{"id":29411,"date":"2013-09-16T04:06:00","date_gmt":"2013-09-16T04:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/09\/16\/luomo-pensando-il-reale-cerca-la-verita-e-riconnette-allessere-la-sua-esistenza\/"},"modified":"2013-09-16T04:06:00","modified_gmt":"2013-09-16T04:06:00","slug":"luomo-pensando-il-reale-cerca-la-verita-e-riconnette-allessere-la-sua-esistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/09\/16\/luomo-pensando-il-reale-cerca-la-verita-e-riconnette-allessere-la-sua-esistenza\/","title":{"rendered":"L\u2019uomo, pensando il reale, cerca la verit\u00e0 e riconnette all\u2019essere la sua esistenza"},"content":{"rendered":"<p>Realt\u00e0 e verit\u00e0 sono due concetti che, spesso, tendiamo a confondere, e sempre a causa dello stesso errore antropocentrico.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 l&#8217;insieme delle cose che esistono, fuori di noi e dentro di noi; la verit\u00e0 \u00e8 il giudizio che noi esprimiamo su di esse, allorch\u00e9 lo esprimiamo correttamente, ossia commisurato al loro essere; mentre l&#8217;errore \u00e8 il giudizio che esprimiamo in maniera arbitraria e incoerente.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 esiste in se stessa, la verit\u00e0 esiste per noi: questa sembrerebbe la distinzione fondamentale. Per\u00f2, a ben guardare, le cose si presentano meno semplici di come potevano apparire ad uno sguardo superficiale.<\/p>\n<p>Tanto per cominciare, noi non possiamo dire niente sulle cose in se stesse, se non per convenzione o per deduzione: per convenzione, cio\u00e8 adottando il punto di vista del &quot;buon senso&quot;, che \u00e8 essenzialmente &quot;realistico&quot;; per deduzione, cio\u00e8 provando a dedurre la loro essenza a partire dalla loro apparenza.<\/p>\n<p>Entrambi, per\u00f2, sono criteri pi\u00f9 che opinabili. Il punto di vista realistico \u00e8 ingenuo e inadeguato: in base ad esso, tanto per fare un esempio, la terra \u00e8 piatta (almeno finch\u00e9 non osserviamo una nave avvicinarsi alla costa, mostrando prima le parti superiori e solo da ultimo lo scafo) ed \u00e8 immobile (perch\u00e9 vediamo il sole e le stelle ruotare nel cielo, ma non percepiamo alcun movimento del nostro pianeta): eppure sappiamo, in base alle dimostrazioni scientifiche, che le cose stanno ben altrimenti di come sembrano. Il procedimento deduttivo \u00e8, a sua volta, puramente ipotetico: se, aprendo una mela, dieci mele, cento mele, sempre troviamo i semi al centro della polpa, ci spingiamo ad affermare che sar\u00e0 cos\u00ec in ogni caso, anche senza farne, ogni volta, la verifica: ma non esiste una legge assoluta che stabilisca la giustezza di questo criterio. Per le ragioni pi\u00f9 varie, di fatto la centounesima mela potrebbe anche non contenere i semi e la nostra deduzione potrebbe, cos\u00ec, rivelarsi erronea.<\/p>\n<p>Dunque, quello che sono le cose in se stesse, noi, in realt\u00e0, non lo sappiamo; sappiamo soltanto ci\u00f2 che esse sono per noi, ossia cio che a noi appaiono: il che \u00e8 ben diverso. Per il daltonico, il rosso non \u00e8 rosso e il verde non \u00e8 verde; per il sordo, non vi \u00e8 differenza tra un concerto di Mozart e un martello pneumatico in azione; per il folle, una stessa e medesima cosa pu\u00f2 essere due, o tre, o quattro cose diverse, o nessuna.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo esempio ci avvicina al nucleo del nostro ragionamento, che verte appunto sul nesso fra realt\u00e0 e verit\u00e0. Per il folle, abbiamo detto, una cosa pu\u00f2 essere vera e falsa contemporaneamente: perch\u00e9 la verit\u00e0 di una cosa \u00e8 il giudizio che noi diamo su di essa; e affermiamo che \u00e8 vera, quando corrisponde all&#8217;idea che ce ne siamo fatta, che \u00e8 falsa, quando non corrisponde. Per esempio, diciamo che \u00e8 vera l&#8217;informazione che, per andare in Via Bianchi, bisogna svoltare a sinistra quando si \u00e8 giunti in Piazza Rossi; falsa, quella che bisogna svoltare a destra. Tuttavia, di solito le cose non sono cos\u00ec semplici: perch\u00e9, mentre io posso aver gi\u00e0 verificato dove si trova Via Bianchi e, quindi, decidere se sia giusta o errata l&#8217;informazione di chi mi indirizza verso di essa, molto spesso io non possiedo in partenza l&#8217;informazione che mi serve, e sono quindi costretto a procedere a tentoni.<\/p>\n<p>Nel campo dei giudizi morali, poi, le cose sono ancora pi\u00f9 delicate. Se la conoscenza delle cose, o gnoseologia, \u00e8 difficile e dubbia, la conoscenza e il giudizio riguardo ai valori, o etica, \u00e8 questione ancor pi\u00f9 intricata e spinosa: perch\u00e9 qui il giudizio non \u00e8 solo sul vero o sul falso, ma anche, e direttamente, sul bene o sul male &#8212; cos\u00ec come, nell&#8217;estetica, il giudizio verte sul bello e sul brutto: altra questione disperatamente controversa.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, se ci siamo permessi di ipotizzare che le cose esistano in se stesse (cosa che nulla, n\u00e9 i nostri sensi, n\u00e9 la nostra ragione, ci autorizza, a rigor di termini, ad affermare), possiamo anche spingere la nostra audacia fino a ipotizzare che anche la verit\u00e0 esista in se stessa e non solo relativamente a noi. Perch\u00e9 \u00e8 vero che la verit\u00e0 corrisponde a un giudizio; ma abbiamo anche visto che, se tale giudizio \u00e8 conforme alla realt\u00e0 delle cose, allora lo si pu\u00f2 dire &quot;vero&quot; senz&#8217;altro; e, se una cosa \u00e8 vera in assoluto, allora \u00e8 vera in se stessa e non solo relativamente a colui che le si pone davanti e cerca di comprenderla.<\/p>\n<p>In altri termini: una cosa \u00e8 vera se corrisponde al giudizio che noi ne avevamo dato; ma se tale giudizio si accorda con la cosa, allora vi sono forti probabilit\u00e0 che la cosa stessa sia vera a priori, indipendentemente dal nostro giudizio: che sia vera in se stessa. Noi, per esempio, possiamo affermare come &quot;vero&quot; che la Terra sia un pianeta dalla forma sferica; ma, una volta verificato che tutti i pianeti hanno una forma sferica, allora questa verit\u00e0 di fatto diventa una verit\u00e0 di principio, come lo sono le proposizioni della matematica: e tali verit\u00e0 non dipendono da chi le formula, non sono un mero giudizio soggettivo di colui che le formula, ma sono tali in se stesse, sia che vengano riconosciute come tali, sia che ci\u00f2 non accada.<\/p>\n<p>Anche questo, per\u00f2, \u00e8 un problema molto arduo da definire. Una cosa \u00e8 vera anche se nessuno la formula, anche se nessuno la pone? Due pi\u00f9 due farebbero sempre quattro, e tale proposizione sarebbe sempre vera, anche se non esistesse alcuna mente capace di porre la domanda? Il fatto \u00e8 che non lo sappiamo: per noi, pensare la realt\u00e0 significa pensare qualcuno che la pensi; e, a maggior ragione, pensare la verit\u00e0, significa pensare qualcuno che la cerchi.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 esisterebbe anche se nessuno la cercasse? Se nessuno si domandasse se una data proposizione \u00e8 vera, la verit\u00e0 esisterebbe comunque? Per quel che ne sappiamo e per quel che possiamo ipotizzare, la risposta dovrebbe essere no: se la verit\u00e0 \u00e8 la corrispondenza di un giudizio a un fatto, allora, venendo meno un soggetto che esprima il giudizio, dovrebbe venir meno anche il concetto stesso di verit\u00e0. Vale a dire che le cose, in se stesse, non dovrebbero essere n\u00e9 vere n\u00e9 false, ma semplicemente esistere o non esistere.<\/p>\n<p>Abbiamo usato il condizionale, perch\u00e9 si tratta di questioni che tendono a eccedere, e di molto, le nostre possibilit\u00e0 concettuali. La verit\u00e0, infatti, \u00e8 il giudizio che noi diamo riguardo alla realt\u00e0; ma se la realt\u00e0 \u00e8, a sua volta, una mera ipotesi (perch\u00e9 noi, come abbiamo visto, non conosciamo le cose in se stesse, ma procediamo per convenzione e per deduzione), allora dovremmo essere estremamente cauti nel formulare giudizi circa la verit\u00e0 in se stessa, ma anche circa la sua impossibilit\u00e0 logica.<\/p>\n<p>A noi, infatti, sembra logico che, se non vi \u00e8 nessuno a formulare un giudizio, non si pu\u00f2 parlare di verit\u00e0 o di errore; ma potrebbe anche darsi che la verit\u00e0, in una forma a noi inaccessibile, esista anche indipendentemente dalla nostra percezione, dai nostri ragionamenti e dai nostri sforzi per spingerci fino ad essa. Se poi, dall&#8217;ambito delle cose, ci spingiamo fino alla sfera dell&#8217;essere; se, cio\u00e8, ci spingiamo dall&#8217;ambito dell&#8217;esistenza a quello della essenza, allora la possibilit\u00e0 che la verit\u00e0 esista in se stessa, che sia una categoria assoluta, aumenta, perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 il contrario dell&#8217;errore, e l&#8217;errore \u00e8 la discordanza fra le cose e il giudizio.<\/p>\n<p>Ora, il giudizio pu\u00f2 essere di due tipi: degli enti e dell&#8217;essere. Il giudizio degli enti \u00e8 soggettivo e fallace; il giudizio dell&#8217;essere non pu\u00f2 che essere vero in se stesso, perch\u00e9, nell&#8217;essere, essenza ed esistenza coincidono (non avrebbe senso un essere che non esistesse, n\u00e9 una esistenza che non partecipasse dell&#8217;essere). E dunque, se il giudizio degli enti, come lo sono gli uomini, pu\u00f2 essere vero o falso, il giudizio dell&#8217;essere \u00e8 sempre e comunque vero: il che equivale a dire che la verit\u00e0 esiste in se stessa, dopotutto, e non solo relativamente a noi, che la pensiamo e la cerchiamo.<\/p>\n<p>Dobbiamo perci\u00f2 distinguere due livelli di realt\u00e0 (diciamo due, per semplificare il nostro ragionamento; ma, per quel che ne sappiamo, potrebbero essere innumerevoli e, forse, addirittura infiniti); a ciascuno di essi corrisponde un determinato livello di giudizio e, dunque, un determinato livello di verit\u00e0.<\/p>\n<p>Noi diciamo vero l&#8217;essere che \u00e8 conforme a se stesso, veri gli enti che si conformano all&#8217;essere, vero il giudizio che coglie la corrispondenza fra gli enti e l&#8217;essere; falso, il giudizio che ignora o distorce tale corrispondenza.<\/p>\n<p>Dunque, non si d\u00e0 retta gnoseologia, se non si d\u00e0 retta impostazione del problema ontologico: l&#8217;uomo, allorch\u00e9 formula giudizi, non pu\u00f2 prescindere dal proprio legame strutturale, originario con l&#8217;essere, di cui \u00e8 parte e verso cui si protende.<\/p>\n<p>Pure, molte filosofie, specialmente moderne, pretendono di stabilire i criteri del &quot;vero&quot; e del &quot;falso&quot; a partire da una antropologia errata, che, a sua volta, \u00e8 il risultato di una ontologia parziale e mutilata: ne deriva, fatalmente, una gnoseologia viziata in origine, che porta l&#8217;uomo a &quot;trovare&quot; solo quel che ha gi\u00e0 deciso di trovare, e che lo fa ignorare quel che ha deciso di ignorare.<\/p>\n<p>Sono meritevoli di riflessione, a questo proposito, le conclusioni svolte da Vincenzo De Ruvo a proposito del rapporto in cui si pone l&#8217;uomo rispetto al reale, nella sua ricerca della verit\u00e0 (da: V. De Ruvo, \u00abL&#8217;essere e l&#8217;esistenza\u00bb (Bologna, Leonardi Editore, 1974, pp. 321-22):<\/p>\n<p>\u00abLa realt\u00e0, che \u00e8 oggetto della metafisica, non l&#8217;uomo la crea, ma \u00e8 l&#8217;uomo, che la pensa. Se l&#8217;uomo non la pensasse, essa non esisterebbe come verit\u00e0. Sicch\u00e9, a base della verit\u00e0 della metafisica \u00e8 l&#8217;uomo. Da ci\u00f2 consegue che tale verit\u00e0 \u00e8 in rapporto con l&#8217;uomo, anche se \u00e8 vero che il fondamento oggettivo, onde l&#8217;uomo stesso attinge, con la sua ricerca critica, la nozione, costituisce una perenne remora alla stessa libert\u00e0 dell&#8217;indagine. L&#8217;uomo \u00e8 l&#8217;autore della verit\u00e0, come \u00e8 anche autore dell&#8217;errore. La preoccupazione della verit\u00e0 impegna tutto l&#8217;uomo con le sue forze volitive, intellettive e morali, le quali, impegnate a conoscere il vero, funzionano come ATTIVIT\u00c0 conoscitive.<\/p>\n<p>Nasce, cos\u00ec, il bisogno di sapere esplicitamente in che modo e fin dove questo uomo possa dirsi autore della verit\u00e0; qual parte e qual valore abbia l&#8217;oggettivit\u00e0 nella costituzione del vero; in che il vero si differenzi dal falso; e in che consistano quelle ATTIVIT\u00c0 conoscitive, onde scaturiscono tutte le verit\u00e0 e quelle metafisiche in particolare, giacch\u00e9 queste costituiscono il fondamento di ogni verit\u00e0 e di ogni sapere.<\/p>\n<p>Ma errore grave sarebbe, se, invece di considerare l&#8217;uomo nella pienezza del suo esistere, ci si affannasse a cercare e ipostatizzare in lui le facolt\u00e0 propriamente conoscitive, giacch\u00e9 in tal modo si verrebbe a creare una scissione nel suo interiore, che non solo non \u00e8 realisticamente possibile, ma \u00e8 dannosa anche ai fini della stessa verit\u00e0. L&#8217;uomo \u00e8 essenzialmente esistenza. Come tale, \u00e8 esso stesso oggetto d&#8217;indagine metafisica, la quale, procedendo dai Principi, e rivelandone la costituzione dinamica ed esistenziale, non pu\u00f2 per esso procedere con altro criterio e con altro sistema senza condannarsi a uccidere l&#8217;uomo, per giungere, dopo averlo fatto a pezzi, alla pretesa di intenderne la costituzione unitaria e la vita. Senza dire che, volendo intendere di ciascuna parte la funzione, \u00e8 procedimento sbagliato quello di esaminare non gi\u00e0 la parte come tale nell&#8217;ambito di un tutto vivente, ma la parte per s\u00e9, come del resto \u00e8 accaduto e tuttora accade ad opera di quei filosofi, che fanno nascere la filosofia, ossia il sistema delle verit\u00e0 relative alla costituzione essenziale dell&#8217;Esistenza, dal problema del conoscere, ossia dal&#8217;esame di una delle tante attitudini costitutive dell&#8217;uomo.\u00bb<\/p>\n<p>In questa pagina filosofica, si vede come il problema della conoscenza, cos\u00ec come quello della verit\u00e0, sia condizionato da una antropologia limitata a priori da una idea parziale di ci\u00f2 che l&#8217;uomo \u00e8 o deve essere. Se si definisce l&#8217;uomo \u00abessenzialmente come esistenza\u00bb e come un \u00abdivenire reale\u00bb, uno fra i tanti, come fa l&#8217;Autore, senza specificare che tale divenire si origina dall&#8217;essere e all&#8217;essere tende a fare ritorno, si perde di vista, ci sembra, il significato essenziale del rapporto fra l&#8217;esistenza e l&#8217;essere, cio\u00e8, nel caso specifico, fra l&#8217;uomo e l&#8217;assoluto.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 esistenza che venga da se stessa; laddove esiste qualcosa, esiste anche l&#8217;essere: l&#8217;esistenza senza l&#8217;essere \u00e8 peggio che una astrazione, \u00e8 una impossibilit\u00e0 pratica. L&#8217;esistenza \u00e8 limitata nel tempo, l&#8217;essere no; per l&#8217;esistenza vi sono un prima e un dopo, un inizio e una fine; per l&#8217;essere, no. L&#8217;essere \u00e8 l&#8217;assoluto, e l&#8217;assoluto \u00e8 vero in se stesso; cos\u00ec come vera \u00e8 l&#8217;esistenza che lo riconosce&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Realt\u00e0 e verit\u00e0 sono due concetti che, spesso, tendiamo a confondere, e sempre a causa dello stesso errore antropocentrico. La realt\u00e0 \u00e8 l&#8217;insieme delle cose che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[263],"class_list":["post-29411","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29411","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29411"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29411\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29411"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29411"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29411"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}