{"id":29377,"date":"2018-09-02T08:12:00","date_gmt":"2018-09-02T08:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/02\/unica-e-laffermazione-o-la-negazione-di-una-cosa\/"},"modified":"2018-09-02T08:12:00","modified_gmt":"2018-09-02T08:12:00","slug":"unica-e-laffermazione-o-la-negazione-di-una-cosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/02\/unica-e-laffermazione-o-la-negazione-di-una-cosa\/","title":{"rendered":"Unica \u00e8 l&#8217;affermazione o la negazione di una cosa"},"content":{"rendered":"<p>Il Grande Inganno parte dal linguaggio: chi \u00e8 padrone del linguaggio, \u00e8 padrone del Discorso; e chi \u00e8 padrone del Discorso, \u00e8 padrone del mondo, perch\u00e9 il mondo crede a ci\u00f2 che viene detto e ripetuto, non a ci\u00f2 che \u00e8 vero. Il linguaggio taroccato dai Grandi Ingannatori \u00e8 costruito con sostantivi-truffa, verbi-truffa e aggettivi-truffa; e la sintassi \u00e8 del pari falsificata. In questa palude, dove il senso delle parole si perde e diventa un altro da quello che realmente \u00e8, <em>invasione<\/em> diventa accoglienza, <em>islamizzazione<\/em> diventa pluralismo religioso, <em>fratelli maggiori<\/em> equivale a dire che Mos\u00e8 redime quanto Ges\u00f9 Cristo, <em>misericordia<\/em> significa salvezza senza pentimento n\u00e9 ravvedimento, <em>inclusione<\/em> vuol dire sacrificare la pace e i diritti della maggioranza alla tirannia delle minoranze aggressive, <em>antifascismo<\/em> consente di demonizzare qualunque avversario, <em>dialogo<\/em> e <em>tolleranza<\/em> vogliono dire rinuncia alla propria identit\u00e0 e sottomissione alle identit\u00e0 altrui. Questa trasformazione e inversione di significato sono rese possibili da un processo di relativizzazione della verit\u00e0 che \u00e8 in atto, nella nostra cultura, da almeno quattro secoli, ma che nel XX secolo ha acquisito lo <em>status<\/em> di dogma politicamente corretto, e perci\u00f2 inoppugnabile. La relativizzazione \u00e8 partita dal linguaggio e ha investito, l&#8217;uno dopo l&#8217;altro, gli altri ambiti del conoscere e del sapere. Essa afferma che una stessa cosa pu\u00f2 essere sia affermata che negata contemporaneamente, con pari diritto e con pari dignit\u00e0 intellettuale: in altre parole, \u00e8 un ritorno in grande stile della sofistica, la corrente culturale e pedagogica che sorse ad Atene all&#8217;epoca della guerra del Peloponneso, ma che \u00e8 tipica di tutte le epoche di decadenza intellettuale. Quando una societ\u00e0 ha imboccato la china della decadenza, non sono solo le arti, le professioni, i commerci, le industrie e l&#8217;agricoltura a decadere; anche le intelligenze seguono la stessa strada, senza per\u00f2 volerlo ammettere, perch\u00e9 \u00e8 altrettanto tipica la pretesa, da parte delle culture decadenti, di essere, invece, all&#8217;avanguardia, o, quanto meno, di essere pi\u00f9 libere, pi\u00f9 indipendenti, pi\u00f9 spregiudicate rispetto al reale, di quanto non sia mai stata la cultura tradizionale.<\/p>\n<p>La sofistica, pertanto, \u00e8 anche e soprattutto una rivolta contro la tradizione: la tradizione \u00e8 male perch\u00e9 rappresenta il passato, e nel passato, cio\u00e8 quando la societ\u00e0 era sana e la cultura era viva, nessuno si sarebbe mai sognato di negare il principio di non contraddizione, sostenendo che A pu\u00f2 essere e contemporaneamente non essere, o pu\u00f2 essere vero e non vero. Nelle societ\u00e0 sane, infatti, il modello intellettuale \u00e8 rappresentato dall&#8217;uomo di cultura; nelle societ\u00e0 decadenti, dal sofista. Bisogna intendere la parola <em>sofista<\/em> nel significato pi\u00f9 ampio: sofista \u00e8 chiunque sostenga che A pu\u00f2 essere contemporaneamente vero e non vero, secondo i punti di vista, cio\u00e8 chiunque neghi scientemente e ostinatamente il principio di non contraddizione. A una societ\u00e0 sana corrisponde una cultura sana, nella quale vige un sano realismo; e una cultura che \u00e8 nemica di ogni ambiguit\u00e0, come quando san Tommaso d&#8217;Aquino, per insegnare la filosofia e la teologia ai suoi studenti, posava sulla cattedra una mela, e diceva loro, semplicemente: <em>Questa \u00e8 una mela; chi non \u00e8 d&#8217;accordo, pu\u00f2 andarsene.<\/em> Come dire: <em>Qui non perderemo neanche un minuto di tempo a discutere con chi sostiene che questa \u00e8 una pera o una nespola<\/em>. Nella societ\u00e0 decadenti, e perci\u00f2 malate, come lo \u00e8 la nostra, questo realismo riesce troppo duro da digerire, questo linguaggio provoca insofferenza: si vorrebbe relativizzare tutto per poter sostenere tutto e il contrario di tutto, in modo da poter sempre sgattaiolare da una parte, se dall&#8217;altra la via \u00e8 preclusa. L&#8217;intellettuale decadente &#8212; l&#8217;intellettuale, non l&#8217;uomo di cultura; il vero uomo di cultura non \u00e8 <em>mai<\/em> decadente, \u00e8 sempre una persona viva e desta &#8212; vuole tenersi aperte diverse strade, diverse possibilit\u00e0, perch\u00e9 teme, diversamente, di trovarsi intrappolato nelle conseguenze delle proprie scelte. In altre parole, vuole essere sempre in grado di spiccare il salto e passare dall&#8217;altra parte della barricata, qualora se ne presenti la necessit\u00e0, con il minimo danno e il minimo disturbo. Soprattutto, vuole precostituirsi un alibi; vuole parare in anticipo le critiche, le obiezioni: <em>Ma tu, come mai dici oggi il contrario di quel che sostenevi fino a ieri?<\/em>; non gli piace dover confessare: <em>Perch\u00e9 sono un verme e un ambizioso sfrontato, senza principi e senza dignit\u00e0<\/em>; molto pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 elegante poter controbattere: Anche qui c&#8217;\u00e8 il trucco, e si vede: egli utilizza la parola r<em>ealt\u00e0<\/em>, ma ci\u00f2 che intende dire \u00e8 <em>verit\u00e0.<\/em> <em>Ma io non mi sto contraddicendo; \u00e8 il mondo in cui viviamo che \u00e8 contraddittorio: in un tale mondo, la coerenza \u00e8 un patetico sfoggio di testardaggine, e non aiuta a comprendere meglio la realt\u00e0, perch\u00e9 la realt\u00e0 \u00e8 multiforme, sfaccettata, mutevole.<\/em> Per cui si pu\u00f2 consentire che la realt\u00e0 sia sfaccettata e mutevole, ma non che lo sia la verit\u00e0, perch\u00e9 la realt\u00e0 \u00e8 un oggetto, la verit\u00e0 \u00e8 un giudizio, cio\u00e8 un atto della mente. E gli atti della mente son soggetti al principio di non contraddizione: non si pu\u00f2 dire che A \u00e8 anche B, non si pu\u00f2 dire che una mela \u00e8 una pera, o <em>anche<\/em> una pera. Se \u00e8 una mela, \u00e8 una mela; e se \u00e8 una pera, \u00e8 una pera. <em>Tertium non datur<\/em>.<\/p>\n<p>Dobbiamo ammettere che anche noi, a suo tempo, siamo stati affascinati e sedotti dalla possibilit\u00e0 di porre in dubbio il principio d&#8217;identit\u00e0 e quello di non contraddizione e ritenere che una cosa possa essere e non essere contemporaneamente. Quel che ci ha fatto mutare opinione sono state l&#8217;assurdit\u00e0 delle conclusioni cui, cos\u00ec facendo, si va incontro, e anche la possibilit\u00e0 che ne viene ai cattivi maestri, i sofisti, di volgere a proprio vantaggio la dottrina del relativismo, distruggendo negli uomini ogni amore per la verit\u00e0. Naturalmente, in filosofia, non \u00e8 lecito negare una verit\u00e0 concettuale solo perch\u00e9 se ne temono le conseguenze pratiche, o perch\u00e9 si teme il cattivo uso che di quella verit\u00e0 potrebbe essere fatto. Precisiamo allora che, su di un piano teorico, conserviamo l&#8217;opinione che il principio di non contraddizione, s\u00ec, possa anche non applicarsi alla realt\u00e0 in quanto tale, cio\u00e8 a livello ontologico: perch\u00e9 dell&#8217;essere in quanto essere noi uomini, a dirla tutta, non sappiamo nulla, tranne ci\u00f2 che l&#8217;Essere ritiene di farci sapere, mentre, per tutto il resto, il nostro sapere umano \u00e8 frutto di ragionamenti umani, e l&#8217;essere in s\u00e9 stesso non \u00e8 affatto tenuto ad uniformarsi ad essi. Chi pu\u00f2 dire se, al livello dell&#8217;essere, le nostre categorie concettuali e la nostra logica, basata, appunto, sul principio di identit\u00e0 e sul principio di non contraddizione, siano strumenti adeguati per descrivere il reale? Sta di fatto, per\u00f2, che noi, proprio in quanto uomini, siamo immersi in una dimensione del reale che corrisponde al nostro universo concettuale, e che possiamo descrivere e indagare solo in base ad esso: perci\u00f2, ai fini pratici, anche la nostra filosofia non pu\u00f2 essere altro che un tentativo di descrivere e analizzare il reale secondo la prospettiva che ci \u00e8 consentita dalla nostra stessa natura. E al nostro livello di realt\u00e0 e di comprensione, valgono il principio di identit\u00e0 e il principio di non contraddizione: A \u00e8 A, e non \u00e8 B. Chi nega questo doppio principio, bara al gioco, perch\u00e9 non dice, come dovrebbe dire, che la possibilit\u00e0 di negarlo si pone soltanto, e in via d&#8217;ipotesi, al livello dell&#8217;essere in quanto essere, ma non al nostro livello, di enti finiti e limitati, che possono ragionare unicamente in maniera finita e limitata. Al livello dell&#8217;essere, infatti, i due fattori che per noi sono decisivi, lo spazio e il tempo, vengono totalmente trascesi: ed \u00e8 ovvio che fa molta differenza se si sta predicando qualche attributo di una cosa come essa \u00e8 qui e ora, o come essa \u00e8 stata o come sar\u00e0, magari in un altro luogo. Di un uomo, per esempio, \u00e8 assurdo predicare, sul piano del finito, che egli \u00e8 vivo e non vivo allo stesso tempo; ma sul piano dell&#8217;essere, che \u00e8 il piano dell&#8217;assoluto, lo si pu\u00f2 predicare come vivo fino a quando \u00e8 legato alla vita del suo corpo mortale, e come non vivo fisicamente, ma vivo in senso assoluto, dopo che da quel corpo egli si \u00e8 disciolto. Tutto dipende, dunque, da quale prospettiva si decide di assumere: l&#8217;onest\u00e0 (o la disonest\u00e0) consiste nel chiarire (o non chiarire) se si sta predicando qualcosa di una cosa, sul piano del finito e dell&#8217;immanenza, o sul piano dell&#8217;assoluto e perci\u00f2 della trascendenza.<\/p>\n<p>Vale la pena di rileggersi quel passo del maestro di san Tommaso, Aristotele, nel quale il grande filosofo greco fa chiarezza sull&#8217;affermare e sul negare un certo predicato di una stessa cosa (Aristotele, <em>Dell&#8217;interpretazione<\/em>, a cura di Marcello Zanatta, Milano, Rizzoli, 1992, 8-9, pp. 91-95):<\/p>\n<p><em>8. Unica \u00e8 l&#8217;affermazione ed unica la negazione che significa una sola cosa di una sola cosa, sia essa un universale in forma universale o non, parimenti; per esempio: &quot;ogni uomo \u00e8 bianco &#8212; non ogni uomo \u00e8 bianco, uomo \u00e8 bianco &#8212; uomo non \u00e8 bianco&quot;, se bianco significa una sola cosa<\/em><\/p>\n<p><em>Se invece un solo nome sta per due cose, dalle quali non ne risulta una sola, non \u00e8 unica l&#8217;affermazione. Per esempio, se si ponesse il nome &quot;drappo&quot; al cavallo e all&#8217;uomo, &quot;il drappo \u00e8 bianco&quot; non sarebbe, questa, un&#8217;unica affermazione [n\u00e9 vi \u00e8 una sola negazione]. Infatti non fa nessuna differenza dire questo oppure &quot;l&#8217;uomo e il cavallo sono bianchi&quot;, e ci\u00f2 non differisce in nulla dal dire &quot;il cavallo \u00e8 bianco e l&#8217;uomo \u00e8 bianco&quot;. Se dunque queste enunciazioni significano molte cose e sono molteplici, \u00e8 chiaro che anche la prima o significa molte cose o non significa niente, giacch\u00e9 non esiste qualche &quot;uomo-cavallo&quot;. Di conseguenza neppure in queste enunciazioni \u00e8 necessario che un&#8217;enunciazione della contraddizione sia vera e l&#8217;altra falsa.<\/em><\/p>\n<p><em>9. Nel caso, dunque, delle cose che sono e che sono state \u00e8 necessario che l&#8217;affermazione o la negazione sia vera o falsa; e nel caso delle enunciazioni contraddittorie relative agli universali esperti [crediamo trattarsi di un refuso per esperiti] in forma universale ed in quello delle enunciazioni contraddittorie relative agli individui, sempre l&#8217;una \u00e8 vera e l&#8217;altra falsa, come s&#8217;\u00e8 detto. Invece nel caso delle enunciazioni contraddittorie relative agli universali espressi in forma non universale non \u00e8 necessario. E s&#8217;\u00e8 detto anche di queste.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma nel caso delle cose individuali e future non \u00e8 nello stesso modo. Se infatti ogni affermazione o negazione \u00e8 vera o falsa, \u00e8 necessario anche che ogni cosa o sussista o non sussista. Se infatti uno dir\u00e0 che ci sar\u00e0 una certa cosa ed un altro dir\u00e0 che questa medesima cosa non ci sar\u00e0, \u00e8 chiaro che uno o l&#8217;altro di essi dice necessariamente il vero, se ogni affermazione \u00e8 vera o falsa: giacch\u00e9 entrambe le cose non sussisteranno contemporaneamente in tali casi&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Di conseguenza, per fare un esempio di attualit\u00e0, noi possiamo anche dire che il matrimonio \u00e8 l&#8217;unione, sancita per legge, di un uomo con un altro uomo, anche se ci\u00f2 non si \u00e8 mai visto n\u00e9 udito in alcuna societ\u00e0 umana, prima d&#8217;ora, e quindi neppure nel linguaggio; ma non possiamo chiamare <em>matrimonio<\/em> sia quello di un uomo con un uomo, sia quello di un uomo con una donna, perch\u00e9 <em>unica \u00e8 l&#8217;affermazione ed unica la negazione che significa una sola cosa di una sola cosa<\/em>, come dice Aristotele, non solo sulla base della logica, ma anche del senso comune. Una cosa non pu\u00f2 essere anche un&#8217;altra cosa <em>nello stesso tempo<\/em>, a meno che noi vogliamo introdurre, scientemente e lucidamente, la pazzia nel mondo, attraverso un linguaggio che non ha pi\u00f9 alcun significato. Infatti, <em>se si ponesse il nome &quot;drappo&quot; al cavallo e all&#8217;uomo, &quot;il drappo \u00e8 bianco&quot; non sarebbe, questa, un&#8217;unica affermazione<\/em>, ma sarebbe un&#8217;affermazione doppia, contraddittoria e perci\u00f2 ambigua: si starebbe parlando dell&#8217;uomo o del cavallo? Nessuno potrebbe dirlo con certezza. Specificarlo, sarebbe la stessa cosa che ammettere che un solo nome non pu\u00f2 designare due oggetti diversi: e allora a che scopo chiamare <em>drappo<\/em> sia il cavallo che l&#8217;uomo? Questa, ripetiamo, non \u00e8 solamente logica, la vecchia buona logica di Aristotele; non \u00e8 solo realismo, il sano realismo di san Tommaso d&#8217;Aquino: \u00e8 anche il modo di parlare e di ragionare che scaturisce dal senso comune. Eppure, la pazzia \u00e8 arrivata cos\u00ec innanzi, nel linguaggio che usiamo abitualmente, che non ci accorgiamo pi\u00f9 neppure di servirci di espressioni che stridono con la logica, il realismo e il senso comune. Omosessualit\u00e0, per esempio: \u00e8 una parola truffa, perch\u00e9 a ben guardare, \u00e8 una parola priva di senso, come <em>drappo<\/em> per indicare sia il cavallo che l&#8217;uomo. La sessualit\u00e0, infatti, \u00e8 la natura della relazione che esiste fra il maschile e il femminile. Pertanto \u00e8 evidente che la relazione fra due sessi uguali non \u00e8 <em>sessualit\u00e0<\/em>, ma un&#8217;altra cosa. Bisogner\u00e0 chiamarla in un altro modo: omoerotismo, omofilia, e via dicendo. Se non lo si fa; se ci si serve abitualmente della parola <em>omosessualit\u00e0<\/em>, lo si fa in mala fede: si vuol far passare l&#8217;idea che la relazione uomo-uomo (e donna-donna) sia una relazione di natura sessuale, mentre non lo \u00e8, visto il significato che la lingua attribuisce alla parola <em>sessualit\u00e0.<\/em> E la ragione di questa malafede \u00e8 evidente: si vuole indurre le persone a pensare all&#8217;omosessualit\u00e0 come a una forma di sessualit\u00e0 del tutto equivalente alla eterosessualit\u00e0. Ma <em>eterosessualit\u00e0<\/em> \u00e8 una parola inutilmente rafforzativa, come sarebbe l&#8217;espressione <em>a me mi<\/em>: perch\u00e9 sessualit\u00e0 vuol dire relazione del maschile col femminile, e null&#8217;altro. Non parliamo, poi, di parole come <em>bisessualit\u00e0<\/em> o <em>transessualit\u00e0<\/em>: non hanno senso, semplicemente. Si dovrebbe parlare, semmai, di bi-erotismo e di trans-erotismo: allora s\u00ec, avrebbero un senso. La natura di questa mistificazione del linguaggio \u00e8 ideologica: si vuol manipolare il pensiero, alterando il senso delle parole. Per lo stesso motivo, \u00e8 inaccettabile la parola <em>gay<\/em>, che vuol dire <em>allegro<\/em>: perch\u00e9 tale \u00e8 la definizione che si vuol dare, in chiave auto-celebrativa, di ci\u00f2 che logica e senso comune definiscono, oggettivamente, <em>inversione<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Grande Inganno parte dal linguaggio: chi \u00e8 padrone del linguaggio, \u00e8 padrone del Discorso; e chi \u00e8 padrone del Discorso, \u00e8 padrone del mondo, perch\u00e9<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30164,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[42],"tags":[92],"class_list":["post-29377","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-logica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-logica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29377","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29377"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29377\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30164"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29377"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29377"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29377"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}