{"id":29277,"date":"2016-07-19T03:42:00","date_gmt":"2016-07-19T03:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/19\/tutte-le-fedi-portano-a-dio\/"},"modified":"2016-07-19T03:42:00","modified_gmt":"2016-07-19T03:42:00","slug":"tutte-le-fedi-portano-a-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/19\/tutte-le-fedi-portano-a-dio\/","title":{"rendered":"Tutte le fedi portano a Dio?"},"content":{"rendered":"<p>Due espressioni son venute di gran moda, nella cultura cattolica e nella Chiesa stessa, dopo il Concilio Vaticano II: ecumenismo e dialogo inter-religioso. Belle espressioni; suonano bene. Ma che cosa significano, esattamente? Certo non possono e non devono equivalere ad un&#8217;altra espressione, passata di moda proprio in quegli anni, ma ben presente nei manuali di teologia e di catechetica fino a quel momento: indifferentismo religioso. Indifferentismo, non nel senso di un sentimento d&#8217;indifferenza, ma nel senso che tutte le fedi e tutte le religioni andrebbero bene, non ha importanza quale si segua, tanto conducono tutte alla stessa meta, cio\u00e8 a Dio, infallibilmente, magari dopo un percorso pi\u00f9 lungo o pi\u00f9 breve.<\/p>\n<p>In particolare, \u00e8 stata la dichiarazione <em>Nostra aetate<\/em>, che rappresenta uno dei documenti pi\u00f9 importanti del Vaticano II, pubblicata il 28 ottobre 1965 dal pontefice Paolo VI, a promuovere la nuova impostazione &quot;dialogante&quot; nei confronti delle altre religioni, specialmente dell&#8217;islamismo, per il quale si proclamava stima e rispetto, e per il giudaismo, nei cui confronti si riconosceva un vincolo originario, impossibile da sottovalutare. Nella <em>Nostra aetate<\/em>, dunque, si riconosceva il ruolo positivo svolto da tali religioni e si proclamava che la Chiesa riconosceva quanto in esse vi era di giusto e di buono; esortava inoltre tutti gli uomini alla fratellanza e alla solidariet\u00e0, in quanto figli di Dio. Ma il Dio dei cristiani \u00e8 davvero <em>lo stesso<\/em> delle altre fedi?<\/p>\n<p>Ahim\u00e8, si lasciava nell&#8217;ombra, avvolta in una certa ambiguit\u00e0, la questione centrale: vi \u00e8 salvezza fuori della Chiesa? Perch\u00e9 il magistero aveva sempre affermato che solo nella Chiesa cattolica vi \u00e8 la Verit\u00e0 integrale di Dio, nella persona del Figlio che si \u00e8 fatto uomo, e la cui presenza si rinnova incessantemente nel Sacrificio eucaristico, nonch\u00e9 nell&#8217;opera consolatrice e illuminante dello Spirito Santo, che \u00e8 Spirito di Verit\u00e0 e di Vita. La domanda, pertanto, a partire da quel momento, divenne questa: \u00e8 cambiato qualcosa, nella dottrina cattolica? La Chiesa ammette che ci si pu\u00f2 salvare anche attraverso altri messaggi religiosi? Tutte le strade portano a Dio, indipendentemente dal Vangelo di Ges\u00f9, custodito e tramandato dalla Chiesa cattolica?<\/p>\n<p>Pio XI, con l&#8217;enciclica <em>Mortalium animos<\/em>, del 6 gennaio 1928, era stato chiarissimo su questo punto: non solo aveva ribadito che la Verit\u00e0 e la salvezza sono solo nel Vangelo di Ges\u00f9 e nella Chiesa da lui istituita, ma aveva anche messo in guardia contro le illusioni dell&#8217;ecumenismo e aveva formalmente vietato ai cattolici di partecipare ad incontri di tipo ecumenico con i rappresentanti delle altre confessioni cristiane. Ora, se ci\u00f2 era vero nei confronti dei protestanti e degli ortodossi, a maggior ragione doveva esserlo nei confronti delle religioni non cristiane. E ci\u00f2 pur lasciando a Dio, e a Dio solo, la scienza di ci\u00f2 che, alle menti degli uomini, appare come un fitto, impenetrabile mistero: quello della salvezza<\/p>\n<p>Si badi che il problema era assai antico: in pratica, era un dubbio che tormentava l&#8217;animo dei cristiani fin dagli inizi della storia della Chiesa. Dante Alighieri se ne fa direttamente interprete, in quei versi del canto XIX del Paradiso (67-114), nei quali il sommo poeta rivolge, appunto, all&#8217;Aquila, lo scomodo interrogativo:<\/p>\n<p><em>Assai t&#8217;\u00e8 mo aperta la latebra \/ che t&#8217;ascondeva la giustizia viva, \/ di che facei question cotanto crebra; \/\/ ch\u00e9 tu dicevi: &#8220;Un uom nasce a la riva \/ de l&#8217;Indo, e quivi non \u00e8 chi ragioni\u00a0\/ di Cristo n\u00e9 chi legga n\u00e9 chi scriva; \/\/ e tutti suoi voleri e atti buoni\u00a0\/ sono, quanto ragione umana vede,\u00a0\/sanza peccato in vita o in sermoni. \/\/ Muore non battezzato e sanza fede:\u00a0\/ ov&#8217; \u00e8 questa giustizia che &#8216;l condanna?\u00a0\/ ov&#8217; \u00e8 la colpa sua, se ei non crede?&quot;. \/\/ Or tu chi se&#8217;, che vuo&#8217; sedere a scranna,\u00a0\/<br \/>\nper giudicar di lungi mille miglia\u00a0\/ con la veduta corta d&#8217;una spanna? \/ Certo a colui che meco s&#8217;assottiglia,\u00a0\/se la Scrittura sovra voi non fosse,\u00a0\/ da dubitar sarebbe a maraviglia. \/\/ Oh terreni animali! oh menti grosse!\u00a0\/ La prima volont\u00e0, ch&#8217;\u00e8 da s\u00e9 buona,\u00a0\/ da s\u00e9, ch&#8217;\u00e8 sommo ben, mai non si mosse. \/\/ Cotanto \u00e8 giusto quanto a lei consuona:\u00a0\/ nullo creato bene a s\u00e9 la tira,\u00a0\/ ma essa, rad\u00efando, lui cagiona\u00bb. \/\/ Quale sovresso il nido si rigira\u00a0\/ poi c&#8217;ha pasciuti la cicogna i figli,\u00a0\/ e come quel ch&#8217;\u00e8 pasto la rimira; \/\/ cotal si fece, e s\u00ec lev\u00e4i i cigli,\u00a0\/ la benedetta imagine, che l&#8217;ali\u00a0\/ movea sospinte da tanti consigli. \/\/ Roteando cantava, e dicea: \u00abQuali\u00a0\/ son le mie note a te, che non le &#8216;ntendi,\u00a0\/ tal \u00e8 il giudicio etterno a voi mortali\u00bb. \/\/ Poi si quetaro quei lucenti incendi\u00a0\/ de lo Spirito Santo ancor nel segno\u00a0\/ che fe&#8217; i Romani al mondo reverendi, \/\/ esso ricominci\u00f2: \u00abA questo regno\u00a0\/ non sal\u00ec mai chi non credette &#8216;n Cristo,\u00a0\/ n\u00e9 pria n\u00e9 poi ch&#8217;el si chiavasse al legno. \/\/ Ma vedi: molti gridan &#8220;Cristo, Cristo!&quot;,\u00a0\/che saranno in giudicio assai men\u00a0prope\u00a0\/ a lui, che tal che non conosce Cristo; \/\/ e tai Cristian danner\u00e0 l&#8217;Et\u00ef\u00f2pe,\u00a0\/ quando si partiranno i due collegi,\u00a0\/ l&#8217;uno in etterno ricco e l&#8217;altro in\u00f2pe. \/\/ Che poran dir li Perse a&#8217; vostri regi<\/em>,\u00a0\/ come vedranno quel volume aperto \/ \u00a0nel qual si scrivon tutti suoi dispregi? \/\/<\/p>\n<p>Come si vede, fin dal Medioevo il pensiero teologico cristiano negava che la conoscenza del Vangelo porti automaticamente alla salvezza dell&#8217;anima, cos\u00ec come non escludeva che Dio, nella sua infinita sapienza e misericordia, possa salvare anche chi non lo ha ricevuto (non, per\u00f2, chi lo ha ricevuto, ma lo ha rifiutato, o ignorato: e, su ci\u00f2, \u00e8 gi\u00e0 sufficientemente chiara la <em>Lettera ai Romani<\/em> di San Paolo, qualora non bastassero le stesse esplicite affermazioni di Ges\u00f9, contenute nei quattro Vangeli). Una cosa, tuttavia, \u00e8 negare che la conoscenza della Verit\u00e0 cristiana sia sufficiente, di per s\u00e9, alla salvezza dell&#8217;anima, e un&#8217;altra cosa, e ben diversa, sarebbe affermare, o anche solo lasciar intendere, che qualsiasi religione va bene per giungere alla verit\u00e0 e per essere salvi e che, pertanto, non vi sia alcuna differenza sostanziale fra il Vangelo e i messaggi delle atre religioni. Se fosse cos\u00ec, ci troveremmo in presenza di un vero e proprio indifferentismo religioso. \u00c8 questo che intendevano dire, i Padri del Concilio Vaticano II? \u00c8 questo che pensa la Chiesa, oggi, e che insegna attraverso il suo Magistero?<\/p>\n<p>Molto opportunamente, a proposito dei due Sinodi sulla famiglia del 2014 e del 2015 (ma il discorso si pu\u00f2 applicare anche ad altri documenti), Federico Catani ha fatto notare l&#8217;uso surrettizio di &quot;parole talismaniche&quot; (l&#8217;espressione \u00e8 dello studioso Guido Vignelli, che, a sua volta, si rif\u00e0 al brasiliano Plinio Corr\u00eaa de Oliveira) con le quali si veicola una nuova pastorale, tendente a mutare la mentalit\u00e0 dei fedeli, pur senza aperte rotture con il passato, nondimeno operando uno slittamento di significato rispetto all&#8217;uso originale della parole stesse. Si pensi, per essere pi\u00f9 chiari, all&#8217;abuso della stessa espressione &quot;pastorale&quot;: adoperandola in maniera ambigua e scivolosa, \u00e8 possibile servirsene per operare un vero e proprio &quot;trasbordo ideologico inavvertito&quot;. In altre parole, dopo aver sentito adoperare una &quot;parola talismanica&quot; in maniera insistente e quasi ossessiva, si finisce per introiettare una sensibilit\u00e0 nuova e per trovarsi fra le mani non solo delle parole, ma dei concetti, che non hanno alcuna continuit\u00e0 con il Magistero e con la fede cattolica; dei concetti modernisti abilmente travestiti e mimetizzati, al punto che non ci si \u00e8 accorti per tempo di quel che stava accadendo e non si \u00e8 reagito in maniera pronta e decisa finch\u00e9 c&#8217;erano il tempo e il modo per farlo. E questa, sia detto fra parentesi, \u00e8 proprio la situazione che si sta creando con il pontificato di Francesco, e in modo particolare con l&#8217;esortazione apostolica <em>Amoris laetitia<\/em>, a proposto della cui interpretazione regna la pi\u00f9 grande confusione, cos\u00ec come, del resto, a proposito di una serie di interviste e prediche tenute dal pontefice. Ed \u00e8 una confusione della quale egli non sembra minimamente preoccuparsi, visto che si guarda bene dal chiarire i frequenti malintesi e continua, piuttosto, a far piovere sulla testa dei fedeli una quantit\u00e0 impressionante di esternazioni, per la maggior parte a braccio, alcune delle quali hanno un sapore sconcertante e, per dirla tutta, quasi blasfemo: come quando dice (durante la S. Messa del 15 marzo 2016) che <em>Ges\u00f9 si \u00e8 fatto peccato<\/em>.<\/p>\n<p>Ma ecco che cosa scriveva, a proposito dell&#8217;indifferentismo confessionale, il teologo Giovanni Battista Guzzetti (nato a Turate, in provincia di Como, nel 1912 e spentosi a Milano nel 1996), soltanto pochi anni prima del Concilio Vaticano II, nel suo <em>Manuale di predicazione per i Vangeli domenicali e festivi<\/em> (Torino, Marietti, 1956, pp. 538-539):<\/p>\n<p><em>L&#8217;INDIFFERENTISMO CONFESSIONALE. Vi sono masse di uomini del mondo civile occidentale che credono in Dio e si dichiarano ossequienti alla religione e alla morale, ma ritengono inezie le divisioni confessionali. Come tutte le strade portano a Roma, essi dicono, cos\u00ec tutte le fedi possono condurre a Dio. Cosa pu\u00f2 importare a Dio del modo con cui gli uomini vanno a lui? Altrimenti si tornerebbe alle arcaiche posizioni d&#8217;intolleranza e di lotta religiosa.<\/em><\/p>\n<p><em>LA PAROLA DI GES\u00d9. L&#8217;ipotesi astratta che Dio possa essere indifferente alle varie forme religiose, salvo magari la condizione che non contengano riti immorali, non \u00e8 assurda. Si tratta di vedere se \u00e8 storicamente reale.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 evidente che tale indifferenza o meno dipende dalla sua onnipotenza e sapienza, essendo tutte le creature sgorgate da Lui e assolutamente dipendenti da Lui. Ora Cristo ha dichiarato solennemente il contrario e ai suddetti indifferenti non resta dunque che inchinarsi alla divina positiva volont\u00e0, sotto pena di trasformare il loro preteso ossequio in ribellione e oltraggio supremo. &quot;Chi crede e si fa battezzare si salver\u00e0; chi non crede sar\u00e0 condannato&quot; (Mc. 16, 16). Il comando \u00e8 perentorio. Si tratta della religione rivelata da Ges\u00f9: religione dell&#8217;amore, della unione intima cin Lui, fino a diventare a Lui innestati come i tralci alla vite (Gv. 15, 5). Il perch\u00e9 \u00e8 detto nel tratto evangelico [&#8230;]: &quot;Il Padre stesso vi ama, perch\u00e9 voi avete amato me e avete creduto che io provenga da Dio [Gv. 16, 27]. L&#8217;adesione amorosa di Ges\u00f9 \u00e8 dunque la condizione per essere accolti nell&#8217;abbraccio amoroso e salvifico del Padre. Ed evidentemente non si tratta di un amore a Cristo platonico, perch\u00e9 poco prima Ges\u00f9 aveva detto: &quot;Se mi amate osservate i miei comandamenti&quot; (Gv. 14, 15). N\u00e9 si dimentichi che Egli disse anche: &quot;Chi non \u00e8 con me, \u00e8 contro di me; e chi non raduna con me disperde&quot; (Mt 12, 30).<\/em><\/p>\n<p><em>Dopo queste esplicite dichiarazioni divine non vi sono pi\u00f9 discussioni da fare e l&#8217;indifferentismo confessionale, sia teoretico, sia pratico, non pu\u00f2 spiegarsi che col menzognero intento (che i protagonisti stessi forse non hanno il coraggio di confessare a se stessi) di conciliare l&#8217;ossequio astratto a Dio col pratico accontenta mento dei propri capricci.<\/em><\/p>\n<p><em>INDIFFERENTISMO E CATTOLICESIMO. Alla stessa conseguenza di arriva analizzando il contenuto del cristianesimo, nella sua integrale trasmissione cattolica. Se si fosse trattato di un generico invito morale, predicato magari da un grande santo in nome di Dio, si sarebbe potuto discutere sulla sua forza impegnativa. Ma \u00e8 possibile non ritenersi assolutamente impegnati quando il Messia \u00e8 lo stesso Verbo eterno incarnato? E quando all&#8217;apice dei sacri riti ha posto l&#8217;Eucaristia, in cui Egli si rende realmente presente come vivo cibo dell&#8217;anima? \u00c8 tanto poco indifferente essere o no cattolici, quanto a quello stia essere pane o essere Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>Qualsiasi indifferentismo confessionale cade, davanti all&#8217;enorme grandezza dei dogmi cattolici.<\/em><\/p>\n<p>Ecco: a questo hanno portato il cristianesimo, certi teologi &quot;cattolici&quot; alla Hans K\u00fcng, o alla Enzo Bianchi, per non parlare dei Vito Mancuso (che non si possono ritenere affatto cattolici): a ridurre il Vangelo ad una generica esortazione morale, e Ges\u00f9 Cristo, alle dimensioni di un santo uomo che predicava alcune norme di saggezza e di bont\u00e0. Non Dio fatto uomo; non la Via, la Verit\u00e0 e la Vita, per usare le parole di Giovanni, ma un semplice profeta, uno fra i tanti. Morto e nemmeno risorto; morto, come muoiono tutti. E, una volta operata questa drastica riduzione del cristianesimo, questa umanizzazione di Cristo, questo restringimento del significato della sua venuta, \u00e8 una logica conseguenza porre le cose insegnate da Cristo sullo stesso piano, o su di un piano equivalente, di quelle insegnate dal giudaismo, dall&#8217;islamismo, dal buddismo, dal taoismo, e cos\u00ec via. Manca poco che nel grande e fraterno abbraccio ecumenico non siano compresi anche i riti Umbanda, Macumba, Candombl\u00e9, Voodoo; oppure lo spiritismo di Allan Kardec, o la teosofia di Madame Blavatsky; oppure, ancora, la stregoneria e il feticismo praticati da alcuni popoli primitivi. Se ci\u00f2 non viene detto, \u00e8 solo per un residuo di timidezza da parte di codesti cattolici progressisti e modernisti; per una loro mancanza di coerenza e di coraggio concettuale, perch\u00e9, una volta poste tutte le fedi sullo stesso piano, non si vede per quale ragione qualcuna dovrebbe rimanere esclusa.<\/p>\n<p>Comunque, come osservava il Guzzetti sessant&#8217;anni fa, codesti maestri di indifferentismo religioso, anche se hanno conquistato sempre pi\u00f9 spazio e acquistato sempre pi\u00f9 peso predicando le loro dottrine dall&#8217;alto dei pulpiti e insinuando le loro ambigue &quot;parole talismaniche&quot; fin nei documenti ufficiali del Magistero, restano pur sempre dei bugiardi che adulterano l&#8217;essenza del Vangelo allo scopo di distruggerlo dall&#8217;interno, nonch\u00e9 dei vili, incapaci di confessare a se stessi i loro veri scopi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due espressioni son venute di gran moda, nella cultura cattolica e nella Chiesa stessa, dopo il Concilio Vaticano II: ecumenismo e dialogo inter-religioso. 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