{"id":29332,"date":"2019-12-23T08:05:00","date_gmt":"2019-12-23T08:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/23\/un-grave-problema-teologico-ci-sono-anime-perse\/"},"modified":"2019-12-23T08:05:00","modified_gmt":"2019-12-23T08:05:00","slug":"un-grave-problema-teologico-ci-sono-anime-perse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/23\/un-grave-problema-teologico-ci-sono-anime-perse\/","title":{"rendered":"Un grave problema teologico: ci sono anime perse?"},"content":{"rendered":"<p>Esistono le anime malvagie? Esistono, cio\u00e8, delle anime costituzionalmente malvagie, che sono tali fin dall&#8217;inizio, e nelle quali, di conseguenza, \u00e8 spenta, di fatto, la luce del libero arbitrio? Delle anime votate al male, bramose del male, incapaci di volere altro che il male, le quali, se potessero sfogare liberamene tutti i loro istinti, non farebbero altro che il male, traendo da ci\u00f2 il loro massimo godimento? \u00c8 una domanda sconvolgente, che dischiude uno spiraglio su un mistero abissale: mistero antropologico, morale, teologico. Poich\u00e9 Dio, che \u00e8 il Sommo Bene, ha creato ogni cosa per il bene, come \u00e8 possibile che vi siano delle anime votate al male sin dal comcepimento? Il Peccato originale, infatti, rende ragione della concupiscenza umana, ossia dell&#8217;inclinazione delle anime verso il male anzich\u00e9 verso il bene, come voleva il piano divino e come vorrebbero le stese leggi di natura: della natura, beninteso, anteriormente alla ferita del Peccato originale. Il peccato personale, invece, consiste nell&#8217;assenso <em>volontario<\/em> dell&#8217;anima al male: assenso volontario che non sussisterebbe, qualora alcune anime fossero, per la loro e per l&#8217;altrui sventura, <em>naturalmente<\/em> malvagie. Bisogna dunque vedrei in esse uno &quot;sbaglio&quot; nel disegno della creazione? \u00c8 impossibile, poich\u00e9 Dio non fa sbagli. L&#8217;uomo fa sbagli; la macchina, talora, fa sbagli, quando non \u00e8 stata costruita e programmata in maniera perfetta; ma Dio, per definizione, non pu\u00f2 farne, poich\u00e9 Egli \u00e8 l&#8217;Essere perfettissimo, la cui Sapienza non conosce ombre, n\u00e9 ostacoli di sorta. Eppure, l&#8217;esperienza ci dice che, talvolta, ci s&#8217;imbatte in anime talmente sprofondate nel male, da dubitare che abbiano mai avuto la visione di qualcosa di diverso dal male; e talmente compiaciute in esso, da far pensare che quello, per loro, sia il bene, ovvero sia l&#8217;equivalente di ci\u00f2 che \u00e8 il bene per le altre.<\/p>\n<p>Citiamo una pagina della sensitiva Rosemary Altea, tratta dal suo libro <em>I segni dell&#8217;anima<\/em> (titolo originale: <em>Soul Signs. A Garden of Daffodils<\/em>; traduzione dall&#8217;inglese di Alessandra De Vizzi, Milano, Sperling &amp; Kupfer, 2002, pp. 127-129):<\/p>\n<p><em>Che dire infine di coloro che si macchiano di spaventose efferatezze in giovane et\u00e0? Molti provengono da ottime famiglie, e hanno potuto contare sul valido esempio di genitori e amici. Sono dunque semi cattivi, nati semplicemente cos\u00ec, senza alcuna apparente motivazione?<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 1874 il quattordicenne Jesse Pomeroy assassin\u00f2 un bambino di quattro anni; tre anni prima aveva seviziato e violentato altri sette ragazzini. Dopo un periodo di reclusione in riformatorio venne liberato, e torn\u00f2 a uccidere una bambina di dieci anni e un altro piccino di quattro anni.<\/em><\/p>\n<p><em>Jesse Pomeroy era un seme cattivo?<\/em><\/p>\n<p><em>Mary Flora Bell, descritta dagli psichiatri come manipolativa e pericolosa, aveva solo undici anni quando con l&#8217;aiuto di un amico fece volare gi\u00f9 dal tetto di un rifugio di un rifugio antiaereo un bimbo di quattro anni. Due mesi dopo il piccolo Brian Howe, di tre anni, scomparve senza lasciare traccia. Mary dichiar\u00f2 di essere certa che si era recato a giocare su un&#8217;altura di cemento nel luogo esatto dove fu poi ritrovato, strangolato e con le gambe e il ventre squarciati a colpi di forbice. Tutto ci\u00f2 era accaduto nel 1968 in Inghilterra.<\/em><\/p>\n<p><em>May Flora Bell era un seme cattivo?<\/em><\/p>\n<p><em>La quindicenne Cindy Collier le la quattordicenne Shirley Wolf hanno ucciso nel 1983 in California un&#8217;anziana donna infierendo sul suo corpo con ventotto coltellate, dichiarando in seguito di essersi molto divertite e di voler ripetere al pi\u00f9 presto l&#8217;esperienza.<\/em><\/p>\n<p><em>Queste due ragazze erano semi cattivi?<\/em><\/p>\n<p><em>Albert Fish (il suo vero nome era in realt\u00e0 Hamilton) \u00e8 un ottimo esempio di Anima Oscura. Nato il 19 maggio 1870, venne giustiziato sulla sedia elettrica il 16 gennaio 1936 dopo aver ucciso quindici bambini, seviziandone inoltre un centinaio. Si distingue dalla moltitudine di altri assassini per il semplice fatto che a lui si ispira la figura di Hannibal Lecter, il protagonista de &quot;Il silenzio degli innocenti&quot; che divorava le sue prede.<\/em><\/p>\n<p><em>I suoi famigliari pi\u00f9 stretti soffrivano di gravi psicosi, e lui stesso era stato etichettato dai medici come afflitto da psicosi paranoica. &quot;Ho sempre desiderato far soffrire gli altri, e soffrire io stesso,. Amo tutti ci\u00f2 che causa dolore&quot;, \u00e8 stata l&#8217;unica spiegazione da lui offerta.<\/em><\/p>\n<p>Dei ragazzini, dei bambini che sono gi\u00e0 talmente predisposti al male, talmente bramosi di compiere il male, e nei quali \u00e8 talmente pervertita l&#8217;inclinazione alla benevolenza e alla simpatia verso gli altri bambini, pi\u00f9 piccoli di loro e perci\u00f2 pi\u00f9 indifesi, pi\u00f9 ingenui, pi\u00f9 bisognosi di protezione! Eccolo qui, sotto il nostro sguardo inorridito, il <em>mysterium iniquitatis<\/em>, il mistero della malvagit\u00e0: il pi\u00f9 grande, il pi\u00f9 sconcertante di tutti i misteri. Proviamo dunque a sciogliere, o a tentare di sciogliere, questo terribile mistero, nei limiti di ci\u00f2 che \u00e8 umanamente possibile, cio\u00e8 nei limiti che sono consentiti alla ragione naturale. La quale non arriva, per sua natura, a spiegare tutto e che pertanto, a un certo punto, deve cedere il passo a ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 grande di lei: la Rivelazione soprannaturale di Dio stesso che, quale Padre amorevole, le viene incontro e la soccorre, la sostiene, la illumina, l\u00e0 ove essa rischierebbe di smarrirsi del tutto. Senza questo atteggiamento preliminare di umilt\u00e0 e di modestia, di gratitudine e piena confidenza in Dio, nulla arriveremo mai a capire, ma, al contrario, rischieremo di credere d&#8217;aver capito tutto e giungeremo a delle conclusioni totalmente sbagliate, convinti, per\u00f2, di aver trovato la verit\u00e0, e sentendoci investiti, non si sa da chi, della filantropica missione di diffonderla ovunque. Partiamo da una verit\u00e0 essenziale e auto-evidente: tutte le cose create tendono al proprio bene. La pianta tende le sue foglie verso il sole, per cogliere la sua luce, di cui ha bisogno; l&#8217;animale tende i suoi passi verso l&#8217;acqua, per dissetarsi con la sostanza pi\u00f9 preziosa e pi\u00f9 necessaria affinch\u00e9 il suo organismo possa mantenersi in vita. E l&#8217;uomo, verso quale fine tende? Per rispondere a questa domanda, bisogna definire quale sia la natura essenziale dell&#8217;uomo, che non consiste, come per le piante e gli animali, nel semplice istinto di sopravvivenza, <em>ma \u00e8 qualcosa di pi\u00f9<\/em>. Sulle tracce di Aristotele, potremmo dire che l&#8217;uomo \u00e8 un animale razionale e pertanto che la sua natura essenziale \u00e8 la ragionevolezza, cosa ben diversa, pi\u00f9 sfumata e pi\u00f9 ricca, della semplice razionalit\u00e0 illuminista. Ora, se l&#8217;uomo \u00e8 un essere ragionevole, ci\u00f2 significa che \u00e8 dotato di ragione e che \u00e8 capace di usare la ragione, ma non che sia automaticamente ragionevole, perch\u00e9, se lo fosse, la ragione sarebbe qualcosa di gi\u00e0 dato una volta per tutte, come l&#8217;istinto per gli animali, mentre invece essa \u00e8 qualcosa che deve esser coltivato, sviluppato e sempre alimentato e perfezionato. L&#8217;istinto non \u00e9 suscettibile di perfezionamento: il ragno possiede l&#8217;istinto di tessere la sua tela per catturare le prede, cos\u00ec come il merlo ha l&#8217;istinto di costruirsi il nido per allevare i suoi piccoli. N\u00e9 la tela del ragno, n\u00e9 il nido del merlo sono suscettibili di perfezionamento: infatti, se anche quel ragno o quel merlo vivessero cento o mille anni, non apprenderebbero a fare meglio quel che l&#8217;istinto suggerisce loro di fare, secondo modalit\u00e0 fisse e immutabili. La ragione dell&#8217;uomo, al contrario, \u00e8 come un seme che, per germogliare, deve ricevere un trattamento adeguato, cominciando dal luogo in cui viene affidato alla terra. Se il luogo, il momento o le circostanze non sono favorevoli, quel seme non germoglier\u00e0 mai: la vicenda del ragazzo-lupo dell&#8217;Aveyron, trovato alla fine del XVIII secolo e preso in cura dal dottor Itard, come quella di altri bambini allevati dagli animali selvatici e restituiti tardivamente al consorzio umano, mostrano che se l&#8217;intelligenza non viene educata nel tempo opportuno, non giunge mai a maturazione, e la ragionevolezza umana resta allo stadio potenziale, senza pi\u00f9 riuscire a svilupparsi (cfr. l&#8217;articolo: <em>Il conflitto tra &quot;natura&quot; e &quot;cultura&quot; nel caso del ragazzo selvaggio dell&#8217;Aveyron<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 16\/06\/08 e ripubblicato su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 03\/02\/18). Ma a cosa serve, la ragione? Perch\u00e9 ci \u00e8 stata data? Gli scienziati evoluzionisti sostengono che la ragione non ci \u00e8 stata data, ma si \u00e8 sviluppata da sola, rispondendo ai meccanismi della lotta per la sopravvivenza, mano a mano che essi facevano aumentare la massa cerebrale e il relativo circuito neuronale. Naturalmente questa \u00e8 una spiegazione che non spiega nulla, ma che rimanda la spiegazione <em>ad infinitum<\/em>: qual \u00e8 l&#8217;origine del cervello? \u00c8 spuntato da solo, come da sola \u00e8 spuntata la vita dalla materia inorganica, grazie al famoso brodo primordiale e a qualche scarica elettrica caduta su di esso? Se quei signori sapranno mostrarci come un organo del genere possa formarsi da solo, volentieri converremo che possa anche accrescersi, nel corso del tempo, mediante l&#8217;uso. E siamo poi cos\u00ec sicuri che cervello e intelligenza siano la stessa cosa? Siamo sicuri che l&#8217;intelligenza sia localizzata nel cervello, e che questo sia l&#8217;organo di quella? Alcune esperienze limite, come quelle di pre-morte, avvenute mentre l&#8217;attivit\u00e0 cerebrale, secondo gli strumenti di rilevazione, era azzerata e tuttavia i soggetti vedevano, udivano, capivano, sembrerebbero attestare che la mente pu\u00f2 fare a meno del supporto cerebrale e vivere una vita propria, staccata dal corpo: se cos\u00ec fosse, dovremmo rivedere le idee correnti circa l&#8217;intelligenza.<\/p>\n<p>Sia come sia, non \u00e8 questa la sede per addentrarci in una simile discussione; ma torniamo a domandarci: a che serve la ragione? Riteniamo che la risposta pi\u00f9 ragionevole sia questa: per raggiungere il massimo bene possibile, vale a dire la felicit\u00e0. La felicit\u00e0, poi, consiste nel piacere di portare alla perfezione la propria natura: dunque, la perfezione dell&#8217;esistenza \u00e8 quella di essere felici. Per questo ci \u00e8 data la ragione, e non per altro: vale a dire per uno scopo intrinsecamente buono, che \u00e8 quello di sviluppare tutte le possibilit\u00e0 di giungere alla perfezione. Sarebbe assurdo e intrinsecamente contraddittorio, anzi sarebbe un&#8217;autentica ironia, se uno strumento cos\u00ec sofisticato come la ragione, ci fosse dato per uno scopo non buono, ad esempio per rendere infelice la nostra esistenza. Ora, abbiamo detto che la natura essenziale dell&#8217;essere umano \u00e8 la ragione; dunque, la massima felicit\u00e0 consister\u00e0 nel fare il miglior uso possibile della ragione, lo strumento per attuare il bene dei singoli uomini. Ma il bene dei singoli uomini non pu\u00f2 essere conquistato a spese degli altri, e meno ancora per mezzo del male di un gran numero di essi: perci\u00f2 bisogna concludere che la ragione ci \u00e8 data per essere felici, ossia perfetti, in un mondo popolato da persone il pi\u00f9 possibile perfette, e perci\u00f2 felici. Ma se vi fossero delle anime intrinsecamente malvagie, tutte le leggi naturali sarebbero sovvertite: perch\u00e9 la natura degli esseri viventi \u00e8 predisposta affinch\u00e9 essi realizzino il proprio bene e non il proprio male. Si potrebbe obiettare che, per un&#8217;anima malvagia, fare il male, ad esempio infliggere gravi sofferenze agli altri, corrisponde a fare il proprio bene, poich\u00e9 cos\u00ec facendo essa prova un piacere Rispondiamo che il raggiungimento del piacere non attesta, di per s\u00e9, il perseguimento del bene, perch\u00e9 esiste un piacere sano, che coincide col bene oggettivo, ed un piacere malato, che \u00e8 figlio di un bene soggettivo che, in rapporto alla vita complessiva del soggetto e all&#8217;ordine universale nel quale \u00e8 inserito, in realt\u00e0 equivale a un male. Si prenda il caso dei vampiri psichici, dei quali abbiamo gi\u00e0 parlato altra volta: per questi soggetti il piacere consiste nel prelevare energia psichica dagli altri, specialmente dai familiari, facendo oggettivamente del male ad essi e anche a s\u00e9 medesimi, ma soggettivamente procurandosi un piacere perverso (cfr. l&#8217;articolo <em>Dobbiamo difenderci dai &quot;vampiri psichici&quot; con le armi della positivit\u00e0 e della grazia<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 24\/07\/08 e ripubblicato su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 20\/01\/18). Ora, il pericolo della cultura del relativismo consiste proprio in questo: che negando l&#8217;oggettivit\u00e0 dei valori e sostituendo il bene al male e il male al bene, apre la strada a ogni sorta di perversioni e giustifica qualunque aberrazione, sempre in nome del diritto di ciascuno a procurarsi il proprio piacere. Ma non tutto ci\u00f2 che d\u00e0 piacere \u00e8 di per s\u00e9 bene: per lo scabbioso, il piacere sar\u00e0 grattarsi furiosamente; per il masochista, farsi maltrattare fisicamente e moralmente; per il sadico, infliggere sofferenze agli altri. Se passa il principio che ogni piacere \u00e8 legittimo perch\u00e9 equivale al bene di colui che lo persegue, la societ\u00e0 diventa l&#8217;inferno sulla terra. Tornando alle anime oscure: facendo il male, esse inseguono il proprio godimento; ma si tratta di un godimento malato, che non esprime il loro bene, perch\u00e9 il bene dell&#8217;uomo \u00e8 la felicit\u00e0 e la felicit\u00e0 \u00e8 essere felici <em>secondo la natura dell&#8217;uomo<\/em> e non quella della bestia, ed essa \u00e8 una natura razionale. Perseguire sistematicamente il male non \u00e8 un atteggiamento razionale, ma bestiale: quindi conduce a una degradazione della natura umana, il che contraddice il principio di felicit\u00e0. Colui che desidera il male non pu\u00f2 che essere infelice, oltre ad arrecare dolore, e quindi male, anche agli altri. La natura, per\u00f2, ha fatto gli esseri viventi in maniera che desiderino la felicit\u00e0 e non l&#8217;infelicit\u00e0: dunque \u00e8 impossibile che delle anime nascano totalmente malvagie. Si deve perci\u00f2 ipotizzare che il male sia entrato in esse molto presto, ma pur sempre dopo il concepimento. Questo, a sua volta, \u00e8 un grande mistero: meno tenebroso, tuttavia, di quello d&#8217;un male originario, insito in alcune anime&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono le anime malvagie? 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