{"id":29328,"date":"2016-09-11T02:12:00","date_gmt":"2016-09-11T02:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/11\/un-eroe-del-nostro-tempo-karl-erhlich-comandante-dellergenstrasse\/"},"modified":"2016-09-11T02:12:00","modified_gmt":"2016-09-11T02:12:00","slug":"un-eroe-del-nostro-tempo-karl-erhlich-comandante-dellergenstrasse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/11\/un-eroe-del-nostro-tempo-karl-erhlich-comandante-dellergenstrasse\/","title":{"rendered":"Un eroe del nostro tempo: Karl Erhlich, comandante dell\u2019Ergenstrasse"},"content":{"rendered":"<p>Il romanzo <em>The Sea Chase<\/em> dello scrittore e saggista statunitense Andrew Geer (nato il 6 aprile del 1905 nel Minnesota e morto il 22 dicembre 1957, a cinquantadue anni d&#8217;et\u00e0, nella citt\u00e0 di San Rafael, in California, quando stava per diventare abbastanza famoso proprio per merito di esso), rappresenta un caso abbastanza emblematico degli strani meccanismi che sorgono, nella cultura americana, a causa dell&#8217;intreccio fra letteratura e cinema.Geer aveva gi\u00e0 scritto diversi libri, quasi tutti di argomento marinaresco, fra i quali il saggio storico <em>Nagasaki,<\/em> del 1951; ma fu solo nel 1955, con <em>The Sea Chase<\/em> (traducibile con <em>Caccia sul mare<\/em>), che egli parve sfondare, perch\u00e9 Hollywood trov\u00f2 molto buono il soggetto e il regista John Farrow fu incaricato dalla Warner Bros Pictures di ricavarne un film, cosa ch&#8217;egli fece a tamburo battente, in quello stesso anno, girandolo fra le Hawaii e Sydney, in Australia, con un <em>budget<\/em> che fu stimato attorno ai 6 milioni di dollari. Il film ottenne un discreto successo nelle sale, visto anche che metteva in batteria due star del calibro di John Wayne e Lana Turner, pur se non convinse del tutto la critica, o almeno quella pi\u00f9 sofisticata e superciliosa; ma gli ingredienti per piacere al pubblico, senza peraltro indulgere nelle banali &quot;americanate&quot; o nelle solite scene spettacolari di cartapesta, c&#8217;erano tutti, a cominciare dalla bravura dei protagonisti. La sceneggiatura venne firmata da James Warner Bellah e da John Twist; e bisogna dire che essi, in omaggio ai desideri della produzione e alle esigenze del pubblico cinematografico, apportarono delle modifiche sostanziali alla trama del romanzo.<\/p>\n<p>I titolo italiano, come spesso succedeva e succede, venne modificato in maniera da renderlo pi\u00f9 chiaro e pi\u00f9 appetibile ad un pubblico di bocca buona, e cos\u00ec divenne <em>Gli amanti dei cinque mari<\/em>, sottolineando l&#8217;aspetto erotico e avventuroso, ma a discapito di quello drammatico e guerresco; e tale fu anche il titolo che ebbe la traduzione italiana del romanzo, curata da Francesco de Rosa e messa sul mercato dalle Edizioni A. P. E. &#8212; Corticelli di Milano, sempre nel fatidico 195. Il libro sfruttava il relativo successo del film, infatti la sopracoperta era illustrata da un fotogramma che mostrava Wayne e la Turner abbracciati, con le fronde di una palma o d&#8217;un altro albero tropicale sullo sfondo, quale suggerimento esotico (qualora il berretto da marinaio dell&#8217;attore statunitense non fosse stato abbastanza esplicito). Non ci risulta che sia stato ristampato, a testimonianza di un successo di vendite che si esaur\u00ec al primo impallidire del ricordo del film.<\/p>\n<p>La versione cinematografica narra la storia di un capitano di mare tedesco, Karl Erhlich, che, giunto a Sydney con la sua nave mercantile <em>Ergenstrasse<\/em>, viene informato dalla sua ambasciata che sta per scoppiare la Seconda guerra mondiale e deve assolutamente evitare che essa cada nelle mani del nemico, se necessario autoaffondandola. Ma Erhlich non \u00e8 tipo da gettare la spugna, salpa col favore della notte, beffando il nemico, e riesce ad attraversare tutta l&#8217;immensa distesa dell&#8217;Oceano Pacifico, fino a Valparaiso, sfuggendo al tenace inseguimento della nave da guerra britannica <em>Rockhampton<\/em>, del capitano Jeffrey Napier, gi\u00e0 suo amico e sincero ammiratore, divenuto adesso suo implacabile nemico. La ragione di tanto accanimento sta nel fatto che con Erhlich \u00e8 partita anche la spia tedesca Elsa Keller, gi\u00e0 fidanzata dell&#8217;ignaro ufficiale inglese e ora speranzosa di rientrare in Germania, la quale, quasi subito, s&#8217;innamora del capitano tedesco; e inoltre nel fatto che, durante una sosta per rifornirsi alle isole Auckland, un ufficiale d&#8217;idee naziste della <em>Ergenstrasse<\/em> ha ucciso tre inermi pescatori, poi ritrovati da Napier, all&#8217;insaputa di Erhlich, il quale, per\u00f2, viene ritenuto il mandante del delitto, finalizzato a eliminare i pericolosi testimoni del suo passaggio.<\/p>\n<p>Davanti alle coste del Sud America Napier riesce a raggiungere i fuggitivi, ma viene richiamato sul Rio de La Plata per partecipare alle operazioni contro la corazzata tascabile <em>Graf von Spee<\/em>, imbottigliata nel porto di Montevideo; pi\u00f9 tardi, intuendo le intenzioni di Erhlich, si porta nell&#8217;Atlantico settentrionale, al largo della Norvegia, per attenderlo al varco, nel momento decisivo in cui tenter\u00e0 di raggiungere le acque territoriali tedesche. E cos\u00ec avviene: dopo mille peripezie, la sfortunata nave viene affondata e il comandante Erhlich perisce con essa; ma il recupero del libro di bordo dimostrer\u00e0 &#8211; troppo tardi &#8211; la sua estraneit\u00e0 al delitto delle Auckland, perch\u00e9, dopo esserne venuto a conoscenza, egli aveva costretto il suo sottoposto a firmare una dichiarazione in cui si narrava come realmente s&#8217;erano svolti i fatti. Erhlich ormai \u00e8 morto, ma il suo vecchio amico e rivale, Napier, pu\u00f2 ritrovare, nei suoi confronti, quel rispetto cavalleresco che sempre aveva avuto. La storia funziona, il ritmo \u00e8 buono, anche se qualcuno ha trovato che ci siano dei tempi morti o delle cadute di tensione; in effetti, il regista doveva contemperare le esigenze di tre o quattro generi diversi. Il giudizio del critico Massimo Bertarelli (su <em>Il Giornale<\/em> del 3\/09\/01) \u00e8 piuttosto <em>tranchant<\/em>: <em>Zoppicante film di guerra, n\u00e9 carne n\u00e9 pesce, nonostante il mare zeppo di battibecchi amorosi e vendette sottocoperta. Un John Wayne di inedita nazionalit\u00e0 tedesca e con fascinoso berretto a visiera, tratta con la medesima durezza la ciurma e la seducente fatalona cotta di lui.<\/em><\/p>\n<p>Noi non siamo altrettanto severi; il film \u00e8 godibile, e, come gi\u00e0 detto &#8212; cosa che non \u00e8 da poco &#8212; privo dei facili espedienti hollywoodiani per portare sopra le righe un film di guerra, amore e avventura. Tuttavia, non \u00e8 del film che vogliamo parlare, ma del libro: del romanzo da cui il film \u00e8 stato tratto, ma che lo ha messo completamente in ombra. La storia narrata da Geer coincide con quella diretta da John Farrow solo nelle linee generali: la vigilia della guerra durante la sosta dell&#8217;<em>Ergenstrasse<\/em> a Sydney e l&#8217;audace, spericolata fuga della nave tedesca attraverso il Pacifico e l&#8217;Atlantico, fino al compiersi del suo tragico destino, quando ormai \u00e8 quasi giunta in vista della salvezza. Nel film, il principale antagonista di Erhlich \u00e8 Napier, il suo ex amico inglese; nel romanzo, \u00e8 Kirschner, il suo secondo ufficiale, e, pertanto, la tensione si sposta tutta a bordo della nave tedesca. I due uomini sono rivali, fra le altre cose, per la bella avventuriera, che, nel romanzo, dopo essere stata l&#8217;amante del capitano, &quot;passa&quot; al suo ufficiale; il quale, per fierezza, si guarda bene dal fare il bench\u00e9 minimo tentativo di riconquistarla. In entrambe le versioni, comunque, emerge che la principale preoccupazione di Erhlich \u00e8 condurre a buon fine la sua missione: sottrarre la nave alla cattura e riportarla in patria, sana e salva. Nel film, per\u00f2, l&#8217;aspetto sentimentale si affianca prepotentemente a quello marinaresco; nel romanzo, \u00e8 quest&#8217;ultimo a tenere costantemente concentrata su di s\u00e9 l&#8217;attenzione del lettore, anche perch\u00e9 il capitano si prefigge di riottenere il grado perduto appunto compiendo una impresa tanto audace, come riportare la nave in Germania.<\/p>\n<p>Il comandante Erhlich, come appare nelle pagine del romanzo, \u00e8 un uomo eccezionale nella sua relativa normalit\u00e0: potremmo definirlo, facendo eco a Vasco Pratolini, un eroe del nostro tempo, nel senso che incarna un tratto caratteristico della psicologia degli uomini contemporanei: la lucida, ostinata, eroica ma folle disperazione. Karl Ehrlich \u00e8, letteralmente, un demone dei mari: ottimo comandante di navi, e stimato, per questo, anche dal nemico, conosce tutti i trucchi del mestiere, ha un carattere di ferro, una volont\u00e0 indomabile, un patriottismo a tutta prova (ma non fanatico, n\u00e9 odioso); \u00e8, inoltre, un uomo intelligente, pieno di esperienza e di risorse, buon conoscitore d&#8217;uomini, straordinario improvvisatore di <em>escamotages<\/em>: duro fino alla crudelt\u00e0, egli \u00e8, a dispetto di tutto, il comandante che ogni marinaio vorrebbe avere, se viaggiasse su di una nave inseguita dai nemici e con pochissime speranze di farla franca e rivedere mai la patria lontana. In lui, novello Ulisse, non c&#8217;\u00e8 la pi\u00f9 piccola sfumatura di debolezza: \u00e8 fatto d&#8217;acciaio, nervi, muscoli e cervello, non sente il sonno e la stanchezza, \u00e8 capace di restare in cabina di comando per giorni e notti senza concedersi il lusso di qualche ora di riposo: si direbbe una perfetta, incredibile macchina da guerra. Conosce tutti i porti, tutte le isole, tutte le maree, tutti i pericoli e tutti gli elementi a favore, i venti, le correnti: la sua mente febbrile \u00e8 sempre desta, lucida, guardinga, come un cane da fiuto.<\/p>\n<p>Il problema principale \u00e8 quello del carburante. Per alimentare le caldaie, serve combustibile: in mancanza di carbone, va bene anche il legname; ed eco allora tutto l&#8217;equipaggio messo a tagliare alberi su di un&#8217;isola deserta, con un ritmo massacrante, senza misericordia per alcuno, fino allo sfinimento; Erhlich non \u00e8 uomo da impietosirsi per nulla e per nessuno, tanto meno per se stesso: \u00e8 un fascio di nervi proteso verso la meta, e ha giurato a se stesso che nulla, tranne la morte, riuscir\u00e0 a fermarlo o a ostacolarlo seriamente. E non bisogna credere che sia solo un capitano esperto delle cose del mare, e di nient&#8217;altro: dai suoi discorsi, fatti quando il tempo e le circostanze lo permettono, emerge la personalit\u00e0 di un uomo dalle idee chiare, dai punti di vista originali, dalle intuizioni penetranti, sia che si parli di politica internazionale, sia che si parli del carattere dei popoli e delle nazioni ch&#8217;egli conosce, per aver soggiornato presso di essi. La sua opinione sul futuro degli Stati Uniti d&#8217;America \u00e8 molto pessimistica: egli non stima gli americani, e non li crede capaci di reggere a lungo nel ruolo di grande potenza mondiale; e qui \u00e8 quasi impossibile capire se Geer abbia voluto renderlo particolarmente antipatico al suo pubblico, o se, magari, abbia voluto affidare alle labbra di un tedesco delle idee che erano sue, ma che sarebbe stato troppo scomodo esprimere in prima persona.<\/p>\n<p>I sentimenti che prova il lettore nei confronti di Ehrlich sono complessi e contraddittori. Egli non \u00e8 il solito eroe positivo, questo \u00e8 certo; e non solo, o non tanto, perch\u00e9 \u00e8 un tedesco, cio\u00e8 un nemico, ma soprattutto perch\u00e9, pur se si pu\u00f2 provare rispetto per il suo amor di patria e il suo attaccamento al dovere, riesce impossibile identificarsi del tutto con la sua missione e simpatizzare intimamente con la sua persona. C&#8217;\u00e8 qualcosa, in lui, che respinge. \u00c8 troppo duro, troppo freddo e severo con tutti e anche con se stesso, quasi disumano: non si aspetta nulla da nessuno, non d\u00e0 niente per scontato e per dovuto, \u00e8 pronto a lottare strenuamente per conquistarsi anche il pi\u00f9 piccolo vantaggio. Egli vede la vita come una incessante partita a scacchi e possiede sia la freddezza, sia l&#8217;intelligenza per giocarla sino in fondo, senza mai concedersi la minima distrazione: anche se la vita, in questo modo, diventa un deserto. Pur nutrendo un profondo rancore verso il suo sottoposto che osa sfidarlo, e un intimo disprezzo per la donna che lo ha lasciato per un altro, non permette mai alle proprie passioni di offuscare la sua lucidit\u00e0, di spingerlo a iniziative avventate: possiede un autocontrollo eccezionale, sembra una creatura venuta da un altro mondo, non un uomo con le sue naturali debolezze. Eppure, nello stesso tempo, i suoi pensieri e i suoi sentimenti sono piuttosto comuni: n\u00e9 la sua intelligenza, n\u00e9 la sua fantasia, n\u00e9 la sua volont\u00e0 lo spingono fuori dal solco di una esistenza qualsiasi, di un qualsiasi comandante di navi mercantili. \u00c8 solo l&#8217;eccezionalit\u00e0 della guerra che mette in risalto l&#8217;eccezionalit\u00e0 della sua tempra, e render\u00e0 eccezionale il suo destino.<\/p>\n<p>Ma il tratto pi\u00f9 caratteristico di Erhlich \u00e8 l&#8217;assenza di compassione, d&#8217;indulgenza e anche di umana debolezza. Tratta chiunque, compreso se stesso, anzi, se stesso prima di tutti, con una durezza impressionante: si direbbe che, per lui, nella vita non esista un solo istante, un solo luogo, per quanto remoto, nel quale sia possibile godere di una tregua, abbandonarsi, sognare: pensa, sente e agisce come se il mondo fosse un campo di battaglia e come se noi vi fossimo incessantemente impegnati, senza poterci aspettare piet\u00e0 da nessuno. Egli non chiede sconti, non si lamenta, non si aspetta niente, se non quello che \u00e8 in grado di pretendere, e di ottenere, grazie al suo sforzo personale. \u00c8 convinto che, nella vita, anche la pi\u00f9 minuscola briciola di bene, di sicurezza, di protezione, la si debba pagare in contanti, fino all&#8217;ultimo centesimo. Anche l&#8217;amore, per lui, conta poco: quando Elsa, la donna sensuale, ma cinica e volubile, lo pianta per puntare su un altro cavallo, lui certamente ne soffre, ma non lascia trasparire nulla di quel che prova; pensa, del resto, che la passione per una donna &#8212; parlare di amore sarebbe un romanticismo fuori luogo &#8212; rappresenterebbe un fardello e un ingombro, che lo distrarrebbe dalla durissima prova che si \u00e8 imposto.<\/p>\n<p>In questo, ci sembra che egli sia davvero un eroe del nostro tempo: nell&#8217;inaridimento interiore, nella durezza che usa anche con se stesso, nella totale sfiducia verso gli altri. \u00c8 un eroe tragico, ma un eroe a met\u00e0: per esserlo del tutto, gli manca la vera grandezza, che viene solo dal sentire sino in fondo, in misura pienamente umana, il peso delle prove e la fatica del dovere. Egli possiede un codice di valori assai severo, ma non si capisce bene a che serva avere dei valori, se, poi, non si ama niente e nessuno &#8212; a parte il proprio dovere. Comunque, il romanzo di Andrew Geer, totalmente snobbato dalla critica e ormai dimenticato anche nella sua patria, \u00e8 un libro ben concepito e ben scritto, che si legge tutto d&#8217;un fiato; e il capitano Erhlich \u00e8 un antieroe di cui non ci si scorda facilmente. Un antieroe nel quale riconosciamo la nostra stessa lotta impossibile contro il Nulla&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il romanzo The Sea Chase dello scrittore e saggista statunitense Andrew Geer (nato il 6 aprile del 1905 nel Minnesota e morto il 22 dicembre 1957,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-29328","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29328","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29328"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29328\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29328"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29328"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29328"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}