{"id":29311,"date":"2018-05-16T03:17:00","date_gmt":"2018-05-16T03:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/16\/un-angelo-accompagnera-i-nostri-passi\/"},"modified":"2018-05-16T03:17:00","modified_gmt":"2018-05-16T03:17:00","slug":"un-angelo-accompagnera-i-nostri-passi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/16\/un-angelo-accompagnera-i-nostri-passi\/","title":{"rendered":"Un Angelo accompagner\u00e0 i nostri passi"},"content":{"rendered":"<p>Friedrich H\u00f6lderlin sosteneva che gli dei se ne sono andati e il modo \u00e8 in attesa del dio che ancora non \u00e8 venuto. Martin Heidegger, nelle sue lezioni su Holderlin, ha ripreso questo concetto, a un buon secolo di distanza: entrambi, da prospettive diverse, fanno i conti con lo stesso problema: l&#8217;inerzia dello spirito europeo, che si attarda su &quot;sentieri invecchiati&quot; e non sembra capace di rompere il suo sonno, di uscire dalla sua stanchezza. Lo stesso problema \u00e8 al centro della riflessione di Friedrich Nietzsche (un altro tedesco!): l&#8217;Europa deve scegliere fra le due alternative: o essere assolutamente se stessa, oppure essere nulla. Sono passati duecento anni da quando H\u00f6lderlin s&#8217;interrogava sul destino del nostro continente, e poco meno di cento da quando Heidegger ha riproposto la stessa domanda, e nessuno vede ancora il nuovo dio che tutti attendevano. Ma c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra possibilit\u00e0, che forse si \u00e8 gi\u00e0 realizzata, senza che ne avessimo coscienza, senza che avessimo gli strumenti per vederla e comprenderla: al posto di un dio, \u00e8 arrivato il diavolo. Ha occupato il posto che da tempo si era andato preparando; il posto che i suoi zelanti servitori, da decenni, da secoli, gli avevano preparato. Perch\u00e9 non si attende un nuovo dio come si attende l&#8217;arrivo di un nuovo inquilino del palazzo: non \u00e8 la stessa cosa. Quando si \u00e8 conosciuto il vero Dio, non pu\u00f2 venire, dopo di Lui, un dio qualunque, come Zoroastro \u00e8 venuto dopo Ishtar, e come Mithra \u00e8 venuto dopo Zoroastro. Quando si \u00e8 conosciuto il vero Dio, lo si pu\u00f2 solo accogliere o rifiutare: e rifiutarlo non significa attendere un altro dio, ma il diavolo. La cosiddetta civilt\u00e0 moderna &#8211; lo abbiamo detto gi\u00e0 tante volte, e lo ripetiamo &#8211; \u00e8 la civilt\u00e0 del diavolo, perch\u00e9 \u00e8 la civilt\u00e0 che rifiuta Dio, intenzionalmente e deliberatamente; \u00e8 la civilt\u00e0 che, dopo aver conosciuto il vero Dio, lo ha rifiutato.\u00a0<\/p>\n<p>Leggiamo nel <em>Vangelo di Giovanni<\/em> (13, 18-25):<\/p>\n<p><em>Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me.\u00a0Se foste del mondo, il mondo amerebbe ci\u00f2 che \u00e8 suo; poich\u00e9 invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.\u00a0Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non \u00e8 pi\u00f9 grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.\u00a0Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perch\u00e9 non conoscono colui che mi ha mandato.\u00a0Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato.\u00a0Chi odia me, odia anche il Padre mio.\u00a0Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio.\u00a0Questo perch\u00e9 si adempisse la parola scritta nella loro Legge:\u00a0&quot;Mi hanno odiato senza ragione&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>E san Paolo, nella\u00a0<em>Prima lettera ai Corinzi<\/em>\u00a0(2, 6-15):<\/p>\n<p><em>Tra i perfetti parliamo, s\u00ec, di sapienza, ma di una sapienza che non \u00e8 di questo mondo, n\u00e9 dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla;\u00a0parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che \u00e8 rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria.\u00a0Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l&#8217;avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.\u00a0Sta scritto infatti:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quelle cose che occhio non vide, n\u00e9 orecchio ud\u00ec,<\/em><\/p>\n<p><em>n\u00e9 mai entrarono in cuore di uomo,<\/em><\/p>\n<p><em>queste ha preparato Dio per coloro che lo amano.&quot;\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondit\u00e0 di Dio.\u00a0Chi conosce i segreti dell&#8217;uomo se non lo spirito dell&#8217;uomo che \u00e8 in lui? Cos\u00ec anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio.\u00a0Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ci\u00f2 che Dio ci ha donato.\u00a0Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali.\u00a0L&#8217;uomo naturale per\u00f2 non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non \u00e8 capace di intenderle, perch\u00e9 se ne pu\u00f2 giudicare solo per mezzo dello Spirito.\u00a0L&#8217;uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno.<\/em><\/p>\n<p>Ludwig Wittgenstein era dell&#8217;opinione che bisogna tacere ci\u00f2 che non si pu\u00f2 dire. I neopositivisti logici hanno interpretato questa asserzione nel senso che non vale la pena di indagare su ci\u00f2 che, essendo inesprimibile, \u00e8 anche, secondo loro, insignificante, nel senso etimologico del termine. Ma il filosofo austriaco, secondo noi, la intendeva in tutt&#8217;altro modo: per lui, ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere detto a parole, cio\u00e8 adoperando concetti ed espressioni umani, \u00e8 proprio l&#8217;essenziale. Il fatto che non si possa esprimere una cosa, e che quindi occorra tacerla, non elide il fatto che quella cosa sia importante, anzi, che sia l&#8217;essenziale: Wittgenstein aveva il senso del mistero, Bertrand Russell no. Esistono delle cose che non possiamo esprimere a parole, ma delle quali siamo assolutamente certi. La certezza non \u00e8 solo un fatto logico-matematico, \u00e8 anche &#8211; anzi, \u00e8 prima di tutto &#8211; un fatto intuitivo, che investe la totalit\u00e0 del nostro essere. Ma l&#8217;essere in quanto essere, noi non lo possiamo esprimere, perch\u00e9 non ci sono parole per dirlo. L&#8217;essere, infatti, \u00e8 la Parola: \u00e8 la Parola di Dio. Per venire da noi intesa, la Parola si \u00e8 fatta carne: \u00e8 il mistero dell&#8217;Incarnazione. Qui entra in gioco la fede: e la fede \u00e8 qualcosa di pi\u00f9, non qualcosa di meno della ragione. La ragione, che si serve di espressioni concettuali, pu\u00f2 arrivare fino a un certo punto\u00a0 nella sua aspirazione a conoscere, cio\u00e8 nel suo richiamo verso la verit\u00e0; quel che essa, da s\u00e9, non potrebbe fare, lo ha fatto il Verbo divino, per rendersi a lei manifesto.<\/p>\n<p>Dunque, nell&#8217;ordine, l&#8217;uomo conosce le cose mediante la l&#8217;arte, la poesia, la scienza, la filosofia e la teologia, che attengono alla ragione naturale; e mediante la fede, che fornisce all&#8217;uomo un aiuto soprannaturale, e lo mette in grado di afferrare, almeno in parte, il mistero del divino, che lo trascende da ogni lato. La fede non annulla la ragione: la completa, la armonizza e la oltrepassa. Non c&#8217;\u00e8 nulla, nella fede, che ripugni alla sana ragione naturale, a patto che questa sia affiancata dalla virt\u00f9 dell&#8217;umilt\u00e0, che la rende cosciente dei suoi limiti. La ragione che sopravvaluta se stessa, che vuol andare oltre il proprio limite, cade nella dismisura, nella\u00a0<em>hybris<\/em>, e conduce l&#8217;uomo non alla conoscenza, ma alla pazzia, cio\u00e8 al totale fraintendimento del vero. La civilt\u00e0 moderna \u00e8 una anti-civilt\u00e0 perch\u00e9\u00a0 \u00e8 nata sul presupposto di una assolutizzazione della ragione. Ci\u00f2 l&#8217;ha condotta ad ignorare quello che va oltre le sue capacit\u00e0 di espressione: vale a dire, come ha ben visto Wittgenstein, a ignorare l&#8217;essenziale. La civilt\u00e0 moderna ha le idee chiare su moltissime cose, tranne che sull&#8217;essenziale: su quello, \u00e8 scettica o agnostica. Possiamo paragonarla a una guida che pretenda di saper condurci nei sentieri pi\u00f9 intricati della montagna; ma che poi, quando le domandiamo dove ci stia conducendo, si stringa nelle spalle e ammetta francamente di non saperlo, anzi, di non essersi mai posta nemmeno la domanda. A quel punto, ci verr\u00e0 il dubbio che non sappia nulla neanche dei sentieri percorsi, perch\u00e9 non sapere qual \u00e8 la meta \u00e8 la stessa cosa che non sapere i singoli tratti di strada. Ecco perch\u00e9 abbiamo detto e ripetuto che la modernit\u00e0 \u00e8 una malattia vera e propria, e che bisogna guarirne, se non si vuol perire. Questo vale per le singole persone, come per la societ\u00e0 nel suo complesso. E non facciamoci troppe illusioni: non tutti gli uomini &quot;moderni&quot; sono ammalati, non tutti si sono allontanati da Dio; questa malattia ha colpito solo l&#8217;Europa e l&#8217;Occidente, perci\u00f2 il posto che noi lasceremo vuoto, verr\u00e0 occupato da altri. Il crollo demografico e la sostituzione di popolazione che sta avendo luogo in Europa \u00e8 il segno visibile di quanto si sia spinta avanti la nostra malattia, che si traduce in un disamore per la vita. Infatti come pu\u00f2 amare la vita, chi ha smarrito ci\u00f2 che per essa \u00e8 essenziale? Come pu\u00f2 amarla chi ha deciso di non porsi la domanda, o, peggio, di porla in maniera totalmente sbagliata, ossia sotto la forma di una protesta, di una rivolta, cos\u00ec come hanno fatto gran parte degli intellettuali del XIX e del XX secolo? (Si veda, per esempio, la &quot;protesta&quot; di Leopardi nello studio omonimo di Walter Binni.)<\/p>\n<p>Parafrasando Nietzsche, la domanda &quot;giusta&quot;, di chi ama veramente la vita, non in senso narcisistico, ma in senso profondo, dovrebbe essere questa: vogliamo decidere di essere noi stessi, oppure di essere nulla? Per essere se stessi, bisogna sbarazzarsi di tutto ci\u00f2 che \u00e8 inautentico; e la civilt\u00e0 moderna ci ha cucito addosso una enorme quantit\u00e0 di abiti, di abitudini, di modi di pensare e di comportarci, che sono totalmente inautentici, spacciandoli, per\u00f2, per autentici, anzi, per necessari e perfino indispensabili. Una volta che ce ne saremo sbarazzati, scopriremo di essere diventati leggeri come piume: sar\u00e0 come levarsi un peso di mezzo quintale dalle spalle. A quel punto cominceremo a capire che la vita \u00e8 una responsabilit\u00e0, \u00e8 una cosa seria, ma \u00e8 anche una grandissima opportunit\u00e0: e che, fra le molte maniere di sprecarla, la pi\u00f9 stupida, probabilmente, \u00e8 quella di fare quel che fanno gli altri, quel che fanno &quot;tutti&quot;, intruppandoci nel gregge e muggendo o belando assieme agli altri buoi e alle altre pecore. E vedremo che amare davvero la vita significa amarla in tutto ci\u00f2 che essa comporta, le gioie e anche i dolori, le soddisfazioni e anche le sconfitte, e non gi\u00e0 amarla a parole, ma solo in ci\u00f2 che essa ha di piacevole e di gratificante, come certi &quot;innamorati della vita&quot; che poi si dichiarano favorevoli all&#8217;aborto, all&#8217;eutanasia e all&#8217;uso indiscriminato delle droghe. Scegliere di essere se stessi significa scegliere la propria parte pi\u00f9 vera, che \u00e8 anche la propria parte migliore: perch\u00e9 tutti siamo chiamati al bene, ad innalzarci; nessuno \u00e8 chiamato ad abbassarsi, a degradarsi e umiliarsi.<\/p>\n<p>Siamo anche chiamati alla felicit\u00e0: ma essere chiamati non \u00e8 la stessa cosa che averne diritto. Si pu\u00f2 essere chiamati e non rispondere, o &#8212; il che \u00e8 lo stesso &#8211; non rispondere nella maniera giusta. Se si \u00e8 chiamati, ma non si risponde, la felicit\u00e0 viene mancata: questo perch\u00e9 non si tratta di un diritto, ma di una chiamata. La chiamata \u00e8 un fatto personale, unico e irripetibile, vale per quella certa persona, e per lei soltanto, fra sette miliardi di altre persone: nessuno sar\u00e0 chiamato allo stesso modo, nessuno ricever\u00e0 la stessa identica chiamata. Viceversa, il diritto \u00e8 un fatto universale, di principio: ma non esiste alcun diritto alla felicit\u00e0, cos\u00ec come non esiste alcun diritto alla vita, se per diritto s&#8217;intende un bene che viene garantito a prescindere da tutto il resto, in qualsiasi circostanza. Per esempio, il diritto alla vita viene sospeso se una nave carica di passeggeri fa naufragio, e risulta che sulle scialuppe di salvataggio c&#8217;\u00e8 posto solo per un numero limitato di persone: in tal caso, sar\u00e0 necessario, per quanto doloroso, fare una selezione, e alcune persone verranno escluse dal diritto di salire a bordo, cio\u00e8 verranno escluse dal diritto alla vita. Anzi, probabilmente alcune sceglieranno di auto-escludersi: le migliori; perch\u00e9 solo chi \u00e8 capace di offrire la propria vita per il bene generale, dimostra di saperla amare abbastanza, e nella maniera giusta. <em>Nessuno ha un amore pi\u00f9 grande di colui che d\u00e0 la vita per i suoi amici<\/em>: sono parole di Ges\u00f9 Cristo, rivolte ai discepoli nel corso dell&#8217;Ultima Cena. Ebbene, nemmeno la felicit\u00e0 \u00e8 un diritto: \u00e8 un bene possibile e, in linea di principio, viene offerta a tutti, ma in pratica, ci\u00f2 dipende da molte circostanze, prima fra tutte la consapevolezza individuale. Se una persona non \u00e8 consapevole, infatti, non si accorger\u00e0 nemmeno di avere la felicit\u00e0 davanti alla punta del proprio naso, e poi si lamenter\u00e0 per tutta la vita di non averla mai neppure intravista. Inoltre, la felicit\u00e0 non \u00e8 la stessa cosa del piacere: il piacere gratifica le bestie, ma gli uomini trovano la felicit\u00e0 in qualcosa che comprende il piacere (oppure no), ma lo oltrepassa, e che corrisponde alla coscienza di aver fatto quel che andava fatto, di aver risposto degnamente alla chiamata.<\/p>\n<p>La chiamata dall&#8217;alto \u00e8 la chiamata dell&#8217;essere. Ci sono anche altre chiamate, delle voci confuse, che vengono da molte direzioni, ma che poi si rivelano delle semplici illusioni;e ci sono anche delle chiamate dal basso, che vengono dalle forze oscure: ed \u00e8 tipico della cosiddetta civilt\u00e0 moderna prestare pi\u00f9 ascolto a queste voci, che non alla sola voce che merita di essere\u00a0 ascoltata, la voce di Dio. Per sentire la chiamata divina, per\u00f2, \u00e8 necessario il silenzio: bisogna mettere a tacere tutti i rumori sciocchi e tutte le voci volgari. Solo cos\u00ec, nel silenzio, si pu\u00f2 ascoltare l&#8217;essenziale: e, anche se non si pu\u00f2 dirlo, ma solo balbettarlo (come stiamo facendo noi), \u00e8 comunque abbastanza per capire in quale direzione dobbiamo volgere i nostri passi. E poi, coraggio e buona fortuna. L&#8217;Angelo custode veglier\u00e0 dall&#8217;alto su di noi, sostenendoci nei punti pi\u00f9 difficili e pericolosi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Friedrich H\u00f6lderlin sosteneva che gli dei se ne sono andati e il modo \u00e8 in attesa del dio che ancora non \u00e8 venuto. 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