{"id":29392,"date":"2016-06-04T07:17:00","date_gmt":"2016-06-04T07:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/04\/dagli-uomini-veri-ai-quaquaraqua-come-si-seleziona-una-societa-alla-rovescia\/"},"modified":"2016-06-04T07:17:00","modified_gmt":"2016-06-04T07:17:00","slug":"dagli-uomini-veri-ai-quaquaraqua-come-si-seleziona-una-societa-alla-rovescia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/04\/dagli-uomini-veri-ai-quaquaraqua-come-si-seleziona-una-societa-alla-rovescia\/","title":{"rendered":"Dagli uomini veri ai quaquaraqu\u00e0: come si seleziona una societ\u00e0 alla rovescia"},"content":{"rendered":"<p>Nel romanzo di Leonardo Sciascia,<em>\u00a0Il giorno della civetta<\/em>\u00a0(1961), vi \u00e8 una storica frase (riportata anche nel film omonimo di Damiano Damiani, del 1968), pronunciata dal capo mafioso don Mariano Arena, nel suo &quot;feudo&quot; in Sicilia, davanti al capitano dei carabinieri Bellodi, che sta conducendo una inchiesta per lui pericolosa e, quindi, suo mortale avversario, verso il quale, per\u00f2, non prova odio, semmai stima, perch\u00e9 ha riconosciuto in lui un uomo onesto e coraggioso, tutto d&#8217;un pezzo, che non si lascia n\u00e9 corrompere, n\u00e9 spaventare:<\/p>\n<p><em>Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l&#8217;umanit\u00e0, e ci riempiamo la bocca a dire umanit\u00e0, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz&#8217;uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraqu\u00e0&#8230; Pochissimi gli uomini; i mezz&#8217;uomini pochi, ch\u00e9 mi contenterei l&#8217;umanit\u00e0 si fermasse ai mezz&#8217;uomini&#8230; E invece no, scende ancor pi\u00f9 gi\u00f9, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi&#8230;E ancora pi\u00f9 gi\u00f9: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito&#8230; E infine i quaquaraqu\u00e0: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ch\u00e9 la loro vita non ha pi\u00f9 senso e pi\u00f9 espressione di quella delle anatre&#8230; Lei, anche se mi inchioder\u00e0 su queste carte come un Cristo, lei \u00e8 un uomo&#8230;\u00a0\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Fra tutti gli aforismi di Sciascia, che potrebbero formare un bel volumetto, anzi, fra tutti gli aforismi possibili quando si parla degli uomini, non come categoria astratta, ma come caratteri concreti, questo offre, senza dubbio, nella sua plastica rusticit\u00e0, e, diciamo pure, nella sua volgarit\u00e0 pittoresca, ma efficace, una delle catalogazioni pi\u00f9 vere, concise, lapidarie, che si possano formulare, e non solo in un ambiente sociale dominato dalla violenza criminale, ma in qualsiasi luogo e qualsiasi tempo. Del resto, un grande criminale, purch\u00e9 sia intelligente, come lo era don Mariano, possiede senza dubbio una notevole esperienza umana: quella che deriva dall&#8217;aver osservato gli uomini davanti alla prova, la prova della tentazione e quella della paura: la carota della corruzione e il bastone della minaccia di morte. Don Mariano non riuscir\u00e0 n\u00e9 a corrompere, n\u00e9 a spaventare il capitano Bellodi; del resto, dopo averlo osservato e aver preso informazioni sul suo conto, arriva alla conclusione che non \u00e8 nemmeno il caso di provarci. L&#8217;unica maniera di toglierselo dai piedi, ma senza clamore e senza inutile violenza (come ancora soleva fare la vecchia mafia, non certo la nuova, che predilige sempre l&#8217;assassinio, anche quello dei bambini), consiste nel farlo trasferire dai suoi superiori, mediante un intervento politico in alto loco: \u00e8 sufficiente che un personaggio politico, a Roma, sussurri qualche parola all&#8217;orecchio di un altro uomo politico, ed ecco che il troppo zelante capitano settentrionale (\u00e8 di Parma; ed \u00e8, a ben guardare, la versione rivista e aggiornata del piemontese cavaliere Chevalley di Monterzuolo ne\u00a0<em>Il Gattopardo<\/em>\u00a0di Giuseppe Tomasi di Lampedusa) venga richiamato e trasferito dove non possa pi\u00f9 recare fastidio alla &quot;onorata societ\u00e0&quot; siciliana.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che il punto d&#8217;osservazione, diciamo cos\u00ec, antropologico, di don Mariano, dal quale egli osserva, giudica e classifica gli esseri umani, \u00e8 molto realistico, s\u00ec, ma limitato e parziale: egli non li vede \u00a0e non li soppesa che nel contesto di situazioni nelle quali gli esseri umani sono portati a dare di s\u00e9 non precisamente la parte migliore; perch\u00e9 sia l&#8217;avidit\u00e0, sia la paura, sono cattive consigliere e spingono le persone ad agire in maniera tale che non rispecchia del tutto, e necessariamente, il loro vero essere. Questa \u00e8 una obiezione di un certo peso, qualora si voglia generalizzare le deduzioni di don Mariano e formulare, sulla base di esse, una vera e propria concezione filosofica della natura umana; di certo sarebbe migliore, come punto di osservazione sugli uomini concreti, il confessionale di un sacerdote, o il parlatorio di una monaca di clausura, luoghi nei quali le anime si confessano apertamente, impietosamente, per quello che sono, gettando le maschere e le finzioni che le fanno sembrare cos\u00ec diverse quando le si osserva nelle situazioni della vita ordinaria. Tuttavia, una contro-deduzione potrebbe essere che neanche il confessionale e il parlatorio ci mostrano gli uomini cos\u00ec come sono realmente, ma soltanto come desiderano essere quando vogliono scaricarsi la coscienza e ritrovare la fiducia e la stima di s\u00e9 (perch\u00e9 la confessione cattolica, da un punto di vista umano ed esteriore, \u00e8 proprio questo; questo \u00e8 ci\u00f2 che appare, se si prescinde dall&#8217;essenziale, cio\u00e8 dalla riconciliazione dell&#8217;anima con Dio, mediante la Grazia : ma questo non \u00e8 visibile, e sfugge all&#8217;osservazione di chi non crede alla dimensione del soprannaturale). Inoltre, si potrebbe obiettare ulteriormente che il sacerdote confessore \u00e8 incline alla misericordia e, quindi, a una certa indulgenza nei confronti delle miserie umane; mentre il capo mafioso \u00e8 portato, s\u00ec, a eccedere nella direzione opposta, ossia nella severit\u00e0 del giudizio, che giunge fino alla spietatezza, per\u00f2, in compenso, non rischia di idealizzare o di abbellire le cose, e giunge a vedere le persone nella loro nuda essenza.<\/p>\n<p>E allora, domandando perdono a Dio se anche noi, cos\u00ec facendo, ci porremo sulla strada della durezza piuttosto che su quella della misericordia &#8211; per\u00f2 con la ragionevole prospettiva di non falsare, di non tradire la verit\u00e0, o almeno di non tradirla in maniera sostanziale -, lasciamoci prendere per mano dalla ruvida, ma schietta saggezza di don Mariano Arena (coloro che hanno visto il film ricorderanno la convincente interpretazione del bravissimo Lee J. Cobb; mentre quella di Franco Nero nei panni del capitano Bellodi, non ce ne vogliano i suoi ammiratori, \u00e8 di qualit\u00e0 assai inferiore, sostenuta in gran parte dalla prestanza fisica e dagli occhi glauchi). Ne sa, don Mariano, sugli uomini, quanto ne sapeva, poniamo, l&#8217;Innominato del Manzoni: e pare che costui ne sapesse parecchio, abituato a muoversi, com&#8217;era, in mezzo a gente come il Nibbio, Egisto e don Rodrigo; e tuttavia capace di riconoscere un&#8217;anima bella, come Lucia, ancor prima d&#8217;averla vista, solo per averne sentito dire. Tuttavia, lasciamo da parte lo specifico contesto socioculturale del romanzo\u00a0<em>Il giorno della civetta<\/em>\u00a0e proviamo a trasportare la categorie antropologiche di don Mariano su di un piano di carattere universale, valide ora e sempre, in qualunque situazione (fermo restando, \u00e8 chiaro, che il fondo della natura umana, nel bene come nel male, emerge con maggiore verit\u00e0 proprio nelle situazioni-limite, come i grandi dolori morali, la malattia, il pericolo fisico).<\/p>\n<p>Parliamo degli uomini veri, dunque:<em>\u00a0quelli che tengono in piedi la societ\u00e0<\/em>, che la rendono vivibile, che la rendono possibile. Senza di loro, la societ\u00e0 non esisterebbe: si disgregherebbe e regredirebbe al livello d&#8217;una foresta popolata di bestie feroci. S\u00ec, effettivamente sono molo pochi. Ma per poterlo affermare, bisogna dare una definizione di cosa sia un vero uomo. Una definizione che ci sembra accettabile \u00e8 la seguente:<em>\u00a0un uomo vero \u00e8 colui che \u00e8, o che si sforza seriamene di diventare, ci\u00f2 che deve essere in quanto singolo, cio\u00e8 in quanto persona<\/em>; colui che prende la vita con seriet\u00e0, e che vuole essere all&#8217;altezza di quella seriet\u00e0; colui che ama la vita, che cerca la verit\u00e0 e che sa donare con benevolenza, cio\u00e8 senza secondi fini, almeno una pare di se stesso.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 porre la domanda se esista la maniera di far crescere di numero gli uomini veri. Gli uomini veri (e le donne vere, naturalmente) non si possono piantare e coltivare come i funghi, le patate o il radicchio; per\u00f2, forse, si pu\u00f2 fare qualcosa per creare le condizioni a ci\u00f2 favorevoli: di qui, l&#8217;importanza fondamentale dell&#8217;educazione, a cominciare da quella familiare (che incide molto di pi\u00f9 sul carattere della persona, di quanto faccia quella scolastica). Una vola, Napoleone chiese alle persone del suo seguito quando dovesse incominciare, secondo loro, l&#8217;educazione della donna ad essere madre. Uno rispose: a dieci anni; un altro, a quattordici; un altro ancora, a sedici. Napoleone scosse la testa e afferm\u00f2 con sicurezza:\u00a0<em>Avete sbagliato tutti;<\/em>\u00a0<em>l&#8217;educazione della madre incomincia vent&#8217;anni prima che ella nasca.\u00a0<\/em>Intuizione notevolissima, che mostra l&#8217;acume dell&#8217;intelligenza di quell&#8217;uomo: per fare una buona madre, bisogna agire non solo su di lei, ma sulla madre sua: da una buona madre nascer\u00e0, molto probabilmente, una futura buona madre; da una cattiva madre, una futura cattiva madre. Ora, possiamo estendere questo concetto all&#8217;uomo in generale, e avremo la risposta alla domanda che ci eravamo fatti: come si possa favorire la diffusione del tipo umano superiore, in una societ\u00e0 afflitta dalla presenza di troppi tipi inferiori. Gira e rigira, si torna sempre l\u00ec: se la famiglia \u00e8 sana, i genitori trasmettono ai propri figli delle virt\u00f9 essenzialmente positive; se non lo \u00e8, trasmettono ai figli una serie di qualit\u00e0 e di attitudini negative, che poi si ripresentano nei nipoti, e cos\u00ec via, all&#8217;infinito, in una incessante e paradossale selezione verso il peggio, che inquina l&#8217;intera societ\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi ci sono troppo buonismo, troppa indulgenza, verso le mele marce che infettano il tessuto sociale. Non pensiamo affatto che si dovrebbero eliminare o sottoporre a chiss\u00e0 quali restrizioni e vessazioni; semplicemente, non bisognerebbe offrire loro la possibilit\u00e0 di recare danno al prossimo, quando lo si pu\u00f2 evitare. A tutti coloro che sbagliano si deve offrire una seconda possibilit\u00e0; ma una terza, no. Le filosofie buoniste, da Rousseau in poi, passando per il 1968, sono quelle che hanno favorito il degrado umano della societ\u00e0 e hanno esercitato, ed esercitano tuttora, una intollerabile violenza verso i migliori: gli onesti, i miti, i leali, i laboriosi, i risparmiatori. Buonismo \u00e8, ad esempio, essere indulgenti verso i dirigenti di una banca che ha rovinato migliaia di piccoli risparmiatori; verso lo scippatore che ha rapinato, gettato a terra e causato danni permanenti a un&#8217;anziana signora, che si recava a fare la spesa; verso l&#8217;evasore fiscale che, con il suo comportamento, contribuisce ad aggravare la pressione fiscale sui suoi concittadini onesti, mettendo in difficolt\u00e0 proprio i pi\u00f9 deboli; e cos\u00ec via. Il buonismo \u00e8 deleterio: e, sia chiaro, non \u00e8 una forma di bont\u00e0, ma la sua negazione, perch\u00e9, di fatto, equivale all&#8217;indulgenza verso i malvagi e alla colpevole indifferenza verso le loro vittime, attuali e potenziali. Inoltre, il buonismo produce<em>ominicchi<\/em>, non uomini: un fardello di cui la societ\u00e0 dovr\u00e0 farsi carico, a fondo perduto: perch\u00e9 costoro, fidando nella indulgenza eccessiva della societ\u00e0, ben difficilmente si sentiranno stimolati a innalzarsi dalla loro miserabile condizione morale.<\/p>\n<p>Di mezzi uomini,\u00a0<em>di ominicchi<\/em>, di\u00a0<em>pigliainculo<\/em>\u00a0e di\u00a0<em>quaquaraqu\u00e0<\/em>, la societ\u00e0 non ha bisogno e non sa che farsene; o meglio, per dire le cose come stanno, \u00e8 gi\u00e0 tanto se riesce a sopportarli. A sopportarli in senso fisico, prima di tutto: perch\u00e9, al di l\u00e0 delle belle parole che non costano nulla, perch\u00e9 non significano proprio nulla, una societ\u00e0 dominata da questi tipi umani inferiori non va lontano, anzi, non va da nessuna parte. Probabilmente questi tipi inferiori ci sono sempre stati e, forse, hanno costituito sovente la stragrande maggioranza della popolazione totale di ogni societ\u00e0. Quello che \u00e8 intollerabile, per\u00f2, e quello che \u00e8 esiziale, \u00e8 che i tipi inferiori, oltre a non far nulla per evolvere, per emendarsi, per sforzarsi di diventare almeno un po&#8217; migliori, salgano in cattedra, occupino le posizioni di comando, impongano la loro meschinit\u00e0 o la loro nullit\u00e0 a livello generale: finanziario, produttivo, amministrativo, politico, culturale. Se si permette che ci\u00f2 accada, per quella societ\u00e0 \u00e8 la fine. Il male non \u00e8 che i tipi umani inferiori esistano, ma che occupino posizioni dirigenti. Il male \u00e8 che al comando di una grande solo dopo a tutto il resto; o che a decidere la sorte di uno spacciatore impenitente, arrestato con fatica e pericolo dalle forze dell&#8217;ordine, sia un giudice buonista, che lo rimette immediatamente in libert\u00e0 per &quot;disagio ambientale&quot;, permettendogli di ricominciare subito a spacciare droga, per la rovina di chi sa quante persone. I tipi umani inferiori sono caratterizzai dalla cronica riluttanza a prendere decisioni: abituati come sono a tirare a campare, se devono assumersi delle responsabilit\u00e0, tirano indietro il sedere e cercano mille scuse per rimandare,o per delegare, o per non decidere un bel niente. Pensiamo ad un chirurgo che non sa decidere nel momento cruciale di una operazione: immaginiamo le conseguenze per il paziente.<\/p>\n<p>Con la cultura avviene anche di peggio. Ieri il telegiornale nazionale parlava di una disputa che si \u00e8 accesa fra due &quot;grandi uomini di cultura&quot;, Roberto Benigni e Dario Fo. Grandi uomini di cultura, o, semplicemente, uomini di cultura, Fo e Benigni? Ecco: la tirannide degli\u00a0<em>ominicchi<\/em>\u00a0inizia da qui: dalla manipolazione delle parole. Le parole hanno il loro peso. Gli\u00a0<em>ominicchi<\/em>\u00a0lo sanno bene, perch\u00e9 la loro astuzia consiste appunto nel giocare con le parole, senza mai misurarsi con le cose. La nostra \u00e8 una societ\u00e0 che vive di parole senza sostanza, cio\u00e8 di demagogia. Ma di demagogia si muore.<\/p>\n<p>E allora, buona fortuna alla nostra societ\u00e0, di tutto cuore; e specialmente alle prossime generazioni, le quali saranno costrette a viverci, per colpa della nostra ignavia e della nostra vigliaccheria&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel romanzo di Leonardo Sciascia,\u00a0Il giorno della civetta\u00a0(1961), vi \u00e8 una storica frase (riportata anche nel film omonimo di Damiano Damiani, del 1968), pronunciata dal capo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-29392","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29392","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29392"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29392\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29392"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29392"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29392"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}