{"id":29395,"date":"2012-11-11T11:06:00","date_gmt":"2012-11-11T11:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/11\/11\/luomo-e-insaziabile-per-natura-e-tutto-gli-sembra-poco-perche-la-sua-patria-e-linfinito\/"},"modified":"2012-11-11T11:06:00","modified_gmt":"2012-11-11T11:06:00","slug":"luomo-e-insaziabile-per-natura-e-tutto-gli-sembra-poco-perche-la-sua-patria-e-linfinito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/11\/11\/luomo-e-insaziabile-per-natura-e-tutto-gli-sembra-poco-perche-la-sua-patria-e-linfinito\/","title":{"rendered":"L\u2019uomo \u00e8 insaziabile per natura e tutto gli sembra poco, perch\u00e9 la sua patria \u00e8 l\u2019infinito"},"content":{"rendered":"<p>Che l&#8217;uomo sia una creatura dalle brame e dagli appetiti insaziabili, e che nulla riesca mai a soddisfarlo, nulla riesca a placare la sua fame e la sua sete congenite, non \u00e8 una ipotesi o una teoria filosofica, ma una semplice constatazione che chiunque pu\u00f2 vedere confermata cento volte al giorno, osservando se stesso prima ancora che gli altri.<\/p>\n<p>Da questa insaziabilit\u00e0 pu\u00f2 derivare &#8212; e, di fatto, storicamente \u00e8 derivata &#8212; una tendenza al giudizio negativo sulla sua natura, una condanna senza appello, un radicale pessimismo antropologico: l&#8217;uomo \u00e8 quell&#8217;essere che non placa mai la sua fame e che, pur di placarla, \u00e8 capace di commettere qualunque assurdit\u00e0, qualunque bassezza, qualunque crimine.<\/p>\n<p>Eppure, prima di emettere un giudizio di valore, bisognerebbe porsi una domanda ulteriore: s\u00ec, l&#8217;uomo \u00e8 perennemente affamato e assetato: ma di che cosa? Se prima non specifichiamo questo, se non cerchiamo di comprendere questo, non dovremmo avventurarci ad esprimere un giudizio di merito, tanto meno un giudizio di condanna.<\/p>\n<p>La natura umana, infatti, sarebbe da biasimare se l&#8217;insaziabilit\u00e0 dell&#8217;uomo fosse ineluttabilmente diretta verso gli appetiti pi\u00f9 bassi, i quali, per la loro stessa natura, sollecitano le facolt\u00e0 meno belle dell&#8217;anima: l&#8217;invidia, la rabbia, il cieco desiderio di possesso. Ma siamo proprio sicuri che la sua insaziabilit\u00e0 sia di un tal genere? Oppure la sua fame \u00e8 una fame indistinta, che non l&#8217;uomo in generale, ma i singoli esseri umani, ciascuno come caso particolare, unico e irripetibile, sono portati a soddisfare mediante una SCELTA di determinati fini e, dunque, mediante l&#8217;adozione dei mezzi ad essi corrispondenti?<\/p>\n<p>Alcuni filosofi, per esempio Machiavelli e Hobbes, hanno preso atto della inquietudine e della insaziabilit\u00e0 della natura umana, e ne hanno tratto un giudizio sprezzante verso di essa; salvo poi, contraddittoriamente, teorizzare un Principe o uno Stato assoluto capaci di tenere a bada quelle tendenze distruttive: come se il Principe non fosse anch&#8217;egli un essere umano e come se lo Stato, assoluto o no, non fosse pur sempre governato da esseri umani, frutto di menti umane, espressione di desideri e di timori umani.<\/p>\n<p>Tuttavia, prima di asserire che gli uomini sono cattivi o che sono vili, infingardi, traditori, violenti (tutte cose di cui la storia e la semplice osservazione ci danno infiniti esempi; ma ce ne danno pure di segno opposto), bisognerebbe vedere se la loro inquietudine, se la loro stessa insaziabilit\u00e0 non possano essere l&#8217;indizio di una energia potenzialmente positiva, tale, cio\u00e8, da poter risvegliare in essi la parte migliore, la pi\u00f9 nobile, la pi\u00f9 generosa e spirituale.<\/p>\n<p>L&#8217;anima umana \u00e8 inquieta, dunque: ma perch\u00e9? Di che cosa ha fame e sete? Per cercare che cosa gli uomini si agitano continuamente; in vista di che cosa si tormentano sempre, per raggiungere quale bene essi vorrebbero avere sempre di pi\u00f9? Questo \u00e8 il punto.<\/p>\n<p>I filosofi di tendenza materialista rispondono: gli uomini hanno fame e sete di tutto, di qualunque cosa, perch\u00e9 cercano il massimo bene possibile, che \u00e8 la felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Questa, per\u00f2, \u00e8 una affermazione non suffragata da alcun ragionamento; peggio, essa \u00e8 giocata sul filo di una ambiguit\u00e0 semantica, perch\u00e9 &quot;felicit\u00e0&quot; \u00e8 una parola che ciascuno pu\u00f2 tirare per un angolo e trascinare nella direzione che desidera, per farle significare quello che vuole. La verit\u00e0 \u00e8 che non esistono due sole persone al mondo che intendano la stessa cosa quando adoperano il vocabolo &quot;felicit\u00e0&quot; &#8212; e ci\u00f2, sia detto fra parentesi, \u00e8 il pi\u00f9 vibrante, il pi\u00f9 netto, il pi\u00f9 inappellabile atto d&#8217;accusa contro tutte quelle filosofie, a partire dall&#8217;Illuminismo, le quali pretendono di &quot;portare la felicit\u00e0 agli uomini&quot;, come se esistesse una ricetta universale per la felicit\u00e0, valida per tutti e per ciascuno, che si possa calare dall&#8217;alto, cos\u00ec come si applica il teorema di Pitagora a qualsiasi problema di geometria relativo ai triangoli rettangoli.<\/p>\n<p>La felicit\u00e0, dunque: si pretende che essa sia lo scopo dell&#8217;esistenza, che essa sia il fine cui tutti gli uomini tendono.<\/p>\n<p>E se cos\u00ec non fosse? Se gli uomini non cercassero la felicit\u00e0, ma il bene; solo che, non sapendo cercarlo nella maniera giusta, lo cercano l\u00e0 dove non possono trovarlo, o dove trovano solo dei piccoli beni parziali, effimeri e ingannevoli, s\u00ec che la felicit\u00e0 &#8211; ossia non il fine, ma il premio di una vita spesa nella ricerca del bene -, sfugge loro sempre di mano, cos\u00ec come l&#8217;acqua e il cibo sempre si ritraggono, inesorabilmente, dalla bocca di Tantalo, assetato e affamato?<\/p>\n<p>Scrive Enrique Rojas nel suo saggio \u00abUna teoria della felicit\u00e0\u00bb (titolo originale: \u00abUna teoria de la felicidad\u00bb, Madrid, Editorial Dossat, 1986; traduzione dallo spagnolo di Grazia e Luigi Ferrero, Cinisello Balsamo, Edizioni Paoline, 1988, pp. 45-6):<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 chiaro che nella vita esistono molte cose buone che noi rincorriamo e il cui raggiungimento ci produce allegria e piacere; tuttavia sono effimere e non si trova in esse la chiave della nostra felicit\u00e0 pi\u00f9 salda e definitiva. Tutte queste cose, una volta ottenute, ci offrono dei momenti gradevoli, positivi&#8230; per\u00f2 non possiamo pensare che da esse dipenda la felicit\u00e0<\/p>\n<p>Questa parola \u00e8 polisemantica e da questo derivano le confusioni di cui \u00e8 oggetto. Tutte le cose buone che possiamo ottenere, sommate le une alle altre, non sono sufficienti per sperimentare, con la profondit\u00e0 di ci\u00f2 che permane, la profondit\u00e0 reale e autentica. \u00c8 per questo che esistono tante persone vuote: l&#8217;aver scelto come punto di mira gli obiettivi transitori non pu\u00f2 appagare la profonda sete di infinito che ha l&#8217;essere umano, il suo desiderio di trascendere se stesso.. Ritornano le domande fondamentali: cosa vogliamo? Che cosa \u00e8 realmente capace di soddisfarci? Quale speciale magia deve possedere ci\u00f2 che calma la nostra sete di godimento e di gioia? Kant sosteneva che l&#8217;uomo \u00e8 l&#8217;essere esigente per natura in quanto appartiene al mondo dei sensi. Simmel dice: &quot;L&#8217;uomo \u00e8 soltanto l&#8217;essere perfettamente affamato&quot;.<\/p>\n<p>Dove si trova la pietra filosofale della felicit\u00e0? Dov&#8217;\u00e8 la chiave che ci far\u00e0 entrare una volta per sempre in quel paradiso che conduce alla pienezza? Seneca ci dir\u00e0: &quot;Cerco il sommo bene&#8230; che risiede nel giudizio e nella disposizione di uno spiriti perfetto; quando abbiamo raggiunto il sommo bene, non desideriamo altro&#8230; il sommo bene \u00e8 la fermezza, la previsione, il senno, la libert\u00e0, l&#8217;armonia e l&#8217;equilibrio di un&#8217;anima irremovibile. Perch\u00e9 mi parli di piacere? Cerco il bene dell&#8217;uomo, non del ventre&#8230; Quando dico che nulla faccio per cercare il piacere, parlo da vero saggio&quot;. La ricerca della felicit\u00e0 dimora nell&#8217;interiore dell&#8217;uomo si trovano le aspirazioni e i progetti che usciranno attraverso lo stretto canale dello sforzo e della volont\u00e0 personale.<\/p>\n<p>L&#8217;essere umano \u00e8 insaziabile per natura, tutto gli sembra poco, non dice mai basta, non si sente mai pienamente appagato. Questa insoddisfazione, privativa dell&#8217;uomo, pu\u00f2 essere appagata da qualcosa che riassuma e sintetizzi il maggior bene possibile, che abbia tutto ci\u00f2 che egli \u00e8 capace di volere e di desiderare. Soltanto l&#8217;Amore pu\u00f2 appagarlo in modo assoluto. Questo \u00e8 ci\u00f2 che Socrate esclama nel &quot;Convito&quot; quando Diotima conclude il suo discorso riguardante l&#8217;ansia di riempire la vita dicendo che per l&#8217;uomo la vita merita di essere vissuta nel momento in cui contempla la bellezza della divinit\u00e0; allora si sente amato&#8230; e la morte si nasconde ai suoi occhi.\u00bb<\/p>\n<p>Di Enrique Rojas (nato a Granada nel 1949), titolare della cattedra di Psichiatria presso l&#8217;Universit\u00e0 dell&#8217;Estremadura, avevamo gi\u00e0 avuto l&#8217;occasione di discorrere in un precedente lavoro, incentrato su un assunto analogo a quello della presente riflessione (cfr. il nostro articolo \u00abEssere felici vuol dire conoscere ed amare il Sommo Bene, che \u00e8 l&#8217;Essere\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 16\/10\/2009).<\/p>\n<p>Anche questa volta da lui prendiamo uno spunto che ci sembra validissimo, nella sua chiarezza e semplicit\u00e0: non si pu\u00f2 trovare la felicit\u00e0 se non nel pieno appagamento, n\u00e9 quest&#8217;ultimo si pu\u00f2 trovare se non nell&#8217;amore pi\u00f9 perfetto che ci sia dato immaginare.<\/p>\n<p>L&#8217;amore, infatti, \u00e8 il bene pi\u00f9 grande: lo vediamo nel bambino, lo vediamo nell&#8217;anziano, lo vediamo lungo tutto l&#8217;arco della vita umana: le persone vorrebbero amare ed essere amate, ma soprattutto vorrebbero essere amate; vorrebbero essere amate sempre e comunque, fedelmente, generosamente, incondizionatamente; anche se esse sbagliano, anche se tradiscono, anche se non sono amabili, anche se non sono generose. Vorrebbero essere amate di un amore grande, immenso, infinito; un amore che sorvoli sulle loro debolezze, sulle loro insufficienze, sulle loro vigliaccherie; un amore che non sia commisurato ai loro meriti, ma che sia gratuito e costante, tenero, paziente, inesauribile: questo vorrebbero, al fondo della loro anima.<\/p>\n<p>Sanno per\u00f2, sentono, che un tale amore non esiste sulla Terra; che nessuno \u00e8 capace di amore cos\u00ec, che nessuno lo potrebbe, che nessuno ne sarebbe in grado; e sanno, sentono, che nessuno lo meriterebbe: perch\u00e9 nessuno sarebbe all&#8217;altezza di un amore cos\u00ec grande, nessuno potrebbe sostenere una offerta di amore cos\u00ec totale e incondizionata.<\/p>\n<p>Ripiegano, perci\u00f2, su amori parziali, su amori circoscritti, con cui placare almeno una parte, una piccola parte della fame e della sete divoranti che li tormentano: e non sanno che in questo campo, chi pi\u00f9 cerca di accontentarsi, tanto pi\u00f9 \u00e8 destinato a non raggiungere neanche quel poco, a stringere il nulla fra le dita. Perch\u00e9 l&#8217;amore \u00e8 per i forti, per gli audaci, per i non rassegnati: premia chi \u00e8 capace di amare in grande e si ritrae davanti a chi esita, centellina e cerca di risparmiare e di risparmiarsi.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 molto, molto umano: troppo umano, come direbbe Nietzsche. Per essere degni di un grande amore, bisogna prima saper amare se stessi: se non ci si ama, non si pu\u00f2 nemmeno sperare che altri ci amino. Ma nessuno, si dir\u00e0, \u00e8 capace di amare cos\u00ec tanto se stesso; e nessuno \u00e8 capace di amare l&#8217;altro cos\u00ec tanto. S\u00ec, probabilmente \u00e8 cos\u00ec; ma, come sta scritto, quel che \u00e8 impossibile agli uomini, \u00e8 possibile a Dio (Matteo, 19, 26; Luca, 18, 27).<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, dunque, \u00e8 inquieto perch\u00e9 desidera amare infinitamente ed essere infinitamente amato; ed \u00e8 sfiduciato, amareggiato, disperato, perch\u00e9 sa che nessuno \u00e8 capace di tanto; a quel punto dovrebbe alzare la testa verso l&#8217;alto, guardare le montagne, le nuvole, le stelle, e ripetere a se stesso, con forza: \u00abCi\u00f2 che \u00e8 impossibile agli uomini, \u00e8 possibile a Dio\u00bb.<\/p>\n<p>Che senso avrebbe il mondo, se cos\u00ec non fosse? Che senso avrebbe la vita umana, che senso avrebbe l&#8217;esistenza di tutto ci\u00f2 che esiste? Chi o che cosa, dunque, avrebbe prodotto un mondo siffatto, nel quale siamo sempre protesi alla ricerca di qualcosa che non c&#8217;\u00e8, eternamente assetati e affamati di un&#8217;acqua e di un cibo che non esistono? Quale beffa assurda, quale empio sortilegio avrebbe dato origine a un mondo di questo genere, ad una umanit\u00e0 cos\u00ec misera e, nello stesso tempo, cos\u00ec crudelmente tradita?<\/p>\n<p>Noi non cerchiamo la felicit\u00e0, cerchiamo l&#8217;amore: l&#8217;amore totale. \u00c8 contraddittorio pensare che l&#8217;uomo possieda la nozione di una cosa che non c&#8217;\u00e8 e non c&#8217;\u00e8 mai stata; che sia proteso verso qualcosa che non si trova in alcun luogo: perch\u00e9, allora, bisognerebbe spiegare come quella nozione sia entrata nella sua mente, come quella brama sia germogliata nel suo animo. Le cose che non esistono, noi possiamo immaginarle perch\u00e9 ne abbiamo una nozione, e sia pure in senso negativo: conosciamo la sete, ad esempio, perch\u00e9 abbiamo la nozione dell&#8217;acqua. Se fossimo fatti in modo da non aver mai sete, neppure sapremmo cosa sia l&#8217;acqua, n\u00e9 potremmo supporre o dedurre, da chi sa quale indizio, la sua esistenza.<\/p>\n<p>Ora, noi siamo bramosi di amore, di amore assoluto: ci\u00f2 significa che l&#8217;amore esiste, che esiste quell&#8217;Amore che supera ogni altro amore, perch\u00e9 \u00e8 gratuito, inesauribile, perfetto. Se non esistesse, non saremmo inquieti: ci accontenteremmo di quei pallidi riflessi che sono gli amori piccoli, limitati, egoistici, dai quali, invece, finiamo sempre per ritrarci con noia e con fastidio.<\/p>\n<p>Sia benedetta la nostra inquietudine, allora, indizio e caparra del bene infinito dell&#8217;Amore, cui aspiriamo e che ci indica la via del ritorno in noi stessi, del ritorno a casa. La ricerca di quel bene \u00e8 lo scopo della nostra vita. \u00abInquietum est cor nostrum, donec requiescat in te, Domine\u00bb&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che l&#8217;uomo sia una creatura dalle brame e dagli appetiti insaziabili, e che nulla riesca mai a soddisfarlo, nulla riesca a placare la sua fame e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[258],"class_list":["post-29395","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-thomas-hobbes"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29395","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29395"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29395\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29395"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29395"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29395"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}