{"id":29300,"date":"2008-05-04T12:01:00","date_gmt":"2008-05-04T12:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/04\/lultimo-alberto-delle-hawaii\/"},"modified":"2008-05-04T12:01:00","modified_gmt":"2008-05-04T12:01:00","slug":"lultimo-alberto-delle-hawaii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/04\/lultimo-alberto-delle-hawaii\/","title":{"rendered":"L&#8217;ultimo alberto delle Hawaii"},"content":{"rendered":"<p>Ancora oggi, nell&#8217;era dei missili e dell&#8217;informatica, le Isole Hawaii restano, nell&#8217;immaginario occidentale, come un intatto Paradiso della natura tropicale, ove la civilt\u00e0 non \u00e8 giunta se non superficialmente &#8211; col turismo &#8211; e non ha potuto modificare, in sostanza, l&#8217;equilibrio ecologico e l&#8217;assetto ambientale.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Sebbene all&#8217;occhio non esercitato ci\u00f2 possa sfuggire, la flora originaria dell&#8217;arcipelago ha subito un processo inarrestabile di declino dopo l&#8217;arrivo della &quot;civilt\u00e0&quot; degli uomini bianchi, analogamente a quanto \u00e8 accaduto in moltissimi altri ambienti insulari oceanici. Molte specie indigene si sono terribilmente rarefatte o sono addirittura scomparse, davanti a una massiccia invasione di piante infestanti e di piante coltivate giunte da fuori; gli animali importati dagli Europei hanno fatto la loro parte e cos\u00ec pure le malattie, davanti alle quali la vegetazione locale era totalmente impreparata. La costruzione di strade, citt\u00e0 e la sistematica distruzione delle foreste hanno completato l&#8217;opera, sicch\u00e9 oggi la situazione, per molte specie locali, \u00e8 divenuta drammatica.<\/p>\n<p>Tra le molte specie arboree estinte dopo l&#8217;arrivo degli Europei, va specialmente ricordato il caso del sandalo dal legno odoroso, il cui taglio inconsulto a fini commerciali ha portato alla sua rapidissima scomparsa dall&#8217;intero arcipelago; cos\u00ec come da altri ambienti insulari del Pacifico, ad esempio l&#8217;isola di Mas a Tierra nell&#8217;arcipelago di Juan Fernandez, a 600 km. dalle coste del Cile centrale (cfr. Francesco Lamendola: <em>Un santuario della natura unico al mondo: le isole Juan Fernandez<\/em>, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Scrivono Harold Koopowitz e Hilary Kaye in <em>Piante in estinzione. Una crisi mondiale<\/em> (titolo originale: <em>Plant Extinction: a Global Crisis<\/em>; traduzione italiana di Francesco Corbetta, Bologna, Edagricole, 1985, p. 114:<\/p>\n<p><em>I botanici americani rimasero assai colpiti quando fu reso noto il numero delle specie endemiche hawaiane che erano in pericolo. Almeno 273 specie o sottospecie si sono gi\u00e0 estinte ed altre 800 circa sono in pericolo. Le cause di ci\u00f2 risiedono nella costante urbanizzazione delle isole e, inoltre, nell&#8217;agricoltura intensiva, soprattutto la coltivazione dell&#8217;Ananas., della Canna da zucchero e del bestiame al pascolo su parecchie isole. Un&#8217;altra ragione di disturbo \u00e8 data dal fatto che specie apparentemente insignificanti, quali<\/em> Lantana <em>furono introdotte anni fa e sono ora diventate infestanti in parecchie zone delle Isole. Le nuove specie possedevano un notevole margine attivo di competitivit\u00e0 nei confronti delle piante del posto ed hanno spinto le specie locali verso l&#8217;estinzione. Attualmente si stanno intraprendendo delle iniziative per salvare le restanti piante della flora indigena. Il Giardino Botanico del Pacifico tropicale \u00e8 stato incaricato dello studio della vegetazione e delle misure per la sua protezione. Questo Orto, posto nell&#8217;isola di Kauai, si \u00e8 gi\u00e0 dimostrato in grado di riprodurre e diffondere un certo numero di specie in pericolo. Speciali riserve sono poi state allestite nelle zone maggiormente critiche. Le Hawaii si gloriano poi di alcuni casi in cui alcune specie vengono reintrodotte con successo allo stato selvaggio. La specie<\/em> Hibiscadelphus giffardianus <em>era ormai ridotta ad un solo albero che, tra l&#8217;altro, mor\u00ec nel 1930. Materiale proveniente da colture fu reintrodotto nell&#8217;habitat originario, nel Parco Nazionale di Volcanoes. Dal 1968 possiamo disporre ormai di dieci alberi adulti e di un certo numero di giovani piante. In origine appartenevano a questo genere cinque specie ma due di esse,<\/em> H. bombycinus <em>e<\/em> H. wilderianus <em>si sono estinte.<\/em><\/p>\n<p>In realt\u00e0, proprio il caso dell&#8217;<em>Hibiscadelphus<\/em> presenta alcune particolarit\u00e0 notevoli, ed \u00e8 per tale ragione che ci accingiamo a trattarne in maniera specifica.<\/p>\n<p>Tratteremo, in particolare, il caso dell&#8217;<em>Hibiscadelphus distans<\/em> che, oggi, costituisce la specie pi\u00f9 diffusa allo stato selvaggio, anche se, probabilmente, non supera le 200 unit\u00e0; e gi\u00e0 questo dato pu\u00f2 rendere l&#8217;idea di quanto vicina all&#8217;estinzione sia giunta, e si trovi tuttora, questa specie della flora originaria delle Isole Hawaii.<\/p>\n<p>L&#8217;<em>Hibiscadelphus distans<\/em> \u00e8 un albero estremamente raro della famiglia delle Malvacee, che cresce solo nell&#8217;isola di Kauai, all&#8217;estremit\u00e0 nord-occidentale dell&#8217;arcipelago; in lingua polinesiana si chiama <em>hau kuahiwi.<\/em> Ha portamento arbustivo, dato che non supera i 5, 5 o, al massimo, 6 metri d&#8217;altezza; la sua corteccia \u00e8 liscia e la chioma tondeggiante. Le foglie, cuoriformi, sono coperte da una lanugine di peli a forma di stella; il fiore, di colore giallo (rosso nella specie <em>giffardianus<\/em>), \u00e8 lungo 3,5 cm. e avvolto, alla base, da alcune foglioline; i frutti sono capsule ruvide, contenenti fino a 15 semi.<\/p>\n<p>\u00c8 un albero di collina e di bassa montagna, poich\u00e9 cresce sulle pendici all&#8217;interno dell&#8217;isola, ad una altezza compresa fra 330 e 600 metri sul livello del mare; e il suo <em>habitat<\/em> \u00e8 la densa foresta pluviale nativa, su un substrato di rocce basaltiche, con un&#8217;altissima percentuale di umidit\u00e0 e una temperatura fra 18 e 25 o 26 gradi centigradi.<\/p>\n<p>Sono attualmente conosciute due popolazioni di <em>Hibiscadelphus distans<\/em>, per un totale di 80-200 individui appena; e, nonostante la sua rarit\u00e0, questa specie costituisce oggi la pi\u00f9 numerosa popolazione selvatica del genere <em>Hibiscadelphus.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;albero venne scoperto nel 1972 nella Riserva Forestale di Pali Kona e classificata dai due botanici statunitensi Bishop e Herbst nel 1973; ma la popolazione individuata da questi ultimi \u00e8 stata poi distrutta da una frana naturale del terreno soltanto sedici anni dopo, nel 1989. Oltre alle due popolazioni naturali conosciute al momento, l&#8217;<em>Hibiscadelphus distans<\/em> \u00e8 coltivato in tre giardini botanici, tutti nell&#8217;arcipelago delle Hawaii: il &quot;National Tropical Botanical Garden&quot; di Kauai e il &quot;Waimea Valley Audubon Center&quot;, sempre nella medesima isola; e il &quot;Lyon Arboretum&quot; nell&#8217;isola di Oahu.(ove sorge la capitale dello Stato, Honolulu).<\/p>\n<p>Complessivamente, i botanici conoscono oggi sette differenti specie di <em>Hibiscadelphus.<\/em> Come abbiamo visto, poco pi\u00f9 di venti anni fa Koopowitz e Kaye riferivano dell&#8217;esistenza di cinque specie, due delle quali &#8211; <em>H. bombycinus<\/em> e <em>H. Wilderianus<\/em> &#8211; estinte. Oggi siamo a conoscenza di sette specie, cinque delle quali estinte o, quanto meno, estinte allo stato selvatico. Di queste sette, ben quattro sono note attraverso un solo albero ciascuna (un vero <em>record<\/em> negativo!) e cio\u00e8, oltre alle due qui sopra menzionate, <em>H. crucibractatus<\/em> e <em>H. giffardianus<\/em>. Le altre tre sono, appunto, l&#8217;<em>H. distans<\/em>, presente con un paio di centinaia di esemplari selvatici al massimo; l&#8217;<em>H. ualalaiensis<\/em> (il cui ultimo esemplare selvatico \u00e8 morto nel 1992, ma del quale sopravvivono alcuni individui coltivati) e infine <em>H. woodii<\/em> (scoperto nel 1991 e del quale sono attualmente noti appena 4 individui).<\/p>\n<p>Bisogna infine segnalare il fatto che esiste una ottava specie, l&#8217;<em>H. puakauahiwi<\/em>, la quale, per\u00f2, non \u00e8 una vera specie a s\u00e9 stante, quanto piuttosto un ibrido risultante dall&#8217;incrocio fra <em>H. giffardianus<\/em> ed <em>H. ualalaiensis.<\/em><\/p>\n<p>I botanici, ovviamente, si sono chiesti quali siano state le cause che hanno spinto questo albero fino all&#8217;orlo dell&#8217;estinzione, nonostante il genere fosse suddiviso in ben sette specie diverse in un territorio relativamente ristretto.<\/p>\n<p>\u00c8 stata fatta l&#8217;ipotesi che l&#8217;impollinazione di quest&#8217;albero sia insufficiente ad assicurarne una sufficiente diffusione; ma l&#8217;abbondanza di frutti che esso produce depone nettamente a sfavore di una tale eventualit\u00e0.<\/p>\n<p>Piuttosto, bisogna pensare all&#8217;impatto provocato sull&#8217;ecologia delle Hawaii dalle piante e dagli animali importati dall&#8217;uomo: dapprima i Polinesiani che, provenienti probabilmente dalle Samoa, popolarono l&#8217;arcipelago verso il 500 dopo Cristo; indi &#8211; e soprattutto &#8211; gli Europei, i quali giunsero nel 1778 con i vascelli di James Cook (forse dopo alcune ricognizioni degli Spagnoli), che battezz\u00f2 il gruppo con il nome di lord Sandwich, prima di perdervi la vita, in uno scontro con gli indigeni, l&#8217;anno successivo.<\/p>\n<p>Gli Inglesi &#8211; e, dopo di loro, gli Americani &#8211; introdussero il cane e vari animali d&#8217;allevamento, in particolare bovini, ma anche capre le quali, riuscendo ad arrampicarsi persino nelle stazioni montane pi\u00f9 isolate, sono probabilmente i pi\u00f9 pericolosi nemici delle vegetazioni indigene insulari. Tuttavia il destino volle che il danno pi\u00f9 grave, per la sopravvivenza di un albero come l&#8217;<em>Hibiscadelphus<\/em>, non venisse da un animale importato volontariamente dall&#8217;uomo, bens\u00ec da un viaggiatore clandestino dei velieri che, dalla fine del XVIII secolo, cominciarono a frequentare abitualmente le Hawaii: il ratto.<\/p>\n<p>Il secondo fattore decisivo nella rapida scomparsa di questa pianta, cos\u00ec come di altre specie dell&#8217;antica flora indigena, va individuato certamente nella progressiva, inesorabile distruzione della primitiva foresta tropicale pluviale, dovuta sia alla diffusione dell&#8217;urbanizzazione, sia all&#8217;estensione sempre maggiore delle piantagioni gestite con criteri industriali e destinate all&#8217;esportazione di specie redditizie, quali l&#8217;ananas e la canna da zucchero, che si sono ottimamente adattate al clima e al tipo di terreno dell&#8217;arcipelago.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che l&#8217;<em>Hibiscadelphus distans<\/em> \u00e8 stato scoperto da Bishop e Herbst nel 1972 e classificato ufficialmente nel 1973.<\/p>\n<p>Il botanico Derral Herbst, del South Dakota, aveva 35 anni all&#8217;epoca della scoperta; aveva ottenuto il dottorato dall&#8217;Universit\u00e0 di Hawaii ed era professore incaricato di botanica presso l&#8217;Orto Botanico Tropicale del Pacifico a Lanai, sull&#8217;isola di Kauai. Il suo collega ed amico, Earl Bishop, proveniva invece dall&#8217;Orto Botanico di Honolulu.<\/p>\n<p>Fino alla scoperta di Herbst e Bishopo, i botanici propendevano a ritenere che tutte le specie di <em>Hibiscadelphus<\/em> si fossero adattate ad un <em>habitat<\/em> alquanto particolare e ristretto, e che esistessero quasi esclusivamente sull&#8217;isola di Hawaii, la pi\u00f9 grande e la pi\u00f9 orientale dell&#8217;arcipelago. L&#8217;inaspettata scoperta del 1972, sull&#8217;isola di Kauai &#8211; che si trova giusto all&#8217;altra estremit\u00e0 del lungo arco insulare hawaiano &#8211; ha rivoluzionato la cornice fitogeografica di quest&#8217;albero un po&#8217; enigmatico. La sua presenza, a una distanza di non meno di 500 km. a nord-ovest, suggerisce l&#8217;ipotesi che l&#8217;<em>Hibiscadelphus<\/em> sia una fragile forma relitta o vestigiale di un genere che, in epoche passate, dovette essere molto pi\u00f9 diffuso di oggi, e fiorente su tutte le otto principali isole dell&#8217;arcipelago<\/p>\n<p>Vogliamo qui ricostruire le fasi salienti di quella notevole scoperta, per mostrare come non solo nel regno animale, ma anche in quello vegetale, sia tuttora possibile imbattersi in specie sconosciute alla scienza; non specie di piccole dimensioni, come funghi o licheni, ma addirittura alberi a fusto legnoso: segno che il pianeta sul quale viviamo, e che crediamo di conoscere perfettamente, ha ancora molte sorprese in serbo per noi.<\/p>\n<p>Il racconto che riportiamo \u00e8 stato fatto da Robert Wallace nel suo pregevole volume naturalistico <em>Le Hawaii<\/em> (titolo originale: <em>Hawaii<\/em>, Time-Life Books Inc., 1973; traduzione italiana di Riccardo Tubino, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1980, pp. 150-163), il quale si rec\u00f2 sul luogo della scoperta poco dopo l&#8217;avvenimento, sotto la guida dello stesso Herbst. Si trattava di una localit\u00e0 altamente spettacolare, a quasi 1.000 metri di quota sul livello del mare: il cosiddetto Canyon Waimea, una delle meraviglie naturali dell&#8217;intero arcipelago: una ripida, selvaggia gola tagliata a picco fra le montagne e interamente avvolta sotto un denso mantello di rigogliosa vegetazione tropicale.<\/p>\n<p><em>Chiesi a Herbst se anche la sua scoperta consisteva nell&#8217;identificazione di un solo albero. Mi disse che ve ne erano 6 che crescevano vicini. Da 10 minuti l&#8217;auto si arrampicava lungo la strada sulla cresta del bordo occidentale del Canyon Waimea. A circa 900 m. di quota, Herbst usc\u00ec di strada con la macchina per parcheggiarla, la chiuse e cominciammo a scendere nel canyon seguendo il Sentiero Kukui, il quale, bench\u00e9 scosceso in certi tratti, \u00e8 abbastanza facile da percorrere ed in alcuni puti offre scorci molto panoramici.<\/em><\/p>\n<p><em>Waimea viene spesso chiamata il Gran canyon del pacifico, e non si tratta solo di uno slogan propagandistico. Tra i due canyon vi sono somiglianze di aspetto, se non di dimensione., ed \u00e8 sorprendente trovare una gola come Waimea su una piccola isola subtropicale. Bench\u00e9 lungo solo 23 km. \u00e8 profondo 850 m. Le sue pareti scoscese a parecchi strati, hanno gli stessi colori rosso ed ocra, blu e porpora del Grand Canyon, e qua e l\u00e0 vi sono figure plasmate dall&#8217;erosione, che ricordano l&#8217;Arizona. Per\u00f2 Waimea riceve pi\u00f9 pioggia e pertanto contiene pi\u00f9 vegetazione, tranne che sui pendii che sono troppo ripidi e rocciosi. Waimea si trova a ovest e sotto la Palude Alakai, che \u00e8 in cima alla montagna. L&#8217;acqua della palude si riversa nel canyon in numerosi e sottili corsi d&#8217;acqua, formando cascate alte fino a 70 metri.<\/em><\/p>\n<p><em>Stavamo scendendo da poco lungo un sentiero ombreggiato, quando Herbst si arrest\u00f2 per mostrarci il groviglio del sottobosco. \u00abViola di cespuglio &#8211; egli disse &#8211;<\/em> Viola tracheiifolia<em>\u00bb. Uno stelo legnoso, alto circa 2m. e di 25 mm. di diametro, si innalzava facendosi strada attraverso il sottobosco ed in parte sostenuto da esso. Vi erano attaccate foglie verdi brillanti e fiori pallidi bianco-azzurri, facilmente riconoscibili come quelli della viola. \u00abSe lo raddrizzassimo &#8211; egli disse &#8211; sarebbe lungo da 3 a 3,5 m., ma ha bisogno di appoggiarsi alle altre piante per stare eretto\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>La viola era arborescente, e somigliava ad un albero, come un adolescente somiglia ad un adulto. L&#8217;aspetto arborescente si riscontra non solo nelle varie specie hawaiane, ma anche tra le piante di altre isole oceaniche, per esempio le Galapagos, dove i girasoli raggiungono i 10-12 m. Gli antenati di queste piante vennero, naturalmente, dal continente, dove i discendenti crescono ancora come erbe relativamente piccole e con steli gracili, mentre sulle isole essi sono diventati alti e legnosi. Vi sono diverse spiegazioni per questo singolare comportamento, esse sono legate alla successione con la quale le piante sono arrivate nelle Hawaii ed al luogo ove hanno attecchito. Per esempio i predecessori della viola a cespuglio avrebbero occupato un posto non protetto all&#8217;ombra della foresta o della macchia e avrebbero tratto vantaggio da questa situazione diventando sempre pi\u00f9 alti (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ci addentrammo sempre di pi\u00f9 nel canyon e dopo una discesa di circa un chilometro raggiungemmo, al fondo, il fiume Waimea. \u00c8 un ruscello pigro che pu\u00f2 essere traversato balzando dall&#8217;un all&#8217;altra delle pietre grigie che si trovano nel suo letto. Seguimmo per un po&#8217; il fiume, disturbando un airone notturno (<\/em>Nycticorax hoactli<em>) che vol\u00f2 via, si pos\u00f2 e riprese il volo, con aria piuttosto seccata, proprio davanti a noi. Bench\u00e9 vi fossero impronte fresche di uomini e di cavalli, non vedemmo nessuno. Era tutto molto quieto e l&#8217;aria era fresca e calma.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel pomeriggio giungemmo al Koaie, un canyon laterale che confluiva da destra nel Waimea. Entrammo nel canyon pi\u00f9 piccolo, fermandoci dopo pochi minuti per bere l&#8217;acqua del ruscello Koaie. L&#8217;acqua, che era piena di frammenti di vegetazione trascinati dalla Palude Alakai, aveva il colore del t\u00e8, ed aveva un sapore dolce. Quando ci tirammo su e raccogliemmo di nuovo i nostri bagagli, guardai l&#8217;orologio: erano le 3. A meno che non ci capitasse qualche contrattempo, avremmo dovuto raggiungere l&#8217;albero in un&#8217;ora circa.<\/em><\/p>\n<p><em>Il canyon laterale al suo sbocco era largo circa 800 m., ma si andava restringendo man mano che vi penetravamo. Gli alti dirupi di lava rossastra, alterata dal tempo, ai due lati del canyon erano quasi verticali cosicch\u00e9 solo poche piante vi avevano attecchito e ricadevano ciondoloni da fessure ed anfratti. Ma in basso, il sentiero correva lungo uno strato di massi caduti, coperti di terra grassa su cui crescevano parecchi alberi. Vi era il<\/em> wiliwili <em>(<\/em>Erythrina sandwicensis<em>)<\/em> <em>con fiori a forma di artiglio che passavano dal rosso pallido al giallo-verde, attraverso l&#8217;arancione ed il giallo. Vi erano alberi chiamati<\/em> lama<em>, il cui legno duro e rossiccio era impiegato dai vecchi hawaiani nella costruzione degli<\/em> heiau <em>(templi). Tra di essi vi erano anche gli alberi del caff\u00e8, non pi\u00f9 coltivati ormai da lungo tempo, e grandi agavi, anch&#8217;esse inselvatichite, con gigantesche foglie a baionette di 1,5 m. di lunghezza e 5 kg. di peso e fiori di 10 m. di altezza. Gli alberi predominanti erano i<\/em> kukui <em>(<\/em>Aleurites moluccana<em>), il terreno sotto di loro era coperto di uno spesso strato di noci, delle dimensioni di quelle nostrane, di colore grigio-nero con gusci duri. Queste<\/em> Aleurites <em>sono chiamate &quot;nocecandela&quot; e il loro gheriglio oleoso viene bruciato a scopo di illuminazione. Una fila di esse viene infilzata nella nervatura di una foglia di noce di cocco, per farne una candela, e viene appoggiata ad una pietra. Ogni noce brucia per due o tre minuti e poi accende la noce successiva. Ci sono fanciulli addetti a rimpiazzare le candele finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 bisogno di illuminazione. Fino a poco tempo fa, si incontravano degli Hawaiani che parlavano delle lampade elettriche come di un<\/em> kukui <em>elettrico.<\/em><\/p>\n<p><em>Il sentiero saliva e scendeva, a volte molto al disopra del ruscello, a volte vicino ad esso. L&#8217;ammasso di pietre coperto da terriccio si allargava e si stringeva. In alcuni punti gli aborigeni hawaiani avevano ricavato delle terrazze per sistemarvi le case. Le terrazze erano fatte di sassi greggi arrotondati messi insieme faticosamente. Questa popolazione ormai scomparsa, in mancanza di altri mezzi, spostava grandi massi a forza di braccia. Gli archeologi hanno calcolato che il Tempio Heiau Mookini su Hawaii, uno dei pi\u00f9 grandi, fu costruito da 15.000 uomini, distanziati tra loro di un metro e che si passavano pietre lungo tutto il percorso di 15 km. tra la cava ed il tempio. La maggior parte delle terrazze era difficilmente riconoscibile, perch\u00e9 molti massi erano stati messi da parte o erano sparpagliati tra gli alberi. Si poteva per\u00f2 ancora riconoscere che una volta qui vi era stato un insediamento di notevole importanza. Contro il dirupo si vedono ancora i resti di un<\/em> heiau <em>a 5 piani alto circa 55 m.<\/em><\/p>\n<p><em>Il sentiero, che passava vicino alle vecchie piattaforme, era quello usato secoli fa dagli Hawaiani. Non vi era spazio per un altro. Naturalmente la vegetazione era diversa ma la conformazione del terreno, che non offriva molte possibilit\u00e0 per il tracciato di un altro percorso, doveva aver cambiato molto poco. Vi erano pochi posti per campeggiare, cosicch\u00e9 quando arrivammo ad uno spiazzo di circa 6 m. sotto un grosso<\/em> kukui<em>, suggerii a Herbst che alla fine della giornata ritornassimo l\u00ec.<\/em><\/p>\n<p><em>Egli diede un&#8217;occhiata alle costruzioni in pietra l\u00ec vicino e ridacchiando disse: \u00abNon ha paura degli<\/em> akua<em>?\u00bb.<\/em>_3C/p>\n<p><em>Gli<\/em> akua <em>sono degli spiriti e dei fantasmi. Girano ovunque nell&#8217;isola, e si dice che amino frequentare le rovine delle vecchie case e degli<\/em> heiau. <em>Io avevo sempre desiderato vedere dei fantasmi e per cercarli mi ero dato parecchio da fare, ma senza successo. Dovunque li avessi cercati, nelle soffitte e nei cimiteri, nelle case stregate e nei canyon, essi non si erano mai lasciati vedere: non avevano fiducia in me.<\/em><\/p>\n<p><em>Io pensavo all&#8217;albero di Herbst, mentre continuavamo a camminare. Se egli mi avesse detto che dovevamo arrampicarci per 250 metri su per il canyon, per trovare l&#8217;albero, avrei tentato l&#8217;impossibile per riuscirvi.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi colp\u00ec il fatto che avevamo camminato per un&#8217;ora almeno ma che le lancette del mio orologio si erano mosse di poco. Sembravano bloccate alle 3,10.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abChe ora \u00e8?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abCirca le quattro e cinque\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;orologio funzionava, ma la lancetta dei secondi si muoveva appena, si spostava lentamente a circa un terzo della sua velocit\u00e0. Sembrava che impiegasse 3 o 4 minuti per fare un giro, nel quadrante. Era il migliore orologio che avessi mai avuto, un orologio elettrico d&#8217;oro azionato da una piccola pila. Era stato sempre notevolmente preciso, con l&#8217;approssimazione di uno o due secondi al giorno. L&#8217;avevo da 4 anni, e solo un mese prima, in previsione del viaggio, l&#8217;avevo fatto pulire ed era stata sostituita la pila. La batteria ha la durata di circa un anno. Spostai le lancette dell&#8217;orologio sulle quattro e cinque minuti per mettermi in regola con quello di Herbst, poi riprendemmo il cammino.<\/em><\/p>\n<p><em>Camminava avanti a me sullo stretto sentiero. Disse che l&#8217;albero avrebbe dovuto trovarsi sulla destra. Sperava che non ne sarei rimasto deluso. Proprio ora doveva aver terminato la fioritura, ed in ogni caso i fiori non erano eccezionali. Parlava come un padre orgoglioso della sua bella figlia, ma che, per amore della modestia, ci teneva a sottolineare che qualche lentiggine offuscava tanto splendore.<\/em><\/p>\n<p><em>Procedemmo ancora per circa 800 m. Herbst rallent\u00f2, sembrava perplesso ed alla fine disse: \u00abHo l&#8217;impressione che ce lo siamo lasciati alle spalle. Procediamo ancora per un po&#8217; lungo il sentiero, per esserne sicuri, e poi torniamo indietro\u00bb. In breve raggiungemmo un posto da dove si poteva discendere al ruscello. Dopo esserci seduti per alcuni minuti sui massi per riposarci e per dissetarci, egli disse: \u00abS\u00ec, lo abbiamo passato, non so come possa essere accaduto, per\u00f2 non ci sono dubbi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Girammo e ritornammo indietro per il sentiero. Non potevo fare nulla per cercare di individuare l&#8217;albero perch\u00e9 non l&#8217;avrei riconosciuto, ma Herbst mi diede una descrizione dettagliata del luogo in cui avrebbe dovuto trovarsi &#8211; il pendio, i massi, il modo con cui il terreno scendeva rapidamente sulla destra, una grossa foglia di agave caduta &#8211; ed io guardavo intorno alla ricerca di un luogo che corrispondesse a questa descrizione.<\/em><\/p>\n<p><em>Dopo pochi minuti egli si gir\u00f2 per guardarmi in viso, di nuovo sogghignando: \u00abPensate che si tratti di una di quelle cose che appaiono solo una volta in un secolo?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>In quel posto c&#8217;era una quiete profonda. Non vi era uccello che cantasse, n\u00e9 brezza che agitasse gli alberi. Udimmo una volta il belato di una capra da qualche parte sopra i dirupi, ma non si sentiva altro rumore ad eccezione di quello dei nostri passi.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNon \u00e8 distante &#8211; disse, &#8211; riconosco bene questa parte del sentiero\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi fermai per riallacciare uno dei miei stivali mentre Herbst prosegu\u00ec, gir\u00f2 un angolo e spar\u00ec dalla mia vista. Dopo un minuto riapparve con il pugno alzato: \u00abL&#8217;ho trovato\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli alberi di<\/em> Hibiscadelphus <em>si trovavano su un pendio molto scosceso ed ombreggiato, circondato da massi rocciosi.<\/em> Wiliwili <em>e<\/em> kukui <em>li sovrastavano, togliendo loro buona parte della luce solare. Herbst indic\u00f2 con la mano un particolare<\/em> Hibiscadelphus <em>e disse: \u00abQuesto \u00e8 l&#8217;albero prototipo che descriveremo nel nostro rapporto\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>I botanici, quando individuano una nuova specie, scelgono, per la descrizione, un individuo rappresentativo, un &#8216;esemplare tipo&#8217;, che possieda le caratteristiche alle quali si fa riferimento per identificare altri esemplari. Mentre ci arrampicavamo lungo il pendio in direzione dell&#8217;albero, Herbst indic\u00f2 gli altri cinque l\u00ec vicino che si trovavano in un raggio di 15 metri, circondati da alberi pi\u00f9 alti.<\/em><\/p>\n<p><em>Due erano ancora giovani e tre, che attraverso l&#8217;ombra delle foglie si spingevano verso la luce, avevano tronchi sottili. L&#8217;albero prototipo era pi\u00f9 compatto e meglio formato. Era alto circa 6 m., come gli altri esemplari di questo genere, descritti tempo fa da Joseph Rock, con un tronco di 120 mm. circa di diametro alla base. Aveva una biforcazione principale a soli 60 cm., da terra, e al disopra di quest&#8217;albero si suddivideva pi\u00f9 volte in rami collaterali come un piccolo olmo. La corteccia era liscia e grigio-scura, le foglie a forma di cuore avevano i bordi dentellati ed erano lunghe dagli 8 ai 10 cm. Erano molto distanziate, dai 12 ai 15 cm., molto decorative. Meccanicamente mi misi a contarle e quando ne ebbi spuntata qualche dozzina su un grande ramo, giudicai che su tutto l&#8217;albero ve ne dovevano essere solo 600. I fiori erano ormai tutti scomparsi. Herbst me ne mostr\u00f2 uno che aveva raccolto nella sua rima visita e che conservava in una bottiglia di un appropriato liquido: era di una forma tubolare, curvo, giallo-verde all&#8217;esterno 4 giallastro all&#8217;interno. In seguito, qualche settimana dopo il mio ritorno sul continente, Herbst invi\u00f2 le frasi introduttive della sua descrizione in latino aggiungendo: \u00abSi ricordi che il latino dei botanici \u00e8 una lingua a s\u00e9 stante\u00bb. Cos\u00ec iniziava la descrizione:<\/em> Arbores sex coronis rotundatis cinerascentibus usque 5 m. altas truncis 5-8 cm. diametro novimus. Ramuli novelli internodiis 0,5-10 cm. longis tomentulo pilorum stellatorum vestiuntur. <em>Seguiva la traduzione: \u00abConosciamo 6 alberi con chiome arrotondate grigiastre alte fino a 5 m. e tronchi di 5-8 cm. di diametro. I giovani rami con internodi di 0,5-10 cm. sono coperti di una languine di peli a forma di stella\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi sedetti su di un sasso, fissando l&#8217;albero, mentre egli cercava gli altri, andando su e gi\u00f9 per il pendio. Non sembrava che si aspettasse di trovarne degli altri e in realt\u00e0 cos\u00ec fu. Quando torn\u00f2, gli chiesi quale pensava fosse la probabile et\u00e0 dell&#8217;albero.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abImpossibile dirlo. Se dovessi arrischiare un&#8217;ipotesi direi tra 25 e 30 anni. Non li dimostra, \u00e8 vero? Non credo che i floricultori di tutto il mondo si daranno troppo da fare per diffonderlo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Sentii come se qualcuno avesse parlato male di mia figlia e cominciai, \u00abAccidenti, \u00e8&#8230;\u00bb. Poi mi accorsi che non era necessario prendere le difese dell&#8217;albero proprio con Herbst.<\/em><\/p>\n<p><em>Scendemmo per raggiungere il sentiero. La lancetta dei secondi del mio orologio si muoveva quasi impercettibilmente. L&#8217;orologio segnava le 4 e 10, ma secondo Herbst erano le 6e un quarto. Gli chiesi: \u00abPensa che i fantasmi non amino degli aggeggi come questo?\u00bb. Se fossi un vecchio<\/em> akua <em>hawaiano e qualcuno arrivasse nel mio canyon con un orologio elettrico, lo tratterei molto male. Una persona di tal fatta sarebbe capace di costruire in un luogo simile un grande h\u00f4tel tutto di plastica.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abCredo che non gradiscano genericamente apparecchi meccanici\u00bb, disse Herbst. \u00abDue volte, lo scorso anno, mentre di notte guidavo, da solo, per il colle Knudsen, l&#8217;auto si blocc\u00f2 e dovetti proseguire a piedi. Il colle Knudsen \u00e8 considerato un luogo particolarmente caro agli<\/em> akua<em>\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abPerch\u00e9 si arrest\u00f2? Mancanza di benzina? Noie all&#8217;accensione?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abSi \u00e8 bloccato, ecco tutto. Quando tornai sul luogo il giorno dopo tutto era a posto\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Herbst non crede nei fantasmi pi\u00f9 di quanto vi creda io. Lasciammo cadere l&#8217;argomento e poich\u00e9 desideravamo esplorare posti diversi nel canyon, ci separammo, stabilendo di incontrarci dopo un&#8217;ora circa, nel punto in cui avevamo bevuto l&#8217;acqua del ruscello.<\/em><\/p>\n<p><em>Al fondo degli angusti canyon la notte cade rapidamente e dal fondo le stelle si vedono prima che dalle sommit\u00e0, e fu per l&#8217;improvviso bagliore di una stella che mi resi conto di quanto si era fatto tardi. Vi era ancora un po&#8217; di luce quando raggiunsi il luogo dell&#8217;appuntamento. Herbst non c&#8217;era ancora e mi sedetti per attenderlo. Non avevo altro da fare che tagliare l&#8217;angolo di un contenitore di plastica con manzo disidratato, versarvi dell&#8217;acqua dal ruscello e lasciare amalgamare il tutto. Penso che gli<\/em> akua <em>avrebbero trovato da ridire anche su questo.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi sembrava che Herbst impiegasse un sacco di tempo a raggiungermi. Presto sarebbe stato troppo buio per camminare, ed infatti era gi\u00e0 molto buio. Allora mi ricordai che avevamo bevuto due volte e non una nel ruscello. Io mi trovavo nel cuore del canyon ed egli mi stava aspettando al suo sbocco dove ci eravamo fermati la prima volta. Avremmo dovuto essere pi\u00f9 chiari nel prendere degli accordi.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi misi in cammino per raggiungerlo, ma dopo che ebbi fatto un po&#8217; di strada lungo il sentiero, dovetti desistere. Mentre l&#8217;oscurit\u00e0 aumentava, cerai un piccolo spiazzo per riposare durante la notte. Arrivai ben presto all&#8217;albero di<\/em> Hibiscadelphus<em>, o ad un punto sul sentiero che non era molto lontano da esso, e trovai un piccolo spiazzo di 2 m. per 1, tra il sentiero ed un grande masso. Mi potevo considerare a casa.<\/em><\/p>\n<p><em>Non era ancora notte del tutto. Nella luce del crepuscolo, sul pendio sopra di me, potevo intravedere distintamente l&#8217;albero prototipo. Mangiai il manzo freddo e mi sdraiai. Mi trovavo a circa 30 cm. dal sentiero. Capre e maiali selvaggi passavano lungo il sentiero e per un momento mi preoccupai. Le capre sono timide e non pericolose, ma i maiali mi preoccupavano non poco. Mi avevano detto che, a volte, grossi cinghiali corrono dietro agli uomini, e non mi allettava molto l&#8217;idea di dovermi azzuffare, di notte, con un animale di oltre un quintale. Ma l&#8217;unica cosa da fare era di appiattirsi contro il masso, allontanandomi dal sentiero, in modo da lasciare ai maiali il maggior spazio possibile per passare.<\/em><\/p>\n<p><em>Durante la notte mi svegliai tre o quattro volte e, per abitudine, guardai il quadrante luminoso dell&#8217;orologio. Non potevo aver fiducia nelle sue indicazioni, ma camminava ancora &#8211; emetteva un leggero ronzio. A parte quell&#8217;insignificante rumore, che pu\u00f2 essere udito solo alla distanza di pochi centimetri, tutto era silenzio nel canyon. Ogni volta che mi destavo mi rendevo sempre pi\u00f9 conto della presenza dell&#8217;<\/em>Hibiscadelphus <em>sul pendio sovrastante. Potevo sentire l&#8217;intensa vitalit\u00e0 che l&#8217;albero emanava. In qualche modo si sentiva materializzata la presenza dell&#8217;albero nel buio. Potevo intuire la sua vita, nello stesso modo in cuoi, secondo quanto si dice, un cieco entrando in una camera silenziosa, \u00e8 in grado di intuire, pur senza vedere, se vi \u00e8 qualcun altro.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando vi ripenso oggi, cerco di convincermi che la verit\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra: io attribuivo all&#8217;albero una presenza soprannaturale, solo perch\u00e9 mi concentravo su di esso, il pi\u00f9 bello di soli 6 esemplari esistenti sulla terra. La specie era giunta inevitabilmente all&#8217;estinzione, dopo innumerevoli anni di evoluzione, dopo milioni di albe e tramonti ignoti. Vi \u00e8 qualche cosa di triste e di commovente nel considerare che l&#8217;ultimo essere vivente di una specie si trova con le spalle al muro. Ma la specie non morir\u00e0, poich\u00e9 Herbst ha fatto germinare i semi dell&#8217;albero e si \u00e8 personalmente preso cura delle pianticelle.<\/em><\/p>\n<p><em>Prima dell&#8217;alba due galli selvatici cominciarono a cantare a distanza. Erano stati introdotti sulle isole molto tempo fa dai Polinesiani, poi erano sfuggiti e ritornati allo stato selvaggio. Stando nella giungla avevano riacquistato la capacit\u00e0 di volare, per quanto, come i fagiani, solo di rado coprissero lunghe distanze. Questi galli sono piccoli e belli, le loro penne del collo sembrano d&#8217;oro, quelle del corpo sono grigio-acciaio con strisce ruggine, hanno le code lunghe e arcuate con penne nere e bianche. I galli si alternavano nel canto mentre il cielo cambiava colore dal grigio al rosa.<\/em><\/p>\n<p><em>Il canyon era avvolto nella bruma mattutina. Mi arrampicai sul pendio verso l&#8217;albero, afferrandomi a lui per non scivolare. Simile alla bruma, attorno a lui aleggiava un&#8217;aura magica di vita. Toccando la scorza, ebbi la sensazione che nell&#8217;albero risuonassero migliaia di piccole pulsazioni. Mi sembrava di sentire che le sue radici nel terreno si abbarbicassero a pietre sepolte, commiste alla cenere di vulcani da lungo tempo spenti, succhiando l&#8217;umidit\u00e0 che attraverso il tronco saliva alle foglie pi\u00f9 elevate per poi sperdersi nell&#8217;atmosfera.<\/em><\/p>\n<p><em>Con tutta l&#8217;anima auguravo salute all&#8217;albero. Guardai se potevo fare qualche cosa er lui. Ma non vi erano n\u00e9 liane che lo strangolavano n\u00e9 piante parassite da rimuovere., mn\u00e9 massi sul pendio che gli potessero franare addosso. Staccai dall&#8217;albero una foglia e me la misi con cura in tasca, discesi il pendio, presi il mio sacco e mi disposi a cercare Herbst.<\/em><\/p>\n<p><em>Durante la notte nessuno era passato lungo il sentiero; infatti mentre camminavo passai attraverso parecchie ragnatele fresche, e notai che talune erano cos\u00ec basse che certamente un maiale le avrebbe distrutte, se avesse percorso il sentiero. Parecchi rospi giganti si erano messi in posizione di agguato sul sentiero e di lato, in attesa della loro preda.<\/em><\/p>\n<p><em>I rospi non sono originari delle isole, ma del Messico e del Sud America. Essi vennero importati principalmente per combattere i coleotteri ew gli scarafaggi. A volte mangiano anche i millepiedi hawaiani, anche essi importati, che raggiungo la lunghezza di 180-200 mm. e che danno dei morsi di cui si conserva il ricordo anche per 13 anni.<\/em><\/p>\n<p><em>Herbst mi stava aspettando alla distanza di qualche chilometro sul ciglio del sentiero. Sapeva che, sulla via del ritorno, gli sarei dovuto passare vicino. Non si era molto preoccupato per il fatto che la sera prima non ci eravamo incontrati, anzi, scherzosamente, disse che l&#8217;aveva fatto apposta.<\/em><\/p>\n<p><em>Poich\u00e9 amavo cos\u00ec tanto la natura selvaggia, aveva pensato che, probabilmente, avevo voluto starmene da solo.<\/em><\/p>\n<p><em>Erano le 8,30 secondo l&#8217;orologio di Herbst. Il mio era indietro di 5 ore, ma sembrava che la lancetta dei secondi si muovesse di nuovo velocemente, cos\u00ec regolai l&#8217;orologio e cominciammo ad arrampicarci fuori del Canyon Waimea. Non \u00e8 una salita molto difficile, ma non favorisce la conversazione. In 4 km. si sale un dislivello circa il doppio dell&#8217;Empire State Building. Sotto il peso del bagaglio si pensa solo alle proprie gambe e il cervello va al rallentatore. Non si hanno molti problemi da risolvere salvo quello di dove mettere i piedi.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci fermammo di tanto in tanto per riposarci e dopo un paio di ore confrontammo gli orologi. Il mio andava bene, e fino ad ora \u00e8 andato bene con la stessa pila, e non ha mai sgarrato. Forse un granello di polvere si era infilato nel meccanismo frenandolo per parecchie ore, e poi se ne era andato da s\u00e9. Mentre arrancavo su per il sentiero, ero sicuro che pi\u00f9 o meno la stessa cosa si fosse verificata all&#8217;auto di Herbst, quando gli si era fermata misteriosamente durante la notte.<\/em><\/p>\n<p><em>Al termine della salita, mi girai per lanciare un ultimo sguardo in direzione dell&#8217;albero. Non potei vedere neppure l&#8217;imbocco del canyon laterale dove cresceva, ma potei avvertirne la presenza laggi\u00f9 nel fondo. Ed oggi, a 8.000 km. di distanza, la sento ancora.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 una bella pagina di divulgazione naturalistica, perch\u00e9 chi l&#8217;ha scritta non si \u00e8 limitato a una esposizione oggettiva e impersonale della scoperta dell&#8217;albero tanto caro ai botanici, ma ha saputo immettervi un soffio di accettabilissima poesia.<\/p>\n<p>Nella descrizione del misterioso bosco notturno, in particolare, e delle strane, inesprimibili emozione provate dall&#8217;Autore in fondo ad un canyon selvaggio, scavato nei fianchi di una montagna vulcanica dell&#8217;Oceano Pacifico, a pochi metri da un albero unico al mondo che \u00e8, al tempo stesso, una sorta di fossile vivente emerso da lontane epoche geologiche, si sente che il Mistero batte alle porte della razionalit\u00e0 occidentale. Quei guasti al motore dell&#8217;automobile, quel rallentamento delle lancette dell&#8217;orologio parlano una lingua diversa da quella della vita ordinaria in una civilt\u00e0 altamente tecnologica. Una lingua simbolica e ancestrale, la stessa nella quale sono stati eretti i vetusti templi delle divinit\u00e0 polinesiane e gli idoli in pietra e in legno che adornano le rocce scoscese di una natura ancora suggestivamente aurorale.<\/p>\n<p>Quella che Robert Wallace ci ha descritto, sotto le spoglie di un resoconto di tipo scientifico, \u00e8 n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno una esperienza di tipo mistico. Egli ne \u00e8 perfettamente consapevole, dal momento che ha voluto premettere a questo capitolo del suo libro una citazione da <em>The Open Mind<\/em> di J. Robert Oppenheimer:<\/p>\n<p><em>Descrivere un&#8217;esperienza mistica a chi non ha la pi\u00f9 pallida idea di qualcosa di questo genere \u00e8 altrettanto difficile che dover raccontare che cosa si prova quando si scopre qualcosa di nuovo sul mondo in cui viviamo.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora oggi, nell&#8217;era dei missili e dell&#8217;informatica, le Isole Hawaii restano, nell&#8217;immaginario occidentale, come un intatto Paradiso della natura tropicale, ove la civilt\u00e0 non \u00e8 giunta<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30160,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[47],"tags":[92],"class_list":["post-29300","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geografia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-geografia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29300","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29300"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29300\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30160"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29300"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29300"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29300"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}