{"id":29417,"date":"2015-07-28T04:28:00","date_gmt":"2015-07-28T04:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/nei-lamenti-di-jan-kochanowski-lo-straziante-dolore-dun-padre-per-la-figlioletta-morta\/"},"modified":"2015-07-28T04:28:00","modified_gmt":"2015-07-28T04:28:00","slug":"nei-lamenti-di-jan-kochanowski-lo-straziante-dolore-dun-padre-per-la-figlioletta-morta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/nei-lamenti-di-jan-kochanowski-lo-straziante-dolore-dun-padre-per-la-figlioletta-morta\/","title":{"rendered":"Nei \u00abLamenti\u00bb di Jan Kochanowski lo straziante dolore d\u2019un padre per la figlioletta morta"},"content":{"rendered":"<p>A Jan Kochanowski (1530-1584), umanista raffinato e autentica personalit\u00e0 d&#8217;artista, va il merito di aver portato la poesia polacca ai livelli pi\u00f9 alti mai raggiunti, al punto da poter essere considerato quasi come il suo creatore.<\/p>\n<p>Vasta e varia \u00e8 la sua produzione letteraria, che spazia dal poemetto satirico, alla lirica patriottica, alla tragedia, all&#8217;elegia, all&#8217;epigramma; la sua opera pi\u00f9 famosa e pi\u00f9 toccante, tuttavia, che fa il suo nome amato e venerato non solo in Polonia, ma nel mondo, sono i \u00abLamenti\u00bb (\u00abTreny\u00bb), scritti nel 1589, una raccolta di diciannove liriche nelle quali d\u00e0 voce al suo lacerante dolore di padre per la morte dell&#8217;amatissima figlioletta Orsola (Urszula), di soli due anni e mezzo, che aveva mostrato una eccezionale predisposizione per la musica; dolore che lo accomuna idealmente a quello di Cicerone per la morte dell&#8217;amatissima figlia Tullia.<\/p>\n<p>Proprio di Cicerone il Kochanowski era stato studioso e traduttore; e la suggestione della cultura classica era stata cos\u00ec forte da sospingerlo verso una visione stoica della vita. Ma ora, nello sconsolato dolore di un padre che ha perso la sua creatura, egli sente tutto il vuoto della fredda saggezza degli antichi e ritorna, nell&#8217;ultimo componimento della raccolta, alla fede cristiana, che gli dice di non disperarsi per la piccola Orsola, la quale \u00e8 passata da un mondo ingrato e pieno di contrariet\u00e0, ad un altro sereno e luminoso, trasformata in una stella che brilla alta nel cielo e che indica la via della pace anche al suo affranto genitore:<\/p>\n<p>\u00abO mia leggiadra Orsola, dove sei sparita?<\/p>\n<p>Da quale parte, in qual paese sei finita?<\/p>\n<p>Forse ora sei lass\u00f9 nei cieli sublimi,<\/p>\n<p>e t&#8217;hanno accolta tra i piccoli cherubini?\u00bb<\/p>\n<p>Ci piace riportare una pagina, su questo argomento, della slavista Marina Bersano Begey, nella sua ormai classica monografia \u00abLa letteratura polacca\u00bb (Firenze, Sansoni, e Milano, Edizioni Accademia, 1968, pp. 46-47):<\/p>\n<p>\u00abQuasi contemporaneamente [alla composizione della tragedia &quot;Il rinvio degli ambasciatori&quot;, del 1578] il Kochanowski compose il suo capolavoro, i &quot;Treny&quot; scritti nel 1579 sotto l&#8217;impulso del grande dolore della sua vita: la morte della figlioletta Urszula avvenuta in quell&#8217;anno. Nulla di convenzionale, di imitato \u00e8 in questo epicedio, formato da diciannove brevi componimenti di varia forma metrica. In essi il Kochanowski effonde l&#8217;anima sua e traccia un ritratto indimenticabile della bimba:<\/p>\n<p>&quot;Figliola mia diletta un vuoto desolato<\/p>\n<p>Nella casa \u00e8 rimasto, da che tu ci hai lasciato.<\/p>\n<p>Siam molti: ma la casa sembra di tutto priva,<\/p>\n<p>una piccola anima tanto di s\u00e9 la empiva!<\/p>\n<p>Tu parlavi per tutti, per tutti tu cantavi!<\/p>\n<p>Percorrevi di casa ogni angolo&#8230;&quot;<\/p>\n<p>E pi\u00f9 innanzi:<\/p>\n<p>&quot;O mia spiga adorata, ancor pria che matura<\/p>\n<p>tu fossi, senza attendere neppur la mietitura<\/p>\n<p>Nel mesto suol ti semino ed insieme<\/p>\n<p>Seppellisco anzitempo in esso ogni mia speme<\/p>\n<p>Perch\u00e9 per tutti i secoli mai pi\u00f9 non fiorirai<\/p>\n<p>Dinnanzi agli occhi del padre tuo pi\u00f9 mai&#8230; (trad. E. Damiani)<\/p>\n<p>Il rimpianto perch\u00e9 la figliola non sar\u00e0 un giorno sposa felice si congiunge alo strazio dei ricordi evocato dal vago vestito, dalla cintura dorata, dai bei nastri che la madre le ha donato invano: il sonno della fanciulletta \u00e8 ferreo, infinito:<\/p>\n<p>&quot;&quot;Ahim\u00e8! Corredo e spoglie<\/p>\n<p>Un solo scrigno accoglie!&quot; (trad. E. Damiani)<\/p>\n<p>Ma dove sar\u00e0 andata Urszula? In purgatorio, in paradiso, o forse, trasformata in usignolo nelle Isole della Felicit\u00e0? Nessuno di questi luoghi prende forma concreta nella poesia: l&#8217;incertezza desolata grava sul cuore del padre. Ma il dubbio \u00e8 passeggero: un&#8217;alta affermazione di fede chiude il ciclo doloroso; nel &quot;Sogno&quot; egli sente che la bimba ha lasciato un mondo di dolore per un mondo sereno dov&#8217;ella stessa risplende come la stella del mattino. Urszula appare circonfusa di mistero, ma del mistero pieno di speranze che avvolge la morte cristiana. Il padre sa che ella ha mutato le lagrime nella gioia eterna.\u00bb<\/p>\n<p>Certo, i versi scritta da Jan Kochanowski per la fanciulla Urszula richiamano alla mente altri versi, sia antichi che moderni: da quelli, bellissimi e giustamente famosi, di Marziale, in memoria della piccola Erotion, a quelli, del pari intensi e commoventi, di \u00abPianto antico\u00bb del nostro Carducci; si avverte, per\u00f2, in essi, una assoluta freschezza e sincerit\u00e0 d&#8217;ispirazione, cos\u00ec come si sente il dramma dell&#8217;uomo che, imbevuto di filosofia classica e di ideali umanistici, si sente tuttavia come un povero albero schiantato dal dolore inconsolabile, e solo nell&#8217;abbandono fiducioso alla promessa cristiana riesce a trovare sollievo e pace dopo cos\u00ec acerba sofferenza.<\/p>\n<p>Qui sta, appunto, la maggiore differenza fra la condizione affettiva e spirituale di Kochanowski e quella di Cicerone (e anche del nostro Carducci): se uguale, infatti, \u00e8 lo strazio paterno, e del tutto paragonabili sono le parole di cupa, disperata solitudine per il distacco dalla figlia amata, in quelle del romano manca &#8211; n\u00e9 poteva essere altrimenti &#8211; quello squarcio d&#8217;azzurro, di cielo, d&#8217;aria pura, che l&#8217;et\u00e0 in cui egli visse non consentiva, trattandosi &#8212; come \u00e8 stato osservato &#8212; di un lungo periodo di incredulit\u00e0 (dal primo secolo avanti Cristo al primo dopo Cristo) in cui l&#8217;uomo era abbandonato a se stesso, fra gli d\u00e9i olimpici in cui non credeva pi\u00f9 nessuno, e i nuovi d\u00e9i, venuti da Oriente, che ancora non si erano radicati in profondit\u00e0 nell&#8217;animo latino.<\/p>\n<p>Del resto, a Cicerone non bastarono le forze per trasfigurare in poesia, cio\u00e8 in un superiore sentimento d&#8217;arte e di pacificazione intima, lo strazio per la morte di Tullia, vinta da un morbo inesorabile nel 45 a. C.; quella Tullia su cui il padre, affranto dalle delusioni politiche ed anche da quelle familiari, aveva riversato tutto il proprio affetto e tutte le proprie speranze; vinto da un dolore atroce, insopportabile, nonostante la presenza affettuosa degli amici, egli volle ritirarsi nella solitudine di Astura, riversando la sua pena nella composizione del \u00abDe consolatione philosophiae\u00bb, giunto a noi frammentario (da non confondersi con il capolavoro omonimo di un altro grande filosofo vissuto cinque secoli dopo: Severino Boezio).<\/p>\n<p>Versi, Cicerone non pot\u00e9 scriverne; e neppure nel suo epistolario privato si riscontra un superiore sentimento di accettazione e di trasfigurazione del dolore: il suo strazio paterno per la morte di Tullia traspare tutto in quel drammatico documento che \u00e8 la lettera ad Attico, in cui egli confessa di cercare l&#8217;oscurit\u00e0 entro una foresta cupa e spettrale &#8211; che ricorda immediatamente quella descritta da Dante nel primo canto della \u00abCommedia\u00bb -, fino allo scendere del crepuscolo, con la cui complicit\u00e0 soltanto osa uscirne, per tornare mestamente verso casa (\u00abAd Familiares\u00bb, XII, 15):<\/p>\n<p>\u00abIn hanc solitudine careo omnium colloquio, cumque mane me in silvam abstrusi densam et asperam, non exeo inde ante versperum: secundum te nihil est mihi amicius solitudine. In ea mihi omnis sermo est cum litteris; eum tamen interpellat flatus, cui repugno, quoad possum, sed adhuc pares non sumus&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Nel ritorno alla fede cristiana, come abbiamo detto, le lacrime paterne di Jan Kochanowski trovano infine il modo di essere asciugate, nella speranza di un futuro migliore per la tenera bambina che, in questo mondo, crescendo e diventando donna, avrebbe, s\u00ec, conosciuto alcune gioie e allietato il mondo con la sua dolce presenza, ma non avrebbe potuto evitare dolori, preoccupazioni, fastidi, quale inevitabile retaggio dei discendenti di Eva, con la loro fragilit\u00e0 e imperfezione: ora, invece, ella \u00e8 entrata in un regno di pace e di perfetta letizia, e attende di ricongiungersi agli amati genitori, nella prospettiva della luminosa speranza cristiana.<\/p>\n<p>Il senso del mistero cristiano della vita e della morte \u00e8 tutto qui, nel dramma di questo maturo padre che ha visto spegnersi, ancora in germoglio, la figlioletta tanto teneramente amata, piccolo prodigio di bellezza e gi\u00e0 come pervasa dal genio della musica: un dramma dove l&#8217;anima \u00e8 messa completamente a nudo, spogliata di ogni finzione e vanit\u00e0, di ogni misera contraffazione, con le quali, cos\u00ec spesso, gli uomini nascondono agli altri ed a se stessi la mancanza, o la povert\u00e0, della propria sostanza umana, la saldezza delle loro convinzioni, l&#8217;incertezza e la condizione aleatoria della loro forza d&#8217;animo.<\/p>\n<p>\u00abMi porteranno gli anni \/ chiss\u00e0 quali altri orrori, \/ ma ti sentivo accanto, \/ m&#8217;avresti consolato\u00bb, canta Giuseppe Ungaretti in una delle sue poesie pi\u00f9 toccanti, \u00abGiorno per giorno\u00bb (che fa parte della sua terza raccolta lirica, \u00abIl dolore\u00bb), straziato dalla sofferenza per la morte improvvisa del suo piccolo figlio Antonietto, morto all&#8217;et\u00e0 di soli nove anni, a San Paolo del Brasile, per una banale appendicite mal curata. E lo strazio del grande poeta italiano del Novecento sembra diventare tutt&#8217;uno con quello del sommo umanista polacco del XVI secolo, travalicando le barriere dello strazio e del tempo per divenire una cosa sola: \u00abPerch\u00e9 il dolore \u00e8 terno, \/ ha una voce e non varia\u00bb, come dice Umberto Saba, con potente e disarmante semplicit\u00e0, nella lirica \u00abLa capra\u00bb, che \u00e8 parte del suo \u00abCanzoniere\u00bb.<\/p>\n<p>S\u00ec: il dolore \u00e8 eterno e ha una sola voce, la voce di coloro che soffrono: siano essi giovani o vecchi; siano innocenti o colpevoli; siano, anche, esseri umani o animali (dei quali ultimi cos\u00ec pochi poeti si sono ricordati &#8212; Virgilio, Pascoli, Saba &#8212; e praticamente nessun filosofo, almeno nell&#8217;ambito della cultura europea). Eppure, se una sola \u00e8 la voce del dolore, eterna, sempre uguale a se stessa, infinite, tuttavia, sono le maniere di viverlo, di accoglierlo, di lasciarsene penetrare, di restarne schiacciati oppure di trasfigurarlo e di ricavarne nuova forza e un rinnovato amore per la vita, per la bont\u00e0 e per le cose belle del mondo. Ed \u00e8 quest&#8217;ultima la sfida suprema: sfida che non dipende solo da noi, perch\u00e9 noi, in quanto esseri umani, ben poco possiamo contro il dolore, quando esso ci afferra come deboli giunchi e ci scrolla, senza piet\u00e0, con le sue mani di ferro.<\/p>\n<p>Deboli e quasi inermi di fronte agli assalti del dolore, per\u00f2, gli esseri umani trovano la loro difesa, il loro riscatto e la loro consolazione in Qualcuno che \u00e8 pi\u00f9 grande di loro e la cui luce continua a a brillare, calda e meravigliosa, al di sopra delle nuvole basse e fitte che ricoprono, talvolta, il nostro orizzonte terreno. Chi non ha provato il Dolore, quello che soffia come un turbine di tempesta, non \u00e8 ancora diventato uomo, \u00e8 rimasto un bambino; chi lo ha provato e ne \u00e8 rimasto piegato, schiantato, sconsolato, ha perduto la propria umanit\u00e0 e si \u00e8 fatto una povera cosa gemente, smarrita, inaridita. Solo chi lo ha vissuto sino in fondo e ne ha tratto nuova sostanza vitale, una comprensione pi\u00f9 profonda delle cose e una pi\u00f9 grande benevolenza per gli uomini e per tutti i viventi, solo costui ha superato realmente la prova ed ha conquistato la propria umanit\u00e0 pi\u00f9 vera e profonda.<\/p>\n<p>Ma questo, ripetiamo, nessuno pu\u00f2 farlo da s\u00e9, con le proprie forze. Dio solo pu\u00f2 venirci in aiuto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Jan Kochanowski (1530-1584), umanista raffinato e autentica personalit\u00e0 d&#8217;artista, va il merito di aver portato la poesia polacca ai livelli pi\u00f9 alti mai raggiunti, al<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-29417","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29417","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29417"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29417\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29417"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29417"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29417"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}