{"id":29319,"date":"2009-10-25T07:22:00","date_gmt":"2009-10-25T07:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/25\/quel-vecchio-borgo-cittadino-mai-visto-prima-riemerso-dal-passato\/"},"modified":"2009-10-25T07:22:00","modified_gmt":"2009-10-25T07:22:00","slug":"quel-vecchio-borgo-cittadino-mai-visto-prima-riemerso-dal-passato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/25\/quel-vecchio-borgo-cittadino-mai-visto-prima-riemerso-dal-passato\/","title":{"rendered":"Quel vecchio borgo cittadino mai visto prima, riemerso dal passato"},"content":{"rendered":"<p>Possiamo vedere il passato, entrare nel passato, fare esperienza del passato, come se le cose e le persone di un tempo riemergessero inesplicabilmente davanti a noi?<\/p>\n<p>Abbiamo visto, nel precedente articolo \u00abLa leggenda dell&#8217;Olandese Volante e il mistero della visualizzazione del passato\u00bb (consultabile sul sito di Edicolaweb e anche su quello di Arianna Editrice) che numerosi testimoni sostengono di aver visto un vascello del XVII secolo navigare a vele spiegate, col vento in poppa, anche in condizioni di assoluta bonaccia; ma esistono anche numerosi racconti relativi a edifici, parchi e paesaggi, talvolta popolati di persone abbigliate secondo la moda di molto tempo addietro.<\/p>\n<p>Famosissimo, ad esempio, \u00e8 il racconto di due signorine inglesi, Annie Moberly ed Eleonore Jourdain, le quali, durante una gita a Versailles avvenuta il 10 agosto 1901, si trovarono nel mezzo di una scena di corte del XVIII secolo.<\/p>\n<p>Altrettanto famosi sono i racconti relativi a suoni e rumori del passato; ad esempio, quelli prodotti da un esercito in movimento o da un bombardamento aereo; come avvenne, in un albergo sulla costa della Normandia, ad una turista, anch&#8217;ella inglese, la quale ebbe la sensazione di rivivere le vicende della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>A proposito di guerre, \u00e8 noto che alcuni testimoni affermano di avere assistito alla scenda di alcune battaglie famose avvenute nel passato. Per esempio, alcune persone videro una replica di una battaglia della guerra di secessione americana, svoltasi effettivamente alcuni anni prima; e la stessa cosa si dice sia accaduta sul luogo della battaglia di Waterloo, in Belgio.<\/p>\n<p>Non mancano neppure gli esempi di aerei ed equipaggi fantasma.<\/p>\n<p>Il caso forse pi\u00f9 noto \u00e8 quello relativo all&#8217;incidente aereo verificatosi il 29 dicembre 1972, allorch\u00e9 un Jumbo della Eastern Airrlines, il Volo 401, si schiant\u00f2 al suolo in Florida, a non molta distanza dall&#8217;aeroporto di destinazione: Miami. Nel disastro trovarono la morte oltre cento persone, fra le quali il primo e il secondo pilota. A partire da quella data, i loro fantasmi incominciarono ad apparire con regolarit\u00e0 sui Jumbo di quella Compagnia di navigazione aerea, apparentemente per segnalare ai colleghi piloti la presenza di guasti non rilevati dalle normali ispezioni, e anche l&#8217;avvicinarsi di pericoli inattesi.<\/p>\n<p>Di quella vicenda si \u00e8 occupato lo scrittore americano John G. Fuller nel libro-inchiesta \u00abIl fantasma del Volo 401\u00bb (titolo originale: \u00abThe Ghost of Flight 401\u00bb, 1976; traduzione italiana, Milano, Sperling &amp; Kupfer, 1979), il quale, pur mantenendosi cauto sulle conclusioni, propende a credere alla veridicit\u00e0 delle segnalazioni, per un complesso di ragioni che tendono ad escludere assolutamente sia le allucinazioni, sia la frode.<\/p>\n<p>Velieri emersi dal passato; scene di vita passata, regine a passeggio e antiche battaglie che avvengono sotto gli occhi di testimoni dei tempi moderni; aerei ed equipaggi fantasma, automobili, tram ed autobus che non dovrebbero esserci, perch\u00e9 non appartengono al presente: si tratta di una ricca casistica, forte di decine e centinaia di casi segnalati, che \u00e8 difficile liquidare in blocco come frutto di inganno o mistificazione, anche per la notevole precisione delle descrizioni, per la loro esattezza storica e per la specchiata seriet\u00e0 e attendibilit\u00e0 di molti dei testimoni, i quali nulla avrebbero da guadagnare da una eventuale pubblicit\u00e0, quasi certamente poco benevola.<\/p>\n<p>Ma che dire quando, a riemergere dal passato, non sono degli esseri umani, delle navi o degli aerei, ma proprio degli edifici, delle strade o, addirittura, dei borghi cittadini?<\/p>\n<p>Ecco un caso particolarmente interessante, segnalato in Inghilterra nel 1961.<\/p>\n<p>Lo riferisce lo studioso inglese Andrew MacKenzie nel suo libro \u00abAvventure nel passato\u00bb (titolo originale: \u00abAdventures in Time\u00bb, 1997; traduzione italiana di Magda Errera; Milano, Gruppo Editoriale Armenia, 1998, 2000, pp. 61-64):<\/p>\n<p>\u00abUno studente di Nottingham stava un giorno gironzolando per la citt\u00e0 che conosceva bene quando, voltato un angolo, fu &quot;improvvisamente colpito dalla sensazione di essere entrato nel passato&quot;; questo fu quanto mi scrisse nel 1976 dopo aver letto &quot;Apparitions and Ghosts&quot;. Il giovane si era trovato in una strada pavimentata con ciottoli, fiancheggiata da villette vecchio stole, che apparivano stranamente fuori posto in un centro moderno. Sebbene avesse descritto la strada alla madre e ad altri, non fu mai in grado di ritrovarla. Ecco la sua storia:<\/p>\n<p>&quot;Nell&#8217;estate 1961 avevo appena sostenuto l&#8217;esame finale della scuola dell&#8217;obbligo (all&#8217;epoca aveva sedici anni) e mi ritrovavo con molto tempo libero. Un pomeriggio assolato giravo senza meta per Nottingham, citt\u00e0 in cui vivo dalla nascita e che conosco molto bene. Ero nei pressi del castello, ma non so esattamente dove, quando dopo aver girato un angolo fui colpito all&#8217;improvviso dalla sensazione di essere entrato nel passato. Mi trovavo in una stradina pavimentata con ciottoli, fiancheggiata da un lato da una fila di villette costruite parzialmente in legno, con scuri di legno e cassette piene di fiori colorati, credo gerani. Non c&#8217;era nessuno in vista e la via era sorprendentemente quieta per essere cos\u00ec vicina al centro della citt\u00e0. La strada era senza uscita cos\u00ec non proseguii, mi girai e mi diressi verso il castello, sorpreso di aver trovato un luogo cos\u00ec pittoresco e che non conoscevo. L&#8217;ho descritto in seguito a mia madre e agli altri parenti, che vivono a Nottingham dalla nascita, ma nessuno riconobbe la strada della mia descrizione. Da quel momento ho cercato spesso quella via, ma senza successo e sono arrivato alla convinzione che non esiste pi\u00f9.<\/p>\n<p>L&#8217;anno scorso l&#8217;&quot;Evening Post&quot; di Nottingham ha pubblicato una serie di fotografie di vecchie scene cittadine e io sono stato davvero sorpreso di scorgere tra esse proprio una foto della strada che avevo visto. La didascalia indicava che si trattava della propriet\u00e0 nota come Jessamine Cottages e ho provato una strana sensazione quando ho letto che era stata demolita a met\u00e0 degli anni Cinquanta. Qualche giorno pi\u00f9 tardi mia madre si mise in contatto con Dick Iliffe della Nottingham Historical Film Unit (alla quale appartenevano le foto) ed egli conferm\u00f2 la data della demolizione. Suppongo che sia possibile che abbia visto la strada da bambino, ma non mi ricordo di averlo fatto e in ogni caso sono sicuro dell&#8217;anno in cui la vidi, perch\u00e9 avevo appena sostenuto gli esami di licenza.&quot;<\/p>\n<p>Chi mi ha scritto, John Watson, \u00e8 ingegnere e sua madre, Mary Watson, gliene aveva parlato al tempo dell&#8217;esperienza e poi &quot;quando una foto di questo posto apparve sull&#8217;Evening Post egli la riconobbe subito per poi leggere che la propriet\u00e0 era stata demolita anni prima che John la vedesse. Che mistero! I dettagli della foto erano esatti in ogni particolare, proprio come John me li aveva descritti&quot;.<\/p>\n<p>Il segretario municipale di Nottingham conferm\u00f2 che i Jessamine Cottages , al di l\u00e0 di Castle Road, erano stati demoliti nel 1956 e mi diede anche dei ritagli di giornale che ne parlavano.. Mi mise inoltre in contatto con un impiegato per l&#8217;urbanistica cittadina che era vissuto in una di quelle villette. Scrissi a sua moglie, Jessie Woodhouse, , la quale mi spieg\u00f2 che &quot;&#8230; i Jessamine Cottages erano stati costruiti al di sopra del livello stradale e non erano accessibili al traffico veicolare. Inoltre, dal momento che gran parte di essi era abitata da persone anziane, per la maggior parte del tempo apparivano deserti&quot;. Aggiunse che &quot;Castle Road, che corre al di sotto del livello delle villette, era una strada molto frequentata, anche se nel corso della giornata c&#8217;erano momenti in cui era tranquilla&quot;.<\/p>\n<p>I Jessamine Cottages, edificati nel 1715, comprendevano originariamente l&#8217;ospizio di St. Nicholas, una delle tre parrocchie di Nottingham a quel tempo. Nel 1815 l&#8217;ospizio venne diviso in appartamenti che caddero gradualmente in disuso sinch\u00e9 molti di essi verso il 1950 vennero invasi dalle erbacce. Negli anni Quaranta ci fu un acceso dibattito sulla stampa riguardo a come si potesse conservare quest&#8217;angolo pittoresco di Nottingham. La propriet\u00e0 venne offerta dal Consiglio comunale alla Nottingham Archeological Society con un affitto simbolico, per diventare la sede e il deposito delle reliquie dell&#8217;antica Nottingham, offerta che fu per\u00f2 rifiutata a causa delle condizioni delle villette e dei costi di ristrutturazione. Quando venne il momento della demolizione erano gi\u00e0 inagibili da anni. Nella sua descrizione dei cottage un autore locale aveva scritto: &quot;I loro frontoni pittoreschi, gli abbaini e gli squarci dei giardini davanti ad essi, pieni di malvarosa, lupini e gelsomini ricreavano l&#8217;atmosfera del bel tempo antico che non mancava di affascinare i turisti.&quot;. Nel 1956 furono demoliti per fare spazio al People&#8217;s College for Further Edication, inaugurato il 23 marzo 1961, che si estende su un&#8217;area maggiore di quella precedentemente occupata dai cottage. John Watson li vide nell&#8217;estate 1961.<\/p>\n<p>Watson ammette che da bambino pu\u00f2 aver gi\u00e0 visto le villette, ma non se ne ricorda in modo cosciente. Un ricordo dimenticato pu\u00f2 aver agito da stimolo per la sua esperienza allucinatoria, ma il fatto che egli abbia visto i cottage nel corso dei suoi vagabondaggi infantili non ne \u00e8 la diretta conseguenza. Risulta inoltre evidente dal materiale speditomi dal segretario comunale che a causa della loro posizione era piuttosto difficile raggiungere i Jessamine Cottages. Un paragrafo in uno dei quotidiani locali diceva che &quot;le villette sono costruite lungo tre lati di un rettangolo, su un fondo roccioso in una posizione pi\u00f9 alta rispetto alle case vicine., ma non sono visibili da Castle Road&quot;.<\/p>\n<p>Ho posto molte domande a Watson circa la sua esperienza e in una lettera del 1977 mi ha risposto che<\/p>\n<p>&quot;avevo sedici anni all&#8217;epoca in cui &#8216;vidi&#8217; i Jessamine Cottages. Non riesco a ricordare di aver visto la strada da bambino, sebbene sia possibile che sia passato da quelle parti quando mi recavo ai giardini pubblici che si trovano all&#8217;interno del vecchio castello di Nottingham. Mi chiede di chiarirle la mia descrizione della strada come &#8216;sorprendentemente silenziosa&#8217;: bene, per quanto posso ricordare dopo quindici ani e mezzo, la strada era silenziosa nel senso che c&#8217;era poco traffico, veicolare o pedonale, ma si sentiva il solito brusio del traffico cittadino. Quello che colpiva riguardo ai Jessamine Cottages era non tanto il fatto che fossero deserti quanto il silenzio in cui erano immersi.<\/p>\n<p>Parlando la settimana scorsa con gi amici \u00e8 emersa la questione di quello che sarebbe successo se avessi continuati a camminare lungo quella strada. Sarei entrato temporaneamente nel passato o avrei superato senza vederlo ogni ostacolo dovuto alla vita attuale?&quot;\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede, questo caso \u00e8 particolarmente interessante, perch\u00e9 la strada dei vecchi villini fu demolita nel 1956; cinque anni dopo, in quel luogo, venne inaugurato un grosso complesso scolastico, e poco dopo, al principio dell&#8217;estate, il ragazzo di Nottingham vide quel vecchio borgo, cos\u00ec come si presentava prima dell&#8217;abbattimento.<\/p>\n<p>Le circostanze sono molto precise e, anche se non si pu\u00f2 escludere completamente che il testimone avesse visto quella vecchia strada da bambino, quando essa era ancora in piedi, \u00e8 certo che l&#8217;avventura da lui vissuta si colloca nell&#8217;estate del 1961, cio\u00e8 alcuni anni dopo che le vecchie case erano state demolite.<\/p>\n<p>Non pare che il testimone, durante quella escursione in un tempo diverso &#8211; se tale \u00e8 stata la sua esperienza &#8211; abbia visto degli esseri umani, ma solo le vecchie case che, in realt\u00e0, erano state demolite da cinque anni; e questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 interessante.<\/p>\n<p>Infatti, per tutti i casi sopra riferiti, si pu\u00f2 pensare a una persistenza dello psichismo degli esseri umani, rilasciato in circostanze di particolare tensione emotiva: battaglie, incidenti aerei o navali, insomma situazioni di stress e di pericolo. Anche sul vascello dell&#8217;Olandese Volante furono viste delle figure umane, in particolare quella del timoniere.<\/p>\n<p>Ma che dire quando non si tratta di esseri umani, ma di case di pietra e mattoni, di un intero vecchio borgo; o, come nel caso delle due signorine inglesi a Versailles, di una reggia vasta e articolata, quale fu quella edificata da Luigi XIV?<\/p>\n<p>Certo, si potrebbe ipotizzare che gli edifici siano stati impregnati, per cos\u00ec dire, dello psichismo delle persone che le abitarono. Nel caso, invero un po&#8217; patetico, dei Jessamine Cottages di Nottingham &#8211; la cui demolizione fu decisa dopo una lunga altalena di esitazioni e di rinvii da parte dell&#8217;amministrazione comunale, conscia del loro valore storico e affettivo -, si pu\u00f2 supporre che i loro ultimi inquilini, persone anziane che vi avevano trascorso tutta la propria vita e che erano ad essi fortemente legate, abbiano molto sofferto allorch\u00e9 furono costrette a traslocare altrove, perch\u00e9 le ruspe del comune potessero compiere la loro triste opera di distruzione. E forse \u00e8 stata proprio quella sofferenza, mista alla nostalgia, a trattenere l&#8217;immagine fantasmatica delle vecchie abitazioni sul limitare di una soglia spazio-temporale adiacente a quella ordinaria.<\/p>\n<p>Esiste, tuttavia, anche un&#8217;altra possibile spiegazione, ancora pi\u00f9 audace dal punto di vista concettuale e pi\u00f9 difficile da accettare, per via del nostro retroterra culturale, che, da Cartesio in poi, tende a separare nettamente la \u00abres cogitans\u00bb, ossia la parte intellettiva e spirituale dell&#8217;essere umano, dalla \u00abres extensa\u00bb, ossia il mondo della materia inerte.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero che esiste una materia totalmente inanimata, totalmente separata dal regno del pensiero e del sentimento? O non sarebbe pi\u00f9 giusto vedere nella natura &#8211; e dunque nella materia -, come pensava anche il filosofo Schelling, una sorta di preistoria dello spirito, ovvero un principio spirituale ancora allo stato embrionale, e tuttavia solo quantitativamente, e non qualitativamente, diverso dagli esseri senzienti e pensanti? Una concezione, questa, che non trova cittadinanza nella storia del pensiero occidentale, mentre \u00e8 relativamente comune in quello orientale.<\/p>\n<p>Orbene, se noi provassimo ad adottare un siffatto punto di vista, ecco che fenomeni come quello descritto da Andrew MacKenzie comincerebbero ad apparirci meno inverosimili; e, per spiegarli, non sarebbe necessario concentrare l&#8217;attenzione unicamente sul soggetto percipiente, magari invocando, freudianamente, la tempesta psichica e ormonale propria dell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;adolescenza (il testimone di Nottingham aveva, all&#8217;epoca del fatto, sedici anni).<\/p>\n<p>Fra parentesi, accenniamo qui al fatto che la psicologia accademica, di fronte alla questione del \u00abcompagno di giochi immaginario\u00bb di taluni bambini, d\u00e0 per scontato che si tratti, sempre e comunque, di creazioni fantastiche prodotte in un contesto di privazione affettiva. Questo avviene perch\u00e9 la psicologia, come tutte le scienze moderne, parte da una concezione pregiudizialmente materialistica. Ma perch\u00e9 dovremmo escludere che possa anche trattarsi, in un numero limitato di casi, di compagni reali, forse emersi da una dimensione parallela, accessibile alla psiche del bambino, ma non alla percezione dell&#8217;adulto? (cfr. in proposito il nostro precedente articolo: \u00abI bambini vedono cose che noi non vediamo\u00bb, consultabile sul sito di Edicolaweb).<\/p>\n<p>Tornando all&#8217;episodio di Nottingham, se si ammette &#8211; e sia pure come semplice ipotesi di lavoro -, che le case abitate dall&#8217;uomo non siano delle \u00abcose\u00bb senz&#8217;anima, una somma di oggetti materiali, ma, a loro modo, delle creature dotate di sensibilit\u00e0 e, forse, di affettivit\u00e0, ecco che l&#8217;intero fenomeno vissuto dal ragazzo inglese ci si presenta sotto una luce nuova e diversa.<\/p>\n<p>In un precedente scritto, \u00abLa montagna \u00e8 un essere vivente dotato di anima e volont\u00e0?\u00bb (consultabile sul sito di Edicolaweb), abbiamo sostenuto che le montagne &#8211; come affermano, del resto, le tradizioni religiose del Tibet e di altre culture orientali &#8211; potrebbero anche essere considerate come degli esseri viventi, delle creature in possesso di sensi e, forse, di coscienza; cos\u00ec come, del resto, fonti, fiumi, boschi, e &#8211; in ultima analisi &#8211; la Terra medesima, considerata nella sua struttura globale, fisica, biologica e spirituale.<\/p>\n<p>Una montagna \u00e8 un elemento naturale, mentre una casa \u00e8 un&#8217;opera uscita dalle mani dell&#8217;uomo; e tuttavia, entrambe costituiscono elementi del paesaggio, ed entrambe sono parte della sfera di pensiero e di azione dell&#8217;essere umano, anche se in posizione molto diversa: davanti alla montagna l&#8217;uomo si sente piccolo, e lo \u00e8 realmente; mentre la casa, per quanto grande, \u00e8 pur sempre una creazione dell&#8217;uomo. Non si pu\u00f2 escludere, tuttavia, che essa, indipendentemente dagli inquilini che si trova ad ospitare, generazione dopo generazione, sia anche in grado di sviluppare una propria individualit\u00e0 ed una propria forma di esistenza autonoma e originale; specialmente se si tratta di un vecchio edificio che ha visto molte cose e molte stagioni, e che \u00e8 entrato stabilmente a far parte di un certo contesto ambientale.<\/p>\n<p>Queste sono soltanto ipotesi, certo. Tuttavia, se potessimo arrivare a considerare una casa, o un gruppo di case, o un borgo cittadino, come delle entit\u00e0 viventi, ci diverrebbe chiaro come esse possano apparire a dei testimoni casuali, anni e perfino secoli dopo essere state demolite: perch\u00e9 le impronte psichiche da esse lasciate nel continuum spazio-temporale non sarebbero solo quelle dei loro inquilini, ma proprio quelle lasciate da esse, pi\u00f9 o meno come avviene per i fantasmi degli esseri umani, i quali non riescono ad allontanarsi dai luoghi in cui vissero.<\/p>\n<p>Abbiamo parlato di testimoni casuali, nel senso generico dell&#8217;espressione (perch\u00e9 siano convinti, e lo abbiamo sostenuto in tutta una serie di scritti, che il caso, propriamente parlando, non esiste); tuttavia, dobbiamo subito aggiungere: ma dotati di facolt\u00e0 medianiche abbastanza spiccate, o, quanto meno, che in quel dato momento si trovavano nello stato psichico ideale per un tal genere di \u00absalti\u00bb temporali: rilassato e sgombro di particolari pensieri.<\/p>\n<p>Un&#8217;ultima osservazione ci sembra pertinente, nel caso del vecchio borgo riemerso dal passato, ai piedi del Castello di Nottingham. Il ragazzo che fu protagonista dell&#8217;esperienza, John Watson, non si limit\u00f2 a vedere le vecchie case che, a quell&#8217;epoca, non avrebbero dovuto pi\u00f9 essere visibili ad alcuno, perch\u00e9 da tempo demolite; egli si addent\u00f2 nell&#8217;antica via, e calpest\u00f2 coi piedi i ciottoli di cui era pavimentata. Pertanto, ci troviamo qui in presenza di un fenomeno molto pi\u00f9 complesso di quelli relativi ai \u00absemplici\u00bb avvistamenti di cose o persone: qui ci troviamo in presenza di uno spazio tridimensionale, che pu\u00f2 essere attraversato fisicamente e conservare tutte le caratteristiche della solidit\u00e0 e del realismo.<\/p>\n<p>Come ben si comprende, altro \u00e8 vedere un fantasma, sia esso di oggetti o di persone, e tutt&#8217;altra cosa \u00e8 entrare in uno spazio fantasma. Nel primo caso \u00e8 coinvolto un solo senso: la vista; in alcuni dei fenomeni cui abbiamo sopra accennato, si tratta invece dell&#8217;udito; ma, nell&#8217;episodio di Nottingham, si direbbe proprio che siano stati coinvolti tutti e cinque i sensi. Di pi\u00f9: nel corso della sua esperienza paranormale, il soggetto non si rese nemmeno conto che vi era qualcosa di strano, se non in un senso molto vago e generico. Non ebbe sensazioni anormali, come riferito in altri casi: n\u00e9 un senso di malessere, n\u00e9 un senso di oppressione e di angoscia. In altri termini, qui sembra proprio che l&#8217;esperienza medianica si sia svolta in maniera tale, da non essere distinguibile da una esperienza ordinaria, della realt\u00e0 di tutti i giorni.<\/p>\n<p>Che conclusioni se ne possono trarre?<\/p>\n<p>Come nel castello del mago Atlante, descritto da Ludovico Ariosto nell&#8217;\u00abOrlando Furioso\u00bb, si direbbe che a chiunque di noi possa capitare, in circostanze che non farebbero presagire niente di strano, di accedere improvvisamente ad una sfera di realt\u00e0 \u00abaltra\u00bb, ove i confini del tempo e dello spazio si deformano in maniera sorprendente e ci proiettano ora nel passato, ora nel futuro (anche questo \u00e8 accaduto), come se si fosse aperto inusitatamente un varco nella rete di cui sono fatti il tempo e lo spazio della realt\u00e0 ordinaria.<\/p>\n<p>Noi possiamo solo prendere atto del fatto che cose del genere accadono, perch\u00e9 l&#8217;esame scrupoloso delle testimonianze non permette di liquidarle tutte come semplici allucinazioni, essendovi particolari realistici che i testimoni non avrebbero potuto conoscere: come appunto nel caso di Nottingham.<\/p>\n<p>Esiste, al di l\u00e0 del nostro spazio-tempo, una dimensione assoluta, nella quale tutte le cose accadono contemporaneamente e non conoscono barriere di luogo, ma si svolgono come su un unico palcoscenico di dimensioni cosmiche.<\/p>\n<p>In quella dimensione, i Jessamine Cottages dell&#8217;antica citt\u00e0 inglese esistono ancora, cos\u00ec come li vide il ragazzo nel 1961, cinque anni dopo che le ruspe li avevano demoliti: e, allo stesso modo, esiste tutto quello che c&#8217;era, che c&#8217;\u00e8 e che ci sar\u00e0, in qualunque luogo; perch\u00e9 gli enti non nascono dal nulla e non scompaiono nel nulla, ma esistono sempre nel seno dell&#8217;Essere (cfr. i nostri precedenti articoli: \u00abChe cos&#8217;\u00e8 la realt\u00e0\u00bb, del 23\/06\/2009, consultabile sul sito di Arianna Editrice, e \u00abDov&#8217;erano gli enti prima di esistere?\u00bb, del 30\/08\/2008, consultabile sul sito di Esonet).<\/p>\n<p>Noi umani non siamo piccoli solo davanti a una montagna: siano piccoli davanti all&#8217;intera realt\u00e0, al mistero dello spazio e del tempo.<\/p>\n<p>Faremmo bene, perci\u00f2, a deporre la nostra abituale presunzione intellettuale; perch\u00e9 solo facendoci umili potremo, forse, sperare di comprendere qualche cosa di pi\u00f9 del grande, affascinante mistero in cui siamo immersi, fin da prima di venire al mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Possiamo vedere il passato, entrare nel passato, fare esperienza del passato, come se le cose e le persone di un tempo riemergessero inesplicabilmente davanti a noi?<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[28],"tags":[92],"class_list":["post-29319","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-architettura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29319","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29319"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29319\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29319"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29319"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29319"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}