{"id":29329,"date":"2021-12-28T01:55:00","date_gmt":"2021-12-28T01:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/12\/28\/un-film-al-giorno-ritratto-della-giovane-in-fiamme\/"},"modified":"2021-12-28T01:55:00","modified_gmt":"2021-12-28T01:55:00","slug":"un-film-al-giorno-ritratto-della-giovane-in-fiamme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/12\/28\/un-film-al-giorno-ritratto-della-giovane-in-fiamme\/","title":{"rendered":"Un film al giorno: Ritratto della giovane in fiamme"},"content":{"rendered":"<p>Che dire di questo film di C\u00e9line Sciamma, che, uscito nelle sale nel 2019, ha subito scalato sia le vendite al botteghino, sia i vertici della critica, ottenendo recensioni estremamente lusinghiere e collocandosi, secondo certi critici, fra le pellicole migliori degli ultimi anni? Innanzitutto, che \u00e8 un bel film dal punto di vista formale. La fotografia di Claire Mathon, in particolare, insieme alle scenografie e ai costumi, \u00e8 superiore a ogni elogio: la macchina da presa cattura le figure, le superfici, i drappeggi, gli ambienti, con una tale pastosit\u00e0 cromatica, con una tale suggestione di chiaroscuri, da evocare immediatamente una serie di pitture del tardo Rinascimento o meglio del Bracco, in particolare i quadri di Gherardo delle Notti, e pi\u00f9 ancora di Georges de la Tour. Le scene in cui qualche candela rischiara fiocamente il buio delle stanze sono in effetti opera di pittura; semmai si pu\u00f2 dire che la maestria delle riprese \u00e8 talmente consumata da provocare un certo qual senso di saziet\u00e0, un dosaggio eccesivo di ci\u00f2 che forse sarebbe stato saggio amministrare con una maggior parsimonia.<\/p>\n<p>Qui, per\u00f2, finisce l&#8217;omaggio dovuto ai meriti del film, e incomincia la parte dolente. La recitazione non supera i limiti di un onesto mestiere: nell&#8217;atmosfera asfittica, quasi claustrofobica in cui si svolge l&#8217;azione, incentrata su quattro soli personaggi, tutti femminili, e per la maggior parte delle scene al chiuso, le attrici recitano quasi pi\u00f9 coi volti, con gli sguardi e i gesti delle mani, e non si pu\u00f2 dire che mostrino una particolare bravura. I dialoghi sono quello che sono: secchi, sapidi, galantemente disinvolti: scambi rapidi di battute nei quali si direbbe che la <em>verve<\/em> e la prontezza nel ribattere e stupire l&#8217;interlocutore prevalgano su ogni altra cosa. Insomma, pi\u00f9 che un film \u00e8 un dramma teatrale, fondato su pochissimi personaggi e su poche scene principali; perfino le riprese all&#8217;esterno, in riva al mare &#8212; il mare roccioso e suggestivo della Bretagna &#8212; non allentano il senso di chiuso e di oppressione, anzi lo rafforzano, perch\u00e9 il rumore delle onde che si frangono monotone sulla scogliera e la severit\u00e0 del paesaggio rupestre aggiungono tensione alla vicenda, anzich\u00e9 stemperarla e immettervi una boccata d&#8217;aria fresca. Nessuna delle quattro interpreti &#8212; No\u00e9mie Merlant nei panni dell&#8217;artista, Ad\u00e8le Haenel in quelli della figlia, Valeria Golino in quelli della madre e Lu\u00e0na Bajrami in quelli della serva poco pi\u00f9 che adolescente &#8212; si segnala per particolare intensit\u00e0 d&#8217;interpretazione. Non basta sgranare gli occhi o sbattere graziosamente le ciglia per descrivere i sentimenti di un animo turbato nel profondo; ci vuole un qualcosa di pi\u00f9, un <em>quid<\/em> che le vere attrici possiedono naturalmente e che la giovinezza e l&#8217;avvenenza fisica, come nel caso delle due protagoniste, o l&#8217;arte e il mestiere della recitazione non valgono a compensare, tanto meno a sostituire.<\/p>\n<p>La quale azione \u00e8 presto detta. Verso la fine del 1700 una nobildonna di una casata in decadenza, che vive su un&#8217;isola con la figlia, H\u00e9lo\u00efse, ha destinato quest&#8217;ultima a sposare un nobile milanese, mai visto di persona: costui era fidanzato con la sorella di lei, morta d&#8217;improvviso, quindi H\u00e9lo\u00efse deve sostituire la defunta. Il futuro marito, frattanto, ha chiesto di poter vedere il ritratto della fidanzata: perci\u00f2 la madre chiama sull&#8217;isola una pittrice, Marianne, per eseguire il ritratto della figlia. Bisogner\u00e0 per\u00f2 agire d&#8217;astuzia, in quanto la ragazza non \u00e8 affatto contenta di quel matrimonio combinato, per giunta al buio: perci\u00f2 Marianne non dovr\u00e0 dirle la vera ragione della sua presenza, bens\u00ec conquistare la sua fiducia, passare del tempo insieme a lei, memorizzare i tratti del suo volto e poi, la sera, in camera, fissare sulla tela, col pennello, le impressioni e le osservazioni della giornata, eseguendo il ritratto a memoria. Nasce cos\u00ec fra le due giovani donne un rapporto che diventa ben presto confidenziale. H\u00e9lo\u00efse \u00e8 molto sola e del tutto inesperta del mondo: ha trascorso diversi anni in convento e non ha mai conosciuto l&#8217;amore; si \u00e8 chiusa in se stessa, dimostra poco interesse per la vita e parla e si comporta come se vi fosse un distacco incolmabile fra lei e il resto del mondo. Nel giro di pochi giorni diventano amiche: Marianne \u00e8 attratta dalla sua ruvida e un po&#8217; misteriosa semplicit\u00e0; H\u00e9lo\u00efse \u00e8 attratta dalla ventata di vita nuova che l&#8217;altra porta con s\u00e9, la sua esperienza del mondo e dell&#8217;amore, la sua apparente disinvoltura. Apparente, perch\u00e9 Marianne comincia ad essere stranamente turbata dalla frequentazione di quella ragazza scontrosa e indecifrabile; tanto che alla fine decide di confessarle il suo segreto e di mostrarle il ritratto, ormai terminato, per averne un giudizio. H\u00e9lo\u00efse lo trova molto lontano dalla vera rappresentazione di s\u00e9: non vi si riconosce e ha parola dure e sprezzanti per l&#8217;opera, che pure \u00e8 tecnicamente ineccepibile. Turbata, confusa, addolorata, Marianne distrugge il proprio lavoro e con ci\u00f2 provoca l&#8217;ira della madre, che le ordina di andarsene; a quel punto, inaspettatamente, \u00e8 la stessa H\u00e9lo\u00efse che interviene per chiedere che Marianne eseguisca il suo ritratto, apertamente e senza finzioni, posando per lei molte ore al giorno: ed \u00e8 un primo segnale del fatto che ella non vuole separarsi da quella nuova amica, che pure l&#8217;ha crudelmente delusa. La madre deve partire e intima alla pittrice di eseguire il lavoro entro la data del suo ritorno: cinque giorni in tutto.<\/p>\n<p>In quei pochi giorni \u00e8 come se il tempo si dilatasse. Dopo un&#8217;alternanza di sospiri, rossori, turbamenti, frasi allusive e quasi balbettate, le due giovani si baciano e infine si confessano i reciproci sentimenti, divenendo amanti nel modo pi\u00f9 esplicito. Bisogna dare atto alla regista di non aver ecceduto col registro dell&#8217;erotismo: le scene di nudo sono poche e a dire il vero tutt&#8217;altro che eccitanti; una sola volta c&#8217;\u00e8 uno scivolone nel cattivo giusto, e non \u00e8 una scena d&#8217;amore fra le due ma del piacere solitario di Marianne che, a letto, non pu\u00f2 fare a meno di pensare ad H\u00e9lo\u00efse. L&#8217;erotismo \u00e8 tutto nei silenzi, nei sottintesi, nell&#8217;atmosfera e, naturalmente nei dialoghi. Frattanto la giovanissima cameriera, Sophie, confessa di essere rimasta incinta e di non voler portare avanti la gravidanza. Le due amanti, allora, la prendono sotto la loro &quot;protezione&quot;, la sottopongono a una serie di rudimentali pratiche abortive, come farla correre fino all&#8217;estenuazione sulla spiaggia, o farla stare in sospensione sopra una tavola, le quali peraltro si rivelano inutili, tanto che alla fine l&#8217;accompagnano da un&#8217;anziana donna del posto che pratica aborti clandestini. Questa \u00e8 senza dubbio la parte pi\u00f9 brutta del film. La regista ci ha messo tutta la sua cultura femminista e ha inteso celebrare la solidariet\u00e0 delle donne (notoriamente inesistente) contro l&#8217;odioso fardello di un bambino in arrivo, impegnate a lottare contro l&#8217;ombra del maschio che si serve della gravidanza per tenerle in suo potere. Di fatto, per\u00f2, quelle scene hanno qualcosa di scostante, diremmo di repulsivo: le due giovami sembrano delle streghe intente a celebrare un sacrificio umano. Brutta in ogni senso, senza appello. N\u00e9 la riscatta la scena della festa notturna delle donne dell&#8217;isola, tutte con la loro cuffietta ricamata sul capo, che cantano e battono le mani intorno al fuoco, nell&#8217;oscurit\u00e0: anche qui la regista vorrebbe esaltare il mondo &quot;panico&quot; delle donne, vicine alla natura e ai suoi segreti primordiali, ma l&#8217;effetto \u00e8 quello di uno sbiadito e noioso sabba senza mistero e senza terrori. In questa scena l&#8217;orlo del vestito di H\u00e9lo\u00efse prende fuoco, ma lei non ne \u00e8 affatto turbata e si muove come niente fosse, continuando il suo gioco di sguardi con Marianne, che la osserva affascinata: da qui il titolo del film (anche se chiaramente esso richiama anche le fiamme che si accendono nel profondo). Intanto la passione fra le due protagoniste cresce sempre pi\u00f9, ma incominciano anche i morsi della gelosia: H\u00e9lo\u00efse presto se ne andr\u00e0 per sposarsi e a Marianne rester\u00e0 solo un ricordo struggente. E cos\u00ec avviene: giungono i servi del promesso sposo per accompagnare la ragazza a Milano; torna anche la madre, che ammira il ritratto ormai compiuto, questa volta con piena soddisfazione dell&#8217;interessata, e paga l&#8217;opera come convenuto. A Marianne non resta che andarsene come Orfeo dalla sua Euridice, lanciandole un ultimo sguardo amoroso (tema toccato nel film quando Helo\u00efse aveva letto da un libro, a voce alta il mito greco) e portare con s\u00e9 l&#8217;immagine dell&#8217;amata e le note dell&#8217;<em>Estate<\/em> di Vivaldi, da lei suonata al clavicembalo. Un brano musicale che alcuni anni dopo, a teatro, commuover\u00e0 la spettatrice H\u00e9loise &#8212; ornai sposa e madre &#8212; fino alle lacrime: mentre Marianne, da un palco di fronte, la osserver\u00e0 commossa, senza per\u00f2 farsi vedere.<\/p>\n<p>La storia non ha nulla di originale: e l&#8217;originalit\u00e0 nel trattare la psicologia delle due donne avrebbe potuto essere la sola giustificazione di un ennesimo film sul tema dell&#8217;omosessualit\u00e0 femminile. Banale e convenzionale \u00e8 la maniera in cui l&#8217;amicizia fra le due si trasforma in passione travolgente: \u00e8 il solito elogio dell&#8217;abbandonarsi ai sensi e alle emozioni, specie se insolite, e ignorare qualsiasi richiamo della ragione e della morale. Un romanticismo d&#8217;accatto, quindi, ormai sfruttato fino all&#8217;inverosimile, e tuttavia ripresentato qui come se fosse la scoperta pi\u00f9 straordinaria del secolo. Lasciatevi travolgere dalle passioni, anche le pi\u00f9 disordinate, e nella vostra vita ci sar\u00e0 qualcosa che potrete poi ricordare per sempre: questa sembra essere la morale della storia, perfino languida nel suo decadentismo. Nessuna delle due donne \u00e8 sfiorata dall&#8217;idea di contestare il proprio destino: n\u00e9 Elo\u00efse di sposare uno sconosciuto solo per compiacere la madre, n\u00e9 Marianna di rinunciare a quello che pare essere il grande amore della sua vita, pur ricca di esperienze (con uomini o con altre donne?, la regista direbbe che la domanda \u00e8 omofobica). Ridicolo e quasi grottesco \u00e8 poi il fatto che Marianne ed H\u00e9lo\u00efse continuino a darsi del <em>voi<\/em> come il primo giorno, anche dopo aver fatto l&#8217;amore ed essersi esplorate sotto le lenzuola. Ci si chiede se abbia avuto un senso, per loro, infrangere tutte le leggi e le convenzioni, visto che intendevano s\u00ec assaporare quell&#8217;esperienza proibita sino in fondo, ma poi rientrare prontamente nei ranghi, rinunciando a ogni ulteriore velleit\u00e0 trasgressiva. E pertanto un&#8217;esperienza erotica senza prospettive, senza domani, senza speranza; e, nel caso sia stata davvero anche un&#8217;esperienza sentimentale, un <em>unicum<\/em> destinato a rimanere in un angolo della coscienza, coccolato nel ricordo, ma non impegnativo nelle rispettive vite future. Una sorta di <em>carpe diem<\/em> della trasgressione; un frutto proibito colto per il gusto di coglierlo, senza pensare a nulla, senza chiedersi non soltanto se sia giusto &#8212; chi mai oserebbe fare una simile domanda, di questi tempi e nel contesto di questa cultura &#8212; ma anche solamente se ne valga davvero la pena, nel senso che lo sconvolgimento emotivo da esso provocato supera di gran lunga il piacere assai transitorio, peraltro insidiato, anche in quei pochi giorni, da sentimenti contrastanti come l&#8217;ansia, la gelosia e l&#8217;amarezza. Patetico, quindi, il tentativo di contrabbandare le due protagoniste per &quot;eroine&quot; della libert\u00e0: n\u00e9 luna n\u00e9 l&#8217;altra hanno la stoffa delle lottatrici e non si sognano neppure di sfidare davvero la societ\u00e0: si contentano di masticare nell&#8217;ombra il frutto del peccato. Sanno solo agire di nascosto, come quando aiutano Sophie ad abortire e poi la conducono dalla vecchia mammana; campionesse della dissimulazione, abusano della fiducia della madre per fargliela sotto il naso. Tanto, questa pare la morale sottintesa, la pretesa di costei di maritare la figlia controvoglia autorizza qualsiasi slealt\u00e0 valga a &quot;punirla&quot;.<\/p>\n<p>Ci pu\u00f2 domandare infine se sia giusto parlare di opere che esaltano il disordine delle passioni e contribuiscono alla confusione morale nella quale siamo immersi, e alla quale sono particolarmente esposti i giovani. Crediamo di s\u00ec, proprio perch\u00e9 tali opere comunque esistono, e ignorarle del tutto equivale a lasciare il pubblico, quello giovanile specialmente, esposto alla cattiva influenza di mode e modelli che accrescono il disordine e la confusione e indeboliscono i valori e le certezze, a cominciare dall&#8217;identit\u00e0 di genere. \u00c8 chiaro che film come <em>Ritratto della giovane in fiamme<\/em> godono di tutte le agevolazioni proprio perch\u00e9 contribuiscono ad aumentare il disordine, ci\u00f2 che le <em>\u00e9lite<\/em> globaliste vogliono, e per cui lavorano da anni e da decenni, se non da prima ancora. Dunque, se esiste il veleno, \u00e8 giusto che qualcuno fornisca anche l&#8217;antidoto; vale a dire una lettura di tali opere (film, quadri, canzoni, romanzi, programmi televisivi, ecc.) che aiuti il pubblico di buona volont\u00e0 ad orientarsi e raccapezzarsi, al netto della retorica falsamente spontanea del <em>sentimento innanzitutto<\/em>. Ci\u00f2 a cui stiamo assistendo \u00e8, in realt\u00e0, un attacco concentrico e ben sincronizzato contro la famiglia naturale; e film come questo servono appunto a scalzare le basi stesse dell&#8217;istituto familiare. Essi contrappongono la libert\u00e0 e la leggerezza della passione alla rigida e opprimente severit\u00e0 della vita familiare, nella quale, oltretutto, c&#8217;\u00e8 un maschio che domina, e una donna che vive sottomessa e ha il solo compito di procreargli dei figli, che si trasformano nelle catene della sua ulteriore schiavit\u00f9. Ecco allora che le lunghe sequenze dedicate all&#8217;aborto di Sophie &#8212; decisamente disgustose, come si \u00e8 detto &#8212; rientrano nel disegno, ormai condotto quasi a temine, di costruire una morale rovesciata, nella quale diventa bene il male, e male il bene. La soppressione del nascituro, in questa prospettiva, \u00e8 un atto &quot;coraggioso&quot; per affermare la propria indipendenza e respingere il solito ricatto della maternit\u00e0, escogitato dal perfido maschio per tenere avvinta la propria moglie. Anche l&#8217;amore fra uomo e donna viene visto sotto una luce sgradevole, minacciosa: solo fra due donne \u00e8 possibile l&#8217;amore &quot;vero&quot;, sembra dire la regista. Ahim\u00e8, quante sciocchezze. Il destino della donna non \u00e8 certo fra le braccia di un&#8217;altra donna, ma nell&#8217;amare un uomo, creare una famiglia, crescere dei figli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che dire di questo film di C\u00e9line Sciamma, che, uscito nelle sale nel 2019, ha subito scalato sia le vendite al botteghino, sia i vertici della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,26],"tags":[92],"class_list":["post-29329","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-film-al-giorno","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29329","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29329"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29329\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29329"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29329"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29329"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}