{"id":29334,"date":"2007-07-28T09:01:00","date_gmt":"2007-07-28T09:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/07\/28\/un-manoscritto-pensieri-di-una-notte-destate\/"},"modified":"2007-07-28T09:01:00","modified_gmt":"2007-07-28T09:01:00","slug":"un-manoscritto-pensieri-di-una-notte-destate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/07\/28\/un-manoscritto-pensieri-di-una-notte-destate\/","title":{"rendered":"Un manoscritto: pensieri di una notte d&#8217;estate"},"content":{"rendered":"<p>Parecchi anni fa mi trovavo, per ragioni di studio, in una misteriosa e remota regione del Cile meridionale, sulle coste della Penisola di Taitao.<\/p>\n<p>Grandi ghiacciai scendono dalle montagne innevate e spingono le loro fronti frastagliate sino al mare, immergendovisi in una fantasmagoria di riflessi cangianti dal bianco purissimo all&#8217;azzurro, al rosa, all&#8217;indaco, al violetto. In uno stridente ma affascinante contrasto con tale scenario antartico, le piogge abbondantissime portate dalle correnti del pacifico alimentano lungo le rive una vegetazione lussureggiante, una foresta densa e ombrosa in cui fanno spicco, tra i faggi australi e le felci arborescenti, le gigantesche foglie della <em>Gunnera chilensis,<\/em> dal diametro che arriva fino a un metro ed oltre.<\/p>\n<p>Laggi\u00f9, ai piedi del Cerro San Valent\u00ecn che, con i suoi oltre 4.000 metri d&#8217;altezza non sfigurerebbe accanto al Monte Bianco o al Cervino, in una capanna di tronchi d&#8217;albero viveva come un eremita un vecchio d&#8217;origine slava, Federico Kocbeck. Era stato un rivoluzionario e, da giovane, aveva sofferto il carcere e il confino per le sue idee. Ora si era ritirato dal mondo, stanco e deluso, chiedendo alla vita solo di dimenticare ed essere dimenticato. La solitudine non gli pesava: aveva raggiunto uno stato interiore molto simile alla saggezza o, per lo meno, al distacco.<\/p>\n<p>Fu cosa strana e affascinante parlare con lui; mi ricordava il virgiliano <em>vecchio di Corico<\/em> descritto jel quarto libro delle <em>Georgiche.<\/em> Nei suoi ricordi campeggiavano due figure singolarmente luminose., che il tempo non aveva potuto scalfire, bench\u00e9 fossero entrambe scomparse da tempo: un uomo e una donna.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, Mariano Sarmiento, era stato suo grande amico: intellettuale anarchico, aveva avuto una vita intensa e avventurosa, lasciando, con la sua forte personalit\u00e0, un&#8217;impronta incancellabile nell&#8217;animo suo. La donna, Alexandra &#8230;, era stata la moglie del direttore del penitenziario ove i due erano stati deportati, su di una lontana isola del Pacifico. Da come la descrisse (e gli occhi gli brillavano ancora per la commozione) mi vidi davanti l&#8217;immagine dolcissima di una creatura femminile dalla squisita sensibilit\u00e0, uno di quegli esseri che raramente ci \u00e8 dato incontrare nella vita. Tra lei e Mariano era sorto un sentimento delicatissimo e prezioso, che n\u00e9 le circostanze avverse, n\u00e9 il successivo distacco avevano mai potuto soffocare.<\/p>\n<p>Mariano, tra le altre cose, era un filosofo, nel senso originario della parola. Non teneva lezioni n\u00e9 scriveva libri, ma s&#8217;interrogava continuamente, con umilt\u00e0 e stupore, sul mistero del mondo. Di lui Federico conservava alcune carte, vergate in chiss\u00e0 quali circostanze e destinate esclusivamente a un suo processo di chiarificazione personale. Mai avrebbe pensato di pubblicarle: era modesto, schivo fino alla selvatichezza, bench\u00e9 fornito di una cultura vastissima (sapeva citare a memoria lunghi brani dei poemi omerici, ma coltivava anche, nella sua estrema versatilit\u00e0 intellettuale, un&#8217;ardente passione per la botanica).<\/p>\n<p>Non ho potuto trattenermi dal ricopiare alcune di quelle pagine, che mi sono parse non prive d&#8217;interesse. Dopo qualche incertezza, e col permesso del vecchio, ho pensato di farle conoscere ad altri, rispettando il testo originale e permettendomi solo qualche lievissimo intervento, l\u00e0 dove si parla di voi spaziali e clonazione, cose che certo l&#8217;Autore non poteva, allora, conoscere. Ritengo, tuttavia, di essere sempre rimasto fedele al suo spirito, quello di una difesa appassionata dell&#8217;essere umano, colto nella sua commovente verit\u00e0 interiore e impegnato, nelle avversit\u00e0 della vita, a non tradire se stesso, a rimanere fedele al proprio scopo esistenziale. Giudichi ora il lettore se quei pensieri, da me &quot;scoperti&quot; in una sussurrante notte di mezza estate (era, credo, il giorno di S. Stefano) (1) possono rivestire un qualche interesse per coloro che amano la speculazione come umile ma tenace ricerca di una verit\u00e0 interiore.<\/p>\n<p>Un&#8217;ultima cosa. Poich\u00e9 ho provato un non so quale imbarazzo nel decidere di pubblicare delle riflessioni personali senza aver potuto ottenere il consenso del loro Autore. Ho pensato a lungo se vi fosse un modo per sdebitarmi. Alla fine sono giunto alla conclusione che egli avrebbe forse apprezzato di veder dedicate queste pagine cui fu legato spiritualmente per tutta la vita: la soave Alexandra.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>(1) Nell&#8217;emisfero australe le stagioni sono rovesciate.<\/p>\n<p><em>PENSIERI DI UNA NOTTE D&#8217;ESTATE<\/em><\/p>\n<p><em>I.<\/em><\/p>\n<p><em>La vita \u00e8 frutto del caso e dominata dal disordine.<\/em><\/p>\n<p><em>Nessun disegno la ispira e nessuno scopo la attende.<\/em><\/p>\n<p><em>Si nasce per caso, si vive per abitudine, si muore senza aver capito nulla. Perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 nulla da capire.<\/em><\/p>\n<p><em>Vivere non \u00e8 solamente assurdo; \u00e8 grottesco. Si fa finta di credere, mentendo spudoratamente a se stessi, che sia un mestiere come un altro. Ma non lo \u00e8. \u00c8 un gioco sporco e crudele, che si gioca con i dadi truccati.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo sappiamo, ma non abbiamo il coraggio di ammetterlo. Potremmo almeno affrontarlo decentemente, con un minimo di dignit\u00e0 e onest\u00e0 intellettuale. Preferiamo, invece, inventarci dei e demoni, inferni e paradisi; preferiamo accusare noi stessi &#8211; per poterci poi assolvere con pi\u00f9 giusto. Preferiamo essere laidi dentro, piuttosto che mostrare apertamente la nostra incolpevole miseria.<\/em><\/p>\n<p><em>II.<\/em><\/p>\n<p><em>S\u00ec, la Terra vista dallo spazio deve essere uno stupendo gioiellino. Bianca e azzurra come una pietra preziosa: ospitale, meravigliosamente accogliente.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma non \u00e8 cos\u00ec.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;Universo \u00e8 indicibilmente ostile, un luogo di buio e di morte, illuminato qua e l\u00e0 da minuscoli punti lontani.. Pressioni spaventose, venti micidiali, radiazioni implacabili e temperature proibitive sono la regola.<\/em><\/p>\n<p><em>Pure, la vita si abbarbica ovunque: eroica, oscena: perfino alla coda delle comete, perfino sui meteoriti che vagano all&#8217;infinito, sfidando il grande nulla. Si abbarbica eroicamente oscena e, contro ogni evidenza, inspiegabilmente, resiste. Per perpetuare senza pace la sua vergognosa miseria.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 bello contemplare un lungo tramonto estivo, le nuvole dorate e i profili azzurri e violetti delle montagne nell&#8217;ultima luce del giorno che muore. Si prova un senso di pace, di riconciliazione. Si pensa che la natura sia un luogo armonioso e ci si sente rassicurati, come bambini che stanchi di giocare ai pirati e un po&#8217; spaventati dal proprio stesso ardimento, ritrovano a sera con gioia la strada di casa.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma pensare che la bellezza di quel tramonto sia per noi \u00e8 tanto ingenuo, quanto ritenere che i fiori mandino a noi il loro profumo. Il profumo dei fiori \u00e8 rivolto agli insetti e ha lo scopo di attirarli per farsi impollinare. Siamo fortunati che i gusti degli insetti impollinatori in materia di olfatto siano vicini a quello dell&#8217;uomo. Se coincidessero con quelli delle mosche, per noi sarebbe un bel problema.<\/em><\/p>\n<p><em>La natura non si cura di noi, cos\u00ec come non si cura di alcuna specie vivente in quanto tale. Gli individui, poi, sono per essa meno che niente.<\/em><\/p>\n<p><em>Non sappiamo e non sapremo mai quale sia il suo scopo ed \u00e8 assurdo che ce ne domandiamo il perch\u00e9.<\/em><\/p>\n<p><em>Non esistono perch\u00e9.<\/em><\/p>\n<p><em>Esiste la materia, esiste la vita &#8211; questo curioso incidente dell&#8217;Universo. Che la vita ci sia o non ci sia, \u00e8 indifferente.<\/em><\/p>\n<p><em>Solo la materia conta; e, con la materia, l&#8217;energia.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutto il resto \u00e8 casuale.<\/em><\/p>\n<p><em>III.<\/em><\/p>\n<p><em>Eppure- questo \u00e8 un fatto &#8211; noi non possiamo fare a meno di chiederci \u00abperch\u00e9\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>La domanda, per\u00f2, \u00e8 mal posta: tutti guai cominciano da l\u00ec. Non dovremmo chiederci chi siamo, donde veniamo, n\u00e9 dove andiamo. Tutto ci\u00f2 \u00e8 molto al di fuori della nostra portata. Dovremmo imparare a essere umili.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma siccome soffriamo, vorremmo poter affrontare la morte col consolante pensiero che questa nostra vita tribolata abbia un recondito significato ultimo, addirittura cosmico. Che il mondo intero si chini sul mistero del nostro dolore. Che qualcosa verr\u00e0 a riscattarlo, a dargli un significato qualsiasi.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 un atteggiamento patetico.<\/em><\/p>\n<p><em>Invece di immaginare fini misteriosi che diano un senso, dall&#8217;esterno, al nostro nascere, vivere e morire, dovremmo semplicemente imparare ad accettarci.<\/em><\/p>\n<p><em>Siamo qui, scaraventati a caso in una realt\u00e0 ostile e incomprensibile.<\/em><\/p>\n<p><em>Il nostro vivere, il nostro sentire e il nostro agire sono tutto quello che abbiamo.<\/em><\/p>\n<p><em>Tanto vale cercar di farne buon uso.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma che cosa significa, questo? Poich\u00e9 avevamo detto che non c&#8217;\u00e8 nulla da capire. E se non c&#8217;\u00e8 nulla da capire, come fare buon uso della vita? Che cosa distingue il buon uso da quello cattivo, stupido, infantile?<\/em><\/p>\n<p><em>IV.<\/em><\/p>\n<p><em>In realt\u00e0, non c&#8217;\u00e8 nulla di sbagliato nel posi delle domande, bench\u00e9 sia assurdo. Fa parte della natura umana. Inoltre, d\u00e0 una tensione etica alle nostre esistenze: le rende quasi degne d&#8217;esser vissute.<\/em><\/p>\n<p><em>Il guaio incomincia quando si crede d&#8217;aver trovato delle risposte. Figuriamoci.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche la ricerca di Dio non ha nulla di sbagliato. Noi sappiamo, naturalmente, che il cielo \u00e8 vuoto, che nessun dio esiste. Per\u00f2 persone che amiamo, che abbiamo amato ci credono e ci credevano e questo d\u00e0 un senso di dolcezza all&#8217;esistenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Abbiamo bisogno di d\u00e8i per crederci importanti, per non cedere alla disperazione di sapere che nell&#8217;infinito Universo a nessuno importa di noi. Per non inorridire del silenzio smisurato, che ci rimanda le nostre inutili domande come un&#8217;eco. Addirittura, per sentirci &quot;vendicati&quot; della spiacevole certezza che dobbiamo morire. Moriremo, ma l&#8217;Universo morr\u00e0 con noi; e noi soltanto risorgeremo. Sar\u00e0 la nostra rivincita.<\/em><\/p>\n<p><em>Dunque: porsi delle domande va bene, cercare va bene. Credere d&#8217;aver trovato \u00e8 sbagliato. Anche l&#8217;ateo coltiva la sua infantile illusione ,\u00e8 solo un prete alla rovescia. Nessuno pu\u00f2 sapere davvero cosa vi sia dietro quella porta.<\/em><\/p>\n<p><em>Dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre, ma l&#8217;umilt\u00e0 di riconoscere che non sapremo. Nemmeno se vi fosse una Verit\u00e0 e se questa Verit\u00e0 fosse l\u00ec, sotto i nostri occhi. Saremmo come delle rane alle prese con un&#8217;antica iscrizione greca, o con una complessa equazione algebrica. Vedremmo e non capiremmo: non dico il problema, ma l&#8217;esistenza stessa del problema. Continueremmo a gracidare pigramente lungo le rive dello stagno, scambiandolo per un mare.<\/em><\/p>\n<p><em>E, ogni tanto, farneticheremmo dello Spirito Assoluto, e del fatto che tutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 razionale e viceversa.<\/em><\/p>\n<p><em>V,<\/em><\/p>\n<p><em>Abbiamo detto: fare buon uso della vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Per prima cosa, con la coscienza del limite e un senso reverenziale del mistero.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche se un mistero, propriamente parlando, non c&#8217;\u00e8, ma solo la cieca necessit\u00e0 della materia e l&#8217;ironia del caso, che \u00e8 l&#8217;altra faccia della stessa medaglia.<\/em><\/p>\n<p><em>Che quel vecchio tronco di faggio, prima o poi, debba rovinare, \u00e8 frutto della necessit\u00e0 che domina la natura. Che debba travolgere proprio me, se avr\u00f2 la sfortuna di passarvi accanto in quel momento, questo \u00e8 opera del caso. Frutto, anch&#8217;esso, di cause necessarie, ma intrecciate in una catena cos\u00ec lunga e contorta, che nemmeno un dio la potrebbe dipanare.<\/em><\/p>\n<p><em>In secondo luogo, fare buon uso della vita vuol dire aver coraggio. Il coraggio di guardarsi entro,ilche \u00e8 molto pi\u00f9 difficile che guardarsi attorno.<\/em><\/p>\n<p><em>Decidere se la natura sia ordine o disordine, se uno scopo ultimo esista o non esista, non richiede poi tanto coraggio. Potremmo sempre sbagliarci, dopotutto; ed essere salvati dall&#8217;errore, nostro malgrado.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma avere la forza e l&#8217;umilt\u00e0 di guardarci dentro e di accettarci nella nostra finitezza, senza vergognarcene e senza compiacercene: questo s\u00ec, che richiede coraggio.<\/em><\/p>\n<p><em>Non ce l&#8217;ha quasi nessuno.<\/em><\/p>\n<p><em>E quei pochi che ce l&#8217;hanno, devono pagare un conto molto salato. Se non altro, quello che gli presentano gli altri: per fargli scontare la colpa d&#8217;essere stati uomini sino in fondo.<\/em><\/p>\n<p><em>In un mondo di vigliacchi, il coraggio d\u00e0 fastidio. \u00c8 irritante. Bisogna riportare costoro alla misura del gregge.<\/em><\/p>\n<p><em>VI.<\/em><\/p>\n<p><em>E che vuol dire, poi, guardarsi dentro?<\/em><\/p>\n<p><em>N\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, sapersi riconoscere. Non \u00e8 poco.<\/em><\/p>\n<p><em>Enormi sedimenti dovuti all&#8217;educazione ci gravano con tutto il loro peso; la societ\u00e0 ci giudica: vuole schiacciarci coi sensi di colpa.<\/em><\/p>\n<p><em>Un essere umano che si riconosca tale, che sappia leggere i propri sentimenti sino in fondo, non \u00e8 solo un prodotto raro della fauna terricola; \u00e8 un essere quasi osceno. Infastidisce il gregge dei conformisti, d\u00e0 scandalo quanto lo darebbe un nudista che passeggi nella Basilica di san Pietro a Roma. La sua coerenza \u00e8 pornografica. Perch\u00e9 il gregge mente, sempre, n\u00e9 conosce altro che la menzogna. Mente con i propri pensieri e con i propri sentimenti. Inganna ed \u00e8 ingannato, quotidianamente; anzi, mille volte al giorno. E, quel ch&#8217;\u00e8 peggio, si autoinganna.<\/em><\/p>\n<p><em>La ragione di tutto ci\u00f2 \u00e8 semplice. Per potersi guardare dentro, bisogna avere qualcosa dentro. Essere veramente uomini o donne, non manichini o spaventapasseri. Ora, la paura di essere se stessi \u00e8 il tratto dominante dell&#8217;uomo &quot;civilizzato&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>VII.<\/em><\/p>\n<p><em>Per questo l&#8217;uomo &quot;civilizzato&quot; stermina i suoi simili e le altre specie viventi, per questo violenta la natura e si erge a dio, lanciando astronavi nello spazio e clonando piante, animali e, forse, esseri umani. Per questo sconvolge il mondo con la sua schizofrenia a base sadico-anale, ere questo impazza nel suo delirio di potenza e poi ricade nella sindrome maniaco-depressiva.<\/em><\/p>\n<p><em>Non sa darsi pace. Scoppia di frustrazione e d&#8217;infelicit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Ogni altro essere vivente sulla faccia della Terra, nei mari e nell&#8217;aria lo teme e lo odia. \u00c8 il pericolo pubblico numero uno. Devasta ogni come un bambino viziato e capriccioso: rompe quello che non sa usare, quello che non pu\u00f2 possedere.<\/em><\/p>\n<p><em>Qualunque cosa &#8211; la guerra, le radiazioni atomiche, l&#8217;olocausto finale: qualunque cosa, piuttosto che fermarsi e trovare il coraggio di guardarsi dentro.<\/em><\/p>\n<p><em>In un certo senso, ha ragione di agire cos\u00ec,<\/em><\/p>\n<p><em>Non \u00e8 cosa da tutti scoprire che, dietro la maschera di cartapesta, c&#8217;\u00e8 il nulla &#8211; e tuttavia continuare a vivere, a coabitare con questo nulla.<\/em><\/p>\n<p><em>Meglio continuare a esercitarsi in uno sport meno faticoso: rendere la vita insopportabile a tutto il resto del mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>VIIII.<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 lottare per essere autentici, dal moneto che nessun dio e nessuna vita futura premieranno o puniranno la nostra condotta?<\/em><\/p>\n<p><em>Semplicemente per poter vivere in modo decente.<\/em><\/p>\n<p><em>Non per &quot;non tradire&quot; la vita: \u00e8 la vita che ci tradisce, sempre, fin da quando ci getta nel mondo. Poi non fa altro che mentire, suggerendoci la speranza di cose impossibili: della felicit\u00e0, addirittura. Non abbiamo obblighi verso di essa, in quanto tale.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma abbiamo obblighi verso noi stessi e verso gli altri. Verso noi stessi: per una esigenza interiore di armonia, di bellezza e di verit\u00e0; verso gli altri perch\u00e9, interagendo con essi, ci assumiamo una precisa responsabilit\u00e0. Coinvolgendoli, diventiamo corresponsabili del loro destino.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo \u00e8 cercar di fare buon uso della vita. Non strisciare nel fango come vermi. Non (illudersi di) volare in alto come angeli. Accettare la propria umanit\u00e0: e vedere quanta parte di ordine si pu\u00f2 estrarre dal disordine, quanta parte di senso si pu\u00f2 liberare dall&#8217;assurdo.<\/em><\/p>\n<p><em>Non molta, probabilmente. Ma bisogna tentare.<\/em><\/p>\n<p><em>Per sentirsi bene con se stessi. Per trovare il coraggio di guardarsi allo specchio la mattina, senza aver voglia di vomitare. Per non tradire quelli che hanno fiducia in noi. Per conservare la capacit\u00e0 di stupirsi davanti alle cose, farsi piccoli davanti ad esse &#8211; e cercar di imparare.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 il nostro guanto di sfida al non-senso dell&#8217;esistenza.<\/em><\/p>\n<p><em>La nostra sola occasione di dominare la realt\u00e0, invece di esserne interamente dominati.<\/em><\/p>\n<p><em>IX.<\/em><\/p>\n<p><em>Il guaio \u00e8 che la &quot;realt\u00e0&quot; non esiste. Esiste la mia, esiste la tua: mille e mille realt\u00e0 soggettive. Pu\u00f2 sembrare ovvio, invece continuamente si tende a dimenticarlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Le conseguenze sono devastanti.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;amore, per esempio: il pi\u00f9 funesto inganno inventato dall&#8217;uomo per farsi ancora pi\u00f9 male. Si dice che la sua bellezza sublime consiste nell&#8217;\u00abincontro di due anime\u00bb. Ma quale incontro; due anime non possono ma incontrarsi, perch\u00e9 non esiste una realt\u00e0 oggettiva che possano, in qualche modo, condividere. L&#8217;amore \u00e8 una contraddizione in termini, un incidente linguistico. Infinite sofferenze si potrebbero evitare tenendo presente questa semplice verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Il fatto \u00e8 che si ha paura della solitudine &#8211; anticipazione simbolica della morte. La solitudine, come la morte, ci appare il silenzio irrimediabile dell&#8217;anima: qualunque cosa sembra preferibile ad essa, qualunque inganno.<\/em><\/p>\n<p><em>Bisognerebbe avere il coraggio di ammettere che si cerca l&#8217;amore per disperazione, oppure rinunziarvi. Solo cos\u00ec lo si pu\u00f2 vivere come un momento prezioso di aiuto reciproco. Due naufraghi che uniscono le forze per tenere insieme la zattera, che non lottano l&#8217;uno contro l&#8217;altro per strapparsi l&#8217;ultimo sorso d&#8217;acqua dolce.<\/em><\/p>\n<p><em>Una relazione onesta, sfrondata di assurde romanticherie.<\/em><\/p>\n<p><em>Onest\u00e0, merce sempre pi\u00f9 rara sul mercato dei sentimenti.<\/em><\/p>\n<p><em>X.<\/em><\/p>\n<p><em>Disonesta \u00e8 l&#8217;alienazione, quando la si insegue consapevolmente.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;alienazione religiosa, in molti casi, non \u00e8 disonesta. Essa risponde a un&#8217;esigenza profonda della vita ed \u00e8 portatrice di valori etici.<\/em><\/p>\n<p><em>Molto pi\u00f9 pericolosa, oggi, \u00e8 la doppia alienazione della tecnica e del &quot;benessere&quot; consumistico. Essa riduce l&#8217;essere umano a cosa, mercificabile e manipolabile. Nessun valore etico, solo il profitto economico e la ricerca del piacere volgarmente inteso. In nome della tecnologia e del &quot;benessere&quot; abbiamo costruito un<\/em> lager <em>allucinante: questo nostro mondo senz&#8217;anima, popolato da uomini e donne totalmente disumanizzati.<\/em><\/p>\n<p><em>Un tale edonismo da porcile \u00e8 pi\u00f9 che mai ostile all&#8217;onest\u00e0 intellettuale. Essendo basato sulla menzogna assoluta dei falsi bisogni e della falsa felicit\u00e0, vede nell&#8217;onest\u00e0 intellettuale e nell&#8217;umanit\u00e0 autentica i suoi peggiori nemici. La loro semplice esistenza costituisce la sua smentita pi\u00f9 impietosa e radicale: deve, quindi, sopprimerle a ogni costo. Non \u00e8 lontano il giorno in cui gli esseri umani non contraffatti verranno &quot;curati&quot; a forza nelle cliniche psichiatriche: per il loro stesso bene, s&#8217;intende.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi, finalmente, vivremo tutti in pace e felici. Liberi d&#8217;ingannare e d&#8217;ingannarci, senza ritegni e senza rimorsi.<\/em><\/p>\n<p><em>Sar\u00e0 bello.<\/em><\/p>\n<p><em>Udremo soltanto il beato grufolare dei maiali nel brago.<\/em><\/p>\n<p><em>La democrazia avr\u00e0 raggiunto la sua pi\u00f9 antica aspirazione: creare un mondo di uguali.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Quand&#8217;ebbi terminato di leggere questi appunti, rimasi a lungo pensieroso. Il vecchio mi guardava e taceva, fumando la pipa.<\/p>\n<p>Infine gli dissi: &#8211; Mariano insisteva sull&#8217;importanza di essere se stessi, di non tradire la propria verit\u00e0 interiore. C&#8217;\u00e8 una cosa, tuttavia, che non credo di aver ben capito. Sosteneva che ogni essere umano ha il diritto di affermare questa sua verit\u00e0, indipendentemente dalle leggi morali? Che, in nome della fedelt\u00e0 e dell&#8217;onest\u00e0 verso se stesso, chiunque pu\u00f2 calpestare gli impegni presi con gli altri e quello che, legittimamente, gli altri si aspettano da noi?<\/p>\n<p>&#8211; No, signore &#8211; fu la risposta, pacata ma ferma &#8211; egli non pensava affatto una cosa del genere. Gli impegni contratti col prossimo, e non solo in senso legale, ma morale, erano una cosa sacra, per lui; e lo era, pi\u00f9 in generale, il diritto del prossimo alla ricerca della felicit\u00e0. Lui personalmente non credeva alla felicit\u00e0, , e non era quella che cercava. Ma riconosceva nel bisogno d&#8217;inseguirla una componente essenziale della natura umana, contro la quale non aveva alcuna obiezione da avanzare. I bisogni essenziali della natura non si discutono, diceva. Non pensava, quindi, che sia lecito calpestare i sogni, le speranze di coloro che hanno fiducia in noi, in nome della nostra libert\u00e0. Giudicava, per\u00f2, che noi abbiamo il dovere morale di saper riconoscere la verit\u00e0 dei nostri sentimenti e dei nostri pensieri. Da questa necessaria presa d&#8217;atto, poi, ciascuno deve trarre le conclusioni pratiche che il suo senso etico gli ispira. Una cosa, per\u00f2 non si deve fare, mai: nascondere la testa nella sabbia per la paura di riconoscere quel che c&#8217;\u00e8 in noi, quello che realmente siamo.<\/p>\n<p>Tuttavia &#8211; replicai -, questo scavare nei recessi dell&#8217;anima pu\u00f2 essere pericoloso. Sono convinto che la maggior parte di noi agisce, nelle futili come nelle pi\u00f9 delicate circostanze della vita, senza essere veramente consapevole delle ragioni profonde che ci muovono, di quel che sta sotto la superficie del quotidiano.<\/p>\n<p>Il vecchio mi guard\u00f2 con i suoi penetranti occhi azzurri, prima di tornare a rivolgere la sua attenzione al fornello della pipa. &#8211; Pu\u00f2 essere &#8211; mormor\u00f2, quasi parlando a se stesso. Poi, tornando a fissarmi e con voce distinta: &#8211; Ma appunto questo \u00e8 il male. Troppo spesso ci comportiamo come bambini, senza sapere perch\u00e9. In tal modo facciamo torto a noi stessi e del male agli altri, perfino a coloro che crediamo di amare. Del resto, Mariano criticava la psicanalisi perch\u00e9 era convinto che, il pi\u00f9 delle volte, non \u00e8 nel profondo dell&#8217;inconscio che si cela la nostra verit\u00e0, ma appena sotto la superficie; solo che noi preferiamo distogliere lo sguardo e fare finta di non vederla, di non conoscerne neppure l&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>&#8211; Senta &#8211; aggiunse poi -, poniamo che io provi un forte desiderio di ammazzarla. Se avr\u00f2 il coraggio di riconoscere questo mio sentimento, potr\u00f2 chiedermi il perch\u00e9 e cercare una via di uscita. Magari lei mi ricorda qualcosa o qualcuno; magari mi ricorda qualcosa di me stesso che odio, che rifiuto. Ma se non avr\u00f2 il coraggio di guardarmi dentro, finir\u00f2 per convincermi che lamia violenta antipatia nei suoi confronti \u00e8 supportata da cento buone ragioni, e che odiarla sia una legittima reazione di difesa. Vede cos&#8217;\u00e8 la falsit\u00e0 con noi stessi, dove ci pu\u00f2 portare. Di bugia in bugia, finiamo per costruirci attorno un mondo artificiale del tutto arbitrario, e invano cercheremo, da qualche parte, una boccata d&#8217;aria pura, di verit\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec &#8211; ammisi -, ora credo di aver capito. Anche la divinit\u00e0 delfica ammoniva. &quot;conosci te stesso&quot;. E Mariano, come Socrate, amava gli uomini cos\u00ec tanto da volerne estrarre la verit\u00e0, loro malgrado, per il loro stesso bene. Pensava, e giustamente, che n\u00e9 l&#8217;armonia n\u00e9 la pace si possono costruire sulle fondamenta della menzogna.<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 cos\u00ec &#8211; conferm\u00f2 il vecchio. &#8211; La vita, diceva, \u00e8 come affrontare una battaglia. \u00c8 umano aver paura, in determinate circostanze: \u00e8 umano provare il desiderio di fuggire. Ma viviamo in mezzo ad altri esseri umani, e la nostra paura potrebbe metterli in difficolt\u00e0: come quando si espone al pericolo i propri compagni nel bel mezzo di un&#8217;azione rischiosa, in prossimit\u00e0 del nemico. A quel punto, il nostro dovere diventa chiaro: alzarci in piedi e combattere la nostra paura, permettendo alla verit\u00e0 che \u00e8 in noi di aprirsi la sua strada.<\/p>\n<p>Solo cos\u00ec potremo essere veramente uomini e veramente donne &#8211; e trovare un po&#8217; di pace e d&#8217;armonia, o qualcosa che vi s&#8217;avvicini almeno in parte. &#8211;<\/p>\n<p>Qualche mese pi\u00f9 tardi, rileggendo le note che avevo trascritto, non potei fare a meno di ripensare a quello strano incontro nella foresta, e soprattutto all&#8217;autore di quelle riflessioni. Era una bella notte invernale, limpida e fredda, e il cielo era letteralmente punteggiato d&#8217;innumerevoli luci che splendevano e pulsavano, quasi fossero vive.<\/p>\n<p>Mi chiedevo che tipo fosse stato quel Mariano, anche perch\u00e9 avvertivo una sorta di parentela spirituale fra lui e me. Certo doveva avere una vita non facile; dalle sue parole traspariva una sofferenza acuta anche se trattenuta, un pessimismo radicale che tuttavia contrastava con il suo amore per gli uomini. I suoi pensieri erano quelli di un uomo profondamente amareggiato, che per\u00f2 &#8211; in qualche parte della sua anima &#8211; vuol continuare a credere in qualche cosa di assoluto; anzi, che non pu\u00f2 farne a meno. Inoltre, le sue riflessioni sul senso del limite e sul senso del mistero mi dicevano che la sua anima era stata profondamente religiosa, nel senso pi\u00f9 ampio della parola; e ci\u00f2 a dispetto della sua convinzione che il cielo sia vuoto e che ogni cosa sia dominata da un caso beffardo e ingannevole.<\/p>\n<p>Lo confesso: anche se ho sempre detestato quella forma di psicologismo che tende a ridurre le ragioni profonde della speculazione filosofica alle vicende biografiche dei singoli pensatori, mi \u00e8 stato impossibile scacciare il pensiero che tanta amarezza e tanto pessimismo non avessero in qualche modo a che fare con situazioni personali da lui vissute con dolorosa intensit\u00e0. L&#8217;impegno preso con il vecchio Kocbeck mi vieta di entrare in particolari, ma il legame contrastato e umanamente &quot;impossibile&quot; fra Mariano e Alexandra doveva avervi parte e, secondo me, una parte non piccola. Del resto, si pu\u00f2 capire la filosofia di Kierkegaard senza nulla sapere del suo amore grande e infelice per Regina Olsen? Vi sono esperienze affettive cos\u00ec fondamentali, nella vita delle persone portate alla profondit\u00e0, che nulla di ci\u00f2 che in seguito accade loro, nemmeno il pi\u00f9 piccolo pensiero, si pu\u00f2 considerare del tutto immune dal clima spirituale che tali esperienze hanno stabilito una volta per tutte. Se ho ben capito. Mariano era cos\u00ec. Credo che l&#8217;intera sua vita sia stata una riflessione e una rielaborazione, in chiave universale, di quanto era accaduto nella sua esperienza personale e che lo aveva segnato nell&#8217;intimo, per sempre.<\/p>\n<p>E mi dispiacque non averlo conosciuto, non aver potuto scambiare con lui alcune idee, dato che i sui pensieri ruotavano sugli stessi temi che da sempre hanno affascinato anche me.<\/p>\n<p>Credo che in alcune cose sbagliasse, e da ci\u00f2 nasce il mio dispiacere. \u00c8 un peccato che un&#8217;anima appassionata e generosa non riceva quel piccolo aiuto che potrebbe spingerla verso la verit\u00e0, alla quale \u00e8 giunto a tentoni, inconsapevolmente, tanto vicina. Non voglio fargli il torto di pensare che, se la vita fosse stata pi\u00f9 benevola con lui, anche la sua filosofia si sarebbe rischiarata dei dolci colori della speranza; ma chi noi pu\u00f2 restare del tutto refrattario, nella sua visione delle cose e degli uomini, all&#8217;influenza che ha su di essa quel che la sorte ci riserva?<\/p>\n<p>Per prima cosa, avrei voluto dire a Mariano che non \u00e8 vero che noi a caso veniamo gettati nel mondo. So che i libri da lui pi\u00f9 letti e meditati erano quelli di Lucrezio e di Leopardi, perch\u00e9 il vecchio eremita me li fece vedere, dicendomi che erano tutto quel che del suo amico aveva conservato, oltre al quaderno degli appunti e a poche lettere di carattere privato. Tuttavia, a dispetto di Lucrezio e di Leopardi, \u00e8 molto pi\u00f9 probabile che noi <em>scegliamo<\/em> di venire al mondo, e che &#8211; in un certo senso &#8211; scegliamo il nostro destino prima di nascere, come racconta Platone nel mito di Er, al termine de <em>La Repubblica.<\/em> Non \u00e8 necessario credere alla metempsicosi, per giungere a queste conclusioni: basta riconoscere che esiste, nella nostra vita, una sorta di coerenza interna, <em>come se stessimo lavorando per realizzare un impegno che noi stessi ci siamo assunti,<\/em> da qualche parte, con un libero assenso della volont\u00e0.<\/p>\n<p>In secondo luogo avrei voluto dirgli che l&#8217;universo non \u00e8 quel luogo ostile e disarmonico che egli pensava; che, probabilmente, esso non \u00e8 affatto un luogo n\u00e9 un ente, ma soltanto una illusione fenomenica; e che il fatto di conferirgli senso e armonia non dipende solo da un atto, pur apprezzabilissimo, della nostra volizione, quanto piuttosto da una nostra disponibilit\u00e0 ad accogliere quell&#8217;Amore che lo ha tratto dal nulla e che \u00e8 la sola vera realt\u00e0, celata dietro le apparenze del mondo e che fa appello alla parte pi\u00f9 profonda del nostro essere, che \u00e8 amore essa pure. L&#8217;amore di cui siamo fatti, quindi, anela a ritornare al suo luogo d&#8217;origine, alla sua sorgente perenne. Mariano, probabilmente, ha commesso l&#8217;errore di misconoscere questa fonte, e il suo bisogno di assoluto si \u00e8 riversato totalmente in una creatura finita, per giunta in una situazione oggettivamente difficile e sfavorevole. Mi commuove il pensiero che la sua sete bruciante di verit\u00e0 e di bellezza sia rimasta dolorosamente inappagata, quando vi era giunto ormai cos\u00ec vicino: perch\u00e9 la bellezza sensibile \u00e8 il primo gradino verso la contemplazione del grande mistero della Bellezza eterna; esperienza dopo la quale ogni sete terrena non \u00e8 che un ricordo o uno stimolo verso le maggiori altezze.<\/p>\n<p>La terza e ultima cosa che avrei voluto dirgli \u00e8 che, al di l\u00e0 dell&#8217;illusione fenomenica, resta la realt\u00e0 assoluta dell&#8217;Assoluto; che passato e futuro non sono reali, ma solo esiste un eterno Presente; che in quel presente ogni lacrima, ogni sospiro, ogni atto di amore non si perdono nel buio nulla, ma vivono eternamente e trovano la loro risposta e la loro realizzazione; ogni equivoco e ogni malinteso vengono dissipati; ogni gesto e ogni pensiero di vero amore trovano la strada per innalzarsi sul piano dell&#8217;Essere, che li purifica di ogni piccola scoria e li rende eternamente splendenti e luminosi. Anche se noi non abbiamo fiducia nell&#8217;Assoluto, l&#8217;Assoluto ha fiducia in noi e ci preserva, nostro malgrado, per il momento in cui saremo in grado di vedere tutto e di capire tutto. Il che non potr\u00e0 avvenire fino a quando non ci saremo liberati di ogni residuo della illusione fenomenica e non ci saremo trovati faccia a faccia con l&#8217;unica vera realt\u00e0: Dio, che \u00e8 tutto in tutti.<\/p>\n<p>Mi piace pensare che, allora, Mariano e Alexandra si sono gi\u00e0 riuniti per sempre, come lo saranno tutti coloro che hanno amato con cuore puro, e che si sono preoccupati per il bene dell&#8217;altro pi\u00f9 che per il proprio stesso bene.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parecchi anni fa mi trovavo, per ragioni di studio, in una misteriosa e remota regione del Cile meridionale, sulle coste della Penisola di Taitao. 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