{"id":29323,"date":"2017-08-29T05:52:00","date_gmt":"2017-08-29T05:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/29\/un-cavaliere-del-caucaso-di-tolstoj-da-voce-al-complesso-di-colpa-delleuropa\/"},"modified":"2017-08-29T05:52:00","modified_gmt":"2017-08-29T05:52:00","slug":"un-cavaliere-del-caucaso-di-tolstoj-da-voce-al-complesso-di-colpa-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/29\/un-cavaliere-del-caucaso-di-tolstoj-da-voce-al-complesso-di-colpa-delleuropa\/","title":{"rendered":"Un cavaliere del Caucaso di Tolstoj d\u00e0 voce al complesso di colpa dell\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>Da molto tempo la societ\u00e0 europea soffre di un male incurabile, l&#8217;odio di s\u00e9 e il disprezzo della propria identit\u00e0, delle proprie radici, dei propri valori; odio e disprezzo che si accompagnano, da un lato, all&#8217;esaltazione acritica e spesso ingenua o caricaturale dei presunti meriti delle altre culture, dall&#8217;altro a un inestinguibile senso di colpa per tutti i mali, veri o anche immaginari, che l&#8217;Europa ha, o avrebbe, inferto agli altri popoli e alle altre civilt\u00e0. Oggi questa tendenza ha raggiunto il culmine e si coniuga perfettamente con l&#8217;atteggiamento di accoglienza illimitata e indiscriminata che molti europei si sentono in dovere di praticare nei confronti delle massicce immigrazioni africane e asiatiche nel loro continente, atteggiamento che non \u00e8 condiviso da tutta la popolazione ma che sta ricevendo un impulso e un sostegno determinante dalla Chiesa cattolica, da molti membri del clero e specialmente dal papa Francesco, che ne ha fatto una delle priorit\u00e0 assolute del suo pontificato, anche a costo di compiere clamorose invasioni di campo nella politica degli Stati sovrani: ieri per criticare aspramente il &quot;muro&quot; che Donald Trump dichiarava di voler erigere (in realt\u00e0, completare) alla frontiera con il Messico, oggi per esortare il Parlamento italiano ad approvare la legge sullo <em>ius soli<\/em>, di cui dovr\u00e0 occuparsi fra qualche settimana. \u00c8 una sindrome patologica di colpa, simile a quella determinata dal genocidio degli Ebrei durante la Seconda guerra mondiale, che ha avuto, come riflesso permanente, una sistematica presa di posizione pro Israele in tutte le questioni che hanno opposto questo Paese alle nazioni arabe vicine, e alla stessa popolazione araba della Palestina, dopo la sua nascita il 14 maggio 1948 e dopo le successive guerre arabo-israeliane della seconda met\u00e0 del XX secolo. Poich\u00e9 gli Europei hanno commesso innumerevoli e abominevoli violenze e atrocit\u00e0 ai danni dei popoli del Terzo Mondo, dai <em>conquistadores<\/em> e dalla tratta dei negri in poi &#8212; cos\u00ec ragionano, o sragionano, gli integralisti dell&#8217;accoglienza totale, gli stessi che non se la sono mai presa calda per i milioni di poveri europei o per gli innumerevoli reati e crimini compiuti dai sedicenti profughi, perfino durante il periodo di attesa per sapere se le loro domande di accoglienza sono state accolte oppure no &#8212; adesso \u00e8 venuto il turno dell&#8217;Europa di farsi perdonare, di risarcire quei popoli, di prodigarsi per aiutare quella umanit\u00e0 sofferente: tanto pi\u00f9 che le condizioni di miseria di quei Paesi, si dice e si ripete, sono in gran parte il frutto del colonialismo e del neocolonialismo.<\/p>\n<p>Ci sarebbero molte, moltissime cose da dire su ciascuna di queste affermazioni e sulle relative conclusioni, ma questa non \u00e8 la sede adatta. Ci baster\u00e0 osservare, di sfuggita, che le societ\u00e0 africane, asiatiche e americane di prima dell&#8217;arrivo degli europei, non erano sempre dei paradisi in terra, ma attanagliate da problemi secolari dovuti non a cause esterne, bens\u00ec alle stesse attitudini di quei popoli e delle loro classi dirigenti; che i <em>conquistadores<\/em> hanno, senza dubbio, compiuto eccidi e crudelt\u00e0, ma forse non cos\u00ec terribili se, alla fine, gran parte della popolazione indigena del Centro e Sud America \u00e8 sopravvissuta (a differenza di quella del Nord America, realmente decimata) e che, comunque, il governo spagnolo var\u00f2 anche delle leggi a protezione degli indios, per i quali molto si spesero anche missionari cattolici; che la tratta dei negri fu resa possibile dalle guerre tribali e dall&#8217;avidit\u00e0 e dal cinismo dei capi locali, che vendevano la carne umana ai trafficanti europei, e che non fu appannaggio dei soli europei, visto che una tratta dei negri esisteva anche sulla costa orientale dell&#8217;Africa, gestita dagli arabi, i quali non vi rinunziarono se non alla fine del XIX secolo e solo perch\u00e9 costretti, con la forza, dagli europei medesimi; che il colonialismo, accanto a pagine deplorevoli e vergognose, ne annovera anche di dignitose e talvolta di esemplari, e, comunque, consent\u00ec ai popoli del Sud del mondo di venire a contatto con la cultura occidentale e le universit\u00e0 occidentali, ove trovarono di che mettersi a pari con i giovani europei e anche di elaborare le teorie che li avrebbero condotti al guidare i movimenti di liberazione: perch\u00e9 la dignit\u00e0 della persona e il rispetto dei suoi diritti inalienabili li appresero dagli europei, non dalle proprie culture, salvo rare eccezioni; infine, che il neocolonialismo sta sfruttando, s\u00ec, l&#8217;Africa, l&#8217;Asia meridionale e l&#8217;America latina, mediante le multinazionali e le grandi banche occidentali, ma lo stesso sfruttamento mondiale, e sia pure in forme diverse (ma neanche tanto, nella sostanza) lo stanno subendo tutte le popolazioni del pianeta, compresi gli europei, sempre pi\u00f9 messi alle corde (vedi il caso della Grecia) da meccanismi di usura spietata che non sono, di per s\u00e9, &quot;europei&quot;, visto che mordono a sangue anche i popoli del nostro continente, ma che sono nelle mani di una minuscola <em>\u00e9lite<\/em> finanziaria mondiale, peraltro in gran parte non europea, la quale sta ultimando il suo ambizioso e secolare disegno di dominio sull&#8217;intera umanit\u00e0. Quanto ai cosiddetti &quot;migranti&quot;, neologismo inventato per impietosire e confondere le carte in tavola, si tratta, al 90% e passa, di persone appartenenti al ceto medio africano a asiatico, che hanno la disponibilit\u00e0 di pagare 3 o 4.000 dollari per un viaggio incerto e pericoloso, non perch\u00e9 minacciate da &quot;guerra e fame&quot;, come recita il mantra buonista dei cattolici progressisti e della neochiesa &quot;misericordiosa&quot; di papa Bergoglio, ma perch\u00e9 si sono convinti che l&#8217;Europa \u00e8 talmente ricca, che basta arrivarci per diventare ricchi a propria volta, e quindi vendono le loro propriet\u00e0 e i loro beni inseguendo un miraggio di benessere e non premuti da una necessit\u00e0 inderogabile di sopravvivenza. L&#8217;ultima leggenda da sfatare \u00e8 che l&#8217;Europa egoista, brutta e cattiva, non faccia niente per aiutare i Paesi poveri, specie dell&#8217;Africa; la realt\u00e0 \u00e8 che somme considerevoli sono stanziate e versate ogni anno, ma il 70% di esse, secondo stime pi\u00f9 che ragionevoli, anzi, ottimistiche, si perde per strada prima di arrivare ai destinatari: e a farle sparire sono, in massima parte, gli stessi governanti o gli amministratori africani. Ci sarebbe poi un&#8217;altra verit\u00e0 scomoda, scomodissima, talmente scomoda che nessuno, o quasi nessuno, osa mai dirla, preferendo subire il ricatto della cultura <em>politically correct<\/em>, interamente dominata dalle leggende e dalle mitologie buoniste, progressiste e imbevute di odio di s\u00e9, che \u00e8 la moneta corrente della nostra classe intellettuale dalla seconda met\u00e0 del Novecento in avanti: la scarsa propensione di molte popolazioni africane, e anche di altri Paesi poveri del Sud del mondo, al lavoro. S\u00ec, lo sappiamo: dire una cosa del genere equivale a infrangere uno dei principali tab\u00f9 del <em>politically correct<\/em> e ad attirarsi l&#8217;eterna inimicizia di tutti i progressisti, laici e sacerdoti, di casa nostra: pure, \u00e8 necessario che qualcuno la dica, una buona volta, perch\u00e9 i fatti sono fatti e coi fatti non si litiga, sono le idee che devono inchinarsi davanti ad essi e non viceversa. Ora, chiunque abbia un po&#8217; di pratica dell&#8217;Africa o un po&#8217; di familiarit\u00e0 con delle persone che vi abbiamo abitato abbastanza a lungo, sa di che cosa stiamo parlando: e lo sanno anche i missionari e le missionarie che vivono laggi\u00f9 e che hanno deciso di dedicare la loro intera vita all&#8217;aiuto di quelle popolazioni povere. Si tratta di questo: per svolgere il lavoro che, normalmente, \u00e8 capace di fare un bianco, ci vogliono dieci o venti africani. Il fatto \u00e8 che nella cultura africana, per tutta una serie di ragioni storiche e culturali che ora non staremo a discutere, non esiste la cultura della laboriosit\u00e0, come l&#8217;abbiamo noi europei: si lavora se e quando \u00e8 necessario per procacciarsi il cibo, altrimenti non ci si preoccupa per il futuro. Intanto, si mettono al mondo sempre pi\u00f9 bambini, con la massima tranquillit\u00e0: la bomba demografica africana cresce di giorno in giorno e a met\u00e0 del secolo scoppier\u00e0, quando avr\u00e0 toccato la cifra pazzesca di 2 miliardi e mezzo di persone.<\/p>\n<p>Ora, l&#8217;auto-disprezzo e l&#8217;auto-colpevolizzazione degli europei rispetto ai popoli degli altri continenti partono, come sempre, da una ristretta frangia di scrittori e intellettuali, i quali, verso la seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, hanno cominciato a denunciare le politiche nefande delle loro nazioni in Africa, in Asia e altrove; e se un Jack London, per esempio, non aveva problemi ad asserire che, nelle isole della Melanesia, il bianco deve imporsi e comandare, anche con la forza, perch\u00e9 quei popoli sono troppo barbari e pigri per capire se non la legge della forza bruta, altri scrittori, come Joseph Conrad, col romanzo <em>Cuore di tenebra<\/em> (<em>Hearth of Darkness<\/em>, 1899), aprivano la stagione delle autoaccuse e delle autoflagellazioni, presentando ai loro lettori, in Europa, il tipico europeo in Africa come un avvoltoio, un mostro, un individuo senza cuore, proteso unicamente a sfruttare gli indigeni e a fare soldi con qualsiasi mezzo. Questa, lo ripetiamo, non \u00e8 una menzogna, ma non \u00e8 neppure la verit\u00e0: diciamo che \u00e8 una parte della verit\u00e0. \u00c8 probabile che l&#8217;uomo europeo moderno fosse tormentato per suo conto dai sensi di colpa, e che fosse in cerca di un oggetto di cui servirsi per concretizzarli; ma alla radice di quei sensi di colpa difficilmente vi \u00e8 il capitolo controverso del colonialismo, che ha avuto le sue ombre e le sue luci. \u00c8 pi\u00f9 probabile che esso abbia cause pi\u00f9 remote, pi\u00f9 profonde e pi\u00f9 strutturali. \u00c8 la stessa <em>forma mentis<\/em> dell&#8217;uomo moderno che nasce da una forzatura e da una deviazione: la civilt\u00e0 moderna stacca violentemente l&#8217;uomo da Dio e dalla giusta misura di se stesso, e lo scaraventa, con l&#8217;aiuto della tecnica, a delle altezze stratosferiche, ove non \u00e8 capace di mantenersi. Inevitabilmente i suoi limiti umani si fanno sentire e ne ricava fallimenti, sconfitte, depressione. Comunque, l&#8217;oppressione dei popoli coloniali aveva il vantaggio di semplificare tutto: senza bisogna di scavare troppo in profondit\u00e0, l&#8217;uomo bianco poteva contemplare il proprio lato egoistico e violento e avere ampia materia di riflessione sulla propria natura malvagia e sulla propria inclinazione alla crudelt\u00e0 e all&#8217;ipocrisia (perch\u00e9 giustificava le sue azioni nefande con una missione di civilt\u00e0). In questo senso, Conrad \u00e8 stato l&#8217;anti-Kiping: proprio nello stesso anno, infatti, in cui usciva <em>Cuore di tenebra<\/em>, il 1899, Rudyard Kipling, il bardo dell&#8217;imperialismo britannico, pubblicava la poesia <em>The White Man&#8217;s Burden<\/em>, nella quale esortava gli Americani a non scoraggiarsi se la loro missione di civilt\u00e0 nelle Filippine era mal ripagata da quel popolo ingrato, che lottava contro di loro, perch\u00e9 il destino della razza bianca, specie anglosassone, \u00e8 quello di portare avanti la civilt\u00e0, anche a costo della incomprensione e dell&#8217;ostilit\u00e0 dei popoli stessi che ne verranno beneficiati.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, il pi\u00f9 meditato romanzo anticolonialista della letteratura europea \u00e8, secondo noi, <em>Un cavaliere del Caucaso<\/em> di Lev Tolstoj, che appartiene all&#8217;ultima fase creativa del grande scrittore russo: terminato nel 1904, quando egli aveva pi\u00f9 di settant&#8217;anni, verr\u00e0 pubblicato solo nel 1912, postumo, in Germania. Vi si narrano le lotte del popolo ceceno contro i Russi e, in particolare, le gesta del nobile Chadzi Murat, il quale, per ragioni personali, si rivolta contro il capo della resistenza all&#8217;invasore, Samil, e si allea coi Russi in odio a lui, divenendo un traditore del suo stesso popolo; ma finisce poi tragicamente, nel tentativo di salvare la propria famiglia. In questo romanzo della vecchiaia, scritto quando le sue idee socialiste, anarchiche e umanitarie avevano raggiunto la punta estrema, causando anche la sua scomunica ed espulsione dalla Chiesa ortodossa, che egli contestava radicalmente in nome di un ideale evangelico integrale, Tolstoj dava sfogo non solo ai sensi di colpa dell&#8217;europeo verso le altre razze, ma anche a quelli suoi personali, dato che, da giovane, si era arruolato ed era andato a combattere proprio in quelle terre, nel 1851, che la Russia stava conquistando definitivamente, estromettendo da esse l&#8217;influenza sia dell&#8217;Impero ottomano che di quello persiano. Da buon filantropo, nell&#8217;animo di Tolstoj riaffiora tutto il filone del &quot;buon selvaggio&quot; di matrice illuminista; ed egli riveste il suo eroe ceceno, che lotta eroicamente per la sua terra, di molte delle qualit\u00e0 morali che rifiuta di riconoscere, invece, ai suoi compatrioti, rei di aver voluto portare in quelle regioni, appunto, la civilt\u00e0 dell&#8217;uomo bianco, e anche la religione cristiana contro quella islamica, tradendo, cos\u00ec, secondo la sua visione molto schematica e semplicistica, lo spirito stesso del Vangelo.<\/p>\n<p>Ha osservato la studiosa Vanna Bosia nella nota introduttiva al romanzo (in: L: Tolstoj, <em>Un cavaliere del Caucaso<\/em>; titolo originale: <em>Chadzi Murat<\/em>; traduzione dal russo di Giacinta De Dominicis Jorio, Torino, SAIE, 1959, pp. XII-XIII):<\/p>\n<p><em>In questo romanzo, attraverso una narrazione piana e pacata, [Tolstoj] esprime una severa condanna della violenza. L&#8217;imperialismo russo gli appare come un sistema inaccettabile (vedi ad esempio la distruzione dell&#8217;&quot;aul&quot; di Sad\u00f2 da parte dei Cosacchi).<\/em><\/p>\n<p><em>Il mondo russo \u00e8 descritto come un&#8217;accolita di gente senza dignit\u00e0, servile, adulatrice, pronta a qualsiasi compromesso pur di conservare i privilegi del proprio rango. Il mondo caucasico, per opposto \u00e8 simbolo della fierezza e dignit\u00e0 personale. Il caucasico \u00e8 feroce, vendicativo ma pieno di dignit\u00e0.[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Tolstoj, servendosi di un episodio della guerra tra i Russi e i Ceceni, vuole bollare l&#8217;aristocrazia russa e lo stesso Zar Nicola I, una societ\u00e0 marcia, godereccia, senza cuore; solo dedita all&#8217;adulazione. Lo Zar \u00e8 capriccioso, vittima dell&#8217;adulazione, crede di essere l&#8217;unica persona magnanima ed onesta di tutta la Russia. \u00c8 sorprendente apprendere con quanta impudenza osi proclamare che &quot;in Russia per fortuna non c&#8217;\u00e8 la pena di morte&quot;, mentre nello stesso tempo condanna un povero studente polacco a dodicimila frustate!<\/em><\/p>\n<p>Certo, bene ha fatto Tolstoj a informare i suoi lettori che anche i Russi, nella conquista del Caucaso, avevano adoperato metodi riprovevoli contro le popolazioni civili, distruggendo villaggi indifesi; magari anche gli Americani avessero avuto, allora, chi li informava di come erano andate realmente le cose nella strage di Sand Creek, o in quella di Wounded Knee, invece di coltivare sanguinosi sogni di vendetta contro i Sioux di Toro Seduto, rei di aver difeso le loro terre e i loro villaggi contro il &quot;povero&quot; colonnello Custer, uno psicopatico incosciente e sanguinario che aveva disonorato l&#8217;esercito statunitense. E tuttavia, Tolstoj \u00e8 andato molto oltre il segno: per amore di una sua tesi preconcetta, ha voluto dipingere i Russi come i portatori di tutti i vizi, e contrapporre ad essi i nobili cavalieri ceceni, i quali, pur non immuni da pecche &#8212; la vanit\u00e0, l&#8217;ambizione &#8212; appaiono, nel complesso, infinitamente migliori dei loro avversari. Eppure qui si sta parlando di uno dei primi casi di guerra santa islamica contro i cristiani, con tutta la sua mistica e i suoi rituali; e sappiamo come i combattenti ceceni di oggi abbiamo proseguito la loro lotta, anche in forme di brutale terrorismo a danno di persone innocenti e perfino di bambini. Lo sguardo di Tolstoj, accecato dai suoi sensi di colpa e dai suoi pregiudizi antieuropei e anticristiani, non ha saputo spingersi abbastanza lontano: chiss\u00e0 cosa penserebbe oggi lo scrittore, davanti al fenomeno della guerra santa che i fondamentalisti islamici hanno lanciato ai quattro angoli del globo. Il fatto che i Russi, negli anni 50 del XIX secolo, abbiamo avuto la meglio sulle popolazioni montanare del Caucaso, non toglie che la mistica della guerra santa si apprestava a rinfocolare l&#8217;odio antieuropeo e anticristiano e che non sempre le cose finivano come nel romanzo del Nostro; a Khartoum, per esempio, la capitale del Sudan, la rivolta mahdista culmin\u00f2 nel massacro della guarnigione egiziana e nell&#8217;uccisione dello stesso generale Charles Gordon, la cui testa venne portata in trionfo per le vie, fino al campo del Mahdi, l&#8217;inviato di Allah contro gli infedeli (26 gennaio 1885).<\/p>\n<p>Tolstoj era diventato, specie nell&#8217;et\u00e0 matura, l&#8217;equivalente &#8212; fatte le debite proporzioni e i debiti distinguo &#8211; di colui oggi, in Italia, si presenta come un cattolico di sinistra. Vedeva il bene tutto dalla parte degli &quot;altri&quot;, dei non europei, dei non cristiani, dei &quot;poveri&quot;, e il male tutto dalla propria. Era schiacciato dai sensi di colpa, cos\u00ec come lo \u00e8 il protagonista del suo (brutto) romanzo, <em>Resurrezione<\/em>, nei confronti della ragazza che aveva sedotto in giovent\u00f9, e poi dimenticata. Prima di scrivere queste ultime opere, il conte Tolstoj (perch\u00e9 era un conte) aveva giocato a fare il don Lorenzo Milani del suo paese, creando una scuola rurale a Jasnaja Poljana, nelle sue vaste propriet\u00e0, e inaugurando un modello anarchico di pedagogia; ci\u00f2 che non gl&#8217;impediva, ogni tanto, di lasciar emergere il suo lato collerico, e autoritario, quando vedeva che la natura dei bambini non era del tutto angelica e innocente, come avrebbe voluto immaginarsela: a un ragazzino che aveva preso una matita non sua, applic\u00f2 sulle spalle il cartello con la scritta: <em>Ladro<\/em> e lo tenne in un angolo della classe, per tutta la mattina. Poi si pent\u00ec, si vergogn\u00f2 e glielo tolse, facendolo a pezzi. Sono i tipici eccessi emotivi di chi non vuole accettare che le idee, le proprie idee nobili e buoniste, altamente umanitarie, possano anche avere torto davanti ai fatti.<\/p>\n<p>Che Dio ci scampi e liberi dallo zelo fondamentalista di codesti cristiani progressisti, i quali, pur di non dover ammettere che i cattivi non sono sempre quelli della propria razza, della propria cultura e della propria religione, ma lo sono, talvolta, e magari anche in misura maggiore, gli &quot;altri&quot;, quelli che vengono immaginati come buoni solo perch\u00e9 hanno la pelle di un altro colore e sono &quot;sfruttati&quot;, &quot;poveri&quot;, &quot;diversi&quot;, farebbero qualunque cosa, anche carte false, in una vera e propria rincorsa del razzismo all&#8217;incontrario. Vediamo ai giorni nostri, nella nostra societ\u00e0 e nella nostra Chiesa, quanti danni stanno facendo costoro. Sono dei danni talmente gravi, che ci vorranno generazioni intere per porvi rimedio, ammesso che ci\u00f2 sia mai possibile&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da molto tempo la societ\u00e0 europea soffre di un male incurabile, l&#8217;odio di s\u00e9 e il disprezzo della propria identit\u00e0, delle proprie radici, dei propri valori;<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[133],"class_list":["post-29323","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-europa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29323","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29323"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29323\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29323"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29323"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29323"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}