{"id":29276,"date":"2020-01-12T01:17:00","date_gmt":"2020-01-12T01:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/01\/12\/tutte-le-creature-viventi-vogliono-essere-felici\/"},"modified":"2020-01-12T01:17:00","modified_gmt":"2020-01-12T01:17:00","slug":"tutte-le-creature-viventi-vogliono-essere-felici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/01\/12\/tutte-le-creature-viventi-vogliono-essere-felici\/","title":{"rendered":"Tutte le creature viventi vogliono essere felici"},"content":{"rendered":"<p>Che gli animali non possiedano l&#8217;uso della ragione, cos\u00ec come la intendiamo parlando degli esseri umani, bens\u00ec una serie di istinti, anche complessi, che li guidano negli atti della loro esistenza e presiedono al loro comportamento complessivo, questa \u00e8 una cosa generalmente ammessa da sempre, e mai posta seriamente in dubbio. E ci\u00f2 nonostante che alcuni esperimenti con i cavalli, i delfini, le scimmie e soprattutto con i cani, animali peraltro fortemente &quot;antropizzati&quot; dalla lunghissima familiarit\u00e0 con l&#8217;uomo, paiano volerci ricordare che \u00e8 sempre necessario distinguere fra le diverse specie e che, soprattutto nell&#8217;ambito dei mammiferi superiori, qualche forma di intelligenza indubbiamente esiste, anche se probabilmente \u00e8 eccessivo parlare di raziocinio vero e proprio. I cavalli o i cani ammaestrati del circo sembrano rispondere a delle domande, anche di tipo aritmetico, in base ad una logica simile alla nostra, per\u00f2, a ben guardare, si tratta di riflessi condizionati e di risposte che dipendono non dalla comprensione di un interrogativo razionalmente posto nella nostra lingua, il che sarebbe assurdo, ma da una serie di circostanze collaterali di tipo meccanico e messe in atto appositamente, come il tono della voce o una certa mimica facciale, da parte dell&#8217;uomo che li ha addestrati.<\/p>\n<p>Tuttavia, se gli animali, anche quelli pi\u00f9 &quot;intelligenti&quot;, non possiedono una razionalit\u00e0 paragonabile a quella umana, possiedono in compenso dei sentimenti simili a quelli dell&#8217;uomo? Senza alcun dubbio sono capaci di amore e odio: l&#8217;amore di una leonessa o di un&#8217;orsa o di una tigre femmina per i piccoli, e il loro odio mortale se li vedono minacciati da qualcuno, ricordano gli analoghi moti dell&#8217;animo di una madre umana. Oppure si tratta solamente d&#8217;istinti? La femmina che accudisce la prole (e anche il maschio, in parecchie specie animali, ad esempio i pinguini), o i genitori che affrontano qualsiasi pericolo, e anche la morte, pur di proteggere i loro piccoli in pericolo, agiscono in base a un sentimento o a un istinto? Il sentimento \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di un istinto, qualcosa di pi\u00f9 complesso e di mediato dalla volont\u00e0; mentre l&#8217;istinto, quanto a se stesso, \u00e8 un moto assolutamente spontaneo e quindi cieco, del tutto indipendente dalla facolt\u00e0 della volizione. A un istinto si pu\u00f2 comandare, ma solo fino ad un certo punto, facendo appello a tutta la propria forza di carattere; ma \u00e8 quasi impossibile reprimere del tutto un istinto primario. La necessit\u00e0 di bere, ad esempio, \u00e8 un istinto primario: frenare un tale istinto, quando si \u00e8 assetati, richiede uno sforzo non indifferente e un grosso impiego della volont\u00e0. Ci si pu\u00f2 trattenere dal bere se ci si accorge, o si sospetta, che la fonte sia avvelenata: ma se si \u00e8 divorati dalla sete e non si beve da giorni, astenersi dal tuffare la faccia in quell&#8217;acqua e ingurgitare grandi sorsate richiede uno sforzo terribile. Per l&#8217;uomo, almeno, le cose vanno cos\u00ec; ma gli animali, stando a quanto \u00e8 dato di osservare, non sono combattuti: si allontanano subito dall&#8217;acqua o dal cibo allorch\u00e9 fiutano il pericolo, anche se sono tormentati dalla sete. Gl&#8217;istinti primari &#8212; bere, nutrirsi, dormire &#8212; sono fondamentalmente dei bisogni insopprimibili: soddisfarli pertanto \u00e8 questione di vita o di morte, sia per l&#8217;uomo che per l&#8217;animale. Tuttavia, il fatto che l&#8217;uomo sia combattuto fra due istinti divergenti &#8211; quello di bere, per esempio, e quello di trattenersi dal bere, allorch\u00e9 sospetta che quell&#8217;acqua sia velenosa &#8212; sembra indicare che nell&#8217;uomo esiste una forma di desiderio che tende a sfuggire al controllo dell&#8217;istinto Davanti a una sorgente avvelenata, o a un boccone avvelenato, l&#8217;animale non conosce esitazioni, l&#8217;uomo s\u00ec: anche se sa che bere o mangiare significa rischiare la morte, deve fare appello a tutta la sua capacit\u00e0 di resistere alla tentazione, il che significa che in lui c&#8217;\u00e8 qualcosa che tende a sfuggire all&#8217;istinto, qualcosa che possiede la forza di contrastare l&#8217;istinto e di resistere anche alla volont\u00e0. Questo qualcosa \u00e8 il desiderio, che \u00e8 l&#8217;attrazione verso ci\u00f2 che l&#8217;istinto sa essere piacevole, e che tende a imporsi alla coscienza anche a dispetto dell&#8217;istinto primario fondamentale, quello della sopravvivenza. Bere l&#8217;acqua avvelenata significa morire, e tutti gli animali rifuggono dalla morte, finch\u00e9 sono capaci di farlo: solamente l&#8217;uomo esita. Si narra di spedizioni militari nel deserto nel corso delle quali gli ufficiali hanno dovuto allontanare a frustate i soldati da una pozzanghera di acqua putrida, perch\u00e9, incuranti delle conseguenze, tutti volevano dissetarsi. Un caso estremo \u00e8 quello degli esseri umani che, per sopravvivere, uccidono e divorano alcuni dei loro compagni, e ne bevono il sangue; \u00e8 accaduto pi\u00f9 volte, e il quadro di Th\u00e9odore G\u00e9ricault <em>La zattera della Medusa<\/em>, che si riferisce ad un caso realmente accaduto, al largo dell&#8217;Africa occidentale, nel 1816, ne \u00e8 una famosa ed eloquente testimonianza. Tuttavia, in casi del genere vi sono anche uomini che rifiutano quell&#8217;orrendo cibo, pur sapendo che il rifiuto di nutrirsi equivale alla morte: in essi la volont\u00e0 si impone al pi\u00f9 forte di tutti gli istinti, quello di non lasciarsi morire, in nome dei valori morali. Gli animali, ovviamente, non hanno valori morali e spesso si osservano animali che azzannano e divorano i loro compagni, i lupi ad esempio, o gli squali, non appena questi vengono feriti dall&#8217;uomo. A vietare all&#8217;uomo una simile condotta sono, dunque, sia il sentimento che il ragionamento, non l&#8217;istinto. Si \u00e8 osservato pi\u00f9 volte che dei cani si lasciano morire di fame dopo la morte del padrone, o si mettono in cammino e percorrono distanze incredibili per ritrovarlo, se sono stati separati da lui: ma il cane, come abbiamo detto, \u00e8 l&#8217;eccezione che conferma la regola, essendo un animale che ha perso una parte dei suoi istinti mentre ha acquisto una parte dei sentimenti umani, a causa della sua familiarit\u00e0 con l&#8217;uomo stesso. Per gli animali selvatici, al contrario, vale la regola che l&#8217;istinto detta <em>sempre<\/em> la sua legge alle azioni da compiere e a quelle da evitare.<\/p>\n<p>Ma i sentimenti? E quella specie particolare di sentimenti che sono i desideri, cio\u00e8 qualcosa che l&#8217;istinto sa essere piacevole e che, perci\u00f2, la coscienza brama con tutta la sua intensit\u00e0, anche se intelligenza e volont\u00e0 non sempre li approvano e anzi, talvolta, li condannano, sia per ragioni morali (nel caso dell&#8217;uomo) sia per l&#8217;affacciarsi di un istinto pi\u00f9 forte, quello della sopravvivenza (per l&#8217;uomo <em>e<\/em> per l&#8217;animale?). Qui il discorso si fa pi\u00f9 sfumato. Quando \u00e8 in gioco l&#8217;istinto sessuale, ad esempio, che \u00e8 pi\u00f9 forte di un semplice desiderio, per\u00f2 meno degli istinti primari di bere, mangiare e dormire, vi sono animali che si lasciano irretire dalla femmina anche se il loro istinto li avverte che rischiano la vita (si veda l&#8217;episodio iniziale di <em>Zanna bianca<\/em> di Jack London, nel quale la femmina di cane lupo attira i cani da slitta lontano dalla protezione degli uomini, affinch\u00e9 il branco dei lupi affamati li possa divorare). Un altro desiderio \u00e8 quello di gustare un cibo particolarmente appetitoso. L&#8217;uomo conosce bene questo desiderio e quando esso oltrepassa un certo limite, risultando dannoso alla salute, oltre che al portafogli, lo classifica fra i vizi. Per l&#8217;etica cristiana \u00e8 qualcosa di pi\u00f9: un peccato vere proprio, il peccato della gola; e Dante Alighieri, coerentemente con tale insegnamento, pone i golosi all&#8217;Inferno, negli eterni tormenti. Ora, la domanda che poniamo \u00e8 questa: gli animali conoscono un desiderio di cibo che vada oltre il semplice istinto di nutrirsi, e che assomigli, in una certa misura, alla ghiottoneria umana? Gli animali, se gustano un cibo pi\u00f9 buono dell&#8217;ordinario, sono capaci di esporsi a dei sacrifici particolari per procurarselo, e magari anche a correre qualche rischio non strettamente necessario? Se un uomo apprezza il pane che viene fatto in un certo panificio, \u00e8 capace di allontanarsi di molto dalla zona in cui abita, pur di acquistarlo; e se un certo ristorante cucina dei pranzi particolarmente graditi al suo palato, pu\u00f2 fare anche molti chilometri pur di soddisfare il proprio desiderio. Esiste, per gli animali, un sentimento di desiderio paragonabile a questo? Possiamo immaginare un animale che si allontani moltissimo dalla sua tana, o dal suo nido, per procurarsi non il cibo che pu\u00f2 facilmente trovare entro un modesto raggio, ma quello che sa di poter trovare in luoghi assai lontani, che in precedenza ha avuto occasione di visitare e che la sua memoria ha per cos\u00ec dire registrato? Una risposta a questo interrogativo ci viene dal comportamento di un pipistrello che vive nella grande isola del Madagascar, la Rossetta gigante (<em>Pteropus rufus<\/em>), conosciuto anche come la volpe volante del Madagascar, per le sue abitudini arboricole e per le sue rispettabili dimensioni. Per poter gustare i frutti pi\u00f9 succulenti, fra cui quelli dell&#8217;albero denominato <em>Tamarindus indica<\/em>, questo chirottero non si accontenta di frugare fra le piante e i frutteti della sua isola nativa, ove peraltro scorrazza per decine si chilometri, ma si spinge audacemente in mare aperto e vola su grandi distanze per tutta l&#8217;area dell&#8217;Oceano Indiano, finch\u00e9 non ha soddisfatto la sua golosit\u00e0. Comportamento notevole da parte di un pipistrello frugivoro, notturno come tutti i suoi simili, che potrebbe benissimo contentarsi, se vivesse di puro istinto, dei frutti reperibili vicino alle caverne ove trascorre dormendo le ore del giorno.<\/p>\n<p>Riportiamo una pagina della bellissima enciclopedia illustrata a cura di Fr\u00e9d\u00e9rick Robert, <em>Gli animali. Tutti gli animali nel loro ambiente<\/em> (titolo originale: <em>Les animaux: une encyclop\u00e9die du monde animal<\/em>, Paris, Hachette, 1966; Milano, Fratelli Fabbri Editori, 1966; vol. V, pp. 896-897):<\/p>\n<p><em>LUNGHISSIMI VIAGGI COMPIUTI SOLO PER GOLOSIT\u00c0. Una sola presenza animale \u00e8 davvero familiare per questi giocolieri notturni dagli occhi stranamente luminosi [i lemuri]: e cio\u00e8 quella delle Rossette che volano silenziose nella notte. Pipistrelli del genere &quot;Pteropus&quot;, hanno le dimensioni di un uccello: gli adulti sono grossi come polli e spiegano un paio di ali viscose la cui apertura raggiunge spesso il metro. Il loro colore di solito blu-nero cupo, ravvivato al centro da una fascia rossa o giallastra che inquadra una testa piccola e sottile, pi\u00f9 semplice di quella degli altri pipistrelli. Il loro muso fine, sovrastato dalle piccole orecchie diritte e illuminato dagli occhi brillanti come braci, ha valso alle Rossette giganti il soprannome di &quot;volpi volanti&quot;.Queste volpi volanti sono frugivore e solo accidentalmente capita loro di ingoiare qualche insetto, mentre si cibano di quei frutti selvatici di cui \u00e8 ricca la savana alberato a bassa boscaglia, oppure mentre fanno razzia nei frutteti. Quando le Rossette giganti rivolgono le loro attenzioni alle piantagioni, gravissimi sono i danni provocati, giacch\u00e9 questi pipistrelli gregari e ottimi volatori si abbattono sovente a migliaia sullo steso frutteto, distruggendo completamente il raccolto. Per compiere queste imprese, essi percorrono decine e decine di chilometri, abbandonando le loro caverne, ben nascoste nelle pareti di laterite oppure tra le fessure delle rocce o nelle gole dei massicci montuosi che emergono dall&#8217;altipiano centrale. In questi oscuri rifugi, le Rossette si agglutinano in cos\u00ec gran numero che non tutte riescono ad attaccarsi alle pareti rocciose e sono allora costrette ad appendersi le une alle altre, non senza violenza: si graffiano con le unghie, si mordono con i dentini aguzzi e ogni sera, quando i grappoli si staccano e spiegano le ali nel crepuscolo che si spegne, centinaia di cadaveri cadono sul fondo delle caverne. Le Rossette, cos\u00ec numerose in Madagascar, sono presenti in quasi tutte le terre dell&#8217;Oceano Indiano: in Australia, in India, in Indonesia, nel Medio Oriente e in Africa. E dall&#8217;Isola Rossa esse non esitano a intraprendere lunghi viaggi attraverso l&#8217;Oceano, volando per centinaia e centinaia di chilometri, con l&#8217;unico scopo di farsi una bella scorpacciata di frutti in qualche lontana localit\u00e0 gi\u00e0 ben conosciuta.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;immagine di questo pipistrello che si avventura sulle immense distese oceaniche per raggiungere le isole remote ove potr\u00e0 gustare un cibo squisito, invece di accontentarsi di quello che pu\u00f2 trovare in abbondanza nel breve raggio della sua vita ordinaria, ci sembra, oltre che suggestiva, altamente emblematica di una condizione esistenziale che caratterizza tutti gli esseri viventi. Contrariamente a ci\u00f2 che sostiene la cultura moderna, fautrice del caso e pervasa da un profondo nichilismo, tutte le creature viventi tendono a un <em>telos<\/em>, a un fine; e questo fine non pu\u00f2 essere che la felicit\u00e0. Lo prova il fatto che non esitano a sobbarcarsi grandi fatiche e ad affrontare non lievi rischi per raggiungere ci\u00f2 che ad esse appare desiderabile: e se per gli esseri umani pi\u00f9 evoluti il fine \u00e8 costituito dal perfezionamento spirituale, per gli animali pu\u00f2 anche risiedere nella ricerca di un cibo migliore, nel quale trovano l&#8217;equivalente di ci\u00f2 che per noi \u00e8 la felicit\u00e0. Essere felici, insegna Aristotele, significa portare al culmine la perfezione della propria natura: quando ogni aspetto di essa viene pienamente realizzato ed appagato, subentra uno stato di benessere senza pari, che viene chiamato felicit\u00e0 per indicare che nulla di pi\u00f9 bello pu\u00f2 essere concepito al suo posto. Tutte le creature viventi, e senza dubbio anche le piante e gli organismi inferiori, sono fatti per la felicit\u00e0 e tendono verso di essa. La felicit\u00e0 per l&#8217;uomo \u00e8 riuscire a diventare ci\u00f2 che \u00e8 nelle sue migliori possibilit\u00e0, senza lasciarsi distrarre dalla seduzione dei beni inferiori, di minor pregio. Il lussurioso, il superbo, l&#8217;avaro, si lasciano sedurre da beni relativi, quali il piacere sessuale, la gloria e le ricchezze; ma l&#8217;uomo spiritualmente evoluto sa che \u00e8 da sciocchi contentarsi di simili beni quando si pu\u00f2 puntare assai pi\u00f9 in alto. Cos\u00ec alto che, da lass\u00f9, fa uno strano effetto contemplare la vita di prima; e vien da sorridere a pensare che un tempo,il piacere, la gloria e il denaro erano il massimo delle proprie aspirazioni. Come dice San Paolo (<em>1 Corinti<\/em>,. 13, 11): <em>Quand&#8217;ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ci\u00f2 che era da bambino l&#8217;ho abbandonato&#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che gli animali non possiedano l&#8217;uso della ragione, cos\u00ec come la intendiamo parlando degli esseri umani, bens\u00ec una serie di istinti, anche complessi, che li guidano<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-29276","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29276","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29276"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29276\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29276"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29276"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29276"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}