{"id":29379,"date":"2018-08-13T12:56:00","date_gmt":"2018-08-13T12:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/13\/unita-dei-cristiani-o-tradimento-del-vangelo\/"},"modified":"2018-08-13T12:56:00","modified_gmt":"2018-08-13T12:56:00","slug":"unita-dei-cristiani-o-tradimento-del-vangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/13\/unita-dei-cristiani-o-tradimento-del-vangelo\/","title":{"rendered":"Unit\u00e0 dei cristiani o tradimento del Vangelo?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;unit\u00e0 dei cristiani \u00e8 un valore, un obiettivo altamente desiderabile: chi potrebbe metterlo in dubbio? Chi potrebbe negare che le loro divisioni rappresentano uno scandalo agli occhi di Dio? Eppure, allo stesso tempo, come si pu\u00f2 non vedere il tremendo percolo che si nasconde dietro quel desiderabilissimo obiettivo? Chi potrebbe essere tanto ingenuo da non capire che la posta in gioco rischia di essere niente di meno che la fedelt\u00e0 al Vangelo e, quindi, la sopravvivenza di una chiesa che sia ancora quella santa, apostolica, cattolica e romana, voluta da Ges\u00f9 Cristo? Qui non stiamo parlando di istituzioni o di organismi profani, ad esempio di comitati d&#8217;affari, o di gruppi finanziari, o di partiti politici; qui stiamo parlando della Verit\u00e0, di quella Verit\u00e0 che \u00e8 stata resa tangibile da Ges\u00f9 Cristo e che \u00e8 stata da Lui istituita per la salvezza del mondo, e santificata mediante l&#8217;effusione del Suo sangue sulla croce. Non solo: stiamo parlando di ci\u00f2 che vi \u00e8 al cuore della Chiesa, ossia il sacrificio eucaristico: il rinnovarsi continuo di quella effusione, e sempre per la stessa ragione, la salute eterna delle anime. Pertanto, quel che sarebbe logico e naturale se si trattasse di cercare l&#8217;unit\u00e0 fra dei soggetti profani, diventa illogico e innaturale, o peggio, diventa cio\u00e8 eretico e apostatico, se lo si applica alla Chiesa di Cristo. La Verit\u00e0 \u00e8 una e non pu\u00f2 essere oggetto di negoziati, di compromessi, di transazioni d&#8217;alcun tipo; nemmeno la pi\u00f9 piccola particella della Verit\u00e0, <em>iota unum<\/em>, pu\u00f2 essere sacrificata in nome di un fine pur lodevole in se stesso, la ricerca dell&#8217;unit\u00e0 dei cristiani. Perch\u00e9 l&#8217;unit\u00e0 fuori della Verit\u00e0 \u00e8 una terribile menzogna, ed una chiesa adulterata e compromessa con le logiche opportunistiche del mondo non servirebbe pi\u00f9 a niente a nessuno, anzi, molto peggio: diventerebbe, Dio non voglia!, strumento di confusione invece che di Verit\u00e0, e via verso la dannazione invece che verso la vita eterna.<\/p>\n<p>Eppure, la ricerca ad ogni costo dell&#8217;unit\u00e0 dei cristiani \u00e8 stato uno dei punti centrali della riflessione e dell&#8217;attivit\u00e0 dei padri conciliari durante il Vaticano II: segno che, o essi hanno minimizzato e disprezzato il pericolo di cui si \u00e8 detto, oppure, cosa ancor pi\u00f9 grave, pur essendone perfettamente coscienti, gli sono andati incontro con animo lieto, come se non di un pericolo si trattasse, ma di una meta gioiosa e altamente meritoria: il che qualificherebbe automaticamente le loro intenzioni come subdole, perfide ed eretiche. La ricerca dell&#8217;unit\u00e0 dei cristiani \u00e8 uno dei principali motivi ispiratori di tutto il Concilio; se ne avverte la presenza in tutta l&#8217;atmosfera conciliare, in ogni singolo momento e in ogni singola commissione; ma, come \u00e8 noto, essa ha dato luogo anche a un documento specifico, il decreto <em>Unitatis Redintegratio<\/em>, approvato con una maggioranza quasi totale, 2.137 voti a favore e appena 11 contrari, e promulgato da Paolo VI il 21 novembre 1964. A partire da quella data, l&#8217;ecumenismo entra far parte ufficialmente e solennemente degli obiettivi pi\u00f9 urgenti e pi\u00f9 specifici del Magistero e della pastorale cattolica, e alcuni movimenti laicali sono sorti con l&#8217;obiettivo preciso di portare avanti tale obiettivo, fra i quali, oggi, si distingue per zelo e determinazione la Comunit\u00e0 di sant&#8217;Egidio, nata nel 1968 e diffusa in una settantina di Paesi di tutti i continenti. Tuttavia, forse non \u00e8 tutto oro quel che luccica. Che significa, in realt\u00e0, e<em>cumenismo<\/em>? Forse qui c&#8217;\u00e8 un terribile equivoco; siamo anzi certi che la grandissima maggioranza di quegli oltre 2.000 vescovi, i quali approvarono la <em>Unitatis Redintegratio<\/em>, non si rese conto del &quot;taglio&quot; che alcuni di essi vollero dare, fin dall&#8217;inizio, al concetto di ecumenismo, e che, qualora se ne fosse resa conto, si sarebbe guardata bene dall&#8217;apporre la sua firma sotto quel documento. Di solito i fautori dell&#8217;ecumenismo si fanno forti del fatto che il movimento per l&#8217;unit\u00e0 dei cristiani sorse, nella Chiesa cattolica, fin da 1948, dunque una quindicina d&#8217;anni prima del Concilio, e che ebbe l&#8217;approvazione di papa Pio XII; stanno bene attenti, tuttavia, a non lasciar capire, anzi, cercano in ogni modo di nascondere, il piccolo dettaglio che l&#8217;ecumenismo nato dopo la Seconda guerra mondiale, e guardato con favore da Pio XII, non era affatto l&#8217;ecumenismo che oggi sta mietendo i suoi discutibili successi nella neochiesa di Bergoglio e della Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio, quella che trasforma l&#8217;antica e gloriosa basilica di Santa Maria in Trastevere, il giorno di Natale, in un una sala mensa per i poveri, invece di dar loro da mangiare in un qualsiasi salone parrocchiale, con la precisa volont\u00e0 di dissacrare quel luogo di preghiera e di far passare <em>l&#8217;ideologia di Marta<\/em>: l&#8217;idea, cio\u00e8, che il fare sia pi\u00f9 importante del pregare, del contemplare, dell&#8217;ascoltare la parola di Dio, capovolgendo la raccomandazione di Ges\u00f9 Cristo (<em>Luca<\/em>, 10, 41-42): <em>Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose,\u00a0ma una sola \u00e8 la cosa di cui c&#8217;\u00e8 bisogno. Maria si \u00e8 scelta la parte migliore, che non le sar\u00e0 tolta<\/em>.<\/p>\n<p>La <em>Unitatis Redintegratio<\/em> merita &#8212; e lo faremo &#8212; un ragionamento e uno studio pi\u00f9 specifico di quel che possiamo fare adesso, in questa sede. Per intanto, ci basta evidenziare una terribile ambiguit\u00e0, forse voluta, che inquina quel documento e che si presta alle peggiori distorsioni, alle quali stiamo ora assistendo, con la santa Messa profanata dalla presenza di non cattolici, e addirittura di non cristiani, i quali partecipano perfino al Sacrifico eucaristico. Nel secondo capitolo, intitolato <em>Esercizio dell&#8217;ecumenismo<\/em>, si dice fra l&#8217;altro:<\/p>\n<p><em>6. Siccome ogni rinnovamento della Chiesa consiste essenzialmente in una fedelt\u00e0 pi\u00f9 grande alla sua vocazione, esso \u00e8 senza dubbio la ragione del movimento verso l&#8217;unit\u00e0. La Chiesa peregrinante \u00e8 chiamata da Cristo a questa continua riforma di cui, in quanto istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno. Se dunque alcune cose, sia nei costumi che nella disciplina ecclesiastica ed anche nel modo di enunziare la dottrina &#8211; che bisogna distinguere con cura dal deposito vero e proprio della fede&#8211;sono state osservate meno accuratamente, a seguito delle circostanze, siano opportunamente rimesse nel giusto e debito ordine. Questo rinnovamento ha quindi una importanza ecumenica singolare. I vari modi poi attraverso i quali tale rinnovazione della vita della Chiesa gi\u00e0 \u00e8 in atto &#8211; come sono il movimento biblico e liturgico, la predicazione della parola di Dio e la catechesi, l&#8217;apostolato dei laici, le nuove forme di vita religiosa, la spiritualit\u00e0 del matrimonio, la dottrina e l&#8217;attivit\u00e0 della Chiesa in campo sociale&#8211;vanno considerati come garanzie e auspici che felicemente preannunziano i futuri progressi dell&#8217;ecumenismo.<\/em><\/p>\n<p><em>LA CONVERSIONE DEL CUORE<\/em><\/p>\n<p><em>7. Non esiste un vero ecumenismo senza interiore conversione. Infatti il desiderio dell&#8217;unit\u00e0 nasce e matura dal rinnovamento dell&#8217;animo, dall&#8217;abnegazione di se stessi e dal pieno esercizio della carit\u00e0. Perci\u00f2 dobbiamo implorare dallo Spirito divino la grazia di una sincera abnegazione, dell&#8217;umilt\u00e0 e della dolcezza nel servizio e della fraterna generosit\u00e0 di animo verso gli altri. \u00ab Vi scongiuro dunque &#8211; dice l&#8217;Apostolo delle genti &#8211; io, che sono incatenato nel Signore, di camminare in modo degno della vocazione a cui siete stati chiamati, con ogni umilt\u00e0 e dolcezza, con longanimit\u00e0, sopportandovi l&#8217;un l&#8217;altro con amore, attenti a conservare l&#8217;unit\u00e0 dello spirito mediante il vincolo della pace\u00bb (Ef\u00a04,1-3). Questa esortazione riguarda soprattutto quelli che sono stati innalzati al sacro ordine per continuare la missione di Cristo, il quale \u00ab non \u00e8 venuto tra di noi per essere servito, ma per servire \u00bb (Mt\u00a020,28).<\/em><\/p>\n<p><em>Anche delle colpe contro l&#8217;unit\u00e0 vale la testimonianza di san Giovanni: \u00ab Se diciamo di non aver peccato, noi facciamo di Dio un mentitore, e la sua parola non \u00e8 in noi\u00bb (1 Gv\u00a01,10). Perci\u00f2 con umile preghiera chiediamo perdono a Dio e ai fratelli separati, come pure noi rimettiamo ai nostri debitori.<\/em><\/p>\n<p><em>Si ricordino tutti i fedeli, che tanto meglio promuoveranno, anzi vivranno in pratica l&#8217;unione dei cristiani, quanto pi\u00f9 si studieranno di condurre una vita pi\u00f9 conforme al Vangelo. Quanto infatti pi\u00f9 stretta sar\u00e0 la loro comunione col Padre, col Verbo e con lo Spirito Santo, tanto pi\u00f9 intima e facile potranno rendere la fraternit\u00e0 reciproca.<\/em><\/p>\n<p>Fin dall&#8217;inizio si fa un uso improprio del termine rinnovamento, perch\u00e9 la Chiesa non \u00e8 chiamata a rinnovarsi in quanto istituzione, poich\u00e9 essa \u00e8 la custode del Deposito della fede, che non si rinnova essendo in s\u00e9 perfetto e definitivo, non soggetto ad alcuna variazione. Al tempo stesso, si suggerisce che rinnovamento e riforma sono la stessa cosa e che il rinnovamento della Chiesa, cio\u00e8 la sua riforma, deve essere continuo, perch\u00e9 continuo deve essere il rinnovamento dell&#8217;animo, e continua la conversione del cuore. Cos\u00ec, come nel gioco delle tre carte, il fedele resta confuso e si trova di fronte a una conclusione che non capisce bene da quali passaggi sia scaturita: cio\u00e8 la Chiesa deve continuamente riformarsi, e tale processo <em>consiste essenzialmente in una fedelt\u00e0 pi\u00f9 grande alla sua vocazione.<\/em> Ora, se il concetto di continua riforma, anzi, di una serie di riforme (<em>siccome ogni rinnovamento della Chiesa consiste essenzialmente<\/em>, eccetera), il che fa pensare a delle discontinuit\u00e0, sembra pensato apposta per compiacere i &quot;fratelli separati&quot; protestanti, il concetto di far discendere l&#8217;ecumenismo dalla conversione del cuore (<em>non esiste un vero ecumenismo senza interiore conversione<\/em>) sembra pensato per far credere che il primo scaturisce naturalmente dalla seconda, il che non \u00e8 accettabile, finch\u00e9 non si definisce <em>cosa<\/em> sia l&#8217;ecumenismo. Perch\u00e9 il punto \u00e8 sempre lo stesso: se l&#8217;unit\u00e0 dei cristiani sia un valore &quot;a prescindere&quot;, oppure se il valore davvero imprescindibile, per un cattolico, sia sempre e innanzitutto la Verit\u00e0. Se il cattolico non pu\u00f2 transigere sulla Verit\u00e0, ne consegue che non sempre l&#8217;ecumenismo \u00e8 una cosa buona. Lo \u00e8, se si tratta di ottenere il riconoscimento, da parte di tutti, della sola Verit\u00e0 di cui la Chiesa stessa si \u00e8 fatta interprete nella storia, pur nella sua fragilit\u00e0 riguardo alla sua componete umana, ma forte della infallibilit\u00e0 della sua componente soprannaturale (lo Spirito Santo e la Comunione dei Santi); non lo \u00e8, se si tratta di scendere a componessi che mutilano e sfigurano la Verit\u00e0 della fede, sulla quale nessuno, nemmeno il papa, ha la bench\u00e9 minima facolt\u00e0 di operare modifiche. Questo \u00e8 il punto sensibile dell&#8217;intera questione e chi lo minimizza, o fa finta di non vederlo, non opera secondo verit\u00e0, perch\u00e9 non pensa e non agisce da cattolico, ma da politico, interessato ad arrivare ad una intesa a qualsiasi prezzo con chi cattolico non \u00e8. Molte altre cose ci sarebbero da dire su tale aspetto, e ci riserviamo di tornare sull&#8217;argomento; per intanto, siamo paghi di aver evidenziato un concetto fondamentale: che l&#8217;ecumenismo non \u00e8 un bene in se stesso, non \u00e8 un valore auto-evidente; ma \u00e8 un bene solo a determinate condizioni, e, in particolare, alla condizione che, per attuarlo, non si operi la bench\u00e9 minima modifica della dottrina cattolica.<\/p>\n<p>La giusta impostazione della questione dell&#8217;unit\u00e0 dei cristiani si trova in una enciclica di Pio XI, promulgata il 6 gennaio 1928, concepita per difendere la verit\u00e0 rivelata da Ges\u00f9 Cristo e per riaffermare la vera natura della Chiesa, la cui ragion d&#8217;essere consiste nella custodia fedele di tale verit\u00e0, mezzo di salvezza indispensabile per le anime. Non solo: in quel documento, Pio XI non si perita di criticare duramente l&#8217;ecumenismo e di ordinare ai cattolici di non partecipare agli incontri ed alle iniziative di tipo ecumenico. \u00c8 chiaro, pertanto che la <em>Unitatis Redintegratio<\/em> si pone agli antipodi della dottrina contenuta nella <em>Mortalium animos<\/em> e che ci troviamo perci\u00f2 in presenza di una contraddizione del Magistero. Ma il Magistero, per definizione, non pu\u00f2 contraddirsi. Ne consegue, per logica necessit\u00e0, che uno dei due documenti esprime fedelmente il Magistero della Chiesa, l&#8217;altro no. Ciascuno \u00e8 libero di trarre le proprie conclusioni; ma \u00e8 certo che le conclusioni un cattolico non le trae secondo il suo privato giudizio, ma in armonia, fedelt\u00e0 e obbedienza con il Magistero perenne. Ora il minimo che si possa dire \u00e8 che la <em>Mortlaium animos<\/em> \u00e8 fedele al Magistero di sempre, mentre la <em>Unitatis Redintegratio<\/em> introduce un forte elemento di novit\u00e0, o, come amano dire i teologi delle ultime generazioni, di discontinuit\u00e0. E se si vuol precisare ulteriormente perch\u00e9 la <em>Mortalium animos<\/em> (la quale, come enciclica, anche giuridicamente possiede un valore superiore a quello di un decreto) faccia testo in fatto di Magistero, \u00e8 presto detto: perch\u00e9 essa ricorda che la Chiesa cattolica custodisce la Rivelazione di Cristo, la quale non \u00e8 soggetta a mutamento; quindi non \u00e8 cattolico e non \u00e8 veritiero pensare che, pur di ricostituire l&#8217;unit\u00e0 dei cristiani sia lecito alterare anche solo minimamente la Rivelazione stessa. Per usare le parole di Pio XI:<\/p>\n<p><em>Necessariamente, quindi, non solo la Chiesa di Cristo deve sussistere oggi e in ogni tempo, ma anzi deve sussistere quale fu al tempo apostolico, se non vogliamo dire &#8212; il che \u00e8 assurdo &#8212; che Cristo Signore o sia venuto meno al suo intento, o abbia errato quando afferm\u00f2 che le porte dell&#8217;inferno non sarebbero mai prevalse contro la Chiesa..<\/em><\/p>\n<p><em>E qui si presenta l&#8217;opportunit\u00e0 di chiarire e confutare una falsa opinione, da cui sembra dipenda tutta la presente questione e tragga origine la molteplice azione degli acattolici, operante, come abbiamo detto, alla riunione delle Chiese cristiane.<\/em><\/p>\n<p><em>I fautori di questa iniziativa quasi non finiscono di citare le parole di Cristo: \u00ab\u00a0Che tutti siano una cosa sola &#8230; Si far\u00e0 un solo ovile e un solo pastore\u00a0\u00bb, nel senso per\u00f2 che quelle parole esprimano un desiderio e una preghiera di Ges\u00f9 Cristo ancora inappagati. Essi sostengono infatti che l&#8217;unit\u00e0 della fede e del governo &#8212; nota distintiva della vera e unica Chiesa di Cristo &#8212; non sia quasi mai esistita prima d&#8217;ora, e neppure oggi esista; essa pu\u00f2 essere s\u00ec desiderata e forse in futuro potrebbe anche essere raggiunta mediante la buona volont\u00e0 dei fedeli, ma rimarrebbe, intanto, un puro ideale. Dicono inoltre che la Chiesa, per s\u00e9 o di natura sua, \u00e8 divisa in parti, ossia consta di moltissime chiese o comunit\u00e0 particolari, le quali, separate sinora, pur avendo comuni alcuni punti di dottrina, differiscono tuttavia in altri; a ciascuna competono gli stessi diritti; la Chiesa al pi\u00f9 fu unica ed una dall&#8217;et\u00e0 apostolica sino ai primi Concili Ecumenici. Quindi soggiungono che, messe totalmente da parte le controversie e le vecchie differenze di opinioni che sino ai giorni nostri tennero divisa la famiglia cristiana, con le rimanenti dottrine si dovrebbe formare e proporre una norma comune di fede, nella cui professione tutti si possano non solo riconoscere, ma sentire fratelli; e che soltanto se unite da un patto universale, le molte chiese o comunit\u00e0 saranno in grado di resistere validamente con frutto ai progressi dell&#8217;incredulit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Pio XI, fedele custode del Deposito della fede, aveva visto perfettamente l&#8217;inganno che si annida nel pensiero di certi fautori dell&#8217;ecumenismo: <em>I fautori di questa iniziativa quasi non finiscono di citare le parole di Cristo: Che tutti siano una cosa sola &#8230; Si far\u00e0 un solo ovile e un solo pastore.<\/em> Come dire: non basta citare le parole di Ges\u00f9 Cristo; bisogna rispettarne anche lo spirito. E che Pio XI avesse visto l&#8217;inganno e la malizia di quei neomodernisti mascherati da cattolici, lo si evince anche da quel che dice all&#8217;inizio della sua enciclica:<\/p>\n<p>*Ma dove, sotto l&#8217;apparenza di bene, si cela pi\u00f9 facilmente l&#8217;inganno, \u00e8 quando si tratta di promuovere l&#8217;unit\u00e0 fra tutti i cristiani. Non \u00e8 forse giusto &#8212; si va ripetendo &#8212; anzi non \u00e8 forse conforme al dovere che quanti invocano il nome di Cristo si astengano dalle reciproche recriminazioni e si stringano una buona volta con i vincoli della vicendevole carit\u00e0? E chi oserebbe dire che ama Cristo se non si adopera con tutte le forze ad eseguire il desiderio di Lui, che preg\u00f2 il Padre perch\u00e9 i suoi discepoli \u00ab\u00a0fossero una cosa sola\u00a0\u00bb? [*<em>1](<a href=\"https:../../../../w2.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19280106_mortalium-animos.html#_ftn1\">https:../../../../w2.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19280106_mortalium-animos.html#_ftn1<\/a>)]. E lo stesso Ges\u00f9 Cristo non volle forse che i suoi discepoli si contrassegnassero e si distinguessero dagli altri per questa nota dell&#8217;amore vicendevole: \u00ab\u00a0In ci\u00f2 conosceranno tutti che siete miei discepoli se vi amerete l&#8217;un l&#8217;altro\u00bb?. E volesse il Cielo, soggiungono, che tutti quanti i cristiani fossero \u00ab\u00a0una cosa sola\u00a0\u00bb; sarebbero assai pi\u00f9 forti nell&#8217;allontanare la peste dell&#8217;empiet\u00e0, la quale, serpeggiando e diffondendosi ogni giorno pi\u00f9, minaccia di travolgere il Vangelo.<\/em><\/p>\n<p><em>Questi ed altri simili argomenti esaltano ed eccitano coloro che si chiamano pancristiani, i quali, anzich\u00e9 restringersi in piccoli e rari gruppi, sono invece cresciuti, per cos\u00ec dire, a schiere compatte, riunendosi in societ\u00e0 largamente diffuse, per lo pi\u00f9 sotto la direzione di uomini acattolici, pur fra di loro dissenzienti in materia di fede. E intanto si promuove l&#8217;impresa con tale operosit\u00e0, da conciliarsi qua e l\u00e0 numerose adesioni e da cattivarsi perfino l&#8217;animo di molti cattolici con l&#8217;allettante speranza di riuscire ad un&#8217;unione che sembra rispondere ai desideri di Santa Madre Chiesa, alla quale certo nulla sta maggiormente a cuore che il richiamo e il ritorno dei figli erranti al suo grembo. Ma sotto queste insinuanti blandizie di parole si nasconde un errore assai grave che varrebbe a scalzare totalmente i fondamenti della fede cattolica.<\/em><\/p>\n<p>Sorge perci\u00f2 la domanda: i papi del Concilio, Giovanni XXIII e Paolo VI, non avevano presente la <em>Mortalium animos<\/em> e non temevano l&#8217;inganno denunciato da Pio XI? E ancora: come mai i papi del post-concilio non hanno mai pi\u00f9 ripreso le verit\u00e0 contenute nella <em>Mortalium animos<\/em>, ma hanno sempre e solo fatto riferimento alla <em>Unitatis Redintegratio<\/em>? Non \u00e8 questa gi\u00e0, di per se stessa, la dimostrazione che qualcosa nella Chiesa cattolica ha smesso di essere ci\u00f2 che era sempre stato fino al 1962; che un pensiero estraneo, non cattolico, si \u00e8 insediato in essa; e che ai fedeli \u00e8 stato presentato come un guadagno e una ricchezza ci\u00f2 che, invece, rischia di essere un terribile inganno?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;unit\u00e0 dei cristiani \u00e8 un valore, un obiettivo altamente desiderabile: chi potrebbe metterlo in dubbio? 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