{"id":29418,"date":"2008-11-09T12:22:00","date_gmt":"2008-11-09T12:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/09\/ogni-passo-che-ci-porta-fuori-del-nostro-piccolo-io-e-una-apertura-che-ci-avvicina-allassoluto\/"},"modified":"2008-11-09T12:22:00","modified_gmt":"2008-11-09T12:22:00","slug":"ogni-passo-che-ci-porta-fuori-del-nostro-piccolo-io-e-una-apertura-che-ci-avvicina-allassoluto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/09\/ogni-passo-che-ci-porta-fuori-del-nostro-piccolo-io-e-una-apertura-che-ci-avvicina-allassoluto\/","title":{"rendered":"Ogni passo che ci porta fuori del nostro piccolo io \u00e8 una apertura che ci avvicina all&#8217;Assoluto"},"content":{"rendered":"<p>Una delle parabole di Cristo che maggiormente provocano l&#8217;ascoltatore \u00e8 quella dei due figli del padrone della vigna, cos\u00ec come \u00e8 narrata nel Vangelo di Matteo (21, 28-32).<\/p>\n<p>\u00abIn quel tempo, disse Ges\u00f9 ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: &quot;Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo, disse: Figlio, va&#8217; oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: S\u00ec, signore; ma non and\u00f2. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci and\u00f2. Chi dei due ha compiuto la volont\u00e0 del padre?&quot;. Dicono: &quot;L&#8217;ultimo&quot;.<\/p>\n<p>E Ges\u00f9 disse loro: &quot;In verit\u00e0 vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.<\/p>\n<p>\u00c8 venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli.\u00bb<\/p>\n<p>Vi sono rispecchiate due maniere caratteristiche di porsi davanti all&#8217;imperativo morale della coscienza: il s\u00ec formale e abitudinario, che non si traduce in atti conseguenti; e il no reciso, seguito per\u00f2 da un soprassalto dell&#8217;anima e da un impegno fattivo e generoso.<\/p>\n<p>Sono due casi limite; ma Cristo amava ammaestrare l&#8217;interlocutore scegliendo dei casi limite, come quando scelse di rappresentare il &quot;prossimo&quot; nella figura di un Samaritano, ossia di un disprezzato infedele, piuttosto che in quella di un sacerdote o di un levita, come i suoi ascoltatori si sarebbero attesi che facesse.<\/p>\n<p>Ora, non intendiamo qui addentrarci in una esegesi del passo neotestamentario da un punto di vista generale; bens\u00ec prendere spunto da esso per mettere bene in luce uno dei concetti che esso sottende e che a noi, qui, particolarmente interessa: quello che nessun progresso verso l&#8217;Assoluto \u00e8 possibile, se non al prezzo di allontanarsi dal proprio io egoistico, quello che il Buddhismo chiama &quot;il piccolo io&quot;, sempre avido di gratificazioni e sempre attaccato alle cose.<\/p>\n<p>Il primo dei due figli della parabola di Cristo non ha avuto il coraggio di uscire dal suo piccolo io, ma nemmeno quello di dichiarare apertamente la sua indisponibilit\u00e0 alla richiesta del padre, ossia all&#8217;imperativo morale. Ha simulato una adesione che non aveva intenzione di tradurre in pratica, per ipocrisia e per pusillanimit\u00e0.<\/p>\n<p>Il secondo figlio, invece, si \u00e8 ribellato apertamente alla richiesta del padre e ha pronunciato un &quot;no&quot; categorico, quasi in tono di sfida. Ma vi sono, nell&#8217;uomo, molte pi\u00f9 cose di quante non appaia all&#8217;esterno e, sovente, anche pi\u00f9 di quante non immagini egli stesso. Nel proclamare il suo &quot;no&quot;, il giovane non aveva tenuto conto di questo mistero; ma poi, col trascorrere delle ore, una protesta era salita dall&#8217;interno della sua anima, contro la ribellione alla richiesta del padre: una protesta contro se stesso, contro il suo rifiuto.<\/p>\n<p>Da quella protesta aveva avuto origine una profonda crisi interiore, che lo aveva sospinto, quasi per forza propria, verso quel dovere che, a parole, egli aveva dichiarato di rifiutare. E adesso i piedi lo portavano, misteriosamente e irresistibilmente, verso la vigna, verso il lavoro che aveva proclamato di non voler compiere.<\/p>\n<p>Dov&#8217;era la sua coscienza, in quel momento? Quale dei due frammenti del suo io diviso era quello autentico: il primo, che aveva detto: &quot;no&quot; a suo padre; oppure il secondo, che stava obbedendo a quella richiesta?<\/p>\n<p>Ogni qualvolta ci troviamo di fronte a un imperativo morale che c&#8217;interpella e ci mette in una posizione scomoda davanti a noi stessi, ecco che scopriamo l&#8217;esistenza di due io all&#8217;interno della nostra coscienza: il piccolo io e il grande Io.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 fatto di attaccamento alle cose e, perci\u00f2, di desiderio di comodit\u00e0 e di benessere: vorrebbe essere sempre lodato, apprezzato, ammirato, desiderato. Il secondo \u00e8 fatto di distacco, equanimit\u00e0, benevolenza, compassione: non cerca le lodi e non teme le critiche; non desidera un posto in prima fila, anzi, non saprebbe proprio che farsene.<\/p>\n<p>Noi tendiamo a identificarci con il primo, almeno nella maggior parte dei pensieri e degli atti della nostra vita quotidiana. \u00c8 per questo che siamo cos\u00ec incostanti, cos\u00ec viziati e anche cos\u00ec vulnerabili: bastano una parola, un&#8217;occhiata storta per ferirci; non parliamo, poi, di un mancato apprezzamento o di un biasimo esplicito.<\/p>\n<p>Pur di ottenere riconoscimenti e di ricevere calore e amore, il nostro piccolo io sarebbe disposto a fare quasi qualunque cose: anche a simulare, a ingannare, a mentire; anche a farsi passare per altro da s\u00e9, a pavoneggiarsi con virt\u00f9 che non possiede. Nella sua ricerca di onori e di attenzioni, \u00e8 disposto a strisciare, a mendicare, a umiliarsi senza ritegno: e, quel che \u00e8 pi\u00f9 grave, a volte senza esserne nemmeno consapevole.<\/p>\n<p>Il grande Io, l&#8217;Io profondo, \u00e8 calmo e forte, sereno e distaccato. Non lo turbano le maldicenze, non lo inquietano i dispetti, non lo scuotono le minacce; n\u00e9 valgono a illuderlo e fuorviarlo lusinghe di qualsiasi genere. Sa di essere saggio, anche se lo trattano da stupido; sa di essere forte, anche se lo accusano di debolezza; sa di essere importante, anche se lo ignorano o, addirittura, lo disprezzano. Non cerca la lode degli altri e non ha paura dei loro attacchi.<\/p>\n<p>Il grande Io non \u00e8 solo &quot;nostro&quot; nel senso comune del termine, ma \u00e8 la parte di noi che condividiamo con la dimensione che sta al di sopra di noi. \u00c8 nostro e non \u00e8 nostro: lo perdiamo, quando cerchiamo di stringerlo; lo ritroviamo, quando lo lasciamo andare. La sua forza risiede nel non attaccamento; la sua sicurezza, la sua intrepidezza, la sua imperturbabilit\u00e0, non sono merito nostro, ma gli vengono dall&#8217;alto.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi che molti di noi ignorino perfino di possederlo: non se ne sono mai accorti, perch\u00e9 non sono mai usciti dagli angusti confini del piccolo io. Rassomigliano ad un uomo il quale, da anni ed anni, si sia abituato a vivere in una buia cantina che sa di chiuso e di muffa, mentre ignora di possedere un magnifico palazzo, pieno di luce e di sole, con tante stanze dagli alti soffitti e tanti balconi spalancati sul cielo azzurro.<\/p>\n<p>Ignorano di possedere il bel palazzo luminoso quegli esseri umani che non hanno mai imparato a dire: &quot;tu&quot;; che non hanno mai osato staccare le loro mani, simili ad artigli, dalle cose e dalle persone cui si afferrano in maniera compulsiva, terrorizzati all&#8217;idea di restare poveri, se dovessero allentare la presa. Invece, il segreto per accedere al grande Io \u00e8 proprio questo: recidere le forme morbose di attaccamento, lasciarsi andare al flusso della forza cosmica che scorre, e che si pu\u00f2 definire con una sola parola: Amore.<\/p>\n<p>Il piccolo Io non sa cosa sia l&#8217;Amore: conosce solo capricci e languide attrazioni; ma, in fondo, non ama nessun altro che se stesso. Non si \u00e8 mai fatto da parte per amore di qualcuno; e, da perfetto egocentrico, ha sempre identificato il bene altrui con il proprio.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 domandare se il secondo dei due fratelli abbia dovuto faticare molto per tornare al senso del dovere da compiere, per rinunciare all&#8217;egoismo del piccolo Io e farsi strumento di un superiore senso di giustizia.<\/p>\n<p>Faticare, crediamo di no: almeno, non nel senso comune del termine. Liberarsi dal potere tirannico del piccolo Io pu\u00f2 apparire una fatica solo finch\u00e9 si rimane nella prospettiva della vecchia mentalit\u00e0, basata sull&#8217;attaccamento e sul bisogno patologico di soddisfare ogni capriccio.<\/p>\n<p>Dal punto di vista di quel S\u00e9 cui aspiriamo per realizzarci pienamente, invece, si tratta di una vera e propria liberazione. Pi\u00f9 che di sottoporsi a una fatica, possiamo dire che si tratta di rompere un muro psicologico, una barriera di cattive abitudini. Ma, poi, la ricompensa \u00e8 infinitamente superiore alla rinuncia: \u00e8 la scoperta del cielo, limpido e alto sopra di noi, dopo l&#8217;oscurit\u00e0 e l&#8217;odore di chiuso della cantina.<\/p>\n<p>Ha scritto W. Quack (in \u00abLa Bibbia della domenica, Anno A, vol. IV, Bologna, Edizioni Dehoniane, 1975, p. 206):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;Principi, posizioni, punti di vista, tutto ha un valore relativo. Riguardo alla volont\u00e0 di Dio, invece, si tratta sempre di essere in cammino, di un andare nella vigna. Ogni passo compiuto lontano da me stesso e nell&#8217;ascolto invece della volont\u00e0 divina, \u00e8 un passo verso Dio. Chi \u00e8 colui che sa gi\u00e0 in partenza in quale direzione bisogna cercare Dio? Lo spirito infatti soffia dove vuole! Ogni singolo passo \u00e8 un passo nella direzione di Dio solo se \u00e8 seguito da altri passi, con spirito di disinteresse e di servizio&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Noi possiamo identificare la voce del dovere, che ci interpella, come un invito di Dio, oppure come il richiamo della nostra coscienza. Ciascuno serve a suo modo la verit\u00e0; ciascuno se la rappresenta secondo le proprie convinzioni e le proprie esigenze interiori.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 non muta aspetto per il fatto che noi le possiamo attribuire nomi e volti diversi; non diviene altro da s\u00e9, perch\u00e9 non la sappiamo riconoscere nel pieno del suo fulgore.<\/p>\n<p>Inoltre, la verit\u00e0 non ci domanda le credenziali per arruolarci al suo servizio, n\u00e9 si indebolisce per il fatto che a parole la respingiamo; purch\u00e9 poi, interpellati dall&#8217;intimo della nostra coscienza, ci mettiamo in cammino verso la vigna.<\/p>\n<p>La vigna della verit\u00e0 ha bisogno di molti operai. Non \u00e8 importante la qualifica che possiedono o il modo in cui vengono chiamati; \u00e8 importante che avvertano in s\u00e9 la chiamata e che si affrettino al lavoro, lealmente e senza condizioni.<\/p>\n<p>Non \u00e8 neanche importante se sono entrati nella vigna per lavorarvi sin dalle prime luci dell&#8217;alba, o se hanno atteso fino a poco prima del tramonto. Ciascuno ha i suoi tempi per comprendere, ciascuno ha la sua battaglia da condurre per vincere i desideri e le paure del piccolo Io e per spezzare le catene con cui esso tiranneggia il vero Io.<\/p>\n<p>Chi entra nella vigna all&#8217;ultimo momento, forse, ha pi\u00f9 merito di chi vi \u00e8 entrato al levare del sole, perch\u00e9 ha dovuto percorrere, per arrivarvi, una strada molto pi\u00f9 lunga e accidentata, ferendosi i piedi e sbucciandosi le mani.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;importante \u00e8 presentarsi all&#8217;appello, dire di s\u00ec con i fatti.<\/p>\n<p>Nella vigna non servono le chiacchiere e non basta dire di s\u00ec: bisogna entrare, rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro. Solo questo conta, e nient&#8217;altro.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 anche accadere che gli operai che erano entrati fin dal primo mattino, al vedere quei ritardatari, si ingelosiscano e storcano il naso, irritati al pensiero di poter essere equiparati a loro, essi che hanno lavorato tanto di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Nella vigna, per\u00f2, non conta tanto la quantit\u00e0 del lavoro svolto, quanto piuttosto la qualit\u00e0. Conta lavorare bene, pi\u00f9 che lavorare molto. E lavora bene chi lavora con cuore puro, senza confrontare il proprio lavoro con quello degli altri.<\/p>\n<p>Infatti, la necessit\u00e0 di molti operai non nasce dal fatto che la vigna ha realmente bisogno di loro, ma dal fatto che essi hanno bisogno di seguire la via del dovere. Non \u00e8 la mole del lavoro svolto che conta, ma il fatto che ciascuno si senta chiamato e che ciascuno si impegni al massimo, mettendosi in gioco senza risparmio.<\/p>\n<p>Non verr\u00e0 domandato all&#8217;operaio quanti cesti di uva ha vendemmiato, ma se ha riconosciuto la chiamata e se fatto del suo meglio, una volta entrato nella vigna.<\/p>\n<p>Ce n&#8217;\u00e8 di uva, che attende ancora le cesoie del vignaiolo!<\/p>\n<p>Ma la vendemmia pi\u00f9 grande \u00e8 quella che il vignaiolo compie nel mistero della propria anima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle parabole di Cristo che maggiormente provocano l&#8217;ascoltatore \u00e8 quella dei due figli del padrone della vigna, cos\u00ec come \u00e8 narrata nel Vangelo di Matteo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[157],"class_list":["post-29418","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29418","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29418"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29418\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29418"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29418"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29418"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}