{"id":29366,"date":"2008-02-09T11:03:00","date_gmt":"2008-02-09T11:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/02\/09\/un-film-al-giorno-una-ragione-per-vivere-e-una-per-morire-di-tonino-valerii-1972\/"},"modified":"2008-02-09T11:03:00","modified_gmt":"2008-02-09T11:03:00","slug":"un-film-al-giorno-una-ragione-per-vivere-e-una-per-morire-di-tonino-valerii-1972","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/02\/09\/un-film-al-giorno-una-ragione-per-vivere-e-una-per-morire-di-tonino-valerii-1972\/","title":{"rendered":"Un film al giorno: \u00abUna ragione per vivere e una per morire\u00bb di Tonino Valerii (1972)"},"content":{"rendered":"<p>Per quale mai ragione il colonnello Pembroke (James Coburn), con quell&#8217;aria da duro &#8211; e non ne ha solamente l&#8217;aria, ma anche la stoffa &#8211; si \u00e8 deciso a consegnare ai Confederati il Fort Holman, di cui era comandante, senza sparare un colpo di fucile?<\/p>\n<p>Eppure il forte sorge in posizione praticamente imprendibile: un vero e proprio nido d&#8217;aquila arrampicato in cima a una montagna, circondato da un abisso di roccia che solo un uccello potrebbe raggiungere senza farsi notare. Le mura non consistono in una palizzata di tronchi d&#8217;albero, ma sono di solida pietra, quasi come quelle di un castello medioevale; le artiglierie tengono sotto tiro, implacabilmente, l&#8217;intera vallata sottostante; la guarnigione \u00e8 numerosa e pu\u00f2 disporre di abbondanti scorte di viveri e munizioni, che le consentono di resistere anche ad un assedio prolungato. Inoltre, le misure di sicurezza sono straordinariamente rigorose e ben calcolate. Esiste, s\u00ec, un sentiero che conduce in cima allo sperone montuoso: ma, giunto davanti alla spianata, s&#8217;interrompe al cospetto di un <em>canyon<\/em> che taglia la valle perpendicolarmente e che \u00e8 scavalcato da uno stretto ponticello, battuto da venti incessanti, lungo il quale nemmeno una formica potrebbe avanzare senza far scattare immediatamente l&#8217;allarme.<\/p>\n<p>Che cosa, dunque, tranne l&#8217;incapacit\u00e0 e la codardia, possono aver indotto Pembroke a darsi per vinto e ad aprire le porte ai Sudisti, cedendo loro, senza colpo ferire, una delle posizioni strategiche pi\u00f9 importanti di tutto lo scacchiere di guerra del West, arrecando un danno gravissimo alla causa dell&#8217;Unione impegnata, all&#8217;Ovest, nelle sanguinose battaglie della guerra di secessione? Questo ha pensato la corte marziale che lo ha processato e lo ha condannato ad essere espulso, con disonore, dai quadri dell&#8217;esercito nordista. A nulla gli \u00e8 valsa la sua fama di ufficiale energico e competente; e neppure la circostanza che suo figlio \u00e8 caduto in guerra. E cos\u00ec Pembroke non solo \u00e8 stato radiato dall&#8217;esercito per indegnit\u00e0, ma anche spedito in un campo di internamento sotto l&#8217;accusa, gravissima, di alto tradimento.<\/p>\n<p>Il colonnello, per\u00f2, non \u00e8 uomo da lasciarsi legare come un capretto e condurre al macello, inerme e rassegnato; \u00e8 un uomo che ha risorse da vendere, e le adopera senza indugio per fuggire dal campo d&#8217;internamento. Ma a che vale lottare con tutte le proprie forze, quando il destino si \u00e8 messo decisamente contro coloro che vuol perdere? Pembroke viene catturato e, per giunta, ingiustamente accusato di furto. Gettato in una cella, sotto la sorveglianza di un ufficiale che era stato suo collega e che, come tutti, lo giudica un infame traditore, questa volta per lui non esistono attenuanti: il plotone d&#8217;esecuzione \u00e8 la sorte che, inevitabilmente, lo attende.<\/p>\n<p>Eppure Pembroke \u00e8 maledettamente coriaceo e, forse, il piombo per fucilarlo, o la corda per impiccarlo, non sono ancora stati fabbricati. Bench\u00e9 il suo ex collega non nutra alcuna simpatia e n\u00e9 provi la bench\u00e9 minima indulgenza nei suoi confronti, non pu\u00f2, tuttavia, restare insensibile alla proposta che si sente rivolgere: la riconquista di Fort Holman. Una missione semplicemente impossibile, come \u00e8 evidente a chiunque.<\/p>\n<p>Ma, in fondo, perch\u00e9 non lasciare che l&#8217;ex colonnello faccia un disperato tentativo, dal momento che non chiede neppure uno squadrone di cavalleria n\u00e9 un solo pezzo d&#8217;artiglieria, ma soltanto di poter disporre di un pugno d&#8217;uomini decisi a rischiare il tutto per tutto?<\/p>\n<p>Del resto, anche volendo, uomini da arrischiare in una simile impresa, totalmente folle, non ce ne sono: servono tutti all&#8217;Ovest, ove sono in corso le grandi carneficine di Gettysburg, Antietham, Chattanooga, Atlanta e Vicksburg, nelle quali la nuova, tremenda arma di sterminio di massa &#8211; la mitragliatrice &#8211; sta aprendo dei vuoti paurosi nelle file di entrambi gli eserciti; e la guerra si sta trasformando in una vera e propria guerra di esaurimento.<\/p>\n<p>Tutto quel che si pu\u00f2 dare a Pembroke, se proprio ci tiene tanto a farsi uccidere per riconquistare almeno un po&#8217; di onore &#8211; \u00e8 un manipolo di sette avanzi di galera che, condannati per gravi reati di vario genere, erano in attesa dell&#8217;impiccagione. Fra essi c&#8217;\u00e8 anche un ladro di polli dalla corporatura gigantesca (Bud Spencer, alias Carlo Pedersoli), che non \u00e8 &#8211; a differenza dei suoi compagni occasionali &#8211; un criminale incallito, ma un poveraccio spinto a rubare dalla fame; ed \u00e8 proprio colui che aveva accusato il colonnello, provocandone l&#8217;arresto, in circostanze invero piuttosto curiose e sfortunate. Un po&#8217; come ai marinai di Cristoforo Colombo, viene dunque offerta a quei condannati l&#8217;alternativa fra il capestro e l&#8217;arruolamento in una missione considerata pressoch\u00e9 suicida; e, ovviamente, scelgono tutti la seconda, ma con la segreta speranza (e nemmeno poi tanto dissimulata) di poter tagliare la corda alla prima occasione.<\/p>\n<p>Pembroke, che non \u00e8 un ingenuo, lo sa benissimo, cos\u00ec come si rende perfettamente conto di non poterli sorvegliare tutti da solo: se solamente volessero, potrebbero tagliargli la gola e voltare i cavalli alla prima occasione. Ed \u00e8 per tale ragione che decide di giocare a carte scoperte. Poco dopo essersi messo in marcia, a cavallo, con quella specie di reparto di <em>desperados<\/em>, rinuncia a ogni precauzione e lascia gli uomini praticamente liberi di scegliere se seguirlo oppure no. Ma l&#8217;astuto ex ufficiale teneva nascosto un asso nella manica, e lo cala al momento giusto: fa balenare davanti a quei delinquenti la prospettiva di arricchirsi oltre ogni immaginazione. Afferma, infatti, che nei forzieri di Fort Holmann \u00e8 custodito un autentico tesoro: una montagna di dollari di cui lui solo conosce l&#8217;esistenza e coi quali potranno rifarsi una vita, andandosene per sempre in qualche luogo ben lontano.<\/p>\n<p>La prospettiva del denaro accende la scintilla della cupidigia negli sguardi di quei delinquenti, la feccia della societ\u00e0 civile; nessuno di loro, per\u00f2, \u00e8 cos\u00ec pazzo da preferire la ricchezza alla vita, ed essi sanno bene che conquistare Fort Holman \u00e8 semplicemente impossibile. Oltre alla guarnigione sudista, composta da non meno di cento uomini, agli ordini del maggiore Ward (Terry Savalas), sanno bene che il forte \u00e8 protetto dalla sua inaccessibilit\u00e0 e dai sofisticati sistemi di allarme, che ne fanno un obiettivo irraggiungibile. Ma Pembroke \u00e8 un diavolo d&#8217;uomo: teneva nascosto un secondo asso nella manica, e lo cala a sua volta: lui, e lui solo, conosce un sistema infallibile per aggirare le complicate misure di protezione e per introdursi all&#8217;interno del forte. Si tratta di scalare la parete rocciosa al sotto del ponte in legno che d\u00e0 accesso alla fortezza, sfruttando la sua perfetta conoscenza del terreno e, soprattutto, avvalendosi dell&#8217;opera di uno di loro che, travestito da sudista, si presenter\u00e0 al portone con tutti i documento in regola, e che far\u00e0 in modo di distrarre le sentinelle durante l&#8217;arrampicata dei compagni.<\/p>\n<p>Adesso quei sette malviventi, sfuggiti per un soffio alla corda del boia, cominciano ad essere tentati. La prospettiva di arricchirsi senza andare incontro a una morte certa, ma affrontando un rischio calcolato e sfruttando il fattore sorpresa, fa presa su di loro, abituati come sono a vivere pericolosamente. Sia pure attraverso forti dubbi, timori e incertezze, alla fine si convincono a seguire quel pazzo colonnello, accusato di vilt\u00e0 e tradimento.<\/p>\n<p>Un&#8217;ultima cosa resta da definire: i rapporti di forza all&#8217;interno del gruppo. Una cosa \u00e8 seguire quello strano ufficiale per una scelta volontaria e considerarlo un socio alla pari, o quasi, in una spericolata impresa d&#8217;affari; un&#8217;altra, e ben diversa, prestargli obbedienza riconoscendo il suo grado, come se fossero dei veri militari.<\/p>\n<p>E il momento della verit\u00e0 non tarda a presentarsi, allorch\u00e9 quegli uomini duri e violenti, che in cuor loro non possono soffrire Pembroke, nel quale intuiscono un tipo umano ben diverso dal proprio, decidono di dargli una lezione. Messolo alle strette, lo provocano e poi lo minacciano con le armi, decisi a scoprire il suo gioco e a vedere di che pasta sia fatto e fino a dove sia disposti ad arrivare. Per\u00f2 lo hanno sottovalutato: l&#8217;ex colonnello non reagisce alla provocazione e, senza batter ciglio, si mette in ginocchio e raccoglie, uno ad uno, i fagioli fritti che si sono sparsi a terra, quando uno degli energumeni gli ha fatto volar via la pentola di mano.<\/p>\n<p>Uno solo di quei sette non gradisce l&#8217;umiliazione che gli \u00e8 stata inflitta e, al tempo stesso, ha l&#8217;intuizione che non sia affatto la paura ad averlo reso cos\u00ec remissivo: il ladruncolo barbuto, grande e grosso, chiamato Eli, che ora gli \u00e8 diventato amico, perch\u00e9 sta imparando a stimarlo. Forse \u00e8 la prima volta, in vita sua, che qualcuno lo ha trattato con lealt\u00e0, senza disprezzo. E poi, quella storia di introdursi a Fort Holman di soppiatto, per catturare sia la guarnigione che il tesoro, non gli \u00e8 chiara: deve esserci qualche cosa sotto. Cos\u00ec come Eli non ha un animo incallito nel male come gli altri del &quot;mucchio selvaggio&quot;, allo stesso modo Pembroke non pu\u00f2 essere quello che sembra: un pazzo che vuol farsi uccidere, solo per riscattare il suo onore di militare.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio cos\u00ec: Pembroke ha un segreto che si porta dentro, e delle ragioni tutte sue per voler tentare l&#8217;impresa, apparentemente senza speranza, di riconquistare il forte di cui era stato il comandante. Nessuno sa, infatti, che egli si era risolto a consegnare il forte al maggiore Ward sotto la pressione di un terribile ricatto: ottenere la salvezza per suo figlio, che era stato fatto prigioniero dai sudisti.<\/p>\n<p>Per tale ragione, e non certo per vilt\u00e0 o inettitudine, aveva acconsentito a evacuare il forte, consegnandolo nelle mani dei nemici; ed era stato un sacrificio inutile, oltre che disonorevole, perch\u00e9 il cinico e crudele maggiore Ward non aveva rispettato i termini dell&#8217;accordo, e aveva fatto ugualmente passare il ragazzo per le armi. Pembroke non aveva parlato con nessuno di quel dramma familiare, considerandolo una faccenda assolutamente privata; e non ne aveva fatto parola neanche davanti alla corte marziale, che lo aveva giudicato e condannato. A che cosa sarebbe servito, poi? In fondo, se anche lo avessero condannato a morte, gli avrebbero fatto quasi un piacere: orami non gli importava pi\u00f9 di vivere.<\/p>\n<p>Ma poi, ecco, qualcosa era cambiato nel suo animo stanco e scoraggiato. Gli era balenata in mente una valida ragione per continuare a vivere: vendicarsi di Ward; vendicare la morte del suo ragazzo; e, al tempo stesso, riparare all&#8217;errore commesso per debolezza paterna, recuperando il possesso di quel forte strategico. Il deposito d&#8217;oro esiste veramente, ma nulla gliene importa; per lui, \u00e8 semplicemente l&#8217;esca che gli ha consentito di assicurarsi la collaborazione, interessata e non certo priva di rischi, di quel drappello di pendagli da forca. Di tutto quel gruppo di disperati, egli \u00e8 l&#8217;unico a sentirsi, e ad essere, totalmente libero sia da timori che da speranze: se sar\u00e0 ucciso avranno fine la sua pena e i suoi rimorsi; se riuscir\u00e0 a farcela, potr\u00e0 prendersi la sua agognata vendetta, Sia in un caso che nell&#8217;altro, non avr\u00e0 nulla da perdere.<\/p>\n<p>Con un tale stato d&#8217;animo, che potremmo definire di tranquilla disperazione, Pembroke si accinge a tentare la sua audace impresa.<\/p>\n<p>Per prima cosa, bisogna rifornirsi di armi e materiale vario, specialmente per l&#8217;arrampicata lungo il costone roccioso: e il minuscolo paese che sorge, isolato, ai piedi della montagna, \u00e8 l&#8217;unico luogo dove possono fare acquisti, ma \u00e8 abitato da una popolazione fieramente sudista. Gli otto uomini vi entrano un po&#8217; alla chetichella, cercando di non dar troppo nell&#8217;occhio; ma un malaugurato incidente sta per tradirli, quando riescono a salvare la situazione con una trovata geniale: gridando e ballando come impazziti, si mettono ad annunciare la fine della guerra e la vittoria della Confederazione sudista. Dapprima increduli, poi travolti dalla felicit\u00e0, gli abitanti si abbandonano a una gigantesca <em>fiesta<\/em> con musica, danze e ogni sorta di allegre follie. Per fortuna di Pembroke e dei suoi, evidentemente non c&#8217;\u00e8 un telegrafo che possa smentirli.<\/p>\n<p>\u00c8 una scena piuttosto ben girata e al tempo stesso originale: commovente il contrasto fra l&#8217;esultanza di quei poveretti, che si scatenano in mille danze al suono della fisarmonica, e la lucida astuzia di quegli otto avventurieri che hanno trovato, <em>in extremis<\/em>, il modo di distrarre i sospetti e farla franca, sgattaiolando poi, in punta di piedi, con i cavalli e tutti i necessari rifornimenti.<\/p>\n<p>Sia pure alla lontana, \u00e8 una scena che ha qualcosa della malinconia dell&#8217;ultima notte di Troia, cos\u00ec come \u00e8 narrata nei versi drammatici del II canto dell&#8217;<em>Eneide<\/em> di Virgilio. Ma, questo, lo spettatore lo pensa, perch\u00e9 sa come si sia conclusa, realmente, la guerra di secessione americana, nel 1865: con la resa del Sud e la sua totale devastazione, dalla quale non sarebbe mai pi\u00f9 riuscito a riprendersi completamente.<\/p>\n<p>Ora incomincia la parte pi\u00f9 difficile dell&#8217;operazione.<\/p>\n<p>Mentre Pembroke e altri sei si accingono a dare l&#8217;assalto alla parete verticale, inerpicandosi con delle funi ma badando a non fare il minimo rumore (anche il rotolare di una pietra potrebbe tradirli), Eli si presenta al portone di Fort Holman in perfetta tenuta sudista. Finge di essere un portaordini, mandato dal comando confederato con un dispaccio urgente per il comandante del forte, e viene introdotto nel suo ufficio. Lo accompagna un simpatico sottufficiale anzianotto, visiera bassa sul naso e pipa sempre stretta fra i denti, con una corta mantellina gettata sulle spalle: il sergente Spike (l&#8217;attore Georges G\u00e9ret), una vecchia conoscenza del ladruncolo che per\u00f2, per fortuna, pur avendo l&#8217;impressione di averlo gi\u00e0 visto da qualche parte, non riconosce.<\/p>\n<p>Il forte, visto dall&#8217;interno, sembra ancor pi\u00f9 un antico maniero e, in parte, una di quelle missioni spagnole che costellavano il Texas e il Nuovo Messico nel XVII e nel XVIII secolo. Le mura di pietra sono spesse, a prova di cannone; la sorveglianza \u00e8 strettissima; la guarnigione si sente perfettamente al sicuro, senza perci\u00f2 trascurare le pi\u00f9 rigorose misure di sicurezza, come un meccanismo perfettamente collaudato.<\/p>\n<p>Ed ecco il falso caporale sudista introdotto alla presenza del misterioso maggiore Ward. Quest&#8217;ultimo \u00e8 in riunione con alcuni giovani ufficiali del suo stato maggiore, coi quali sembra in intima confidenza; impressione sgradevole, che si accentua allorch\u00e9 si volta per accendersi un sigaro, sfregando il fiammifero sulle parti intime di una scultura in pietra del caminetto, raffigurante un giovinetto nudo. \u00c8 un uomo dalle maniere untuose, in cui si intuiscono coesistere la crudelt\u00e0 pi\u00f9 spietata e una estrema vigliaccheria, entrambe dissimulata dietro i modi rudi e sicuri del militare di carriera.<\/p>\n<p>Dopo aver letto il falso messaggio, il maggiore ordina al sergente Spike di far ripartire il preteso caporale, subito dopo averlo fatto rifocillare. Ci\u00f2 farebbe saltare il piano di Pembroke, poich\u00e9 l&#8217;incursione nel forte \u00e8 stata stabilita per il mattino dopo, con la complicit\u00e0 di Eli dall&#8217;interno di esso: \u00e8 essenziale, quindi, per la riuscita del colpo di mano, che questi riesca a pernottare a Fort Holman. Mostrando una buona dose di sangue freddo, Eli afferma di essere esausto per aver cavalcato l&#8217;intera giornata e chiede rispettosamente, secondo il regolamento, di potersi riposare la notte, prima di ripartire; ma il maggiore, abituato a disprezzare la fatica altrui, lo accusa di essere un lavativo e gli nega il permesso. Disperato, non sapendo pi\u00f9 a che santo votarsi, Eli tenta il tutto per tutto e <em>&quot;chiede rispettosamente&quot;<\/em> all&#8217;ufficiale il permesso di <em>&quot;fargli vedere le chiappe infuocate&quot;<\/em> dallo sfregamento sulla sella del cavallo; e, detto fatto, si slaccia la cintura, si volta di spalle e tira gi\u00f9 i pantaloni.<\/p>\n<p>\u00c8 un espediente quasi folle: ma funziona. Con una smorfia di disgusto, Ward ordina a Spike di levargli di torno quell&#8217;incredibile personaggio e di assegnargli un posto per dormire, assicurandosi che parta al pi\u00f9 presto, il mattino seguente. Eli tira un sospiro di sollievo, ringrazia nelle dovute forme ed esce, accompagnato dal sergente; mentre il maggiore riprende la conversazione coi suoi giovani e piacenti sottoposti.<\/p>\n<p>Spike accompagna Eli nelle camerate e gli trova una branda per coricarsi; non senza avergli domandato, prima di andarsene, se per caso non si siano gi\u00e0 visti, in qualche altra circostanza: al che, l&#8217;altro nega recisamente. Intanto, senza averne l&#8217;aria, Eli si guarda intorno e cerca di imprimersi nella memoria tutti i particolari che possano tornargli utili. Ma c&#8217;\u00e8 poco da fare, si rende subito conto di trovarsi all&#8217;interno di una fortezza munitissima; e, in caso di attacco, un sistema d&#8217;allarme \u00e8 pronto a scattare, facendo accorrere l&#8217;intera guarnigione, in men che non si dica, ai posti di combattimento.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, accompagnando Spike nel suo giro d&#8217;ispezione, Eli ha modo di constatare quanto sia ben custodito anche il ponte che scavalca il burrone, in cima alla montagna; ma scorge anche i suoi compagni che si stanno avvicinando alla sommit\u00e0 e, di nuovo, salva la situazione, distraendo il sergente Spike e la sentinella, appena in tempo per evitare che Pembroke e gli altri vengano scoperti.<\/p>\n<p>Il mattino seguente, per\u00f2, le cose non vanno come era stato previsto. Infatti, al forte \u00e8 giunto un vero messaggero del comando confederato; e, cos\u00ec, il maggiore Ward ha scoperto che Eli \u00e8 un impostore, probabilmente una spia nordista. Ordina pertanto che sia chiuso a chiave in una stanza, in attesa di poterlo interrogare con comodo; ma il precipitare degli avvenimenti far\u00e0 s\u00ec che tutti, al forte, si dimentichino di lui per qualche ora.<\/p>\n<p>Dopo fatiche e pericoli tremendi, Pembroke e gli altri sono giunti in cima alla montagna e fanno irruzione proprio nella galleria ove \u00e8 custodito il tesoro. Ma l&#8217;allarme scatta, e decine di soldati sudisti, imbracciate le armi, cominciano ad accorrere, pur non comprendendo ancora cosa sia accaduto. In breve, gli intrusi sono scoperti e attaccati; ma, nel corso di una sparatoria violentissima, riescono ad avere la meglio sul primo gruppo di avversari. Dopo di che, aprendosi la strada a forza di dinamite, penetrano, assolutamente inaspettati, all&#8217;interno del forte; mentre la sirena, con ossessionante monotonia, chiama i difensori a raccolta. La banda degli avventurieri si \u00e8 frattanto impadronita di una mitragliatrice, poi di una seconda: e ha cos\u00ec inizio un gigantesco, spaventoso massacro.<\/p>\n<p>Presi completamente alla sprovvista, i soldati sudisti cadono sotto quella tempesta di fuoco che si abbatte su di loro, non si sa bene da dove. I cadaveri si ammucchiano a terra, sempre pi\u00f9 numerosi; mentre anche gli uomini di Pembroke, uno dopo l&#8217;altro, cadono a loro volta, colpiti dalle fucilate o trafitti dalle baionette. L&#8217;ex colonnello nordista, simile a un demone vendicatore, si getta in quell&#8217;inferno con la determinazione e la ferocia di un angelo della morte: l&#8217;energia lungamente compressa si scatena, \u00e8 arrivato il momento della resa dei conti. Si tratta di una sequenza memorabile, epica, che contrasta con i tempi lunghi della parte precedente, dilatati in maniera innaturale sul modello dei <em>western<\/em> di Sergio Leone.<\/p>\n<p>Frattanto anche Eli, finalmente, \u00e8 riuscito a evadere dalla sua prigione. Mentre armeggiava con un ferro per forzare la serratura, l&#8217;esplosione del deposito delle munizioni provoca un forte spostamento d&#8217;aria che gli rovescia addosso la porta. Adesso \u00e8 libero; e, mentre nessuno pi\u00f9 si ricorda di lui, raggiunge il cortile e si unisce ai suoi compagni scatenati, mettendosi a sua volta a sparare con una mitragliatrice e fornendo un valido aiuto a Pembroke, che si sta battendo come un demonio.<\/p>\n<p>Fort Holman \u00e8, ormai, una rovina; tra le macerie fumanti non si aggirano pi\u00f9 che pochi soldati con l&#8217;uniforme grigia. Anche il sergente Spike \u00e8 caduto sotto quella gragnola di proiettili; l&#8217;inseparabile pipa gli \u00e8 scivolata dalle labbra, e il vecchio soldato ha reclinato la testa per sempre. Anche gli attaccanti hanno perso la vita nel loro assalto temerario; l&#8217;ultimo, che aveva rivolto la sua arma contro Pembroke, \u00e8 liquidato dallo stesso Eli, che ormai si \u00e8 affezionato all&#8217;ex colonnello. E questi, implacabile, grida a gran voce a Ward di uscire e di affrontarlo a viso aperto.<\/p>\n<p>Siamo arrivati alla stretta finale. Uno dei giovani ufficiali sudisti si slancia nel cortile, con la pistola in pugno, invano trattenuto dal maggiore; e cade crivellato. Nel forte ormai deserto, irriconoscibile, popolato ormai solo da innumerevoli cadaveri, finalmente Ward esce allo scoperto e rifiuta di battersi, poi getta la sciabola ai piedi del suo nemico, fidando nel fatto che questi non oser\u00e0 infierire su un uomo disarmato, che gli si \u00e8 arreso.<\/p>\n<p>Per un lunghissimo momento, i due mortali avversari sono fronte a fronte: Pembroke ha puntato la sua sciabola alla gola del maggiore; esita per un attimo; poi, gridandogli: <em>&quot;Questo \u00e8 per mio figlio!&quot;<\/em>, gliela immerge in profondit\u00e0. Anche questa \u00e8 una scena epica, che ricorda il duello finale di Enea contro Turno: allorch\u00e9 l&#8217;eroe troiano, visto il balteo di Pallante sulla spalla del suo nemico, lo trafigge, esclamando che \u00e8 Pallante a dargli il colpo di grazia.<\/p>\n<p>La missione \u00e8 compiuta: il figlio di Pembroke \u00e8 vendicato; Fort Holman \u00e8 stato espugnato; e il tesoro \u00e8 tutto di Eli, che se lo \u00e8 meritato. Al colonnello non interessa affatto il denaro; non interessa pi\u00f9 niente: quel che doveva fare, \u00e8 riuscito a farlo, anche se il prezzo pagato, in vite umane, \u00e8 stato terribile. E cos\u00ec si allontana lentamente, camminando fra mucchi di cadaveri e macerie annerite, in mezzo al fumo che si leva dagli incendi.<\/p>\n<p>Ora, forse, potr\u00e0 riconciliarsi con se stesso: ma, per poterlo fare, ha dovuto gettarsi quasi nella bocca della morte, e dimostrare a se stesso che non ne aveva alcuna paura.<\/p>\n<p>Il film di Tonino Valerii <em>Una ragione per vivere e una per morire<\/em> \u00e8 un <em>western<\/em> a nostro avviso ben costruito, con una bella fotografia e con una colonna sonora molto suggestiva, firmata da quel bravissimo compositore che \u00e8 Riz Ortolani. Una musica che rimane impressa a lungo nella mente dello spettatore, anche dopo che lo spettacolo \u00e8 finito.<\/p>\n<p>La sceneggiatura \u00e8 firmata dal regista, insieme a Ernesto Gastaldi e a Rafael Azcona, su soggetto dello stesso Gastaldi e di Valerii. I dialoghi sono convenzionali, di genere, tuttavia lapidari ed efficaci. Memorabile la battuta del protagonista nell&#8217;infuriare della mischia, quando si tratta di far saltare un muro con la dinamite, sotto il fuoco della fucileria sudista: a un compagno terrorizzato, che teme di finire in briciole nell&#8217;esplosione, dice con maschia indifferenza: <em>\u00abTu ci tieni a vivere? Io, no\u00bb.<\/em> E accompagna le parole con quella grinta beffarda, che il suo pubblico aveva ammirato, l&#8217;anno prima, in un altro <em>western<\/em> memorabile: <em>Gi\u00f9 la testa<\/em> di Sergio Leone, in cui Coburn &#8211; nei panni di un rivoluzionario irlandese esperto in esplosivi e lacerato, anche l\u00ec, dai sensi di colpa per un dramma familiare &#8211; era stato co-protagonista, assieme all&#8217;ottimo Rod Steiger.<\/p>\n<p>Le risorse impegnate per la realizzazione sono state imponenti, tanto \u00e8 vero che si \u00e8 trattato di una co-produzione di ben quattro Paesi: Italia, Repubblica Federale Tedesca, Francia e Spagna. La pellicola ha una durata di quasi due ore (per la precisione, 118 minuti), anche perch\u00e9, come si \u00e8 detto, prima della battaglia finale i tempi sono molto dilatati e le sequenze lunghissime, quasi al rallentatore.<\/p>\n<p>Gli attori sono ben scelti e tutti bravi.<\/p>\n<p>James Coburn, con la sua maschera virile da lucido disperato, \u00e8 superlativo; e anche gli altri membri del &quot;mucchio selvaggio&quot; sono all&#8217;altezza della situazione. Teddy Savalas impersona un ufficiale vile e pervertito, in maniera molto credibile; Georges G\u00e8ret \u00e8 un vecchio soldato che non si fa illusioni; e Bud Spencer, che non fa a pugni e che spara solo nel finale, non con la pistola ma con la mitragliatrice, \u00e8 quasi una rivelazione. Nei panni di un piccolo delinquente che conserva la sua umanit\u00e0 e si redime, crescendo moralmente nel corso di un&#8217;impresa quasi impossibile e nella quale, forse, \u00e8 l&#8217;unico (oltre al capo) a non inseguire unicamente il miraggio del denaro, risulta sobrio e decisamente efficace.<\/p>\n<p>Mancano le donne: eppure il film regge bene, senza sbadigli. Anche questa, perci\u00f2, \u00e8 stata una scelta coraggiosa da parte del regista, una scelta anticonvenzionale. Beninteso, la presenza femminile \u00e8 sempre un elemento importante; non per\u00f2 indispensabile, almeno nel genere <em>western<\/em>; e, a dirla tutta, non se ne pu\u00f2 pi\u00f9 di bellone messe l\u00ec al solo scopo di accalappiare il pubblico maschile, anche se non hanno alcun ruolo da svolgere e se si riducono a fare da tappezzeria o, magari, a esibire qualche procace nudit\u00e0.<\/p>\n<p>Il film, al solito, \u00e8 piaciuto al pubblico, ma \u00e8 stato accolto con gli abituali mugugni dai nostri critici un po&#8217; spocchiosi, che in questi casi non perdono l&#8217;occasione di mostrare la puzza sotto il naso. Peggio per loro. Il cinema va avanti lo stesso, anche se i Solone della critica d&#8217;autore non gradiscono certi prodotti che sono, a loro dire, di basso profilo artistico.<\/p>\n<p>Quanto al regista, Tonino Valerii, nato a Montorio al Vomano, in provincia di Teramo, nel 1934, aveva esordito nel 1966 con un altro <em>western<\/em> all&#8217;italiana, <em>Per il gusto di uccidere<\/em>; e un altro ancora, pi\u00f9 riuscito, lo avrebbe girato nel 1973: <em>Il mio nome \u00e8 nessuno<\/em>, con Terence Hill (quasi a bilanciare la presenza di Bud Spencer nel precedente).<\/p>\n<p>L&#8217;<em>Enciclopedia Garzanti del cinema<\/em> (edizione 2004, vol. 2, p.1.183,) lo definisce, piuttosto velenosamente,<\/p>\n<p><em>&quot;(&#8230;) un buon artigiano di opere commerciali che per tutta la carriera dirige correttamente secondo i crismi dell&#8217;action-movie destinato alla cassetta.&quot;<\/em><\/p>\n<p>E il Mereghetti, a proposito di <em>Una ragione per vivere e una per morire<\/em>, sentenzia:<\/p>\n<p><em>&quot;Ambiziosa, e ricca, co-produzione che punta in alto (il tema della &quot;sporca dozzina&quot;, i tempi morti di Leone, la carneficina finale del<\/em> Mucchio selvaggio<em>) ma non trova mai una vera chiave registica per superare i facili stereotipi del western all&#8217;italiana.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ma il pubblico non l&#8217;ha pensata cos\u00ec, dato che gli ha tributato un buon successo in termini di presenze.<\/p>\n<p>E noi, una volta tanto, ci sentiamo molto pi\u00f9 vicini al giudizio del pubblico che a quello dei signori critici.<\/p>\n<p>La chiave registica c&#8217;\u00e8, e funziona: \u00e8 tutta giocata sul contrasto fra le motivazioni di Pembroke, che arde dal desiderio di vendetta, e quelle dei suoi compagni, i quali (con la sola eccezione di Eli), pensano solo ai quattrini; ma che sono disposti, l&#8217;uno e gli altri, a scendere fino all&#8217;inferno pur di realizzare i loro desideri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per quale mai ragione il colonnello Pembroke (James Coburn), con quell&#8217;aria da duro &#8211; e non ne ha solamente l&#8217;aria, ma anche la stoffa &#8211; si<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,26],"tags":[92],"class_list":["post-29366","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-film-al-giorno","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29366","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29366"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29366\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29366"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29366"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29366"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}