{"id":29340,"date":"2017-03-16T12:24:00","date_gmt":"2017-03-16T12:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/16\/un-sacerdote-eccezionale-di-hans-carossa-1\/"},"modified":"2017-03-16T12:24:00","modified_gmt":"2017-03-16T12:24:00","slug":"un-sacerdote-eccezionale-di-hans-carossa-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/16\/un-sacerdote-eccezionale-di-hans-carossa-1\/","title":{"rendered":"\u00abUn sacerdote eccezionale\u00bb, di Hans Carossa (1)"},"content":{"rendered":"<p>Accade a tutti noi, nella vita, purch\u00e9 abbiamo occhi per vedere e orecchi per udire, di incontrare almeno un individuo eccezionale, e di restarne affascinati e di accorgerci che la nostra esistenza non \u00e8 pi\u00f9 la stessa di prima, dopo quell&#8217;incontro. Pu\u00f2 essere una persona a noi molto vicina, per esempio nostro padre o nostra madre; e pu\u00f2 anche succedere che ce ne rendiamo conto solo molti anni dopo, addirittura dopo la sua morte.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 capitare, inoltre, che non riusciamo a individuare la ragione precisa di quella eccezionalit\u00e0 e di quel fascino; che, pur domandandocelo, non riusciamo a collegarlo a un particolare aspetto della sua personalit\u00e0, e che siamo infine costretti ad ammettere che si tratta di un qualcosa che proviene dall&#8217;insieme della sua anima, come un profumo d&#8217;infinito e di eternit\u00e0. Ora, nessun uomo o donna, in quanto tali, possono emanare una simile sensazione, un simile profumo, se non hanno stabilito un qualche collegamento con le altezze. Giungiamo cos\u00ec alla ulteriore conclusione che simili uomini sono stati mandato in mezzo a noi dalla Provvidenza divina, per farci assaporare un anticipo del cielo e per spronarci ad imitarli, cercando, a nostra volta, la strada che conduce verso la pienezza dell&#8217;esistenza, cio\u00e8 verso Dio. Uno di questi incontri accadde, durante la Prima guerra mondiale, ad Hans Carossa (Bad T\u00f6lz, Baviera, 15 dicembre 1878-Rittsteig, Baviera, 12 settembre 1956), uno dei migliori scrittori tedeschi del Novecento, abbastanza conosciuto in Germania e in Europa fino alla met\u00e0 del secolo, e poi bruscamente obliato: forse perch\u00e9 nei suoi libri c&#8217;\u00e8, appunto, molto profumo d&#8217;infinito, e ci\u00f2 poco interessa alla societ\u00e0 consumista, che di quel profumo ha quasi fastidio, preferendo ad esso l&#8217;odore, assai meno gradevole, dell&#8217;avidit\u00e0, della concupiscenza, delle passioni disordinate, dell&#8217;io narcisista e incontentabile.<\/p>\n<p>Quando si pensa all&#8217;esercito del kaiser Guglielmo II, l&#8217;immaginazione corre ai fanti dall&#8217;elmo a chiodo, tutti uguali come soldatini di piombo, ritti, impalati, quasi automatici, vagamente disumani nella loro micidiale efficienza e precisione. Si pensa anche ai barbari <em>boches<\/em> che tagliavano le mani ai bambini del Belgio; ai sommergibilisti spietati che affondavano le navi cariche di civili innocenti; ai primi che fecero uso dei gas asfissianti, per bruciare gli occhi e i polmoni dei nemici inermi. E invece, sorpresa!, anche fra loro c&#8217;erano i poeti, le anime delicate, gli uomini colti e pensosi, che deploravano, in cuor loro, le atrocit\u00e0 della guerra, e che desideravano solo poter tornare al pi\u00f9 presto alle loro famiglie, ai loro campi, ai loro borghi e citt\u00e0 dall&#8217;aspetto ancora quasi medievale, con gli alti campanili aguzzi e le torri dell&#8217;orologio che scandivano le ore come secoli e secoli innanzi. Uno di questi uomini pensosi e dall&#8217;animo gentile, intriso di spiritualit\u00e0, e pur capaci di lavorare, soffrire e affrontare virilmente sacrifici e pericoli, per fedelt\u00e0 al dovere e per amore della patria, fu appunto Hans Carossa, un medico la cui famiglia aveva ascendenze italiane, precisamente veronesi (come nel caso del filosofo Romano Guardini).<\/p>\n<p>Sul fronte francese Carossa, che era ufficiale medico, conobbe un uomo eccezionale, un prete, il cappellano della sua divisione. Trasferiti sul fronte orientale, in Romania, alle pedici dei Carpazi, lo ebbe ancora vicino e fu testimone del suo incredibile spirito di abnegazione, oltre che della sua intensa, possente spiritualit\u00e0, che ne faceva un individuo unico, sovrastante le brutture e le miserie della guerra. Gli fu al fianco quando una granata gli spappol\u00f2 una gamba, ed egli stava per morire dissanguato: l&#8217;emorragia venne fermata solo all&#8217;ultimo istante, dopo una coraggiosa marcia dei soldati della sanit\u00e0, con la barella, lungo un sentiero coperto di neve ed esposto al tiro delle artiglierie nemiche, le quali per\u00f2 rimasero in silenzio, quasi rispettando il trasporto di quell&#8217;anima straordinaria, il cui destino era di restare nel mondo per fare ancora del bene a quanti l&#8217;avessero incontrata, sia pure dopo l&#8217;amputazione della gamba. Ecco come lo scrittore descrive quell&#8217;incontro decisivo della sua vita (da: Hans Carossa, <em>Guide e compagni<\/em>; titolo originale: <em>F\u00fchrung und Geleit<\/em>, 1933; traduzione dal tedesco di Lavinia Mazzucchetti, Milano, Mondadori, 1935; cit. in Luigi Rusca, <em>Il secondo breviario dei laici<\/em>, Milano, Rizzoli, 1961, pp. 17-19):<\/p>\n<p><em>Un aiuto, pure necessarissimo, che ebbi in quel tempo, fu piuttosto di natura spirituale, e colui che me lo diede non ne sa forse nulla ancor oggi. La prima mattina dopo l&#8217;arrivo andai alle nostre posizioni di Noyon. Il colonnello mi aveva assegnato un&#8217;ordinanza e noi, a seconda che potessimo o no venire scorti dai palloni frenati dei francesi, ci tenevamo all&#8217;aperto o seguivamo una delle profonde trincee che solcavamo come catacombe quella zona brulla. Eran forse le cinque del mattino. Venere splendeva come una piccola luna, indugiando sopra pallide strisce risate. Davanti annoi si stendeva il grigiore della nebbia mattutina, da cui emergevamo cime scure, che, quando giungevamo vicini, si rivelavano invece che colline folti gruppi di olmi, di pioppi e di robinie. Un cartello indicatore ci avvert\u00ec che eravamo a meno di novanta chilometri da Parigi. Passavamo appunto rapidi per la localit\u00e0 di Amy, quando ci venne incontro un uomo su un cavallo ero. &quot;Il cappellano della divisione in giro anche oggi di buon mattino&quot;, osserv\u00f2 la mia guida. Era il primo sacerdote che incontrassi al campo. La sua uniforme era di un grigio diverso dal nostro, le mostrine avevano il color viola quasi identico ai cardi selvatici che sbocciavano proprio in quel tempo nei dintorni di Amy. Il suo volto dai lineamenti decisi mi avrebbe fatto impressione non soltanto l\u00e0 sullo sfondo monotono di quella pianura, ma anche in ogni adunata di molta gente. A quella luce scialba appariva di un pallore giallastro, scarno aguzzo, con gli occhi grigi infossati, non sena tracce di stanchezza, ma la persona era nell&#8217;insieme cos\u00ec austera e dignitosa, cos\u00ec sorretta dal buon volere, ed insieme cos\u00ec serena ed agile, che certo non doveva lasciarsi prendere facilmente a crisi di rilassatezza. Il sacerdote ferm\u00f2 il cavallo, chiese se fossi il nuovo medico di battaglione, sui curv\u00f2 per stringermi la mano, mi augur\u00f2 buona fortuna e riprese la via. Mi parve sua cortese attenzione l&#8217;avermi parlato con un chiaro accento svevo, cos\u00ec da esser di nuovo richiamato al ricordo degli amici di Augusta.<\/em><\/p>\n<p><em>Molti rivelano con la loro fisionomia di aver un giorno sostato all&#8217;incrocio di due vie, e a seconda di quella prescelta si \u00e8 poi plasmata tutta la loro personalit\u00e0, verso la terra o verso la luce. Qui ne era risultata una sintesi di sacerdote e di soldato che, in forma cos\u00ec spontanea e spirituale, mi riusciva affatto nuova. S&#8217;intuiva un uomo cui non doveva pi\u00f9 tornar difficile anche l&#8217;osservanza dei voti pi\u00f9 aspri. Se pure il mio accompagnatore non mi avesse detto che padre Rupert Mayer apparteneva alla Compagnia di Ges\u00f9, il mio pensiero sarebbe ugualmente corso ad Ignazio di Loyola. Anche costui era stato soldato ed era divenuto monaco nella cittadella di Pamplona solo dopo che una palla gli ebbe sfracellato una gamba. La mia ordinanza appariva felice mentre mi parlava del cappellano. Era piuttosto malato, mi disse, ma non voleva saperne dell&#8217;ospedale, non sui aveva alcun riguardo, prendeva su di s\u00e9 ogni peso, e c&#8217;era da stupirsi che fosse ancora al mondo. Nei combattimenti della Somme si era esposto al pericolo pi\u00f9 delle truppe, rifiutando di cerca riparo anche allo scoppio dei proiettili di grosso calibro, e, quasi fosse invulnerabile, aveva cercato e confortato dovunque i moribondi.<\/em><\/p>\n<p><em>Quelle parole di lode non m&#8217;uscirono mai dal capo nel tempo che segu\u00ec, e soprattutto nelle settimane di un&#8217;infermit\u00e0 da cui fui ferocemente colpito, in seguito al mutato tenore di vita. Pareva ch&#8217;io dovessi rivelarmi davvero impari alle fatiche di guerra. Lo stomaco si ammal\u00f2, ogni cibo mi dava nausea, la dissenteria mi toglieva le forze e tutto era tanto pi\u00f9 grave, perch\u00e9 proprio allora dovevo seguire una violenta scuola di equitazione. Dopo i primi bivacchi sulle montagne di Romania, si aggiunsero i forti dolori in fasci muscolari diversi, una concomitanza cos\u00ec rara ad osservarsi che meritava di scriverci sopra un saggio clinico. Ogni giorno si rinnovava la tentazione di invocare dal medico superiore un trattamento in ospedale, ma ogni volta ch ero sul punto di farlo preferivo ingollare in un sol colpo una piccola manciata di aspirina e di oppio, piuttosto che adattarmi a quella vergogna; infatti un dottore malato \u00e8 al fronte la pi\u00f9 malinconica figura che si possa immaginare. Quei veleni per\u00f2 toglievano il dolore solo per qualche ora e in compenso aggravavano lo stomaco. Alla lunga era certo pi\u00f9 efficace pensare intensamente a quel prete tranquillo e silenzioso che, a quanto si sentiva dire da tutti, aveva sopportato di peggio senza diminuire di un grado la propria attivit\u00e0. Al suo esempio si aggrappava la mia disperazione: lo costringevo in certo modo a farmi giungere nuove energie dall&#8217;invisibile e con ci\u00f2 riuscivo pur sempre a superare ancora un giorno, ancora una notte. Ci incontravamo talvolta, dormivamo anche sotto la stessa tenda o ci sedevamo di fronte alla mensa del reggimento, ma i nostri discorsi non andavano mai oltre le consuete cortesie. La sua presenza mi metteva sempre un poco in imbarazzo, forse avevo la sensazione di un ladro che, con un sorriso innocente, s&#8217;intrattiene con la persona da lui derubata in segreto; quando un giorno mi parl\u00f2 della mia brutta cera, la quale era forse migliore della sua, gli assicurai che non avevo nulla di grave, ma mi accorsi di dover arrossire. Con lui mi capit\u00f2 come con altri uomini d&#8217;eccezione: la sua forza salutare e magnetica agiva da lontano con pi\u00f9 efficacia che in vicinanza immediata; in fondo assomigliamo pi\u00f9 o meno tutti alla lucciola, che, tenuta in mano, \u00e8 un povero insetto oscuro, mentre nel libero volo emana una bella luce. Spesso parlando coi mie soldati mi sfiorava il suo spirito e doveva constatare che nel nostro reggimento molte cose sarebbero andate meno bene senza di lui. Contro i miei disturbi valsero a poco a poco pure dei rimedi molto semplici forniti dalla farmacia da campo e specialmente la vecchia decozione, preparata con etere ed acquavite dalla corteccia di china: cos\u00ec le crisi vennero superate senza ospedale e senza licenza, e col passare del temo finii col sentirmi pi\u00f9 sano che non fossi mai stato.<\/em><\/p>\n<p><em>Padre Mayer non si era mai avvalso dei miei uffici di sanitario, e quando ci\u00f2 accadde, fu una triste ora per tutta la nostra divisione. Nel penultimo giorno dell&#8217;anno 1916 dovevamo strappare ai russi la cima del monte Vadas, dove essi tenevano salde posizioni proprio sopra le nostre teste. L&#8217;artiglieria aveva preparati per due ore l&#8217;attacco e la reazione nemica si faceva sempre pi\u00f9 forte, quando la mia ordinanza, con volto smarrito, venne a dirmi che il cappellano giaceva nella valle di Sulta con una grave ferita alla gamba, ancora in vita ma gi\u00e0 con l&#8217;aspetto di un morto. Debbo dire che a quella notizia il mio primo pensiero corse stranamente alla gamba sfracellata di sant&#8217;Ignazio di Loyola. Mi avviai verso la vallata, lungo le falde del monte Vadas, insieme col mio assistente dottor Ronge, un conterraneo bavarese. Il tempo e il paesaggio di quell&#8217;ora sono indelebili nel mio ricordo. Spirava lo scirocco e l&#8217;aria appariva trasparentissima sotto il chiuso grigiore del cielo; una cascata congelata sul pendio occidentale, simile ad una scala due volte interritta, aveva cominciato a sciogliersi ai suoi margini di madreperla; fra cespi di felci scolorite simili a fogli di carta ritagliata, occhieggiavano funghi violacei in aspetto di fiori.<\/em><\/p>\n<p>Hans Carossa, qui, fra le altre cose, accenna ad un fenomeno caratteristico che si osserva in presenza di codeste personalit\u00e0 eccezionali: il fluire di una misteriosa, ma inequivocabile, energia vitale, da esse a coloro che le attorniano, anche a distanza, e specialmente quando qualcuno si trova in una situazione di stanchezza, o di scoraggiamento, o di pericolo, sia in senso fisico che spirituale. In altre parole, esse agiscono, apparentemente senza intervenire e senza il concorso della volont\u00e0, come ci si aspetta che agiscano gi angeli, e pi\u00f9 precisamente gli angeli custodi, nei confronti degli esseri umani che hanno la funzione di proteggere incoraggiare, sostenere. Addirittura vi sono persone che cercano la loro compagnia o che, pensando intensamente a loro, le visualizzano e ne traggono un qualche beneficio, nelle angustie in cui si trovano, come si ricevessero una potente iniezione di coraggio, ottimismo e forza d&#8217;animo. E il bello \u00e8 che mentre irradiano tali energie, coscientemente o inconsapevolmente, questi uomini benefici sono alle prese essi stessi con il sovraffaticamento, con la malattia, con la tensione nervosa; eppure non si lamentano mai, anzi, nascondono a tutti la gravit\u00e0 dei loro disturbi, evidentemente perch\u00e9 hanno gi\u00e0 trovato una sorgente perenne cui dissetarsi, medicare le loro ferite e rinnovare le loro energie, il che le rende capaci di superare la stanchezza meglio di chiunque altro, come se fossero fatti non di carne e sangue, ma di ferro o di qualche altra sostanza sconosciuta e inesistente, in natura, su questa terra, che li rende addirittura invulnerabili.<\/p>\n<p>Non sempre chi ha avuto in sorte d&#8217;incrociare i suoi passi con uno di tali uomini superiori si rende conto della fortuna che gli \u00e8 toccata, vuoi perch\u00e9 abituato a valutare le persone in base a un altro metro, di tipo assai pi\u00f9 grossolano e materiale, vuoi perch\u00e9 gli uomini eccezionali, proprio perch\u00e9 tali, sono naturalmente schivi e modesti e non si mettono mai in mostra, semmai si nascondono, perch\u00e9 non si ritengono affatto meritevoli di lodi, ma, al contrario, si sentono per lo pi\u00f9 inadeguati e insufficienti, dal momento che il modello a cui s&#8217;ispirano non \u00e8 di questo mondo. Nondimeno, la loro estrema scrupolosit\u00e0, il loro sentimento d&#8217;inadeguatezza, non degenerano mai in amarezza e frustrazione, perch\u00e9, essendo aperti all&#8217;azione purificatrice e fortificante della grazia divina, in loro si versano, per via soprannaturale, quei doni di serenit\u00e0, equilibrio e senso della misura, che li aiutano a vivere bene, pur nella consapevolezza di non essere come essi vorrebbero, e di avere ancora molta strada da fare per perfezionarsi. Si direbbe, inoltre, che tutto quel che fanno, riescano a condurlo a buon fine; che li animi e li accompagni costantemente una sicurezza straordinaria, non umana; che ogni cosa, sotto le loro mani, diventi facile e trasparente, che i nodi pi\u00f9 aggrovigliati si sciolgano, che le difficolt\u00e0 pi\u00f9 ardue si smorzino. E tuttavia si sente che tutto questo non avviene semplicemente ad opera della fortuna, come si sarebbe portati a credere se si guardasse solamente ai risultati; perch\u00e9 la facilit\u00e0 apparente con cui si muovono, parlano ed agiscono, e la loro serenit\u00e0 imperturbabile, che non li abbandona neppure nelle prove pi\u00f9 faticose e angoscianti, ed \u00e8 di esempio e di conforto agli altri, chiaramente scaturiscono da una sorgente che non \u00e8 di quaggi\u00f9, e che non \u00e8 soggetta al capriccio del caso.<\/p>\n<p>Se poi ci si domanda quale sia il segreto di questi uomini forti, di queste anime infaticabili e coraggiose, non si tarda a scoprire che esso \u00e8 relativamente semplice: l&#8217;aver saputo sbarazzarsi del superfluo, cio\u00e8 del fardello dell&#8217;io. Costoro si sono spogliati del proprio ego insaziabile, che sempre brama qualcosa e sempre spera, o teme, qualcos&#8217;altro; si sono liberati dalla schiavit\u00f9 dell&#8217;avere, dell&#8217;apparire, del competere sempre con qualcuno o per qualcosa; e hanno capito che, per essere veramente liberi, bisogna prima vincere se stessi, indi bisogna affidarsi a Qualcuno che, solo, pu\u00f2 riempire di luce la vita di un essere umano, pu\u00f2 donarle un senso, una meta e uno scopo, e pu\u00f2 anche fornire tutti i mezzi necessari per percorre quella strada, rinnovando le forze ogni qualvolta esse paiono sul punto di esaurirsi. In breve, essi hanno scoperto che cosa significa veramente essere figli di Dio, e hanno fatto di tutta la loro esistenza una continua, incessante, fervorosa preghiera. Il loro segreto \u00e8 tutto qui. In teoria, chiunque pu\u00f2 imitarli. E proprio in questo essi svolgono la pi\u00f9 benefica di tutte le missioni: quella di mostrare a chiunque, ma proprio a chiunque, perfino ai pi\u00f9 miseri, ai pi\u00f9 infelici, ai pi\u00f9 soli, l&#8217;unica strada che conduce verso la pienezza dell&#8217;essere, in mezzo all&#8217;intrico di strade sbagliate che seducono, al principio, con la fragranza dei loro fiori variopinti, ma poi, mano a mano che le si percorre, ci si addentra sempre pi\u00f9 in un regno soffocante, oscuro, minaccioso, dal quale \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile tornare indietro.<\/p>\n<p>Sia resa lode, pertanto, agli uomini straordinari, come il cappellano militare Rupert Mayer, che hanno fatto dell&#8217;amore per Dio e per il prossimo lo scopo della loro vita, e che donano ai loro simili, senza nulla chiedere in cambio, senza vantarsene, con molta semplicit\u00e0, dei benefici spirituali che sono di poco inferiori a quelli recati dagli angeli.<\/p>\n<p>E sia lode anche a coloro i quali, come lo scrittore Hans Carossa, medico militare e attento osservatore dell&#8217;anima umana e del suo profondo, insondabile mistero, sanno vederli, riconoscerli, attingere alla loro fora, utilizzare i loro doni; e che sanno poi diffondere agli altri uomini la gioiosa scoperta che creature del genere esistono, e che tutti le possono incontrare, se solo imparano a guardarsi intorno con lo sguardo pi\u00f9 limpido.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Accade a tutti noi, nella vita, purch\u00e9 abbiamo occhi per vedere e orecchi per udire, di incontrare almeno un individuo eccezionale, e di restarne affascinati e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[236],"class_list":["post-29340","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-sacerdozio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29340","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29340"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29340\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29340"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29340"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29340"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}