{"id":29362,"date":"2019-05-09T08:50:00","date_gmt":"2019-05-09T08:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/09\/una-pagina-coloniale-di-cui-litalia-puo-andar-fiera\/"},"modified":"2019-05-09T08:50:00","modified_gmt":"2019-05-09T08:50:00","slug":"una-pagina-coloniale-di-cui-litalia-puo-andar-fiera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/09\/una-pagina-coloniale-di-cui-litalia-puo-andar-fiera\/","title":{"rendered":"Una pagina coloniale di cui l&#8217;Italia pu\u00f2 andar fiera"},"content":{"rendered":"<p>Si fa presto a dire: <em>colonialismo<\/em>. Bisogna vedere; bisogna distinguere. I colonialismi non sono stati uguali; e anche all&#8217;interno di ciascuno di essi, \u00e8 doveroso distinguere i diversi aspetti, le diverse componenti, insomma le diverse anime. L&#8217;anima del colonialismo non \u00e8 tutta e solamente nera, come nel <em>Cuore di tenebra<\/em> di Joseph Conrad. E anche il colonialismo italiano, uno degli ultimi, dei pi\u00f9 brevi e dei pi\u00f9 modesti in termini di conquiste territoriali, non pu\u00f2, n\u00e9 deve esser liquidato sotto un sbrigativo giudizio d&#8217;indegnit\u00e0 morale e di brutale sfruttamento delle popolazioni: anche se la cosa piace moltissimi agli storici progressisti e di sinistra, saturi di sentimenti antinazionali e antipatriottici, ai quali non par vero di poter cogliere ogni occasione, ogni pretesto per gettare fango sulla memoria e sugli ideali di quanti si spesero per l&#8217;espansione coloniale del nostro Paese. Per certi aspetti, l&#8217;amministrazione italiana dei popoli coloniali avrebbe avuto molte cose da insegnare perfino alla superpotenza dell&#8217;epoca, la Gran Bretagna, il cui impero abbracciava poco meno di un terzo delle terre emerse: ma di ci\u00f2 abbiamo gi\u00e0 parlato a suo tempo (cfr. il nostro articolo: <em>Il confronto tra colonialismo inglese e italiano<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 16\/11\/13 e ripubblicato su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 03\/12\/17; cfr. anche: <em>Angelo Del Boca e la &quot;sua&quot; Africa<\/em>, rispettivamente il 10\/01\/16 e il 18\/11\/17).<\/p>\n<p>Dal 1885 al 1908 l&#8217;attuale Zaire, ex Repubblica Democratica del Congo, fu governato direttamente da re Leopoldo del Belgio, a titolo privato, con la denominazione di Stato Libero del Congo. Solo del 1908 l&#8217;amministrazione privata di Leopoldo dovette cedere il passo alla sovranit\u00e0 ufficiale del Belgio, che se ne assunse la piena responsabilit\u00e0 giuridica e morale, e tale situazione persistette fino al 1960, allorch\u00e9 i belgi, abbandonando la loro colonia in maniera estremamente precipitosa, la fecero precipitare nel caos della guerra civile e riuscirono, in tal modo, soprattutto per mezzo della <em>Union Mini\u00e9re<\/em>, a rimettere le mani, almeno temporaneamente, sulle immense ricchezze minerarie della provincia pi\u00f9 ricca, il Katanaga (e in quella tragica guerra civile, o meglio in quella serie di guerre tribali, nel corso delle quali emersero le forme pi\u00f9 efferate di crudelt\u00e0, dalla tortura a morte dei prigionieri al cannibalismo, perirono tragicamente anche tredici aviatori italiani in servizio per conto del&#8217;ONU, presso l&#8217;aeroporto di Kindu, l&#8217;11 o 12 novembre 1961). La mostruosa avidit\u00e0 di Leopoldo e la barbarica crudelt\u00e0 dei suoi agenti, che giungevano a far tagliare le mani degli indigeni se questi non erano sufficientemente solerti nella raccolta della gomma, sino a riempire interi cesti da mostrare nei villaggi per terrorizzare la popolazione, e, in pratica, la reintroduzione mascherata dello schiavismo, suscitarono alla fine, nei primi anni del Novecento, le proteste della comunit\u00e0 internazionale e di eminenti rappresentanti della diplomazia e della cultura, come Sir Roger Casement, Sir Arthur Conan Doyle e Mark Twain. Solo allora, finalmente, fu sollevato il muro di omert\u00e0 che per una ventina d&#8217;anni aveva nascosto al mondo le atrocit\u00e0 degli agenti privati del re del Belgio, costringendo quest&#8217;ultimo a cedere l&#8217;amministrazione dell&#8217;immenso Paese africano al governo belga. Quei venti o venticinque anni di sfruttamento selvaggio, per\u00f2, erano stati sufficienti a decimare la popolazione, che registr\u00f2, secondo gli stessi censimenti ufficiali, un calo impressionante: in pratica, alcuni milioni di persone scomparvero nel terribile periodo durante il quale il Congo fu amministrato come una propriet\u00e0 privata da un sovrano europeo totalmente privo di scrupoli: se verso il 1885 gli abitanti erano circa 20 milioni, nel 1960, al momento dell&#8217;indipendenza, erano scesi ad appena dodici milioni.<\/p>\n<p>Leopoldo II, che al Congresso di Berlino del 1884-85 era riuscito a insinuarsi fra le pieghe delle potenze impegnate nella spartizione del&#8217;Africa, non a nome del suo Stato ma a titolo personale, costitu\u00ec anche un esercito privato per l&#8217;effettiva presa di possesso di quell&#8217;immenso territorio e fece appello agli ufficiali dei diversi eserciti d&#8217;Europa, oltre che degli Stati Uniti, dalla Germania alla Danimarca e dalla Svizzera alla Francia. Risposero all&#8217;invito numerosi ufficiali, sia in congedo che in servizio attivo, con licenza dei propri superiori; e cos\u00ec giunse nel Congo anche un certo numero di ufficiali dell&#8217;esercito italiano. Bench\u00e9 avesse delle proprie ambizioni coloniali, l&#8217;Italia, che aveva realizzato da poco la sua unit\u00e0 politica e che versava in condizioni economiche precarie, evidenziate da un imponente fenomeno emigratorio, non mancava di ufficiali intrepidi e avventurosi che avrebbero voluto mettere alla prova le proprie capacit\u00e0 e ritagliarsi un po&#8217; di gloria nel Continente Nero, oltre che profittare del generoso stipendio offerto dal re del Belgio. Un italiano illustre, il nobile friulano Pietro Savorgnan di Brazz\u00e0, ufficiale nella Marina francese, ove era entrato per poter realizzare i suoi sogni di esploratore, regal\u00f2 alla sua patria d&#8217;adozione un vero impero sulla riva occidentale del Congo, che prese poi il nome di Africa Equatoriale Francese; si segnal\u00f2 per la grande umanit\u00e0 nei rapporti con gli indigeni e denunci\u00f2 con sdegno al governo di Parigi la cattiva amministrazione delle nuove colonie, ragion per cui ebbe grossi dispiaceri e fin\u00ec anche per uscire dalla Massoneria, nella quale ingenuamente era entrato, credendo di servire l&#8217;umanit\u00e0, quando si rese conto che le peggiori complicit\u00e0 negli abusi coloniali da lui denunciati partivano proprio da l\u00ec, o che l\u00ec trovavano le necessarie protezioni e coperture.<\/p>\n<p>Comunque, la pratica di passare al servizio di qualche governo coloniale, da parte di ufficiali europei di ogni nazionalit\u00e0, era abbastanza diffusa in quegli anni, non solo fra le potenze che, come l&#8217;Italia, avevano pochi mezzi da offrire ai loro pi\u00f9 intraprendenti ufficiali in fatto d&#8217;imprese coloniali: si spiega cos\u00ec la presenza del britannico colonnello Hicks nel Sudan anglo-egiziano, ove and\u00f2 incontro alla morte, con tutto il suo esercito, per mano dei Mahdisti (cfr. il nostro articolo: <em>Finisce totalmente distrutta nel deserto l&#8217;armata anglo-egiziana di Hicks Pasci\u00e0, 1883<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 22\/12\/17) e quella dell&#8217;ebreo tedesco Emin Pasci\u00e0 nella provincia di Equatoria. Proprio per salvare Emin Pasci\u00e0 l&#8217;esploratore americano Henry Morton Stanley, che fu, in pratica, forse involontariamente, il principale strumento della conquista privata del Congo da parte di Leopoldo, condusse nel 1886-88 una delle sue intrepide spedizioni nel cuore dell&#8217;Africa; e cos\u00ec contribu\u00ec, senza saperlo, a gettare le basi del sanguinario impero di quel sovrano (sia detto per inciso, Stanley trov\u00f2 Emin, ma questi non volle essere salvato, nel senso che non si riteneva affatto in pericolo, bench\u00e9 i mahdisti gli avessero tagliato le comunicazioni con l&#8217;Egitto). Ora, mentre tutti gli altri ufficiali stranieri in servizio nello Stato Libero del Congo videro le atrocit\u00e0 commesse dagli agenti di Leopoldo e tacquero, o le approvarono, e in ogni caso non vollero immischiarsene, per non compromettere la loro posizione e il loro stipendio, gli unici che si sdegnarono e non tacquero furono proprio gli ufficiali italiani, i quali ebbero una parte importante nel rompere il muro di omert\u00e0 e far sapere al mondo quel che stava accadendo in quel disgraziato Paese. Per questo loro atteggiamento vennero presi di mira dai loro colleghi delle altre nazioni e subirono ingiustizie e discriminazioni, senza tuttavia lasciarsi intimidire, e fecero sentire cos\u00ec forte la loro denuncia, che alla fine il re Vittorio Emanuele III, salito al trono del 1900, proib\u00ec a qualsiasi ufficiale italiano, in servizio attivo o in congedo, di accettare un incarico nell&#8217;esercito congolese e di partire per quella destinazione.<\/p>\n<p>Una delle voci obiettive e spassionate che, molto pi\u00f9 tardi lo svolgersi dei fatti, ha reso noto questo capitolo ammirevole della nostra tradizione militare, che ancora oggi sono in pochi a conoscere anche nel nostro Paese, \u00e8 stata quella del saggista e romanziere americano, trapiantato a Roma, Thomas L. Sterling (1921-2006), il quale, nel suo libro <em>La via di Stanley<\/em> (titolo originale: <em>Stanley&#8217;s Way: a sentimental journey through central Africa<\/em>, 1960; traduzione dall&#8217;inglese di Bruno Tasso, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1962, pp. 244-245), cos\u00ec scriveva:<\/p>\n<p><em>Quando incominciarono a spargersi le voci di un cattivo governo nel Congo, i gruppi missionari, protestanti e cattolici, si mossero in difesa di Leopoldo. Egli aveva previsto che costoro avrebbero preferito diffondere convinzioni errate piuttosto che affrontare la verit\u00e0. \u00c8 stato certo un peccato che questi diversi rami della Chiesa cristiana, normalmente in contrasto tra di loro, abbiano perso una cos\u00ec perfetta possibilit\u00e0 di disaccordo.<\/em><\/p>\n<p><em>Simile sgradevole concordia dur\u00f2 fino al 1903, anche se intanto continuavano a pervenire rapporti terrificanti. In quei primi tempi un solo religioso, rischiando l&#8217;arresto, os\u00f2 affrontare gli agenti di Leopoldo nel Congo, e lo stesso re: un certo Sj\u00f6blom, svedese, il cui spirito e il cui coraggio onorano la sua setta, americana battista.<\/em><\/p>\n<p><em>Dato che nel Congo i protestanti avevano minori interessi dei cattolici, non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi se essi furono i primi a mostrarsi ostili a Leopoldo, sebbene le loro proteste giungessero con tale ritardo da far loro ben poco onore. I cattolici continuarono a sostenere il re fino al 1905, quando venne pubblicato il rapporto di una Commissione belga d&#8217;inchiesta che provava al di l\u00e0 d&#8217;ogni dubbio la fondatezza delle accuse. Quando si pensi che molti missionari cattolici avevano continuato per tutti quegli anni a inviare rapporti su quegli orrori, le esitazioni della chiesa romana appaiono per lo meno vergognose.<\/em><\/p>\n<p><em>Parte del successo che ebbe Leopoldo nella sua opera di corruzione della chiesa cattolica nel Congo, protrattasi cos\u00ec a lungo, era dovuta alla sua insistenza nell&#8217;esigere che i preti col\u00e0 inviati fossero belgi. E si capisce: come le loro congreghe [sic] in patria erano pi\u00f9 facilmente controllabili. Quando, nel 1903, i protestanti britannici cominciarono a far alcune rivelazioni su ci\u00f2 che stava accadendo. Leopoldo insinu\u00f2, presso la chiesa romana, che si trattava semplicemente di un attacco sul piano religioso contro di essa. E cos\u00ec, infine, le due sette [sic] cristiane si divisero, proprio nel momento in cui avrebbero dovuto riunirsi.<\/em><\/p>\n<p><em>Leopoldo afferm\u00f2 inoltre che la Gran Bretagna si preparava a impossessarsi del Congo. Pu\u00f2 anche darsi che ci\u00f2 fosse vero. Lo fu certamente nel 1908 e nel 1909. Ma l&#8217;Inghilterra non era la sola a diffondere quelle notizie, per quanto il re riuscisse a soffocarne la maggior parte di altra provenienza. Francesi, americani, svizzeri, danesi e tedeschi avevano continuato per anni a dire le stesse cose.<\/em><\/p>\n<p><em>Perfino l&#8217;Italia, una nazione che non era legata n\u00e9 alla filantropia disinteressata n\u00e9 alla Gran Bretagna, aveva cominciato ad avanzare proteste semiufficiali. Di tutti gli europei di stanza nel Congo &#8211; Leopoldo aveva arruolato ufficiali degli esercirti di altre nazioni &#8212; gli italiani furono forse quelli che si comportarono con pi\u00f9 coraggio e con il pi\u00f9 alto senso dell&#8217;onore. Il capitano Baccari, ufficiale medico della marina e inviato dal re d&#8217;Italia nel Congo, rifer\u00ec che gli ufficiali italiani nell&#8217;esercito privato di Leopoldo erano perseguitati perch\u00e9 mostravano di non sopportare quanto accadeva. &quot;Vediamo qui tutti i particolari pi\u00f9 abbietti del commercio degli schiavi&quot;, scriveva, &quot;l&#8217;anello al collo, la frusta e le squadre di sorveglianti&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Un giovane tenente italiano che, ignaro della natura del suo incarico si era arruolato nell&#8217;esercito del re, scrisse:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La pista carovaniera tra Kasongo e il Tanganica \u00e8 disseminata dei cadaveri di portatori, esattamente come al tempo dello schiavismo arabo. I portatori indeboliti, malati, denutriti, cadono a centinaia, letteralmente; e la sera, quando si alza un po&#8217; di vento, ovunque si sente l&#8217;odore dei corpi in decomposizione, tanto che gli ufficiali italiani lo chiamano &#8216;profumo Maniema&#8217;&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Le proteste di questi ufficiali divennero cos\u00ec violente che il governo italiano fu infine costretto a proibire altri arruolamenti, anche per gli ufficiali a riposo. Questo deve aver smascherato l&#8217;abituale difesa di Leopoldo, secondo cui tutti gli attacchi provenivano da nonnine sentimentali. Nessuna nonna al mondo \u00e8 tanto mordacemente priva di sentimentalismi quanto le nonne italiane<\/em>.<\/p>\n<p>Come si vede, \u00e8 stata una bella pagina per il nostro corpo ufficiali, che mostr\u00f2 alti sentimenti di umanit\u00e0 e onore, n\u00e9 volle farsi complice di una delle peggiori barbarie istituzionalizzate dell&#8217;intera storia africana, laddove gli ufficiali provenienti dagli altri eserciti ebbero lo stomaco di vedere e tacere, facendo finta di nulla. I colonialismi non son tutti uguali e gli uomini che furono protagonisti di quella stagione non possono essere giudicati all&#8217;ingrosso, facendo di tutta l&#8217;erba un fascio. Ci furono figure nobili e disinteressate; spesso, ma non sempre, i missionari cattolici: in questo caso, il loro silenzio assordante sulle atrocit\u00e0 a danno degli indigeni esige una profonda riflessione. Ma in Italia, oggi, la cultura politicamente corretta, se si parla delle imprese italiane in Africa, fa subito balenare i gas asfissianti usati in Etiopia nel 1936 e le impiccagioni in Cirenaica degli anni &#8217;30, durante tempo la rivolta di Omar al-Muhtar. Invece l&#8217;Italia ebbe anche soldati e marinai dei quali andar fiera, come Pietro Savorgan di Brazz\u00e0 e il capitano Eduardo Baccari: \u00e8 giusto che lo si sappia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si fa presto a dire: colonialismo. Bisogna vedere; bisogna distinguere. I colonialismi non sono stati uguali; e anche all&#8217;interno di ciascuno di essi, \u00e8 doveroso distinguere<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-29362","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29362","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29362"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29362\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29362"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29362"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29362"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}