{"id":29312,"date":"2019-06-13T10:28:00","date_gmt":"2019-06-13T10:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/13\/un-s-s-puo-essere-gentile-benevolo-e-umano\/"},"modified":"2019-06-13T10:28:00","modified_gmt":"2019-06-13T10:28:00","slug":"un-s-s-puo-essere-gentile-benevolo-e-umano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/13\/un-s-s-puo-essere-gentile-benevolo-e-umano\/","title":{"rendered":"Un S.S. pu\u00f2 essere gentile, benevolo e umano?"},"content":{"rendered":"<p>Un membro delle S.S. naziste, le famigerate <em>Schutzstaffeln<\/em> o Squadre di protezione, pu\u00f2 essere anche una persona gentile, benevola e umana, non solo a margine delle sue funzioni, cio\u00e8 nella vita privata, ma anche nel bel mezzo di esse? A tutta prima, una domanda del genere potrebbe sembrare una provocazione bella e buona; per giunta, una provocazione di pessimo gusto, toccando un ambito nel quale c&#8217;\u00e8 poco da scherzare. \u00c8 noto che le S.S. erano le truppe scelte del Terzo Reich, quasi un esercito privato di Hitler, e quindi erano le pi\u00f9 impregnate dell&#8217;ideologia nazista. Si ritiene che per tale ragione abbiano legato il loro ricordo ad alcuni dei pi\u00f9 efferati eccidi della Seconda guerra mondiale, come a Oradour-sur-Glane, Marzabotto e Malm\u00e9dy (in quest&#8217;ultimo vennero massacrati dei prigionieri di guerra americani, durante l&#8217;offensiva delle Ardenne del dicembre 1944), cosa che indusse il Tribunale di Norimberga a dichiararle, <em>in toto<\/em>, organizzazione criminale, per cui il solo fatto di averne fatto parte costituiva di per s\u00e9 un capo d&#8217;accusa, indipendentemente da specifici e provati atti penalmente rilevanti. Le S.S. si sono anche distinte per aver costituito, insieme a unit\u00e0 della <em>Wehrmacht<\/em> e della polizia, i famigerati <em>Einsatzgruppen<\/em> (&quot;unit\u00e0 operative&quot;) sul fronte orientale, durante l&#8217;Operazione Barbarossa; oltre che essere state attivamente coinvolte nella gestione dei campi di concentramento ove si consum\u00f2 il dramma dei prigionieri politici, dei rom e degli ebrei. Come \u00e8 possibile, pertanto, porre <em>seriamente<\/em> la domanda sulla eventuale umanit\u00e0, gentilezza e benevolenza degli uomini che indossavano quell&#8217;uniforme? Questa, senza dubbio, \u00e8 la cose pi\u00f9 politicamente scorretta che si possa fare, in assoluto.<\/p>\n<p>Eppure, \u00e8 necessario porre quella domanda. A distanza di pi\u00f9 di settant&#8217;anni dalla tragedia della Seconda guerra mondiale, non \u00e8 troppo presto per andare oltre la dura scorza delle costruzioni ideologiche e tornare alla realt\u00e0 essenziale dell&#8217;uomo in quanto tale. Non abbiamo alcuna intenzione d&#8217;introdurre di soppiatto una riabilitazione o un&#8217;attenuazione del giudizio su ci\u00f2 che fu il nazismo, giudizio che abbiamo espresso pi\u00f9 volte; e neppure su cosa furono le SS in quanto organizzazione militare; bens\u00ec poniamo la questione se sia possibile considerare gli uomini in quanto uomini, a prescindere dall&#8217;uniforme che indossano. Finora si \u00e8 fatta di tutta l&#8217;erba un fascio, peraltro quasi solo nei confronti dei tedeschi. A nessuno, per esempio, \u00e8 venuto in mente di considerare l&#8217;Armata Rossa come un&#8217;orda di criminali; eppure la loro avanzata verso il cuore della Germania, nel 1944-45, partendo dalla Prussia Orientale e arrivando fino a Berlino, \u00e8 stata costellata di atrocit\u00e0 non meno terribili di quelle perpetrate dalla <em>Wehrmacht<\/em> nell&#8217;Unione Sovietica. E a nessuno \u00e8 venuto in mente di considerare dei criminali i piloti americani e britannici che ridussero Dresda a un immane carnaio, quando la guerra stava gi\u00e0 per finire, seppellendo la citt\u00e0, piena di profughi, sotto migliaia di bombe al fosforo bianco, al preciso scopo di fare il maggior numero di vittime possibile. N\u00e9 si pensa al pilota americano che sganci\u00f2 su Hiroshima la bomba atomica come a un delinquente passibile del giudizio d&#8217;una corte marziale internazionale; meno ancora si pensa d&#8217;incriminare chi diede quell&#8217;ordine e assunse quella decisione, nel qual caso si sarebbe dovuto imbastire un processo non solo al comando supremo statunitense, ma ai governanti di quella nazione, Roosevelt e Truman in testa. Ora, se \u00e8 vero che sarebbe scorretto considerare il pilota di Hiroshima, o i piloti che distrussero Amburgo, Berlino, Dresda, Tokyo, come dei semplici criminali, considerato che, dopo tutto, essi obbedivano a degli ordini precisi; e se sarebbe scorretto vedere in ogni soldato dell&#8217;Armata Rossa un delinquente, allo stesso modo riteniamo che sia scorretto emettere un giudizio morale complessivo e sbrigativo su tutti i soldati tedeschi i quali, obbedendo agli ordini, ma soprattutto spinti da un forte amor di patria e da un fortissimo senso della disciplina, combatterono dalla parte che gli storici hanno sentenziato essere stata la parte sbagliata: il che, guarda caso, coincide con l&#8217;esito della Seconda guerra mondiale, nel senso che la parte sbagliata \u00e8 stata anche, provvidenzialmente, quella soccombente. Ma se la parte sbagliata fosse stata, per caso, quella dei vincitori, chi ce lo avrebbe mai detto o anche solo suggerito? \u00c8 stata istituita, in vari Paesi d&#8217;Europa e del mondo, un&#8217;apposita legislazione che considera reato attenuare le responsabilit\u00e0 degli sconfitti o avanzare dei dubbi sull&#8217;onorabilit\u00e0 dei vincitori. Non si dovrebbe fare la storia a colpi di codice penale; eppure la vicenda di David Irving sta a mostrare che questo \u00e8 precisamente quel che continua ad accadere, pure a distanza di tanti anni dai fatti, quando lo scorrere del tempo dovrebbe, in teoria, placare il tumulto delle passioni (cfr. il nostro articolo: <em>Il rogo dei libri di David Irving \u00e8 un sinistro segnale per la libert\u00e0 di ricerca<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice l&#8217;11\/02\/10 e ripubblicato su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 22\/11\/17).<\/p>\n<p>Una testimonianza interessante sul quesito che abbiamo posto all&#8217;inizio di questo scritto \u00e8 quella di uno scrittore che non pu\u00f2 essere considerato in alcun modo un estremista, Bonaventura Tecchi (Bagnoregio, Viterbo, 11 febbraio 1896-Roma, 30 marzo 1968), romanziere, saggista e germanista di notevole valore, la cui opera si \u00e8 sempre ispirata a un alto ideale etico di schietta derivazione cristiana. Arrestato e poi rilasciato dai tedeschi perch\u00e9 sospettato di complicit\u00e0 con le forze partigiane che si vanno organizzando dagli sbandati reparti del Regio esercito, lo scrittore Bonaventura Tecchi ha fatto anche questa strana esperienza, quella d&#8217;imbattersi in una SS &quot;gentile&quot;, e l&#8217;ha narrata con obiettivit\u00e0 e semplicit\u00e0 nel suo piccolo libro <em>Un&#8217;estate in campagna. Diario 1943<\/em> (Firenze, Sansoni, 1945, 1971, pp. 107-108):<\/p>\n<p><em>[Sera del 26 ottobre 1943]<\/em><\/p>\n<p><em>Ero davvero preparato a morire? Quali affetti mi legavano di pi\u00f9 alla vita? L&#8217;angoscia pi\u00f9 forte, il pensiero che assai probabilmente mia moglie, paralizzata da pi\u00f9 di due anni e malata di cuore, avesse gi\u00e0 avuto una seconda paralisi e stesse spasimando tra l&#8217;incoscienza e il terrore della mia sorte, questa idea s&#8217;allontanava adesso meravigliosamente da me, si attenuava, perdeva parte dell&#8217;orrore che mi aveva tormentato al mattino. Anche il pensiero di mio fratello, che immaginavo e speravo fuggitivo, la preoccupazione per le sue condizioni di salute, mi davano ora meno dolore. Il terzo pensiero, quello del mio lavoro, dell&#8217;attaccamento ai lavori incominciati e che non avrei pi\u00f9 finiti, era una cosa da nulla, appena una nebbia leggera.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi meravigliavo di questo incipiente stato d&#8217;animo di distacco, quando fui riscosso da bussi violento. Calci, urli, bestemmie che venivano dal corridoio. Capii che si preparava qualche cosa di nuovo, e invece erano soltanto i carcerieri che portavano la cena. Riconobbi la voce di uno, il pi\u00f9 violento, che gli altri suoi camerati chiamavano Ruti. Invece di portarmi il cibo dentro la cella come era stato fatto al mattino, fui condotto nel corridoio. Senza pensare a prender la gavetta, approfittai di quel momento di confusione, mentre una decina o dodici carcerati s&#8217;affollavano intorno a colui che distribuiva la cena, per informare i due compagni, dir loro qualche cosa delle accuse che ci erano mosse, di come era andato l&#8217;interrogatorio. Ero riuscito appena a far qualche accenno a Bigiotti quando fui malamente afferrato dietro le spalle da Ruti, rimproverato, minacciato con alte grida e, appena riempita la gavetta, allontanato dagli altri, impedito perfino d&#8217;attingere acqua per bere e, quando ancora non avevo finito di magiare, rinchiuso di nuovo a spintoni nella cella. Gli urli, le violenze continuarono per tutta la prima parte della notte: lontano com&#8217;ero dagli altri, non capivo bene per quale ragione ci fossero tanti bestiali rumori. A un certo punto bussai anch&#8217;io e, poich\u00e9 sentivo freddo alle ossa malate, chiesi una coperta. M&#8217;aspettavo altri urli e male parole; invece, aperta la cella, vidi una faccia gentile e benevola: quasi di un giovanetto. Era un caporalmaggiore delle S.S., di statura piuttosto piccola, capelli castani: aveva modi garbati, la voce mite, quasi bassa. Quale impressione di contrasto! Se esiste ancora al mondo qualcuno che crede, sino in fondo, nel valore e nell&#8217;efficacia della &quot;gentilezza&quot;, se mai nella mia esistenza ci fu qualche sforzo verso questo ideale di vita, proprio in quella sera, in quel&#8217;attimo, io sentii che cosa vogliano dire gentilezza e bont\u00e0. Fu subito un altro mondo (&quot;lux in tenebris&quot;), mi sentii subito consolato e riconciliato con gli uomini, con la vita. Il giovane gentile mi port\u00f2 la coperta, mostr\u00f2 comprensione per le mie condizioni di malato e di prigionieri; anzi, direi quasi, simpatia. Osai pregarlo che accendesse, almeno per qualche tempo, la luce nella cella, che non mi facesse passare la notte solo, dato che ero malato, ma in compagnia di qualche prigioniero: non pretendevo certo la compagnia di uno dei miei compaesani, ma almeno quella di un altro carcerato, com&#8217;era concesso agli altri, sia pure di un carcerato comune. Il giovane caporale benevolmente accese la luce, mi promise che avrebbe fatto quanto possibile per accontentarmi.<\/em><\/p>\n<p><em>Invece ricominciarono subito gli urli, i bussi, gli scotimenti, le violenze. Era come un diverbio feroce tra ubriachi o tra forsennati: non capivo quanti erano, quale fosse la ragione della lite o se facessero soltanto per terrorizzare i prigionieri. Mi parve di riconoscere la voce brutale di Ruti e sentii distintamente le parole in tedesco &quot;banditi! Fucilazione! Cos\u00ec bisogna trattarli!&quot;. A un certo punto la lite fu cos\u00ec violenta che ebbi l&#8217;impressione stessero per sparare o per dar di mano ai pugnali. Ruti entr\u00f2 nella mia cella come un pazzo (forse era ubriaco fradicio) urlando: &quot;Banditi! spariamo! fucilazione&quot;. E poich\u00e9 io domandai in tedesco: &quot;Perch\u00e9 mai? Per quale ragione?&quot;, egli rispose con una sghignazzata: &quot;Non adesso! Ai banditi si spara all&#8217;alba, di mattina!&quot;. La luce fu spenta di nuovo, le promesse del caporalmaggiore non furono mantenute, la notte buia ripiomb\u00f2 nella cella.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando il silenzio ritorn\u00f2, ricominciarono i pensieri.<\/em><\/p>\n<p>Una nota gentile nell&#8217;inferno del carcere improvvisato; un giovane soldato, un graduato delle S.S., che si mostra umano, benevolo: porta una coperta al prigioniero malato, gli accende la luce in cella, promette d&#8217;interessarsi per fargli avere compagnia durante la notte (anche se poi, evidentemente, non \u00e8 in grado di mantenere la promessa: ma che avrebbe potuto fare, in simili circostanze, un semplice caporalmaggiore?). Il clima \u00e8 surriscaldato: siamo nell&#8217;ottobre del 1943; i tedeschi sono inferociti per il voltafaccia di Badoglio, si sentono pugnalati alle spalle e vedono in ogni italiano, fino a prova contraria, un traditore. L&#8217;apparizione di quel giovane caporale \u00e8 come una boccata d&#8217;aria fresca nell&#8217;animo avvilito dello scrittore: per un momento, gli restituisce fiducia nella bont\u00e0 del genere umano. Se perfino in quel frangente, fra quei soldati, ce ne sono di umani, forse tutto non \u00e8 perduto; forse si pu\u00f2 ancora sperare in un futuro migliore. Del resto, sono uomini anche loro. Tecchi, come interprete, si trover\u00e0 a cercar di difendere un giovane soldato della <em>Wehrmacht<\/em> che aveva disertato, dopo aver saputo che sua moglie e i suoi figli erano periti sotto un bombardamento aereo. Noi siamo soliti pensare ai soldato tedeschi, dopo l&#8217;8 settembre 1943, come a delle macchine da guerra spietate e bramose di vendetta; ma anch&#8217;essi avevano lasciato a casa le loro famiglie, anch&#8217;essi tremavano ogni volta che giungeva notizia di un nuovo bombardamento aereo sulle loro citt\u00e0. E tuttavia, si obietter\u00e0, le S.S. erano quel che erano: chi ne faceva parte, sapeva molto bene di dover agire in maniera disumana. Ma ne siamo certi? A partire dal 1943, quando cominci\u00f2 a profilarsi la sconfitta dell&#8217;Asse, molti giovani venivano arruolati anche colla forza; inoltre, venivano accettate molte S.S. di etnia non tedesca, tanto che alla fine della guerra la maggioranza risulter\u00e0 formata da stranieri. Il giovane caporalmaggiore, poniamo che avesse vent&#8217;anni o poco pi\u00f9, era ancora un bimbetto coi calzoni corti quando Hitler aveva preso il potere. Oltre ad aver subito, come tutti i giovani tedeschi, un martellante lavaggio del cervello, quel che gli diceva l&#8217;evidenza dei fatti era che la sua patria versava in un gravissimo pericolo; che gli alleati del giorno prima, gli italiani, a fianco dei quali i suoi connazionali si erano battuti a El Alamein, in Tunisia, in Sicilia, avevano tradito l&#8217;alleanza e si erano schierati col nemico: eppure, in quel prigioniero non pi\u00f9 giovane e dalla salute malandata, che occupava una delle celle, non aveva visto che una persona bisognosa di conforto, e aveva cercato di offriglielo, nei limiti della sue possibilit\u00e0. E anche lui avr\u00e0 avuto una madre, o una fidanzata, o una moglie, a Monaco, o a Francoforte, o a Lipsia; anche lui sar\u00e0 stato in ansia per loro. Tutto ci\u00f2 non lo aveva incattivito, non lo aveva disumanizzato. E tuttavia, si obietter\u00e0 ancora, uomini come quel caporale non esitavano ad eseguire gli ordini pi\u00f9 crudeli, come alle Fosse Ardeatine. S\u00ec, \u00e8 vero: ma avrebbero potuto agire diversamente? La risposta \u00e8 s\u00ec, ma a prezzo della vita; e non tutti possono essere eroi, o santi. Eppure, qualcuno ci fu; ne abbiamo gi\u00e0 parlato a suo tempo (cfr. l&#8217;articolo: <em>Un soldato delle SS pu\u00f2 essere un santo? La storia esemplare di Leonardo Dallasega<\/em>, sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 16\/11\/17). Quante cose non sappiamo, del cuore umano e della storia stessa, mentre crediamo di saper tutto, d&#8217;aver capito tutto. Quando riusciremo a liberarci dai paraocchi ideologici che c&#8217;impediscono di vedere la realt\u00e0 soltanto per quella che \u00e8?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un membro delle S.S. naziste, le famigerate Schutzstaffeln o Squadre di protezione, pu\u00f2 essere anche una persona gentile, benevola e umana, non solo a margine delle<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-29312","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29312","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29312"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29312\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29312"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29312"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29312"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}