{"id":29427,"date":"2019-11-29T10:17:00","date_gmt":"2019-11-29T10:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/11\/29\/valli-del-pasubio-1944-un-dramma-dimenticato\/"},"modified":"2019-11-29T10:17:00","modified_gmt":"2019-11-29T10:17:00","slug":"valli-del-pasubio-1944-un-dramma-dimenticato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/11\/29\/valli-del-pasubio-1944-un-dramma-dimenticato\/","title":{"rendered":"Valli del Pasubio, 1944: un dramma dimenticato"},"content":{"rendered":"<p>Sovente sia i suoi celebratori, sia i suoi critici, ma soprattutto il pubblico delle persone comuni, che non hanno un&#8217;opinione ben precisa ma si lasciano trasportare dalla corrente, hanno della guerra civile un&#8217;idea abbastanza approssimativa. La associano alla guerriglia delle bande partigiane in montagna e alla controguerriglia delle forze tedesche e fasciste; agli assassinii mirati che, nelle citt\u00e0, colpivano singoli esponenti della Repubblica Sociale o anche solo uomini delle istituzioni civili, magari dei podest\u00e0 la cui colpa era stata quella di opporsi a malversazioni o prepotenze e che perci\u00f2 non erano affatto odiati, semmai stimati e benvoluti dalla popolazione, e perfino gli inermi esponenti del mondo della cultura, come nel caso del filosofo Giovanni Gentile. Pertanto dire &quot;guerra civile&quot;, come la chiamano gli uni, o &quot;resistenza&quot;, come l&#8217;hanno ribattezzata gli altri, evoca l&#8217;immagine dell&#8217;attentato di via Rasella e la strage delle Fosse Ardeatine; oppure la repubblica dell&#8217;Ossola e le insurrezioni finali delle grandi citt\u00e0 del Nord; oppure, ancora, le rappresaglie di Marzabotto o di Sant&#8217;Anna di Stazzema; o i sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti (ma non i sette fratelli Govoni fucilati dai partigiani); o magari le foibe, ma solo di sfuggita e pensando solo ai partigiani titini (mentre simili eccidi li hanno compiuti anche i partigiani garibaldini italiani); o le immagini di Piazzale Loreto, coi corpi di Mussolini e degli altri gerarchi appesi a testa in gi\u00f9; o qualche nome celebre, come quello della Banda Koch; o i lanci di materiale bellico da parte degli alleati, o le trasmissioni di Radio Londra, e cos\u00ec via. In effetti, la realt\u00e0 della guerra civile si frantuma e si disperde in una miriade di fatti particolari, legati al territorio, caratterizzati dalla brutalit\u00e0 ma anche dall&#8217;omert\u00e0, sui quali \u00e8 stato difficilissimo far luce anche a molti anni di distanza, n\u00e9 mai la si sarebbe fatta se la ricerca storica fosse rimasta in mano ai professori e agli intellettuali di sinistra, i quali non avevano indagato sul lato oscuro delle bande partigiane, sui terribili atti di crudelt\u00e0 e di sadismo, sulle esecuzioni sommarie, sul terrore e sulle morti bianche che hanno caratterizzato le settimane successive alla fine ufficiale delle ostilit\u00e0, specialmente nel Triangolo della Morte emiliano, ma anche in cento e cento altri luoghi. Mai si sarebbe saputo che i gloriosi partigiani, in pi\u00f9 occasioni, si macchiarono di stupri, di torture, di brutali assassinii anche ai danni di persone assolutamente estranee al fascismo, o colpevoli, tutt&#8217;al pi\u00f9, di aver fatto scrivere ai bambini della scuola elementare, nel caso di alcune maestre, un dettato in lode del Duce, ma sovente rei soltanto di avere del denaro, o un negozio, o un&#8217;attivit\u00e0 commerciale che facevano gola ai banditi che si travestivano da partigiani per commettere le azioni pi\u00f9 esecrabili; oppure che erano incappati nell&#8217;odio di un vicino per ragioni del tutto contingenti ed estranee alla politica, e si erano inimicati degli uomini che, con l&#8217;inizio della guerra civile, ebbero sia le armi, sia un mandato d&#8217;immunit\u00e0 per agire contro chiunque fosse sospettato di essere un fascista o una spia, criterio quest&#8217;ultimo adoperato con estrema larghezza e spesso utilizzato per l&#8217;eliminazione fisica di soggetti che davano fastidio sul piano personale.<\/p>\n<p>Fra i pionieri di questa coraggiosa e meritoria opera di ricerca della verit\u00e0 ci sono stati Antonio Serena, del quale abbiamo gi\u00e0 parlato pi\u00f9 volte, e Marco Pirina, che non abbiamo conosciuto personalmente, ma del quale abbiamo potuto apprezzare il vastissimo e scrupoloso lavoro che ha avuto il merito di riportare alla luce episodi altrimenti dimenticati, restituendo, se non altro, la dignit\u00e0 della memoria a quanti ne erano stati privati insieme alla vita. Ben prima che i libri di Gampaolo Pansa rendessero popolare l&#8217;argomento, e ci\u00f2 solo perch\u00e9 la sua era una voce della cultura di sinistra, questi ricercatori umili, pazienti e silenziosi hanno dedicato molti anni della loro vita a restituire un nome e un volto alle vittime sconosciute e ormai pressoch\u00e9 dimenticate: opera meritoria non solo nei confronti dei parenti, ma anche per la formazione culturale e morale delle giovani generazioni, le quali, per anni, non hanno potuto udire, sin dai banchi di scuola, che la voce di una delle due fazioni in lotta, quella uscita vittoriosa dalla guerra civile. Il punto di vista di studiosi come Serena e come Pirina \u00e8 lo stesso di Bruno Spampanato e di Giorgio Pisan\u00f2, cio\u00e8 di destra; pure, l&#8217;ideologia non ha fatto velo alla loro sete di verit\u00e0 e si pu\u00f2 dire che, nel complesso, hanno mostrato una imparzialit\u00e0 e una equit\u00e0 di giudizio ben superiori a quelle dei tanto celebrati storici di sinistra che, prima di loro, avevano avuto praticamente il monopolio della narrazione di quelle vicende, tanto \u00e8 vero che fino agli anni &#8217;90 quasi nessuno parlava di guerra civile ma sempre e solo di resistenza. Il merito del cambio di prospettiva \u00e8 stato soprattutto di Renzo De Felice, uno studioso di raro equilibrio e autonomia di giudizio, ma che ai nostri giorni, come osserva Marcello Veneziani, probabilmente incorrerebbe nella censura del politicamente corretto, e forse verrebbe accusato di essere un istigatore all&#8217;odio, solo perch\u00e9 ha rotto una consolidata tradizione degli storici accademici, per i quali la resistenza (anzi la Resistenza con la maiuscola) era un dogma sacro e intoccabile, essendo il fondamento della mitologia dell&#8217;Italia democratica e repubblicana nata da quelle vicende.<\/p>\n<p>Guerra civile, dunque, come frammentazione ed estrema molteplicit\u00e0 di vicende, molte delle quali dimenticate o narrate falsamente, sicch\u00e9, alterando una ad una le tessere del mosaico, il quadro d&#8217;insieme \u00e8 risultato falso e agiografico per almeno mezzo secolo. A titolo di esempio, pensando dall&#8217;enorme opera di Marco Pirina abbiamo tratto fuori un episodio secondario, se si vuole, ma pure estremamente drammatico e tale da gettare una viva luce sui metodi di tante bande partigiane e sul modo in cui, poi, le vittime sono state sottoposte ad una ulteriore violenza: quella della narrazione tendenziosa, che ha reso impossibile ogni critica e fatto scendere sui morti un&#8217;ombra di vergogna immeritata: come se la responsabilit\u00e0 della loro fine ricadesse su di loro e non sugli assassini che li hanno soppressi. L&#8217;episodio, solo uno fra i tanti dimenticati, \u00e8 stato ricostruito da Marco Pirina (1943-2011, nato a Venezia ma di origini friulane), dotato d&#8217;infaticabile tenacia, nella sua opera monumentale <em>1943-1945 Guerra civile sulle montagne<\/em> (Pordenone, Centro Studi e Ricerche &quot;Silentes Loquimur&quot;, 2003, vol. III, pp. 398-41):<\/p>\n<p><em>LA STORIA DELLA MISSIONE MILITARE GIAPPONESE e l&#8217;uccisione dei coniugi di Merano<\/em><\/p>\n<p><em>RICERCHE STORICHE<\/em><\/p>\n<p><em>Una Missione Militare Giapponese nel Giugno del 1944 si rec\u00f2 con una macchina a Rovereto presso la Ditta Radi, ove erano stati commissionati due sommergibili tascabili destinati alla marina giapponese. Terminata la visita agli ufficiali giapponesi, sulla via del ritorno, si un\u00ec la moglie del Col. Giusto, residente a Merano, che doveva recarsi a Venezia, per motivi personali. Nelle Valli del Pasubio, la macchina fu intercettata dai partigiani, che passarono per le armi i giapponesi immediatamente, mentre tennero con loro per due giorni, la signora, che&#8230; tra l&#8217;altro&#8230; fu derubata della borsa contenente una somma di denaro destinata ad acquisti ed uccisa&#8230; Il Col. Giusto non vedendola tornare, decise di fare lo stesso itinerario, chiedendo informazioni insistenti a tutti&#8230; i partigiani credendo fosse una spia lo uccisero&#8230; A fine guerra, secondo il Gen. Don\u00e0, i corpi dei due sposi furono recuperati. Nel mese di Aprile del 2002 , durante la presentazione, a Valdagno, del 2\u00b0 volume della mia opera &quot;1943-1945 Guerra Civile sulle Montagne&quot;, un uomo mi avvicin\u00f2 chiedendomi se conoscevo la storia dei giapponesi uccisi e da una tasca tir\u00f2 fuori una decorazione della marina nipponica, che afferm\u00f2 fosse stata venduta a lui da un partigiano del luogo&#8230; ho verificato presso le autorit\u00e0 giapponesi, descrivendo la decorazione, che la stessa \u00e8 un&#8217;alta decorazione, che veniva concessa solo a pochi ufficiali di Marina, nel periodo 1941-1945.<\/em><\/p>\n<p><em>VERSIONE DI FONTE RESISTENZIALE:<\/em><\/p>\n<p><em>(Rif.: Diari della Resistenza, Quaderno 2, conservato c\/o Biblioteca di Schio, pag. 111, 1163-64):<\/em><\/p>\n<p><em>Nella mattina dell&#8217;8 Giugno (nda: 1944) &#8216;Licio&#8217;, nella zona di Valli del Pasubio, con la sua pattuglia mette a segno un colpo importante. Avvistata una grossa e lucente auto tedesca, mentre egli con tre uomini con tre uomini si trova nelle vicinanze della Tagliata, non lontano da S. Antonio, non pu\u00f2 resistere alla tentazione di appostarsi in posizione ideale e di bloccare la macchina. La sorpresa di Licio \u00e8 al colmo quando ne vede scendere due giapponesi dall&#8217;aria importante, anche se in quel momento frastornata. Con loro scende una donna che si arrangia a parlare italiano: \u00e8 infatti altoatesina. Sulla macchina vengono trovate parecchie confezioni di riso, cioccolato, scatolame vario; roba rara di questi tempi, molto apprezzata dagli uomini di &#8216;Licio&#8217;. Ci sono poi sulla macchina molte cartelle con documenti: dalla quantit\u00e0 delle carte , dall&#8217;aspetto e dalla provenienza delle persone fermate, &#8216;Licio&#8217; ha capito che non potr\u00e0 liberarsene tanto facilmente. La &quot;cosa&quot; scotta. Per questo manda a chiamare &#8216;Furia&#8217;. Con l&#8217;aiuto di questi viene incendiata la macchina e fatta sparire in un canalone, mentre i prigionieri vengono portati a Malunga&#8230; La donna, quasi italiana, che li accompagna, non vuol fornire alcuna indicazione Se ne dovr\u00e0 occupare comunque &#8216;Sergio&#8217;. Tutto questo lo racconta il giorno successivo, luned\u00ec 9, il &#8216;Vecio&#8217;, che dice di aver partecipato al colpo; lo racconta a &#8216;D&#8217;Origano&#8217; e a &#8216;Roosvelt&#8217;, incontrandoli nelle vicinanze di Contr\u00e0 Barati&#8230; Il 19, nel tardo pomeriggio, &#8216;D&#8217;Origano&#8217; e &#8216;Roosvelt&#8217; si recano a Marsili &#8230; si sentono raccontare di un tale, un signore di una certa et\u00e0, dai 50 ai 60 ma molto prestante, vestito con accuratezza, il quale parlava di giapponesi scomparsi, di una signora italiana insieme ai giapponesi, ma soprattutto chiedeva di Partigiani, di capi di Partigiani, con i quali intendeva entrare in contatto, con i quali voleva trattare. Prometteva anche compensi a chi gli avesse fornito indicazioni interessanti attinenti alle sue ricerche&#8230; &#8216;D&#8217;Origano&#8217; e &#8216;Roosvelt&#8217; ricorrendo alla collaborazione delle staffette &#8216;Dina&#8217; e &#8216;Marietta&#8217;, subito sguinzagliate, si mettono alla ricerca dell&#8217;interessante individuo. Provvedono anche a mettere al corrente Bruno Brescia. Seguendone le tracce, trovano fra l&#8217;altro che l&#8217;uomo \u00e8 passato anche per la canonica, dove, spacciandosi per ex Colonnello degli Alpini, proveniente da Bolzano, marito della Signora, che accompagnava gli addetti ala Legazione Giapponese in Italia, catturati giorni prima al Pian delle Fugazze, egli dichiara di essere alla ricerca della sposa; le informazioni avute fino a quel momento, dice, lo hanno condotto a S. Caterina; ritiene per certo che la sua amata sposa si trovi da quelle, si metterlo almeno in contatto con qualche comandante partigiano con cui avviare trattative parti. Prega, supplica il Parroco a fornirgli qualche ulteriore informazione&#8230; Il Parroco tutt&#8217;altro che stupido, per di pi\u00f9 gi\u00e0 provato da numerose peripezie causate dalla guerriglia, non abbocca. Il colonnello insiste, poco manca che si inginocchi a pregarlo; alla fine deve accontentarsi di chiedere, chi sa a qual fine, la strada pi\u00f9 diretta per Torrebelvicino, che il Parroco si premura ad indicargli. Il Colonnello, tuttavia, anche ammesso abbia intenzione di recarsi a Torre, non ha fretta. Si ferma prima nell&#8217;Osteria-Trattoria &quot;da Carollo&quot;, dove, consumando un panino ed un bicchiere, racconta alla Pierina pi\u00f9 o meno la stessa storia e le rivolge le stesse domande, quelle gi\u00e0 fatte al Parroco. Anche l\u00ec il risultato \u00e8 lo stesso. La Pierina si premura di riferire tutto, poco dopo, al &quot;coscritto&quot; &#8216;D&#8217;Origano&#8217;, terminando il racconto con l&#8217;affermazione, che non ammette dubbi: Quello \u00e8 un fascista. Quello \u00e8 una spia. Quello vuole farci bruciare le case! Il Colonnello passa per Contr\u00e0 Zausa, senza sostarvi, e per Angelini scende fin nei pressi dei Corobolli, dove finalmente, ma per sua sfortuna, pu\u00f2 davvero prendere contatto con un comandante partigiano sulla curva sopra al Bojaoro dove trova ad attenderlo Bruno Brescia, insieme a Silvio (Casarotto), messi al corrente di tutto dalla staffetta giunta dai Marsili. Disarmato (ha sola, alla cintura, la Beretta 9, di ordinanza degli ufficiali) viene condotto alla tenda Comando, sul Costo di Varo. Qui, dai documenti scopertigli addosso, e da stringenti interrogatori, viene confermato che \u00e8, senza ombra di dubbio, una spia di grosso taglio, che il suo grado non \u00e8 quello di colonnello, bens\u00ec di maggiore. Come spia viene giustiziato&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>CONSIDERAZIONI.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uccisione degli ufficiali giapponesi in divisa, da prigionieri \u00e8 un crimine di guerra. La tremenda sorte capitata alla signora di Merano \u00e8 terribile, considerando che la stessa era totalmente estranea ai giapponesi. L&#8217;uccisione, come spia, del marito, che disperati cerca in tutte le maniere notizie della moglie scomparsa \u00e8 sconcertante e rientra in quella &quot;sindrome delle spie&quot; che perseguit\u00f2 tutte le formazioni partigiane delle montagne. Se avessero considerato maggiormente il valore della vita di quella povera donna uccisa, che doveva avere una famiglia, che avrebbe potuto cercarla, non avrebbero confermato &quot;senza ombra di dubbio&quot;, che il povero marito era senz&#8217;altro &quot;spia di grosso taglio&quot;. Sul comportamento del parroco, che non ascolta le parole di uno sposo in lacrime, ben sapendo quello che hanno fatto i partigiani in zona, lascio a Dio il giudizio.<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, Pirina ha spinto la sua scrupolosit\u00e0 di ricercatore fino a riportare anche la versione dell&#8217;alta parte, ossia dei partigiani: ed \u00e8 una lettura a dir poco sconcertante. <em>Il colonnello insiste, poco manca che si inginocchi a pregarlo<\/em>. Sembra che, per scrive, quella sia stata quasi una scena comica: assoluta mancanza di umanit\u00e0 e di compassione. <em>La Pierina si premura di riferire tutto, poco dopo, al &quot;coscritto&quot; &#8216;D&#8217;Origano&#8217;, terminando il racconto con l&#8217;affermazione, che non ammette dubbi: Quello \u00e8 un fascista. Quello \u00e8 una spia. Quello vuole farci bruciare le case!<\/em> Come dire: se lo ha affermato la Pierina, che bisogno c&#8217;era di fare ulteriori indagini? Le spie vanno passate per le armi e il giudice del tribunale partigiano \u00e8 una donna che dice, con assoluta sicurezza: <em>quello \u00e8 una spia<\/em>. E pretendono che una simile versione sia credibile, che il pubblico la mandi gi\u00f9 come perfettamente logica e naturale. Insomma, gli autori della versione ufficiale descrivono l&#8217;assassinio di quattro persone, due militari stranieri, un militare italiano e la sua sposa, con il tono di chi racconta uno scherzo o un&#8217;allegra scampagnata. Fanno i complimenti all&#8217;astuzia di quell&#8217;indegno parroco, che non si \u00e8 lasciato smuovere dalle implorazioni di un marito straziato dall&#8217;angoscia per la sorte di sua moglie; minimizzano il fatto materiale del quadruplice assassinio; non provano neanche a giustificare la soppressione di soldati in uniforme, contraria a tutte le leggi di guerra, n\u00e9 quella di una donna innocente; quanto a suo marito, pare che la sua colpa imperdonabile sia stata quella di non aver dichiarato il suo grado effettivo nella gerarchia militare. Lodano la sagacia dei partigiani, che hanno dedotto il suo essere una spia dal fatto che andasse ovunque a chiedere notizie della sua sventurata moglie: evidentemente non li sfiora l&#8217;idea che il suo modo di agire \u00e8 stato l&#8217;esatto contrario di quello che ci si pu\u00f2 aspettare da una vera spia. E di quale colpa si era macchiata la signora? La &quot;soffiata&quot; ai partigiani della proprietaria della trattoria \u00e8 presentata come un atto patriottico e meritorio, mentre \u00e8 difficile immaginare qualcosa di pi\u00f9 vile e spregevole. Nessuna spiegazione anche per il furto del denaro della signora e della merce che l&#8217;automobile trasportava, tranne l&#8217;osservazione, che vorrebbe essere quasi gioviale, che quei viveri e quei generi di conforto furono molto apprezzati dai partigiani. Che tristezza. Chiss\u00e0 se un sia pur minimo rimorso ha mai sfiorato l&#8217;animo di quel prete vile e dal cuore di pietra, o di quell&#8217;ostessa crudele e incosciente, o tanto meno di quei partigiani dal grilletto facile.<\/p>\n<p>Nel lontano Giappone ci sono state due famiglie che non hanno mai pi\u00f9 saputo nulla dei loro cari. Erano due ufficiali di marina, due uomini valorosi poich\u00e9 in patria erano stati ritenuti degni di ricevere delle alte decorazioni: avrebbero meritato una fine gloriosa, in battaglia, a bordo delle loro navi, contro un nemico strapotente, ma regolare. Sono morti, invece, in una oscura vallata alpina, per mano di sedicenti combattenti per la libert\u00e0, e nulla hanno potuto riavere di essi i loro cari, nemmeno il pi\u00f9 piccolo oggetto che li confortasse con la dolcezza del ricordo. Dei due sposi di Merano, c&#8217;\u00e8 poco da dire: in un clima culturale diverso da quello che ha dominato in Italia negli ultimi settant&#8217;anni, e che domina ancora, la tragica storia del loro amore e della loro fine avrebbe fornito materia a romanzi e, film e opere teatrali. Ma erano dei &quot;fascisti&quot;, dunque non meritavano e non meritano nulla. Neanche una croce e una scritta con il nome, perch\u00e9 qualcuno possa andare a deporre dei fiori in loro ricordo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sovente sia i suoi celebratori, sia i suoi critici, ma soprattutto il pubblico delle persone comuni, che non hanno un&#8217;opinione ben precisa ma si lasciano trasportare<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[102],"class_list":["post-29427","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-benito-mussolini"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29427","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29427"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29427\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29427"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29427"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29427"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}