del mare alle alter quote montane, occupano ogni spazio loro confacente nel mondo e soprattutto nell&#8217;emisfero boreale, la vallonea (&quot;Quercus macrolepis&quot;) \u00e8 probabilmente una elle pi\u00f9 interessanti: sia per i suoi caratteri inconfondibili, sia per la storia tutta speciale cui, nelle terre di antichissima civilt\u00e0 del Mediterraneo orientale, essa appare legata. Se la quercia era per antonomasia nell&#8217;antichit\u00e0 l&#8217;albero sacro a Giove, vuole la mitologia che l&#8217;oracolo di Dodona in Epiro fosse proprio la maestosa vallonea, la quale manifestava ai fedeli la volont\u00e0 della somma divinit\u00e0 pagana con un semplice stormire di fronde.<\/p>\n<p>Ma la vallonea, detta anche valonita o balanita, \u00e8 anche la pi\u00f9 bella quercia di Puglia o d&#8217;Italia, oggi ridotta a pochissimi esemplari nel &quot;corno d&#8217;Ausonia&quot;, e cio\u00e8 nella penisola salentina, la cui storia passata, con provenienza dalle terre mediterraneo-orientali dove \u00e8 sicuramente indigena, resta ancora tutto sommato abbastanza misteriosa. Spontaneamente diffusa nella parte meridionale della penisola balcanica (Albania, Grecia, Bulgaria), nell&#8217;Asia minore e nel Medioriente (Turchia, Rodi, Siria, Libano, Giordania e Israele), vuole la tradizione che sia giunta in Italia tra il XIII e il XV secolo portata dai monaci basiliani che tentavano di sfuggire alle persecuzioni dell&#8217;epoca; oppure, secondo altri, intorno all&#8217;anno mille dai Saraceni. Diffusa largamente in Puglia dal Medioevo in poi, la vallonea ha potuto probabilmente giungere ai giorni nostri solo per una serie di circostanze favorevoli, tra cui non si pu\u00f2 omettere di ricordare la meritoria campagna di salvaguardia e promozione condotta da Gaetano Stella verso l&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento, periodo aureo dell&#8217;agricoltura salentina.<\/p>\n<p>Ben riconoscibile dalle foglie coriacee, grossolanamente dentate e dal&#8217;enorme ghianda racchiusa per due terzi nella vellutata cupola esternamente irta di squame, la vallonea \u00e8 un albero di medie dimensioni, che talvolta per\u00f2 raggiunge portamento maestoso (un magnifico esemplare dall&#8217;amplissima chioma, presso Tricase, detto &quot;l&#8217;albero dei cento cavalieri&quot;, si dice abbia 700 anni di et\u00e0), ma che normalmente si adatta a crescere anche in forme modeste e stentate presso i muretti a secco, nelle pendici collinari assolate, sulle brulle emergenze rocciose, ovunque possa sfuggire alla mano rapinatrice dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 sempreverde come il leccio, la sughera o la quercia spinosa, n\u00e9 spogliante come il cerro, il farnetto, la rovere, la farnia o la roverella: pu\u00f2 definirsi piuttosto un albero semispogliante, perch\u00e9 ha la curiosa abitudine di perdere le foglie molto tardivamente, addirittura in piena estate (&quot;Le piante in questi luoghi hanno imparato a dormire l&#8217;estate &#8211; scrive infatti Raffaele Congedo, che pi\u00f9 d&#8217;ogni altro si \u00e8 adoperato nello studiare e difendere la vallonea &#8211; perch\u00e9 l&#8217;inverno \u00e8 il pi\u00f9 mite di tutto il basso bacino del Mediterraneo).<\/p>\n<p>&quot;Poema ligneo dell&#8217;estremo meridione&quot;, la vallonea \u00e8 certamente il pi\u00f9 singolare albero del Salento, in cui tutto stupisce e desta meraviglia.<\/p>\n<p>Era in passato largamente coltivata e diffusa, perch\u00e9 le ghiande turgide come castagne (dette &quot;galle di levante&quot;) venivano mangiate, e le grandi cupole venivano sfruttate nella conceria per l&#8217;estrazione del tannino, e in particolare per tingere le pelli di color bruno scuro (la polvere da concia era venduta nell&#8217;arte del &quot;pelacane&quot; con il nome italiano di vallonea, che pare derivasse dalla citt\u00e0 albanese di Vallona, al centro di un fiorente commercio).<\/p>\n<p>Oggi per\u00f2 gli alberi sopravissuti sparsi qua e l\u00e0 nel Salento non superano di molto il centinaio;: ve ne sono una settantina presso Tricase, in localit\u00e0 Boschetto; una dozzina al bosco Curti-Pertrizzi di Cellino San Marco e altrettanti in localit\u00e0 Collemi presso Brindisi; qualcun altro nei pressi di Corigliano d&#8217;Otranto, Casamassella e Tuturano; e infine due esemplari si trovano persino a Lecce (in Viale Gallipoli, di fronte all&#8217;Intendenza di Finanza), relitti viventi di un antico orto botanico smantellato agli albori del Novecento. Per questo occorre salvaguardare nel modo pi\u00f9 accurato ci\u00f2 che resta della vallonea salentina &#8211; che i botanici ritengono appartenere a una forma peculiare, dalle forme diverse rispetto alle progenitrici orientali -, cercando di diffonderla nuovamente, come elemento prezioso e tutelare, nell&#8217;aspro paesaggio della Murgia meridionale.\u00bb<\/p>\n<p>Ancora Franco Tassi, nel prezioso volume \u00abAree protette d&#8217;Italia\u00bb (Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1985, pp.198-99), precisa:<\/p>\n<p>\u00abIl valore botanico della zona [vale a dire il Bosco di Tricase] \u00e8 tale che essa \u00e8 stata inserita nell&#8217;elenco dei biotopi pugliesi meritevoli di protezione elaborato dalla Societ\u00e0 Botanica Italiana , per non comprometterla, si \u00e8 giunti a proporre e ottenere la costosa derivazione di una strada in costruzione. E, in effetti, la presenza della vallonea nel tacco dello stivale suscita interrogativi affascinanti: perch\u00e9 si tratta di una quercia molto diffusa in tutte le zone orientali del Mediterraneo, e specialmente in Albania, Grecia e Turchia, ma strettamente confinata in Italia a pochi luoghi della Puglia meridionale. Secondo alcuni studiosi, tra cui Raffaele Congedo, l&#8217;introduzione della quercia sarebbe avvenuta artificialmente, nei secoli X e XI, ad opera dei monaci basiliani approdati nel Salento per sfuggire alle persecuzioni ottomane. Secondo altri, invece, il singolare albero sarebbe vissuto qui da tempi ben pi\u00f9 remoti: e rappresenterebbe un esempio classico della diffusione transionica. E cio\u00e8 della vicenda biogeografia per cui molte piante e animali si diffusero spontaneamente tra le penisole balcanica e italica, sfruttando i ponti di terraferma che, migliaia di anni fa, dovettero esistere nel bacino adriatico in concomitanza con l&#8217;abbassamento del mare dovuto all&#8217;intensa formazione di ghiacci del periodo glaciale.\u00bb<\/p>\n<p>Affine alla vallonea \u00e8 il fragno (\u00abQuercus trojana\u00bb), con il quale, talvolta, viene confusa (cfr. il pur pregevole \u00abDizionario di Botanica\u00bb, Milano, Rizzoli, 1984) e che \u00e8 originario della stessa regione geografica, situata fra il Mar Jonio e il Mar Nero, con una piccola popolazione italiana localizzata tra la Puglia e la Basilicata.<\/p>\n<p>Oltre al notevole valore economico, dovuto specialmente al tannino che si estrae dalle sue cupole (mentre nella quercia mediterranea si estrae dalla corteccia della radice: cfr. Cappelletti, \u00abTrattato di Botanica\u00bb, Torino, U.T.E.T., 1964), la vallonea possiede un incomparabile valore storico e paesaggistico, trattandosi di un albero al tempo stesso bello, antico e rarissimo nel nostro Paese, per quanto abbastanza diffuso al di l\u00e0 del Mare Jonio.<\/p>\n<p>\u00c8 giusto, dunque, che ogni sforzo venga fatto per preservarne la sopravvivenza in Italia e, se possibile, per rafforzarne la presenza, data l&#8217;esiguit\u00e0 delle popolazioni attualmente censite. Avere cura del proprio patrimonio naturale, non meno che di quello artistico e culturale, si addice ad una societ\u00e0 che sappia riconoscere l&#8217;importanza della gelosa custodia delle proprie radici, della propria specificit\u00e0, della propria armonia con l&#8217;ambiente in cui vive.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vallonea, \u00abQuercus macrolepis\u00bb, detta anche quercia greca, \u00e8 una pianta arborea appartenente alla famiglia delle Fagacee (genere Quercus, sezione Cerris), caratterizzata da una cupola molto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30172,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[51],"tags":[92],"class_list":["post-29429","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-natura-e-ambiente","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-natura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29429","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29429"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29429\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30172"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29429"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29429"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29429"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}