{"id":29342,"date":"2018-06-16T07:40:00","date_gmt":"2018-06-16T07:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/16\/un-segnale-di-resa-preciso-e-inconfondibile\/"},"modified":"2018-06-16T07:40:00","modified_gmt":"2018-06-16T07:40:00","slug":"un-segnale-di-resa-preciso-e-inconfondibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/16\/un-segnale-di-resa-preciso-e-inconfondibile\/","title":{"rendered":"Un segnale di resa preciso e inconfondibile"},"content":{"rendered":"<p>Se qualcuno ci chiedesse di indicare, cos\u00ec, di primo acchito, un segnale da cui riconoscere che la &quot;svolta&quot; del Concilio Vaticano II, bench\u00e9 presentata in termini apologetici e trionfalistici dalla narrazione cattolica <em>mainstream<\/em>, \u00e8 stata, a tutti gli effetti, una rottura, un punto (forse) di non ritorno, e uno snaturamento della vera Chiesa cattolica, cos\u00ec come essa si era configurata, attraverso il Magistero, la pastorale e la sacra liturgia, per millenovecento anni, risponderemmo che i segnali immediatamente evidenti e quasi tangibili, sono parecchi; ma, se proprio dovessimo indicarne uno, diremmo: lo smantellamento storico e dottrinale di qualsiasi ostacolo, anche al prezzo della verit\u00e0, nelle &quot;buone relazioni&quot; con i cosiddetti fratelli maggiori (come li chiamava Giovanni Paolo II), gli ebrei. E siccome il cristianesimo non \u00e8 una dottrina fra le tante, e tanto meno una dottrina politica, gi\u00e0 da questa preoccupazione di ristabilire cordiali relazioni traspare un tradimento nei confronti di se stesso: perch\u00e9 qui non si fa questione di buone o cattive relazioni, qui \u00e8 in ballo la verit\u00e0, ossia quella che per i cristiani \u00e8 la verit\u00e0: l&#8217;unicit\u00e0 dell&#8217;Incarnazione di Cristo e della sua Passione, Morte e Resurrezione per la redenzione degli uomini. Transigere su questo punto, ammettere che gli ebrei non hanno alcun bisogno di convertirsi, perch\u00e9 l&#8217;Antica Alleanza di Dio con loro (quella del Vecchio Testamento) \u00e8 sempre valida, equivale a svuotare di significato l&#8217;Incarnazione, la Passione e la Resurrezione di Cristo, e rendere il Vangelo un <em>optional<\/em>, rispetto al quale si pu\u00f2 anche preferire l&#8217;ebraismo. Un cristiano non potr\u00e0 mai e poi mai assumere una tale posizione; non potr\u00e0 mai pensare che convertirsi al Vangelo di Ges\u00f9 Cristo, o farsi circoncidere ed entrare a far parte del giudaismo, siano la stessa cosa, o siano due strade per giungere alla stessa meta. Meno ancora una simile idea potrebbe essere sostenuta da un teologo cattolico, o da un sacerdote, o da un vescovo, o anche dal papa in persona; sarebbe un tradimento inqualificabile verso il Vangelo, che \u00e8, s\u00ec, la religione dell&#8217;amore, del perdono e della riconciliazione, ma non al prezzo della verit\u00e0; non al puto di acconsentire al relativismo e alla confusione dottrinale; non fino al punto di mettere il cristianesimo sullo stesso piano di verit\u00e0 e di efficacia salvifica di un&#8217;altra religione. E invece, questo \u00e8 quanto ha incominciato ad accadere a partire dal Concilio Vaticano II e, in particolare, a partire da quando \u00e8 stata approvata la dichiarazione <em>Nostra aetate<\/em>, il 28 ottobre 1965: un documento che colpisce al cuore la dottrina cattolica e che, pertanto, non pu\u00f2 essere considerato, in alcun modo, e pur con ogni sforzo di buona volont\u00e0, una espressione dell&#8217;autentico e perenne Magistero della Chiesa. Come \u00e8 noto, infatti, il Magistero non pu\u00f2 aggiungere, n\u00e9 togliere, n\u00e9 modificare alcunch\u00e9 di quanto si trova nel Deposito della fede; e, a maggior ragione, non pu\u00f2 contraddire, impugnare o anche solo discordare da ci\u00f2 che il Magistero precedente ha sostenuto in maniera univoca e costante.<\/p>\n<p>Ora, a questa gravissima deviazione dottrinale, che nella <em>Nostra aetate<\/em> \u00e8 solo adombrata, ma ha trovato poi ulteriore sviluppo e sempre pi\u00f9 esplicita affermazione nella pastorale e nello stesso magistero dei pontefici successivi, si aggiunge l&#8217;espunzione capillare, sistematica, implacabile, di tutto ci\u00f2 che, sul piano storico e liturgico, avrebbe potuto &quot;dispiacere&quot; a codesti supposti fratelli maggiori, e cos\u00ec appare evidente che la &quot;svolta&quot; del Concilio nei confronti dell&#8217;ebraismo \u00e8 nata da un preciso disegno politico, cui certo non fu estranea la massoneria ebraica, il B&#8217;nai B&#8217;rith, cos\u00ec come non vi furono estranei i ricatti pretestuosi e mirati, che fecero leva sullo specioso argomento dei cosiddetti &quot;silenzi&quot; di Pio XII riguardo al genocidio degli ebrei da parte del regime hitleriano, ricatto che viene ripreso e scatenato ad arte ogni qualvolta le potenti lobby ebraiche vogliono mettere la Chiesa sotto scacco e obbligarla ad assumere posizioni concilianti su tutto ci\u00f2 che concerne non solo il giudaismo, ma altres\u00ec il sionismo e ogni altro aspetto politico e finanziario riguardante gli interessi di Israele e delle comunit\u00e0 ebraiche esistenti nel mondo (cfr. al riguardo i nostri articoli <em>Come il B&#8217;nai B&#8217;rith ha infiltrato e condizionato il Concilio Vaticano II<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 18\/01\/2018; <em>Il mito del &quot;silenzio&quot; di Pio XII fu creato per fare pressioni sulla Chiesa cattolica<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 01\/02\/2017 e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 26\/01\/2018; e <em>Shoah, Concilio, Williamson: scacco in tre mosse<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 25\/12\/2017). Sul piano pastorale, si trattava di minimizzare il ruolo svolto dagli ebrei nel processo e nella morte del nostro Signore Ges\u00f9 Cristo: affare in verit\u00e0 non semplice, ma insomma nemmeno impossibile, posto che si poteva sempre scaricare ogni colpa sui romani, facendo notare &#8211; il che \u00e8 solo una mezza verit\u00e0 &#8211; che unicamente al procuratore romano competeva l&#8217;emissione di sentenze capitali (cfr. l&#8217;articolo: <em>Ma quante contorsioni per attenuare il ruolo dei fratelli maggiori nella morte di Ges\u00f9<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 27\/01\/2018, e, nello stesso tempo, accentuando oltremisura l&#8217;ebraicit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo, al punto da ridurre a poca cosa la portata della sua rottura con la tradizione giudaica e la nascita di una religione di salvezza nuova e universale, ci\u00f2 che il giudaismo certamente non era, n\u00e9 voleva (o vuole) essere (cfr. l&#8217;articolo <em>Ges\u00f9 ebreo? No grazie<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 20\/09\/2010 e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 29\/01\/2018). Ma anche questo non era ancora sufficiente; ci voleva qualcos&#8217;altro, qualcosa che esprimesse una benevolenza ancor pi\u00f9 esplicita: bisognava cancellare, ripudiare, far sparire tutto ci\u00f2 che, nella tradizione cattolica, poteva anche solo vagamente dare l&#8217;impressione di un atteggiamento meno che favorevole, in tutto e per tutto, all&#8217;ebraismo. Si spiega cos\u00ec sia il blocco, a tempo interminato, della proclamazione a santo di padre L\u00e9on Dehon, che avrebbe dovuto avvenire il 24\/04\/2005, ma che venne sospesa, prima &#8212; ufficialmente &#8212; per la morte di Giovanni Paolo II, poi per i durissimi attacchi e le accuse, se non di antisemitismo, certo di scarsa simpatia verso gli ebrei, che vennero mosse contro Benedetto XVI, ma soprattutto per una serie di documenti emersi nel corso del processo di beatificazione di padre Dehon, dai quali risultava come egli avesse espresso giudizi assai severi, non nei confronti degli ebrei in quanto tali, o della loro religione, ma del ruolo sociale svolto da alcuni di loro e specialmente dagli usurai e dai banchieri, il che fu pi\u00f9 che sufficiente a suscitare le ire e le rimostranze degli ambienti ebrei-americani e da congelare, forse per sempre, la beatificazione di Dehon. Esempio unico al mondo di una religione che si autocensura nella maniera pi\u00f9 umiliante, e rinuncia ad esprimere la propria posizione all&#8217;interno del proprio ambito dottrinale e disciplinare, per far piacere agli esponenti di un&#8217;atra religione, quasi che i veri padroni della prima fossero, di fatto, i secondi.<\/p>\n<p>Tuttavia, nemmeno questo era ancora sufficiente. Bisognava fare qualcosa di pi\u00f9 significativo, di pi\u00f9 tangibile e definitivo; qualcosa che coinvolgesse anche le masse e la liturgia, perch\u00e9, in fin dei conti, le questioni strettamente storiche e teologiche non riguardano che una minoranza relativamente piccola di persone colte. Ora, c&#8217;era una cosa che avrebbe potuto essere fatta, su questo piano: eliminare, un caso alla volta, il culto popolare di quei santi che, secondo la tradizione cattolica, avevano subito il martirio da parte degli ebrei, nella cornice storica delle cosiddette &quot;accuse del sangue&quot;, vale a dire gli omicidi rituali compiuti ai danni di bambini cristiani in occasione della Pasqua ebraica. In certi casi si trattava, effettivamente, di culti che poggiavano su basi storiche assai fragili; in altri, invece, i documenti esistenti erano sufficienti a giustificarli, ma anche per essi era giunto il tempo di essere abrogati e gettati nel cestino della carta straccia, perch\u00e9 la loro stessa esistenza faceva ombra al B&#8217;nai B&#8217;rith e ostacolava in maniera insormontabile il ristabilimento di relazioni &quot;amichevoli&quot; fra Chiesa cattolica e giudaismo: dove le &quot;relazioni amichevoli&quot; vanno intese nel senso che una delle due parti, la cattolica, deve assumersi una serie di colpe e di responsabilit\u00e0 storiche, e chiederne perdono, l&#8217;altra, invece, non ha nulla di cui scusarsi (e tanto meno della crocifissione di Ges\u00f9 Cristo, o la maledizione contro di Lui e contro i suoi seguaci, affidata ai versi del <em>Talmud<\/em> e perennemente rinnovata da tutti gli ebrei che pregano quel libro), ma solo da far valere il proprio vittimismo per alzare la posta e ottenere concessioni sempre pi\u00f9 consistenti da parte della prima.<\/p>\n<p>Uno dei casi pi\u00f9 eclatanti era quello della citt\u00e0 di Trento, ove nel 1475 ebbe luogo un celebre processo contro alcuni ebrei per l&#8217;assassinio rituale di un bambino cristiano, divenuto poi noto come San Simonino; ebbene qualcuno si accorse che i documenti storici non erano sufficienti a provare le accuse di colpevolezza, non solo, ma nemmeno a provare l&#8217;esistenza storica di San Simonino, per cui il suo culto venne abolito e venne chiesto perdono agli ebrei per quanto era successo cinque secoli prima, (cfr. l&#8217;articolo: <em>Dove vogliono arrivare i cattolici con don Iginio Rogger?<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 27\/05\/2015, e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 19\/01\/2018), il tutto in barba al fatto che i cattolici di quella citt\u00e0 erano molto affezionati a quel santo bambino e che ogni anno si svolgeva una solenne processione in suo onore per le strade del centro. Le reliquie del santo &#8212; che, dopotutto, esistevano &#8212; vennero addirittura occultate, il 28 ottobre 1965, vale a dire con perfetto tempismo rispetto alla pubblicazione della <em>Nostra aetate<\/em> e alla &quot;svolta&quot; sul dialogo con le altre religioni, prima fra tutte il giudaismo, decisa dai padri conciliari, mettendosi sotto i tacchi delle scarpe secoli e secoli di tradizione e di fede.<\/p>\n<p>Tutto questo ebbe luogo per decisione dell&#8217;arcivescovo di Trento, Alessandro Maria Gottardi. Un bell&#8217;esempio di chiesa postconciliare, dove sono i singoli vescovi, e non il pontefice, assistito dai cardinali, a decidere se un santo non sia, per caso, abusivo, se il suo culto non sia frutto di mera superstizione e se la processione in suo onore non meriti di scomparire, in omaggio alla razionalit\u00e0, alla civilt\u00e0 e alla pace, il rispetto e il dialogo fra le religioni. \u00c8 pur vero che a Trento \u00e8 sorto, fra i cattolici fedeli alla tradizione, un comitato avente lo scopo di ripristinare il culto soppresso e di restituire alla citt\u00e0 le sue reliquie, ma chi se ne frega? Si tratter\u00e0, come minimo, dei soliti integralisti preconciliari, molto probabilmente pure antisemiti. Intanto, la maledizione collettiva, equivalente della scomunica (<em>herem<\/em>), che gli ebrei avevano scagliato contro la citt\u00e0 di Trento sin dai fatto del 1475, \u00e8 stata tolta, come dire che il giudaismo sentitamente ringrazia. E per completare il quadro, anche sotto il profilo psicologico e culturale, aggiungiamo solo che il principale sostenitore della non storicit\u00e0 di San Simonino, nonch\u00e9 il principale ispiratore dell&#8217;abolizione del suo culto, \u00e8 stato un tipico sacerdote post-conciliare, don Iginio Rogger, al quale si deve anche l&#8217;aver messo in dubbio il pi\u00f9 antico e pi\u00f9 amato santo della diocesi trentina, san Vigilio (il che sarebbe un po&#8217; come se un prete di Roma mettesse in dubbio il soggiorno di san Pietro nell&#8217;Urbe e, di conseguenza, anche la storicit\u00e0 del suo pontificato); il cui post-concliarismo ben si esprime nell&#8217;affermazione che, a lui, la santa Messa tridentina &quot;faceva orrore&quot;, perch\u00e9 si svolgeva in latino, secondo la vecchia liturgia, con tanto di celebrante che officiava rivolto verso il Santissimo e non verso l&#8217;assemblea dei fedeli.<\/p>\n<p>Una vicenda simile a quella di san Simonino riguarda un altro santo bambino, il piccolo martire spagnolo Domenico del Val di Saragozza (1243-1250, detto Dominguito, morto a soli sette anni, patrono dei chierichetti e degli scolari, la cui ricorrenza cadeva il 31 agosto; anche lui \u00e8 stato espunto dal calendario ufficiale dei santi, bench\u00e9 nella cattedrale della citt\u00e0 di Saragozza esista tuttora una cappella a lui dedicata.<\/p>\n<p>Cos\u00ec lo ricorda Patrizia Fontana Roca sul sito <em>Santi e Beati<\/em>:<\/p>\n<p><em>Di questa figura abbiamo solo la certezza del culto, leggendario tutto il resto.<\/em><\/p>\n<p><em>Nato a Saragozza nel 1243, da una famiglia nobile &#8211; il padre, che era devoto di San Domenico, era il Notaio della Cattedrale &#8211; il bimbo cresceva in grazia e bont\u00e0 e venne presto ammesso alla schiera dei chierichetti della Cattedrale. Nel Gioved\u00ec Santo del 1250 nella chiesa si celebrava la Passione di Cristo e Domenichino, finite le funzioni, si avvi\u00f2 per tornare a casa, ma in quel periodo lotte fratricide di religione dividevano i cristiani e i loro fratelli maggiori, gli ebrei. Un gruppo di israeliti lo rapirono e lo portarono sulle sponde dell&#8217;Ebro.<\/em><\/p>\n<p><em>Spogliato e vituperato, egli invocava il nome di Ges\u00f9 e come Ges\u00f9 egli venne crocifisso su un muro e gli venne inferta anche una ferita al costato. Il piccolo martire mor\u00ec lentamente e i suoi assassini, quando si accorsero che era ormai morto, lo strapparono dal muro e ne gettarono il corpo nel vicino fiume.<\/em><\/p>\n<p><em>Intanto i genitori lo cercavano disperati ma lo trovarono solo quando un pescatore, abbagliato da una luce che splendeva sulle acque, avvicinatosi con la barca, trov\u00f2 il piccolo corpo del martire.<br \/>\nDomenichino venne ben presto onorato in tutta la Spagna, diventando patrono degli scolari e dei chierichetti.<br \/>\nIn altri tempi nel giorno della sua festa, i fanciulli potevano adornare la Cappella in cui era sepolto e offrire ai canonici, sopra un piatto d&#8217;argento, dei fiori, simbolo della purezza del piccolo martire; poi presentavano le sue reliquie alla venerazione e al bacio dei devoti. L&#8217;urna passava per la citt\u00e0 portata a spalla dai chierichetti e l&#8217;arcivescovo di Saragozza accoglieva le reliquie e dopo forniva ai fanciulli un rinfresco e regalava loro 50 ducati per le spese sostenute per la festa.<\/em><\/p>\n<p><em>Non molti anni dopo il martirio, una sera, in un angolo della Cappella del piccolo Santo, un uomo era seduto cupo, solo e piangeva ininterrottamente. Quell&#8217;uomo era uno degli ebrei che avevano ucciso il piccolo, il pi\u00f9 feroce. Il ricordo di quella sera non lo aveva mai abbandonato e rivedeva chiaramente tutta la scena. Chiedeva grazia a quel piccolo martire con tutto il suo cuore e San Domenichino gli diede la forza di confessare apertamente la sua colpa, di convertirsi al Cristianesimo, ottenendo il perdono del suo atto inumano.<\/em><\/p>\n<p>Una <em>voce<\/em>, come si vede, molto cauta; e che l&#8217;abbia ispirata lo spirito di &quot;dialogo&quot; conciliare, si evince, fra l&#8217;atro, dalla definizione dei giudei come &quot;fratelli maggiori&quot; dei cristiani, definizione che nessun cattolico si sarebbe mai sognato di adoperare prima del 1965, per la sua palese assurdit\u00e0 storica e teologica. Ancora e sempre, la preoccupazione del <em>politically correct<\/em>; la preoccupazione di allontanare da s\u00e9 la &quot;macchia&quot; dell&#8217;antigiudaismo, che potrebbe facilmente venire interpretato come antisemitismo (bench\u00e9 la cortesia non sia affatto reciproca e nessun ebreo si sia mai sognato di espungere dal <em>Talmud<\/em> le maledizioni rituali nei confronti dei cristiani, che rimangono al loro posto, come per l&#8217;addietro); ancora e sempre, la preoccupazione di stabilire &quot;buone relazioni&quot; con i fratelli maggiori, all&#8217;insegna della <em>realpolitik<\/em>, e tanto peggio per quei poveri sciocchi che ancora fanno questione di verit\u00e0, di dottrina, di teologia.<\/p>\n<p>Se ci si vuol fare un&#8217;idea di come era recepito il culto di san Domenico del Val prima del Concilio, non c&#8217;\u00e8 che da andare a sfogliare un libro stampato subito prima, anzi, addirittura <em>durante<\/em> il Concilio, ma non un libro cattolico qualsiasi, bens\u00ec un manuale di carattere ufficiale e destinato alla catechesi, per esempio la <em>Guida catechistica per la terza classe<\/em>, edita dalle Paoline e dal Centro catechistico di Roma, IV edizione, 1963 (ma l&#8217;<em>imprimatur<\/em> del vescovo di Faenza, Biagio Budelacci, \u00e8 del 1953, e il <em>visto<\/em>, per la Curia generale della Pia Societ\u00e0 san Paolo, di don Giacomo Alberione, \u00e8 del 1954; dove, a pag. 146, possiamo leggere, fra gli esempi edificanti, non senza qualche ingenuit\u00e0:<\/p>\n<p><em>Nacque a Saragozza, Spagna, il 1243. I genitori, per devozione a san Domenico, gliene imposero il nome e lo chiamarono Domenichino. Il bambino cresceva buono, pio, amante della chiesa e delle funzioni sacre. Appena fu in grado di servire all&#8217;altare, fu ammesso fra i chierichetti della cattedrale. Si restava ammirati nel vederlo in sottanella rossa e cotta bianca. Tutti lo conoscevano e gli volevano bene.<\/em><\/p>\n<p><em>Era il gioved\u00ec santo del 1250. Domenichino aveva servito le funzioni e del mattino e della sera. Terminato l&#8217;Ufficio delle tenebre, si era fermato alquanto davanti al santo sepolcro, quindi si avviava a casa che era vicina alla Cattedrale.<\/em><\/p>\n<p><em>La Spagna era infestata allora da ebrei pieni di odio verso i cristiani che molestavano in mille maniere. Un gruppo di essi con a capo Moyse Albain, si era o appostati presso la Cattedrale. Non appena videro Domenichino, gli si gettarono sopra, lo avvolsero nei loro mantelli, perch\u00e9 non gridasse,e, protetti dall&#8217;oscurit\u00e0, lo trascinarono fuori citt\u00e0, lungo l&#8217;Ebro. Qui lo spogliarono e rinnovarono sul suo gracile corpo la passione di Ges\u00f9. Gli inchiodarono le mani e i piedi a un muricciolo, lo insultarono, gli sputarono in faccia, lo schiaffeggiarono. Il caro piccino, crocifisso come il Salvatore, ripeteva continuamente: Ges\u00f9! Ges\u00f9! Moyse Albayn non poteva sentire questo none santissimo e, furente di rabbia, gli trapass\u00f2 il petto con un pugnale. Il piccolo martire, prima di morire ripet\u00e9 ancora: Ges\u00f9! Ges\u00f9! Per timore di essere scoperti, i tiranni staccarono Domenichino dal muro e lo gettarono nel fiume.<\/em><\/p>\n<p><em>Alcune sere dopo, un gruppo di pescatori, tirando le loro reti, videro sulle acque una gran luce. Vi accorsero con le barche e trovarono il corpicino del martire con i fori nelle mani, nei piedi e nel costato, come Ges\u00f9. Con venerazione lo portarono in citt\u00e0 e lo consegnarono ai Canonici della Cattedrale che lo depositarono sull&#8217;altare come un piccolo santo. Accorse una fiumana di popolo; accorsero primi i genitori che piangevano di dolore e di gioia nel vedere la luce che si sprigionava dal suo corpo martoriato.<\/em><\/p>\n<p><em>Da allora Domenichino fu pregato come un santo e divenne il protettore dei chierichetti.<\/em><\/p>\n<p>Ebbene, che dire? Una frase come questa: <em>La Spagna era infestata allora da ebrei pieni di odio verso i cristiani che molestavano in mille maniere<\/em>, dopo il 1965, non poteva pi\u00f9 essere pronunciata, tanto meno insegnata nel clima del post Concilio. Poteva essere andata bene fino al 1964, ma dal 1965 &#8212; <em>contrordine, compagni!<\/em>; ci\u00f2 vi ricorda qualcosa? &#8211; doveva essere per forza eliminata: ne andava di mezzo la credibilit\u00e0 della nuova chiesa&quot;dialogante&quot; e le buone relazioni con i &quot;fratelli maggiori&quot;; e tanto peggio per la verit\u00e0 storica, se per caso la verit\u00e0 era proprio quella e non altra, e cio\u00e8 che gli ebrei odiavano, come avevano sempre odiato, i cristiani, nella Spagna del XIII secolo come nel resto del mondo, cominciando dalla Palestina dei tempi del nostro Signore Ges\u00f9 Cristo e dei primi anni di vita della Chiesa da Lui fondata.<\/p>\n<p>Eppure, a ben riflettere, forse la vera ragione della soppressione del culto di san Domenico del Val non risiede tanto nella &quot;accusa del sangue&quot; contro gli ebrei, quanto nell&#8217;epilogo edificante della drammatica vicenda, ossia la conversione di uno degli assassini. Un ebreo che si converte al cattolicesimo \u00e8 sempre un argomento tab\u00f9, che mette terribilmente a disagio, pi\u00f9 che gli ebrei, i cattolici progressisti e fautori di un &quot;dialogo&quot; inter-religioso che si risolve, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, nel relativismo, nella resa totale e nella solenne auto-castrazione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se qualcuno ci chiedesse di indicare, cos\u00ec, di primo acchito, un segnale da cui riconoscere che la &quot;svolta&quot; del Concilio Vaticano II, bench\u00e9 presentata in termini<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30161,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[109,120,216,237],"class_list":["post-29342","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-papa-giovanni-paolo-ii","tag-chiesa-cattolica","tag-ebraismo-e-giudaismo","tag-papi","tag-sacra-scrittura"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-giovanni-paolo-ii.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29342","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29342"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29342\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30161"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29342"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29342"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29342"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}