{"id":29313,"date":"2010-01-06T09:18:00","date_gmt":"2010-01-06T09:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/06\/e-sempre-la-presenza-di-un-terzo-che-fonda-e-garantisce-lidea-di-giustizia\/"},"modified":"2010-01-06T09:18:00","modified_gmt":"2010-01-06T09:18:00","slug":"e-sempre-la-presenza-di-un-terzo-che-fonda-e-garantisce-lidea-di-giustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/06\/e-sempre-la-presenza-di-un-terzo-che-fonda-e-garantisce-lidea-di-giustizia\/","title":{"rendered":"E\u2019 sempre la presenza di un Terzo che fonda e garantisce l\u2019idea di giustizia"},"content":{"rendered":"<p>Il concetto di &quot;diritto&quot; non esisterebbe se non esistesse, a monte di esso, quale suo fondamento logico e ontologico, il concetto di &quot;giustizia&quot;.<\/p>\n<p>Se non esistesse l&#8217;idea di giustizia, ciascuno potrebbe fare qualsiasi cosa e, se avesse la capacit\u00e0 di eludere opportunamente gli ordinamenti sociali, non proverebbe alcun rimorso per il fatto di commettere azioni ingiuste.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che, se gli esseri umani possiedono le nozioni di &quot;giusto&quot; e &quot;ingiusto&quot;, possiedono anche quello di &quot;bene&quot; e &quot;male&quot;: giusta, infatti, \u00e8 un&#8217;azione conforme al bene; ingiusta, un&#8217;azione conforme al male. Di conseguenza, l&#8217;idea di giustizia \u00e8 fondata, a sua volta, sull&#8217;idea di bene, cos\u00ec come quella di ingiustizia lo \u00e8 sull&#8217;idea di male.<\/p>\n<p>Ora, le azioni ingiuste possono essere tali nei confronti di se stessi, nei confronti dell&#8217;altro (che comprende i propri simili, i propri dissimili &#8211; come gli animali &#8211; e la natura tutta) e nei confronti dell&#8217;Essere. In genere, nella societ\u00e0 odierna, si tende a dimenticare la prima e la terza situazione: la prima, per la caratteristica estroversione della vita moderna; la terza, per il suo altrettanto tipico agnosticismo.<\/p>\n<p>Strana contraddizione. Se si pone in dubbio l&#8217;idea del Bene, ossia la fondazione ontologica del bene fattuale, empirico, ne deriva che n\u00e9 la giustizia, n\u00e9 il diritto poggiano su basi solide: tutto dipende da un codice riconosciuto e imposto con la forza a ciascuno, almeno nel contesto di una data societ\u00e0; sempre che essa non entri in contatto con una societ\u00e0 ove vigano altri codici, ci\u00f2 che darebbe inevitabilmente luogo a un conflitto impossibile da mediare.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, il tentativo della modernit\u00e0 di fondare una idea di giustizia, e per conseguenza un diritto, puramente immanenti, fattuali, \u00e8 contraddittoria in se stessa: mancando un terzo che sia veramente al di sopra delle parti, che cosa mi impone di rispettare una determinata condotta nei confronti dell&#8217;altro, oltre che di me stesso? Siffatto terzo non pu\u00f2 essere lo Stato, perch\u00e9 anch&#8217;esso non \u00e8 che l&#8217;espressione di forze sociali che hanno conquistato il potere politico: non \u00e8 veramente &quot;super partes&quot;, n\u00e9 potrebbe esserlo.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 stato, in effetti, il paganesimo dei totalitarismi del XX secolo: la pretesa di innalzare lo Stato a Realt\u00e0 assoluta, che ha in se stessa la propria giustificazione etica; e si noti che anche il Pensiero Unico democratico dei nostri giorni ha imboccato la medesima china. Sotto l&#8217;apparenza di difendere la pi\u00f9 ampia sfera di libert\u00e0 del singolo cittadino, lo Stato democratico tende a porsi come istanza etica suprema, proprio perch\u00e9 investito di quella missione: paradosso e Nemesi dell&#8217;ideologia, in cui lo strumento pretende di ergersi a fine in s\u00e9.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che il pensiero moderno ha dimenticato \u00e8 l&#8217;esigenza di un terzo che sia veramente &quot;super partes&quot;, vale a dire di una idea di giustizia che si fondi non sul dato empirico, quale la sottoscrizione di un patto sociale fra individui da cui scaturisca un determinato codice, piuttosto che un altro; ma su di un terzo che, nella sua essenza, non pu\u00f2 essere che il Bene e il Giusto. Ed \u00e8 su questo Terzo, che ora scriviamo con la lettera maiuscola, che gli uomini pre-moderni fondavano i propri codici e il proprio diritto: riconoscendo, cio\u00e8, che questi ultimi non traevano legittimit\u00e0 da circostanze empiriche, ma dal fatto di ispirarsi precisamente a quel Terzo, anteriore ad ogni dato storico e ad ogni fondazione umana.<\/p>\n<p>Possiamo esprimere questo concetto dicendo che l&#8217;uomo pre-moderno obbediva alle leggi terrene, o, comunque, ammetteva la loro legittimit\u00e0, perch\u00e9 riconosceva in esse un riflesso, per quanto pallido e imperfetto, dell&#8217;unica vera Legge, quella ultraterrena.<\/p>\n<p>Qualunque tentativo di fondare una idea di diritto, una idea di giustizia o una idea di bene, che escluda programmaticamente la sussistenza ontologica di codesto Terzo, e sia pure come ipotesi meritevole di considerazione, non pu\u00f2 che naufragare nel relativismo e, in ultima analisi, nel nichilismo.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il dramma intimo del mondo moderno: tutti gli altri drammi &#8211; politici, sociali, economici, culturali, ecologici &#8211; ne sono la diretta conseguenza. Se si nega la realt\u00e0 di quel Terzo, capace di fondare il bene e la giustizia perch\u00e9 li possiede in se stesso e non li deriva da alcuno, tutto il resto non pu\u00f2 che crollare.<\/p>\n<p>Ha scritto l&#8217;illustre storico della filosofa Alexandre Koj\u00e8ve in \u00abLinee di una fenomenologia del diritto\u00bb (titolo originale: \u00abEsquisse d&#8217;une Ph\u00e9nom\u00e9nologie du Droit\u00bb, Paris, Gallimard, 1982; traduzione di Rosabruna D&#8217;Ettorre, Milano, Jaca Book, 1989, pp. 31; 35; 37):<\/p>\n<p>\u00abCome ogni entit\u00e0 reale, il Diritto a) si &quot;mostra&quot; o si &quot;rivela&quot; all&#8217;uomo; b) &quot;esiste&quot;, o entra in relazione con altre entit\u00e0 (che modifica o codetermina, subendone nello stesso tempo i contraccolpi), e c) &quot;\u00e8&quot;, sia in se stesso che nell&#8217;insieme dell&#8217;Essere. Una analisi completa del diritto dovrebbe dunque tener conto di questi suoi tre aspetti, essere cio\u00e8 non solo &quot;fenomenologica&quot;, ma anche &quot;metafisica&quot; e &quot;ontologica&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una situazione giuridica (o un rapporto giuridico) sempre &#8211; e solo &#8212; quando si ha il DIRITTO di fare o di omettere qualcosa. (&#8230;.) C&#8217;\u00e8 una situazione giuridica (o un rapporto giuridico) sempre &#8211; e soltanto &#8211; se si ha il DIRITTO a un comportamento effettivo (o ad un&#8217;azione, sia positiva che negativa).<\/p>\n<p>&#8230; si pu\u00f2 constatare la presenza del diritto basandosi unicamente sul fatto dell&#8217;intervento del terzo. E si pu\u00f2 anche aggiungere che \u00e8 sufficiente sapere che si \u00e8 di fronte a una situazione giuridica, per essere indotti a postulare (o a prevedere) un tale movimento (almeno in quanto possibile)<\/p>\n<p>Si deve dunque concludere che il diritto non pu\u00f2 rivelarsi all&#8217;uomo, senza che costui constati o postuli un intervento disinteressato di un terzo. In altre parole questo intervento \u00e8 un elemento costitutivo necessario, o &quot;essenziale&quot;, del fenomeno &quot;diritto&quot;. \u00bb<\/p>\n<p>Naturalmente, qualcuno potrebbe negare che noi ci troviamo, per il semplice fatto di esistere, in una situazione giuridica. Padronissimo di farlo: ma sarebbe come negare che l&#8217;uomo sia un essere sociale. Fino a quando gli esseri umani sentiranno il bisogno di vivere in societ\u00e0, essi, automaticamente, verranno a trovarsi in una situazione giuridica, vale a dire in nella condizione di poter fare certi atti e di doversi astenere da altri.<\/p>\n<p>Diremo di pi\u00f9: anche Robinson Crusoe, completamente solo e abbandonato sulla sua isola in mezzo all&#8217;oceano, si trovava in una situazione giuridica. Le capre che cacciava o che allevava, le piante che coltivava, la sua stessa vita solitaria, di cui era, nondimeno, il padrone, lo ponevano in una situazione giuridica: a meno che noi affermiamo che solo nei confronti dei nostri simili abbiamo il dovere di rispettare un determinato codice di comportamento.<\/p>\n<p>\u00c8 peraltro evidente che, dall&#8217;idea di bene e da quella di giustizia, scaturiscono conseguenze diverse, a secondo del piano su cui ci si pone: sul piano pratico, scaturisce la necessit\u00e0 di un diritto positivo; sul piano della coscienza, scaturisce l&#8217;evidenza di una morale che &#8211; di nuovo &#8211; non pu\u00f2 essere posta da noi, perch\u00e9, in tal caso, il MIO bene coinciderebbe con il bene, e il MIO senso del giusto coinciderebbe con la giustizia. Ma nessun altro potrebbe sottoscrivere tale identificazione, e da ci\u00f2 nascerebbe un conflitto immediato e permanente, che sarebbe deciso solo dalla forza.<\/p>\n<p>Ora, l&#8217;idea del diritto \u00e8 proprio quella che consente di superare l&#8217;ottica della forza e mette quest&#8217;ultima al servizio di un principio ad essa superiore: il principio secondo cui una cosa \u00e8 giusta in se stessa, e non perch\u00e9 lo afferma qualcuno che \u00e8 pi\u00f9 forte di noi.<\/p>\n<p>Anche da questo lato, quindi, si arriva a riconoscere l&#8217;assoluta imprescindibilit\u00e0 della situazione giuridica quale componente della condizione umana: se togliamo la situazione giuridica, ricacciamo l&#8217;umanit\u00e0 nella barbarie di una violenza senza fine.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che il diritto positivo \u00e8 una emanazione, o un riflesso, di quel Terzo, che compendia in s\u00e9 la somma Giustizia e il sommo Bene.<\/p>\n<p>Se non vi fosse quel Terzo, ciascuno sarebbe perfettamente libero di fare di se stesso qualsiasi cosa, e di fare qualsiasi cosa agli altri, purch\u00e9 fosse abbastanza abile da evitare le eventuali conseguenze spiacevoli delle proprie azioni. Se non vi fosse quel Terzo, inoltre, ciascuno sarebbe libero di agire contro se stesso e contro gli altri, in accordo con determinate situazioni giuridiche formali (ad esempio, l&#8217;omicidio legalizzato in tempo di guerra), senza che la voce interiore vi si ribellasse, rivelando il proprio disaccordo.<\/p>\n<p>Invece, quella voce interiore esiste: tanto \u00e8 vero che, per tentare di coprirla, sia i singoli individui che le societ\u00e0 mettono in opera tutte le strategie di cui sono capaci, una volta che abbiamo deciso di rendere formalmente lecite delle azioni moralmente ingiuste.<\/p>\n<p>Ogni volta che noi tradiamo un amico, ogni volta che deludiamo volutamente coloro i quali credevano in noi, con ci\u00f2 calpestiamo una idea di giustizia che non scaturisce da un diritto formale, ma che \u00e8 inscritta nel nostro statuto ontologico: dimostrazione evidente del nostro legame originario, inscindibile con l&#8217;Essere. Noi ci siamo dati una legge formale perch\u00e9 possediamo una legge morale, e non viceversa.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 questo Terzo che rende sacra la nostra persona, sacro il nostro rapporto con gli altri esseri umani e con tutti i viventi, sacro il nostro essere nel mondo e con il mondo. La nostra persona \u00e8 sacra ed \u00e8 sacro il nostro rapporto con l&#8217;altro: non perch\u00e9 noi siamo i padroni di qualcosa, e nemmeno di noi stessi, ma, al contrario, perch\u00e9 il nostro esserci corrisponde a una legge, e dunque non sta in noi infrangere ci\u00f2 che non ci siamo dati da soli.<\/p>\n<p>Venendo al mondo, noi abbiamo accolto una chiamata e realizzato una vocazione: \u00e8 stato un atto volontario, mediante il quale abbiamo assunto un impegno preciso verso noi stessi e verso il mondo che ci ha accolti. \u00c8 questo impegno che ci pone in una situazione giuridica, perch\u00e9 l&#8217;essenza del diritto \u00e8 la nozione di &quot;dovere&quot;. Se non avessimo impegni verso alcuno, neanche verso noi stessi, non avremmo la nozione del dovere da compiere e dell&#8217;impegno da rispettare.<\/p>\n<p>Noi abbiamo la nozione di una legge perch\u00e9 la Legge esiste; non solo: perch\u00e9 la Legge \u00e8 la sostanza stessa della realt\u00e0. La Legge \u00e8 l&#8217;ordine universale che parla attraverso ogni singola coscienza; \u00e8 l&#8217;armonia che permea gli enti sia in se stessi che nelle loro relazioni reciproche. \u00c8 da essa che discende il concetto umano della legge, come la luce del giorno deriva dal Sole, fonte inesauribile di luce che si pone al di sopra ci\u00f2 che noi chiamiamo il giorno e la notte.<\/p>\n<p>La modernit\u00e0, pretendendo di emancipare l&#8217;uomo dall&#8217;Essere, ha prodotto una singolare schizofrenia: da un lato essa ha proclamato la signoria assoluta dell&#8217;uomo sul mondo; dall&#8217;altro, lo ha fatto sentire intimamente vuoto, quasi superfluo. Perci\u00f2, dietro le apparenze dell&#8217;edonismo, la modernit\u00e0 ha prodotto nell&#8217;uomo un profondo rifiuto e un profondo disprezzo di se stesso. Se egli si volesse veramente bene, avrebbe un maggiore rispetto di se stesso e della funzione di responsabilit\u00e0 che \u00e8 chiamato a svolgere nel mondo; non si butterebbe via con tanta facilit\u00e0, come cosa del tutto priva di valore.<\/p>\n<p>Noi non solo ABBIAMO un valore, ma SIAMO anche un valore; tutto ci\u00f2 che \u00e8 esiste ha un valore ed \u00e8 un valore: tutto ci\u00f2 che esiste, noi compresi, \u00e8 sacro. La giustizia della Legge consiste proprio nell&#8217;affermazione di questa sacralit\u00e0; sacralit\u00e0 che noi non possiamo darci da noi stessi, perch\u00e9 la nostra legge \u00e8 imperfetta e mutevole, e i nostri sistemi giuridici non sono che pallidi riflessi di quella Legge perfetta e perenne, che precede e fonda le leggi umane.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, l&#8217;oblio dell&#8217;Essere ha portato con s\u00e9 anche l&#8217;oblio del bene e l&#8217;oblio della giustizia: il mondo moderno \u00e8 un mondo costruito sull&#8217;ingiustizia, perch\u00e9 fondato sulla negazione e sul rifiuto della sorgente perenne della giustizia.<\/p>\n<p>Oltrepassare la modernit\u00e0, pertanto, significa ritrovare il senso della giustizia e, con essa, l&#8217;idea del Bene, vale a dire l&#8217;idea dell&#8217;Essere, senza la quale siamo come naufraghi alla deriva su un mare tempestoso.<\/p>\n<p>Si tranquillizzino i progressisti di ogni specie: non si tratta di un passo indietro, ma di un passo avanti sulla via del perfezionamento spirituale, senza il quale ogni progresso materiale risulta inutile o, addirittura, altamente pericoloso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il concetto di &quot;diritto&quot; non esisterebbe se non esistesse, a monte di esso, quale suo fondamento logico e ontologico, il concetto di &quot;giustizia&quot;. 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