{"id":29354,"date":"2013-02-15T10:32:00","date_gmt":"2013-02-15T10:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/02\/15\/ce-una-folla-dentro-ognuno-di-noi\/"},"modified":"2013-02-15T10:32:00","modified_gmt":"2013-02-15T10:32:00","slug":"ce-una-folla-dentro-ognuno-di-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/02\/15\/ce-una-folla-dentro-ognuno-di-noi\/","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 una folla dentro ognuno di noi?"},"content":{"rendered":"<p>Il 20 luglio 2002 un imprenditore milanese del catering, Ruggero Jucker, figlio di ricchi collezionisti, si alz\u00f2 improvvisamente dal letto, insegu\u00ec nella stanza da bagno e uccise con ventidue coltellate la sua fidanzata che gli aveva dormito accanto, Alenya Bortolotto, facendone a pezzi il cadavere e spargendone i resti ovunque (una parte del fegato verr\u00e0 ritrovata in giardino), per poi precipitarsi in strada, nudo, brandendo un coltello con una lama lunga trenta centimetri e gridando ai passanti terrorizzati di essere Osama Bin Laden.<\/p>\n<p>Non ha mai spiegato il suo gesto: quel che pare certo \u00e8 che non c&#8217;entrassero n\u00e9 la gelosia, n\u00e9 altri motivi razionalmente comprensibili. Era affetto da una grave sindrome del disturbo bi-polare: in altre parole, coloro che ne sono affetti possono compiere atti imprevedibili, anche di violenza inconsulta, senza che la loro personalit\u00e0 cosciente e, chiamiamola cos\u00ec, abituale, se ne renda minimamente conto.<\/p>\n<p>L&#8217;opinione pubblica \u00e8 rimasta scandalizzata, e giustamente, per il fatto che un simile individuo sia gi\u00e0 tornato un libero cittadino: evitato l&#8217;ergastolo con la scelta del rito abbreviato, condannato a trent&#8217;anni in primo grado, Jucker si \u00e8 visto dimezzare la pena in appello e, da ultimo, con tre anni di condono e altri sconti per buona condotta, ha estinto il suo debito con la giustizia dopo soli dieci anni di carcere. Non \u00e8 di questo, per\u00f2, che vogliamo parlare: il discorso sarebbe lungo e, al di l\u00e0 delle facili strumentalizzazioni e degli sfoghi un po&#8217; tropo emotivi, sarebbe anche dolorosamente necessario, se pure estremamente complesso. Ma richiederebbe uno spazio considerevole e si svilupperebbe in una direzione prevalentemente sociologica, che in questa sede, per adesso, non intendiamo approfondire.<\/p>\n<p>E nemmeno vogliamo parlare del senso di responsabilit\u00e0 di quegli psichiatri i quali se la sentono di rimettere in circolazione un soggetto che ha fatto quello che costui ha fatto: della loro presunzione, della vilt\u00e0 giuridica dietro cui si rifugiano per far digerire alla societ\u00e0 una decisione cos\u00ec palesemente indigeribile. Questo \u00e8 un discorso che non riguarda solo l&#8217;arroganza della psichiatria e della psicanalisi, il loro statuto di false scienze e l&#8217;ipocrisia culturale sulla quale si reggono le loro assurde pretese; ma sulla classe intellettuale in genere, che ha perso ogni legame con il sentire comune delle persone normali e che si vanta di procedere innanzi, librata nelle altezze sublimi del proprio sapere autoreferenziale.<\/p>\n<p>La riflessione che vorremmo fare \u00e8 di natura filosofica, e riguarda quel soggetto misterioso che siamo soliti chiamare &quot;io&quot;, dando solitamente per scontato &#8212; ma forse un po&#8217; troppo &#8211; di sapere che cosa esso sia, quali siano le sue caratteristiche e, soprattutto, che cosa non sia. Ne abbiamo gi\u00e0 parlato altre volte (vedi, p. es., gli articoli \u00abLo spirito non s&#8217;identifica con l&#8217;io, ma \u00e8 un ente sostanzialmente diverso da esso\u00bb, in data 09\/10\/2009; e \u00abNon si sa come?\u00bb, in data 08\/03\/2012, sempre sul sito di Arianna Editrice), ma il caso clamoroso della scarcerazione di Jucker ci induce a tornarvi sopra.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una folla di personalit\u00e0 dentro ciascuno di noi, ognuna ignara dell&#8217;altra, invece di un&#8217;unica personalit\u00e0 che sa quel che vuole, quel che sente e quel che pensa o che, se pure lo ignora, sa &#8212; o pensa di sapere &#8212; che nel suo subconscio (Freud) e nel suo superconscio (Jung) albergano altri sentimenti, altri pensieri, altri desideri, che possono venire alla luce in maniera spontanea &#8211; nel sogno, nella nevrosi &#8211; o che possono essere portati in luce mediante tecniche apposite? La sindrome della personalit\u00e0 multipla (che gli psicologi preferiscono chiamare disturbo dissociativo di identit\u00e0) \u00e8 una realt\u00e0 che si limita a pochissimi, sfortunati soggetti, oppure deve essere interpretata come una porta socchiusa sul mistero dell&#8217;anima umana in quanto tale, di qualunque persona, anche la pi\u00f9 equilibrata, assennata e trasparente?<\/p>\n<p>\u00c8 noto che, per alcune correnti di pensiero orientale, come il buddismo Theravada, noi non abbiamo un &quot;io&quot;, ma un complesso di operazioni mentali sempre mutevoli. Questa visione \u00e8 ancora pi\u00f9 estrema di quella ipotizzabile a partire dal disturbo bipolare, o multipolare, della personalit\u00e0: in base ad essa, noi non soltanto non abbiamo una sola ed unica personalit\u00e0, ma non ne abbiamo nemmeno pi\u00f9 di una; non ne abbiamo affatto: al posto della personalit\u00e0, in noi c&#8217;\u00e8 il fluire della vita, che sente, vede, pensa, in costante e inafferrabile progressione, ma senza che noi possiamo mai dire chi sia il &quot;testimone&quot; di tali sensazioni, di tali visioni, di tali pensieri. Certo non ne \u00e8 il soggetto, non ne \u00e8 il protagonista; \u00e8 solo, appunto, un testimone: o forse non si dovrebbe neanche dire cos\u00ec, perch\u00e9 un testimone fa pensare comunque ad un soggetto, per quanto passivo. Forse dovremmo limitarci a dire che c&#8217;\u00e8 una testimonianza, anzi una serie di testimonianze, una serie di frammenti di testimonianza sulla realt\u00e0 che si avvicenda sullo schermo del caleidoscopio.<\/p>\n<p>Lasciamo perdere l&#8217;ovvia obiezione che una testimonianza presuppone un testimone; immaginiamo che sia possibile una specie di palcoscenico, sul quale si muovono gli attori, senza che nessuno li guardi &#8211; eppure \u00e8 chiaro che qualcuno li sta guardando, altrimenti noi non ne sapremmo nulla; e lasciamola perdere per la buona ragione che dovremmo addentrarci su di un terreno talmente rarefatto, da confinare con l&#8217;evanescenza concettuale. Se noi non abbiamo un &quot;io&quot; e se il testimone che \u00e8 in noi non \u00e8 veramente un testimone, ma una specie di schermo sempre acceso, che registra gli eventi senza tuttavia &quot;esserci&quot;, a rigore non potremmo nemmeno incominciare questo discorso, n\u00e9 altri, perch\u00e9 non ci sarebbe nessuno che sta scrivendo e nessuno che sta leggendo; non ci sarebbe niente di niente. Ma allora da che cosa nascerebbe il pensiero, da cosa nascerebbe il nostro attuale interrogativo: chi siamo noi e &quot;quanti&quot; siamo?<\/p>\n<p>Accontentiamoci di vedere, allora, se la teoria della folla che si muove dentro di noi, con ciascuno dei suoi membri ignaro dell&#8217;esistenza degli altri, possa presentarsi come un&#8217;ipotesi di lavoro percorribile. Supponiamo che io non sia &quot;io&quot;, ma una pluralit\u00e0 di &quot;io&quot;, nessuno dei quali pu\u00f2 ambire, con qualche fondamento, all&#8217;esclusiva, o anche solo a svolgere un ruolo primario, nel contesto della &quot;mia&quot; personalit\u00e0. Allora la personalit\u00e0 B che \u00e8 in me, per esempio, e che viene fuori di tratto in tratto, o magari anche una volta sola nella vita, per\u00f2 &#8212; supponiamo &#8212; in maniera decisamente clamorosa, magari commettendo un delitto inspiegabile e totalmente privo di movente, non avrebbe niente a che fare con la personalit\u00e0 A, quella che gli altri solitamente conoscono (gi\u00e0, ma quali &quot;altri&quot;?; in teoria, dovrebbe esservi una &quot;mia&quot; personalit\u00e0 per ciascuno dei miei conoscenti, se non addirittura per ciascun minuto in cui quelle persone si relazionano con me); n\u00e9 con le personalit\u00e0 C, D, E, F, eccetera, che giacciono in qualche piega nascosta sotto la superficie, ma che potrebbero venir fuori quando meno lo si potrebbe immaginare.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un ragionamento per assurdo: di fatto, in alcuni casi clinicamente accertati, sono state &quot;contate&quot; una buona dozzina di personalit\u00e0 &quot;secondarie&quot;, ciascuna caratterizzata un proprio stile, da una propria concezione del mondo e perfino con un proprio linguaggio. Si tratta di capire se si tratti solo di casi-limite, di casi aberranti e gravemente patologici, o se tali casi aberranti siano rivelatori di una condizione che \u00e8 latente, e potenzialmente esistente, in ciascun essere umano. \u00c8 noto che lo scrittore portoghese Fernando Pessoa (1888-1935) fu autore, sotto diversi pseudonimi, di una quantit\u00e0 fluviale di opere di vario genere, e ognuno di essi esprimeva una diversa personalit\u00e0 artistica, una diversa concezione filosofica, uno stile letterario diverso dagli altri; ma che fu solo dopo la sua morte, quando il mistero di quei sedicenti &quot;autori&quot; venne chiarito e fu possibile ricondurli tutti all&#8217;opera di un unico scrittore, che si comprese l&#8217;enigma abissale di Ferdinando Pessoa, l&#8217;autore che aveva voluto essere non un uomo, ma una intera letteratura.<\/p>\n<p>\u00c8 anche noto che Pessoa era un occultista, che possedeva straordinarie conoscenze nel campo della magia e che fu direttamente in relazione con il (tristemente) celebre Aleister Crowley, il quale, con il suo aiuto, simul\u00f2 il proprio suicidio. Questo potrebbe significare che l&#8217;occultismo sia in grado di fornire una chiave d&#8217;accesso al mistero delle personalit\u00e0 multiple o che, addirittura, possa svilupparle, potenziarle e farle vivere, sempre pi\u00f9, di vita propria, ma in base ad una volont\u00e0 intenzionale e a un progetto consapevole della personalit\u00e0 &quot;principale&quot;, s\u00ec da far impallidire, al confronto, l&#8217;audacia concettuale di Pirandello in \u00abSei personaggi in cerca d&#8217;autore\u00bb?<\/p>\n<p>Sia come sia, poniamo che tali personalit\u00e0 secondarie (chiamiamole cos\u00ec, ma si danno casi in cui la personalit\u00e0 secondaria ha preso il sopravvento su quella principale) esistano, o che siano disponibili ad esistere, in ciascun essere umano. Che cosa le ha destate, ad un certo punto? Non si sa, impossibile dirlo con precisione. Forse una frase, forse un odore, forse un raggio di sole che cade in un certo modo sulla superficie di una finestra, in inverno, accendendola di bagliori corruschi, un minuto dopo l&#8217;alba o un minuto prima del tramonto.<\/p>\n<p>Ma queste personalit\u00e0 erano l\u00ec da sempre, o sono nate d&#8217;improvviso, sotto l&#8217;effetto di qualche potente stimolo, anche &#8212; forse &#8212; del tutto casuale? Anche questo \u00e8 impossibile saperlo: se ci sono sempre state, &quot;noi&quot; (cio\u00e8 la nostra personalit\u00e0 A) non ne sapevamo nulla. Non che ne sappiamo molto di pi\u00f9, per dirla tutta, allorch\u00e9 ipotizziamo che si siano formate nel corso del tempo, ma sempre a &quot;nostra&quot; insaputa, sempre ad insaputa della personalit\u00e0 A. Se le diverse personalit\u00e0 si ignorano a vicenda, e se prendono consapevolezza delle altre, magari in competizione e in conflitto reciproco, solo quando la patologia psichica si fa molto avanzata, allora \u00e8 chiaro che nessuno, nemmeno la personalit\u00e0 principale, potrebbe comprendere da che cosa abbiano avuto origine: non pi\u00f9 di quanto essa sia capace di spiegare l&#8217;origine della realt\u00e0 esterna. Siamo arrivati in un vicolo cieco; meglio tornare indietro e tentare un&#8217;altra strada.<\/p>\n<p>Cominciamo, allora, con l&#8217;ipotizzare che la psiche, che noi facciamo oggetto di studio, \u00e8 solo una parte dell&#8217;anima: la parte che crediamo di conoscere, o che crediamo di poter conoscere. Ma l&#8217;anima \u00e8 molto pi\u00f9 di essa, perch\u00e9 consiste in una struttura originaria sulla quale si innesta la psiche; e quando diciamo &quot;originaria&quot;, intendiamo dire che, se \u00e8 possibile &#8211; fino a un certo punto &#8211; individuare le tappe di formazione della personalit\u00e0, questo non \u00e8 possibile per l&#8217;anima, perch\u00e9 essa \u00e8 il presupposto di qualunque ragionamento sull&#8217;&quot;io&quot;, che poi \u00e8 la personalit\u00e0 fattasi cosciente di se stessa. Alcuni filosofi ipotizzano, fin dall&#8217;antichit\u00e0, che l&#8217;anima non sia individuale, ma che si origini da un&#8217;Anima universale e che passi attraverso successive incarnazioni. \u00c8 un&#8217;ipotesi che merita rispetto, dato che vi hanno aderito pensatori della statura di Platone; ma, checch\u00e9 se ne dica, nessuna &quot;prova&quot; definitiva e incontrovertibile \u00e8 mai stata portata a sostegno di essa.<\/p>\n<p>L&#8217;anima, a sua volta, \u00e8 l&#8217;involucro dello spirito: e questo \u00e8 legato direttamente alla dimensione cosmica, fa parte della vita universale; se il corpo, per l&#8217;anima, non \u00e8 che un veicolo temporaneo, l&#8217;anima, per lo spirito, non \u00e8 che il livello base di consapevolezza. Lo spirito sa tutto, perch\u00e9 in relazione con tutto; ma l&#8217;anima non \u00e8 in grado di cogliere che poche cose e solo le grandi anime, elevandosi molto al di sopra delle comuni possibilit\u00e0, riescono a cogliere qualche cosa di pi\u00f9. Esistono anche delle anime assetate di potere, che riescono ad acquisire le tecniche per mettersi in comunicazione con lo spirito e impadronirsi del suo sapere e dei suoi poteri: ma la tecnica non potr\u00e0 mai sostituire il &quot;fare anima&quot;, ossia il quotidiano lavoro di perfezionamento spirituale, per cui tali anime rimangono imprigionate nel circolo chiuso della loro brama di potere e, pur capaci di facolt\u00e0 straordinarie, non evolvono, non si elevano, tendono anzi a sprofondare nei livelli oscuri e satanici della vita spirituale. \u00c8 la parabola degenerativa di Lucifero.<\/p>\n<p>Ora, la psiche \u00e8 una piccola stanza nell&#8217;immenso palazzo dell&#8217;anima, e questa, a sua volta, \u00e8 solo la dimora parziale dello spirito non ancora pienamente consapevole di se stesso e della realt\u00e0 universale. La realt\u00e0 universale \u00e8 Amore: l&#8217;anima sempre pi\u00f9 si innalza e si fonde con lo spirito, quanto pi\u00f9 si abbandona al richiamo dell&#8217;amore. Nella piccola stanza chiamata psiche, germoglia la personalit\u00e0: la quale, quando insuperbisce, crede di essere la sola realt\u00e0 dell&#8217;uomo; ma a ricordarle la sua piccolezza e la sua stolta presunzione intervengono le personalit\u00e0 secondarie, nate dalla mancata comprensione della psiche di essere parte dell&#8217;anima, e questa parte dello spirito, e questo parte del Tutto. \u00c8 un peccato di superbia e come tale viene punito: quell&#8217;io che ha preteso di dire: &quot;Non c&#8217;\u00e8 altra realt\u00e0 al di fuori di me&quot;, si vede costretto a lottare per non farsi sopraffare da altri &quot;io&quot; che insorgono con la stessa pretesa, che gli contendono la carta d&#8217;identit\u00e0, che lo dichiarano un impostore e un millantatore. La superbia si cura con l&#8217;umilt\u00e0.<\/p>\n<p>In ultima analisi, tutti i mali dell&#8217;uomo si possono ricondurre a un solo peccato fondamentale: la presunzione di essere autosufficiente; l&#8217;oblio della sua posizione creaturale e della sua relazione necessaria con il Tutto, cio\u00e8 con l&#8217;Essere, dal quale un atto d&#8217;amore lo ha generato, gratuitamente&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 20 luglio 2002 un imprenditore milanese del catering, Ruggero Jucker, figlio di ricchi collezionisti, si alz\u00f2 improvvisamente dal letto, insegu\u00ec nella stanza da bagno e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-29354","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29354","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29354"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29354\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29354"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29354"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29354"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}