{"id":29285,"date":"2018-03-24T12:29:00","date_gmt":"2018-03-24T12:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/24\/tutto-e-spirito-e-lo-spazio-e-unillusione\/"},"modified":"2018-03-24T12:29:00","modified_gmt":"2018-03-24T12:29:00","slug":"tutto-e-spirito-e-lo-spazio-e-unillusione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/24\/tutto-e-spirito-e-lo-spazio-e-unillusione\/","title":{"rendered":"Tutto \u00e8 spirito e lo spazio \u00e8 un&#8217;illusione"},"content":{"rendered":"<p>Secondo Cartesio, l&#8217;intera realt\u00e0 si presenta sotto due categorie fondamentali, il pensiero e l&#8217;estensione. La <em>res cogitans<\/em>, di natura psichica, \u00e8 inestesa, libera e consapevole; la <em>res extensa<\/em>, di natura fisica, \u00e8 estesa, limitata e inconsapevole.<\/p>\n<p>Locke, meno di un secolo dopo di lui, non \u00e8 pi\u00f9 interessato a cosa sia la realt\u00e0 in se stessa, ma a cosa la mente umana possa comprendere della realt\u00e0, e trova che nella mente umana vi sono le idee, intese come contenuti concreti o dati dell&#8217;esperienza, e che tutte le idee derivano dall&#8217;esperienza, e nulla vi \u00e8 in essa di anteriore alla nascita, nulla cio\u00e8 che sia innato. Nel suo empirismo radicale, egli per\u00f2 distingue le idee di sensazione, che derivano dalla realt\u00e0 esterna, e le idee di riflessione, che derivano dalla realt\u00e0 interna. Inoltre, le idee possono essere distinte in semplici, quelle, cio\u00e8, non suscettibili di essere scomposte in altre idee, ma che, a differenza delle idee chiare e distinte di Cartesio, non sono di per s\u00e9 &quot;vere&quot;, nel senso che non hanno un <em>contenuto di verit\u00e0<\/em>, ma sono, semplicemente, dei dati presenti alla mente umana; e le idee complesse, nelle quali la nostra mente non \u00e8 pi\u00f9 un soggetto passivo, ma attivo, poich\u00e9 \u00e8 essa che le combina, le collega e le confronta. Sono idee semplici le idee di qualit\u00e0 primarie: l&#8217;estensione, la figura, il moto; sono idee semplici, ma di qualit\u00e0 secondarie, colori, suoni, sapori, odori, eccetera. Le une sono oggettive, le altre sono soggettive. Le idee complesse sono quelle riguardanti i modi (il numero, la bellezza, eccetera) e le sostanze. Le sostanze, a loro volta, non sono, come pensava Cartesio, quelle legate al pensiero e all&#8217;estensione, perch\u00e9 la sostanza non \u00e8 una realt\u00e0 metafisica, ma semplicemente una concomitanza di idee semplici, come la solidit\u00e0 e l&#8217;estensione, a torto sostanzializzate come <em>estensione<\/em>; oppure come il volere, lo scegliere, a torto sostanzializzate come <em>pensiero<\/em>.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, se per Cartesio l&#8217;estensione \u00e8 un attributo della sostanza, mentre per Locke \u00e8 una combinazione di idee semplici che ci inducono a inferire, ma a torto, l&#8217;idea di una realt\u00e0 chiamata &quot;sostanza&quot;, della quale non abbiamo, in effetti, alcuna idea chiara e distinta, per entrambi, nondimeno, l&#8217;estensione \u00e8 qualcosa di evidente, sia che faccia parte di una realt\u00e0 oggettiva, sia che si trovi nella nostra mente, come una realt\u00e0 soggettiva. Lo spazio, per entrambi, \u00e8 qualche cosa che si pu\u00f2 definire come estensione: se una cosa possiede una estensione, allora esiste, ed esiste nello spazio, salvo poi vedere se tale spazio si trova all&#8217;esterno o all&#8217;interno della nostra mente. Il razionalista Cartesio e l&#8217;empirista Locke sono d&#8217;accordo almeno su questo: pu\u00f2 sembrare poco, e invece \u00e8 molto, perch\u00e9 gran parte della nostra concezione del reale si basa su ci\u00f2 che noi pensiamo riguardo all&#8217;estensione, e dunque all&#8217;idea di spazio. In particolare, noi pensiamo che i corpi esistono in senso fisico, o anche in senso mentale, se hanno una estensione; perch\u00e9 dire &quot;corpo&quot;, per noi, equivale, pi\u00f9 o meno, a dire &quot;spazio&quot;. E ci\u00f2 sebbene gi\u00e0 Hegel avesse osservato che la <em>qualit\u00e0<\/em> \u00e8 la pi\u00f9 &quot;povera&quot; delle categorie, perfino pi\u00f9 povera della <em>quantit\u00e0<\/em>, essendo troppo mutevole, astratta e, perci\u00f2, in definitiva inutilizzabile per la conoscenza del reale. Siamo sicuri di sapere che cosa sia un corpo? Perch\u00e9 il fatto che la cultura moderna sia dominata da un greve materialismo di matrice positivista, forse fa velo alla mancanza di una approfondita riflessione su ci\u00f2 che viene considerato auto-evidente, come l&#8217;esistenza e la natura dei corpi, e magari non lo \u00e8. Ora, noi pensiamo di sapere che un corpo \u00e8 un ente che possiede una estensione e, possibilmente, una solidit\u00e0 (con l&#8217;eccezione dei corpi solamente pensati, come quelli visti in sogno, o immaginati nella fantasia, oppure evocati nel ricordo mediante la facolt\u00e0 della memoria). Ma ne siamo proprio certi? Tutta la nostra convinzione si basa su una apparenza di auto-evidenza, che \u00e8, in ultima analisi, di origine cartesiana: come ci appare evidente che ci\u00f2 che pensa, esiste, cos\u00ec ci appare evidente che ci\u00f2 che ha una realt\u00e0 fisica, possiede anche, per ci\u00f2 stesso, una estensione. E se, invece, cos\u00ec non fosse?<br \/>\nSe la nostra idea di corpo come qualcosa che \u00e8 definita dall&#8217;avere una estensione, poggiasse sul vuoto, e su quel vuoto noi l&#8217;avessimo conservata come parte del nostro bagaglio intellettuale, senza mai sottoporla realmente a verifica?<\/p>\n<p>Ecco cosa scriveva, qualcosa come centocinquanta anni fa, un grande scienziato che \u00e8 stato anche un grande cristiano e un grande santo, Francesco Fa\u00e0 di Bruno, in un piccolo, aureo libro intitolato <em>Piccolo omaggio della scienza alla divina Eucaristia<\/em>, del 1872 (da: F. Fa\u00e0 di Bruno, <em>Uno scienziato dinanzi al&#8217;Eucaristia<\/em>, Torino, Marietti, 1960, pp. 63-67):<\/p>\n<p><em>1. La materia quale si presenta a un primo aspetto nei corpi non \u00e8 dappertutto continua; ch\u00e9, ove lo fosse, i fenomeni di compressibilit\u00e0, di dilatabilit\u00e0, i moti vibratori delle molecole ecc., sarebbero inesplicabili.<\/em><\/p>\n<p><em>2. Se la materia, continua, estesa, nel senso cartesiano, esiste, essa non pu\u00f2 trovarsi che nei cos\u00ec detti atomi. Che se non \u00e8 tale in essi, noi ci riserviamo sempre a chiamare &quot;atomo&quot; quella porzione di corpo in cui essa lo sar\u00e0, cio\u00e8, quella in cui pi\u00f9 non esister\u00e0 nessun vacuo: e lo denomineremo, per fissare un momento le idee, &quot;atomo cartesiano&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>3. Gli atomi, a cui arriva la scienza, sono gi\u00e0 per s\u00e9 stessi piccolissimi, di un&#8217;esiguit\u00e0 inconcepibile, per cui poco potrebbe valere al filosofo il considerarli come punti matematici. Ed infatti la fisica razionale, solo ammettendo che questi siano come tanti centri attivi di forze, arriva a spiegare tutti i fenomeni ottici, calorifici ed elettrici.<\/em><\/p>\n<p><em>4. Qualunque sia il concetto che taluno pu\u00f2 avere sugli atomi, nessun fenomeno \u00e8 esplicabile se non si ammettono, associati o no agli atomi cartesiani, dei centri di forze.<\/em><\/p>\n<p><em>Prendiamo dunque a considerare uno di questi atomi, in cui la materia \u00e8 per ipotesi continua; ci\u00f2 che si dir\u00e0 di uno varr\u00e0 per tutti.<\/em><\/p>\n<p><em>Ed anzitutto siccome l&#8217;atomo cartesiano non pu\u00f2 avere nessuna attivit\u00e0 propria, siccome d&#8217;altra parte \u00e8 pur necessario ammettere centri di forze, a men dire bisogna concedere che gli atomi cartesiani siano inutili. E se inutili, perch\u00e9 mai sarebbero? Forse perch\u00e9 dessi servono come luogo di rifugio per noi all&#8217;idea di estensione, di spazio continuamente occupato da un non so che, chiamato materia, baster\u00e0 il reputarli necessari, veramente esistenti? Solamente badando a questi riflessi, il sano filosofo non dovrebbe pi\u00f9 esitare tra gli atomi-materia e gli atomi-forza: perch\u00e9 i primi soli non spiegano nulla; i secondi, con o senza i primi, spiegano tutto.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma andiamo innanzi e dichiariamo una volta per tutte che L&#8217;ATOMO CARTESIANO NON PU\u00d2 ESISTERE. Sia A questo atomo. La materia di questo atomo ha certo la sua sostanza. Se questa \u00e8 incorporea, indivisibile, insomma non \u00e8 ci\u00f2 che comunemente intendesi per materia, la questione \u00e8 risolta: questo ente indivisibile, sostanza della materia, \u00e8 il nostro atomo appunto che cerchiamo, cui nulla pi\u00f9 osta di supporre applicata una dote propria di attivit\u00e0. Che se la sostanza di A \u00e8 pur materia, allora io suppongo tagliato l&#8217;atomo A con un piano un due parti B + C = A; ed osservo dapprima, e per ogni altra volta, che qualunque sia la divisione deve esservi la sostanza materia tanto in B come in C; poich\u00e9 in ambe le parti vi \u00e8 materia. Di B facciamo altre due parti, D, E; in ognuna ci sar\u00e0 ancora la sostanza materia. Proseguiamo sempre in questo modo all&#8217;infinito. Terminer\u00e0 questa divisione, cio\u00e8, si avr\u00e0 una parte zero? Impossibile; perch\u00e9 dovrebbe esserlo l&#8217;antecedente. Se non termina, bisogna conceder che la sostanza materia deve trovarsi in una tal parte prossima a &quot;zero&quot; quanto si voglia. E questo equivale a dire che non esiste: poich\u00e9 suddividendo PUR SEMPRE PER UN TEMPO INFINITO non per questo la si trover\u00e0 giammai. Ne succederebbe ancora questo altro assurdo, che in uno spazietto limitato sarebbero contenute parti in numero infinto, essendo la divisione illimitata. Ora il numero infinito non esiste: la stessa idea di &quot;numero&quot; che &quot;numera&quot; contraddice all&#8217;idea d&#8217;infinito che si vorrebbe annettervi; e poi aggiungasi che ad un numero, per quanto grandissimo, se &quot;numero&quot;, si pu\u00f2 ancora addizionare un altro numero: e perci\u00f2 l&#8217;infinito &quot;numero&quot; non \u00e8 ancora l&#8217;infinito, piuttosto una chimera.<\/em><\/p>\n<p><em>La sostanza dell&#8217;atomo materia dunque non esiste a meno di essere INDIVISIBILE.<\/em><\/p>\n<p><em>Se essa dunque \u00e8 indivisibile, l&#8217;ATOMO FORZA, il centro attivo, \u00e8 il solo elemento costitutivo dei corpi che possa ragionevolmente ammettersi. Ed eccoci arrivati a quella sostanza, la quale appunto perch\u00e9 sostanza &quot;deve, secondo un celebre assioma di s. Tommaso, potersi percepire solo coll&#8217;intelletto e non coi sensi&quot; (Summa Th., III, q. 76, a. 7 c). IN CONCLUSIONE DUNQUE L&#8217;ESTENSIONE NON \u00c8 UN PRINCIPIO ESSENZIALE DEI CORPI. Essa \u00e8 solo una propriet\u00e0 naturale derivante da un loro principio essenziale, cui non pu\u00f2 nemmeno rappresentare se non per mezzo della forma cui si congiunge, a guisa d&#8217;un seme, il quale, sebbene contenga in s\u00e9 virtualmente l&#8217;albero, non \u00e8 per\u00f2 capace di riprodurlo se non per mezzo del calore, dell&#8217;umidit\u00e0 ecc.<\/em><\/p>\n<p>Difficile, molto difficile impugnare questa lucida, serratissima argomentazione di Francesco Fa\u00e0 di Bruno; pressoch\u00e9 impossibile smentirla. La conclusione \u00e8 chiara: non \u00e8 vero che l&#8217;estensione \u00e8 una qualit\u00e0 inerente ai corpi; non \u00e8 vero che un corpo, per essere tale, deve occupare uno spazio. Ma questo, al contrario, \u00e8 ci\u00f2 che abbiamo sempre pensato: la nostra cultura, il nostro stesso orizzonte mentale, si fondano sul presupposto che i corpi hanno una estensione, che occupano uno spazio; se viene a cadere questa certezza, con che cosa la potremo sostituire? Come si definisce un corpo, se non per mezzo della qualit\u00e0 &quot;estensione&quot;? La forma? Ma \u00e8 mutevole: ogni corpo pu\u00f2 essere ristretto o esteso, mediante una pressione adeguata; anche i corpi pi\u00f9 compatti e resistenti, per esempio mediante un temperatura che li porti allo stato di fusione. La solidit\u00e0? \u00c8 variabile: dipende, anch&#8217;essa, dalla pressione e dalla temperatura: sotto l&#8217;azione di una certa pressione e di una certa temperatura, i corpi solidi diventano liquidi, o gassosi, o viceversa. Il colore? Ma anch&#8217;esso \u00e8 mutevole: nel corso della sua &quot;vita&quot;, per esempio, una stella passa attraverso lo spettro luminoso, che va dal bianco, all&#8217;azzurro, al giallo, all&#8217;arancio, al rosso; senza contare la difficolt\u00e0 di stabilire un sistema oggettivo per definirlo: basti pensare al problema del daltonismo. Evidentemente, dobbiamo rivedere la definizione di ci\u00f2 che \u00e8 un corpo. Alla luce del ragionamento di Fa\u00e0 di Bruno sulla divisibilit\u00e0 dello spazio all&#8217;infinito, e accogliendo la sua ipotesi, formulata con straordinario anticipo rispetto alla fisica contemporanea, da Einstein in poi, possiamo asserire che un corpo \u00e8 essenzialmente un nodo di energia. L&#8217;energia si pu\u00f2 manifestare in forma visibile, come nel caso di un organismo vivente, o essere racchiusa allo stato potenziale, come in un cristallo, ma \u00e8 sempre fondamentalmente la stessa cosa: la capacit\u00e0 che possiede un corpo, o un sistema fisico, di compiere lavoro, indipendentemente dal fatto <em>pratico<\/em> che quel lavoro sia svolto oppure no. Ora, come \u00e8 noto, per la fisica si dice lavoro una certa quantit\u00e0 di energia che viene scambiata fra due sistemi, allorch\u00e9 l&#8217;oggetto subisce uno spostamento.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, a una visione statica dei corpi, e quindi della realt\u00e0 fisica, subentra una visione dinamica: se l&#8217;attributo fondamentale dei corpi \u00e8 l&#8217;energia, e se l&#8217;energia \u00e8 la capacit\u00e0 di compiere un lavoro, il quale si esplica mediante uno spostamento, ci\u00f2 significa che tutto \u00e8 perpetuamente in movimento e che non esistono corpi in quiete, per quanto ci\u00f2 possa apparire ad uno sguardo superficiale. Di fatto, la quiete non esiste: e perfino le montagne, che paiono la cosa pi\u00f9 stabile di tutte, sono soggette a innumerevoli processi di spostamento, vuoi per l&#8217;azione di immani forze tettoniche, che sollevano la superficie terrestre e vi formano delle pieghe, vuoi per l&#8217;azione degli agenti atmosferici, che modificano e livellano, nell&#8217;arco delle ere geologiche, le superfici di qualunque paesaggio terrestre. Il movimento riguarda, come si \u00e8 accennato, anche i corpi celesti, le stelle, i pianeti, le nebulose, le galassie. D&#8217;altra parte, se i corpi sono una concentrazione di energia nello spazio, che cos&#8217;\u00e8 lo spazio? Credevamo di sapere che lo spazio \u00e8 ci\u00f2 che caratterizza un corpo; anche il cosiddetto spazio vuoto, credevamo di sapere che \u00e8 una certa quantit\u00e0 di atomi di azoto (78%), ossigeno (21%) e argon (1%), pi\u00f9 altri gas e una certa quantit\u00e0 di vapore acqueo, i quali prendono la forma del &quot;contenitore&quot; in cui si trovano, che si tratti di una stanza chiusa oppure dell&#8217;atmosfera di un pianeta. Ma se lo spazio non esiste, ma esiste solo l&#8217;energia, allora lo spazio fisico \u00e8 un&#8217;illusione e i corpi stessi, considerati come sussistenti nello spazio e occupanti uno spazio, sono illusori. Cominciamo a questo punto a intravedere un&#8217;altra realt\u00e0, quella di cui ci parla, da sempre, la religione, ma che noi, imbottiti di presunzione scientista, avevamo pi\u00f9 o meno relegato tra le favole dell&#8217;infanzia: non esiste una netta linea di separazione fra la dimensione che consideriamo &quot;fisica&quot; e quella spirituale. E questo non nel senso che l&#8217;anima e gli enti spirituali siano fatti di atomi-energia, come pensano i materialisti, da Democrito a Epicuro ad oggi, ma nel senso che la materia-energia \u00e8 solo l&#8217;involucro, labile e ingannevole, dello spirito. <em>\u00c8 lo Spirito che d\u00e0 la vita, la carne non giova a nulla<\/em> (<em>Gv<\/em>. 6, 63).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo Cartesio, l&#8217;intera realt\u00e0 si presenta sotto due categorie fondamentali, il pensiero e l&#8217;estensione. La res cogitans, di natura psichica, \u00e8 inestesa, libera e consapevole; la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[232],"class_list":["post-29285","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-renato-cartesio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29285","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29285"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29285\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29285"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29285"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29285"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}