{"id":29308,"date":"2015-07-28T09:25:00","date_gmt":"2015-07-28T09:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/regola-numero-uno-imparare-lumilta-ovvero-ridimensionare-lipertrofia-dellego\/"},"modified":"2015-07-28T09:25:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:25:00","slug":"regola-numero-uno-imparare-lumilta-ovvero-ridimensionare-lipertrofia-dellego","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/regola-numero-uno-imparare-lumilta-ovvero-ridimensionare-lipertrofia-dellego\/","title":{"rendered":"Regola numero uno: imparare l\u2019umilt\u00e0, ovvero ridimensionare l\u2019ipertrofia dell\u2019ego"},"content":{"rendered":"<p>La regola aurea, per una vita serena e per trovare la giusta direzione nella ricerca del Vero, \u00e8 sempre la stessa che predicavano i monaci medievali e che i grandi mistici e le grande mistiche dei secoli passati, ma anche del tempo presente, non hanno mai scordato, e della quale hanno saputo fare, anzi, la stella polare e il costante riferimento dei loro pensieri, dei loro sentimenti, delle loro parole e delle loro azioni: imparare, giorno per giorno, l&#8217;arte dell&#8217;umilt\u00e0; ovvero, se vogliamo dirla in un linguaggio oggi pi\u00f9 familiare, vista la quasi totale secolarizzazione delle pratiche meditative e dei percorsi di ricerca spirituali: ridimensionare l&#8217;ipertrofia dell&#8217;ego.<\/p>\n<p>La grande malattia di cui soffrono, da sempre, gli esseri umani, ma specialmente nel mondo moderno, \u00e8 la crescita abnorme, sproporzionata, tirannica, dell&#8217;ego; l&#8217;emergere prepotente delle pulsioni egoistiche, alle quali n\u00e9 la volont\u00e0, n\u00e9 il senso morale, sembrano avere pi\u00f9 nulla da contrapporre; l&#8217;assoluta incapacit\u00e0, per la maggior parte degli esseri umani, di porre un limite a tali pulsioni, e, insieme ad esse, al proprio smodato narcisismo, s\u00ec da non riuscire a vedere pi\u00f9 niente, intorno a s\u00e9, assolutamente niente altro che non siano innumerevoli specchi riflettenti l&#8217;immagine dell&#8217;ego, onnipresente, ossessionante, insaziabile, quasi demoniaca.<\/p>\n<p>Ora, l&#8217;ego non \u00e8 l&#8217;io, e tanto meno il s\u00e9: non \u00e8 l&#8217;io, ma solo una parte di esso, quella pi\u00f9 rumorosa e invadente, quella pi\u00f9 istintiva e irrequieta; e non \u00e8 il s\u00e9, perch\u00e9 quest&#8217;ultimo \u00e8 il risultato della elaborazione finale, o, in ogni caso, \u00e8 il frutto di un continuo cammino di auto-consapevolezza e di maturazione della coscienza, ottenuto mediante prove ed errori, sacrifici, rinunce, difficolt\u00e0, battaglie e sconfitte, nella ricerca incessante della luce: di quella condizione privilegiata nella quale le cose acquistano un significato diverso e tutto il quadro dell&#8217;esistenza si trasfigura e s&#8217;illumina, per cos\u00ec dire, dall&#8217;interno, rivelandosi infinitamente affascinante.<\/p>\n<p>\u00c8 solo quando ci si avvicina a quello stato, che ci si rende conto di quale dono immenso, inestimabile, sia la vita umana: ed \u00e8 solo allora che ci si rende conto di come nessuna fatica e nessun sacrificio siano troppo grandi, se il fine \u00e8 quello di arrivare anche solo a intravedere, fugacemente, ma con intensit\u00e0 indimenticabile, tutto lo splendore e tutta la suprema armonia dell&#8217;essere, cos\u00ec come essa si rivela non gi\u00e0 da un punto di vista incompleto e parziale, ma nella sua totalit\u00e0 e, per cos\u00ec dire (ma \u00e8 solo un modo di dire), dall&#8217;alto. \u00c8 come vedere la valle dalle pure altezze della montagna, invece che dal livello delle bassure paludose.<\/p>\n<p>Liberarsi dall&#8217;ipertrofia dell&#8217;ego, dunque; ma come? Perch\u00e9 l&#8217;ego \u00e8 un complesso di emozioni, di pensieri, di brame, di timori, un nodo aggrovigliato e in perenne, frenetico movimento, del quale sembra quasi impossibile riuscire a liberarsi, o da cui sembra difficilissimo evadere, anche solo per pochi attimi, anche solo per respirare una boccata d&#8217;aria fresca e frizzante, dopo aver dovuto respirare cos\u00ec a lungo un&#8217;aria viziata ed opprimente; e la mente, la sua principale manifestazione, non sta mai quieta, non sta mai tranquilla, non si posa mai, non conosce requie: non si fa in tempo a bloccare un pensiero, che subito ne rampollano altri due, tre, dieci, mille.<\/p>\n<p>Pare l&#8217;idra di Lerna: impossibile arrestarla, se si tenta di affrontarne le molte teste, una alla volta; si direbbe un compito superiore all&#8217;umano. Invece, non \u00e8 poi cos\u00ec difficile come potrebbe apparire; specialmente se ci si allena alla disciplina dell&#8217;umilt\u00e0 e ci si alleggerisce, un poco alla volta, un giorno dopo l&#8217;altro, di qualche frammento dell&#8217;ego, fino a diventare leggeri.<\/p>\n<p>Ha scritto, a questo proposito, l&#8217;abate benedettino tedesco Benedikt Baur (nato a Mengen, nel Baden-W\u00fcrttemberg, il 9 dicembre del 1877 e morto a Beuron, nella medesima regione, il 10 novembre del 1963), nel suo libro \u00abLuce dell&#8217;anima\u00bb (titolo originale: \u00abWerde Licht\u00bb, Freiburg, Herder Verlag, 1956; traduzione dal tedesco a cura delle monache benedettine del monastero di S. Paolo in Sorrento, Roma, Casa editrice Herder, 1961, pp. 220-222):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;orgoglio \u00e8 debolezza. L&#8217;orgoglio crede di poter fare tutto da s\u00e9; non ha bisogno n\u00e9 di Dio n\u00e9 degli uomini perch\u00e9 basta a se stesso. \u00a0Con quali conseguenze? Tutti i giorni deve esperimentare quanto poco l&#8217;uomo valga in se stesso, quanti errori commette, quante volte cade. Tutti i giorni subisce delle dolorose disillusioni. Allora s&#8217;indispettisce, si irrita, diventa di cattivo umore. Cerca il proprio onore; vuole avere quello che \u00e8 appariscente, calcola, segue i mutevoli interessi del proprio vantaggio, le opinioni altrui, la moda, la corrente del momento e perci\u00f2 \u00e8 costantemente eccitato, inquieto, agitato. L&#8217;orgoglio ha il cuore ristretto, limitato al suo io ed ai suoi meschini interessi. \u00a0Ha in se stesso la sua mercede; sar\u00e0 umiliato. Non soltanto Dio lo respinge, ma anche il mondo lo disprezza, anche se lo adula e lo serve. Non basta: sar\u00e0 di castigo a se stesso. L&#8217;orgoglio non pu\u00f2 ricevere benedizione: &quot;Dio resiste ai superbi&quot;; perci\u00f2 l&#8217;orgoglio porta necessariamente all&#8217;agitazione interiore, alla divisione dell&#8217;anima: le forze dell&#8217;uomo, non avendo a disposizione la forza di Dio, s&#8217;indeboliscono.<\/p>\n<p>L&#8217;orgoglio confida nel suo talento, nella sua intelligenza, nei suoi sforzi e nel suo lavoro. &quot;Canna fessa che, se uno ci si appoggia sopra, gli entra nella mano e gliela fora&quot; (Is., 36, 6). L&#8217;orgoglio \u00e8 debolezza perch\u00e9 &quot;Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare i forti; acciocch\u00e9 nessun individuo si glori al cospetto di Dio&quot; (1 Cor. 1, 27).\u00a0<\/p>\n<p>[&#8230;] L&#8217;umilt\u00e0 \u00e8 forza. Essa \u00e8 unita sempre e dappertutto alla nobilt\u00e0 di cuore, la quale \u00e8 l&#8217;ornamento di tutte le altre virt\u00f9. Infatti essa non \u00e8 mai contenta dell&#8217;apparenza, delle cose fatte a mezzo; non si pasce di immaginarie approvazioni e di successi passeggeri; \u00e8 instancabile e insaziabile nel bene, serena nel sacrificio, ingegnosa nelle sue manifestazioni d&#8217;affetto. Perch\u00e9? Perch\u00e9 ha per radice l&#8217;umilt\u00e0. L&#8217;uomo umile non pensa a se stesso, non d\u00e0 nessuna importanza al giudizio del mondo, degli uomini, al proprio onore, al proprio vantaggio, alla soddisfazione dei propri desideri e delle proprie inclinazioni; ma si preoccupa solo della santissima volont\u00e0 di Dio e della sua gloria. Tutto quello che risplende all&#8217;infuori di Dio non esiste per lui! solo quello che viene da Dio e porta a lui, ha importanza.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo umile \u00e8 disinteressato e perci\u00f2 non conosce l&#8217;invidia e la gelosia; gli basta che &quot;il Cristo sia annunziato&quot; (Filipp., 1, 18). Le azioni degli altri non hanno su di lui effetto paralizzante, ma anzi lo spronano ad essere pi\u00f9 fedele, per rendersi utile alla societ\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo umile \u00e8 il pi\u00f9 coraggioso: minacce, scherni, calunnie non lo smuovono; adulazioni ed allettamenti non hanno alcun effetto su di lui; \u00e8 pronto a fare tutto quello che la volont\u00e0 di Dio gli chiede. A lui si pu\u00f2 affidare qualsiasi incarico, anche il pi\u00f9 difficile e il pi\u00f9 umiliante, poich\u00e9 non si spaventa davanti a nessuna fatica, a nessuna sofferenza; pu\u00f2 tutto in colui che \u00e8 la sua forza. Meno l&#8217;uomo umile confida in s\u00e9, pi\u00f9 incrollabile \u00e8 la sua fiducia nell&#8217;onnipotenza divina, che gli rende possibili le cose pi\u00f9 grandi.<\/p>\n<p>Quante volte i grandi genii si affaticano, eppure tutti i loro sforzi non danno grandi risultati, mentre al contrario altri, che, per genialit\u00e0 e talento, non possono reggere al loro confronto, sono benedetti in tutto quello che intraprendono. \u00e8 il segreto dell&#8217;umilt\u00e0, della diffidenza di s\u00e9, della fiducia in Dio nella sua grazia. &quot;Dio d\u00e0 la sua grazia agli umili&quot;, &quot;chi si umilia sar\u00e0 esaltato&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>Anche il segreto della forza del cristiano \u00e8 lo spirito d&#8217;umilt\u00e0 che lo anima. \u00a0&quot;Dio d\u00e0 la sua grazia agli umili&quot;. Quanto pi\u00f9 grande \u00e8 l&#8217;umilt\u00e0 e tanto maggiore \u00e8 nell&#8217;anima la disponibilit\u00e0 e lo spazio per l&#8217;azione di Dio. Tutto quello che di buono e di grande verr\u00e0 operato negli uomini e per mezzo loro, pu\u00f2 fiorire e svilupparsi solo sotto la protezione dell&#8217;umilt\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>Perch\u00e9 tanta debolezza, tante colpe e tante ricadute? Perch\u00e9 nella nostra piet\u00e0 ci fidiamo di noi stessi e ci dimentichiamo di Dio, che solo opera in noi il volere e l&#8217;agire (Filipp., 2, 23). &quot;Chi si esalta sar\u00e0 umiliato&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi che questo discorso possa apparire troppo &quot;religioso&quot; e, ovviamente, troppo &quot;cristiano&quot;, il che &#8212; non ce ne meraviglieremmo &#8212; induce talune persone a scostarsi, pressoch\u00e9 d&#8217;istinto, da un&#8217;acqua freschissima, perch\u00e9 sul fatto di essere divorate dalla sete prevale il pregiudizio ideologico laicista, in base al quale ci\u00f2 che pi\u00f9 conta non \u00e8 la sostanza di una cosa, ma l&#8217;etichetta con la quale si pretende di identificarla. Ebbene: provi il lettore, fosse pure il pi\u00f9 esigente, a sopprimere ogni riferimento alla religione e allo stesso cristianesimo; provi a tradurre in termini puramente filosofici i concetti qui sopra esposti; e, quanto al fatto che l&#8217;autore \u00e8 un monaco benedettino, immagini di non averlo mai saputo e faccia pure finta che egli sia un laico, e che non faccia alcun riferimento a un determinato credo religioso.<\/p>\n<p>Il discorso, allora, suonerebbe press&#8217;a poco cos\u00ec: il vero nemico di una vita serena e di una sincera ricerca della verit\u00e0, \u00e8 l&#8217;ego: per spogliarsene, \u00e8 necessario liberarsi di una certa quantit\u00e0 di orgoglio, di presunzione, di arrogante fiducia in se stessi, per farsi piccoli, miti, senza alcuna ambizione mondana; bisogna bonificare, ripulire l&#8217;anima dal veleno della mente inquieta e febbrile, che gira incessantemente su se stessa; infine, si deve lasciar andare l&#8217;inutile bagaglio della paura e del desiderio smodato, dell&#8217;attaccamento alle cose, della sciocca e illusoria identificazione del proprio io con esse. Nessun riferimento a Dio, se cos\u00ec si preferisce; ebbene, la sostanza del discorso non cambia. Il riferimento a Dio vi aggiunge qualcosa, anzi molto; d\u00e0 al ragionamento una prospettiva nuova e pi\u00f9 alta: pure, non \u00e8 assolutamente indispensabile. Quel che \u00e8 necessario, \u00e8 il non adottare un punto di vista puramente e semplicemente materialista: \u00e8 sufficiente conservare almeno un barlume, almeno una scintilla di nostalgia per la dimensione spirituale dell&#8217;esistenza. Ed ecco che le cose si fanno subito chiare, acquistano un significato illuminante.<\/p>\n<p>Non \u00e8 affatto un discorso confessionale, limitante, esclusivista; non \u00e8 affatto un discorso che possa essere compreso e condiviso solo da chi ha fatto la scelta di aderire a una certa fede, o di entrare a far parte di una certa chiesa. \u00c8 un discorso universale, infinitamente saggio, infinitamente prezioso, infinitamente compassionevole. La compassione, innanzitutto, deve essere verso se stessi: non si pu\u00f2 amare l&#8217;altro, se prima non si ama se stessi. E non si pu\u00f2 amare se stessi se si accetta l&#8217;idea di rimanere eternamente schiavi delle catene dell&#8217;ego. Questa \u00e8 la tragedia, in gran parte non riconosciuta, dell&#8217;uomo moderno: che egli crede di amarsi e di volersi bene, solo perch\u00e9 indulge a mille capricci e a mille debolezze, che solleticano la sua vanit\u00e0 superficiale; ma, a ben guardare, non solo non si vuole bene, ma nemmeno si ritiene degno di consolazione. Rifiuta di essere consolato e si scaglia con rabbia contro chi gli porge gli strumenti della consolazione: \u00e8 divenuto il peggiore nemico di se stesso, e questo appunto perch\u00e9 ha consegnato il dominio di se stesso alle forze primordiali, selvagge, irragionevoli dell&#8217;ego.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come non vuole essere consolato, l&#8217;uomo contemporaneo non si ritiene degno neppure di redenzione. Vorrebbe redimersi da solo: redimersi dai propri errori, ma anche dalla sofferenza, dalla vecchiaia, dalla morte; ma, ovviamente, non ne \u00e8 capace. Allora passa da un orgoglio luciferino a un estremo di scoraggiamento e di auto-umiliazione: dispera di potersi salvare, dispera di poter essere mai salvato. Per\u00f2 non si umilia nella maniera giusta: la disperazione, di per s\u00e9, non conduce da nessuna parte, ma solo all&#8217;ulteriore abbassamento, alla distruzione delle proprie potenzialit\u00e0 spirituali. \u00c8 un buco nero che divora tutto ci\u00f2 che di bello e di buono offrirebbe l&#8217;esistenza umana. L&#8217;umiliazione diventa una porta preziosa spalancata sulla verit\u00e0, solo se essa \u00e8 vista e accettata come un passaggio necessario, come una presa d&#8217;atto dell&#8217;insufficienza umana.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 nulla di male nell&#8217;essere umani, e dunque imperfetti. Quello che \u00e8 male, \u00e8 il non riconoscere il proprio limite e la conseguente pretesa di farsi Dio: che \u00e8 precisamente il peccato mortale dell&#8217;uomo accecato dall&#8217;orgoglio, fin dai tempi di Adamo ed Eva. Eccoci tornati l\u00e0 donde eravamo partiti: al problema dell&#8217;orgoglio. Dove c&#8217;\u00e8 orgoglio, c&#8217;\u00e8 anche un tradimento dello statuto ontologico proprio dell&#8217;essere umano: una pretesa di farsi Dio; pretesa blasfema, causa d&#8217;infinite sciagure. L&#8217;uomo non pu\u00f2 farsi Dio, dunque non pu\u00f2 redimersi; tuttavia, pu\u00f2 essere redento, se accetta il proprio statuto ontologico di creatura. Ed ecco la &quot;ricetta&quot; dell&#8217;umilt\u00e0: facendosi umile, spogliandosi del fardello dell&#8217;ego, l&#8217;uomo torna ad essere amico di se stesso; e pure amico di Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La regola aurea, per una vita serena e per trovare la giusta direzione nella ricerca del Vero, \u00e8 sempre la stessa che predicavano i monaci medievali<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-29308","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29308","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29308"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29308\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29308"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29308"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29308"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}