{"id":29360,"date":"2022-03-08T05:18:00","date_gmt":"2022-03-08T05:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/08\/una-meditazione-sul-peccato-originale\/"},"modified":"2022-03-08T05:18:00","modified_gmt":"2022-03-08T05:18:00","slug":"una-meditazione-sul-peccato-originale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/08\/una-meditazione-sul-peccato-originale\/","title":{"rendered":"Una meditazione sul Peccato originale"},"content":{"rendered":"<p>Un aforisma del filosofo colombiano Nicol\u00e1s G\u00f3mez D\u00e1vila (1913-1994) recita che al mondo ci sono due categorie di uomini, quelli che credono al Peccato originale e gli sciocchi. I cattolici sanno, o dovrebbero sapere, che il concetto del Peccato originale \u00e8 centrale nella dottrina che essi riconoscono come vera, e quindi nella loro concezione complessiva del reale e della vita umana. Tuttavia, siamo convinti che moltissimi di loro non hanno mai approfondito questo tema; che lo danno semplicemente per scontato o, peggio, lo considerano una specie di leggenda, di mito; insomma non hanno la pi\u00f9 pallida idea di quanto esso sia fondamentale per la loro fede, n\u00e9 perch\u00e9 lo sia.<\/p>\n<p>Prima di entrare nel merito della risposta a questa domanda, \u00e8 bene ricapitolare i termini della questione, rileggendo il brano biblico relativo al Peccato originale, nel terzo capitolo del libro della <em>Genesi<\/em>, e appoggiandoci al relativo commento, fatto da uno studioso serio.<\/p>\n<p><em>1<strong>\u00a0<\/strong>Il serpente era la pi\u00f9 astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: \u00ab\u00c8 vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?\u00bb.\u00a0<strong>2<\/strong>\u00a0Rispose la donna al serpente: \u00abDei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,\u00a03<strong>\u00a0<\/strong>ma del frutto dell&#8217;albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete\u00bb.\u00a04<strong>\u00a0<\/strong>Ma il serpente disse alla donna: \u00abNon morirete affatto!\u00a05<strong>\u00a0<\/strong>Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male\u00bb.\u00a0<strong>6<\/strong>\u00a0Allora la donna vide che l&#8217;albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangi\u00f2, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch&#8217;egli ne mangi\u00f2.\u00a07<strong>\u00a0<\/strong>Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.<\/em><\/p>\n<p><em>8\u00a0Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l&#8217;uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.\u00a09\u00a0Ma il Signore Dio chiam\u00f2 l&#8217;uomo e gli disse: \u00abDove sei?\u00bb.\u00a010\u00a0Rispose: \u00abHo udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perch\u00e9 sono nudo, e mi sono nascosto\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>11\u00a0Riprese: \u00abChi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell&#8217;albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>12<strong>\u00a0<\/strong>Rispose l&#8217;uomo: \u00abLa donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell&#8217;albero e io ne ho mangiato\u00bb.\u00a013\u00a0Il Signore Dio disse alla donna: \u00abChe hai fatto?\u00bb. Rispose la donna: \u00abIl serpente mi ha ingannata e io ho mangiato\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>14\u00a0Allora il Signore Dio disse al serpente: \u00abPoich\u00e9 tu hai fatto questo, sii tu maledetto pi\u00f9 di tutto il bestiame e pi\u00f9 di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. 15\u00a0Io porr\u00f2 inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccer\u00e0 la testa e tu le insidierai il calcagno\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>16\u00a0Alla donna disse:\u00abMoltiplicher\u00f2 i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sar\u00e0 il tuo istinto, ma egli ti dominer\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>17\u00a0All&#8217;uomo disse: \u00abPoich\u00e9 hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell&#8217;albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. <strong>18<\/strong>\u00a0Spine e cardi produrr\u00e0 per te e mangerai l&#8217;erba campestre. 19\u00a0Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;finch\u00e9 tornerai alla terra, perch\u00e9 da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Per il commento, ci affidiamo alle note del biblista Emanuele Testa (1923-2011), che fu docente presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme per oltre 35 anni, e vice-rettore della Facolt\u00e0 di Teologia della Pontifica Universit\u00e0 Urbaniana di Roma per un triennio (da: <em>Genesi<\/em>, a cura di F. Testa, Edizioni Paoline 1972, pp. 83-86):<\/p>\n<p><em>MA IL SERPENTE ERA LA PI\u00d9 ASTUTA DELLE FIERE DI TUTTA LA STEPPA (Gen 3,1). La presenza dell&#8217;articolo (hann\u0101h\u0101\u0161) denota un serpente speciale, ben noto allo scrittore e ai lettori, i quali dovettero pensare per lo meno alle varie attribuzioni date all&#8217;animale nell&#8217;ambiente semitico. L&#8217;animale in questione era considerato un dio.-serpente, un serpente sacro, un simbolo delle varie divinit\u00e0 della vegetazione, una guardia dei santuari e dei confini, un simbolo della vita, custode dell&#8217;erba vitale, un mezzo efficace per divinare eventi futuri e per praticare magia nera e diabolica. In Ugarit il serpente \u00e8 un Ben\u0113 Elohim, uno della corte del dio El. Non potendo l&#8217;autore condividere le credenze idolatriche su questo animale (lo dice infatti creato da Dio, lo dovette riguardare come simbolo legato con la vita e con la magia, tanto pi\u00f9 che, in ebraico, come nel&#8217;ambiente circostante, per esprimere la magia si usava la stessa radice usata per il serpente; esso per\u00f2 era connesso con azioni contrarie alla volont\u00e0 divina e pot\u00e9 servire molto bene all&#8217;autore per mascherare un essere ostile a Dio, invidioso della immortalit\u00e0 promessa ad Adamo e presuntuoso donatore della conoscenza del bene e del male. Non \u00e8 necessario dunque pensare alla presenza di un serpente reale(inferiore all&#8217;uomo che gli ha dato il nome, e creatura di Dio), n\u00e9 di apparenze serpentine (&quot;diabolo sub serpentis specie suasore&quot;), bastando un semplice simbolo letterario, preso dal Redattore nell&#8217;ambiente semitico, specialmente cananeo, per indicare la tentazione per eccellenza degli Ebrei suoi contemporanei, che erano pronti a vede nel serpente un amuleto potente per avere la vita e per acquistarsi la saggezza delle pratiche magiche. Sappiamo che il popolino offriva un vero culto perfino al serpente di bronzo di Mos\u00e8 custodito nel Tempio.<\/em><\/p>\n<p><em>(&#8230;) Con una serie di frasi ambigue e bugiarde si svolge il dialogo fra la donna e il serpente e si prepara la colpa di Eva. VOI NON MORIRETE AFFATTO. Il tentatore, ricollegandosi al comando divino che comminava la morte come punizione &quot;certa&quot;, neg\u00f2 alla sentenza la sua &quot;immediata&quot; realizzazione, per mostrare, al contrario, l&#8217;astio geloso della divinit\u00e0, che all&#8217;uomo voleva impedire l&#8217;accesso al sapere divino. L&#8217;uomo non morir\u00e0 &quot;tosto&quot;, ma tosto raggiunger\u00e0 la sapienza, propria degli esseri divini, che stanno nella corte di Dio e che conoscono il bene e il male. Il serpente non pensa ad una mera conoscenza intellettuale, ma necessariamente sperimentale, nell&#8217;ambito della decisione e dell&#8217;azione. SI APRIRANNO ALLORA I VOSTRI OCCHI. La frase, in bocca al serpente, ha il valore, in s\u00e9 possibile, di acquistare una visione in s\u00e9 inaccessibile alle forze dell&#8217;uomo, di avere una forza sovrumana. In bocca di Dio, presto, significher\u00e0 accorgersi, divenir coscienti di un male compiuto. DIVENTERETE COME ELOHIM. Anche questa frase \u00e8 ambigua, potendo significare tanto Iddio, quanto un qualunque essere sovrumano e angelico, che pu\u00f2 somigliare a Dio in una semplice maniera analogica, come esprime la particella &quot;ke&quot; in bocca al serpente. CONOSCITORI DEL BENE E DEL MALE: nuova frase ambigua: in bocca del serpente prende una accezione in s\u00e9 esatta, ma contraria all&#8217;intenzione divina. Infatti il diavolo gli d\u00e0 il significato proverbiale di conoscere &quot;tutto&quot;, in teoria e in pratica (&quot;omnia nosse et omnia posse&quot;): onniscienza che \u00e8 onnipotenza e che \u00e8 penetrare i segreti della natura e tutti i misteri della vita, cose che gi\u00e0 Dio aveva comunicato all&#8217;uomo, ma condizionate all&#8217;umile sottomissione della creatura al Creatore. Sottomissione che l&#8217;uomo non volle accettare, perch\u00e9, secondo Dio, conoscere il bene e il male \u00e8 volere l&#8217;autonomia etica, farsi regola di se stesso, come la stessa divinit\u00e0<\/em><\/p>\n<p><em>La colpa. Ormai il germe del male era entrato nel cuore della donna, eccitando la diffidenza contro Dio, la curiosit\u00e0, il desiderio della indipendenza. Il peccato interno \u00e8 ormai commesso, il dono della integrit\u00e0 \u00e8 sparito, la concupiscenza esercita la sua tragica potenza e si manifesta anche la colpa esterna. La donna vede che l&#8217;albero era buono a mangiarsi, cio\u00e8 per sostentare la vita, seducente per gli occhi, atto al piacere sensuale, attraente per avere successo, per la conoscenza d&#8217;ordine pratico; sicch\u00e9 lo colse e lo mangi\u00f2, poi lo fece mangiare al suo marito.<\/em><\/p>\n<p><em>Inizia cos\u00ec il peccato che i teologi chiameranno originale, il quale non consiste in una pura manducazione di un frutto proibito, n\u00e9 nel semplice risveglio della coscienza morale in una coppia di bambini; non consiste nemmeno in qualche peccato sessuale (contro l&#8217;obbligo della continenza temporaneo a favore dei culti licenziosi cananei, ovvero l&#8217;astenersi dalla procreazione), n\u00e9, come vorrebbero non pochi critici, in un mito etiologico che voglia spiegare le miserie della vita umana: tutte ipotesi o parziali e infondate nel testo, o addirittura sbagliate. Ma consiste, come hanno affermato S. Agostino e S. Tommaso, nella ribellione a ogni Principio supremo di etica, per diventare principio di se stessi (\u00abdeserto Eo cui debet animus adhaerere Principio, sibi quodam modo fieri atque esse principium\u00bb, &quot;De Civitate Dei&quot;, 14, 14); nel voler determinare, in virt\u00f9 della propria natura, ci\u00f2 che \u00e8 buono e ci\u00f2 che \u00e8 cattivo (\u00abut scilicet, per virtutem propriae naturae; determinaret sibi quid esset bonum et quid malum ad agendum\u00bb, &quot;Sum. Theol, II-II,q. 163, a. 2). Ribellione e determinazione possibili nella prima coppia, perch\u00e9, come gi\u00e0 afferm\u00f2 Filone, l&#8217;uomo era &quot;medio&quot; tra la docilit\u00e0 e l&#8217;autonomia. E l&#8217;uomo si determin\u00f2 verso l&#8217;autonomia, in cerca di una vita e di un potere, non pi\u00f9 partecipati come si addice a creature, ma assoluti come \u00e8 privilegio degli Elohim. Una triplice colpa scoperta dall&#8217;Autore, sotto l&#8217;influsso della Rivelazione, per una istanza sapienziale, quando volle spiegare il problema del male nell&#8217;uomo e nella natura. Triplice colpa (=autonomia etica, abuso di vita e di potere) che poi rivest\u00ec con figure e miti che correvano nella cultura del suo tempo.<\/em><\/p>\n<p>Chi sa perch\u00e9, non poche persone sono convinte che il Peccato originale sa stato un peccato di natura sessuale. Ipotesi assurda, poich\u00e9 la donna \u00e8 stata creata precisamente per dare una compagna all&#8217;uomo (<em>Gen<\/em> 2, 24: <em>l&#8217;uomo abbandoner\u00e0 suo padre e sua madre e si unir\u00e0 a sua moglie e i due saranno una sola carne.<\/em><\/p>\n<p>Altri, pi\u00f9 vicini al vero, pensano che si sia trattato essenzialmente di un peccato di disobbedienza, e di diffidenza nei confronti del Signore, poich\u00e9 Dio aveva intimato all&#8217;uomo, ancor prima della creazione della donna (<em>Gen<\/em> 2, 16-17): <em>Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino,\u00a0\u00a0ma dell&#8217;albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perch\u00e9, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti.<\/em> La disobbedienza tuttavia non basta, anche se l&#8217;obbedienza \u00e8 una virt\u00f9 quando si tratta di osservarla nei confronti di una legge che si \u00e8 compresa e implicitamente approvata, riconoscendola come giusta; mentre i nostri primi progenitori avrebbero potuto obiettare che avevano infranto, s\u00ec, il divieto divino, ma senza averlo compreso, il che attenuava di molto la loro colpa. Oppure che lo avevano fatto perch\u00e9 spinti da un desiderio profondo e insopprimibile di conoscenza, il che \u00e8 un impulso nobile dell&#8217;animo umano.<\/p>\n<p>E tuttavia non lo fecero, mostrando con ci\u00f2 che avevano compreso quel divieto quanto bastava per capirlo, o almeno per intuirne il senso e la necessit\u00e0, e subirono il castigo senza protestare, riconoscendolo cos\u00ec come giusto e meritato. In realt\u00e0, mentre la disobbedienza \u00e8 l&#8217;aspetto formale del Peccato originale (formale non nel senso tomistico, ma nel senso comune, cio\u00e8 come esteriore e legale), l&#8217;aspetto profondo e decisivo \u00e8 quello dell&#8217;invidia: invidia per non essere come Dio, per non poter conoscere la realt\u00e0 delle cose, e specificamente la radice del bene e del male, con la stessa chiarezza e sicurezza di Dio, il quale, essendo creatore, tutto conosce fin nelle sue ultime radici. Pertanto non ci sembra che sia esatto pensare che Adamo ed Eva peccarono perch\u00e9 vollero conoscere il bene e il male, appropriandosi di una conoscenza che appartiene a Dio solo. Se cos\u00ec fosse, essi, non peccando, sarebbero stato innocenti, s\u00ec, ma nel senso che si d\u00e0 alla parola <em>innocenza<\/em> quando si parla dei bambini, i quali ignorano la differenza fra il bene e il male. Nulla per\u00f2 autorizza a pensare che Dio volesse tenere Adamo ed Eva in uno stato di perpetua minorit\u00e0 e inconsapevolezza, come dei bambini piccoli che non peccano non perch\u00e9 sono buoni, ma perch\u00e9 ignorano il senso morale.<\/p>\n<p>Il Peccato originale fu quindi un misto di disobbedienza e d&#8217;invidia, e consistette sia nella trasgressione di un ordine giusto e necessario, sia nel sentimento maligno, d&#8217;invidia e gelosia nei confronti del Creatore, immemore di tutti i benefici da Lui ricevuti, primo dei quali quello della vita e dell&#8217;intelligenza. In alte parole, non c&#8217;\u00e8 nulla di sbagliato nel fatto che l&#8217;uomo aspiri a conoscere le radici del bene e del male; quel che \u00e8 sbagliato \u00e8 la pretesa di avere la perfetta e assoluta conoscenza, che \u00e8 propria solamente di Dio. Per l&#8217;uomo, non tutto pu\u00f2 essere chiarito sino in fondo: c&#8217;\u00e8 qualcosa che gli sfugge e continuer\u00e0 sempre a sfuggirgli, e che egli deve riconoscere come un limite della sua natura, oltre il quale non gli \u00e8 lecito andare. Emanuele Testa scrive che il peccato fu triplice: di autonomia etica, di abuso della vita e di abuso del potere. Infatti la pretesa di conoscere sino in fondo le radici del bene e del male reca con s\u00e9 l&#8217;ovvia pretesa di esserne anche il giudice e il legislatore: il che, per l&#8217;uomo, rappresenta un rifiuto del proprio statuto ontologico ed una ribellione contro Dio, al cui livello l&#8217;uomo aspira a mettersi.<\/p>\n<p>Ricordiamo la celebre frase di Francesco Bacone (1561-1626), il quale, non a caso, \u00e8 uno dei filosofi che hanno fondato la modernit\u00e0 attraverso la Rivoluzione scientifica del XVII secolo e ne hanno stabilito il significato complessivo, l&#8217;orizzonte concettuale e la direzione di marcia: <em>knowledge is power<\/em>, la conoscenza \u00e8 potere. Ed \u00e8 proprio ci\u00f2 che ha fatto e continua a fare, in maniera sempre pi\u00f9 accentuata, cio\u00e8 sempre pi\u00f9 ribelle e arrogante, l&#8217;uomo moderno. Egli trasforma la conoscenza del mondo in potere da esercitare sul mondo e sugli altri uomini: si serve delle scoperte scientifiche e delle loro applicazioni per farsi signore assoluto della vita, ad esempio con la fecondazione eterologa e altre operazioni che gli consentono di padroneggiare la vita, eludendo le leggi divine e le stesse leggi naturali che ne sono a fondamento, prima fra tutte la necessit\u00e0 dell&#8217;unione scambievole e amorevole dell&#8217;uomo e della donna. Diciamo meglio: rendendo superflua la specificit\u00e0 della donna e la sua insostituibilit\u00e0 per il concepimento e la generazione della vita, vale a dire rendendo inutile la realt\u00e0 essenziale della natura femminile e proiettando entrambi i sessi in una dimensione totalmente confusa ed arbitraria, dominata dalla tecnica e dal denaro. Infatti solo chi dispone di denaro pu\u00f2 procurarsi dei bambini mediante la pratica odiosa dell&#8217;utero in affitto, facendosi beffe della maternit\u00e0 e umiliando la donna al livello d&#8217;una produttrice mercenaria della merce chiamata figli.<\/p>\n<p>Questi sono gli esiti logici e inevitabili della strada intrapresa dagli uomini allorch\u00e9 questi pretendono di farsi d\u00e8i e di stabilire da se stessi le radici del bene e del male: e sono gi\u00e0 presenti, in potenza, nel peccato di Adamo ed Eva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un aforisma del filosofo colombiano Nicol\u00e1s G\u00f3mez D\u00e1vila (1913-1994) recita che al mondo ci sono due categorie di uomini, quelli che credono al Peccato originale e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117,219],"class_list":["post-29360","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio","tag-peccato-originale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29360","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29360"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29360\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29360"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29360"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29360"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}