{"id":29407,"date":"2017-11-27T09:40:00","date_gmt":"2017-11-27T09:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/27\/luomo-moderno-si-perde-quando-perde-il-passato\/"},"modified":"2017-11-27T09:40:00","modified_gmt":"2017-11-27T09:40:00","slug":"luomo-moderno-si-perde-quando-perde-il-passato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/27\/luomo-moderno-si-perde-quando-perde-il-passato\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo moderno si perde quando perde il passato"},"content":{"rendered":"<p>La civilt\u00e0 moderna \u00e8 stata costruita sul mito del progresso, della velocit\u00e0 e del cambiamento; di conseguenza, essa ha prodotto una frattura sempre pi\u00f9 grave, e, alla fine, incolmabile, fra passato e presente. Il passato, sia quello storico e collettivo, sia quello psicologico e individuale, \u00e8 divenuto un fardello da gettar via, oltrepassare e, se possibile, dimenticare: &quot;conservatore&quot; \u00e8 divenuto un insulto e ha designato colui che vuol restare attaccato al passato, divenendo, cos\u00ec, un nemico del progresso e della stessa civilt\u00e0; allo stesso modo in cui chiamare qualcuno &quot;immaturo&quot; e &quot;infantile&quot; \u00e8 divenuto un modo per stigmatizzare i comportamenti involutivi di chi si rifiuta di crescere, cio\u00e8 di progredire. Ma un uomo scollato dal proprio passato \u00e8 un uomo che fluttua nel vuoto, cos\u00ec come una societ\u00e0 che rifiuta le proprie radici \u00e8 una societ\u00e0 che si condanna all&#8217;alienazione.<\/p>\n<p>A torto si crede che l&#8217;angoscia, questa caratteristica inconfondibile dell&#8217;uomo moderno, sia dovuta all&#8217;incertezza del futuro, causata, a sua volta, dalla rapidit\u00e0 dell&#8217;evoluzione sociale, culturale, tecnologica; l&#8217;angoscia proviene essenzialmente dall&#8217;oblio del passato, perch\u00e9 chi dimentica ci\u00f2 che \u00e8 stato, perde tutti i punti di riferimento riguardo al presente e anche riguardo a se stesso, votandosi a una specie di follia scientifica e perfettamente razionale. Certo, esiste anche l&#8217;incertezza riguardo al futuro; ma essa diventa angoscia, o meglio pu\u00f2 diventare tale, solamente se il piede non poggia pi\u00f9 sul terreno sicuro; e il terreno sicuro, per l&#8217;individuo, cos\u00ec come per la societ\u00e0, \u00e8 fornito dal passato, cio\u00e8 dalla coscienza di quel che si \u00e8 stati. Chi smarrisce la coscienza di quello che \u00e8 stato, smarrisce se stesso e cade in preda all&#8217;angoscia. Pertanto, l&#8217;angoscia dell&#8217;uomo moderno non \u00e8 il risultato di un progresso troppo rapido verso un futuro che non si conosce ancora, ma il prodotto di un distacco lacerante, voluto, e perci\u00f2 carico di un inconscio senso di colpa, nei confronti del proprio passato. Il passato che si rifiuta, infatti, non \u00e8 mai un passato &quot;neutro&quot;, non \u00e8 un passato anonimo, ma \u00e8 il proprio passato, quello della propria storia e della propria civilt\u00e0. La civilt\u00e0 moderna nasce dal rifiuto intenzionale e programmatico della civilt\u00e0 che l&#8217;ha preceduta, ossia della civilt\u00e0 cristiana. Oltre a ci\u00f2, le tappe principali della modernit\u00e0 sono contraddistinte da degli strappi violenti, spietati, nei confronti della tradizione, talvolta simboleggiati da un parricidio simbolico. Per il popolo inglese del XVII secolo, quel parricidio \u00e8 la decapitazione di Carlo I Stuart (e, poi, la sfiorata decapitazione di Giacomo II); per quello francese del secolo successivo, \u00e8 la decapitazione di Luigi XVI; per il popolo russo, entrato per ultimo nella modernit\u00e0, \u00e8 lo sterminio dei Romanov. E gli &quot;strappi&quot; sociali ed economici non sono meno dolorosi, n\u00e9 meno laceranti di quelli politici: la rivoluzione industriale \u00e8 segnata dallo strappo, cio\u00e8 dallo sradicamento, delle popolazioni rurali dalle campagne alle citt\u00e0, le fabbriche e i distretti minerari, fenomeno che ha comportato anche uno sradicamento spirituale, dal cristianesimo all&#8217;ateismo pratico, ossia da un vuoto, ben presto colmato da una nuova e potente, anche se illusoria, religione di salvezza: il marxismo.<\/p>\n<p>\u00c8 indispensabile che gli uomini moderni si rendano conto di qual \u00e8 la radice della loro angoscia, altrimenti non riusciranno mai ad affrontarla, ma non faranno altro che aggravarla, rigirando il coltello nella piaga, come attualmente avviene, per esempio, con la sedicente terapia psicanalitica, che \u00e8 una maniera di aggravare l&#8217;angoscia: e quella falsamente spiritualista di Jung pi\u00f9 di quella apertamente materialista di Freud. La psicanalisi sembra che faccia i conti col passato; in realt\u00e0, non fa altro che sfoderare un dubbio repertorio di archetipi psicologici di matrice pi\u00f9 ideologica che scientifica, e pretende di saperli adoperare per guarire le &quot;ferite&quot; dell&#8217;esistenza; ma \u00e8 evidente che, se tali archetipi sono ideologici, essi sono di natura astratta, perci\u00f2 impotenti a medicare le ferite reali, concrete, delle persone. Il complesso di Edipo \u00e8 uno di tali archetipi e sa pi\u00f9 di magia, nel senso pi\u00f9 degradante della parola, che di scienza, cio\u00e8 di autentica conoscenza della natura umana. Affidarsi a simili stregoni equivale a peggiorare, e di molto, i propri mali e accrescere le proprie sofferenze; tanto pi\u00f9 che, inibendosi la facolt\u00e0 di consigliare e giudicare (non la persona, ma i suoi atti e le sue scelte), lo psicanalista somiglia a una guida disumana la quale, a un certo punto della scalata, pianta in asso l&#8217;alpinista inesperto, dopo averlo condotto cos\u00ec in alto, che quegli non sar\u00e0 mai capace di proseguire, n\u00e9 di tornare indietro, con le sue sole forze.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un personaggio letterario che incarna perfettamente l&#8217;essenza dell&#8217;uomo occidentale e che mostra, nel corso dei secoli, le trasformazioni e l&#8217;evoluzione (o l&#8217;involuzione?) del rapporto fra la coscienza e il suo passato: Ulisse. L&#8217;eroe omerico \u00e8 assetato di conoscenza, ma \u00e8 anche, prima di tutto, un marito, un figlio e un padre che brama sopra ogni altra cosa di poter tornare in patria e riabbracciare i suoi cari: il suo passato \u00e8 la sua identit\u00e0, e rifiuta perfino una vita immortale, che gli offre la ninfa Calipso, per poter rivedere la sua casa e la sua famiglia, e poter invecchiare accanto a sua moglie. L&#8217;eroe dantesco \u00e8 una rielaborazione degli stessi due temi, la sete di conoscenza e gli affetti intimi, qui, per\u00f2, spostati dalla famiglia agli amici, i quali, pur <em>vecchi e tardi<\/em>, acconsentono a seguirlo nell&#8217;ultima, esaltante spedizione: prevale la sete di conoscenza ma, questa volta, intesa soprattutto come &quot;volont\u00e0 di potenza&quot;, di autoaffermazione dell&#8217;uomo, senza Dio e, implicitamente, contro Dio. Anche l&#8217;eroe omerico era perseguitato da un dio, ma ingiustamente; ch\u00e9, pur non essendo un <em>pius<\/em> (come sar\u00e0 Enea), non aveva offeso Poseidone intenzionalmente; l&#8217;eroe dantesco invece sa bene che la sua ambizione \u00e8 una sfida a Dio e inevitabile, quindi, giunge il castigo. I vari Ulisse moderni, quello di Tennyson, quello di Pascoli, quello di Joyce, sono viepi\u00f9 perplessi, incerti, quasi straniti: di fatto, non sono alla ricerca d&#8217;altro che di se stessi, il loro \u00e8 un viaggio interiore. Hanno smarrito se stessi, perch\u00e9 hanno smarrito la memoria di quel che sono.<\/p>\n<p>Nel penultimo canto, il ventitreesimo, del suo poemetto<em>\u00a0L&#8217;ultimo viaggio<\/em>\u00a0(nei\u00a0<em>Poemi conviviali<\/em>), Giovanni Pascoli immagina che Ulisse, ormai vecchio, si rimetta per mare, non per scoprire mondi nuovi, ma per rivedere i luoghi delle sue passate imprese e per cercare in essi il loro significato profondo, che allora gli era sfuggito; in altre parole, per ritrovare se stesso, la sua verit\u00e0 pi\u00f9 intima e, con essa, il senso complessivo della propria vita. Ma il viaggio \u00e8 una delusione, perch\u00e9 l&#8217;eroe greco scopre che il passato \u00e8 perduto per sempre, non pu\u00f2 ritornare, e nessuno pu\u00f2 bagnarsi due volte nella stessa acqua. L&#8217;episodio decisivo \u00e8 quello delle Sirene, verso le quali \u00e8 irresistibilmente attratto non in virt\u00f9 della bellezza del loro canto, ma per la loro fama di conoscitrici di tutta la verit\u00e0, e dalle quali vuol sapere proprio ci\u00f2 che sta cercando, che sempre ha cercato, nel corso della sua esistenza:\u00a0<\/p>\n<p><em>E il vecchio vide che le due Sirene, \/ le ciglia alzate su le due pupille, \/ avanti s\u00e9 miravano, nel sole \/ fisse, od in lui, nella sua nave nera. \/ E su la calma immobile del mare, \/ alta e sicura egli inalz\u00f2 la voce. \/ Son io! Son io, che torno per sapere! \/ Ch\u00e9 molto io vidi, come voi vedete \/ me. S\u00ec: ma tutto ch&#8217;io guardai nel mondo, \/ mi riguard\u00f2; mi domand\u00f2: Chi sono? \/ E la corrente rapida e soave \/ pi\u00f9 sempre avanti sospingea la nave. \/ E il Vecchio vide un grande mucchio d&#8217;ossa \/ d&#8217;uomini, e pelli raggrinzate intorno, \/ presso le due Sirene, immobilmente \/ stese sul lido, simili a due scogli. \/ Vedo. Sia pure. Questo duro ossame \/ cresca quel mucchio. Ma, voi due, parlate! \/ Ma dite un vero, un solo a me, tra il tutto, \/ prima ch&#8217;io muoia, a ci\u00f2 ch&#8217;io sia vissuto! \/ E la corrente rapida e soave \/ pi\u00f9 sempre avanti sospingea la nave. \/ E s&#8217;ergean su la nave alte le fronti, \/ con gli occhi fissi, delle due Sirene. \/ Solo mi resta un attimo. Vi prego! \/ Ditemi almeno chi sono io! chi ero! \/ E tra i due scogli si spezz\u00f2 la nave.<\/em><\/p>\n<p>Hanno osservato R. Brogi e M. Zoli nel volume\u00a0<em>Il poeta e l&#8217;eroe. Antologia di epica<\/em>\u00a0(Firenze, Bulgarini Editore, 2007, p. 362):<\/p>\n<p><em>Anche Giovanni Pascoli (1855-1912) fu affascinato dal mito di Ulisse. Nei suoi &quot;Poemi conviviali&quot; (1904), egli lo reinterpret\u00f2 con invenzione suggestiva, modificando sensibilmente il personaggio dantesco e il tema stesso dell&#8217;ultimo viaggio. Pascoli immagina che l&#8217;eroe, ormai vecchio,. ricordi le avventure per mare di tanti anni prima; quelle memorie lo seducono al punto che egli, come temendo di non aver colto allora, nella sua ardente e impetuosa giovinezza, la lezione di umanit\u00e0 che ognuna di quelle tappe gli aveva offerto, si rimette in mare coi compagni, per ritornare negli stessi luoghi.<\/em><\/p>\n<p><em>Il viaggio diventa cos\u00ec una sorta di pellegrinaggio di Ulisse entro se stesso, nel tentativo sia di recuperare il tempo passato, sia di rendere pi\u00f9 completa la conoscenza di s\u00e9.<\/em><\/p>\n<p><em>Come si vede, Pascoli, devoto ammiratore di Omero, interpreta originalmente tanto il tema della circolarit\u00e0 del tempo, gi\u00e0 presente nell&#8217;Odissea&quot;, quanto quello della conoscenza, che non \u00e8 pi\u00f9 esperienza di luoghi e di genti,\u00a0 come nel poeta greco, e neanche sfida tutta umana al mondo ignoto, come in Dante, ma conoscenza di s\u00e9, dell&#8217;essenza della propria vita.<\/em><\/p>\n<p><em>In questo ritorno \u00e8 ancora centrale l&#8217;episodio delle Sirene, che dissero di sapere &quot;tutto quanto avviene sopra la terra&quot;. Sfruttando un fugace accenno di Omoro, Pascili insiste sul loro numero, due, probabilmente per sottolinearne l&#8217;ambiguit\u00e0 e la scelta che prospettano all&#8217;uomo; crea intorno ad esse un &quot;prato fiorito&quot;\u00a0 pone le Sirene stesse in atteggiamento inquieto, immobile, gli occhi fissi nel sole del primo mattino. Senza essere pi\u00f9 legato da funi, e quindi disposto anche a morire pur di avere risposta, Ulisse ripete pi\u00f9 volte con passione la domanda che lo tormenta. Ma le Sirene restano mute, lasciando insoddisfatta la sua ansia, mentre la nave s&#8217;infrange rovinosamente sopra gli scogli.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 un brano molto interessante\u00a0 nel quale, a parte una certa teatralit\u00e0 troppo esibita nell&#8217;eroismo del protagonista, il paesaggio ispira un incanto che sa di magia misteriosa e si presenta, pur nella chiarit\u00e0 del mattino, inattingibile; suggestivo poi il contrasto tra le appassionate parole di Ulisse e l&#8217;imperturbabile silenzio delle Sirene, che ora non levano pi\u00f9 n\u00e9 parola n\u00e9 canto.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Le parti si sono come capovolte, l&#8217;eroe, allora immobile e legato all&#8217;albero, adesso \u00e8 libero; allora muto, ora implora, mentre le Sirene che allora lo attrassero con la tentazione della sapienza, restano ora impassibili. Il fascino di questi versi assorbe in s\u00e9 molti significati logici: il tempo perduto non pu\u00f2 essere recuperato; il destino non si lascia dominare dalla volont\u00e0 dell&#8217;uomo, al quale restano per sempre preclusi la perfetta conoscenza di s\u00e9 e il significato, il valore del tempo vissuto. Ogni &quot;ritorno&quot; si risolve in una sconfitta sia perch\u00e9 il passato non si ripete mai identico (le Sirene non cantano pi\u00f9), sia perch\u00e9 si avverte, pi\u00f9 grave e incolmabile, per quel fallimento, il disorientamento interiore, la propria estraneit\u00e0 a se stessi, l&#8217;essere disancorati da ogni dimensione del tempo.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;Ulisse di Pascoli \u00e8 l&#8217;inquieto uomo moderno, pieno di ansie e dubbi, schiacciato da una nuova solitudine intima, ben pi\u00f9 grave di quella che afflisse l&#8217;antico eroe d&#8217;Omero.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;Ulisse omerico, pertanto, \u00e8 il simbolo di una umanit\u00e0 che sa chi \u00e8, da dove viene e cosa vuole; poggia saldamente il piede sul terreno, affonda la propria identit\u00e0 nelle radici del passato, e cos\u00ec diviene capace di misurarsi vittoriosamente con l&#8217;ignoto; mentre l&#8217;Ulisse dantesco \u00e8 il simbolo di una umanit\u00e0 che, pur salda su se stessa, si lascia tentare dalla dismisura, dalla <em>hybris<\/em>, e concepisce la propria libert\u00e0 come sfida verso i limiti posti dal divino: \u00e8 l&#8217;umanit\u00e0 tentata dall&#8217;empio desiderio di farsi come Dio, esattamente come accadde ad Adamo ed Eva nel paradiso terrestre. Qualcuno si \u00e8 chiesto se Dante, con la creazione del &quot;suo&quot; Ulisse, non sia, per caso, un pre-umanista: domanda assurda, visto il destino che Dante riserva alla sua creazione, spiegando anche il perch\u00e9 di quel castigo: non si era trattato che di un <em>folle volo<\/em>, accecato dall&#8217;orgoglio e scaturito da una brama sacrilega di sfidare la potenza di Dio. Dante, nella sua genialit\u00e0, si \u00e8 spinto, per un momento, oltre i limiti del proprio tempo: si \u00e8 affacciato sullo spazio della modernit\u00e0 e se n&#8217;\u00e8 ritratto prontamente, inorridito: il castigo che si abbatte sul &quot;suo&quot; Ulisse \u00e8 il castigo meritato da una umanit\u00e0 che ha negato e capovolto il rapporto naturale fra la creatura e il suo Creatore. A partire dalla generazione successiva, quella di Petrarca, la reazione, nei confronti della &quot;vertigine&quot; della modernit\u00e0, sar\u00e0 di segno ben diverso: se non di piena accettazione, quanto meno di voluttuosa accidia, nel segno d&#8217;una avversione di maniera, poco sincera e carica di cattiva coscienza, verso il frutto proibito. <em>Amo, ma ci\u00f2 che vorrei non amare, ci\u00f2 che vorrei odiare; amo tuttavia, ma contro voglia<\/em>, ecc. Conosciamo la tiritera: \u00e8 talmente scontata da divenire stucchevole, fastidiosa. Petrarca, nondimeno, \u00e8 il primo moderno (nel senso ampio del termine); il primo che si affaccia oltre la civilt\u00e0 cristiana. \u00c8 un post-cristiano, come lo sono, oggi, Eco e Vattimo, o come lo \u00e8 stato Russell. Ma se essere moderni vuol dire essere post-cristiani, ci\u00f2 significa anche aver perso le radici, e votarsi a un&#8217;incurabile angoscia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La civilt\u00e0 moderna \u00e8 stata costruita sul mito del progresso, della velocit\u00e0 e del cambiamento; di conseguenza, essa ha prodotto una frattura sempre pi\u00f9 grave, e,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[110,202,229,250],"class_list":["post-29407","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-civilta","tag-modernita","tag-psicoanalisi","tag-sigmund-freud"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29407","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29407"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29407\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29407"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29407"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29407"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}