{"id":29404,"date":"2011-10-18T12:02:00","date_gmt":"2011-10-18T12:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/18\/che-cosa-ha-da-dire-la-modernita-alluomo-sempre-piu-solo-e-disperato\/"},"modified":"2011-10-18T12:02:00","modified_gmt":"2011-10-18T12:02:00","slug":"che-cosa-ha-da-dire-la-modernita-alluomo-sempre-piu-solo-e-disperato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/18\/che-cosa-ha-da-dire-la-modernita-alluomo-sempre-piu-solo-e-disperato\/","title":{"rendered":"Che cosa ha da dire la modernit\u00e0 all\u2019uomo sempre pi\u00f9 solo e disperato?"},"content":{"rendered":"<p>Nel suo romanzo \u00abFuoco fatuo\u00bb (\u00abLe feu follet\u00bb), del 1931, Piere Drieu La Rochelle si \u00e8 ispirato ad un fatto realmente accaduto due anni prima: il suicidio dell&#8217;amico e scrittore surrealista Jacques Rigaut; in esso vengono narrate le ultime ore di vita di un aspirante suicida, Alain, distrutto dalla droga, dall&#8217;alcool e dal vuoto esistenziale.<\/p>\n<p>Il regista Louis Malle ha trasposto il romanzo sullo schermo cinematografico con un film dallo stesso titolo, girato nel 1963 e interpretato da un efficace Maurice Ronet, pi\u00f9 che mai calato nella parte del dandy senza alcuna speranza, e dalla sempre brava Jeanne Moreau.<\/p>\n<p>Sia il libro che il film si segnalano per la sobria, potente intensit\u00e0 drammatica della vicenda e per i dialogo secchi, disadorni, umanissimi e pur commoventi, proprio perch\u00e9 non concedono nulla ai facili effetti drammatici e non salgono mai sopra le righe; tanto che alcuni critici vi ravvisano una piccola perla dello scrittore francese prematuramente scomparso (lui pure suicida, nel 1945) e del regista che, pure, firmer\u00e0 altri film notevoli e pi\u00f9 famosi.<\/p>\n<p>La disperazione, dunque, \u00e8 al centro del dramma di \u00abFuoco fatuo\u00bb: una disperazione che deriva dal senso di estraneit\u00e0, di inutilit\u00e0, di radicale scollamento fra il protagonista, Alain, e la sua stessa vita e dalla palese impossibilit\u00e0 di rimetterne insieme i cocci, di rientrare nella sua pelle: unica possibilit\u00e0, peraltro impraticabile, che il mondo sembra offrirgli in alternativa alla decisione di por fine volontariamente ai suoi giorni.<\/p>\n<p>Quella di Alain, sonnambulo lucido per le strade di Parigi, alla ricerca di una introvabile ragione per continuare a vivere, \u00e8 una storia esemplare della condizione dell&#8217;uomo moderno; una storia, a suo modo, terribilmente, ferocemente semplice.<\/p>\n<p>La malattia sottile e poco visibile, ma micidiale, della disperazione s&#8217;insinua come una serpe sotto la corazza, apparentemente cos\u00ec forte ed efficiente, dell&#8217;uomo moderno e lo morde al cuore, senza lasciargli alcuna possibilit\u00e0 di scampo.<\/p>\n<p>Sempre pi\u00f9 solo e disperato: tale \u00e8 la condizione dell&#8217;uomo moderno; un uomo impreparato davanti ai distacchi, alle malattie, alla morte; un uomo che non riesce pi\u00f9 a trovare la forza per difendersi dai ritmi spietati e dalle logiche impersonali della societ\u00e0 consumista.<\/p>\n<p>L&#8217;altro giorno un operaio di cinquantatre anni rimasto senza lavoro, in un paese a poche decine di chilometri da qui, ha sparato alla madre ottantacinquenne e poi si \u00e8 tolto la vita, con lo stesso fucile col quale aveva compiuto il delitto: dopo due tentativi sventati da un cugino, al terzo ci \u00e8 riuscito, appoggiandosi la canna dell&#8217;arma sotto il mento.<\/p>\n<p>Un fatto di cronaca nera come ne accadono sempre pi\u00f9 spesso, agghiacciante nella sua spoglia evidenza, disumano nella sua lucida follia; un fatto che ci interroga a fondo, che ci costringe a riflettere, a chiederci dove stiamo andando, che razza di societ\u00e0 abbiamo costruito: se a misura nostra o a misura di un&#8217;economia disumana, che, alla fine, avvantaggia pochissimi e spinge nel baratro della disperazione i pi\u00f9.<\/p>\n<p>La disperazione, peraltro, non ha solo radici economiche: le nuove povert\u00e0 che avanzano, lo spettro della disoccupazione e dell&#8217;impossibilit\u00e0 di sbarcare il lunario, sono solo uno dei modi in cui si manifesta l&#8217;estrema fragilit\u00e0 dell&#8217;uomo moderno: fragilit\u00e0 complessiva, psicologica e spirituale, che invano i medici e gli psichiatri combattono a colpi di ansiolitici e di terapie antidepressive, perch\u00e9 quando uno si ammala \u00e8 gi\u00e0 tardi, troppo tardi e il suo equilibrio interiore era gi\u00e0 andato in pezzi da chiss\u00e0 quanto tempo.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 in cui viviamo \u00e8, nel suo complesso e nella sua essenza, depressiva: \u00e8 una societ\u00e0 in cui non ci sentiamo pi\u00f9 a casa nostra, in cui non troviamo pi\u00f9 punti di riferimento, certezze alle quali appoggiarci, n\u00e9 elementi di consolazione o di speranza: un grande buco nero che ingoia tutto e ci lascia svuotati, esauriti, angosciati.<\/p>\n<p>Persone particolarmente fragili ne sono sempre esistite; ma oggi la fragilit\u00e0 sta dilagando a macchia d&#8217;olio, sta diventando una caratteristica comune dell&#8217;uomo in quanto tale: un ragazzo si toglie la vita per un rimprovero o per una bocciatura; una persona adulta, magari ancora giovane, cade improvvisamente nella depressione e non sa perch\u00e9, si trova come in fondo a un pozzo nero e non vede il modo di risalire, n\u00e9 comprende come vi sia caduta.<\/p>\n<p>Tutto ci spaventa, tutto ci appare incerto, problematico, difficile; perfino ci\u00f2 che dovrebbe essere motivo di gioia si trasforma in ansia, in stress, in nevrosi: le vacanze diventano un incubo; il sabato serra diventa l&#8217;arena delle nostre infinte frustrazioni, dove ci si abbrutisce con l&#8217;alcool e la droga; perfino l&#8217;amore ci spaventa, i legami ci terrorizzano.<\/p>\n<p>E nessuno ha una parola buona per noi, per la nostra solitudine, per la nostra disperazione: dovunque volgiamo lo sguardo nel panorama letterario e filosofico della modernit\u00e0, non vediamo che sorrisi beffardi, profeti del nulla, maestri del paradosso: tutti d&#8217;accordo nel negare il libero arbitrio, anzi perfino l&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;io; tutti ugualmente impegnati a distruggere, a irridere, a insinuare il morso del sospetto e tutti ugualmente privi di piet\u00e0 e di compassione.<\/p>\n<p>Freud con il suo inconscio, in base al quale la nostra vita viene determinata da esperienze infantili delle quali non conserviamo neppure il ricordo; Proust con le sue intermittenze del cuore, secondo le quali Marcel oggi ama Albertine, domani non l&#8217;ama pi\u00f9, dopodomani l&#8217;amer\u00e0 ancora, ogni volta come se lui fosse un soggetto diverso; Pirandello con il suo uno, nessuno e centomila, con i suoi personaggi che si abbandonano a mille stranezze e incomprensibili beffe, fino a punto di uccidere e tradire \u00abnon si sa come\u00bb, cos\u00ec, perch\u00e9 in un certo istante sono afferrati da una forza pi\u00f9 grande di loro, senza una ragione precisa: sono tutti concordi nel rappresentare una condizione umana alienata, deresponsabilizzata, surreale.<\/p>\n<p>Ma a partire da quando siamo diventati cos\u00ec?<\/p>\n<p>I nostri padri, i nostri nonni, non erano cos\u00ec: e questo non \u00e8 passatismo, \u00e8 pura e semplice constatazione d&#8217;un fatto.<\/p>\n<p>I nostri padri e le nostre madri non si ammalavano di depressione: conoscevano momenti di stanchezza, questo s\u00ec, magari anche di profonda pena e scoraggiamento; ma non andavano dal medico e tanto meno dallo psichiatra: chiedevano aiuto a Dio ed agli amici e pian piano, con fatica ma vittoriosamente, si rimettevano in piedi.<\/p>\n<p>Che sia proprio questo il segreto: il tramonto di Dio e la scomparsa degli amici, dell&#8217;autentica dimensione dell&#8217;amicizia?<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che un uomo o una donna, oggi, quando cadono in preda all&#8217;angoscia, \u00e8 come scoprissero di essere rimasti soli e indifesi in una landa popolata soltanto da lupi e altre bestie feroci, senza un&#8217;anima alla quale rivolgersi per ricevere soccorso, senza un consiglio da chiedere e una parola buona da ricevere, se non medicinali fabbricati in serie e dubbie terapie psichiatriche a pagamento?<\/p>\n<p>Al danno, anzi, si aggiunge la beffa: perch\u00e9 gli unici a farsi avanti prontamente, quando le onde nere della disperazione vengono a lambire la nostra coscienza, sono una folla di avvoltoi e di sciacalli, ben decisi a banchettare a nostre spese: falsi guru e santoni, agenti di sette oscure che garantiscono mirabolanti risultati e intanto chiedono il libretto degli assegni, pazzoidi seguaci di strani culti e, talvolta, autentici soggetti da manicomio, dai quali nessuna guarigione sar\u00e0 mai possibile ma, semmai, un ulteriore aggravamento del male.<\/p>\n<p>Il conforto dell&#8217;altro sesso, poi: \u00e8 da tempo che sembra svanito, l&#8217;uomo e la donna riescono solo a ferirsi, a farsi del male, a darsi l&#8217;un l&#8217;altra il peggio di cui sono capaci; ci\u00f2 che li fa sentire ancora pi\u00f9 soli, ancora pi\u00f9 miseri, ancora pi\u00f9 disperati.<\/p>\n<p>Cos\u00ec le donne di Alain: sono parecchie, ma nessuna che significhi qualcosa per lui; in tutte egli non cerca altro che la sicurezza economica, per seguitare in una vita oziosa e dissoluta.<\/p>\n<p>Sia come sia: da quando l&#8217;uomo moderno, gonfio d&#8217;orgoglio per i risultati della scienza e della tecnica, ha volta le spalle a Dio e ha smesso di trovare tempo per l&#8217;amicizia, il suo equilibrio psicologico e spirituale si \u00e8 incrinato ed \u00e8 andato in frantumi: effimero padrone del pianeta, che sta distruggendo con uno zelo ed una tenacia degni d&#8217;una migliore causa, egli si aggira come un cieco, brancolando, nel giardino devastato del suo perduto equilibrio, della sua perduta serenit\u00e0, del suo perduto senso della vita, inciampando continuamente nelle sterpaglie che ha coltivato insensatamente e nei sassi che lui stesso ha lasciato cadere, ad uno ad uno.<\/p>\n<p>\u00c8 penoso vederlo vagare cos\u00ec, ex re decaduto e ridotto alle proporzioni di uno squallido barbone, dalla barba lunga, dal volto sfatto e dal fiato che sa di alcool; lui che fino a ieri se ne andava in giro pieno di superbia, guardando dall&#8217;alto in basso ogni altra creatura, come se il mondo intero gli fosse stato dato per il suo esclusivo capriccio.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che di disperazione si pu\u00f2 anche morire, anzi, si muore certamente, prima o poi, come ammoniva Kierkegaard, grande profeta inascoltato di quasi tutte le follie che la tarda modernit\u00e0 avrebbe introdotto nella vita degli uomini, con la scusa del progresso.<\/p>\n<p>Quello di Alain \u00e8 un suicidio annunciato: un suicidio che gli amici, posto che fossero tali, non hanno saputo capire e che le donne da lui amate, ammesso che abbia mai amato qualcuno, non hanno saputo fermare; cos\u00ec come \u00e8 capitato anche al povero Cesare Pavese, che, telefonando di qua e di l\u00e0, in quella afosa camera d&#8217;albergo, per cercare un filo cui aggrapparsi nella sua disperazione, non \u00e8 riuscito a trovare una sola voce amica nella citt\u00e0 resa deserta dalle ferie d&#8217;agosto, una sola voce che lo tenesse ancora attaccato alla vita.<\/p>\n<p>Dobbiamo dunque arrenderci al nostro destino e aspettare la morte, la morte che la disperazione ci porter\u00e0 in dono: se non materialmente, certo spiritualmente?<\/p>\n<p>Quanti di noi sono ancora vivi, quanti sono gi\u00e0 morti; quanti hanno ancora un cuore di carne e quanti hanno gi\u00e0 un cuore di pietra, terribilmente duro e insensibile?<\/p>\n<p>E, se non vogliamo arrenderci, a che cosa possiamo ancora rivolgerci, a che cosa possiamo afferrarci, prima che la prossima ondata ci raggiunga e ci trascini via dal ponte della nave, scaraventandoci nel buio mare del nulla, da cui nessuno \u00e8 pi\u00f9 riemerso vivo?<\/p>\n<p>Forse dovremmo incominciare la strada della nostra redenzione facendo un bel bagno di umilt\u00e0; riconoscendoci non solo piccoli e fallibili, ma anche tremendamente presuntuosi, tremendamente arroganti e, quindi, responsabili, in gran parte, della disperazione in cui ora la barchetta della nostra vita sembra sul punto di fare naufragio.<\/p>\n<p>Abbiamo creduto in tante cose; in tutte: nella ragione, nella scienza, nel progresso; poi, via via, nel successo, nel denaro, nel potere; abbiamo creduto in troppe cose, in tutte; e alla fine, non abbiamo creduto pi\u00f9 a niente.<\/p>\n<p>Sazi di tutto, ubriachi di nulla, siamo scivolati nel cinismo e nel compiacimento della nostra stessa decadenza, della nostra abiezione: le abbiamo contemplate come dei prodotti estetici, con l&#8217;occhio esperto del corrotto intenditore; e le abbiamo giudicate di nostro gradimento.<\/p>\n<p>Ci abbiamo speculato sopra, ci abbiamo ricamato romanzi, sagggi e opere d&#8217;arte: poveri dandy straccioni, incapaci di comprendere che stavamo assistendo allo spettacolo della nostra stessa rovina, della nostra stessa fine.<\/p>\n<p>Umilt\u00e0, dunque, prima di tutto; e riconoscimento della nostra follia.<\/p>\n<p>Poi, per seconda cosa: capacit\u00e0 di domandare aiuto, ma di domandarlo a chi veramente ce lo pu\u00f2 dare, di cercarlo l\u00e0 dove effettivamente lo possiamo trovare: cio\u00e8 al disopra di noi, al di sopra del cielo della nostra presunzione e della nostra disperazione cos\u00ec umane, troppo umane.<\/p>\n<p>Infine, per terza cosa: volont\u00e0, energia, determinazione; fermo proponimento di rimboccarsi le maniche e ripartire daccapo, di riprendere la strada giusta l\u00e0 dove l&#8217;avevamo abbandonata.<\/p>\n<p>La strada giusta esiste ancora, nessun mago dispettoso l&#8217;ha fatta scomparire: eravamo stati noi a volgerle le spalle, inseguendo false immagini di bene.<\/p>\n<p>Le nostre impronte sono ancora l\u00ec, sul terreno, a segnare il punto dal quale abbiamo tralignato: testimonianza eloquente del nostro vaneggiamento.<\/p>\n<p>Ma ora basta; abbiamo ascoltato fin troppo le lugubri sirene della disperazione: ora si ricomincia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel suo romanzo \u00abFuoco fatuo\u00bb (\u00abLe feu follet\u00bb), del 1931, Piere Drieu La Rochelle si \u00e8 ispirato ad un fatto realmente accaduto due anni prima: il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-29404","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29404","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29404"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29404\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29404"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29404"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29404"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}