{"id":29387,"date":"2016-05-07T01:58:00","date_gmt":"2016-05-07T01:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/07\/uomini-e-no\/"},"modified":"2016-05-07T01:58:00","modified_gmt":"2016-05-07T01:58:00","slug":"uomini-e-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/07\/uomini-e-no\/","title":{"rendered":"Uomini e no"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono uomini e ci sono esseri che hanno solamente l&#8217;apparenza di uomini, ma non lo sono; sono qualcos&#8217;altro: vermi, corvi, o forse d\u00e8moni. Gli uomini &quot;veri&quot; sono quelli che stanno dalla propria parte ideologica; gli altri, sono quelli che si aggirano, con fare losco e con pessime intenzioni, nelle ideologie &quot;altre&quot;, esplicitamente o implicitamente nemiche. Cos\u00ec, almeno, la pensa l&#8217;intellettuale italiano tipico: sempre molto <em>politically correct<\/em>, sia che il vento soffi da sinistra, sia che soffi da destra o, magari, dal centro.<\/p>\n<p>Un tipico intellettuale italiano, e tipicamente di sinistra, \u00e8 stato Elio Vittorini: gi\u00e0 fascista (oh, ma fascista di sinistra: mi raccomando, bisogna specificarlo!), poi &quot;compagno&quot; inossidabile del grande Partito dei lavoratori, delle persone oneste e serie, dell&#8217;Italia &quot;giusta&quot; (contro quella sbagliata, che comunista non era, n\u00e9 voleva esserlo). E il suo pi\u00f9 tipico romanzo \u00e8 stato <em>Uomini e no<\/em>, scritto negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale e apparso in libreria nel 1945, portato dal soffio impetuoso del &quot;vento del Nord&quot; e della meravigliosa Liberazione (ma come, quale &quot;liberazione&quot;? la Liberazione per antonomasia, che discorsi; l&#8217;unica che vada scritta con la <em>l<\/em> maiuscola).<\/p>\n<p>Non ci soffermeremo a parlare di quel libro: non ne vale la pena. Baster\u00e0 dire che \u00e8 una &quot;romantica&quot; (si fa per dire) apologia dei G.A.P., cio\u00e8 di quei Gruppi di Azione Patriottica che seminarono le citt\u00e0 dell&#8217;Italia centro-settentrionale di assassinii mirati, per lo pi\u00f9 contro obiettivi inermi; e valga per tutti il caso del filosofo Giovanni Gentile, freddato per la strada, a Firenze, il 15 aprile 1944: un vecchio di quasi settant&#8217;anni che girava senza scorta e che non aveva fatto del male a una mosca. Ma ci interessa evidenziare il modo di ragionare (anche se &quot;ragionare&quot; \u00e8, in questo caso, una parola grossa) dell&#8217;intellettuale tipico. Per Vittorini, i partigiani sono &quot;uomini&quot;; i fascisti e i tedeschi, no. Del resto, non vale la pena di dimostrarlo: \u00e8 una cosa evidente. Non impiegano il loro tempo, i fascisti e i tedeschi, a far sbranare la gente dai cani? \u00c8 con questa scena raccapricciante, in particolare, che Vittorini ritiene d&#8217;aver giustificato il titolo e la tesi del suo romanzo. C&#8217;\u00e8 forse bisogno di spiegare perch\u00e9 chi commette azioni simili non \u00e8 degno d&#8217;essere chiamato uomo?<\/p>\n<p>Ora, proprio perch\u00e9 intendiamo mostrare la profonda disonest\u00e0 intellettuale dei sedicenti intellettuali nostrani, con o senza i loro vittoriniani &quot;astratti furori&quot;, con o senza le loro &quot;conversazioni in Sicilia&quot; o in qualsiasi altro luogo, vogliamo subito chiarire che il fatto di cui parla il romanzo non \u00e8, purtroppo, inverosimile: perch\u00e9 cose simili, ahim\u00e8, accaddero. Il punto chiave non \u00e8 la bestialit\u00e0 umana, specialmente nel furore di una guerra civile (gi\u00e0, appunto: perch\u00e9 se non si ammette, e gl&#8217;intellettuali italiani lo hanno negato per settant&#8217;anni, che quella del 1943-45 fu una guerra civile, si nega il contesto storico che rende possibile la vera comprensione dei fatti); il punto chiave \u00e8 che tale bestialit\u00e0 non \u00e8 solo quella dei &quot;nemici&quot;, ma anche degli &quot;amici&quot;. O si capisce questo, o non si \u00e8 capito nulla. O si capisce questo, oppure &#8212; per dirla con il buon Vittorini &#8212; non si \u00e8 uomini, ma scimmie ammaestrate, che parlano solo per schemi ideologici e riflessi condizionati. Che cosa avrebbe detto Vittorini di quel che fecero i &quot;gloriosi&quot; partigiani a Norma Cossetto, sventurata ragazza istriana che fu violentata innumerevoli volte prima di essere infoibata, dopo aver subito mutilazioni fisiche e l&#8217;introduzione di un pezzo di legno nella vagina, al principio di ottobre del 1943? Che cosa furono, quei partigiani: uomini, o che altro?<\/p>\n<p>Passando ora su un terreno meno drammatico, ma sempre significativo, proviamo a chiederci che cosa distingua gli uomini dai non uomini, nel rapporto dialettico fra il pensiero e l&#8217;azione. Il pensiero \u00e8 stato, ed \u00e8 tuttora, importantissimo per l&#8217;agire politico: tutta la modernit\u00e0, in particolare dall&#8217;illuminismo in poi, \u00e8 stata contraddistinta dalla forza crescente delle ideologie. Il giacobinismo, il romanticismo, il liberalismo, il democraticismo, il radicalismo, l&#8217;anarchismo, il marxismo, il darwinismo (compreso quello &quot;sociale&quot;), il positivismo, il naturalismo, il decadentismo, l&#8217;estetismo, il nazionalismo, l&#8217;internazionalismo, il socialismo, il comunismo, il fascismo, il nazismo, il capitalismo, il consumismo, lo scientismo, l&#8217;esistenzialismo, il freudismo, l&#8217;ambientalismo, il femminismo, l&#8217;animalismo, l&#8217;omosessualismo&#8230; e potremmo continuare. Tutte queste ideologie, quasi per colmare un vuoto (la cacciata del Vangelo?), hanno preteso di offrire una interpretazione esaustiva e &quot;perfetta&quot; della realt\u00e0; hanno preteso di incarnare la Verit\u00e0 contro l&#8217;Errore: e, cos\u00ec facendo, hanno preteso una fedelt\u00e0 religiosa dai loro seguaci, e un&#8217;implacabile inimicizia verso tutti gli altri. E tutte, dalla prima all&#8217;ultima, hanno fallito, sono cadute, o stanno cadendo.<\/p>\n<p>Ebbene: la loro caratteristica essenziale \u00e8 stata il disprezzo nei confronti del principio di realt\u00e0. Ciascuna di queste ideologie ha voluto fare della realt\u00e0 solo ci\u00f2 che essa riteneva giusto e vero e buono; e ha preteso di escludere dalla realt\u00e0 tutto ci\u00f2 che non rientrava nel quadro. Si \u00e8 incominciato con la &quot;santa ghigliottina&quot; e si \u00e8 proceduto con i ricoveri in manicomio per i dissidenti e gli oppositori. Logico: chi non apprezza il Paradiso in terra, chi rifiuta la nuove Tavole della Legge, \u00e8 degno di morte, o, nel migliore dei casi, di un pronto internamento psichiatrico. Gli uomini fatti sbranare vivi dai cani e le ragazze violentate, torturate e uccise, dall&#8217;una e dall&#8217;altra parte politica, hanno questo in comune: che sono considerati nemici del Nuovo Ordine, dunque devono essere soppressi. Va da s\u00e9 che fermarsi a compiangerli significa fiancheggiare il nemico, significa evocare i mostri del Vecchio Ordine: parlare di Norma Cossetto \u00e8 da &quot;fascisti&quot;. Parlare dei sette fratelli Govoni \u00e8, del pari, da fascisti: bisogna parlare solo dei sette fratelli Cervi. I sette fratelli Cervi sono caduti per la Giusta Causa; gli altri, hanno pagato il fio d&#8217;avere servito la causa del Male. Giustizia \u00e8 stata fatta. Come nel caso di Giovanni Gentile. Parola di Concetto Marchesi, altro tipico, tipicissimo intellettuale italiano di sinistra.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che la cultura italiana \u00e8 stata egemonizzata dalla sinistra per circa settant&#8217;anni; fino alla caduta del comunismo in Unione Sovietica, e anche oltre (perch\u00e9 i nostri intellettuali erano, e sono, pi\u00f9 realisti del re). Prima, per vent&#8217;anni, erano stati, in larga maggioranza, fascisti, pochi, come Indro Montanelli, lo hanno ammesso lealmente; alcuni hanno tirato fuori, come un&#8217;attenuante, la faccenda del &quot;fascismo di sinistra&quot;, come appunto Vittorini, Romano Bilenchi e Curzio Malaparte (e, quasi, quasi, anche il povero Cesare Pavese, Dio sa come; non lo fece lui, in verit\u00e0, ma ci provarono gli storici della letteratura, anch&#8217;essi quasi tutti marxisti, come Carlo Salinari; e senza poi dimenticare gli storici dell&#8217;arte, come Ranuccio Bianchi Bandinelli, gi\u00e0 cicerone di Hitler durante la sua visita in Italia nel 1938). Altri ancora hanno sventolato le loro benemerenze di <em>emigrati interni<\/em> (una assurdit\u00e0 linguistica e concettuale che sono in Italia \u00e8 stata presa sul serio), a cominciare dal vecchio sultano, don Benedetto Croce, cos\u00ec poco &quot;perseguitato&quot; dal fascismo e cos\u00ec saldamente insediato nel suo feudo di Napoli, che poteva, come un signore medievale, imporre la servit\u00f9 della gleba a una intera generazioni di giovani storici e filosofi, a livello nazionale. La maggior parte, comunque, hanno sostenuto di essere sempre stati contrari al fascismo, senza &quot;se&quot; e senza&quot; ma&quot;; perfino quelli che rimasero indisturbati in Italia, che scrissero e pubblicarono durante il Ventennio, e che solo dopo il 25 luglio del 1943 resero pubblico il loro dissenso, la loro opposizione, il loro disprezzo per lo sciagurato regime; perfino quelli, come Ruggero Zangrandi, i quali avrebbero fatto meglio a tacere, e che si vantarono, s\u00ec, d&#8217;avere servito il fascismo, ma solo per &quot;minarlo&quot; e indebolirlo dall&#8217;interno, insomma per sabotarlo: persino costoro salirono sulla cattedra del giudice, alzarono la voce e pronunciarono, con tono d&#8217;incontenibile, fremente indignazione, la loro inappellabile sentenza contro il fascismo, cumulo e punto d&#8217;arrivo di tutto un tortuoso percorso di bassezza morale, vilt\u00e0, opportunismo, cialtroneria (ma sempre da parte degli altri; mai di se stessi).<\/p>\n<p>Insomma: servi per vent&#8217;anni del fascismo; servi per settant&#8217;anni del marxismo; e ora, felicemente intruppati sotto le accoglienti bandiere del cattocomunismo, il che permette loro di risparmiarsi la pena di abiurare i loro passati errori e anzi, semmai, di sfidare il mondo intero, sostenendo che il tempo ha dato loro ragione e che, alla fine, si \u00e8 visto da che parte stessero i veri valori: cio\u00e8 dalla parte del Vangelo; che, guarda caso, avendoli accolti pi\u00f9 che a braccia aperte, \u00e8 come se avesse reso loro testimonianza d&#8217;aver servito la Verit\u00e0, nonostante le vili insinuazioni dei soliti &quot;fascisti&quot;.<\/p>\n<p>Resta il fatto che n\u00e9 allora, n\u00e9 oggi, costoro hanno imparato a fare i conti con il principio di realt\u00e0. Essi avevamo torto quando vestivano la camicia nera, perch\u00e9 il fascismo, se pure era sorto con l&#8217;intenzione di ricompattare il popolo italiano, diviso e lacerato da ancestrali lotte di fazione, intorno all&#8217;idea luminosa della Patria, rappresentata dagli eroi del Piave e di Vittorio Veneto, dai sacrifici sopportati in guerra per la salvezza comune, aveva poi sprecato la sua grande occasione &#8212; ma non fu colpa solamente sua &#8212; trasformandosi in una banale, retorica, imbolsita dittatura, fatta di slogan e di proclami, dove &quot;tutto veniva cambiato, affinch\u00e9 nulla mai cambiasse&quot;. E lo si vide dopo il 25 luglio del 1943, quando si scopr\u00ec che nessuno era mai stato fascista. In Sicilia, fra parentesi, lo si scopr\u00ec qualche giorno prima: non appena i primi soldati angloamericani sbarcarono sull&#8217;isola e si videro venire incontro frotte di podest\u00e0 e gerarchi ex fascisti, i quali proclamavano la loro inveterata fede democratica, lamentavano l&#8217;oppressione ventennale cui erano stati sottoposti, e leccavano i polsini e gli stivali dei loro provvidenziali e attesissimi liberatori. Ma avevano torto anche durante gli anni dell&#8217;egemonia marxista, dal 1945 fin quasi ad oggi. Perch\u00e9 mentre in tutto il mondo, e specialmente in Unione Sovietica, venivano a galla i crimini del comunismo (che non furono soltanto di Stalin, quasi si fosse trattato d&#8217;un mero incidente di percorso), solo in Italia gli intellettuali continuavano a farneticare di comunismo, di collettivismo, di Libretti Rossi, di Lunghe Marce; a discettare su Che Guevara e a tener convegni su Antonio Gramsci; solo in Italia essi pretendevano di monopolizzare la vita culturale, dalla poesia al teatro, dal cinema alla pittura, rifiutandosi di vedere e di ascoltare tutto ci\u00f2 che non rientrava nel loro quadretto idillico della lotta di classe e della dittatura del proletariato. Solo in Italia si rifiutavano di leggere Sol\u017eenicyn o di trarre le debite conclusioni dal modo in cui erano stati trattati Bulgakov o Pasternak. E solo in Italia si continuava a presentare Cuba come il Paradiso tropicale dei lavoratori. Sarebbe stato un po&#8217; pi\u00f9 onesto dire che il blocco economico statunitense aveva esasperato le tendenze autoritarie che gi\u00e0 erano insite nella concezione e nella prassi politica castrista; invece no: si negava il fatto della dittatura, lo si riduceva a &quot;normale&quot; repressione contro il pericolo d&#8217;un ritorno dei nostalgici di Fulgencio Batista. Cos\u00ec, g&#8217;intellettuali di sinistra gettavano via anche quella parte di ragione che pur c&#8217;era, nei loro ragionamenti: per avere <em>tutta<\/em> la ragione, negavano il principio di realt\u00e0, e si facevano dare torto dai fatti. Ma la realt\u00e0 non fa sconti; chi nega il principio di realt\u00e0 \u00e8 destinato a cadere, e male.<\/p>\n<p>Gl&#8217;intellettuali moderni, sempre politicamente corretti, negano il principio di realt\u00e0. Le cose che riescono loro sgradevoli &#8212; che sono, poi, quelle che riescono sgradevoli alla cultura imposta dal totalitarismo finanziario: ben misero destino, per tutti codesti post-marxisti! &#8212; le negano, le aboliscono per decreto, fanno finta che non esistano. Arrivano, forse, a non vederle davvero. La malattia, la vecchiaia e la morte, per esempio: sono sgradite alla cultura edonista e materialista oggi imperante; dunque, le si nega. E le si esorcizza. Come si fa ad esorcizzare la malattia? Attaccandosi all&#8217;idea di una scienza medica che sconfigga, una dopo l&#8217;altra, <em>tutte<\/em> le malattie; oppure negando la malattia stessa, come nel caso di quella mentale. Ma la malattia non \u00e8 la somma delle varie malattie: <em>le<\/em> malattie si possono sconfiggere; <em>la<\/em> malattia, no. Fa parte dell&#8217;uomo, che \u00e8 una creatura e, quindi, imperfetto. Ma ci\u00f2 non piace a quei signori. Dunque, bisogna esorcizzarla. La vecchiaia piace ancor meno; dunque, cancellata anch&#8217;essa. Recitava lo slogan di un manifesto pubblicitario, a Milano, una ventina d&#8217;anni fa, giunta rosso-verde (lo notava Vittorio Messori): <em>Vecchio sarai tu!<\/em> E lo gridavano, con arroganza, degli ultrasettantenni. Truccati da vecchi-non vecchi; <em>pardon<\/em>, da &quot;anziani&quot; non veramente anziani. Perch\u00e9 non si deve dire a nessuno: <em>vecchio<\/em>; sarebbe un&#8217;offesa; bisogna dirgli: <em>anziano<\/em>. Quello, \u00e8 rispetto. E poi sbatterlo in casa di cura, affinch\u00e9 non rompa le scatole con la sua fastidiosa presenza (fastidiosa, perch\u00e9 bisognosa di assistenza). Basta cambiare le parole, e il gioco \u00e8 fatto: un vecchio non \u00e8 pi\u00f9 vecchio, ringiovanisce; un handicappato non \u00e8 pi\u00f9 tale, se sia chiama disabile, o meglio ancora, diversamente abile: e il gioco \u00e8 fatto. La morte, poi: lo scandalo degli scandali. Come! Dopo tanta idolatria dell&#8217;ego, bisogna crepare e lasciar tutto ai vermi? Oib\u00f2, non sia mai: dunque, vietato parlare della morte! Vietato, soprattutto, pensarci seriamente.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la differenza fra chi \u00e8 uomo, e chi no. Gli uomini si confrontano con il principio di realt\u00e0; e riconoscono d&#8217;aver sbagliato, quando se ne sono allontanati. Gli altri, no: continuano a litigare con i fatti, a dar torto ai fatti (cio\u00e8 all&#8217;universo mondo), per sentirsi sempre i nobili araldi della Verit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono uomini e ci sono esseri che hanno solamente l&#8217;apparenza di uomini, ma non lo sono; sono qualcos&#8217;altro: vermi, corvi, o forse d\u00e8moni. 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