{"id":29344,"date":"2009-01-26T10:19:00","date_gmt":"2009-01-26T10:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/26\/un-film-al-giorno-un-viaggio-chiamato-amore\/"},"modified":"2009-01-26T10:19:00","modified_gmt":"2009-01-26T10:19:00","slug":"un-film-al-giorno-un-viaggio-chiamato-amore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/26\/un-film-al-giorno-un-viaggio-chiamato-amore\/","title":{"rendered":"Un film al giorno: \u00abUn viaggio chiamato amore\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>\u00abUn viaggio chiamato amore\u00bb, girato nel 2002 da Michele Placido e accolto un po&#8217; tiepidamente dalla critica, non sar\u00e0 forse un capolavoro assoluto, ma \u00e8 certamente un gran bel film, narrato con intensit\u00e0 e interessante nello scavo psicologico dei personaggi, entro una cornice suggestiva, a volte fastosa, dovuta in larga misura alla fotografia di Luca Bigazzi, alla scenografia di Giuseppe Pirrotta, ai costumi di Elena Mannini e alle musiche di Carlo Crivelli, che bene restituiscono l&#8217;atmosfera da &quot;belle \u00e9poque&quot; (frammista ai bagliori della prima guerra mondiale) di un&#8217;Italia ingenua e smaliziata, sontuosa e provinciale, arcaica e raffinata.<\/p>\n<p>\u00c8 la storia d&#8217;amore, coinvolgente e altamente drammatica, fra la scrittrice Sibilla Aleramo &#8211; autrice, fra l&#8217;altro, del primo romanzo &quot;femminista&quot; della nostra letteratura: \u00abUna donna\u00bb, del 1906 &#8211; e l&#8217;ancor sconosciuto e gi\u00e0 tanto tribolato poeta Dino Campana, di quasi dieci anni pi\u00f9 giovane di lei: solo, squilibrato (anche a causa dell&#8217;ambiente retrivo della provincia toscana e della totale incomprensione della critica &quot;ufficiale&quot;).<\/p>\n<p>Un amore breve, travolgente, disperato, che termina nel pi\u00f9 triste dei modi, con il definitivo ricovero di lui in manicomio.<\/p>\n<p>Un esempio di questa tiepidezza della critica cinematografica, per non dir peggio, \u00e8 offerto dalla recensione di Paolo Mereghetti a proposito di questo film, che egli insinua essere stato girato gi\u00e0 con un occhio rivolto alla televisione e, quindi, con inconfessabili scopi commerciali (\u00abIl Mereghetti\u00bb, Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2003, pp. 2563-64):<\/p>\n<p>\u00ab1916: dopo un ardente epistolario, la quarantenne scrittrice protofemminista Sibilla Aleramo (Morante) decide di incontrare il poeta Dino Campana (Accorsi, premiato a Venezia), di nove anni pi\u00f9 giovane. Nasce subito la passione: ma si consuma in fretta, tra litigi e botte, a causa dello squilibrio psichico di Campana, esacerbato dalla guerra. Placido e gli sceneggiatori Heidrun Schleef e Diego Ribon (che interpreta il personaggio di Emilio Cecchi) si ispirano all&#8217;epistolario dei due protagonisti, complicandolo con flashback sui traumi adolescenziali di Sibilla &#8211; che Placido racconta con gusto morbosetto &#8211; e infarcendolo di goffi dialoghi. Vincono gli stereotipi (genio e sregolatezza, amore e distruzione propria e altrui), in una confezione corretta ma accademica e pronta per il piccolo schermo, malgrado accensioni di erotismo che cercano invano di essere memorabili. \u00bb<\/p>\n<p>Dino Campana, probabilmente, inseguiva un suo enigmatico ideale femminile &#8211; che, per un momento, credette di vedere incarnato nella matura, ardente e disinibita scrittrice femminista &#8211; che forse aveva gi\u00e0 evocato in uno dei suoi testi poetici pi\u00f9 densi e affascinanti: \u00abLa Chimera\u00bb, pubblicata nei \u00abCanti Orfici\u00bb del 1914:<\/p>\n<p>\u00abNon so se tra rocce il tuo pallido<\/p>\n<p>viso m&#8217;apparve, o sorriso<\/p>\n<p>di lontananze ignote<\/p>\n<p>fosti, la china eburnea<\/p>\n<p>fronte fulgente o giovine<\/p>\n<p>suora de la Gioconda:<\/p>\n<p>o delle primavere<\/p>\n<p>spente, per i tuoi mitici pallori<\/p>\n<p>o Regina o Regina adolescente:<\/p>\n<p>ma per il tuo ignoto poema<\/p>\n<p>di volutt\u00e0 e di dolore<\/p>\n<p>musica fanciulla esangue,<\/p>\n<p>segnato di linea di sangue<\/p>\n<p>nel cerchio delle labbra sinuose,<\/p>\n<p>Regina de la melodia:<\/p>\n<p>ma per il vergine capo<\/p>\n<p>reclino, io poeta notturno<\/p>\n<p>vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,<\/p>\n<p>io per il tuo dolce mistero<\/p>\n<p>io per il tuo divenir taciturno.<\/p>\n<p>Non so se la fiamma pallida<\/p>\n<p>Fu dei capelli il vivente<\/p>\n<p>Segno del suo pallore,<\/p>\n<p>non so se fu un dolce vapore,<\/p>\n<p>dolce sul mio dolore,<\/p>\n<p>sorriso di un volto notturno:<\/p>\n<p>guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti<\/p>\n<p>e l&#8217;immobilit\u00e0 dei firmamenti<\/p>\n<p>e i gonfi rivi che vanno piangenti<\/p>\n<p>e l&#8217;ombre del lavoro umano curve l\u00e0 dove sui poggi algenti<\/p>\n<p>e ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti<\/p>\n<p>e ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.\u00bb<\/p>\n<p>Sta di fatto che, quando la quarantenne scrittrice scende dalla corriera per incontrare la prima volta, dopo un appassionato scambio di lettere, il geniale e incompreso poeta, ha inizio una storia d&#8217;amore fulminea e devastante, di cui entrambi recheranno per sempre le cicatrici e che dimostra come non basti la passione profonda per un altro essere umano per donargli la parte migliore di s\u00e9 stessi e per sorreggerlo nell&#8217;avventura della vita.<\/p>\n<p>L&#8217;episodio iniziale di \u00abquel viaggio chiamato amore\u00bb \u00e8 stato descritto con prosa lucida e sobria da un valente scrittore contemporaneo, Sebastiano Vassalli (oggi un po&#8217; dimenticato, e troppo in fretta: possiamo permettercelo, con la penuria di veri talenti in questo campo?), nella sua bella biografia di Dino Campana intitolata \u00abLa notte della cometa\u00bb (Torino, Einaudi, 1984, 1990, pp. 196-200):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Il 3 d&#8217;agosto [1916], gioved\u00ec, alle sette e mezza di mattina Dino \u00e8 seduto su un muretto appena fuori del paese e guarda verso Scarperia la corriera &quot;postale&quot; da Firenze che s&#8217;avvicina in una nuvola di polvere, che si ferma a pochi metri da lui., Ne scende &#8211; unico passeggero &#8211; una signora vestita di bianco con un larghissimo cappello e un&#8217;andatura &quot;regale&quot;. Insolitamente premuroso, l&#8217;autista s&#8217;affanna a scaricare il bagaglio &#8211; borsa da viaggio, borsetta, parasole &#8211; ma lei nemmeno ci fa caso, va verso Dino che s&#8217;\u00e8 alzato, che le sorride. Gli chiede: &quot;Voi siete Dino Campana?&quot;. Gli d\u00e0 la mano, gli dice: &quot;Eccomi. Io sono Sibilla&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;incontro di Dino con Sibilla Aleramo, al Barco, \u00e8 preceduto da uno scambio di lettere che soprattutto servono a vincere l&#8217;iniziale diffidenza di lui, la sua reale misoginia (acuita, proprio in quei giorni, dalla vicenda con la &quot;russa&quot;). Dino vuole un&#8217;avventura senza problemi n\u00e9 strascichi -un&#8217;avventura come quella con la &quot;svizzera segantiniana&quot; &#8211; che lo ha &quot;commosso&quot; un anno fa &#8211; ma lo spaventa la fama di mangiauomini dell&#8217;Aleramo e scrive a Cecchi per essere consigliato, rassicurato, protetto&#8230; Di tutt&#8217;altro genere sono le preoccupazioni di Sibilla. Lei l&#8217;avventura l&#8217;ha decisa nel momento stesso in cui ha finito di leggere i &quot;Canti Orfici&quot; (&quot;chiudo il tuo libro \/ le mie trecce snodo&quot;) e le lettere d&#8217;approccio sono i preliminari per un incontro che accetter\u00e0 comunque e dovunque, anche se preferirebbe che a muoversi fosse Dino&#8230; (&quot;Se foste venuto qui voi, la prima impressione che v&#8217;avrei fatta sarebbe stata forse migliore, senza cappello e tutti gli altri imbarazzi del viaggio&quot;).<\/p>\n<p>Rina faccio, in arte Sibilla, nell&#8217;agosto del 1916 ha giust&#8217;appunto quarant&#8217;anni, essendo nata ad Alessandria nell&#8217;agosto del 1876. \u00c8, come Dino, &quot;leone&quot;. Nel suo romanzo &quot;Una donna&quot; ha raccontato di s\u00e9: l&#8217;infanzia, la giovinezza, la violenza subita a quindici anni e &quot;riparata&quot; con un matrimonio assurdo, la nascita dell&#8217;unico figlio e, poco dopo, il distacco&#8230; &quot;Qualcosa in me \u00e8 rimasto eternamente insoddisfatto, &#8211; dir\u00e0 poi la Faccio-Aleramo, &#8211; l&#8217;anelito ad un figlio dell&#8217;amore, a una creatura che fosse insieme un capolavoro della mia carne, del mio cuore, del mio spirito. E ho amato, o creduto d&#8217;amare, tanti uomini. E la mia poesia \u00e8 stata generata cos\u00ec.&quot; All&#8217;epoca dell&#8217;incontro con Dino l&#8217;elenco degli ex amanti di Sibilla comprende gi\u00e0 quasi tutta la letteratura italiana vivente, buona parte delle arti figurative, qualche rappresentante del teatro e un numero imprecisato di aviatori, cavallerizzi, rivoluzionari e banchieri con cui l&#8217;&quot;eternamente insoddisfatta&quot; ha avuto rapporti &quot;agili&quot; ma anche &quot;vertiginosamente intensi&quot;. (&quot;Eravamo un gemito solo&quot;). Il suo viso \u00e8 quello dell&#8217;Italia con in mano la spiga che c&#8217;\u00e8 sulle monete da venti centesimi, opera dello scultore Leonardo Bistolfi. (Uno dei &quot;tanti&quot;, collocabile tra il 1908 e il 1909). Le sue fattezze pi\u00f9 intime sono divulgate da Michele Cascella (un altro) in una serie di nudi esposti a Roma e a Milano e poi anche riprodotti in un libro di poesie che De Robertis, su &quot;La Voce&quot;, sbrigativamente liquida come &quot;lirica chic&quot;&#8230;<\/p>\n<p>Sibilla \u00e8 gi\u00e0 innamorata, \u00e8 gi\u00e0 arrivata quass\u00f9 avendo negli occhi &quot;una visione di forza e di grandezza, fuori del temo&quot;. Dino non pensa all&#8217;amore, pensa soltanto all&#8217;avventura con una donna pi\u00f9 anziana di lui ma ancora bella e disponibile: e va diritto allo scopo. (Sibilla: &quot;Sempre ho negli occhi quella strada col sole, il primo mattino, le fonti dove m&#8217;hai fatto bere, la terra che si mescolava ai nostri baci, quell&#8217;abbraccio profondo della luce&quot;). Lascia che sia lei a parlare di s\u00e9, a raccontare la sua vita &#8211; \u00e8 gi\u00e0 tutta scritta nei tuoi libri, perch\u00e9 la racconti? &#8211; e insomma si comporta da uomo esperto, di mondo, organizza le cose materiali: la stanza alla locanda, il pranzo, la cena, la passeggiata dopo cena. (Sibilla: &quot;I nostri corpi su le zolle dure, le spighe che frusciano sopra la fronte, mentre le selle incupiscono il cielo&quot;). Pronuncia accorte parole. (Sibilla: &quot;M&#8217;hai detto: tu non dici: sempre, mai, come le altre&quot;).<\/p>\n<p>Dino non pensa d provare un vero interesse per Sibilla e meno che mai pensa di potersene innamorare. Del resto, che significa &quot;innamorarsi&quot;? (Lui, a trentun anni, non \u00e8 mai stato &quot;innamorato&quot;). Roba da letteratura femminile&#8230; \u00c8 soddisfatto, questo s\u00ec. Ha avuto ci\u00f2 che voleva: un&#8217;avventura tra i suoi monti con una donna che gli piace, che si concede senza storie&#8230; le sue difese cominciano a venir meno nel momento in cui si rende conto che l&#8217;&quot;avventura&quot; non finisce in tre giorni. Domenica 6 agosto, un&#8217;ora prima che Sibilla riparta con la corriera, Dino le chiede di tornare e poi balbetta, arrossisce, tira fuori parole che non avrebbe creduto di poter pronunciare. (Sibilla: &quot;\u00c8 vero che m&#8217;hai detto amore?&quot;. &quot;Tremavi. M&#8217;hai detto cose tanto care&quot;. &quot;Sei mai stato amato, Dino?&quot;). Seduti su quello stesso muricciolo dove lui l&#8217;ha attesa gioved\u00ec, Sibilla e Dino parlano del presente e dell&#8217;immediato futuro, fanno progetti di vita. Lei, a Firenze, lavora per l&#8217;Istituto Francese di Cultura: traduzioni, niente di pi\u00f9. Ha una relazione con un ragazzo di diciassette anni, quello stesso Raffaello Franchi a cui, mesi prima, Dino ha venduto una copia dei &quot;Canti Orfici&quot;: troncher\u00e0 subito, domani. Per parte sua Dino ha relazioni n\u00e9 mai ne ha avute dacch\u00e9 \u00e8 al mondo ma non intende sfigurare e tira fuori la &quot;russa&quot; che da Scarperia continua a tormentarlo, che non lo lascia&#8230; &quot;Perci\u00f2 &#8211; dice, &#8211; ho deciso di trasferirmi pi\u00f9 in alto e pi\u00f9 lontano, a casetta sopra Firenzuola. \u00c8 questione di giorni, ormai. Domani o dopodomani vado a vedere le stanze&quot;. Sottovoce, con tono grave, le confida il suo massimo segreto (a cui Sibilla, l\u00ec per l\u00ec, non d\u00e0 alcun peso): &quot;Io, &#8211; le dice, &#8211; sono ammalato di una malattia che ha a che fare con la guerra, che \u00e8 cominciata assieme alla guerra. Quando la guerra finir\u00e0, io non esister\u00f2 pi\u00f9&quot;.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che Sibilla Aleramo era la persona meno adatta per aiutare Dino Campana a convivere che con le proprie pulsioni autodistruttive, a medicare le sue ferite, a rasserenarlo. Era ella stessa una donna inquieta, tormentata dal rimorso di quel figlio che aveva dovuto abbandonare per potersi liberare dell&#8217;odioso marito, e dal pensiero di quell&#8217;altro figlio &#8211; un figlio del vero amore &#8211; che avrebbe voluto avere ma che, ormai, le era sfuggito per sempre.<\/p>\n<p>Ecco, senza voler troppo psicologizzare, ella vide in Dino Campana proprio quel figlio che avrebbe voluto generare nell&#8217;amore. Di certo non possedeva, lei per prima, quel minimo di equilibrio e di stabilit\u00e0 emotiva di cui sopra ogni altra cosa Dino aveva bisogno. Questo, e non altro, era il significato di quel suo continuo, incessante scivolare da un letto all&#8217;altro, da un amante all&#8217;altro, fino in tarda et\u00e0 (e spesso con uomini molto pi\u00f9 giovani di lei; nonch\u00e9, da ultimo, con una cotta in piena regola per una &quot;maschia fanciulla&quot; che le avrebbe rubato il cuore&#8230;).<\/p>\n<p>Mentiva a se stessa, forse in buona fede (possedeva una straordinaria capacit\u00e0 di autoingannarsi), quando, nelle pagine finali di \u00abUna donna\u00bb (Milano, Feltrinelli, 1982, pp. 202-203), aveva scritto, ben dieci anni prima dell&#8217;incontro con Dino:<\/p>\n<p>\u00abIn cielo e in terra, un perenne passaggio. E tutto si sovrappone, si confonde, e una cosa sola, su tutto, splende: la pace mia interiore, la mia sensazione costante d&#8217;essere nell&#8217;ordine, di poter in qualunque istante chiudere senza rimorso gli occhi per l&#8217;ultima volta.<\/p>\n<p>In pace con me stessa.<\/p>\n<p>Spero qualcosa? No. Forse domani pu\u00f2 giungermi una nuova ragione d&#8217;esistenza, poso conoscere altri aspetti della vita, e provare l&#8217;impressione d&#8217;una rinascita, d&#8217;un sorriso nuovo su tutte le cose. Ma non attendo nulla. Domani potrei anche morire&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Attendeva, in verit\u00e0: continuer\u00e0 ad attendere per tuta la vita, spasmodicamente, freneticamente. In Dino, per un momento (uno dei tanti), credette forse di aver trovato. Ma la loro vicenda ribadisce una dura ma intransigente verit\u00e0: che l&#8217;unione di due debolezze non crea una forza, mai.<\/p>\n<p>Che dire della interpretazione degli attori del film e della regia di Michele Placido, giunto con \u00abUn viaggio chiamato amore\u00bb a filmare la sua quinta pellicola?<\/p>\n<p>Stefano Accorsi, vincitore della coppa Volpi come miglior attore alla 59a Mostra Internazionale di Venezia, \u00e8 un Dino Campana convincente, vibrante, mai sopra le righe, nonostante la tentazione quasi inevitabile di calcare la mano sull&#8217;aspetto psicopatologico del personaggio. Qualche critico ha osservato che il suo viso conserva un&#8217;espressione troppo innocente e &quot;pulita&quot; per rendere la maschera tormentata del &quot;poeta maledetto&quot; di Marradi: osservazione peregrina, ch\u00e9 sarebbe come pretendere una somiglianza fisica vera e propria tra attore e personaggio.<\/p>\n<p>Laura Morante, nei panni di Sibilla Aleramo, \u00e8 altrettanto efficace, anche se con una sfumatura di distacco involontario, dovuta forse alla non completa immedesimazione nella parte di quella focosa mangiatrice di uomini che era, in fondo, solo una povera donna, precocemente provata dalla vita (lo stupro da quindicenne e il disgraziatissimo matrimonio riparatore), anche lei assetata di pac, di amore rassicurante e protettivo, ma nello stesso terrorizzata dallo spettro del maschio-padrone, violento e insensibile, che era stato suo marito.<\/p>\n<p>Alessandro Haber, nei panni di Andrea, \u00e8 straordinario. Qualcuno ha suggerito che tanto bravura \u00e8 quasi sprecata in una parte secondaria, ristretta alla sezione centrale della pellicola. Questo, forse, \u00e8 eccessivo; per\u00f2, senza dubbio, la sua interpretazione \u00e8 umanamente e affettivamente riuscitissima, tanto da far rimpiangere che la sua parte non comporti una maggiore presenza nel film.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;attrice Katy Louise Saunders, nel ruolo di Sibilla Aleramo da ragazzina, \u00e8 molto brava, una autentica rivelazione: nel confronto con la matura ed sperimentata attrice che prosegue l&#8217;interpretazione del suo personaggio divenuto adulto, non sfigura per niente; anche se &#8211; ma la colpa non \u00e8 certo sua &#8211; alcuni falshback creano una certa confusione, specialmente quello in cui le due attrici compaiono in scena contemporaneamente, in una sorta di allucinato sdoppiamento della personalit\u00e0 di Sibilla adulta.<\/p>\n<p>Quanto a Michele Placido, bravo come attore, \u00e8 bravo anche come regista: e alcune sbavature e alcuni difetti marginali &#8211; specialmente lo stacco eccessivo fra la storia d&#8217;amore e lo sfondo dell&#8217;Italia in guerra, con quelle foto d&#8217;epoca che sanno un po&#8217; troppo di documentario &#8211; non inficiano, a nostro parere, la validit\u00e0 dell&#8217;insieme.<\/p>\n<p>Vorremmo vederne pi\u00f9 spesso, di film come questo, sugli schermi dei nostri cinema. E che i critici super-intellettuali alzino pure le sopracciglia. Il problema, ammesso che vi sia, \u00e8 tutto loro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abUn viaggio chiamato amore\u00bb, girato nel 2002 da Michele Placido e accolto un po&#8217; tiepidamente dalla critica, non sar\u00e0 forse un capolavoro assoluto, ma \u00e8 certamente<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,26],"tags":[92],"class_list":["post-29344","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-film-al-giorno","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29344","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29344"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29344\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29344"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29344"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29344"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}