{"id":29406,"date":"2016-12-26T01:44:00","date_gmt":"2016-12-26T01:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/26\/luomo-moderno-e-in-preda-a-mille-demoni-perche-ha-spezzato-la-sua-unita-interiore\/"},"modified":"2016-12-26T01:44:00","modified_gmt":"2016-12-26T01:44:00","slug":"luomo-moderno-e-in-preda-a-mille-demoni-perche-ha-spezzato-la-sua-unita-interiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/26\/luomo-moderno-e-in-preda-a-mille-demoni-perche-ha-spezzato-la-sua-unita-interiore\/","title":{"rendered":"L\u2019uomo moderno \u00e8 in preda a mille demoni perch\u00e9 ha spezzato la sua unit\u00e0 interiore"},"content":{"rendered":"<p><em>Non sono ancora passati tre anni da quando quella volont\u00e0 malvagia e perversa che tutto mi possedeva e che regnava incontrastata nel mio spirito cominci\u00f2 a provarne un&#8217;altra, ribelle e contraria; e tra l&#8217;una e l&#8217;altra da un pezzo, nel campo dei miei pensieri, s&#8217;intreccia una battaglia ancor oggi durissima e incerta per il possesso di quel doppio uomo che \u00e8 in me<\/em>.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Francesco Petrarca, nella famosa epistola in cui descrive, a Dionigi da Borgo San Sepolcro, l&#8217;ascensione al Monte Ventoso, in Provenza, descrive la sua intima natura: <em>quel doppio uomo che \u00e8 in me.<\/em> E quel che Petrarca coglie in se stesso e dice di s\u00e9, vale anche per l&#8217;uomo moderno in generale, di cui egli \u00e8 il primo, consapevole rappresentante, come iniziatore dell&#8217;Umanesimo. L&#8217;uomo moderno \u00e8 &quot;doppio&quot;, duplice, o anche molteplice, perch\u00e9 qualcosa ha spezzato la sua unit\u00e0 interiore; ma prima non era cos\u00ec. E Machiavelli, che \u00e8 il primo filosofo moderno, ha ben presente questa natura spezzata e costruisce la sua filosofia della politica partendo appunto da questo dato: per lui non ci sono pi\u00f9 il bene e il male, ma l&#8217;utile e il dannoso, sempre relativamente alle situazioni, mai secondo una norma fissa, una morale assoluta.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo medievale, al contrario, era coeso e ben saldo in se stesso: basti pensare a Dante. Ma quel che vale per Dante, vale anche per l&#8217;ultimo contadino o pastore o fabbro ferraio: con o senza cultura, con o senza una particolar intelligenza, l&#8217;uomo medievale \u00e8 coeso e sente di appartenere a un tutto unico; di esser cucito, per cos\u00ec dire, in un solo pezzo di stoffa. In questo, egli \u00e8 assai pi\u00f9 simile all&#8217;uomo antico, all&#8217;uomo greco e romano, di quanto non lo sia all&#8217;uomo moderno: la continuit\u00e0 della coscienza si spezza al sorgere della modernit\u00e0, e non all&#8217;apparire del cristianesimo. Il cristianesimo ha spiritualizzato la natura, ma senza disprezzarla, e, soprattutto, senza staccarla dall&#8217;anima; la persona, infatti, \u00e8 un&#8217;anima incarnata, e il suo destino soprannaturale si decide quaggi\u00f9, nelle scelte che essa fa nel corso della vita terrena, dentro un corpo di sangue e carne, agitato da passioni, ma guidato dalla ragione e illuminato dalla fede. Il fatto che il Verbo si sia incarnato e che sia risorto corporalmente, e corporalmente asceso al cielo; e il fatto che il Giudizio finale verr\u00e0 preceduto dalla resurrezione dei corpi, dicono fino a che punto nell&#8217;uomo medievale fosse chiara la consapevolezza della dignit\u00e0 della natura e della sua bont\u00e0 originaria, poi lacerata dal Peccato originale, ma destinata a ricomporsi per merito del sacrificio di Cristo e per l&#8217;effusione di grazia dello Spirito Santo.<\/p>\n<p>Scriveva acutamente, come sempre, Marcel De Corte nella sua <em>Fenomenologia dell&#8217;autodistruttore. Saggio sull&#8217;uomo occidentale contemporaneo<\/em> (titolo originale: <em>L&#8217;homme contre lui-m\u00eame<\/em>, Paris, Nouvelles Editions Latines, 19622; traduzione dal francese di Roberto Antonetto, Torino, Borla, 1967, pp. 163-165):<\/p>\n<p><em>Il medioevo \u00e8 dominato dalla concezione aristotelica dell&#8217;uomo, integrata nel cristianesimo dal genio di san Tommaso. Dell&#8217;uomo medievale, si pu\u00f2 dire, all&#8217;ingrosso, che \u00e8 tutto d&#8217;un pezzo, senza rotture e crepe fra le componenti del suo essere, come un contadino la cui semplicit\u00e0 ignora i conflitti psicologici propri del cittadino, sollecitato in direzioni diverse dalle seduzioni della civilt\u00e0 urbana e portato cos\u00ec speso a spingere all&#8217;estremo la sua visione cerebrale del mondo. Il suo atteggiamento di fronte al reale \u00e8 sintetico, non analitico, ed egli riconosce se stesso come un tutto, proprio alla maniera degli esseri e delle cose della natura che osserva intorno a s\u00e9 e alla cui vita si mescola. Un albero non \u00e8 per lui delle radici pi\u00f9 un tronco pi\u00f9 delle fronde, perch\u00e9 le parti ricevono la vita da un principio unico. Un animale non \u00e8 un&#8217;addizione di organi e di membra giustapposte come gli ingranaggi di una macchina, ma un essere vivente che trae la sua vita da un&#8217;entit\u00e0 misteriosa serpeggiante, senza distinzione, in tutte le sue parti: quella che i sapienti chiamano anima. L&#8217;universo appare all&#8217;uomo medievale come una vasta rete di corrispondenze che concordano fra di loro in maniera organica. La sua concezione dell&#8217;uomo del mondo \u00e8 essenzialmente vitalistica. Nulla di strano quindi che l&#8217;uomo del medioevo, formato dal contatto con la natura, abbia adottato nel suo comportamento, in modo conscio per i colti, inconscio per gli incolti, la dottrina aristotelica, che gli si adatta come un guanto. Per Aristotele infatti l&#8217;anima non \u00e8 separata dal corpo, n\u00e9 lo spirito dalla carne: le due entit\u00e0, incomplete, esistono l&#8217;una per l&#8217;altra. \u00c8 stato l&#8217;aristotelismo cristiano a orchestrare questa concezione UNITARIA dell&#8217;uomo, secondo cui lo spirito \u00e8 carnale, per riprendere la formula di P\u00e9guy, uomo del medioevo capitato per sbaglio nel secolo XIX. Senza dubbio, la grazia \u00e8 distinta dalla natura, ma, lungi dall&#8217;abolirla, la porta a compimento, incarnandovisi, Non \u00e8 affatto una mano di pittura, o un compensato deposto sull&#8217;uomo, ma \u00e8 invece intimamente mescolata alla sua vita, come il nutrimento al sangue, e costituisce il principio di tutte le sue azioni soprannaturali e l&#8217;origine delle sue virt\u00f9 teologali. L&#8217;aristotelismo cristiano \u00e8 governato dalla legge dell&#8217;incarnazione radicale della grazia e dell&#8217;anima nel corpo, con il quale fanno un TUTT&#8217;UNO.<\/em><\/p>\n<p><em>Non ci sono dunque per l&#8217;uomo medievale l&#8217;anima da una parte e il corpo dall&#8217;altra, come un pilota in un vascello, ma un solo essere tutto d&#8217;un pezzo. Non c&#8217;\u00e8 da una parte il soprannaturale e dall&#8217;altra il naturale, ma un essere umano completo: l&#8217;uomo battezzato, completamente naturale e completamente soprannaturale, nella misura in cui realizza in s\u00e9 le esigenze della natura e della grazia. L&#8217;essere umano \u00e8 dunque per il medioevo un individuo nel senso pi\u00f9 forte della parola, vale a dire un essere indiviso. Soltanto la morte viene a rompere questa fondamentale unit\u00e0: ma la morte, nella prospettiva cristiana, non \u00e8 altro che la porta aperta verso la risurrezione, nella quale anima e corpo si ricongiungono, e si ricostituisce l&#8217;unit\u00e0 concreta dell&#8217;essere umano. Le scene della risurrezione che si vedono sui portali delle cattedrali romaniche o gotiche del medioevo non sono soltanto la traduzione in immagini del giudizio finale, ma anche il simbolo della ricostituzione dell&#8217;essere umano integrale, dotato di un&#8217;anima, provvisto di carne ed ossa, destinato ad una gioia eterna, o ad una sofferenza eterna, a seconda del modo in cui ha vissuto. Il dogma della risurrezione dei corpi \u00e8 strettamente legato alla concezione unitaria dell&#8217;uomo passata dal&#8217;aristotelismo al cristianesimo.<\/em><\/p>\n<p><em>Il macrocosmo dell&#8217;universo non \u00e8 altro che il gigantesco ingrandimento del microcosmo dell&#8217;uomo. Anch&#8217;esso \u00e8 sottoposto alla regola d&#8217;oro dell&#8217;unit\u00e0 delle parti che lo compongono. Ogni fenomeno terrestre ha il suo corrispondente celeste, e viceversa; il dogma del corpo mistico della Chiesa, nel suo triplice aspetto militante, sofferente e trionfante, sottolinea ancora una volta la stretta solidariet\u00e0 che esiste fra la concezione gerarchizzata e unitaria del &quot;cosmos&quot; aristotelico e la teologia cristiana.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo si trova dunque in accordo fondamentale con l&#8217;universo nel quale s&#8217;inserisce per destino di nascita, Senza dubbio, il peccato originale ha allentato questa relazione, ma non l&#8217;ha ritta completamente. L&#8217;uomo \u00e8 stato escluso dal beneficio della grazia ma la natura in lui, per quanto ferita, non \u00e8 stata corrotta al punto da non essere pi\u00f9 natura&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Una immagine storpiata e deformata del Medioevo, di ascendenza illuminista, e passata di generazione in generazione fino ai nostri giorni, soprattutto per merito di quel conformismo intellettuale che \u00e8 cos\u00ec tipico della modernit\u00e0 (con buona pace del suo tanto sbandierato &quot;senso critico&quot;, che si riduce, in realt\u00e0, alla critica di ci\u00f2 che le si oppone o che risulta inconciliabile con essa), ci presenta, invece, l&#8217;uomo medievale come intimamente scisso e lacerato fra i desideri e gli appetiti della carne e il richiamo delle cose spirituali. Tale, ad esempio, \u00e8 l&#8217;immagine che emerge da romanzi come <em>Il nome della rosa<\/em>, di Umberto Eco; e tale \u00e8 l&#8217;immagine che molti commentatori del carteggio fra Abelardo ed Eloisa vogliono trasmettere alla mente dei lettori; per non parlare di quei commentatori di Dante che citano il quinto canto dell&#8217;Inferno, e l&#8217;episodio di Paolo e Francesca, come tipico esempio dello sdoppiamento cui il Dante teologo e moralista costringe il Dante uomo e poeta. Nient&#8217;affatto: nessuno sdoppiamento, nessuna lacerazione, e, quindi, nessuna contraddizione: non \u00e8 contraddittorio il fatto che Dante, pur partecipando intensamente al dramma umano di Paolo e Francesca, li ponga tuttavia all&#8217;Inferno: la contraddizione, se c&#8217;\u00e8, non appartiene alla cultura medievale in quanto tale, ma alla condizione umana. La lacerazione incomincia con l&#8217;Umanesimo e l&#8217;abbiamo vista in Francesco Petrarca, per la sua stessa bocca. \u00c8 Petrarca che non riesce a mettere d&#8217;accordo l&#8217;uomo carnale e l&#8217;uomo spirituale, che in lui convivono e si fanno la guerra; l&#8217;uomo medievale conosce quella guerra, ma \u00e8 proteso verso la pace, perch\u00e9 sa come essa si combatte e come si vince: lo ha mostrato Cristo, lo ha insegnato san Paolo: si vince facendo la volont\u00e0 del Padre. Quando si \u00e8 nella grazia di Dio, la guerra fra i sensi e l&#8217;anima si acquieta e subentra la pace. Si noti, peraltro, che &quot;i sensi&quot; non sono il corpo, non sono <em>tutto<\/em> il corpo; e nemmeno la carne \u00e8 tutto il corpo: i sensi sono ci\u00f2 che induce la carne verso il peccato, sono le vie d&#8217;accesso alla tentazione attraverso la fragilit\u00e0 umana; ma sono anche gli strumenti che consentono all&#8217;uomo di apprezzare la creazione in tutta la sua bellezza e il suo splendore: <em>Laudato sie, mi&#8217; Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, o quale \u00e8 iorno, et allumini noi per lui<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>E qui il discorso cade inevitabilmente sui digiuni, sulle mortificazioni, sul cilicio e sulle confraternite dei battuti o flagellanti. La moglie di Jacopone indossava il cilicio sotto la veste da festa: ci\u00f2 apparve quando il suo corpo venne ricomposto, dopo il crollo del pavimento della sala in cui si ballava; nemmeno suo marito lo sapeva. Ora, si dice, se l&#8217;uomo medievale praticava queste forma di penitenza, ci\u00f2 significa che era interiormente scisso. E perch\u00e9 mai? Essere scissi, significa sentirsi presi fra due opposte spinte, fra due tendenze tanto prepotenti, quanto inconciliabili. Il desiderio di mortificarsi, e di mortificare il corpo, \u00e8 un&#8217;altra cosa: non nasce dal disprezzo del corpo, ma dalla coscienza della fragilit\u00e0 della condizione umana sotto il profilo morale. Anche la raccomandazione di Ges\u00f9: <em>Vegliate e pregate per non cadere in tentazione. Lo spirito \u00e8 pronto, ma la carne \u00e8 debole<\/em>, pu\u00f2 essere facilmente fraintesa. \u00c8 chiaro, infatti, che ad essere debole non \u00e8 la carne, di per se stessa, bens\u00ec proprio lo spirito, attraverso gl&#8217;impulsi della carne. Ci\u00f2 equivale al riconoscimento che vi \u00e8 piena integrazione fra il corpo e l&#8217;anima, e che non si pu\u00f2 pensare all&#8217;anima separandola dal corpo, dal suo legame indissolubile con esso (nella vita terrena: perch\u00e9 il corpo risorto sar\u00e0 un corpo glorioso, non fatto di materia, ma splendente e incorruttibile). Mortificando il corpo, l&#8217;uomo medievale non esprimeva rabbia, disgusto e odio contro la peccaminosit\u00e0 del corpo, ma ricordava a se stesso che, per vivere in grazia di Dio, bisogna tenere a freno le tentazioni della carne. Nello stesso tempo, e, forse, ancor prima di questo, la mortificazione del corpo aveva un significato imitativo, piuttosto che punitivo: si voleva imitare la Passione di Cristo, essere simili a Lui nella sofferenza, per diventare poi degni della Sua misericordia, nella gloria. Perci\u00f2 esse non erano solo uno strumento di auto-repressione, ma, in primo luogo, di auto-elevazione: cosa che noi moderni facciamo fatica a capire e ad accettare, perch\u00e9 siamo talmente immersi in un orizzonte edonista e permissivo, da non poter neanche comprendere un simile linguaggio.<\/p>\n<p>Il fatto che l&#8217;uomo medievale non fosse affatto un odiatore della natura, e quindi neanche del corpo e della sessualit\u00e0, permette di rendere ragione pure di un altro fatto, che, diversamente, resterebbe pressoch\u00e9 inspiegabile: la preferenza accordata dalla cultura cristiana alla filosofia di Aristotele, attraverso la mediazione di san Tommaso, rispetto a quella di Platone, che, di primo acchito, parrebbe assai pi\u00f9 vicina alla spiritualit\u00e0 cristiana. Invece, a ben guardare, in Platone, e pi\u00f9 ancora nel platonismo, vi \u00e8 un dualismo irriducibile fra anima e corpo (non si diceva forse, di Plotino, che viveva come uno che si vergogni di avere un corpo?), dualismo che giunger\u00e0 al culmine con il manicheismo e, pi\u00f9 tardi, con il catarismo: un&#8217;eresia che la Chiesa combatt\u00e9 colla massima durezza, proprio perch\u00e9 avrebbe trascinato il cristianesimo fuori dai suoi binari, sulla strada dell&#8217;odio e del rifiuto della carne, svalutando la stessa Incarnazione e, addirittura, contrapponendo Cristo, il Dio fattosi uomo (che, a quel punto, non era pi\u00f9 tanto divino&#8230;) al Padre celeste. \u00c8 quindi logico che la cultura cristiana medievale abbia trovato una maggiore consonanza con l&#8217;aristotelismo (non con l&#8217;averroismo), che non postula un contrasto insanabile, ma una stretta unit\u00e0 fra l&#8217;anima ed il corpo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sono ancora passati tre anni da quando quella volont\u00e0 malvagia e perversa che tutto mi possedeva e che regnava incontrastata nel mio spirito cominci\u00f2 a<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[107,143,198,209],"class_list":["post-29406","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-cattolicesimo","tag-francesco-petrarca","tag-medioevo","tag-niccolo-machiavelli"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29406","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29406"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29406\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29406"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29406"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29406"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}