{"id":29381,"date":"2010-02-05T08:19:00","date_gmt":"2010-02-05T08:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/05\/come-gli-dei-nascono-dal-sacrificio-dei-fedeli-cosi-luniverso-nasce-dallatto-del-pensarlo\/"},"modified":"2010-02-05T08:19:00","modified_gmt":"2010-02-05T08:19:00","slug":"come-gli-dei-nascono-dal-sacrificio-dei-fedeli-cosi-luniverso-nasce-dallatto-del-pensarlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/05\/come-gli-dei-nascono-dal-sacrificio-dei-fedeli-cosi-luniverso-nasce-dallatto-del-pensarlo\/","title":{"rendered":"Come gli d\u00e9i nascono dal sacrificio dei fedeli, cos\u00ec l\u2019universo nasce dall\u2019atto del pensarlo"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo sostenuto, in numerose occasioni, che il pensiero, le emozioni e i sentimenti sono delle forze potenti, talmente potenti da poter agire non solo al di fuori dei limiti dello spazio e del tempo (come nel caso della chiaroveggenza, della telepatia e simili), ma anche sul piano del corpo astrale, evocando forme-pensiero e dando vita a delle creazioni che occupano uno spazio reale, anche se il loro status ontologico rimane incerto.<\/p>\n<p>Vi sono stati dei medium potentemente dotati, come il polacco Franek Kluski, i quali, nel corso di sedute spiritiche, erano in grado di evocare presenze estranee a volont\u00e0, ivi compreso un pitecantropo che caus\u00f2 parecchio spavento agli astanti; mentre in una cultura come quella tibetana, permeata di tecniche dell&#8217;estasi che si sono innestate sulla preesistente religione Bon, dai tratti tipicamente sciamanici, esiste tutta una tradizione finalizzata alla produzione volontaria di forme-pensiero, ivi chiamate &quot;tulpa&quot;.<\/p>\n<p>La viaggiatrice francese Alexandra David-Neel, una delle poche persone che straniere che ebbero libero accesso nel Tibet di fine Ottocento, ha scritto alcune pagine interessanti su tale fenomeno. Nel suo libro \u00abMagia e mistero nel Tibet\u00bb ella ha narrato come impar\u00f2 dagli indigeni la tecnica della materializzazione dei &quot;tulpa&quot; e come forgi\u00f2, a titolo di esperimento, un monaco, piccolo e rotondetto, che seguiva la sua carovana e che, quando lei si voltava, appariva intento a compiere i gesti di un comune viaggiatore, gesti che lei non gli aveva ordinato<em>.<\/em><\/p>\n<p>Un poco alla volta egli divenne un compagno indesiderabile e perfino minaccioso: non solo compariva anche senza la volont\u00e0 di colei che lo aveva &quot;creato&quot;, ma i suoi lineamenti, da bonari e rassicuranti, divennero sempre pi\u00f9 inquietanti: il suo volto era divenuto un ghigno che la riempiva di timore. David-Neel dovette concentrarsi per parecchie settimane prima di riuscire, con il pensiero, a distruggere l&#8217;entit\u00e0 che lei stessa aveva creato.<\/p>\n<p>Particolare notevole: anche gli altri membri della carovana vedevano il monaco, segno che non si trattava affatto di una allucinazione o, comunque, di una visione soggettiva, ma di una materializzazione del tutto oggettiva e verificabile dall&#8217;esterno.<\/p>\n<p>Secondo lo studioso inglese Colin Wilson, lo scrittore H. P. Lovecraft avrebbe tentato &#8211; forse inconsapevolmente &#8211; di richiamare sulla Terra i Grandi Antichi, divinit\u00e0 primordiali capaci di scendere dalle stelle mediante una &quot;porta&quot; magica. Secondo questa interpretazione, gli dei sono <em>letteralmente<\/em> creazioni della psiche umana, portati all&#8217;esistenza dalle invocazioni, dalle preghiere e da appositi cerimoniali magici.<\/p>\n<p>La teoria di Lovecraft sugli d\u00e8i spaziali \u00e8 basata sul potere evocatore di certe preghiere e di certi riti da parte degli esseri umani: per mezzo di essi, si pu\u00f2 aprire una sorta di &quot;porta&quot; interdimensionale, attraverso la quale le entit\u00e0 &quot;maledette&quot; sono in grado di penetrare nel nostro \u00abcontinuum\u00bb spazio-temporale (donde furono cacciate, in epoche immemorabili, da altri esseri &#8211; i cosiddetti &quot;Grandi Antichi&quot; &#8211; che li avrebbero &quot;esiliati&quot; negli \u00abintermundia\u00bb siderali.<\/p>\n<p>L&#8217;idea che entit\u00e0 spirituali possano essere evocate e perfino &quot;create&quot; da un determinato orientamento psichico degli esseri umani, nonch\u00e9 dal compimento scrupoloso di riti ben precisi, \u00e8 un&#8217;idea tipicamente magica, propria non solo della magia dei cosiddetti &quot;primitivi&quot;, ma anche dei maghi c\u00f2lti del Rinascimento: Johann Reuchlin, Cornelio Agrippa di Nettesheim, Teofrasto Paracelso, John Dee, Gerolamo Fracastoro e Gerolamo Cardano.<\/p>\n<p>Oltre a ci\u00f2, si tratta di un&#8217;idea che sembra ricollegarsi alla Cabala, poich\u00e9 il pensiero cabalistico pone una precisa relazione tra il potere dei nomi e la capacit\u00e0 di agire in maniera magica sulla realt\u00e0 naturale.<\/p>\n<p>Esperimenti condotti in moderni laboratori tenderebbero a dimostrare che, se un gruppo di persone si concentra col pensiero su un personaggio immaginario avente determinate caratteristiche stabilite in precedenza, questo tende effettivamente a manifestarsi mediante fenomeni paranormali (a meno che questi ultimi siano un prodotto dell&#8217;inconscio degli sperimentatori). Tale, ad esempio, \u00e8 stata l&#8217;esperienza fatta da un gruppo di membri della \u00abSociety for Psychical Research\u00bb di Toronto (Canada), nell&#8217;estate del 1972, decisero di condurre un esperimento delle forme-pensiero &quot;creandone&quot; una a tavolino.<\/p>\n<p>Essi provarono da evocare un individuo del tutto immaginario, inventandosi la sua biografia: un nobile inglese del 1600 di nome Philip, di religione cattolica, che per\u00ec suicida in seguito all&#8217;accusa di stregoneria rivolta dalla moglie alla sua amante. Ebbene, nel corso delle sedute settimanali il tavolino intorno al quale si riunivano cominci\u00f2 ad agitarsi, mentre strani scoppi si udivano nella stanza; e, alla domanda se fosse lo spirito di Philip a produrre tali fenomeni, si udirono dei colpi di risposta, dopo di che si avvi\u00f2 una serie di autentiche conversazioni con lo spirito.<\/p>\n<p>Ma torniamo al discorso sugli d\u00e9i, con particolare riferimento alla cultura dell&#8217;India antica.<\/p>\n<p>Nel suo breve ma efficacissimo saggio \u00abMagia, miti e religioni dell&#8217;India\u00bb, cos\u00ec ha riassunto la questione l&#8217;eminente studioso Pio Filippani-Ronconi (Roma, Newton Compton, 1986; La Spezia, Fratelli Melita, 1986, pp. 11-12, 19):<\/p>\n<p>\u00abUn punto molto importante, da tenere presente per comprendere l&#8217;orientamento della filosofia e delle religioni dell&#8217;India \u00e8 che per loro il pensiero \u00e8 concepito come un&#8217;attivit\u00e0 estremamente concreta e non soltanto come una funzione astratta intesa a giustificare un&#8217;immagine del mondo, peraltro incapace di penetrarlo. Al contrario, il pensare e l&#8217;inerente consapevolezza occupano il luogo che in Occidente \u00e8 tenuto dall&#8217;Essere e dalla speculazione ontologica. Allo stesso modo in cui [&#8230;] gli dei vedici nascono ogni volta che vengono &quot;suscitati&quot; dal sacrificio (&quot;karman&quot;, &quot;yajna&quot;), cos\u00ec pure l&#8217;Universo e le sue categorie nascono, in un certo modo, dallo stesso atto del pensare. Il pensiero e la consapevolezza (&quot;citta&quot;, &quot;samvid&quot;), di cui esso si sostanzia, costituiscono per gi Indiani il nucleo essenziale della persona umana e, di fronte ad essa, il fondamento auto luminoso (&quot;prabhasvaram cittam&quot;) di tutta la realt\u00e0 obiettiva. Di contro ad esso la material perfino nelle scuole pi\u00f9 &quot;fisiche&quot;, come il Vaisesika ed il Sankhya, viene concepita come il grado infimo (il limite-terra (&quot;dhara&quot;) di una sostanza (pradhana o prakrti) fondamentalmente psichica, che praticamente si esplica in funzione alle facolt\u00e0 di conoscenza (&quot;buddhindriya&quot;) o di azione (&quot;karmendriya&quot;), in concomitanza dee quali si manifesta e non il contrario.<\/p>\n<p>Di conseguenza, il controllo e l&#8217;ascesi del pensiero nei vari gradi della meditazione, che l&#8217;Occidente restringe all&#8217;ambito etico-religioso, \u00e8 per gli Indiani parte integrante della ricerca filosofica. Il filosofo \u00e8, quindi, per loro un asceta, fondamentalmente, un realizzatore (&quot;siddha&quot;, dalla rad. &quot;sadh&quot;, realizzare, conseguire) che, attraverso una disciplina severa ed esatta, come lo \u00e8 lo Yoga, sperimenta in se stesso i diversi gradi di quel Logos (&quot;sabda&quot;, &quot;vak&quot;, cfr., lat. &quot;vox&quot;) che \u00e8 il tessuto della realt\u00e0. Per questo motivo la ricerca filosofica non \u00e8 quasi mai disgiunta dall&#8217;esperienza religiosa perfino, paradossalmente, in sistemi atei come il Buddhismo e il Jainismo. [&#8230;]<\/p>\n<p>Dal punto di vista spirituale, l&#8217;orientamento della religione vedica \u00e8 caratterizzato da una profonda aspirazione verso un mondo di luce e di vittoria e, da un punto di vista cultuale, da un assoluto pragmatismo. Una figura di genitore cosmico \u00e8 nei Veda &quot;Brhas-pati&quot; il Signore della Parola (&quot;brh&quot;, &quot;brahman&quot;), la quale, innata ed eterna, si identifica al medesimo Veda, sintesi di suono e conoscenza o, per dirla in termini pi\u00f9 filosofici, di &quot;voce&quot; (&quot;vak&quot;) e di &quot;significato&quot; (&quot;artha&quot;, la cosa designata. Ora, allo stesso modo\u00bb &#8211; pensa un Indiano &#8211; in cui la Parola \u00e8 quella che suscita gli d\u00e9i e le forze che essi personificano, cos\u00ec pure,, sul piano del rito, gli d\u00e9i nascono dal sacrificio (&quot;karman&quot;, &quot;yajna&quot;), perch\u00e9 evocati dall&#8217;inno vedico (&quot;mantra&quot;, &quot;sukta&quot;, cio\u00e8 dalla parola articolata dall&#8217;officiante, non il contrario! Gli d\u00e9i vedici sono, quindi, figli del sacrificio, della volont\u00e0 cosciente (&quot;kratu&quot;) dell&#8217;uomo che d\u00e0 sostanza alla Parola.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 si comprende il paradosso per cui la Mimamsa, sistema filosofico fondato sull&#8217;esegesi liturgica e sull&#8217;inerente opzione verbale, sia fondamentalmente atea&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Dunque: per la mentalit\u00e0 filosofica indiana, gli d\u00e9i vengono evocati dal culto e dai sacrifici dei fedeli; cos\u00ec come l&#8217;universo materiale \u00e8 evocato, in un certo senso, dal pensiero degli esseri umani, che gli fornisce, per cos\u00ec dire, il substrato ontologico su cui svilupparsi.<\/p>\n<p>Nel caso delle religioni, si pu\u00f2 dunque ipotizzare che, allorquando numerose persone si riuniscono in luoghi sacri (cio\u00e8 impregnati energia psichica e &quot;visitati&quot; da potenti energie superiori) per pregare determinate divinit\u00e0, si liberano delle poderose correnti emozionali, che finirebbero per conferire a quelle una esistenza reale.<\/p>\n<p>In questo senso, si pu\u00f2 meglio comprendere il senso della frase inquietante, riferita da Plutarco di Cheronea, che si ud\u00ec risuonare misteriosamente sul mare deserto, seguita da un singhiozzo: \u00abIl gran dio Pan \u00e8 morto!\u00bb: perch\u00e9, quando un culto si spegne e non vi sono pi\u00f9 dei fedeli ad adorare una certa divinit\u00e0 (come accadde, appunto, al tramonto del paganesimo greco-romano), quest&#8217;ultima tende a scomparire &#8211; anche se, forse, sopravvive allo stato latente negli \u00abintermundia\u00bb, pronta a ritornare qualora venga nuovamente evocata.<\/p>\n<p>Del resto, scrittori come Pirandello e Unamuno erano convinti che l&#8217;autore non crea i &quot;suoi&quot; personaggi, ma che si limita ad accogliere la loro chiamata: dopo di che, essi incominciano a vivere di vita propria, indipendentemente dalla volont\u00e0 altrui.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la creazione dell&#8217;universo materiale (o che noi, illusoriamente, crediamo essere di natura materiale, vale a dire indipendentemente dalle nostre menti che lo percepiscono), ci sembra quanto mai necessario chiarire subito un possibile equivoco.<\/p>\n<p>Riteniamo profondamente sbagliata, e addirittura delirante, la concezione hegeliana, secondo la quale non \u00e8 l&#8217;essere che crea il pensiero, bens\u00ec il pensiero che crea l&#8217;essere; tuttavia, nel caso della dottrina che abbiamo sopra esposto, si tratta di tutt&#8217;altra cosa. Secondo la concezione induista, il pensiero non crea affatto l&#8217;essere; ma \u00e8 l&#8217;Essere, vale a dire il Brahman Assoluto, che crea il pensiero; e quest&#8217;ultimo, in seconda battuta, crea intorno a s\u00e9 un universo materiale, in se stesso illusorio e originato, appunto, dall&#8217;inganno delle menti finite.<\/p>\n<p>Anzi, per essere precisi, l&#8217;universo materiale \u00e8 creato in terza battuta dalle menti finite, dopo che il Brahman Assoluto, principio supremo della consapevolezza cosmica e substrato ultimo di tutto ci\u00f2 che esiste, ha creato Brahma, la divinit\u00e0 suprema, dalla cui mente scaturiscono, a loro volta, i singoli esseri individuali.<\/p>\n<p>Questa concezione si avvicina molto a quella di Platone e specialmente alla dottrina esposta nel mito della caverna, tanto che \u00e8 stato pi\u00f9 volte osservato che i punti di contatto fra platonismo e neoplatonismo da una parte, ed il Vedanta non duale (Advaita Vedanta) dall&#8217;altra, suggeriscono suggestive ipotesi di relazioni reciproche fra questi due grandi rami delle antiche filosofie di Occidente ed Oriente.<\/p>\n<p>Anche per Platone, infatti, quella che noi crediamo la realt\u00e0 oggettiva non \u00e8 altro che il riflesso di una realt\u00e0 che \u00e8 gi\u00e0 essa stessa derivata e illusoria; sicch\u00e9, per tornare alla realt\u00e0 vera, bisogna volgere le spalle al dato materiale e rivolgere la mente al puro mondo delle Idee, situato nell&#8217;Iperuranio. Cos\u00ec, gli uomini sono come i prigionieri di una caverna, i quali, legati in modo tale da non scorgere ci\u00f2 che accade alle loro spalle, vedono muoversi sulle pareti rocciose delle forme che scambiano per cose reali, mentre non sono altro che le ombre di simulacri di oggetti, prodotte dal riflesso di un fuoco.<\/p>\n<p>Dunque: non il pensiero crea l&#8217;essere (come avviene nella farneticante prospettiva hegeliana); ma l&#8217;Essere crea gli enti e questi ultimi, a loro volta, creano, attraverso l&#8217;atto del pensiero &#8211; nel senso pi\u00f9 ampio del termine, vale a dire comprendendovi i sentimenti, le speranze, i desideri, come avviene, ad esempio, nella preghiera e, in genere, quando si attivano potenti forze emozionali &#8211; tutto un mondo materiale illusorio.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 anche ipotizzare che l&#8217;universo materiale sia creato da un pensiero o da un sogno dell&#8217;Essere, proprio per fornire alle menti finite la possibilit\u00e0 di scegliere liberamente se perseguire la propria realizzazione nell&#8217;illusione della separatezza, o rivolgendosi all&#8217;Essere medesimo. E che l&#8217;illusione materiale sia rafforzata, non creata, dalle menti individuali, ogni qual volta esse dirigono il loro psichismo ed il loro campo emozionale verso la realt\u00e0 &quot;esterna&quot;, cio\u00e8 separata (come esse credono, ma ingannandosi completamente) dall&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Insomma, forse la vita \u00e8 veramente &#8211; come diceva Pedro Calder\u00f2n de la Barca &#8211; un lungo sogno, da noi sognato senza avvedercene; o, ancora, come diceva il filosofo taoista Chunag-tzu, un sogno, nel corso del quale ci sembra di sognare di essere questo o quello&#8230;<\/p>\n<p>O forse il mondo intero non \u00e8 che un gioco divino: un sogno della divinit\u00e0 che sogna le nostre menti; le quali, a loro volta, sognano le cose e, soprattutto, sognano di essere indipendenti e separate dal tutto: mentre la verit\u00e0 \u00e8 che nulla esiste separatamente, ma che, al di l\u00e0 della prospettiva illusoria dello spazio e del tempo, ciascun ente non \u00e8 che l&#8217;espressione, fuggevole e illusoria, dell&#8217;unica, vera realt\u00e0: l&#8217;Essere luminoso e onnipervadente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo sostenuto, in numerose occasioni, che il pensiero, le emozioni e i sentimenti sono delle forze potenti, talmente potenti da poter agire non solo al di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-29381","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29381","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29381"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29381\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29381"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29381"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29381"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}