{"id":29386,"date":"2014-07-29T11:27:00","date_gmt":"2014-07-29T11:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/07\/29\/uomini-e-donne-non-si-nasce-si-diventa\/"},"modified":"2014-07-29T11:27:00","modified_gmt":"2014-07-29T11:27:00","slug":"uomini-e-donne-non-si-nasce-si-diventa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/07\/29\/uomini-e-donne-non-si-nasce-si-diventa\/","title":{"rendered":"Uomini e donne non si nasce, si diventa"},"content":{"rendered":"<p>La pianta e l&#8217;animale nascono gi\u00e0 quello che sono: il castagno rimarr\u00e0 sempre un castagno, il cane rimarr\u00e0 sempre un cane; non possono diventare altro da quello che sono, dunque non possono mancare il loro destino, non possono tradire il suo compimento, perch\u00e9 il loro destino \u00e8 inscritto, fin dall&#8217;inizio, nel loro preciso statuto ontologico.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, invece, non nasce con una natura determinata, ma indeterminata: pu\u00f2 diventare se stesso, realizzando il massimo della libert\u00e0 esistente nella dimensione terrena; oppure, semplicemente, pu\u00f2 mancare la propria vocazione, pu\u00f2 rimanere al di sotto del proprio destino e del proprio statuto ontologico: una creatura irrisolta, mutila, fallimentare.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo possiede questa responsabilit\u00e0 e questo privilegio: lui solo pu\u00f2 scegliere, lui solo pu\u00f2 dire di s\u00ec al proprio compimento; e pu\u00f2 dire di s\u00ec perch\u00e9 gli \u00e8 data anche la facolt\u00e0 di dire di no. Egli \u00e8 libero: pu\u00f2 fare di s\u00e9 quello che vuole; pu\u00f2 raggiungere le vette sublimi della spiritualit\u00e0, oltrepassando la comune condizione umana, come pu\u00f2 sprofondare e avvoltolarsi nel fango della propria istintualit\u00e0 primordiale, regredendo allo stato sub-umano. Creatura bifronte, l&#8217;uomo pu\u00f2 spingersi o ritrarsi al di l\u00e0 o al di qua del suo dato iniziale e provvisorio: tiene il proprio destino nelle sue mani, pu\u00f2 fare di se stesso quello che vuole.<\/p>\n<p>Creatura in cammino, dunque viandante per eccellenza, l&#8217;uomo \u00e8 spinto a percorre una strada, cercando di tracciarla con i propri passi, laddove le altre creature seguono la pista gi\u00e0 battuta da altri, seguendo l&#8217;istinto; creatura pi\u00f9 complessa, pi\u00f9 delicata, pi\u00f9 problematica, l&#8217;uomo deve cercare il proprio equilibrio, perch\u00e9 esso non gli viene dato gi\u00e0 bello e pronto: deve fare di se stesso quello che sa e quello che pu\u00f2.<\/p>\n<p>Lo strumento per realizzarsi pienamente, dando piena risposta alla sollecitazione dell&#8217;essere, \u00e8 la parola: l&#8217;uomo \u00e8 la creatura caratterizzata dalla parola. Anche le piante e gli animali possiedono delle forme di linguaggio, fatte di colori, odori, suoni, atteggiamenti, posizioni; ma la parola non \u00e8 un linguaggio, \u00e8 IL linguaggio. Solo con la parola si possono esprimere le pi\u00f9 riposte sfumature di significato, solo con la parola si possono trasmettere pensieri ed emozioni anche a coloro che non conosceremo mai personalmente, rendendo possibile quell&#8217;accumulo di esperienza individuale che consente il progresso dell&#8217;intera specie.<\/p>\n<p>Il silenzio, per l&#8217;uomo, \u00e8 una libera scelta, un&#8217;altra maniera di comunicare: resa possibile, appunto, dall&#8217;esistenza della parola. Colui che pu\u00f2 parlare, pu\u00f2 scegliere di comunicare anche attraverso il silenzio, cos\u00ec come attraverso il silenzio pu\u00f2 mettersi in ascolto, cogliendo le voci pi\u00f9 intime della realt\u00e0. Il silenzio rappresenta una ulteriore e pi\u00f9 sottile possibilit\u00e0 di parlare e di ascoltare, data dal fatto che la parola \u00e8 l&#8217;espressione ordinaria dei pensieri e dei sentimenti. Per questo il silenzio \u00e8 cos\u00ec pregnante fra due esseri umani: \u00e8 una parola fatta di non-parola, di oltre-parola, di super-parola. Chi tace non ha pi\u00f9 bisogno di parlare, a patto che il suo silenzio sia qualcosa di diverso dalla pura indifferenza; ed \u00e8 grazie ad esso che la parola riceve tanta solennit\u00e0, cos\u00ec come la luce riceve splendore dal buio. La prova di ci\u00f2 \u00e8 data dal fatto che l&#8217;uomo di poche parole, quando parla, soppesa quel che sta dicendo e induce gli altri ad ascoltarlo con viva attenzione.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo di parola, pertanto, \u00e8 colui che prende la parola estremamente sul serio; colui mantiene fedelt\u00e0 agli impegni presi, che rimane attaccato a quanto ha promesso. Noi sentiamo che dell&#8217;uomo di parola ci possiamo fidare, perch\u00e9 la sua parola \u00e8 carica di significato: se ha detto una cosa, allora \u00e8 quella; se ha garantito una certa azione, allora possiamo stare sicuri che la far\u00e0. Non ci fidiamo del chiacchierone, il quale butta le parole al vento e si riempie la bocca di vane promesse; ma siamo pronti a consegnarci interamente all&#8217;uomo di parola, perch\u00e9 sappiamo che la nostra fiducia non rimarr\u00e0 tradita. La vita sociale \u00e8 resa possibile da questa fedelt\u00e0 alla parola: se non vi fossero uomini di parola, regnerebbero incontrastati la sfiducia e il disordine.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte la parola, per il fatto stesso di essere espressione della libera volont\u00e0, e quindi attributo specifico dell&#8217;uomo, \u00e8 un grande mistero: non sempre si rivela e si conferma per quello che sembrava; la parola pu\u00f2 essere anche ingannevole, insidiosa, malefica. La parola veritiera, la parola buona, la parola che promuove la vita, deve farsi strada in mezzo alle sue contraffazioni, deve aprirsi un varco nel folto dei rovi e delle spine; a noi sta la capacit\u00e0 di saperla riconoscere e, soprattutto, di volerla accogliere.<\/p>\n<p>Non basta riconoscere la parola veritiera, infatti; bisogna anche accoglierla: senza tale accoglienza, la parola di verit\u00e0 ci scivola addosso e passa oltre, lasciandoci indietro, uguali a ci\u00f2 che eravamo prima; mentre, se essa viene accolta, opera una vera trasformazione. Colui che \u00e8 stato toccato da una parola di verit\u00e0 non sar\u00e0 mai pi\u00f9 quello di prima, non potr\u00e0 mai pi\u00f9 fare finta di nulla e ritornare al suo vecchio Io.<\/p>\n<p>Afferma in proposito il filosofo Pierpaolo Baini nel suo intervento \u00abAscolto, parola, fiducia. Diventare umani nel segno della &quot;fede&quot;\u00bb (in: A.A.V.V., \u00abHo creduto, perci\u00f2 ho parlato. Atti della 10a settimana nazionale di Formazione e spiritualit\u00e0 missionaria, Loreto, 26-31 agosto 2012\u00bb, Roma, Missio, 2013, pp. 18-21):<\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] UOMINI E DONNE SI DIVENTA. Uomini e donne NON SI NASCE. Ed \u00e8 chiaro che intendo qui non l&#8217;appartenenza ad un genere o alla specie umana, ma la sua realizzazione piena. L&#8217;appartenenza alla specie \u00e8 qualcosa di cui godiamo in forza della genetica, del DNA che identifica la nostra specie e che definisce la compatibilit\u00e0 sessuale intraspecifica, quella compatibilit\u00e0 che \u00e8 presupposto imprescindibile del nostro concepimento e della nostra nascita, a prescindere dal fatto che coloro che ci hanno concepiti si amassero o ci amassero (e potremmo discutere dell&#8217;atto sessuale come atto comunicativo in cui sono in gioco PAROLE e FIDUCIA\/AFFIDABILIT\u00c0). Se siamo al mondo per\u00f2, \u00e8 perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 stata una parola accogliente, una decisione per la vita e non per la morte, una scommessa sul futuro senza eludere il passato, a prescindere dal fatto che i genitori biologici abbiano deciso di garantire o meno la propria presenza al fianco del nascituro., accettando o rinunciando ad essere &quot;affidabili&quot;. Anche questo \u00e8 un ambito in cui si vive di fiducia, di fiducia reciproca: &quot;atti di fede&quot; quotidiana che altrettanto sistematicamente ignoriamo, che passano inosservato. Quanta fiducia \u00e8 altres\u00ec in gioco nei rapporti genitori-figli.<\/p>\n<p>Sin dalla nascita ci\u00f2 che siamo e il fatto stesso che siamo, non dipendono da noi. Invece, DIVENTARE uomini, DIVENTARE donne, pro-vocala nostra responsabilit\u00e0: come rispondiamo alla chiamata ad esistere, la prima VOCATIO di cui facciamo esperienza? L&#8217;esistenza ci chiama: come rispondiamo a questa chiamata che la vita rappresenta? Ciascun maschio della nostra specie deve scegliere, decidere di diventare uomo e magari &quot;uomo di parola&quot;. Ciascuna femmina della nostra specie deve scegliere, decidere di diventare donna e magari &quot;donna di parola&quot;. \u00c8 forse cos\u00ec che inizia il dramma dell&#8217;esistere. Alla PROVOCATIO che l&#8217;esistenza ci rivolge dobbiamo cor-rispondere. Sull&#8217;impegno che questo diventare uomini e donne postula, c&#8217;\u00e8 un&#8217;intera letteratura, , ma permettetemi di recuperare almeno una prospettiva filosofica, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 qualcosa di profondamente divino nella DECISIONE di diventare uomini e donne, qualcosa di filosoficamente divino. Pico della Mirandola (1463-1494) raggiunge il vertice nella descrizione del processo di umanizzazione dell&#8217;uomo in quelle pagine tremendamente belle e irritanti per l&#8217;uomo d&#8217;oggi, consegnateci nel &quot;Discorso sulla dignit\u00e0 dell&#8217;uomo&quot;. Non accontentandosi della allora per lui gi\u00e0 inflazionata e scarsamente convincente descrizione dell&#8217;uomo come MICROCOSMO e COPULA MUNDI (definizioni che di per s\u00e9 farebbero impallidire la stragrande maggioranza degli esemplari della nostra specie), Pico della Mirandola fece un altro passo oltre l&#8217;idea dell&#8217;HOMO FABER FORTUNAE SUAE, dell&#8217;uomo artefice del proprio destino nella vita che gli \u00e8 data da vivere. Pico non si accontent\u00f2 di registrar che nel mutato contesto storico, sociale ed economico, l&#8217;uomo poteva rivendicare la propria soggettivit\u00e0 nel decidere che cosa fare NELLA vita: ad esempio fare il mercante piuttosto che il contadino, sottraendosi cos\u00ec ai capricci del tempo atmosferico, quando poteva solo affidarsi ala preghiera per invocare un buon raccolto, supplicando Dio quale unico arbitro della propria sorte. Pico introduce la prospettiva dell&#8217;HOMO FABER SUI, dell&#8217;uomo artefice di se stesso. Artefice su un piano che dovremmo definire ontologico o, forse &#8212; arrischiando la parola &#8212; deontologico, dove l&#8217;eco del dover essere \u00e8 meglio percepibile (ma non in senso assiomatico). Per spiegare la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo, Pico torna a leggere il racconto genesiaco in termini sorprendenti. Dio, dopo aver portato a termine la creazione di tutte le specie, decise di creare l&#8217;uomo, ma ebbe un attimo di incertezza, un&#8217;esitazione, perch\u00e9 non poteva pi\u00f9 ispirarsi a nulla. Dio non aveva nulla a cui ispirarsi che non avesse gi\u00e0 utilizzato per dar vita alle precedenti creature, nulla di originale e specifico. Dio decise allora di creare l&#8217;uomo &quot;dandogli tutto ci\u00f2 che singolarmente aveva assegnato agli altri&quot; (ecco l&#8217;idea dell&#8217;uomo come microcosmo) e lo cre\u00f2 quindi &quot;di natura indefinita&quot;, spiegandogli la propria scelta con queste parole che Pico attribuisce a Dio: &quot;Non ti ho dato Adamo, n\u00e9 un posto determinato, n\u00e9 un aspetto tuo proprio, n\u00e9 alcuna prerogativa tua, perch\u00e9 quel posto, quell&#8217;aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto appunto, secondo il tuo voto e il tuo consiglio, ottenga e conservi. La natura determinata degli altri \u00e8 contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai, da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potest\u00e0 ti consegnai. [&#8230;] perch\u00e9 di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che tu avessi prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori, che sono i bruti; tu potrai rigenerarti, secondo il tuo volere, nelle cose superiori,che sono divine.&quot;<\/p>\n<p>Ciascuno di noi, aperti gli occhi al mondo, deve scegliere COSA essere, CHI ESSERE nella propria vita, non semplicemente COSA FARE, avendo pi\u00f9 o meno successo. E sono due sostanzialmente le possibilit\u00e0, dice Pico, per bocca di Dio: scegliere, decidere di curarsi solo della propria sopravvivenza o della propria animalit\u00e0, appiattendo la propria esistenza su quella dei bruti oppure preoccuparsi di s\u00e9, elevandosi oltre la mera sopravvivenza e l&#8217;animalit\u00e0. Recuperando il significato etimologico del termine cultura (dal latino &quot;col\u0115re&quot;, cio\u00e8 &quot;coltivare&quot;), potremmo dire che l&#8217;alternativa all&#8217;abbrutimento \u00e8 scegliere di acculturarsi, coltivare se stessi, costruire se stessi come uomo, come donna e magari come &quot;uomo, donna di parola&quot;. Quindi diventare uomini e donne implica una scelta, una decisione. Diventare uomo, diventare donna \u00e8 un processo di formazione, un lungo e faticoso processo di costruzione, di coltivazione di s\u00e9. Ecco perch\u00e9 \u00e8 giusto sottolineare che UOMINI E DONNE SI DIVENTA: la vita \u00e8 un dono (in tedesco &quot;Gabe&quot;) e un compito (&quot;Auf-gabe&quot;), di fronte al quale possiamo anche sbagliarci. Pico usa il termine &quot;rigenerarsi&quot;, ci\u00f2 che noi in termini religiosi diciamo convertirsi, decidere diversamente, tornare sulle proprie scelte. Quanto peso hanno le parole, quanto peso ha la lingua!&quot;\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, dunque &#8211; come insegna il grande maestro dell&#8217;esistenzialismo, Kierkegaard &#8211; \u00e8 un essere che si trova sempre in una data situazione: non \u00e8 un essere astratto, avulso dal contesto di spazio e tempo in cui vive; non lo sono nemmeno il santo pi\u00f9 spirituale o il mistico pi\u00f9 sublime: tutti dobbiamo pagare il nostro tributo alla situazione.<\/p>\n<p>Certo, questo tributo \u00e8 massimo nelle creature umane meno evolute, molto minore in quelle pi\u00f9 evolute: perch\u00e9 queste ultime sono divenute ci\u00f2 che dovevano essere, e, cos\u00ec facendo, si sono lasciate alle spalle il vecchio Io, fatto di miope attaccamento alle cose, affermando la loro autentica libert\u00e0; le prime, invece, si sono limitate a giocare al risparmio, lasciandosi guidare dalla brama e dalla paura che derivano dall&#8217;attaccamento alle cose.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo o la donna spiritualmente evoluti, pur conservando i limiti della materialit\u00e0 e della temporalit\u00e0, sono gi\u00e0 oltre la condizione del contingente e del finito: si \u00e8 aperta in loro la seconda vista, e grazie ad essa intravvedono squarci d&#8217;infinito e di eterno. La loro parola \u00e8 diventata sobria, densa, luminosa: talmente rarefatta che, alla fine, possono comunicare agevolmente per mezzo del silenzio attivo e compassionevole.<\/p>\n<p>Essi hanno compreso fino in fondo, e non solo superficialmente, che cosa significa il fatto che la vita \u00e8 un dono; e ne hanno tratto le conseguenze. Se \u00e8 un dono, allora anche ciascuno di noi deve offrirla a sua volta, e offrirla generosamente. Non possiamo tenerla solo per noi stessi, limitandoci a saccheggiare le buone occasioni e rifiutando oneri e responsabilit\u00e0. Se la vita \u00e8 dono, allora va presa sul serio: e ci\u00f2 richiede che si diventi uomini e donne di parola, cio\u00e8 uomini e donne che non dicono di no, ma che dicono di s\u00ec alla vita e a tutto ci\u00f2 che di buono, di vero e di bello essa porta con s\u00e9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pianta e l&#8217;animale nascono gi\u00e0 quello che sono: il castagno rimarr\u00e0 sempre un castagno, il cane rimarr\u00e0 sempre un cane; non possono diventare altro da<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-29386","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29386","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29386"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29386\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29386"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29386"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29386"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}