{"id":29424,"date":"2018-04-15T01:48:00","date_gmt":"2018-04-15T01:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/15\/vale-la-pena-di-combattere-per-la-verita\/"},"modified":"2018-04-15T01:48:00","modified_gmt":"2018-04-15T01:48:00","slug":"vale-la-pena-di-combattere-per-la-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/15\/vale-la-pena-di-combattere-per-la-verita\/","title":{"rendered":"Vale la pena di combattere per la verit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Nella cerchia delle nostre amicizie e conoscenze si va diffondendo una nuova e scoraggiante sensazione, in genere proprio fra le persone migliori, le pi\u00f9 intelligenti, le pi\u00f9 sensibili, le pi\u00f9 consapevoli di quel che sta accadendo nella societ\u00e0 e nel mondo: quella di essere inadeguate, nel senso di non sentirsi pi\u00f9 all&#8217;altezza (o alla bassezza?) dei tempi attuali, di essere completamente incapaci di adeguarsi e cos\u00ec di sentirsi &quot;utili&quot;. Se una persona si sente tagliata fuori dai processi sociali, economici, culturali, finisce per maturare un senso di colpa, un po&#8217; come un gran lavoratore il quale, perso il lavoro, o pensionato in anticipo dalla sua azienda, ciondola fra il bar e una panchina dei giardini pubblici, ma non si gode per niente le giornate libere, si vergogna, vorrebbe quasi sparire sotto terra ogni volta che incontra un ex collega per la strada. E gi\u00e0 questo sentimento attesta il livello morale della persona: perch\u00e9 solo i galantuomini provano vergogna per il fatto di non sentirsi utili alla societ\u00e0, mentre i cialtroni non solo non proveranno mai niente di simile, ma, al contrario, si sentono furbi e soddisfatti di se stessi se, fingendo di fare, non fanno, e fingendo di essere, non sono. Questa, peraltro, \u00e8 una legge generale: i migliori sono pieni di scrupoli, i peggiori no. Il problema diventa pesantissimo, e praticamente irrisolvibile, quando nella societ\u00e0 si creano le condizioni perch\u00e9 i migliori, sia moralmente, sia professionalmente, vengano oggettivamente ostacolati e penalizzati non in quanto singole persone, ma proprio in quanto sono i migliori, e i peggiori si trovino oggettivamente favoriti e agevolati proprio per il fatto di essere i peggiori: quelli disposti a vendersi, a mentire, a tradire, a fare qualsiasi cosa pur di curare i propri interessi, magari al servizio di un sistema politico-sociale ingiusto e corrotto.<\/p>\n<p>Ebbene, in questi ultimi anni a noi sembra che si siano create esattamente queste condizioni. Esiste, oggettivamente, una selezione alla rovescia, dove i peggiori vanno avanti e i migliori restano al palo, quando non vengono addirittura retrocessi (fino al punto di andare in prigione, o di dover espatriare); e quindi si accentua, soggettivamene, il senso d&#8217;inadeguatezza dei migliori, il loro senso di frustrazione, inutilit\u00e0 e amarezza, mentre cresce la baldanza dei peggiori, dei pi\u00f9 cialtroni, dei pi\u00f9 cinici e amorali, che sono anche, il pi\u00f9 delle volte, i meno dotati sotto il profilo professionale, e tuttavia si vedono aperte tutte le porte e incoraggiati nelle loro pi\u00f9 sfrenate ambizioni. Tutto ci\u00f2 rappresenta il problema forse pi\u00f9 drammatico che, dal punto di vista antropologico, si sia mai posto alle persone nel corso degli ultimi cento anni. La marcia all&#8217;incontrario della morale che si \u00e8 determinata nell&#8217;ultimo secolo ha provocato una marcia all&#8217;incontrario nell&#8217;economia, nella finanza, nella cultura, nella ricerca, nelle professioni. Oggi le regole sono talmente cambiate che \u00e8 divenuto normale fare ci\u00f2 che, una o due generazioni fa, sarebbe stato vergognoso. Oggi il &quot;bravo&quot; imprenditore fa come Marchionne, porta la sua azienda all&#8217;estero per non pagare le tasse, dopo aver ricevuto una pioggia di denaro dallo Stato; e nessuno lo critica, n\u00e9, tanto meno, lo considera un disonesto. Allo stesso modo, un imprenditore che chiude le sue fabbriche e trasferisce il suo capitale in titoli di borsa non \u00e8 visto come un parassita sociale, ma viene giustificato: e, in un certo senso, \u00e8 giustificabile, almeno fino a quando vi saranno governi i quali, invece di difendere la produzione e il lavoro, pensano solo a proteggere gli interessi delle banche. Ma sta di fatto che, in un mondo cos\u00ec, le vecchie regole etiche sono completamente saltate, e che solo chi abbia quattro dita di pelo sullo stomaco pu\u00f2 andare per la sua strada e curare i suoi interessi senza sentirsi a disagio con la propria coscienza. Dei cosiddetti intellettuali, meglio non parlare nemmeno: sono pressoch\u00e9 tutti a libro paga, pontificano nei salotti e pubblicano libri a getto contino per lustrare gli stivali al potere finanziario, ma non si sentono in colpa: a sentirsi in colpa sono i pochi galantuomini rimasti, i quali rimproverano a se stessi di non fare abbastanza per denunciare l&#8217;asservimento della cultura e l&#8217;imbarbarimento dell&#8217;informazione, retrocesse al ruolo di tappetini sui quali si puliscono le scarpe i veri detentori del potere, dietro la trasparente finzione della democrazia.<\/p>\n<p>Sorge inevitabile, a questo punto, una domanda: vale la pena che quei galantuomini se la prendano tanto calda? Che mettano in gioco la carriera, la salute, i risparmi (perch\u00e9 il potere \u00e8 assai vendicativo e cerca di ridurre al silenzio chi lo critica a colpi di querela, chiedendo risarcimenti finanziari esorbitanti), quando gli altri, la gente comune, non paiono affatto interessati alla loro battaglia, sono in tutt&#8217;altre cose affaccendati, cio\u00e8 il tran-tran consumista, i pettegolezzi della tv spazzatura, o, al massimo, la partita di calcio? Anche il galantuomo pi\u00f9 nobile e disinteressato, quando ha perso il lavoro, quando ha visto stroncata la carriera, quando si trova pieno di querele e di processi da sostenere, e di conti dell&#8217;avvocato da pagare; quando comincia a somatizzare tutto ci\u00f2 sotto forma di malattie; quando la moglie gli rimprovera di pensare sempre ai suoi ideali e di trascurare i suoi interessi, la sua famiglia, e magari gli fa notare che lei non pu\u00f2 concedersi neanche il pi\u00f9 piccolo lusso, mentre le amiche che hanno sposato i suoi colleghi pi\u00f9 cinici e trafficoni, anche se meno dotati, sfoggiano ogni giorno un vestito diverso, ogni settimana un&#8217;acconciatura diversa e ogni mese una nuova pietra preziosa? E quando i suoi figli non riescono a trovare un lavoro, pur avendo ottimi titolo di studio, mentre i figli dei suoi colleghi cialtroni sono gi\u00e0 perfettamente inseriti e magari occupano, fin dall&#8217;inizio, delle poltrone da dirigenti, con emolumenti mensili a cinque zeri, pur essendo del tutto sprovvisti di esperienza? Sono domande che, prima o dopo, si fa anche il pi\u00f9 idealista, il pi\u00f9 cavalleresco, il pi\u00f9 donchisciottesco dei paladini della Virt\u00f9; e, se non se le fa lui, gliele fanno i suoi familiari, i suoi amici, magari, com&#8217;essi dicono, per il suo bene, cio\u00e8 per aprirgli gli occhi, per risvegliarlo dal sogno alla realt\u00e0.<\/p>\n<p>La domanda che si fa il galantuomo non \u00e8, naturalmente, se valga la pena di essere galantuomini in una societ\u00e0 costruita sulla misura dei cialtroni &#8212; una simile domanda non potrebbe mai farsela, perch\u00e9, qualora se la facesse, tradirebbe se stesso &#8212; ma se valga davvero la pena di darsi tanti da fare per svegliare gli altri, per informare gli altri di come stanno realmente le cose, per mettere in guardia gli altri sul vero significato di ci\u00f2 che sta accadendo intorno a noi. In altre parole: perch\u00e9 bisognerebbe affannarsi a voler svegliare di dormienti, se costoro sono beati e felici nei loto sogni voluttuosi? A che scopo dire apertamente come stanno le cose, gridarlo dai tetti, a proprio rischio e pericolo, per non ricevere nemmeno un grazie, anzi, con la quasi certezza di andare incontro a incomprensioni, malignit\u00e0, calunnie, derisione e, forse, di dover risarcire danni inesistenti a qualche furbastro arrogante, che ha le leggi dalla sua parte, perch\u00e9 anche le leggi sono fatte in modo da favorire i cialtroni e da penalizzare i galantuomini? Conosciamo personalmente alcuni di questi galantuomini che si sono ammalati, che si sono resa la vita ancor pi\u00f9 difficile per aver voluto restare fedeli a se stessi, al loro modo di essere; alcuni che lottano contro la depressione, in silenzio, senza alcun clamore, laddove altri, al loro posto, indosserebbero la divisa della vittima e sfrutterebbero i loro mali per strappare almeno un po&#8217; di umana commiserazione. Ma \u00e8 certo che una persona fiera e dignitosa non prender\u00e0 mai questa strada, non verr\u00e0 mai sfiorata da simili tentazioni; nondimeno, anch&#8217;essa dovr\u00e0 pagare un prezzo, prima o poi, perch\u00e9 andare sempre controcorrente risulta terribilmente faticoso, e cos\u00ec pure il fatto di poter contrare solo su se stessa o, al massimo, su pochissimi amici, per\u00f2 senza alcun appoggio fra la gente che &quot;conta&quot;. Che cosa si pu\u00f2 dire, che cosa si pu\u00f2 consigliare a queste persone, mettendosi dal punto di vista del <em>loro<\/em> bene: di seguitare a fare quel che hanno fatto sinora, oppure di cominciare a tirare i remi in barca, di risparmiarsi un poco, di imparare un po&#8217; di sano egoismo e, perci\u00f2, di non esporsi troppo e di non sperperare le loro energie, il loro tempo, la loro salute, tanto pi\u00f9 per una causa gi\u00e0 persa in partenza? \u00c8 questo che si pu\u00f2, che si deve dir loro, se si nutre realmente dell&#8217;amicizia nei loro confronti? Da un punto di vista puramente realistico, parrebbe di s\u00ec. Difficile negare che la loro sia una causa persa; che i loro sforzi siano pressoch\u00e9 inutili; che non vale la pena di consumarsi in una battaglia in cui essi pretendono di difendere chi non vuol saperne di essere difeso, perch\u00e9 non ammette di essere in pericolo, e, invece di mostrare verso di essi della riconoscenza, sar\u00e0 forse il primo a scagliare le pietre contro di loro, quando verr\u00e0 il momento. E tuttavia&#8230;<\/p>\n<p>Tuttavia, ci sono cose che vanno fatte, anche se tutto sembra suggerire che sarebbe pi\u00f9 prudente tirarsi indietro. Ci sono persone, rare, ma ci sono, le quali non avrebbero il coraggio di guardarsi allo specchio la mattina, se non seguissero ci\u00f2 che il senso del dovere detta loro, indipendentemente dalle probabilit\u00e0 di successo. Ci sono persone che non potrebbero mai rassegnarsi a una &quot;saggezza&quot; fatta di calcolo, di gioco al risparmio, di prudenza egoistica. Il vero bene, per quelle persone, non consiste nel tutelare la propria tranquillit\u00e0, nel custodire i propri interessi, ma nel fare ci\u00f2 che va fatto, nel dire ci\u00f2 che va detto, nello scrivere ci\u00f2 che va scritto E se nessun altro, o quasi nessuno, fa, dice e scrive quelle cose, se nessuno, o quasi nessuno, mostra di possedere il coraggio della verit\u00e0 e della coerenza, in un mondo di furbi o di prudenti che sfiorano la vigliaccheria, in un modo di conformisti che non direbbero n\u00e9 farebbero mai cosa alcuna che possa ledere la loro popolarit\u00e0, la loro carriera, i loro interessi, ebbene, allora diviene tanto pi\u00f9 necessario che qualcuno lo faccia, costi quello che costi, e al diavolo le misure di prudenza e di senile &quot;saggezza&quot;. Essere vivi significa amare, e amare significa rischiare, esporsi, fare il primo passo, senza aspettare di vedere se anche l&#8217;altro si muove, se l&#8217;altro comprende, se l&#8217;altro ricambia. Il mondo \u00e8 pieno di morti che si credono vivi e che, pur di spianarsi la strada verso il successo, non si accorgono neanche di emanare il cattivo odore dei cadaveri in putrefazione. Codesti morti viventi potranno anche godere di ottima salute e potranno anche fare delle carriere brillanti e prestigiose, ma, di fatto, sono gi\u00e0 dei trapassati, sono gi\u00e0 dei superati dalla vita: gente che verr\u00e0 subito dimenticata, perch\u00e9 non ha dato nulla, non ha rischiato nulla, non ha saputo amare niente e nessuno se non se stessa. Il loro contributo al bene comune \u00e8 nullo, perci\u00f2 nessuna traccia rester\u00e0 del loro passaggio terreno, come se fossero dei sentieri sui quali l&#8217;erba ricresce immediatamente.<\/p>\n<p>Il credente ha una ragione in pi\u00f9 per non lasciarsi guidare dai consigli di eccessiva prudenza, bench\u00e9 dettati dall&#8217;affetto degli amici. Il vero amico sa che la cosa pi\u00f9 importante non \u00e8 il bene inteso come benessere, ma il bene morale: e il bene di una persona, di qualsiasi persona, \u00e8 quello che le permette di realizzare il meglio di se stessa. Ora, il meglio di cui l&#8217;essere umano \u00e8 capace consiste nella verit\u00e0: chi non prova l&#8217;aspirazione alla verit\u00e0 non \u00e8 un uomo nel senso pieno dell&#8217;espressione, non avrebbe bisogno n\u00e9 della ragione, n\u00e9 della volont\u00e0, e nemmeno del sentimento: gli basterebbe un midollo spinale, per vivere una vita animalesca, puramente biologica. Di fatto, non sono certo pochi gli individui che trascinano questa sorta di semi-vita, interamente all&#8217;insegna della soddisfazione dei bisogni primari. Ma il bene vero di un essere umano consiste nel cercare la verit\u00e0 e mettersi al suo servizio; e la Verit\u00e0, per il credente, \u00e8 Dio. Pertanto, egli non vive mai solo per se stesso; \u00e8, e sa di essere, un semplice operaio nella vigna del Signore, e sa di non aver diritto al premio del riposo, se non dopo aver fatto sino in fondo, nel modo migliore possibile, <em>tutto<\/em> il proprio dovere. Umilt\u00e0, spirito di sacrificio, tenacia, fortezza e abnegazione sono il suo abito di tutti i giorni: lui non cerca la gloria, o la carriera, o la gratificazione egoistica del proprio io, n\u00e9 ambisce ad una &quot;realizzazione&quot; che soddisfi solo lui stesso, ma cerca qualcosa d&#8217;altro, qualcosa che non trova ricompensa adeguata sul piano puramente materiale: il premio di una coscienza pura e la consapevolezza di aver fatto degnamente la propria parte, non per la gloria di s\u00e9, ma per la gloria di Dio. Egli sa che niente e nessuno lo potr\u00e0 sostenere, lo potr\u00e0 consigliare, lo potr\u00e0 confortare, pi\u00f9 di quanto non possa fare Colui che disse: <em>Imparate da me, che sono mite e umile di cuore<\/em>; \u00e8 in Lui che confida e in nessun altro, \u00e8 da Lui che riceve la forza, da Lui che attende il premio. In confronto, tutte le soddisfazioni, tutte le ricompense e tutta la gloria che possono venire dal mondo, sono soltanto paglia; sono fumo che si disperde al vento. Ed eccoci arrivati a rispondere alla domanda iniziale. Chi fa il proprio dovere, senza risparmiarsi, ma anche senza secondi fini; chi non cerca la propria gloria, ma la verit\u00e0; chi non vuol servire la propria ambizione, ma la causa del bene, del vero bene, che \u00e8 tale per tutti e non solo per qualcuno, a scapito di qualcun altro, non deve sentirsi affatto inadeguato, o fuori posto. No, al contrario: egli \u00e8 nel posto giusto e al momento giusto; sta facendo la cosa giusta, tanto pi\u00f9 che, altrimenti, nessuno la farebbe. E allora bisogna che la faccia. La cosa giusta che va fatta \u00e8 la ricerca, l&#8217;affermazione e la difesa della verit\u00e0, sempre. Dire la verit\u00e0, ovviamente, \u00e8 scomodo: sia dirla a se stessi che dirla agli altri. Pochi la reggono, pochissimi la sanno guardare in faccia; i pi\u00f9 la rifiutano, o la deridono, o negano che essa li richiami a una maggiore onest\u00e0 interiore, perch\u00e9 non ammetterebbero mai di esserne privi. Quanti hanno il coraggio di riconoscere che la loro vita \u00e8 una menzogna? Eppure, essere veramente uomini significa saper fare ci\u00f2: guardare in faccia la verit\u00e0. Dio sa se c&#8217;\u00e8 bisogno di uomini che siano capaci di tanto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella cerchia delle nostre amicizie e conoscenze si va diffondendo una nuova e scoraggiante sensazione, in genere proprio fra le persone migliori, le pi\u00f9 intelligenti, le<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-29424","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29424","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29424"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29424\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29424"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29424"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29424"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}